Capitolo nono . 8- L'Impero Romano




(Quando ci si imbarca nella storia il guaio più grosso è quello di diventare noiosi nel ripotare i fatti.

La Storia dell'Impero Romano con tutta la sua "imponenza e tanti Imperatori" è importante...ma si rischia di perdersi nella marea dei nomi e dei luoghi...5 secoli, quanti Imperatori?

Ma se voglio arrivare a parlare della nascita di San Giorgio di Piano e coerentemente seguire  un profilo logico, non posso non parlare del periodo imperiale in Pianura e dell'importanza della bassa bolognese in quei tempi,
ma come fare senza annoiarvi...

cari amici, saltate questo capitolo, ve lo consiglio!)


Domus Aurea

 

moneta imperiale

 

 

 

 


 

 

 

 

Con il termine imperium i romani in epoca repubblicana indicavano il potere di alcune magistrature della Roma antica, che avevano la facoltà di comandare l’esercito in armi.

Con lo stesso termine gli storici latini indicarono anche il territorio dell’impero, alludendo al fatto che esso era stato conquistato con la forza delle armi.

Il vocabolo imperium significava “ordine”, “comando”, “diritto di comandare” e “forza divina” che risiedeva nel popolo romano.

L'imperium  veniva delegato temporaneamente ad alcuni magistrati: pretori, consoli e dittatore, oltre che ai governatori delle province romane, i proconsoli.


a potenza dell’esercito romano non consistette tanto nel numero di militari, sempre abbastanza limitato, quanto nella grande disciplina, nel meticoloso addestramento delle truppe, negli armamenti, nella strategia, permessa anche dalla poderosa rete viaria che permetteva spostamenti di truppe lungo le vie consolari.

Impero Romano


Storicamente con Impero romano (Imperium Romanum) viene indicato invece lo Stato Romano formatosi nell’area mediterranea ed europea tra il I sec. a. C. (il 27 a. C.) e II sec. d. C. e si mantenne  sino al IV sec. d. C.( 395 d. C.) fine dell’Impero e sino al 476 d. C. fine dell’Impero Romano d’Occidente .
In tale epoca i magistrati conservarono l’imperium, ma su tutti prevalse il potere dell’imperatore, cioè colui che aveva l’imperium maggiore di tutti gli altri e senza limiti di spazio e tempo e ad esso era conferito il titolo di Augusto.

L’età imperiale, successiva al periodo della repubblica, iniziò con Cesare Ottaviano Augusto Imperatore, considerato il primo imperatore di Roma, anche se Giulio Cesare e ancor prima Silla, avevano avuti poteri che precludevano ad una istituzione di tipo monarchico.
OttavianoOttaviano, sconfitto Marco Antonio ad Azio (31 a.C.), ebbe il controllo assoluto della vita politica in Roma e successivamente il Senato lo fece nel 27 “augusto”, attribuendogli “l’autorità morale “ e assunse il ruolo di difensore delle istituzioni repubblicane, anche se effettivamente la gestione era di tipo monarchico, con pieni poteri prima attribuiti ai tribuni della plebe, come l’inviolabilità personale e il possibile diritto di veto nei confronti di provvedimenti legislativi.
Il senato poi lo investì a vita anche della dignità di primo proconsolare.
Il potere accumulato da Augusto ne faceva di lui il princeps, cioè “il primo” dei cittadini di Roma.
Nel 12 a.C. venne inoltre proclamato pontefice massimo (pontifex maximus), la più alta carica sacerdotale dello stato, controllando così anche la sfera religiosa, poi nel 2 a.C. “padre della patria” (pater patriae). Solo a Romolo e a Marco Furio Camillo era stato dato l’appellativo di pater patriae.

