Capitolo dodicesimo-Vita medievale: Istruzione: 6 - Le Arti I



Per parlare d’arte rispetto ad un dato luogo è utile fare riferimento ai popoli che hanno vissuto in esso e allo sviluppo della loro civiltà, nel tempo, in stretta connessione con il luogo stesso e ai bisogni che tali genti hanno sentito nel loro vivere e i contatti con altri popoli di luoghi vicini.

Si parla dapprima di arte antica con riferimento alla produzione artistica delle civiltà antiche: arte preistorica normalmente per il periodo antecedente la prima età del ferro, di arte protostorica per i periodi antecedenti l’avvento di un popolo espressivo per la storia del luogo.


Per introdurre le espressioni artistiche dell’uomo nel tempo e dall’inizio della sua comparsa sulla Terra dovremmo partire dai primi suoni che egli ha tentato di emettere liberamente imitando magari il trillo di un uccello, quando andava cercando cibo nella foresta o raccoglieva frutti, ma ciò è impossibile…

…mancanza di elementi di riproduzione, di PC e tante altri strumenti e soprattutto conoscenze.

Limitandoci a quello che ci è rimasto ancora visibile dobbiamo fare riferimento alle incisioni rupestri e alle pitture sui muri all’interno delle caverne.

Il territorio che stiamo analizzando, Bassa Bolognese, non ha rupi, non ha caverne, ma è ben vicino a tali elementi e a ben guardare qualche elemento arcaico è visibile: incisioni rupestri in Emilia si ritrovano vicino al Monte Cimone e al riguardo si intessono ancora mille leggende e si sa che le leggende hanno sempre un fondamento di verità.
Sempre nel Frignano a Doccia, nei pressi di Fiumalbo, si trovano venticinque edifici rurali in pietra che presentano particolari facciate a gradoni ricoperti e protetti da lastre di arenaria.
L’origine antica e la struttura particolare consentono di ricondurle alla cultura celtica.
Quella celtica fu la prima civiltà complessa d’Europa: gli edifici rurali di Doccia risalgono alle invasioni dei Celti del IV secolo a.C. .
I Celti, provenienti nel X sec. a. C. dal centro Europa e dall’Asia, inizialmente insediatisi a valle, si trasferirono nel Frignano. Le capanne celtiche, collocate sulle alture, costituirono l’ultimo baluardo opposto dai Celti all’avanzata romana.
I romani li spinsero infatti verso il Monte Cimone, la Toscana, e sull’Alto Frignano. Le capanne, nella tipologia della loro costruzione inconfondibile e gli oggetti rinvenuti ci fanno conoscere i Celti, precedentemente insediati in pianura.

Altra zona che potrebbe darci sorprese nella ricerca archeologica è il crinale del Corno alle Scale e delle cime vicine, La Nuda, il Cornaccio e il Gennaio, di altezza tale da consentire un habitat di carattere alpino e la possibilità di reperimenti mineralogici particolari, ad es. il quarzo detto della Porretta che presenta infiltrazioni auree e che ci fanno pensare anche ad insediamenti arcaici umani in grotte andate dimenticate e successivamente chiuse.

Al Corno alle Scale esistono grotte, alcune richiuse e non visibili, che gli abitanti denominano da secoli  Case  delle Fate.

La stessa denominazione per caverne simili la ritroviamo nel Nord della Sardegna con le Domus de Janas (=fate), di periodo Neolitico, prenuragico, considerate tombe o caverne per personaggi di non grande statura.

Ciò porta a ragionare ad una stretta connessione tra le alture in mezzo al Mediterraneo e le terre più a settentrione lambite dall'Oceano della Tetide e  alla deriva tra Africa ed Europa....calma, calma stiamo saltando milioni di secoli...  

