Capitolo dodicesimo - Vita Medioevale: Istruzione: 1 - Introduzione


 manoscritto miniato

 

Chi parla di una civiltà e in particolare di un insediamento prima o poi deve parlare di istruzione e riflettere sulla funzione, il significato, l’origine della scuola.
La scuola e l’istruzione che da essa sorge rende sempre più complessa la struttura della società studiata e i suoi limiti e le sue connessioni con altre società, contigue o lontane.

 

Rubo da un’amica la citazione che preferisce:

Esiste un solo bene, la conoscenza, esiste un solo male, l'ignoranza
(Socrate )

Questa frase condensa in sé il “perché” dell’istruzione e se l’associamo ad un’altra di Confucio:
Il saggio non schiaccia gli altri con la sua superiorità e non li umilia mettendo in rilievo la loro incapacità,

completiamo in poche righe il significato di istruzione e la vera funzione della scuola nella società.

Comunque mi arrogo il diritto di fare mio un aforisma universale che mi ha seguito sempre in tutta la mia vita:
Non si sa mai abbastanza, studio e mi accorgo che mi manca ancora tanta conoscenza e vedo davanti a me una strada larga, infinita, che dovrebbe ancora essere percorsa, ma non mi basterà tutta la vita…

Se vogliamo dare una definizione d'istruzione, possiamo dire che
"l'istruzione è un processo organizzato di trasmissione di conoscenze e di attitudini atte a fornire ai più giovani componenti di una società i mezzi che li aiuteranno a caratterizzarsi dal punto di vista politico, sociale ed economico".

Molti dicono poi che la scuola è il tempio in cui si trasmette l’istruzione, specifichiamo meglio: la scuola, luogo in cui si trasmettono conoscenze e interessi e dal quale escono prodotti letterari, filosofici, artistici, scientifici, è anzitutto un'istituzione, non certamente l'unica né in tutti i casi la più importante, attraverso la quale gruppi di individui provvedono alla formazione di altri membri più giovani, è lo specchio dei valori che ispirano i primi per riflettersi sui secondi, nei limiti che caratterizzano l'istituzione stessa.
Ora quando parliamo di istruzione, di scuola, siamo portati a legarci a testi, a scritti che si sono evoluti nei tempi della conoscenza. Spesso in tali testi vengono date per scontate, come già acquisite, molte conoscenze e non si fa acquisire allo studente il processo mentale che le ha originate e quindi l’origine di tanti fenomeni che ci circondano.

Regole, teoremi, dovuti ad ipotesi e tesi risultano ora formalizzate, ma provengono da osservazioni in tempi antichi e poi successivamente oggetto di esperimenti e rielaborazioni sui risultati di tali esperimenti, poi formalizzati.

Oggi non ci accorgiamo di vivere in una casa che non è altro che una composizione di solidi geometrici, di acquistare un prodotto invece di un altro perché più conveniente, e non ci accorgiamo di avere fatto una scelta di investimenti.
Visitiamo una città, ammiriamo gli edifici, entriamo nei musei ci soffermiamo davanti ad un dipinto, ad una statua, ma la nostra mente si sofferma spesso su quello che vede in quel momento senza riandare con la mente alle opere precedenti, ai lavori preparatori, ad esempio per una tela ad olio.

Io personalmente imparai a vedere in retrospettiva l’arte da un film, la cinematografia è anch’essa arte, “La ragazza con l’orecchino di perla” che narrava l’evoluzione del pensiero del pittore olandese Vemeer per arrivare a raccogliere al meglio gli effetti di luce disponendo oggetti, mobili, persone; come egli ragionasse per miscelare tra loro diverse terre e polveri, tra le quali polvere di lapislazzuli, per ottenere colori, come il Blu di oltremare, e basi fantastiche per le sue opere.

Dopo quel film vedere un quadro ad olio, un acquerello, una scultura, un edificio fu per me un momento di ricerca e di apprendimento: l’opera d’arte era viva, viveva del pensiero dell’autore, dei suoi esperimenti, delle sue fantasie.
L’autore vedeva oltre la tela, al di là della tela, vedeva l’opera compiuta e tutto il suo essere era votato a raggiungere quello scopo e nel suo vedere era sempre presente ciò che aveva già visto, ciò che lo aveva impressionato.

È chiaro che il problema dei rapporti fra cultura e scuola va in ogni caso tenuto presente; e quando ci si occupa della cultura scolastica, occorre non dimenticare che la scuola, prodotto e fattore importantissimo di cultura, è tuttavia solo in parte rappresentativa del complesso panorama della cultura medievale.
In alcuni periodi non è certo la scuola il principale veicolo di istruzione.

Se guardiamo a periodi precedenti il medioevo, se analizziamo, ad esempio, il tipo di istruzione in epoca romana notiamo che veniva data un'elevata importanza all'educazione dei propri figli. Inizialmente il compito di educare i giovani era svolto dalla figura del padre il quale appena il figlio raggiungeva l'età giusta per apprendere e svolgere determinati compiti, dava subito una prima infarinatura di tutto ciò che in seguito il giovane avrebbe poi approfondito con il passare degli anni. Si trattava per lo più di insegnamenti sul modo di vivere e di comportarsi, affiancati da un primo avvicinamento alla lettura, alla scrittura e all'aritmetica.
Se in un secondo momento la sua istruzione continuava e veniva affidata ad un insegnante professionale, il padre seguiva personalmente l'apprendimento del figlio, controllando anche l'operato del suo istruttore. E parliamo qui solamente di fanciulli in un ambito familiare elevato.
Diverso era il discorso per l’istruzione delle fanciulle, affidate alla madre perché venissero istruite su come affrontare e risolvere i problemi domestici; raramente le donne affrontavano la lettura e la scrittura ed avevano una preparazione scolastica.

