Capitolo undicesimo - Vita Medioevale: 10 - Le Corporazioni


simboli Corporazioni


Abbiamo parlato già di associazioni, di corporazioni, nel trattare l’avvento della borghesia e la nascita dei comuni cittadini, senza per altro veramente parlare del formarsi delle corporazioni nel tempo.
Spesso nel testo si parla di corporazioni medievali senza fare riferimento a forme associative di periodi storici precedenti.
Forme di associazioni tra gli uomini sono vecchie quanto l’umanità stessa.

 Quando l’uomo da raccoglitore di cibo, e forse anche allora, divenne produttore e si unì ad altri in tribù, sorse il bisogno di associarsi in gruppi per meglio gestire il proprio vivere.
La tribù stessa ne è il primo esempio. All’interno della tribù individui che svolgevano le stesse operazioni produttive, che potevano essere oggetto degli stessi danni e nel contempo volevano lasciare ai più giovani l’insieme delle loro esperienze, si univano in gruppo: il gruppo di coloro che allevavano bestiame, di coloro che erano dediti alla pesca, di coloro che coltivavano il terreno e ne raccoglievano i frutti.

Erano associazioni che avevano come principale scopo il mutuo soccorso al fine di ripartire i danni in caso di eventi negativi ed insegnare ai giovani come prevenirli, sempre comunque sotto l’egida della tribù tutta.
Risparmiare parte del raccolto e conservarlo in modo adeguato per il consumo in periodi successivi, attivarsi tutti a fabbricare una nuova barca da sostituire quella dispersa durante una tempesta, sostenere gli anziani, le vedove, gli infanti nel caso di morte di un socio del gruppo.
Associazioni simili continuarono nel tempo e vediamo forme di associazioni libere presso vari popoli, babilonesi, egizi, fenici, greci, volendo parlare delle comunità a noi più vicine.
In epoca romana coloro che svolgevano lo stesso mestiere, avevano gli stessi interessi e quindi gli stessi bisogni, tendevano ad associarsi tra loro al fine di risolvere i problemi comuni.
Già in epoca repubblicana esistevano ordini, o collegia, liberi di cittadini che svolgevano la stessa professione e avevano le stesse finalità religiose e di reciproca assistenza più che economiche.
Già in età augustea si affermarono i collegia aventi pubblica utilità, approvati dal Senato, con ben determinati doveri imposti dalle autorità.
Data la caratteristica dei servizi svolti diventarono nel III sec. organi statali ma senza grande contropartita pecuniaria e di livello, ma i componenti erano ben individuabili... ai fini fiscali. Anche per i mestieri, esistevano inizialmente libere corporazioni di artigiani e nelle campagne vi erano libere associazioni di coloni e di piccoli proprietari.
L’aumento dei tributi fecero fuggire i coloni dal contado verso la città, spinti in ciò anche dalla possibilità di imparare mestieri nuovi, meglio retribuiti.
Diocleziano nel IV sec., notando lo spopolamento delle campagne, impose ai coloni e alle loro famiglie di rimanere sulla terra che lavoravano per altri (servi della gleba. gleba=terra) ed analogamente gli artigiani, una volta entrati nella corporazione erano obbligati essi e i loro eredi a continuare a farne parte continuando nel mestiere.
Vedremo più avanti come ciò influì anche nei nomi degli individui.
Per rimediare poi alla continua diminuzione dei mestieri e delle professioni anche nelle città e per assicurare la continuità dei servizi pubblici, l'appartenenza al collegio divenne obbligatoria ed ereditaria nel contesto urbano..
Quando la sede dell’impero si spostò in Milano e dominò direttamente tutta la Cispadania, tale ordine continuò e si ritrovano ora molte epigrafi riguardanti le tre corporazioni artigiane più importanti:
- fabri, che si occupavano della lavorazione e della  commercializzazione di ferro e legno,
- centonari, sarti di vesti grosse per i militari e con dovere di spegnere gli incendi con cenci,
- dendrophori, che si occupavano dell’approvvigionamento e commercializzazione del legname e altre merci, come il vino, vino di Ariminium, molto richiesto a quei tempi, ed erano anch’essi responsabili per spegnere gli incendi.

