Capitolo quinto. 1 - ...e arrivò l'uomo



 Il nostro territorio ebbe modificazioni notevoli… insistiamo sino alla noia su questo e con molta convinzione e con ragione proprio nel momento di parlare dell’uomo.

La creazione di questo pianeta, che noi chiamiamo Terra, da una forma astrale, particolare, formata di gas e materiali magmatici ad una forma fredda con una conformazione rocciosa e mari a varie profondità, richiese più di 4 miliardi e mezzo di anni.

L’uomo, l’essere che ora crede di dominare il risultato di tutto questa evoluzione e si ritiene l’essere più intelligente su tale pianeta, non si formò in poco tempo.

Ovviamente un milione e seicentomila anni, inizio del Quaternario, questo il tempo di formazione dell’uomo attuale, non sono un breve lasso di tempo, ma se confrontato con il periodo di trasformazione geologica precedente è microscopico, se si può usare questo termine in questo discorso. 

Se vogliamo essere più esatti nell’evoluzione dell’uomo dovremmo prima fare qualche riferimento ai mammiferi che originarono l’uomo, ai primati,  ai primi ominidi di 4 milioni di anni fa, che popolavano l’Africa equatoriale e che possono essere considerati il primo approccio con l’uomo.

Debbono passare circa due milioni d’anni ancora perché si possa parlare di Homo Habilis, cioè uomo che sa usare le mani.

Lo ritroviamo ancora in Africa vicino al lago Vittoria ed è caratterizzato dalla corporatura piccola, inferiore nella femmina, da una dentatura dalla quale si desume un’alimentazione onnivora, basata sulla caccia e sulla raccolta di prodotti della vegetazione.
L’Homo Habilis ha tendenza ad abitare in gruppo ed è cooperativo, inoltre è il primo essere a fabbricare ed usare una sorta di utensili ottenuti dalla scheggiatura di pietre per procurarsi il cibo e per la trasformazione del cibo stesso in pezzi più piccoli, più facilmente trasportabili e conservabili.

Contemporaneamente all’Homo Habilis altri ominidi, gli Australopitechi, più robusti si evolvono sempre in Africa nella zona della Città del Capo, ma non formano gruppi sociali cooperativi, vivono nelle foreste ed hanno un’alimentazione principalmente vegetariana.

Tra questi si differenzia uno australopiteco con struttura ossea meno robusta e la impossibilità di assumere la posizione eretta successiva.

Questi ultimi nell’evoluzione successiva spariranno. La loro eliminazione è da ricercarsi  non tanto nella differente costituzione fisica e nell’alimentazione, quanto forse nella loro impossibilità di arrivare alla costruzione di oggetti utili per la sopravvivenza, per la caccia, per la difesa.

Sarebbe logico pensare che l’Australopiteco robusto avesse il sopravvento sull’Homo Habilis e quindi si presentasse poi come nostro antenato, ma entrambi quello robusto e quello gracile si estinsero circa un milione e 500 mila anni fa.

A quel tempo, sempre nel continente africano, era apparso un ominide più evoluto, capace di costruire oggetti più rifiniti rispetto a quelli prodotti dall’Homo Habilis: venne definito Homo Ergaster (dal greco lavoratore).

Circa altri 250 mila anni dopo si evidenzia un ominide, come evoluzione dell’Homo Habilis con una particolare  caratteristica, il stare eretto sugli arti inferiori: Homo Erectus.

La scoperta di tale evoluzione coincide con il ritrovamento, per lo stesso periodo, di individui simili in molti altre parti delle terre emerse e non solo sul continente africano; a Giava il primo rinvenimento, poi in Europa, Asia Settentrionale. 


dal primate all'uomo


Lo schema sopra riportato indica le diverse posizioni dei primati dalla loro posizione primitiva A all'evolversi della specie.
Si individuano due principali evoluzioni parallele:
-
una arboricola B, di adattamento, e poi arboricola di specializzazione C, e l'altra
- terrestre D con adattamento semiterrestre E e infine l'Homo F a deambulazione eretta .  
(Lo schema è tratto da Scienze Biologiche dell'Istituto Geografico De Agostini, Novara, ed è opera di Weinert ed altri) 

L'evoluzione dell'Homo Erectus arriva a circa 500 mila anni fa e dà inizio  alla costruzione di diversi utensili e alla scoperta e all’utilizzo del fuoco per cuocere il cibo e per difesa.
Questa specie, che non può ancora dirsi l’uomo attuale, viene rinvenuta assieme ai residui di fuochi per la prima volta nella zona di Pechino ed Homo Erectus di Pechino viene denominato.
Tracce di insediamenti simili databili a 350 mila anni fa sono stati rinvenuti vicino alla città di Nizza, anzi in tale posto viene rinvenuta anche una grossa capanna e resti di Rinoceronte Lanoso, molto probabilmente cacciato per cibo e per l’utilizzo della pelle come riparo.