Le zone montane dell’alto bolognese e ai confini con Modena e Pistoia, ben studiate, ci fanno vedere insediamenti particolari dell’Alto Medioevo, ad esempio un ponte in pietra a doppia arcata assimetrica, nelle vicinanze di Pievepelago, che presuppone maestranze molto esperte e utilizzo di pietra costosa, e quindi insediamenti di un certo valore ed interesse commerciale, anche in periodi precedenti

L’arte rupestre pone numerosi problemi:
spesso l’interpretazione del significato dei graffiti, la mancanza di altri elementi ad essi correlati, che definiscano l’epoca di lavorazione e che consentano di classificarli in una data epoca, certamente antica, ma di difficile precisazione.

Altri archeologi suddividono l'arte preistorica in due grandi gruppi: quella parietale (dipinti ed incisione tipiche all'interno di grotte) e quelle appunto rupestri (manifestazione artistiche incise sulle rocce esposte agli agenti atmosferici).Questi ultimi studiosi si interessano principalmente dell'arte rupestre della Valcamonica

 

In val Camonica moltissimi graffiti sono testimonianza della vita quotidiana dei Camuni, l'antica popolazione della valle e furono eseguite nell'arco di quasi tremila anni: raccontano perciò l'evolversi di un popolo inseediatosi nelle Prealpi lombarde dal Paleolitico superiore fino alla conquista romana. Gli oltre 200.000 graffiti, studiati e datati rappresentano il più importante complesso di arte rupestre del continente Europeo

Nell’arco di tempo dell’evoluzione  della civiltà Camuna, i graffiti mutarono e le rappresentazioni di momenti di vita vennero impressi sulle rupi.

La specializzazione in ambito agricolo e tecnologico divise la società in agricoltori, commercianti, artigiani, guerrieri e religiosi e le incisione rupestri subirono tali cambiamenti: dei, eroi, danze, guerre, animali appaiomo diversamente rappresentati. La figura umana da statica diviene dinamica.
Nel IV secolo a.c. con l'avvento dell'impero romano la società Camuna scompare: è la fine dell'isolamento millenario e dell'arte rupestre camuna.



La maggior parte degli studiosi ritiene che si tratti di un’arte di epoca post-glaciale, praticata da un popolo mesolitico di cacciatori, respinto in montagna dai primi agricoltori.
Spesso i ritrovamenti sono stati fatti da persone inesperte o superstiziose che hanno considerati i graffiti, i disegni, specialmente quelli all’interno di grotte, opere diaboliche ed hanno lasciato che muschio e piante li ricoprissero o loro stessi li coprivano o li distruggevano.

In Italia esistono numerose grotte, con all’interno graffiti, e anche splendide caverne che la natura ha decorato con stallatiti e stalagmiti, ma che sono state nominate dal popolo già da lontani tempi “Buca del Diavolo”.

Famosi i graffiti del Masso del Consiglio
che si erge nella valle della Limentra orientale sull’Appennino pistoiese in prossimità di un’importante valico che nell’antichità comunicava la Toscana all’Emilia.

Si tratta di uno dei più importanti siti di arte rupestre dell’intero Appennino. La superficie della roccia è completamente tappezzata di graffiti filiformi.La Limentra nasce dal Poggio Moscona (m 1255) ed è affluente di destra del fiume Reno al Ponte della Venturina e forma il lago artificiale  di Pavana.

 E’ un’area incisoria archeologica di eccezionale complessità riguardante la natura multidisciplinare che lo studio deve assumere data la complessità a cui si deve fare riferimento, che non può riguardare unicamente l’analisi geologica delle rocce graffite o alla raccolta di informazioni di tradizione orale o a un definito ambito cronologico nelle ricerche, sovente lassi temporali tra loro distanziati sono quelli più facilmente rinvenibili.
La scelta del settore di indagine  sorge normalmente dal fatto che il territorio ha evidenziato la presenza di un certo numero di elementi Rupestri, vicini  tra  loro e
caratterizzati da numerosi motivi incisi.
La posizione poi del territorio come "porta" tra la Valle padana e l’Italia centrale è un fattore culturale di notevolissima importanza per impostare uno studio in ambiente da considerarsi omogeneo sotto l’aspetto ambientale, etnologico e culturale, derivanti anche dallo studio di documenti medievali, primi a riportare notizia sui Sassi Scritti, lo studio degli elementi figurativi di maggiore significato storico e culturale,e quindi la ricerca di confronti datati sono molto importanti.