Nel primo medioevo, al crollo dell'impero romano e per le diverse vicende belliche che influirono sensibilmente sul potere precostituito e la sicurezza, la vita economica, sociale e demografica, che aveva visto nella città latina il suo fulcro, cambiò totalmente.
Aumentò l’importanza del contado: il settore principale dell'economia era ormai divenuto quello agrario, nelle campagne si radicarono le sedi del potere politico ed economico.
I monasteri, le abbazie, nell’Alto Medioevo strinsero forti legami con i vertici politici del potere feudale. Entrambi, Chiesa e Feudo, avevano i loro interessi su un quadro territoriale vastissimo, rappresentante capitali che consentivano l'acquisizione delle materie prime e l'impiego di uomini che potevano essere utilizzati nella lavorazione, trasporto, e commercio sul territorio di influenza e anche allo smercio fuori dai confini dello stesso.

Il castello e il monastero erano entità economiche autosufficienti, anche perché possedevano territori non concentrati in un solo luogo: i feudatari con la forza si impadronivano di territori in varie zone e percepivano tributi, analogamente i monasteri accumulavano territori come donazioni e decime dal contado e i proprietari usufruivano spesso e volentieri di grossi privilegi di natura fiscale.

Le associazioni o collegia che si erano formate liberamente nelle città sotto l’impero e che erano state poi cooptate dall’autorità pubblica persero di importanza, fecero eccezione solo alcune attività più umili ed essenziali per la vita cittadina, come quelle che si interessavano della panificazione e dell cibo in generale e soprattutto dei trasporti. Per questi ultimi le città erano state dotate da parte del regnanti di poteri di sorveglianza e fiscali di passaggio.

Gli artigiani e chi praticava professioni libere dal controllo pubblico si riunirono in confraternite, spesso poste sotto la tutela del vescovo.
La città non era comunque andata persa, rimaneva una realtà ben tangibile, anche se di importanza assai ridotta. Nella città si insediò l'autorità vescovile e lentamente la società urbana si ricompose stimolata da esigenze primarie quali il cibo, i beni di primaria importanza, la ricostruzione di baluardi, mura a difesa della città dall’invasione di vicini, la ricostruzione di edifici e la costruzione di nuovi.

Nelle città, a partire dal XII secolo, nel contesto della generale rinascita economica e urbana si formarono le corporazioni.
Gli storici hanno discusso a lungo sul fatto se le corporazioni medioevali derivassero dalle analoghe organizzazioni romane o se invece fossero una trasformazione delle confraternite legate al mondo ecclesiastico.
Quando nel XII sec, sorsero le istituzioni comunali, dapprima i mercanti e poi le altre principali categorie di professionisti e artigiani vennero via via raggruppandosi in Arti.
Anche in questo caso erano associazioni volontarie del tutto nuove e libere.
Riuscirono poi a imporre il riconoscimento della loro presenza amministrativa e politica e i loro poteri giurisdizionali interni, regolati da statuti che proponevano principalmente due finalità:
- eguaglianza economica tra i membri e
- conservazione del monopolio della loro particolare attività
all’interno di ogni corporazione.
Quindi:

- limitazione del numero di aiutanti che ogni artigiano o commerciante, come maestro, poteva tenere presso di se per imparare l’arte,
- proibizione di concorrenza sleale, definendo la qualità dei prodotti e il tipo di tecniche da adoperare,
- controllo sulla qualità e sull'uniformità dei prodotti e delle tecniche, su orari di lavoro, salari e prezzi.

Il monopolio della produzione veniva mantenuto vietando:
- l’importazione di merci concorrenziali da altre città e
- l'esportazione di materie prime, di manodopera e di conoscenze tecniche.

Ogni corporazione aveva un Santo protettore e i soci e lavoranti erano di fede cristiana. Le ricorrenze religiose, i matrimoni, i funerali richiedevano la partecipazione dell’intera comunità, che spesso aveva una propria chiesa intitolata al Santo protettore.

A tutto ciò si aggiungevano forme di reciproca assistenza e soccorso.

L'Italia centrosettentrionale, con Bologna e Firenze, ebbe uno dei primi esempi di corporativismo in Europa.