Fu sotto Cesare Ottaviano Augusto che si iniziò a parlare veramente di Pax Romana, lungo periodo di pace imposta sugli stati all'interno dell’Impero.
Il termine derivava dal fatto che il dominio Romano e il suo sistema legale applicato alle regioni, che avevano sofferto per le dispute tra capi rivali e con stati vicini, ebbero un'epoca di relativa tranquillità, durante la quale Roma non subì grandi guerre: dichiarata finita la guerra civile del I sec. a.C. tale periodo si prolungò sino alla morte dell’imperatore Marco Aurelio, nel 180 d.C..

aquila romana imperiale


Sotto l' impero di Ottaviano si ebbe il momento di massimo splendore della letteratura latina, con l’opera poetica di Virgilio, Orazio, Properzio e Ovidio, e la prosa della monumentale Storia di Roma di Tito Livio.

Anche se mollti storici attuali sono portati a considerare le opere di tali scrittori latini come scritti ineggianti ad Augusto, vedi l’Eneide soprattutto, non si può togliere la validità letteraria di tali opere e il contributo alla formazione di un gruppo estremamente valido di letterati all’opera di Mecenate, consigliere di Augusto, che li assistè e protesse. Oggi con il nome Mecenate si suole indicate persona protettrice delle arti e delle scienze.

Augusto promosse inoltre numerose riforme allo scopo di restaurare l’ordine sociale, creò una solida ed efficiente burocrazia imperiale.
Fece costruire in Roma e nelle città principali delle province templi, basiliche e portici, rivestiti di marmo.
Le strade vennero sviluppate per garantire il servizio postale con cavalli, il transito di messaggeri pubblici e di civili su carri.
Già in epoca repubblicana erano state compilate mappe, una era nel foro romano, che indicavano le strade da percorrere da un punto all’altro per raggiungere le mete più esterne delle province. In epoca imperiale ciò fu incrimentato, itineraria picta si potevano trovare in Roma e nei posti di sosta sulle strade consolari.
Non ci rimangono tracce, se non letterarie, di queste mappe, ma nel medioevo, sulla base appunto delle fonti scritte, venne fatta una copia estremamente importante: la Tabula Peutingeriana[18], che ci dà un'idea di come fossero strutturate tali strade e i percorsi relativi.
La mappa lunga sei metri e alta trenta centimetri rappresenta tutto il mondo conosciuto allora dai Romani, dalle colonne d'Ercole fino all'estremo Oriente.
Rispetto alle mappe attuali ha una conformazione strana.
La parte che ci interessa ha l'Oriente posto verso l'alto, poi abbiamo il Mare Adriatico, un tratto di terra orizzontale che rappresenta l'Italia, e sotto il Mare Tirreno, con Roma seduta sul trono, e Ostia.

 Stralcio della Tabula Peutingeriana relativa a Bologna


 Il vero problema per Ottaviano Augusto era stabilire come fare continuare quello che aveva posto in essere: la successione che perpetuasse quella autorità civile, militare e morale che aveva costruito.
Non avendo figli, nipoti, generi a cui lasciare tale eredità per disnastia, fu costretto ad adottare il figliastro Tiberio, figlio della moglie Livia Drusilla della famiglia Claudia. TiberioTiberio successe al patrigno nel 14 d. C.. Proprio per questa sua decisione gli imperatori che lo seguirono nel periodo dal 27 a.C al 68 d.C. vennero indicati come dinastia Giulio- Claudia.

Con il consolidarsi del sistema di governo imperiale, la storia di Roma si identificò dunque con quella dei regni dei singoli imperatori. Solo alcuni imperatori seppero però dare a Roma nuova potenza, alcuni risultano spesso misconosciuti.

