Capitolo quinto - Appendice 2: “dal diario di bordo di un gruppo di curiosi"



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Il luogo esaminato, facendo riferimento al PRG 1988 di San Giorgio di Piano, si trova nella casella 5N-3E. Esattamente, da sopralluogo autoptico, è dietro al podere S. Maria che si trova sulla strada S.Giorgio di Piano – Bentivoglio, a sinistra, subito dopo il ponte sul Canale Emiliano Romagnolo.

E' un invaso  profondo circa 6 metri ed è molto vasto: 200x200 metri circa.
Ha pareti degradanti in due ordini obliqui. Sul fondo melmoso si nota nella zona sud-est[1], a 6 metri di profondità, la crescita di piante palustri nuove, mentre nell’altra area, più asciutta, e ai bordi dell’invaso vi sono cespugli di piante spontanee non ben riconoscibili da inesperti quali noi siamo.

Nel fondo dell’invaso sono state notate orme di persone (una o due ) che hanno visitato il terreno accuratamente, specialmente in prossimità delle tre macchie scure centrali (vedi schema).
Fondi di capanna??? comunque vi sono evidenti residui di materiale organico, ipotesi confortata anche secondo rilevazioni fatte con strumenti idonei da una esperta di radioestesia e radionica facente parte del gruppo.

Lungo gli argini dell’invaso sono stati rintracciati residui di impasti di terra di fiume, non cotti, ceramica di vario tipo di varie epoche, come si può vedere dalle sezioni che evidenzano i materiali usati, dalla colorazione, dalle forme e dai disegni: 

     
La rilevazione ha avuto origine da un ascolto fortuito di una conversazione tra alcuni componenti di un gruppo archeologico: si parlava della vasca di raccolta acque della Bonifica Renana in Cinquanta. Si mostravano anche cocci raccolti in loco.

Un primo sopralluogo per localizzare il sito è stato fatto il 22 novembre 2001 .
Si è poi preso contatto informativo con un dirigente della Bonifica Renana il quale ha riferito che una relazione scritta era stata depositata presso la Soprintendenza Archeologica locale e che un sopralluogo era stato effettuato da un funzionario della stessa.
Dovrebbero essere state inviate anche informazioni relative al tutto presso l’ufficio tecnico del Comune di S. Giorgio, nel cui territorio lo scavo è stato effettuato.

Nel primo sopralluogo i curiosi [2] hanno rinvenuto vari materiali che sono stati divisi per specie e periodo da uno del gruppo, esperto di ceramica antica.
Sono poi state eseguite sul luogo fotografie delle varie aree.

Dopo una settimana circa, quando purtroppo molto del materiale di risulta era stato già rimosso, due dei curiosi sono ritornati sul luogo ed hanno rinvenuto altri reperti tra il materiale rimasto dallo scavo delle ruspe.
Hanno rrinvenuto i  cocci di un contenitore a forma sferica, circa grande come un fiasco, che si intravedeva per la colorazione più scura tra il materiale di risulta.
Hanno raccolto il materiale fittile, avendo cura di raccogliere anche il materiale che si vedeva all’interno .
I cocci rinvenuti facevano parte di un ”vaso”? di “un’urna”?
All’analisi di un altro amico esperto si è potuto appurare che il materiale interno era composto da cenere con tracce di ossa combuste (umane) e perle vitree pure combuste, inoltre residui di lavorazioni fini di rame, forse una fibula ad arco di violino e un  anellino forse parte di un monile[3].

ossa combuste   monili in rame e pasta di vetro


I cocci erano ceramica probabilmente di tipo villanoviano, comunque databili ad un’epoca precedente ai pezzi raccolti nel primo rilievo, sia per struttura e lavorazione.
Il contenitore di ceramica è stato trovato ancora composto, seppur rotto e si potevano identificare le varie parti. Sono state fatte foto del posto e del ritrovamento.
Sono state raccolte inoltre alcune chioccioline di fiume intatte e pezzi di madreperla abbastanza grandi.
Tutto il materiale di questo secondo rilievo, più alcuni esempi di ceramica e marmo lavorato fortuitamente ritrovati lunga la strada nuova, che porta allo scavo, e a campioni del materiale trovato nel primo sopralluogo, sono stati consegnati al laboratorio della Sopraintendenza dell’Emilia Romagna di Bologna.
La strada, che ora porta al podere Santa Maria, si presume sia stata fatta con il materiale di risulta dello scavo, in quanto i mucchi di materiali accatastati lungo lo scavo erano privi di ghiaia e sassi, pur dovendo il terreno essere composto anche da questi, essendo in prossimità di un alveo di un fiume, mentre nel fondo della via erano ben evidenti frammenti di ceramica lavorata.
Sono stati raccolti alcuni esempi di tali materiali. Si suppone che in cantiere sia stata fatta una cernita tra materiale limaccioso e materiale sassoso e questo ultimo sia stato poi utilizzato per fare il fondo della strada di accesso.

Ci si domanda dove è stato scaricato il primo materiale di risulta: forse negli argini che sono poi sorti lungo il podere Santa Maria? Da questa scoperta dei curiosi non si può arguire niente? Il luogo era lungo il fiume ed era abitato; quanto grande fosse il villaggio non si sa, ma l’esistenza di tre fondi di capanna in così breve spazio fa pensare ad un insediamento più esteso. Esisteva una zona cimiteriale con urne ad incinerazione.
Gioielli tra le ceneri stanno a significare un villaggio importante. Poi, pietre lavorate, principalmente marmo, di origine forse oltre appenninica. La datazione di questi ultimi reperti può comunque essere riportata all’epoca di insediamento etrusco e poi romano.

 schema dello scavo

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[1] Le indicazioni fanno riferimento allo schema riportato in fondo allo scritto, nel quale, per comodità, abbiamo indicato Bentivoglio a Nord e di conseguenza le altre località citate.
[2] Curiosi, si può dire, perché il luogo era un cantiere non recintato, lungo un canale sulla cui riva tutti gli abitanti del luogo portavano e portano tuttora i loro cani a correre. Quindi non c’è stata intrusione illegale di nessun genere. Non erano posti neppure cartelli per avvisare  pericolosità e divieti di accesso.
[4] Stranamente il contenitore aveva la parte superiore vuota, ripiena di ghiaccio, esternamente vi erano 4/5 gradi sotto zero. Dava l’impressione che la parte superiore fosse stata per lungo tempo vuota e si fosse formata una sacca d’aria umida in tale spazio e che si fosse ghiacciata data la temperatura alla quale era esposta.


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