Nell’avvento delle prime forme comunali le corporazioni e il loro modo di esprimersi all’interno delle città fu uno spunto per realizzare l'accesso diretto delle arti al governo delle città stessa, ciò favorito dalle continue lotte interne tra vecchie e nuove aristocrazie, tra nobiltà e popolo. I membri degli organi di governo, nelle città che si diedero un regime "popolare", vennero così a essere selezionati ed eletti tra coloro che presiedevano le Arti Maggiori, mercanti, banchieri, notai e giudici.
I mestieri di minore prestigio sociale e scarsa forza economica, Arti Minori, spesso dovettero attendere il XIV e il XV sec. per ottenere dai nuovi stati signorili e territoriali anche il semplice diritto a riunirsi in associazioni autonome.
Il forte legame fra i componenti e l’eguaglianza di intenti si evidenziava anche in riti verso il Santo patrono con feste e processioni pubbliche, alle quali i capi (priori, gonfalonieri o anche anziani) e i membri tutti delle corporazioni partecipavano con le loro insegne e con i loro gonfaloni.

A.I.Pini a proposito di questi riti ci indica un metodo abbastanza simpatico per individuare i capi delle corporazioni e le corporazioni più importanti in ogni città, analizzando i dipinti che venivano sempre fatti per ricordare gli eventi.
Nelle processioni in cui partecipavano tutte le corporazioni, la corporazione più importante era la prima che si presentava al popolo e a questa seguivano in ordine le altre per grado di rilievo, all’interno di ogni gruppo corporativo si presentavano per primi i capi o priori e i gonfalonieri con il gonfalone che distingueva la corporazione e il mestiere svolto, seguivano gli anziani, i maestri, gli apprendisti o scolari, con indicazione sull’abito del mestiere e del maestro da cui dipendevano e da ultimi i garzoni e gli operai che svolgevano le operazioni più umili.

Al grado superiore di maestro, proprietario di una propria bottega ed esercitante un’attività autonoma, si accedeva solo dopo un periodo di formazione e di lavoro dipendente in qualità di apprendista presso un maestro anziano, aver presentato poi, durante un esame, un’opera dell’ingegno valida a confermare la raggiunta abilità nel lavoro.
Come maestro si accedeva alla Corporazione, all’Arte, previo pagamento di una quota in denaro più o meno elevata.
Fin verso la fine del XII sec. non vi furono grandi problemi ad accedere alle Corporazioni. Anzi esse furono uno dei principali strumenti di conquista sociale per il popolo lavoratore sia cittadino che del contado,

Abbiamo già posto in luce la tendenza dei giovani della campagna a raggiungere la città per apprendere un mestiere e stimolati in ciò dai genitori, disposti a pagare una retta ad un maestro perché accettasse il figlio come apprendista.

 

Loggia dei Mercanti

Bologna nel Duecento si trovò in un periodo di rapida crescita economica e politica: il riconoscimento nel 1083, pace di Costanza, dell’istituzione comunale da parte dell’imperatore, lo sviluppo di nuove attività e non ultimo lo Studio, aveva reso la città più dinamica ed economicamente e culturalmente più valida.
Una prima suddivisione in quattro quartieri, Porta Procula, Porta Ravegnana, Porta Piera e Porta Stiera, questo ultimo verso la pianura, dette alla città una sua organizzazione per l’evolversi di servizi sociali ed economici. 
L’aggregazione poi in corporazioni di coloro che svolgevano la stessa attività completarono e formalizzarono la nuova organizzazione cittadina.
Come tante altre città italiane le principali organizzazioni autonome che presero l’avvio furono quella dei mercanti e dei cambiavalute: il crescere dell’economia, il formarsi di nuove attività e quindi di scambi commerciali, portarono, abbiamo visto, il formarsi di una borghesia qualificata e ricca, che aveva voce in capitolo nell’organizzazione comunale, ma il popolo non fu da meno e alcuni decenni dopo si formarono Società di Arti, che richiesero alla città e al podestà cittadino quella identità politica a loro negata precedentemente.

