San Giorgio di Piano... volendo scrivere la storia di un paese



Introduzione


Quando cominci a scrivere e davanti hai un foglio bianco ti sembra di avere tutto l’universo a disposizione per dire quello che senti, che hai visto, che vuoi esprimere.

Quando sei solo,  sei il solo responsabile dei tuoi errori, ma quando il lavoro esce dalla ricerca e dal confronto di più persone la cosa si complica.
E questo è il mio caso.
Siamo tre, solo tre, tre [1]…direbbe Modugno con la sua canzone.
Ebbene non bisogna spaventarsi, non è detto che saremo i tre…della canzone, o al meno cercheremo di non esserlo.

Quando abbiamo cominciato, Anna ed io, le ricerche sui censimenti e poi sui libri dell’anagrafe ottocenteschi del Comune di San Giorgio di Piano pensavamo ad un articolo, due o tre pagine. Poi abbiamo trovato tanto (o tanto poco…) e la curiosità si è accentuata.
“Ma che fate sempre dentro all’Archivio?” era la domanda più frequente che ci sentivamo fare e allora abbiamo dato qualche pagina al Sangiorgese.
“Ma queste sono piccole cose, ci vuole la storia del paese”
Ma Arbizzani l’ha già scritta, cosa possiamo fare noi?”
La storia passata! Quella che parte dagli inizi…”

Problema non piccolo per una curiosa e intelligente ricercatrice come Anna ed una ricercatrice in campo economico finanziario, la sottoscritta.
Poi un giorno Anna ha incontrato la persona giusta: Mauro, storico, laureato in storia antica, ricercatore, curioso quanto noi, ma meticoloso più di noi…ed ecco i tre.
Io mi sono presa il compito di fare la stesura completa, utilizzando la marea di appunti raccolti, un po’ perché sono quella che ha più tempo, un po’ perché sono sfrontata e senza paura… 
Ma qui la paura è uscita.

Bisogna scrivere dagli inizi, ma quali sono gli inizi?

Quando con Mauro ho scritto di storia antica, avevo un supporto non da poco, un revisore dei conti accanito, che mi rimetteva sempre sulla retta via e rideva delle mie assurde teorie.
Ora sono sola.
Purtroppo  mi è capitato tra le mani un libro:
Maps of the Ancient Sea Kings (Mappe degli antichi Re dei Mari, evidenza di civilizzazioni avanzate nell’età dei ghiacci) di Charles H. Hapgood. Professore di storia della scienza negli anni 1950, per dieci anni con un gruppo di studenti e il supporto anche di Albert Einstein, ha studiato antiche mappe ed è arrivato alla conclusione che tali mappe descrivono un mondo sconosciuto[2].
Hapgood non era un geologo, né uno storico antico, ma le sue “ipotesi (qualche altra civiltà molto evoluta prima del 6000 a.C.) urlano ad alta voce di essere ulteriormente studiate"[3]. 

Alt a tutte le elocubrazioni che non mi posso permettere, sia per ignoranza che per non impazzire in questo oceano di informazioni. 
Ho iniziato col domandarmi come sono la conformazione geologica e idrografica del territorio sangiorgese, supportata dalle più recenti ricerche e narro della vegetazione e della fauna nei vari periodi,  ricordo la popolazione nel tempo e quello che hanno scritto sull'argomento antichi e moderni storici.
A questa prima parte farò seguire, utilizzando il materiale frutto delle ricerche fatte da Anna Fini e da me nell'archivio comunale (e in buona parte oggetto di articoli già apparsi sul Sangiorgese) e del materiale storico reperito da Mauro Franzoni, una seconda che mi porterà a congiungermi con  la "Uomini, Lotte e Altre Cose" di Luigi Arbizzani.

Anna, Mauro, scusate questa introduzione un po’ anomala. Buttatela via; ne scrivo una più normale…, senza però  dimenticare di citare  l'aiuto importante, avuto in tutto ciò, da  Gabriella Cassanelli e da  Giuseppe Cassanelli. Se Gabriella non avesse curato la parte grafica... e raddrizzato, composto, limato... le immagini e le idee... e se Giuseppe non avesse impostato tutta la parte informatica... povera me... 

Angela (2006) 

Si ringraziano tutti gli Enti, le Istituzioni scientifiche, i Siti internet che hanno permesso agli autori di visionare ed utilizzare i materiali custoditi nei loro archivi. 

APPENDICE all'INTRODUZIONE:

L'introduzione sopra scritta era stata stilata  all'inizio del lavoro e faceva riferimento ai primi ricercatori, Anna, Mauro ed io. Non mi aspettavo che altri si aggiungessero con apporti decisamente validi e di natura tecnica nel corso della formulazione. Quindi questa "storia" di un "paese senza storia" sta diventando un lavoro a più mani e non solo i primi "tre". Ecco Luciano Manini che ci aiuta con la sua conoscenza della parlata e degli usi locali, Daniele Facchini che ci parla dell'agricoltura attuale e della sua trasformazione nell'ultimo decennio, Graziano Baccolini che ci porta affascinanti ipotesi/verità sugli Etruschi....

Scusate se non ne ho parlato prima, ma non lo sapevo...

Angela (2007)  


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[1] “somari” , metto la specificazione in nota, tanto le note non vengono quasi mai lette e forse ce la facciamo a non farci riconoscere…
[2] Indichiamo alcune delle mappe  antiche di sicura datazione che sono state studiate dal gruppo di  C. H. Hapgood:  Portolano di Dulcert (1339),  Carta di Zeno (1380),  raccolta delle carte di Piri Re’is (1517),  Mappa di Oronzio Fineo (1531),  Carta di Gerardo Mercatore (1538), Carta disegnata dal turco Hadji Ahmed (1559) ,  Mappa del mondo di Philippe Bauche (1737), che si dice sia stata copiata da un’antica mappa greca. Queste mappe riportano notizie che non potevano essere ancora acquisite al tempo della loro compilazione, come il Continente Australe, l'Antartide.
Presentano, inoltre, nei particolari e nella struttura notizie  eclatanti. Una di queste è l'esattezza per quanto riguarda la longitudine dei posti descritti; tale particolarità avrebbe richiesta la conoscenza di teorie matematiche avanzate e strumenti  che solo nel XVIII secolo vennero acquisiti:
come il  cronometro per determinare la longitudine  presentato da John Harrison nel 1735, o le tavole  per la determinazione della longitudine tramite le distanze lunari, elaborate da Johann Tobias Mayer nel 1753.
Non ultimo, le prime carte riportano l’Antartide priva di ghiacci, una favola? Una favola confermata tramite le risonanze sismiche attuali e l’esame di carotaggi sotto un miglio al ghiaccio attuale che confermano l’esistenza di carbone fossile e di pollini arcaici.
Ma chi cartografò l’Antartide 6.000 anni fa e come fece senza avere mezzi aerei? E a queste domande si associa la teoria illustrata da Einstein sul meccanismo del dislocamento della crosta terreste, da non confondersi con la deriva dei continenti.
[3] Ammissione di John Wright, Presidente della Società Geografica Americana
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