Il rilevamento nella zona appenninica in questione è stato fatto tenendo conto del particolare elemento inciso, Arenaria Macigno, e il rilevamento complessivo stesso ha contemplato dalle tre alle quattro  sedute nel corso di due anni successivi e con le stesse metodologie, cercando di eliminare le imprecisioni precedenti. In tutto questo  lavoro si è cercato di evidenziare le varie tipologie di inciso, le varie sovrapposizioni nel tempo, l’evoluzione quindi dei simboli, cercando di arrivare ad evidenziazioni cronologiche e culturali più precise. ( informazioni del lavoro archeologico derivate da De Marchi v. bibl.)

incisioni su Arenaria  nella zona del Consiglio


I segni incisi a forma di croce fanno datare da molti archeologi questi graffiti in epoca cristiana, ma a nostro parere se confrontiamo gli alfabeti antichi precristiani vediamo nettamente che il simbolo a croce è sempre usato e in particolare nell'alfabeto etrusco rappresenta la T....inoltre è un simbolo di facile costruzione e leggibile.

Attualmente in Emilia, nel Frignano, esistono e sono stati riscoperti disegni solo in base a parole scambiate con vecchi montanari da parte di studiosi.
Io stessa nel girare nei boschi sotto il Corno alle Scale ritrovavo tracce di strade di fattura antica ( preromana?) e parlando con il parroco del paese vicino (Don Oliviero Giovannini, di Castelluccio di Porretta Terme) mi sentivo dire:
 “Hai ragione sono 50 anni che giro questi boschi alla ricerca di funghi, ricordo che proprio qui, dove la Forestale impiantò un‘abetaia, vi erano tracce di una strada abbastanza larga, forse costruita per far passare anche cavalli e soldati. Ora è infossata tra alberi di cinquanta anni ed impossibile da ritrovare se non distruggendo il bosco” …”guarda come la montagna è in questo punto rinforzata da pietre simili tra loro”…
“ i guerrieri si mantenevano nei loro spostamenti alti rispetto alla valle per essere più sicuri…ho trovato lastre di  pietra con incisioni che avevano tutta l’apparenza di indicazioni per chi avrebbe percorso successivamente quella strada”  “a valle stanno ritrovando tracce di strade etrusche e tu lo sai…e perché non qui? per altri e più antichi popoli
?”


Nel 1988 tra San Lazzaro di Savena, Ozzano, Pianoro e Bologna fu istituito il Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, che si estende per 4844 ettari. In esso si contano. oltre 200 grotte che costituiscono uno dei sistemi più spettacolari di cavità gessose, più grande d'Europa per gli affioramenti di gesso che brillano alla luce del sole, con forme erosive spettacolari e di cavità, dove trovano rifugio specie vegetali e animali di notevole interesse scientifico. Questa area è la gioia degli speleologi Emiliani e Romagnoli.
Alte colline mediterranee, altipiani, rupi rocciose si alternano a campi pianeggianti che trovano la loro estensione tra calanchi argillosi, i calanchi del Passo dell'Abbadessa.
Dalle vette più elevate è possibile ammirare le restanti valli del territorio e nelle giornate più limpide è persino possibile imbattere lo sguardo sulle cime alpine. Da queste zone furono ricavate le rocce di selenite che servirono a costruire la prima cerchia di mura che difendevano Bologna e erano la base bianca di tante torri ancora esistenti.
Alcuni motivi di queste forme architettoniche e soprattutto le tracce d’arte rupestre, praticata da svariate culture, possono confrontarsi con quelli della val Camonica o all’arte rupestre dell’Europa settentrionale.
Un altro periodo ricco di testimonianze della pittura rupestre è quello megalitico, che ha lasciato numerose stele o lastre incise o dipinti con motivi molto caratteristici, tra cui  si riconoscono effigi religiose per le decorazioni sempre ripetute in diverse parti.