Nel presentare l’evoluzione delle Corporazioni a Bologna e della divisione in Arti Maggiori ed Arti Minori ci sarebbe piaciuto indicare i nomi delle varie Arti, ma ci siamo imbattuti in vari ostacoli. Ogni grossa città avente Corporazioni in epoca medievale  conserva elenchi delle differenti Arti e non facilmente confrontabili con quelle delle altre città, sia per il diverso lessico, sia per la diversa importanza data alle stesse.Spesso gli storici ci indicano elenchi di Arti senza per altro darci notizia del luogo.
Se a Bologna fu indicata ad un certo tempo una suddivisione tra Arti Maggiori ed Arti Minori, Firenze invece, dopo varie lotte, ebbe Arti Maggiori, Arti Medie e Arti Minori.
Il passare da un gruppo all’altro non era comunque molto difficile, il più delle volte dipendeva dall’importanza, in campo economico, di un Priore delle Arti Minori a far sì che l’Arte che presiedeva sino a quel momento venisse poi accolta nel gruppo di quelle Maggiori (o Medie). Abbiamo trovati differenti elenchi per la stessa città a distanza di pochi decenni e senza possibilità di visualizzare documenti esplicativi validi a identificare il motivo di tali variazioni.  
Abbiamo raccolto tra gli altri questo elenco, che poi abbiamo visto essere relativo alle prime Arti di Firenze
• Arte dei Giudici e Notai
• Arte dei Mercatanti (o di Calimala)
• Arte del Cambio
• Arte della Lana
• Arte della Seta (o di Por Santa Maria)
• Arte dei Medici e Speziali
• Arte dei Vaiai e Pellicciai
Seguivano poi le Arti Minori
• Arte dei Beccai
• Arte dei Calzolai
• Arte dei Fabbri
• Arte dei Maestri di Pietra e Legname
• Arte dei Linaioli e Rigattieri
• Arte dei Vinattieri
• Arte degli Albergatori
• Arte degli Oliandoli e Pizzicagnoli
• Arte dei Cuoiai e Galigai
• Arte dei Corazzai e Spadai
• Arte dei Correggiai
• Arte dei Legnaioli
• Arte dei Chiavaioli
• Arte dei Fornai

Alla fine del 1300 essendo aumentato nell’Arte della Lana il numero dei salariati e diventato difficoltoso diventare allievi di maestri, i lavoratori sottopagati, “ciompi”,  dediti alla cardatura e alla pettinatura della lana si sollevarono per ottenere migliori retribuzioni (uno dei primi esempi di sciopero dei lavoratori) e si formarono altre Arti intermedie. Le corporazioni fiorentine, comunque, ebbero uno sviluppo successivo limitato, anzi nel ‘700 erano rimaste solo le Arti dei Giudici e dei Notai
 
In Bologna le corporazioni si svilupparono in modo totalmente diverso.
Come tante altre città italiane le principali organizzazioni autonome che presero l’avvio furono quella dei Mercanti e dei Cambiavalute: il crescere dell’economia, il formarsi di nuove attività e quindi di scambi commerciali, portarono, abbiamo visto, il formarsi di una borghesia qualificata e ricca, che aveva voce in capitolo nell’organizzazione comunale, ma il popolo non fu da meno e alcuni decenni dopo si formarono Società di Arti, che richiesero alla città e al podestà cittadino quella identità politica a loro negata precedentemente.
Dalle 26 Società riconosciute se ne erano staccate un certo numero, tra le quali i Mercanti di panni, i Cambiatori, i Notai e i Giudici, i Medici e gli Speziali, gli Orefici, i fabbricanti di Lana gentile, i fabbricanti di  Seta, i Callegari, i Beccai, che vennero indicati come Arti Maggiori e costituirono l’Universitas Mercatorum, con notevole pessore politico.
Le Società artigiane restanti, alle quali se ne associarono altre, formarono le Arti Minori, che con le Arti Maggiori costituirono  nel complesso le Corporazioni
Alle Arti Minori, aventi pure loro particolari strutture e  statuti, nel 1228 fu accordata una certa dignità politica all’interno del Comune: in questa trasformazione ebbe grande importanza il mercante Giuseppe Toschi che riunì i capi delle Arti e occupò il palazzo comunale con lo scopo di presentare un documento di intenti politici delle Arti all’interno della città. Non durò a lungo tale innovazione.
La costituzione delle Società delle Armi con sede nei vari quartieri, sorte con lo scopo di difendere il comune e assicurare l’ordine pubblico, associazioni libere di cittadini, spessso di derivazione nobiliare, era un’altra caratteristica del Comune medievale. Alla Società delle Armi si aggiungeva la Corporazione degli Scolari.
L’organizzazione del Comune così come viene presentata sembra dovesse assicurare una vita pacifica, ma le continue lotte tra le famiglie nobiliari di partito Guelfo e Ghibellino, provocarono nel 1306 il banno di  diversi personaggi, banniti, che si insediarono nel contado, nella pianura  al confine con la città, spadroneggiando sui coloni e nei borghi della Bassa.

