Capitolo ottavo. 4 - La vita etrusca nella Pianura Padana



Gli Etruschi inizialmente insediati nella zona toscana si espandono verso il sud, Lazio, Umbria, Campania e verso il nord, nella pianura Padana.

Secondo Aulo Cecina, nobile etrusco amico di Cicerone, la conquista della Padania si deve a Tarchon, re di Tarquinia. Secondo altri storici la spedizione che portò all'espansione nell'attuale Emilia e nella vicina Lombardia venne guidata da Aucnus di Perugia.

Gli etruschi costruirono diverse città: furono etrusche Felsina (Bologna), la vicina Misa (Marzabotto) Mutina (Modena), Parma, Placentia (Piacenza) Mantua (Mantova), Melpum (forse Melzo, nei pressi di Milano), Ravenna, Caesena (Cesena, in etrusco Keisna), Ariminum (Rimini, in etrusco Arimna), Adria,   il porto di Spina.
Altri insediamenti nella Pianura Padana furono di origine etrusca o per lo meno furono trasformati dall'avvento nella pianura degli etruschi.
 

Padania Etrusca


Attraverso la Pianura Padana gli Etruschi incrementano il loro commercio di ceramiche, prodotti artigianali in ferro e bronzo e prodotti agricoli verso le zone dell’Europa centrale e verso i popoli dell’Adriatico e del Mediterraneo. Non ultimo il  commercio dell'ambra proveniente dal Baltico

Mentre tramite le città di Adria, Ravenna e Spina, le cui origini hanno visto anche una notevole influenza greca, gli Etruschi hanno notevoli rapporti commerciali con i popoli che avevano attraversato l’Adriatico e raggiunta la nostra costa e fondati vari insediamenti.
Il contatto con tali popoli aveva loro permesso di apprendere scienza, ampliare la loro cultura e specializzare le loro arti.

In epoca etrusca ai villaggi villanoviani sparsi sulla pianura nel territorio a noi vicino si sostituiscono centri urbani: Felsina, alla quale fanno da contorno Misa, Monte Bibele (Monterenzio), e sulla costa Spina e un po' sull'interno Atria o Adria. 

Scavi archeologici in queste zone hanno permesso di definire le linee caratteristiche e diverse della civiltà etrusca nei nostri territori.

Pur facendo riferimento a scavi di necropoli e quindi agli arredi funerari, le ipotesi che alla fine dell’ottocento gli studiosi fecero sulla civiltà etrusca sono state confermate attualmente da ritrovamenti di abitazioni, palazzi [15] in altre zone di influenza etrusca, in Toscana e Alto Lazio.

Nell'Emilia Romagna le necropoli di  Misa, Spina e Bologna ci hanno fornito svariati reperti a conferma.

La necropoli della Certosa di Bologna e dei Giardini Margherita hanno svelato una doppia metodologia di sepoltura.

Abbiamo la tomba a fossa, scavata direttamente nel terreno e contenente una cassa di legno con i resti del defunto e il corredo ricco e vario: orecchini, fibule, collane di fattura molto elaborata nelle fosse delle donne, armi, elmi, e suppellettili in quelle maschili.

Le tombe a pozzetto contengono invece le ceneri conservate in contenitori di bronzo, ceramica [16] di importazione o di produzione locale.

E’ da notare che i corredi ci parlano di un popolo che prima di tutto conosce un alfabeto e considera importante saper scrivere: le tazze, i piatti, i calderoni cerimoniali hanno iscrizioni che ricordano i proprietari e i donatori.

I riti funebri hanno notevole importanza presso il popolo etrusco: la sicurezza della continuità della vita nell’aldilà comportava un cerimoniale particolare.

Processioni, banchetti e giochi propiziatori per il defunto ci vengono descritti nelle ciotole di ceramica dipinta, nei vasi sbalzati in oro e negli affreschi all’interno delle tombe più importanti [17].

Nel territorio bolognese le tombe erano indicate da steli, decorate da scene rappresentanti il viaggio del defunto verso l’oltretomba o banchetti e giochi in onore del defunto stesso.

La civiltà etrusca che evidenzia differenziazioni tra ceti sociali, mette in risalto la classe dominante, che importa dall’Oriente e dalla Grecia suppellettili svariate (teoria orientaleggiante?...), dimostra nelle varie fasi della vita il suo potere attraverso lo sfarzo delle sue abitazioni, dei suoi abiti e delle sue tombe, anche nei nostri territori.