Altri esempi di arti antiche ricavate dall’incisione su macigni di arenaria sono le maschere , che ritroviamo lungo tutto l’Appennino. Si discute ancora tanto se tali maschere sono elementi votivi o scaramantici.
Ancora oggi nell’Appennino calabro è facile trovare incisori e ceramisti di fama mondiale che prevalentemente costruiscono maschere scaramantiche,

A parlare di maschere nell’antichità si è portati a fare un parallelo con le maschere del teatro greco.
ma ecco qui sotto tre maschere due antiche incise  su pietra, la prima si può ammirare a Bologna, in pieno centro in via del Cane, la sec onda e tante simili nei frontoni delle case della montagna, la terza

…venitemi a trovare e ve ne faccio ammirare tante altre eseguite da un ceramista noto in tutto il mondo, il Maestro Paolo Condurso, nell’antichissimo laboratorio di famiglia a Seminara Calabra.


 

 

                   

 

 

 

Attualmente in Emilia, nel Frignano, esistono e sono stati riscoperti disegni solo in base a parole scambiate con vecchi montanari da parte di studiosi.
Io stessa nel girare nei boschi sotto il Corno alle Scale ritrovavo tracce di strade di fattura antica ( preromana?) e parlando con il parroco del paese vicino (Don Oliviero Giovannini, di Castelluccio di Porretta Terme) mi sentivo dire:

“Hai ragione sono 50 anni che giro questi boschi alla ricerca di funghi, ricordo che proprio qui, dove la Forestale impiantò un‘abetaia, vi erano tracce di una strada abbastanza larga, forse xostruita per far passare anche cavalli e soldati. Ora è infossata tra alberi di cinquanta anni ed impossibile da ritrovare se non distruggendo il bosco” …”guarda come la montagna è in questo punto rinforzata da pietre simili tra loro”… “ i guerrieri si mantenevano nei loro spostamenti alti rispetto alla valle per essere più sicuri…ho trovato lastre di pietra con incisioni che avevano tutta l’apparenza di indicazioni per chi avrebbe percorso successivamente quella strada“a valle stanno ritrovando tracce di strade etrusche e tu lo sai…e perché non qui? per altri e più antichi popoli?”

Nel 1988 tra San Lazzaro di Savena, Ozzano, Pianoro e Bologna fu istituito il Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, che si estende per 4844 ettari.
In esso si contano oltre 200 grotte che costituiscono uno
dei sistemi più spettacolari di cavità gessose, più grande d'Europa per gli affioramenti di gesso che brillano alla luce del sole, con forme erosive spettacolari e di cavità, dove trovano rifugio specie vegetali e animali di notevole interesse scientifico.

Questa area è la gioia degli speleologi Emiliani e Romagnoli. Alte colline mediterranee, altipiani, picchii rocciosi si alternano a campi pianeggianti che trovano la loro estensione tra calanchi argillosi, i calanchi del Passo dell'Abbadessa.
Dalle vette più elevate è possibile ammirare le restanti valli del territorio e nelle giornate più limpide è persino possibile imbattere lo sguardo sulle cime alpine.
Da queste zone furono ricavate le rocce di selenite che servirono a costruire la prima cerchia di mura che difendevano Bologna e sono la base bianca di tante torri ancora esistenti.
Alcuni motivi di queste forme architettoniche e soprattutto le tracce d’arte rupestre, precedentemente praticata da svariate culture, possono confrontarsi con quelli della val Camonica o all’arte rupestre dell’Europa settentrionale rune. 
Il periodo ricco di testimonianze della pittura rupestre megalitico ha lasciato numerose steli o lastre incise o dipinti con motivi molto caratteristici, tra cui si riconoscono effigi religiose per le decorazioni sempreuguali e ripetute in diverse parti.

In Italia si fa riferimento al completo dominio romano dal I secolo a. C. per parlare di arte romana e di arte antica prodotta dalle varie popolazioni abitanti la penisola antecedentemente.

