Capitolo ottavo. 1 - Introduzione



 Ed ora un po’ di storia.

Non è che sino ad ora non abbiamo cercato di fare storia, tutto quello che abbiamo detto era indicare come si era evoluto il territorio, l’ambiente, come si era inserito l’uomo preistorico e questa è storia.
Ma l’uomo preistorico non aveva i mezzi per lasciare tracce scritte sulla sua evoluzione, abbiamo pertanto non storia riportata su testi scritti e databile, ma ipotesi che sono state fatte sulla base della conformazione geologica, idrografica del territorio, con il supporto di rinvenimenti di pollini, ossa di animali, cioè pollinologia, zoologia storiche, e molto poca archeologia classica supportata da rinvenimenti litici e da aereofotografia.

Raccogliamo le idee sulle tracce lasciate dal passato più remoto, e di cui abbiamo già parlato nel capitolo quinto, per arrivare a parlare delle popolazioni che abitarono il nostro territorio e che lasciarono monumenti che hanno permesso di costruire un primo profilo storico.
In certi punti saranno evidenti ripetizioni, ma utili e quindi volute per dare una traccia continua.
Riportiamo anche uno stralcio della carta della nostra regione per meglio focalizzare le zone che hanno avuto nel passato maggiore importanza.

zone dei primi ritovamenti nel territorio

In carta, dal numero 1 al numero 5, sono indicate, nell'ordine, le zone di Villanova, Marzabotto, Adria, Comacchio, Spina;
in  6  e  7 Spilamberto e Toscanella ( periodo Paleolitico);
in  8  e  9 Gaibola e Due Madonne (periodo Neolitico);
in 10 e 11 Villa Cassarini e Toscanella Imolese (cultura Appenninica e Terramare);
in 12 e 13 Borgo Panigale e Bologna ( cultura Protovillanoviana);
in 14 e 15 Chierici di Bismantova e Verrucchio (cultura Villanoviana).

La conformazione idro-geologica del nostro territorio è la causa dell’interesse molto scarso suscitato fino ad ora nella ricerca archeologica.
La vasta presenza di zone paludose nei vari periodi storici ha costretto l’uomo ad operare per catturare terreno per la coltivazione, il che implicava il riempimento di vaste zone e di invasi formati dalle piene del Reno e dei torrenti che ad esso confluivano.
Riempire voleva dire portare terreno sul terreno umido, con il conseguente aumento di livello, rendendo così più difficoltoso e laborioso lo scavo per la ricerca.
Il ritrovamento di alcuni manufatti, associato però alla consapevolezza di uno strato molto alto da asportare, non ha giustificata una campagna di scavi sistematica nel luogo.
Siti vicini, ma posti in terreni più asciutti o collinari, sono stati lungamente studiati, vedi Villanova, Marzabotto, Monte Bibele.
Si può affermare che il territorio di Spina è stato comunque studiato, ma qui la presenza di strutture portuali, con le implicazioni commerciali e gli scambi con popoli orientali, hanno fatto superare la motivazione per non fare nulla. Inoltre la zona di Spina è stata per lungo tempo priva di coltivazioni e di insediamenti consistenti, e la bonifica fatta in tempi recenti nei luoghi di Adria, Comacchio, Spina, ecc. è databile all’inizio del 1900 e quindi con una scuola archeologica più avanzata nel concetto di scavo.

La bonifica del nostro luogo si è sviluppata in diversi periodi storici e si è protratta in secoli nei quali esistevano siti archeologici a cielo aperto da studiare.
Ora uno scavo comporterebbe lo stesso uno sforzo di capitali e di persone notevoli, inoltre la distruzione degli impianti agricoli e ortofrutticoli attuali che risultano di vasto impatto lavorativo.
L’incompleta ricerca archeologica e le varie ipotesi possibili sulla formazione del sito non ci permettono quindi di avere un quadro completo e certo dell’insediamento umano del territorio di San Giorgio di Piano [1].

Dalle rilevazioni sul territorio italiano, in generale, relative al periodo preistorico e sulla Val Padana, in particolare, abbiamo avanzato ipotesi abbastanza accettabili.
Per il periodo Paleolitico (o della pietra antica) le prime testimonianze di insediamenti umani sono databili a 150.000 anni fa e collocabili nella fascia pedemontana sui terrazzi fluviali tra la II e la III espansione glaciale.
Esistono ritrovamenti nella parte bassa di tale fascia e nei comuni più vicini al nostro luogo, abbiamo Spilamberto e Toscanella.
Gli altri ritrovamenti in tale epoca si dispongono in una striscia continua che costeggia idealmente le propaggini attuali della pianura padana: un’ ipotesi di possibili ritrovamenti paleolitici, anche nel nostro territorio, non è del tutto da scartare.

Nel Mesolitico (o età della pietra di mezzo) si possono rintracciare giacimenti anche in pianura lungo gli alvei dei torrenti. Si ritrovano manufatti in pietra di dimensioni ridotte e di forma spesso geometrica, frecce, raschiatoi.

Nell’età Neolitica ( o età della pietra lavorata), i manufatti sono più curati, la pietra è levigata, le forme più distinte.
Si inizia ad utilizzare l’argilla per trasformarla in contenitori, che, in epoche successive, verranno poi cotti per renderli più forti ed impermeabili.
E’ dall’inizio del V millennio, abbiamo visto, che l’uomo della pianura associa alla caccia e alla raccolta sporadica e casuale di frutti le prime forme di agricoltura ed allevamento.
Primi ritrovamenti di questa epoca e a noi vicini sono nelle località di Gaibola e delle Due Madonne, nel circondario bolognese.