Abbiamo quindi un individuo che sta eretto, che sa costruire oggetti, spesso a forma di mandorla, che si interessa della costruzione di un riparo o un ambiente per conservare i propri beni, derivati dal lavoro e dalla caccia. Un individuo che si evolve sempre di più e che vive con altri individui, comunica con essi, prima con suoni gutturali, ad imitazione dei suoni prodotti dagli elementi della natura circostante, e poi via via più raffinati sino a formare le basi di un linguaggio.

vita primitiva




Il primo rinvenimento in Italia dell’Homo Erectus si ha nella zona di Isernia (1978) nel Molise e tale rinvenimento è tanto più importante, quanto perché nella stessa zona in cui viveva è ritrovato un giacimento di ossa di animali, quali rinoceronti, elefanti, bisonti, e disposte in modo da pensare che tali ossa fossero assemblate appositamente per bonificare un sito fangoso, invaso dalle acque.

L’uomo ritrovato in Italia ci fornisce una data di 700 mila anni fa[1] e ci informa sulla unione della penisola italica al continente africano.

Contemporaneamente al diffondersi dell’Homo Erectus si sviluppò in alcune zone una specie più evoluta, con caratteristiche più simili a quelle dell’uomo attuale e che portò ad una evoluzione successiva testimoniata dal ritrovamento a metà del 1800, nella valle di Neander, vicino a Dusseldorf, di un individuo più massiccio con capacità cranica maggiore.

Questo uomo riesce a superare l’ultima glaciazione, datata 70 mila anni fa, e ci mostra   una propria cultura. Pur vivendo nelle caverne e migrando alla ricerca del cibo, conosce il fuoco e lavora abilmente la pietra e soprattutto pratica il culto dei morti, inumando i corpi e ponendo vicino ad essi amuleti, segno del riconoscimento di una vita ultraterrena e di entità superiori.

Ora i gruppi di individui si spostano da una zona all’altra per fattori climatici, per inseguire gli animali, si battono per il possesso di una zona di caccia.

Ritrovamenti successivi, come l’uomo di Cro-Magnon, nella Francia meridionale e databile 40 mila anni fa[2] , ci fa vedere un’ulteriore evoluzione dell’uomo (Homo Sapiens Sapiens) verso quello attuale.

Più slanciato, con fronte meno prognata, più alto, è capace di rappresentare gli eventi della vita incidendo le rocce circostanti o dipingendo scene di caccia con il metodo del graffito colorato, con l‘intento o di celebrare un culto propiziatorio per la caccia o di rappresentare quello che lo attorniava e lo attirava visivamente.

I graffiti nelle caverne di Lascaux e di Altamira ci parlano dei bovini preistorici, della fauna e della vegetazione di quei tempi. 

cavallo di Lascaux



Non siamo più nel “Giurassic Park”, la flora e la fauna sono simili a quelle attuali o almeno ricordano quelle che abbiamo ai giorni nostri. Diecimila anni e siamo in pieno San Giorgio a girare sotto i portici nei giorni di festa.

Ma la Pianura Padana, sede di un vasto golfo che lambisce le Alpi e gli Appennini settentrionali, quando effettivamente si copre di vegetazione, si popola di animali e di uomini?
Abbiamo visto nel parlare della conformazione geologica della terra che solo all’inizio del Quaternario o Neozoico, i fattori climatici contribuiscono allo sfaldamento di rocce e alla colmata del golfo, contemporaneamente bradisismi portarono all’innalzamento del suolo sottostante.

E allora i dinosauri? Non possiamo saperlo, dovremmo andare a scavare molto in profondità e fare l’ipotesi che il mare della Tetide in un lontanissimo passato e cioè all’inizio del Triassico non ci fosse…

E allora il primo uomo? Molto probabilmente dalle scoperte fatte si può ipotizzare che il primo uomo nella pianura arrivasse per emigrazione o dalle terre a settentrione del nostro attuale territorio o dal continente africano o dal continente asiatico oppure che ominidi, già abitanti nelle terre emerse che contornavano il golfo padano, siano scesi poi nella pianura sottostante.

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[1] Si parla di ritrovamenti che partono da 700.000 anni fa. Ma basta un successivo scavo per avere informazioni che ci riportano ancora più indietro nel tempo e con informazioni davvero eclatanti che stravolgono le teorie sino a quel momento poste in essere. Poco tempo fa, il 24 luglio 2006, sul giornale si è ricordata la notizia del rinvenimento nel 1994 in Spagna, montagne di Autapuerca, di ominidi risalenti a 800.000 anni fa (Homo antecessor)  e si confermava che negli studi sui recentissimi ritrovamenti si è arrivati a a stabilire che tale ominide era cannibale, ma di ominidi non dello stesso gruppo. A tale proposito si ricorda il primo rinvenimento del 1974 di un'ominide africana, Lucy, datato da 3 milioni di anni fa per la quale si poteva supporre la stessa caratteristica di cannibalismo.
Le teorie si sommano alle teorie e i risultati odierni sono molto più leggibili, il microscopio elettronico permette studi più approfonditi.
Abbiamo sinora parlato di date, ma come vengono datati i reperti del passato, quali metodi vengono utilizzati? vedere Appendice 1 a questo capitolo un breve cenno.
[2]  Siamo ancora nel primo Terziario, nell’Eocene.



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