L’oligarchia che si era formata aveva per altro già in parte disgregato l’importanza delle corporazioni a livello comunale.
Nulla era servita la politica di Rolandino Passeggiero, docente di Diritto allo Studio, personaggio di alto prestigio nella Corporazione dei Notai, sostenitore della politica antimagnatizia, cioè avversa all'oligarchia aristocratica di antica investitura imperiale, e vicino alla parte popolare. Rolandino capeggiò a Bologna la fazione guelfa dei Geremei negli scontri anche cruenti con i ghibellini che portarono alle cacciate dei Lambertazzi nel 1274 e nel 1279.
Perdita di potere politico, ma in alcuni casi maggiore autonomia per certe Arti, il cui lavoro non era strettamente connesso al potere cittadino.

Zona Gabella Grossa

Il Papa inviò nel 1332 un Legato Pontificio, Bentrando del Poggetto, come Conte di Bologna, con l’intento di riportare solo alla Chiesa la supremazia sula città.  Il Cardinale era più un militare che un pacifista, cercò di prendere Ferrara e la pianura. I Bolognesi erano ormai sttanchi delle continue angherie delle truppe  pontificie e si rivoltarono al Legato lo costrinsero nel suo Castello di Porta Galliera, che venne distrutto e il Legato fu rinviato al Papa.
Sotto certi aspetti quando il cardinal legato se ne andò da Bologna, sembrò risorgere il Comune, ma con premesse diverse nei confronti delle Arti e comunque con potere in mano ai Pepoli poi ai Visconti, che non riconobbero potere politico alle Arti. 

Ormai era iniziata una nuova era: Bologna con il Cardinale Albornoz nel 1360 si ritrovò sotto il Potere Pontificio, l’aristocrazia bolognese fece atto di sottomissione al Papa inviando due ambasciatori a trattare  la pace.

Rimane da dire che le Corporazioni come elemento di connessione tra chi lavorava neilo stesso mestiere e nel commercio rimasero  un forte legame aggregante e di valore. 
 
Quando in età moderna in Europa e anche in Italia si formarono Stati Nazionali, in essi il potere politico esercitato dai funzionari dei vari stati finì per sostituirsi a quello delle corporazioni che si indebolirono molto anche in campo economico.

Nella seconda metà del sec. XV venne attribuita a un giudice nominato dai consoli delle dodici società d'arte più importanti la facoltà di giudicare le cause nell'ambito dell'esercizio dell'attività mercantile, costituendo un Foro.

 Dal 1580 venne anche istituita la trascrizione su appositi registri degli atti riguardanti le varie società commerciali.
Le corporazioni sia delle Arti Maggiori che delle Arti Minori seguirono il cambiamento e l’esigenza dei tempi moderni, cambiando magari il nome, ma mantenendo le strutture e le regole iniziali, ciò in parte dovuto al fatto di essere sotto lo Stato Pontificio.

Nel Settecento si formò una critica accesa da parte del mondo della cultura: le corporazioni con le regole, gli statuti, la chiusura all’ambito famigliare dei vari lavori erano un ostacolo al progredire della vita economica, quindi le corporazioni furono eliminate quasi ovunque, le loro competenze amministrative vennero destinate ad uffici statali, che presero il nome di Camere di Commercio.

Nei primi anni dell’epoca napoleonica il Foro cambiò nome in Tribunale di Commercio, e successivamente, (1802), venne sostituito dalla Camera primaria di commercio del Dipartimento del Reno, che mantenne le proprie funzioni sino a quando venne esteso anche a tutta l’Italia il Codice di Commercio Francese.

Nel 1811-12 il sistema fu ulteriormente riformato, fu creata a Bologna la Camera di Commercio, Arti e Manifatture, sotto il Ministero dell’Interno, che si mantenne anche durante la Restaurazione.. Solo nel 1835 furono ricostituite dallo Stato Pontificio le Camere di Commercio, Arti e Manifatture Autonome, fra queste quella di Bologna fu una delle più importanti, proprio per la sua posizione geografica e per il tipo di economia e commercio svolto nella città.
La Camera di Bologna fu poi posta nelle condizioni attuali quando si formò l’Italia Unita.