Non possiamo fare un discorso generale sulla società dell’epoca nella Pianura, perché niente ci è rimasto della popolazione più umile.

Le case erano costituite da capanne con fondamenta di ciottoli, ma costruite con materiali deperibili, e situate sicuramente ai bordi dei palazzi nobiliari o lungo i fiumi.

Le tombe della gente comune non sono state oggetto sinora di ritrovamento archeologico e nulla si sa sul metodo di sepoltura usato anche se è facile avere ritrovamenti di urne cinerarie ai bordi di insediamenti agricoli.

Le campagne in epoca etrusca vengono coltivate in modo intensivo a grano e a vite.

L’allevamento di bovini, ovini ed equini si espande trovando un terreno adatto per il pascolo brado e boschi per il ricovero.

L'Etrusco che si è inoltrato nella Pianura Padana è ottimo artigiano: abbiamo già parlato in generale della metallurgia, della ceramica e della lavorazione dei tessuti che completano con i commerci oltre i mari circostanti il quadro delle attività economiche del popolo etrusco, popolo commerciante e navigatore.

Tali attività, come possiamo vedere dai reperti archeologici dei nostri musei, risentono dei contatti con altri popoli. 

Gli etruschi della Val Padana non hanno velleità di conquista come quelli insediatisi nell’Etruria propriamente detta.

La funzione del guerriero è più vista con un aspetto di salvaguardia della popolazione, dei propri averi e dei propri insediamenti. Abbiamo statue nelle quali il guerriero è raffigurato assieme alla propria sposa.

Il nostro territorio si trova, in quel periodo, tra tre centri etruschi importantissimi:

· Misa (Marzabotto) che sta a sentinella delle pendici dell’Appennino e dei passi verso l’Etruria tirrenica.
Non ha origini villanoviane e sorge come espansione della più importante Felsina.
Il suo impianto regolare richiama esperienze greche, ricordi di viaggi dell’uomo etrusco verso oriente, Grecia, Asia Minore...o provenienza dall'Orieente.
Abbiamo un assetto urbanistico caratterizzato da un insediamento abitativo e commerciale situato vicino al fiume Reno, sul quale incombe una acropoli destinata a luogo di culto come nelle città greche.  

· Felsina (Bologna) a differenza di Misa raccoglie nel suo crescente impianto abitativo gli sparsi gruppi di capanne del villanoviano.
Le vie di comunicazione tra Nord e Sud passano da Felsina e i flussi commerciali provenienti dai mari orientali si accentrano in essa.
Abbiamo anche in Felsina un'Acropoli che domina la città. 

· Spina, costituitasi come centro portuale verso la fine del VI secolo a.C., base per i commerci con l’oriente, delimita la nostra zona ad Est. Spina che, secondo i ritrovamenti attuali, si trovava isolata, non poteva avere altro che Felsina come punto di riferimento. Infatti troviamo in Felsina e in Spina le stesse ceramiche dipinte, provenienti dalle stesse officine attiche.

Quale era la strada che congiungeva Felsina con Spina?

Un’interessante ipotesi di lavoro per gli archeologi è definire in pianura l’esatto percorso che i mercanti, con i preziosi carichi per i Principi etruschi, compivano dal mare verso Felsina.

Tali spostamenti si verificavano o per terra o per acqua[18] ed avevano sicuramente delle stazioni di posta per i rifornimenti. Dove erano situate le basi di sosta?

Quali agglomerati abitativi erano le mete intermedie del lungo viaggio verso l’interno?



Felsina

alari di via IndipendenzaSecondo Tito Livio, gli Etruschi penetrati nella pianura padana attraverso l’Appennino, realizzarono una confederazione di dodici città, come già era avvenuto  nella zona tirrenica.

La città più importante della dodecapoli padana era Felsina, alla quale veniva riconosciuto il ruolo di "capitale" dell'Etruria padana.

Inizialmente costituita da una serie di villaggi autonomi a cultura agricola, indicata dal Gozzadini con il termine di coltura villanoviana, la zona di Felsina e dintorni si sviluppa con un aumento demografico sensibile e una trasformazione nella struttura urbana.