Data la particolare conformazione del territorio, diversi furono gli influssi sull’arte antica poi recepiti dall’arte romana.
La storiografia generalmente non include nell'arte italica; quella prodotta nelle colonie della Magna Grecia e della Sicilia, né quella dell’Etruria anche se tali espressioni artistiche ebbero notevole importanza sull'arte successiva.
 
I popoli  propriamente italici, anche sotto il dominio greco, mantennero sempre una tendenza a un'espressione artistica meno formalizzata e più vivace e spontanea.
Non per niente nel parlare di tutti i giorni si indica con la frase “bello, bella, perfetta come una statua greca” quando si vuole indicare un’opera nella quale niente è fuori posto, l’artefice ha analizzato attentamente l’essere umano in tutte le sue fattezze, ha scelto il materiale di riproduzione più bello, più facile da lavorare ed ha fermato, “scolpito” in esso ciò che il suo occhio d’artista ha visto nell’essere umano. Analogamente nel riprodurre oggetti  usati nella vita di tutti i giorni.

 Diversamente, di là dall’Adriatico, sulle coste e in particolare presso le popolazioni abitanti in zone aspre o montane l’espressività del personaggio raffigurato rimase più chiaramente avvertibile e l'anatomia della figura umana fu più approssimativa, e molta più cura fu usata nel raffigurare i dettagli che rilevavano il rango e l'importanza del personaggio al quale era dedicata l’opera.

Presso le zone d’insediamento Piceno, ad esempio, sono state trovate statue di dimensioni notevoli, armate di tutto punto e le armi raffigurate accuratamente, molto di più dei caratteri del corpo e del volto.

Le sculture Daunie e in seguito le ceramiche rinvenute nelle stesse zone della Puglia, più a stretto contatto con la Grecia, rendono evidenti i movimenti degli esseri rappresentati e inseriscono nell’opera anche la fantasia dell’autore.
Come ad esempio vediamo nei due grifoni intenti a sbranare una cerva, statua realizzata in marmo a vari colori del IV sec. a. C.

Grifoni che sbranano una cerva

 

oppure la brocca di ceramica policroma, i colori sono andati per lo più persi, sono visibili solo alcune tracce

                    Brocca daunia

 oppure ancora le steli funerarie rinvenute nei pressi di Manfredonia (FG) datate nel VII secolo a. C. ottenute utilizzando calcare e decorate con graffiti geometrici e disegni floreali.

Stele daunia

 

I manufatti villanoviani, celti, dei popoli della Valcamonica ebbero importanza notevole sull'arte italica antica. 

Tanti sono ancora i siti archeologici preistorici inesplorati nelle valli alpine ed appenniniche. Grande serbatoio di arte preistorica è la zona Camuna atta a raccontarci il vivere dei periodi antichi.

Gli studi più approfonditi sui ritrovamenti archeologici del periodo etrusco nella pianura bolognese e in Felsina stessa rendono evidente una medesima matrice etnica fra la fase villanoviana e quella etrusco-felsinea.
Anche se il principale insediamento villanoviano si può supporre composto da distinti nuclei, in Felsina gli scavi nei pressi di S. Giorgio in Poggiale, S. Domenico e Porta di Castello hanno evidenziato tracce di capanne con pareti rettilineari e zone dedicate alla produzione di cibo, attrezzi e quanto altro utile al vivere in comunità.
I dati ottenuti dagli scavi nella pianura prossima al capoluogo felsineo, come a Casteldebole, San Lazzaro, Cà dell’Orbo, Casalecchio di Reno, evidenziano sepolcreti e sviluppo di insediamenti, fino all'età etrusca, più ampi ed ottenuti utilizzando per la muratura ciottoli di fiume.

Nei sepolcri sono evidenti forme artistiche orientali e una ricchezza negli arredi comune a tutta la zona tardo villanoviana bolognese, che attestano una attiva vita economico-sociale come dimostrano altri rinvenimenti, dei quali abbiamo già parlato in modo più approfondito nel cap. 8.7 e seguenti, che attestano pure una spiccata ricettività anche dall'Etruria propria.