Successivamente la scoperta della possibilità di ottenere manufatti più resistenti, utilizzando il risultato del fuoco sulla roccia, spinge l’uomo verso il rame, primo metallo che l’uomo preistorico locale utilizza: è duttile, malleabile e quindi adatto a costruire contenitori di varia foggia. (Età del rame o di transizione tra l’età della pietra lavorata, neolitico, e del bronzo, eneolitico).pettine ddi bronzo
La fusione infatti di due metalli, stagno e rame, ottenendo il bronzo, più resistente e adatto anche a strumenti per la caccia e la difesa,  soppianta quasi totalmente i manufatti di pietra.
La pietra ora viene utilizzata per foggiare forme iconiche, cioè rappresentanti visioni artistiche della realtà.
I ritrovamenti di luoghi abitati diventano sempre più frequenti, posizionati nella prossimità di torrenti e fiumi e formano una linea continua che costeggia il lato meridionale della valle padana passando dal nostro territorio .

Dopo il XVI sec. a.C. si possono individuare due aree distinte: ad est la civiltà appenninica che si legherà all’ambiente culturale mediterraneo, ad ovest la cultura delleterramare[2] , legata all’Europa continentale. La civiltà appenninica è basata sull’economia pastorale e sulla struttura patriarcale caratterizzata dal seminomadismo. La sua area di diffusione va dal bolognese sino all’estremità sud-est della penisola.
Nella nostra zona abbiamo rinvenimenti di questa cultura a Villa Cassarini (Bologna) e a Toscanella Imolese.

Dal XIV sec. alla fine del II millennio si inquadra una prima fase caratterizzata da ceramica a impasto nero [2] con decorazioni incise e riempite di sostanza bianca, producendo un forte effetto decorativo e un notevole contrasto cromatico.

vaso ad impasto neroNel XIII sec. a. C. tutta la regione è interessata dalla cultura subappenninica, importante per l’origine della civiltà del ferro dell’Italia centro meridionale e come fondamento culturale dei gruppi etnici italici dall’Umbria al Sud Italia.
L’economia diventa mista, si passa dall’esclusivo nomadismo pastorale ad un’interazione con forme primitive agricole stanziali.

Ritroviamo ceramiche più elaborate con maggiore intento di plasticità e inserimento di decorazioni zoomorfe.

Dal XII al X sec a. C., nella fase finale dell’età del bronzo, si forma la cosidetta cultura protovillanoviana [4] . Rinvenimenti di essa provengono da Borgo Panigale, Bologna, Chierici di Bismantova e Pianello della Genga (Fabriano).
Caratteristici di questa epoca sono corredi funerari con fibule, rasoi di bronzo e collane d’ambra.
Queste popolazioni usavano un rito funebre consistente nella cremazione e raccolta delle ceneri in urne d’argilla coperte da scodelle.

Secondo alcuni esperti e da carte dettagliate da essi elaborate [5] col passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro, popoli nordici, provenienti sin dal Baltico e dal Mare del Nord (Inghilterra meridionale), sarebbero arrivati sino all’alta Toscana, se non fino a Roma. Tali genti, provenienti dalla zona caratterizzata dalla Cultura dei campi delle urne ( Urnenfelder), denominazione derivante dalla particolare procedura di conservazione delle ceneri dei morti in urne, si sarebbero spostati verso luoghi dal clima più mite.

Ritrovamenti nel Sussex e nell’alta Germania di villaggi dell’età del bronzo e la comparsa nelle nostre zone di urne per il rito dell’incinerazione, nello stesso periodo, fanno pensare a coincidenze per lo meno strane.
Insediamenti di popolazioni pre-etrusche, derivanti dall’Europa del Nord, nella nostra zona non sarebbero così del tutto da escludersi.
Le ceneri venivano conservate in recipienti di terracotta ricoperte da ciotole o sassi di fiume piatti e poste in tombe. Queste non sempre avevano corredo, ma quando ne erano fornite, si trattava di manufatti bronzei che rispecchiavano la cultura del morto: “asce, rasoi, falci, spade, giavellotti, pugnali, spilloni e fibule” o altri piccoli oggetti all’interno dell’urna stessa [6].

Il rito dell’incinerazione e la lavorazione del bronzo nella nostra pianura fa pensare a rapporti stretti con la cultura dei campi di urne, e quindi a spostamenti di popolazioni verso la valle Padana in tempi più remoti del villanoviano.

Secondo G.A. Mansuelli [7] la successiva espansione villanoviana non interessò completamente la zona della Bassa Padana, pur non potendosi escludere insediamenti in movimento in tale zona.
Infatti la Bassa Padana, sempre caratterizzata da eventi climatici e geologici particolari, non poteva essere una postazione stabile per popoli, d’altra parte il clima stesso che aveva attirato le popolazioni del nord Europa in età del bronzo, non poteva essere disconosciuto dai popoli successivi, che via via andavano verso una cultura agricola stanziale.

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[1] La prima fase dell’età del bronzo va dalla fine del III millennio al XVI sec. a.C. .
[2] Vedi anche Capitolo 5.2 - L'uomo preistorico
[3] L’impasto risulta probabilmente scuro per la presenza di rame o suoi composti.
[4] Da Villanova di Castenaso, situata nella periferia sud-orientale di Bologna, vedi Capitolo 5.2 -
      L'uomo   preistorico
[5] Vedi " Viaggio Nella Storia" Grande Atlante Storico del Mondo, Touring Club Italiano.
[6] Bermond-Montanari G. in "Storia dell’Emilia e Romagna", University Press Bologna, 1984
[7] Mansuelli G.A. in "Storia dell’Emilia e Romagna", University Press Bologna, 1984


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