Agli inizi dell’ VIII sec. a. C. si sviluppa il villaggio di Villa Cassarini-Villa Bossi, che accentra le popolazioni degli altri villaggi sparsi ai piedi delle montagne.

Posto in posizione strategica (l’attuale Facoltà di Ingegneria) poteva controllare sia la pianura sottostante che le valli del Savena e del Reno, vie d’acqua.

Dotato di una zona esterna adibita alle sepolture viene ben individuato nella sua planimetria, soprattutto per le tombe e non per le abitazioni, capanne inizialmente ancora realizzate con materiali deperibili e delle quali si avevano sul terreno solo il “fondo” circolare o ovale composto dei materiali organici rilasciati giornalmente sul terreno.

Le abitazioni erano inoltre circondate da zone dedicate alla coltivazione, all’allevamento e a strutture produttive artigianali per ottenere manufatti in ceramica e bronzo.

A partire dal VI sec a. C. si assiste ad una radicale trasformazione dovuta al cambiato assetto politico ed economico, trasformazione che si evidenzia nella struttura delle città.

Gli Etruschi perso il dominio dei mari delle coste tirreniche si rivolsero alle coste adriatiche sviluppando i loro commerci con l’oriente.

Il permanere delle popolazioni sempre negli stessi spazi e le trasformazioni successive degli abitati non permettono di individuare completamente e con certezza anche in questa seconda fase i centri abitativi, che persistevano nelle stesse aree, anche se cambiava comunque la tipologia delle abitazioni. 

situla della Certosa di Bologna E più facile ottenere informazioni sempre dalle necropoli e dagli oggetti e dai dipinti che spesso le decorano.

La documentazione offerta dai sepolcri bolognesi della fase di tipo Certosa, così indicata per la zona attuale di riferimento, è la più completa di tutte le città dell'Etruria padana.

Oltre 1000 tombe dotate di ricchi corredi ci parlano di una società felsinea ricca, che commercia con le zone greche, ne sono prova i tanti vasi attici reperiti, inoltre le tombe più importanti sono segnate con steli, graffiti che permettono di ricostruire in parte la storia della città.


Delle abitazioni, abbiamo detto anche prima, si sa poco, solo frammenti di muri a secco, di coppi ci parlano del tipo di materiali usati nelle costruzioni, che andarono distrutte durante le invasioni galliche prima e poi romane dopo.

particolare
La vicina città di Misa - Kainua, costruita in  periodo successivo, rimane il reperto più importante di cittadina etrusca a planimetria nuova e da questa si possono fare ipotesi sufficientemente attendibili della conformazione di Felsina, che molto probabilmente fu fautrice di questo nuovo insediamento.

Si individua nella zona di villa Cassarini, in posizione alta rispetto al restante abitato, l’Acropoli con un importante santuario etrusco.

In tale zona sono infatti ritrovati una trentina di bronzetti votivi antropomorfi, nell’atto di offerta al dio venerato nel santuario.


Secondo gli studi degli attuali archeologi è possibile ora tracciare una mappa dell’antica Felsina e indicare le attività più importanti nella pianura Padana.

Riportiamo qui un intervento fatto al riguardo dal prof. Sassatelli durante una riunione del Rotary locale:

“Noi oggi siamo assolutamente certi di una presenza etrusca nella pianura padana a partire dal IX secolo a.C. Tale presenza si concentrò inizialmente sulla città di Bologna, l’antica Felsina, alla quale era riconosciuto dagli stessi antichi il ruolo di capitale del territorio etrusco (Felsina princeps Etruriae).

La più antica Bologna etrusca aveva una estensione di oltre 200 ettari e corrispondeva ad un’area che oggi sono in grado di delimitare con una certa precisione:

- a sud occupava le prime propaggini collinari,

- a est era delimitata dal corso dell’Aposa[19] che scendeva da Porta D’Azeglio, verso S.Domenico e le due Torri;

- a ovest dal Torrente Ravone[20] che scendeva da Via Ravone toccando l’attuale chiesa di S.Paolo di Ravone e proseguiva verso nord;

- a nord da un limite che corrispondeva grosso modo alle attuali via Riva di Reno, Via Falegnami e via Righi.