La dinastia Giulio- Claudia dal 27 a. C. al &8 d. C.

annovera: oltre a
- Ottaviano Augusto
- Tiberio, che continuò l’opera del patrigno,
- Calligola, considerato dai senatori mentalmente tarato, ma forse solo seguace della cultura ellenistica, alla sua uccisione da parte dei pretoriani venne sostituito dallo zio
- Claudio, sotto il cui Impero fu condotta a termine la conquista della Britannia iniziata da Giulio Cesare. Durante il regno di Claudio si definì completamente l’apparato burocratico dell’Impero, ma fu per lui fatale il matrimonio con Agrippina, che lo fece uccidere per porre sul trono il proprio figlio Nerone.
- Nerone, grandemente denigrato dai passati storici, tra i quali Tacito, era comunque cresciuto alla scuola filosofica stoica di Seneca e da questi seguito per renderlo libero dalla tirrania della madre e farne un saggio imperatore aiutato in ciò da Afranio Burro.
 A Nerone vennero attribuite varie nefandezze, osteggiato nel suo amore per l’arte, osteggiato nel voler edificare in Roma una reggia, la Domus Aurea, degna dell’impero Romano, ma soprattutto malvisto dal Senato che con lui aveva perso molto della sua potenza, era un prrincipe progressista. Ma si deve a Nerone la ricostruzione di Bononia distrutta nel 53 d. C. dopo un furiooso incendio. Nerone
Cresciuta velocemente come nodo viario durante l’inizio dell’impero, sotto Augusto, Bononia e la pianura circostante crebbero velocemente, ma gli edifici erano generalmente costruiti con mattoni e gesso delle collinee circostanti e soprattutto legno, per cui fu preda lle fiamme e distrutta. Fu immediatamente ricostruita da Claudio per volere di Nerone.

Varie dinastie si alternarono sul trono romano, una lunga lista di imperatori, che ebbero chi più chi meno il consenso del Senato, della nobiltà e del popolo. Poiché noi vogliamo parlare di una parte sola del grande Impero Romano e cioè quella che interessa la bassa bolognese ci limiteremo a citare le varie dinastie e i fatti ed imperatori più importanti.

Dopo la dinastia Giulio-Claudia si impone la

Dinastia dei Flavi dal 69 al 96 d. C.:

Al suicidio di Nerone si ebbero regni brevi di validi uomini d’armi eletti dai vari eserciti nelle province nell’intento di avere una parte importante nell’impero, ma presto si collocò la dinastia Flavia con
- Vespasiano, quale vincitore della guerra civile del 69 d.C., riunendo in se tutti i poteri civili e militari, che continuò l’annessione di nuovi territori, d’Oriente, dell’Europa del Nord all’Impero, insieme ai figli Tito e Domiziano. In tale epoca si consolidò l’economia e l’amministrazione imperiale. Vespasiano con la lex de imperio Vespasiani trasformò l’impero in una magistratura con rigidi poteri costituzionali.
- Tito il figlio che gli successe, nel 79 d.C., ebbe la sventura di vedersi distrutte le più belle e ricche città d’Italia del Sud nell’eruzione del Vesuvio, ma fu ricordato dagli storici per la sua clemenza e la sua opera conciliatoria.
- Domiziano, contrariamente al fratello, era dedito a guerre di confine,specialmente nella zona germanico-retica, mentre cercava di sostituirsi completamente al Senato nell’amministrazione dell’Impero.
Traiano
Dinastia Antonina dal 96 al 192 d.C.

morto Domiziano in una congiura, il Senato impose
- Marco Coccio Nerva per due anni e ad esso seguirono
- Traiano, proveniente dall Spagna, che condusse campagne contro vari popoli, ma si interessò anche dell’amministrazione, la politica sociale e il ritorno di collaborazione tra l’imperatore e il senato nella cosa pubblica. Sotto il suo Impero Roma eebbe il territorio più vasto e di ciò troviamo testimonianza negli scritti satirici di Giovenale, nella produzione letteraria di Plinio il Giovane e nella storia di Cornelio Tacito Ad esso seguirono imperatori scelti e adottati legalmente da ogni imperatore per le loro capacità e onestà, ignorando i vincoli di sangue

impero romaano sotto Traiaano


A Traiano seguirono infatti imperi in cui la Pax Romana fu effettivamente visibile,
- Adriano e poi
- Antonino Pio cercarono di consolidare i confini dell’Impero e di rendere veramente partecipi gli abitanti delle province che non erano ancora cittadini romani.