Alcuni corredi, comprendenti ceramiche attiche e di produzione locale, si collocano alla metà del VI sec. a.C., e rientrano nella fase denominata Villanoviana, Proto-Certosa. Questa commistione di arredi greci e, come vedremo poi parlando di nuovo di tombe etrusche e di affreschi all’interno di esse e di fattura greca e cretese, sono esempi di quegli interrogativi che hanno resa problematica per gli archeologi l’origine degli etruschi stessi.

Per i villanoviani e i celti sembra non esistano problemi data la loro origine indo-europea e i loro primi insediamenti. Ma la differenza di cultura nell’Etruria, l’alfabetizzazione e tanti altri ritrovamenti fanno dividere gli storici su una unica origine certa per gli etruschi.

A ovest della penisola troviamo manufatti etruschi, ma soprattutto residui di opere murarie, come basi di templi, tombe e archi, mura di recinzione, che evidenziano un nuovo modo di vivere e di soddisfare le necessità continue nella vita di tali popoli.

L'arte etrusca era fortemente connessa a esigenze di carattere religioso e, quindi templi, necropoli, dipinti e statue sono gli esempi artistici che ci rimangono e si connettono con la successiva arte romana.


Le strutture monumentali non sono comunque tipiche dell’area etrusca, mentre sono stati recuperati diversi piccoli altari in pietra calcarea, destinati a sorreggere statuette e offerte votive. Frequenti sono i ritrovamenti di bronzetti testimonianza di una produzione in bronzo nell'Etruria settentrionale, strettamente collegate al culto religioso greco. Il ritrovamento celtico di rilievo nell’area bolognese è lo scavo di un sepolcreto a Νord della città, nella zona Dozza, dal quale è stata recuperata la tomba di un guerriero con corredi degli inizî del III secolo.


Si evidenzia inizialmente in essa l’esigenza di tale popolo di costruire per abitare: i primi complessi abitativi etruschi costituiti da capanne a pianta quadra, rettangolare, rotonda il cui elemento fondamentale erano legno, paglia e argilla furono presto sostituite da piccole città.

Le città etrusche si differenziavano dagli altri insediamenti italici perché non erano disposte a caso, ma seguivano una logica economica o strategica ben precisa.
Alcune città erano poste in cima a delle alture, cosa che rendeva possibile il controllo di vaste aree sottostanti, sia terrestri sia marittime, vedi Marzabotto e Spina.
Altre città sorsero in territori fertili adatti all’agricoltura, come Veio e Tarquinia.
Le più importanti e grandi, in zone di traffico, avevano un’impostazione stradale precostituita, acquisita dai greci.

Furono poi gli etruschi che insegnarono ai romani la divisione dell’impianto cittadino con due assi stradali principali, cardo massimo, da nord a sud, e decumano massimo, da est a ovest.
Felsina, poi Bononia romana, ha questo impianto tuttora in essere.

Grandi e spesse mura di pietra calcarea o tufo cingevano queste maggiori città, sei o sette aperture permettevano l’accesso alla città, tali aperture nel tempo furono dotate di archi a volta atti a sorreggere ampie porte per chiudere le entrate alla città, per meglio proteggerla.
Un esempio di Porta con Arco a Volta lo abbiamo ancora a Volterra.
Inizialmente gli archi, semplici sostegni di travi di legno atti a reggere le porte, assunsero nel tempo la forma a volta. Costruiti incastrando a secco enormi blocchi di materiale non deperibile, pietra, venivano fermati nel punto centrale e più alto della volta da una pietra lavorata a cuneo, infissa a forza tra le altre per mantenere in tensione tutto l’arco.
Spesso il cuneo veniva adornato poi da un’opera in ceramica: antefissa

antefissa

 

Le porte di epoca tardo-etrusca erano inoltre decorate con fregi e bassorilievi nelle parti a vista principali.

I templi etruschi e l'architettura religiosa, sono giunte sino a noi solo tramite le descrizioni nei trattati e nei documenti di epoca romana, tramite esse si può ricostruire il modo in cui gli etruschi costruivano i loro templi.