Attorno a questa area dell’abitato, estesa come quella della grandi città dell’Etruria come Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci, si disponevano i grandi sepolcreti.[21]

Questa più antica Bologna etrusca, che culturalmente si manifestava con la civiltà villanoviana, si fece promotrice della conquista progressiva e del controllo molto stretto di una vasto territorio di pianura che ad ovest arrivava fino alla provincia di Parma, a est fino quasi al mare adriatico e a nord fino al corso del Po.

Tale  territorio  fu conquistato e bonificato per l’agricoltura e per le colture estensive di grano che costituirono la grande fonte di ricchezza di questo periodo.

Una città che, oltre alla sua avanzatissima agricoltura, poteva contare anche su un artigianato metallurgico molto progredito e su un livello culturale molto avanzato come dimostra il probabile arrivo di artisti dall’oriente e la precoce acquisizione dell’alfabeto e della scrittura.

Questa fase di grande prosperità entra in crisi verso la metà del VI secolo e in seguito a questa crisi sono proprio gli Etruschi di Bologna a rimodellare il loro sistema economico.

Da una pianura padana prevalentemente incentrata sull’agricoltura si passa, attraverso la “rifondazione” di Bologna e attraverso la fondazione ex novo di altre città (Marzabotto sull’Appennino, Spina sull’Adriatico e Mantova a nord del Po) ad un sistema commerciale avanzatissimo e assai bene organizzato all’interno del quale i prodotti etruschi e greci, o più genericamente mediterranei, arrivati a Bologna venivano poi smistati verso nord raggiungendo anche il territorio dei Celti, oltre le Alpi.

La Bologna etrusca assume quindi in questa fase un importante ruolo di intermediazione commerciale e culturale tra Mediterraneo ed Europa, ampliando ulteriormente i suoi contatti e i suoi orizzonti economici.

Di grande importanza in questa fase i rapporti privilegiati con il mondo greco attraverso il porto di Spina, rapporti che consentono l’arrivo a Bologna di importanti sollecitazioni culturali che sono quelle dell’Atene di Pericle e di Fidia.

Anche dal punto di vista amministrativo e politico la città etrusca si mostra ora molto avanzata con una classe di magistrati che, al momento della morte, sia attraverso gli oggetti deposti nella tomba sia attraverso le raffigurazioni dei loro segnacoli tombali, esibiscono le cariche magistratuali ricoperte in vita con un forte e consapevole orgoglio cittadino.

In conclusione si può dire che la Bologna degli Etruschi, prima grande città agricola e poi grande centro commerciale e di contatto tra Mediterraneo ed Europa, ha inaugurato quel ruolo storico, economico e culturale che poi la città ha continuato ad avere anche in seguito, ovviamente con molte variazioni nel corso dei tempi”.



Felsina


[Abbiamo riportato le indicazioni del prof. Sassatelli sulla pianta schematica delle cerchie murate di Bologna, dal testo di A. Vianelli, Le strade e i portici di Bologna:  Bononia Romana ----(II-VIII sec.), la cerchia delle quattro croci _._._. (VIII -XI sec.), cerchia penultima ........(XI-XIII sec.), cerchia ultima ______ (XIII-XIX sec.). La linea colorata in rosso dovrebbe, grosso modo, racchiudere la città etrusca di Felsina.] 


Nel VII sec a.C. vi fu una adesione alla cultura orientale da parte di tutti i popoli Mediterranei ed Europei e l’area padana in tutto questo cambiamento rappresentò il punto di diramazione verso gli altri paesi europei.

Si può qui tornare ad una delle ipotesi di origine degli etruschi e della loro cultura.

E’ l’Oriente con grandi e piccoli regni e quindi con regge, palazzi, e vivere sfarzoso che arriva al Mediterraneo e ciò incide sul modo di vivere in Italia e poi in Europa.

Il commercio con l’Oriente fa raggiungere in l’Italia, e in buona parte dell’Occidente, un modo diverso di vivere, si importano oggetti e si riproducono anche.

Oggetti che vengono usati nei banchetti importanti, oggetti simbolici, da usare per riti, armi per la difesa e oggetti per abbellire la casa.

La casa  si è trasformata, si è ingrandita e se è casa di Principe ha zone particolari per ricevere i questuanti, i messaggeri provenienti da luoghi lontani, inoltre  aree interne per i banchetti e le riunioni con amici. 