Studiando l’evolversi della cultura nel corso dei secoli in tutti i campi, da quello scientifico a quello umanistico, sino ad arrivare oggi ad avere un certo livello di conoscenza, non ovviamente completo, ci rendiamo conto che lo dobbiamo soprattutto allo scambio di informazioni e di esperienze avvenuto tra le varie generazioni, dai nostri antenati sino a noi.

Per istruzione inizialmente non si intendeva l'insegnamento di materie ben classificate e divise le une dalle altre, ma il trasferimento da un individuo all'altro di tutte le conoscenze ed esperienze “di vita” di qualunque tipo esse fossero.
Le fonti bibliografiche sono essenziali nello studio di un fatto che implica l’uomo e il suo sviluppo, ma non si può non prendere in considerazioni fonti non scritte che il più delle volte aiutano nel capire completamente un fenomeno umano: disegni rupestri, simboli arcaici, statue, rappresentazioni iconografiche della vita di tutti i giorni colmano i vuoti che la mancanza della scrittura non ha permesso di valutare completamente.

Il Medioevo permette a chi non sa leggere e scrivere di addentrarsi nella conoscenza di fatti quotidiani che non sarebbero pienamente noti, l’iconografia completa la trasmissione orale delle conoscenze precedenti. Successivamente l’archeologia e la storia dell’arte sino ai giorni nostri hanno permesso di completare e confermare tali conoscenze, ora tradotte in fonti scritte. Queste ultime, letterarie e documentarie, sulla scuola e la formazione dell’istruzione nei vari tempi sono estremamente importanti, anche se spesso non complete.
Le fonti letterarie ci danno comunque una visione di insieme del problema istruzione e scuola e quelle documentaristiche, spesso legate a fatti politici, sociali e agiografici ci permettono di documentarci su personaggi e fatti del passato e di avere un termine di confronto con le attuali conoscenze.

Nel Medioevo tra coloro che sapevano leggere e scrivere esisteva una comunicazione preferita: la lettera.
Venivano scambiate lettere per informare, per discutere di eventi nuovi e passati, erano il tipo di attività letteraria più praticato dalle persone medioevali più istruite. Dalle lettere si traggono le informazioni della vita medioevale, in particolare informazioni sull’istruzione, infatti in esse si riflettevano i principi della vita scolastica di quei tempi, e soprattutto le esperienze di studio e le opinioni dei compilatori su nuovi problemi scientifici.
Esse erano quindi utili sia come fonti letterarie che scientifiche nelle diverse epoche di questa era millenaria, sia nelle diverse regioni.

Un altro gruppo di fonti letterarie era costituito dai trattati sulle diverse discipline comprese nei programmi scolastici, cioè i testi scolastici che ci indicano ora la conoscenza dei metodi e dei contenuti della scuola di allora.

A quanto detto sopra vanno poi aggiunte fonti documentaristiche come epigrafi, atti privati, statuti pubblici, bandi pubblici, testi legislativi, regole monastiche, disposizioni conciliari, bolle papali, decreti imperiali, statuti dei comuni e dell'università, che possono fornire notizie della scrittura e della lettura, anche se nella società medioevale i processi di istruzione erano per lo più lasciati al loro corso spontaneo, in quanto non esisteva inizialmente una struttura scolastica concepita come parte integrante del sistema sociale e politico.

 Per alcuni periodi esistono documenti amministrativi che riguardano direttamente la scuola, documenti conservati dagli uffici delle università, conti relativi alle spese dei comuni per l'istruzione.

 Più importanti notizie si ricavano forse dai libri utilizzati dagli insegnanti, libri commentati e annotati a margine, inoltre dai cataloghi delle biblioteche, cercando di separare i testi di studio da quelli destinati alla lettura.

È la società comunale che “ha un profondo rispetto per coloro che sanno usare la scrittura, sia in ambito religioso, sia in ambito civile”.
Infatti esiste l’esigenza di documentare i fatti quotidiani e risolverli senza dover costantemente ricorrere ai notai per risolvere ogni tipo di contrasto privato e pubblico, quindi la scrittura e la lettura che hanno una funzione pratica nella società.

Ogni settore del comune, come ad esempio l’amministrazione della giustizia, l’organizzazione della difesa militare, la gestione delle finanze, sente il bisogno di mettere ordine in questa vastissima produzione di atti.
Tra il 1180 e il 1250 il testo scritto è ormai uno strumento dell’amministrazione cittadina.

Diversi sono le tipologie di documenti scritti: i libri dei diritti del comune e le raccolte delle leggi e convenzioni locali; questi ultimi venivano aggiornati molto spesso.

Vi erano poi le cronache che avevano funzione depositarie della memoria cittadina, delle gesta e della storia cronologica del comune.

 Grande importanza in questo senso ebbe l’affermazione delle lingue volgari e l’avvicinamento della cultura ai sentimenti collettivi: il tema dell’amore e quello della donna aprirono riflessioni più ampie sulla coppia, sulla famiglia, sino a quel momento gestite da prediche religiose, sacre rappresentazioni e recitazione di poemi popolari.

 


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