Non in marmo come fecero i greci e poi i romani: gli etruschi commercializzavano il bellissimo marmo apuano in tutto il Mediterraneo e poi in Europa. Il tempio era invece costruito in materiale deperibile, solo le fondamenta e la scalinata erano di pietra.
Si ipotizza che la religione etrusca non considerasse il tempio come dimora terrena degli dei venerati, ma come luogo soltanto di preghiera e di sacrifici agli Dei.
Non si evolsero nel tempo se non per la particolarità degli oggetti, statuette, calici, anche di fattura straniera in particolare di derivazione greca, portati come ex-voto agli Dei.

resti tempio di Marzabotto

Riportiamo qui i resti del tempio etrusco di Marzabotto , Bologna, e la ricostruzione eseguita dagli studiosi tenendo conto delle indicazioni riportate da Vitruvio in epoca romana. Vitruvio classificò il tempio come tuscanico e pose la sua attenzione alle otto colonne poste in doppio ordine, oltre le quali si aprivano tre celle dedicate a diverse divinità.

 Il tempio era elevato su un alto podio e accessibile attraverso una scalinata frontale, che portava al podio colonnato.

Modello del tempio

Forme architettoniche etrusche che ci sono arrivate intatte nel tempo sono le tombe: gli etruschi credevano nella sopravvivenza dopo la morte e quindi le tombe rappresentavano le abitazioni per il periodo dopo la morte.
Costruite in pietra o scavate nel tufo, erano ambienti piccoli che riproducevano la casa terrena, atte a trascorrere la vita ultraterrena, ma dotate di oggetti personali, con pareti dipinte a ricordare i fatti salienti della vita precedente.

Le tombe erano raccolte in siti particolari, normalmente fuori dalle mura della città e riproducevano in piccolo la città stessa con vie principali e perpendicolari.
Necropoli erano questi complessi dove trascorrere la vita dopo la morte e per contrastare l'oscurità, simbolo della morte volontaria, i dipinti riprodotti sulle pareti erano a colori vivaci con visioni di cieli stellati, danzatrici, musici, scene di feste.

L’archeologo che scopre una necropoli, individua anche la vita quotidiana della città adiacente, gli usi e i costumi, il vestiario e gli arredi delle case degli abitanti e spesso anche tracce di storia precedente il sorgere della città stessa.

Sono state ritrovate vari tipi di tombe etrusche:
- scavate completamente sottoterra o in grotte, le più ricche e con pitture ad affresco più elaborate,
- a forma di tempietti a base quadrata,
- altre ancora ricoperte di terra a formare collinette a base circolare.
All’interno di queste tombe vi erano più stanze funerarie e spesso statue a ricordare i defunti.
Le pitture ad affresco, di origine greca e cretese, erano ottenute dipingendo sull’intonaco fresco le figure, quando l'intonaco si asciugava il dipinto, amalgamandosi con esso, ne diventava parte integrante e molto resistente, tanto da pervenirci tuttora intatto nei colori e nelle forme.
I colori erano ottenuti da pietre colorate frantumate finemente e miscelate e poi stese sulla base con pennelli di peli di bue: tecnica tuttora usata per l’affresco.

affresco funebre

Anche le sculture lasciate dagli etruschi erano state create per celebrare le divinità. Avevano in particolare tre funzioni: funerarie, rituali e votive.
Ne sono conservati nei musei vari esempi, essendo normalmente eseguite in materiali resistenti, come ceramiche a più cotture e dipinte o in bronzo e conservate all’interno delle tombe.

Tali sculture eseguite probabilmente nel V e IV secolo a.C. influenzarono notevolmente l’arte romana successiva e medievale. (vedere anche capitolo ottavo. 4)

Con la crescita della potenza militare romana le città etrusche, che avevano la particolarità di città-stato, cioè tra loro indipendenti e quindi più facilmente attaccabili, vennero progressivamente conquistate e assimilate dal mondo e dalla mentalità di Roma, in tal modo la loro produzione artistica e architettonica, dapprima indipendente, subì l’influsso romano e nello stesso tempo apportò a Roma particolari tendenze architettoniche.