Questi fenomeni sono concentrati in Etruria e nella Valle Padana, a Bologna.
In particolare la scultura in pietra distingue l’Etruria Padana[22] .

La voglia di oggetti di un certo tipo richiama anche in Italia , e a Bologna in particolare, artisti orientali, Bologna è sede di principi, di corti.


Misa o Kainua

I fiumi sono sempre stati le principali vie di transito per le genti dell’antichità: il viaggio sull’acqua è sempre stato più agevole e veloce, anche se più pericoloso.

L’esistenza dell’acqua comunque ha sempre costituito la condizione per la sopravvivenza dei popoli.
Logico quindi che le principali città venissero costruite in  prossimità di fiumi, magari in posizioni elevate rispetto alla valle e ciò è maggiormente vero per Misa, l’attuale Marzabotto.

Il fiume Reno è stato nell’antichità la maggiore via di contatto tra l’Etruria Toscana e l’Etruria Padana.

Misa nasce alla metà del VI sec a.C. in zona un po’ elevata rispetto al fiume sul pianoro Misano.

E' costituita inizialmente da un nucleo di capanne di dimensioni considerevoli e a base a forma approssimativamente circolare, distribuite in maniera irregolare, si trasforma poi in un insediamento  particolarissimo, che ci permette ancora oggi di individuarne la planimetria.

Nel V sec a.C., quando gli Etruschi gravitano con i loro commerci su Felsina (Bologna) e raggiungono l’Adriatico attraversando la pianura Padana, il villaggio di Misano si trasforma e sorge una città, che i primi archeologi denominarono Misa. 

Costruita sulla base di un impianto logico e rigoroso: alle capanne sparse sul pianoro si sostituiscono fabbricati che si sviluppano su quattro principali strade ortogonali di notevole ampiezza (15 m), orientate secondo i quattro punti cardinali.

Il principale asse, orientato da nord a sud e che rappresenta la via principale, ha le due porte della città, una verso Felsina, l’altra verso l’Etruria tirrenica, e  viene intersecato da altre tre assi orientati est-ovest, dividendo così il pianoro in otto quartieri abitativi, che a loro volta sono serviti da strade più strette (5 m) che dividono le singole unità.

L’impianto urbanistico centrale viene completato con edifici ed aree ad uso pubblico.

Spesso gli edifici abitativi comprendevano anche zone per la lavorazione artigiana e per il commercio

 

planimetria di Misa

 

Perfettamente strutturato come viabilità e distinzione tra spazi pubblici e spazi privati, prevede anche un efficiente sistema idrico con opere di canalizzazione delle acque piovane e pozzi per le acque sorgive, sistema che serve sia le abitazioni private sia le strutture pubbliche e la rete stradale.

Al di fuori dell’abitato viene creata l’acropoli in zona più elevata.

Sul terrazzo di Misanello sono conservati i resti ben visibili di diversi edifici e strutture sacre:

- un tempio , probabilmente a cella unica, accanto al quale è conservato un pozzo con imboccatura rialzata con scala d’accesso e vasca laterale.
- al centro della terrazza sorge il tempio più grande tra quelli dell’acropoli, suddiviso internamente in tre celle nella zona posteriore e quella anteriore aperta, con doppia fila di quattro colonne. L’assenza di documentazioni epigrafichea e figurate non consente d’identificare quale o quali divinità in tale tempio si venerassero.
- a ovest del tempio è situato un altare, a pianta quadrata, con scalinata di cinque gradini.
- una quinta struttura composta da un podio rettangolare con rampa di tre gradini può essere identificata come un osservatorio rituale, posto ai margini dell’area urbana e in posizione elevata, dal quale l’Augure, poteva essere in grado di osservare l’intera città.

Altri edifici non ancora riportati in luce appaiono a mezza costa tra l’abitato e l’acropoli.

Un altro importante luogo di culto della città di Marzabotto era il santuario fontile, posto ai margini dell’area urbana, in prossimità di Misano.
Tale santuario è costruito vicino  ad una ricca sorgente naturale, di cui veniano raccolte le acque e convogliate all’interno dell’edificio sacro. 
Erano probabilmente considerate acque sacre e benefiche anche in tempi precedenti alla costruzione di Misa, dati i materiali di età più antiche rinvenuti nella zona di raccolta delle acque, come ceramiche di importazione e di valore.