Foro e Colonna Traiana


Tra tanti Imperatori, per lo più votati alla conquista o all’amministrazione dell’Impero, spiccano
- Marco Aurelio, principe filosofo, accumunato nell’impero al fratello
- Lucio Aurelio Verro più votato alla conquista. Ai due fratelli della dinastia  Aurelia successe non un imperatore adottato, ma il figlio di Marco Aurelio,
- Commodo, forse l’imperatore più dissoluto e sanguinario che Roma ebbe.

Fu in quel periodo che l’Impero iniziò la sua decadenza. Popolazioni culturamente, etnicamente diverse, diverse nella religiosità, non avevano grandi possibilità di coesistere: agli dei greco-romani si associarono dei orientali e il culto del Cristo.

La dinastia dei Severi ha un breve regno, dal 193 al 235, in cui si evidenziò la difficoltà nel governare un impero tanto militarizzato.

- A Settimio Severo, il capostipite, si devono le numerose vittorie militari in Oriente, che salvaguardarono i confini dell’impero ma che contribuirono ad accentuare ancora di più l’importanza dell’esercito e a dissanguare le finanze pubbliche.

- Il successore, il figlio Caracalla, viene ricordato per la sua brutalità e per la Constitutio antoniniana che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero, questo al fine di avere nuovi cittadini da sottoporre alla pesante pressione fiscale. Nella dinastia dei Severi sono da ricordare ancora

- Eliogabalo (218-222), giovanissimo nipote di Settimio Severo e sacerdote a soli quattordici anni del dio orientale Elagabal, culto orientale estraneo alla religiosità romana. L’ultimo imperatore della dinastia dei Severi fu

- Alessandro Severo che si ritrovò una situazione decisamente critica in tutto l’Impero, dovuta all’anarchia militare nelle varie province, che portò alla elezione di diversi Imperatori che ebbero come sorte la morte violenta da parte di coloro che li avevano eletti.


L’avvento di Diocleziano nel 284, dopo un periodo (235-284) di grande confusione nelle province, dove periodicamente venivano indicati principi diversi a capo di  varie località e contemporaneamente l’avvento di imperatori illirici, originari dell’area oggi conosciuta come Dalmazia, che portò ad una fase di ripresa del prestigio di Roma:

-Claudio II, il Gotico (268-270), ricacciò i Goti oltre i confini, mentre

- Aureliano sconfisse i Goti, i Germani e Zenobia, regina di Palmira, che aveva occupato parte dell’Egitto e dell’Asia Minore costituendovi un regno autonomo. Aureliano promosse anche numerose riforme in ambito economico (con una pesante svalutazione della moneta), sociale (riorganizzando le associazioni professionali) e religioso (trasformando il culto solare nel culto supremo ufficiale dello stato).

Diocleziano (284-305), dopo la proclamazione imperiale, introdusse numerose riforme che diedero all’impero un volto decisamente nuovo: la tetrarchia, governo dei quattro.

Per realizzare un’amministrazione unitaria dell’impero, egli provvide a una sua divisione politico-amministrativa e associò anzitutto al principato Massimiano che ricevette il titolo di Augusto.
I loro poteri furono rafforzati dalla nomina di due Cesari: Galerio e Costanzo Cloro.

Alla coppia Diocleziano-Galerio, venne affidata l’amministrazione delle Province Orientali con sedi imperiali a Nicomedia (in Bitinia) e a Sirmio (nell’Illirico);
Massimiano e Costanzo Cloro governarono invece l’Occidente e l’Africa, con capitali rispettivamente a Milano (in Italia) e a Treviri (in Germania).

Treviri
Era un tentativo di razionalizzare la struttura stessa dell’impero formato da più di cento province, raggruppate in dodici diocesi dipendenti da vicari del prefetto del pretorio, e contemporaneamente eliminare il controllo del senato sull’Impero.