 

Volendo parlare di arte


Prima di continuare ad avvicinarci alle varie forme di arti che hanno permesso all’uomo di esprimersi nel medioevo voglio qui riportare alcune riflessioni di Emilio Garroni, esteta, filosofo, studioso d’arte.

Questo paragrafo vuol essere una via per capire come tante belle opere ci sono state lasciate dal medioevo e sono poi state fautrici di opere successive: entro di me l’ho già intitolato “le belle arti”, e prematuramente, perché come ci ricorda Emilio Garroni in una delle sue lezioni:

"... tutti i più grandi studiosi che si sono occupati di Estetica nel secolo XVIII non hanno mai fatto teoria dell'Arte, hanno cercato invece di comprendere che cos'era questo fenomeno, che allora sembrava antichissimo e che tuttavia in qualche modo nasceva allora e precisamente l'arte, anzi, l'arte bella, si diceva."

e che cosa si intende per bellezza ?

"….Platone nel dialogo dell'Ippia Maggiore parla di bellezza, discute su che cosa sia la bellezza riferendosi agli oggetti più diversi, riferendosi a un vaso, a una bella ragazza, a una bella poesia e così via; anche la parola arte ha un simile carattere polisemico ( che presenta polisemia, che è  portatore di più significati )
….. arte originariamente significa semplicemente un sapere unito ad abilità, volto alla produzione di oggetti o di comportamenti o di eventi, quali che essi siano; ancora oggi noi usiamo la parola arte in questo senso che è però decisamente di frequenza più bassa rispetto al senso estetico moderno.

Oggi se una persona dice arte tutti intendono arte in senso estetico moderno: questo è esattamente il contrario di ciò che invece accadeva cinquecento, seicento o settecento anni fa. Quindi, allora, intreccio di somiglianze e differenze: sembra una soluzione facile, sembra risolvere il problema se l'arte sia sempre esistita e dappertutto oppure invece cominci ad esistere soltanto ad un certo momento;
….. non viene prima la conoscenza, viene prima l'avere a che fare con le cose, il produrre e poi la conoscenza,

…. perfino gli enciclopedisti, quando parlano delle belle arti dicono che le belle arti non sono definibili in modo esauriente attraverso le regole dell'arte e l'abilità richiesta per l'applicazione di queste regole; c'è qualche cosa di diverso che interviene in certe produzioni: questo qualcosa di diverso è

…Il Genio … un certo talento, una certa originalità dell'operatore, che produce l'opera, sì certo, attraverso anche un certo sapere, una certa abilità, tutto questo è fuori discussione per chiunque, ma anche aggiungendoci qualche cosa che non può essere ridotto a regole; e così si costituisce la nozione di arte bella…”

o nel complesso delle diverse espressioni si iniziò a parlare di belle arti considerando un insieme di diverse capacità espressive non ben scindibili tra loro e definibili rigorosamente. Infatti Garroni iniziò una sua lezione riportando le seguenti considerazioni:

 

L'arte è, per definizione, un oggetto indefinibile. Non esiste la categoria delle opere d'arte: non possiamo metterle tutte in una classe perché l'esistenza di una classe si giustifica soltanto se esiste un criterio di appartenenza ad essa; sarebbe possibile elaborare una definizione dell'arte se, ad esempio, tutte le opere d'arte avessero in comune un tratto pertinente (...). Mi chiedo allora: quale dovrebbe essere, ammesso e non concesso che esista, questo tratto pertinente?

 

(Da Il Grillo,

18 gennaio 1999

  

“Non è del tutto spiegabile il perché dal Settecento l'arte incarni questa esigenza diventando esemplare in determinate opere…”

 Garroni vede poi una caduta progressiva di senso ad iniziare dall'Ottocento, come reazione all'avanguardia, o all'attuale arte di consumo, comunque l'arte non cesserà… Per concludere egli torna sul paradosso della filosofia che, pur non essendo sapere, produce involontariamente un sapere …essa è interrogazione, comprensione che porta a una ri-comprensione


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