Immediatamente al di fuori delle porte di accesso alla città sono due necropoli a nord e a est,  in prossimità dell’asse stradale principale.

Alla porta nord giungeva la via proveniente da Felsina, mentre dalla porta est si usciva per il percorso che collegava l’Etruria padana con quella tirrenica.

La posizione delle necropoli all’entrata della città, necropoli che avevano carattere monumentale, con tombe segnate da cippi ovoidali, aveva anche lo scopo di segnalare a chi entrava  nella città l’importanza della comunità.

Nella necropoli sud-est ciò era ulteriormente enfatizzato dalla presenza di uno spiazzo con luogo di culto.

Durante gli scavi in tale zona sono infatti rinvenuti vari bronzetti, molto probabilmente votivi, come per altro ne sono stati ritrovati nell’Acropoli.


necropoli di Misa


Le tombe di Misa sono di varie tipologie, finora sono state rinvenute alcune decine ad inumazione, in fosse rivestite da ciottoli, molte sono sepolture ad incinerazione, entro pozzetti pure rivestiti, ma, nella maggior parte dei casi, le tombe sono a cassone ricoperto da lastre di travertino ed anche queste sormontate da un segnacolo ovoidale.

La rilevanza di Misa come città etrusca è testimoniata oltre dall’impianto, dai templi, dalle necropoli anche da un monumento fittile posto  all’incrocio delle strade principali, infisso nel terreno, e sul quale è un graffito che indica i punti cardinali, e dalla perfetta orientazione dell’acropoli rispetto all’abitato.

Misa è quindi un tempio abitato dagli dei e loro promanazione.
Doveva quindi essere senz’altro un punto di riferimento religioso importante. (vedere appendice)

Ma ciò non toglieva alla città la sua importanza come centro di sviluppo di impianti artigianali tecnologicamente avanzati e del tutto autonomi.

Ne sono esempio il rinvenimento, nei pressi dell’asse viario principale, di una grande fornace per i laterizi e le ceramiche e di una fonderia per la lavorazione del ferro e la fusione del bronzo.

La posizione della città lungo la valle del Reno permetteva attività commerciali con altre città ed insediamenti, con le coste tirreniche e principalmente con quelle adriatiche, attraversando i nostri territori, sfruttando il corso del Reno arcaico per poi inserirsi nel Po e raggiungere Spina.

Grazie a recenti studi abbiamo ora la possibilità di conoscere il vero nome della città.

Nominata Misa, inizialmente perché costruita sull’altopiano di Misano, è sorta con il nome di Kainua = La nuova dal greco kainon = nuovo.
Il ritrovamento di una iscrizione votiva ha permesso di individuare il vero nome della città. 


Purtroppo Misa a metà del IV sec a. C., causa le scorrerie galliche nel nord Italia perse la sua importanza, venne abbandonata e fu occupata dagli invasori, che ne fecero un avamposto militare stravolgendo l’organizzazione urbana così accurata.

Successivamente ai margini della città antica, in epoca romana si insediò una fattoria.


Spina

 La carta sottostante fornisce la zona della pianura Padana  interessata agli scavi della città di Spino, per lungo tempo ricercata- E' indicata in carta anche la presumibile costa ai tempi di Spina Porto molto interna alla attuale, ciò può aver distolto l'attenzione dal vero sito della città.

zona deltizia a Spina

La città di Spina venne fondata da popolazioni etrusche a poca distanza dallo sbocco in mare del fiume Po Spinetico, importante ramo padano e alla confluenza di questo con  altri alvei fluviali di provenienza appenninica.

zona di Spina prima egli scavi

Sopra la foto dei primi rinvenimenti, ma c'era molto di più....e ce lo mostra la foto aerea della zona che divenne zona di scavo e che era la zona abitata


abitatoPosta inoltre a nord-ovest dell'odierna Comacchio, Spina doveva apparire come le odierne città lagunari.

La scelta di questa zona da parte degli etruschi per impiantare questa nuova città fu dettata molto probabilmente per la sua vicinanza a vie di comunicazione valide per i commerci con gli altri popoli:

 

- la grande facilità di comunicazione con l’altra sponda dell’Adriatico,
- con l’entroterra padano e
- con l’Etruria tirrenica
- non ultime le strade di collegamento con il Nord Europa.