Tale suddivisione portò comunque ad un aggravio di spese e l’aumento dei tributi , che i quattro cercarono di frenare controllando i prezzi dei generi alimentari e il salario massimo dei lavoratori con un editto del 301.

Inoltre si formò la convinzione che il cristianesimo minasse la struttura dell’impero e nel 303 si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani.

Diocleziano e Massimiano abdicarono nel 305, ciò portò ad una guerra civile per la successione, che ebbe termine soltanto con l’ascesa al trono di

- Costantino (306-337), acclamato Augusto dall’esercito in Britannia, prevalse sui suoi rivali riuscendo a unificare l’impero d’Occidente sotto la sua guida nel 312, lasciando  a

-  Licinio l ’Oriente; ma, dopo avere sconfitto anche quest’ultimo, nel 324 restò solo a governare l’impero.

Nel 330 Costantino spostò la capitale a Bisanzio, che ribattezzò con il nome di Costantinopoli, cioè “città di Costantino”. Costantino


L’imperatore si ornò del diadema e introdusse un complesso cerimoniale di Corte, luogo ove si convocava il Concistoro o consiglio dei suoi collaboratori, divenuto ormai il massimo organo dello Stato, essendo il senato ridotto da tempo a una funzione puramente decorativa.

Particolarmente importante fu il ruolo di Costantino in campo religioso: nel 313 emanò a Milano un editto che consentiva libertà religiosa nell’impero, cercando di non dispiacere né ai pagani né ai cristiani.




Nel 325 convocò egli stesso il concilio di Nicea per dirimere complesse dispute teologiche in seno alla Chiesa cristiana, mostrò la nuova interpretazione data al ruolo, da lui ricoperto, di pontefice massimo, quale controllore di tutti i culti praticati nell’impero e consapevole delle enormi conseguenze politiche che questi potevano avere.

La morte di Costantino, nel 337, segnò l’inizio della guerra per la successione tra i suoi tre figli
- Costantino II, Costante e Costanzo II, finché quest’ultimo non riunì l’Impero sotto di sé nel 353. Gli succedette nel 361 il dottissimo genero
- Giuliano l’Apostata (361-363), che ripudiò il trionfante cristianesimo per ripristinare gli antichi culti.

Regnarono poi sull’Occidente Flavio Graziano (375-383) e Valentiniano II (375-392), che dovettero contrastare gli usurpatori Magno Massimo e Flavio Eugenio, e sull’Oriente Teodosio I (379-395).

- Con Teodosio, nel 380, il cristianesimo divenne l’unica religione dello stato e iniziarono quindi le persecuzioni antipagane. Quando egli morì, l’impero fu stabilmente diviso in due parti, affidate allora ai suoi due figli,

- Arcadio, imperatore d’Oriente (che regnò dal 395 al 408), e

- Onorio, imperatore d’Occidente, che governò dal 395 al 423 e che nel 402 trasferì la capitale a Ravenna.

E a questo punto ritorniamo nei nostri territori attraversati dal Po, ma per vedere il declino finale e il crollo dell’impero d’Occidente (395-476).

Adriano

 

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[18] La Tabula Peutingeriana fu rinvenuta nel 1507 da Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I, il luogo del ritrovamento resta tutt'ora ignoto, mentre la sua denominazione corrente la si deve al secondo proprietario, Konrad Peutinger, cancelliere di Augsburg. Il documento di almeno sette metri di lunghezza, mostra il sistema delle principali strade dell'Impero Romano,  dalla Spagna all’India. Ha tutte le caratteristiche di una strada stradale e non geografica.
E' una pergamena estremamente fragile, e non tollera l’esposizione alla luce solare. Ma è stata posta in mostra nel 2007 per un giorno solo per celebrare la sua inclusione tra i beni ritenuti Memoria dell’Umanità dall’UNESCO. Il frammento qui pubblicato rappresenta il segmento che riporta Bononia,  Mutina e Forum Gallorum.



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