Infatti ricchi e ben congegnati traffici commerciali ebbero inizio dagli ultimi decenni del VI secolo a.C. e continuarono sino alla metà circa del III secolo a.C., cioè fino all’occupazione da parte dei Galli.

L’abitato di Spina ebbe quindi una vita fiorente, documentata dalla ricchezza dei corredi di gran parte delle tombe a inumazione e a cremazione: moltissima ceramica di produzione attica si sono trovati nei sepolcri.

Di Spina si sapeva dalle fonti scritte classiche, ma l’ubicazione esatta della città era quasi un mistero, già dai tempi di Dionigi di Alicarnasso si parlava del “regno d’oro” di Spina.

Le prime indagini sulla sua ubicazione risalgono già a quell'epoca, poi Plinio il Vecchio avanzò ulteriori ipotesi e nei secoli dopo anche Giovanni Boccaccio ne parlò.

La realtà descritta nelle fonti prese prepotentemente corpo negli anni venti del passato secolo quando il programma di recupero e bonifica dei bacini vallivi, formatisi nel tempo nel territorio deltizio, riportarono in luce oltre 1000 tombe nel bacino della Valle Trebba.

Dopo la seconda guerra mondiale poi altre bonifiche in Valle Pega permisero di individuare altre 3000 tombe e anche l’abitato nella Valle Lepri/Mezzano.

Le tombe scavate nei dossi sabbiosi ed umidi permisero il recupero di innumerevoli reperti, i corredi funebri sono molto simili a quelli rinvenuti in Felsina.
tomba con segnacolo
Per quanto riguarda l’abitato, le case, costruite con materiali vallivi deperibili come legno, canne, frasche, argilla, non hanno reso possibile il recupero di sostanziali reperti. Comunque ad un più attento esame risulta che, almeno in alcuni periodi, tali abitazioni fossero raggruppate sulla base di uno schema urbanistico preordinato, ad insula.

Per duemila anni una città fiorentissima, punto di scambio di una civiltà prosperosa, rimane sommersa nelle acque e nel fango del delta Padano e solo casualmente si scopre la necropoli di Spina e si possono iniziare ricerche dell’impianto della città.

Le valli restituiscono la testimonianza di una civiltà antica, che si ritrova nella "città dei morti", ubicata a oriente dell'abitato, sulle dune costiere in vista del mare: le sepolture sono semplici, non monumentali, di rado segnalate da  una stele, un cippo, ma il "corredo" di oggetti che accompagna il defunto nel viaggio verso l'oltretomba indica la qualità della vita degli abitanti: vasellame di ceramica, di metallo, utensili, il cibo, frammenti di vestiario e tutto quanto costituisce ornamento della persona.

corredo funerario


Spina è una città ricca, basata sul commercio di prodotti ricercati e costosi provenienti dalle zone interne e marittime.

In Spina il commercio è comunque basato sul baratto: Spina non conia moneta, o almeno sinora non sono state reperite monete con indicazioni della città, monete erano invece coniate nelle altre più importanti città dell'Etruria.

Tutto è oggetto di "baratto": olio, vino, ceramiche orientali e greche, tessuti e oggetti esotici di lusso, venivano scambiati con prodotti agricoli del territorio padano.

Continue campagne di scavi vengono attuate in loco e, come ultimamente la zona di Marzabotto, permettono nuove ed interessanti scoperte.

Spina in gran parte è tutta da scoprire. Le parti più importanti scoperte nelle valli sono riportate nella carta sottostante. Consiste in un'areofotografia della zona archeologica scavata inizialmente
varie zoneRitoviamo ai vari punti:

- A - Dosso a di Valle Pega
- B - Dosso b di Valle Pega
- C - Dosso c di valle Pega
- D - Tracce di abitato della città
- E - Valle Trebba
- F - Argine dei Borgazzi (V. Pega)
- G - Motta della Girata (V. Pega)
- H - Argine dello Spino (V. Trebbia)


(Le fote su gli scavi di Spina qui riportati provengono dalla Guida al Museo Archeologico in Ferrara, redatta dai proff. N. Alfieri e P.E.Arias, ed Sansoni 1960- Rappresentano documenti particolarissimi perchè proprio ai due archeologi è dovuta la scoperta della città)

 

E’ qui il caso di ricordare l’importanza di Adria, l’etrusca Atria (forse  dall'etrusco atrium = luce, giorno, oriente) , ora in posizione interna sul Po a 25 chilometri dal mare.
Il Delta, formatosi così vasto nei secoli successivi, non esisteva ancora e il mare non distava molto da Adria, villaggio  palafitticolo sulla riva di un ramo del Po.

I primi abitanti si possono considerare di origine paleoveneta,ma fare ipotesi sul momento di nascita di Atria è difficile. 
E' in epoca etrusca che diventa porto commerciale importante che collega tramite il fiume l'entroterra con la vicina costa, punto di raccordo tra l'Italia del Nord e l'Europa.

I traffici da e per Atria erano già ricordati a partire dal X sec. a.C., furono i greci nel VI sec. che ne decretarono la prima fortuna trasformandola in un emporio dei loro eleganti manufatti in ceramica da scambiare con i prodotti della pianura e con l'ambra che dal Baltico transitava lungo il mare Adriatico verso il Mediterraneo.

Comunque si deve agli etruschi il fiorire di Adria alla fine del VI secolo inizi V.
La resero più importante come punto strategico nel loro disegno di  colonizzazione della Pianura,  bonifica  e  unificazione.

L'abbondanza di ritrovamenti di manufatti di vario tipo (ceramiche, bronzi) e soprattutto la necropoli messa in luce durante lo scavo del 1938-40 non consentono dubbi sull'epoca e sull'importanza dello stanziamento etrusco ad Adria, e si può ipotizzare che poi gli etruschi denominassero da questo loro avamposto nel nord  Adriatico il  mare.


Altre città sulla costa adriatica o nel primo interno sono di origine etrusca come Ravenna o subirono l'influenza dei Greci che commerciavano con essi e quindi avevano posti di raccolta sulla costa e quindi vari insediamenti[23]. 
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[15] Palazzo di Murlo.
[16] Vasi attici
[17] Le tombe affrescate sinora scoperte si collocano nella zona della Toscana e del Lazio: Cervetri, Chiusi, Tarquinia, Orvieto.
[18] I fiumi che attraversavano la zona attorno a Felsina erano il Reno, allora affluente del Po, e più a est l’Idice. Le strade in pianura tutte erano praticabili, in particolare quelle che seguivano le conoidi di deizione dei fiumi erano quelle più agibili e protette.
[19] L’Aposa nasce sulla collina della Valle di Roncrio ed attraversa Bologna con un  percorso che non si discosta di molto da quello originario L' attuale tracciato urbano dell' Aposa coincide con l' alveo naturale, anche se attualmente è interrato e coperto costituendo una ampia galleria di 7 km.. Entra in città alla Grada, il Serraglio tra le porte S. Mamolo e Castiglione, scorre verso la Montagnola con andamento rettilineare e parallelo al Canale del Savena, si immette nel canale delle Moline poi nel Canale Navile.
[20] Il Torrente Ravone ha le sorgenti a Paderno, al Parco del Pellegrino, score a Casaglia e lì venne interrato per attraversare la città che si stava estendendo verso il tempio di Giunone, poi Chiesa di S. Paolo. Esce  nell’attuale via del Chiù, ai Prati di Caprara. Le acque del torrente saline-sodate erano utilizzate nel passato come acque termali
[21] Negli scavi eseguiti nel 1995-96 in Piazza Azzarita per costruire il parcheggio sotteraneo venne ritrovata una ampia e ricca necropoli, proprio al limite dei confini indicati dal Sassatelli. Si individuarono inoltre le tracce degli insediamenti villanoviani sui quali era stata costruita la nuova città di Felsina. 
[22]Vedere i cippi di via Fondazza, a Bologna, che presentano ornamenti alla base che sono simili agli ornamenti orientali.
[23]Il nome Ravenna ha un prefisso ra- che può indicare la provenienza etrusca di tale toponimo, ma anche celto-arcaica(Ro-smerta dea della Fortuna celtica). Comunque altre zone vicine come Cervia, anticamente Phicocle, denunciano chiare indicazioni greche nel nome, mentre da molti autori si indica negli etruschi il primo popolo che sfruttò e commercializzò il sale delle aree vicine a Cervia.


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