 Nel XX secolo la Camera, che aveva sempre avuto sede nel Palazzo della Mercanzia, nei pressi delle Due Torri, dove nel medioevo era localizzata anche la Dogana Grossa,punto di entrata in cittè da Est, spostò nella zona della Fiera in appositi e più vasti locali del Palazzo degli Affari, costruito nel 1972, la sua sede operativa lasciando nell’antico Palazzo della Mercanzia la Direzione e gli uffici relativi e il patrimonio librario nella Biblioteca al piano terra.
Sono in essa conservati documenti e volumi a partire dal XVI secolo e anche manoscritti relativi all’amministrazione delle prime corporazioni. L’archivio, che conservava documenti datati sin dal 1200, fu raccolto:
- quello più recente, presso la sede camerale del Palazzo degli Affari, mentre
- quello storico è conservato parte nel Palazzo della Mercanzia e parte presso il locale Archivio di Stato, dove erano stati depositati documenti già a partire dal 1924.
Nel 1942 il materiale archiviato fu revisionato con scarto di parecchi documenti non pertinenti. Purtroppo un incendio nel 1956 distrusse circa 35 quintali di carte presso l’Archivio di Stato, causando molte lacune relative in particolare al periodo fascista, anni in cui si cercava di ricostruire il corporativismo.

Tra il 1996 e il 1998 l’intero complesso documentario è stato oggetto di un lavoro di riordino e inventariazione da parte della società di archivisti CRECS di Bologna. Il materiale depositato presso l’Archivio di Stato disponeva già di un inventario (1993) e quello conservato presso la sede camerale disponeva di elenchi.

Parte del materiale disponibile è consultabile dagli studiosi anche via web dall’ottobre 2010, presso il sito della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio ai link postati in sottoimpressione

Biblioteca comunale dell'Archiginnasio > ArchiWeb - Biblioteca digitale > Fondi nel web

Riportiamo qui un sunto dell’elenco dei fascicoli conservati in Archivio di Stato relativi alle Corporazioni, elenco interessante anche per la denominazione delle singole corporazioni che trovano riscontro anche nella toponomastica cittadina.

Archivi delle Arti, (sec. XIV-1797, con documentazione fino al 1833)

   Callegari (lavoravano e commerciavano in scarpe) 
     ° matricola (1545, con annotazioni fino al 1756)

   Cambiatori (cambiatori o cambia valute, banchieri)
     ° congregazioni (1587-1789)
     ° contabilità (1765-1792)
     ° miscellanea (sec. XIV-1787)

   Cartolari (preparazione delle pelli minute)
     ° miscellanea (1692-1793)

   Compagnia dei lavoranti da canapa detta di S. Maria della povertà
     ° matricole (1524-1671)
     ° obbedienze (1695)
     ° contabilità (1585-1723)
     ° miscellanea (1725-1780)

   Gargiolari (lavoravano e commerciavano in canapa)
      ° congregazioni (1588-1756)
      ° istrumenti e scritture (1586-1797)
      ° licenze (1786-1793) 
      ° processi (1663-1764)
      ° contabilità (1569-1796)
      ° miscellanea (1677-1797)

   Arte della lana gentile
      ° statuti e atti (secc. XVII-XVIII, con indice del 1833)
     ° denunce degli "sgargi" (1739-1795)

   Merciari (vendita di borse, bottoni, fibbie)
      ° miscellanea (sec. XVI; 1755)

   Pellizzari (conciavano pelli e commerciavano in cuoio e pelli)
      ° congregazioni (1735-1783)
      ° contabilità (1601-1638)

   Salaroli (lavoravano e commerciavano principalmente in carni salate e cibi conservati) 
Nell’alto Medioevo la corporazione dei salaroli di Bologna aveva il privilegio di confezionare mortadelle e porvi il proprio sigillo, secondo uno statuto del 1242. Tra il 1350 e il 1355 Boccaccio cita il “mortadello” tra le pagine finali del Decamerone. 
     
       ° statuti e documenti (1376-1579)

    Arte della seta
       °matricole (1565)
       °congregazioni (1398-1472; 1577-1655) 
       °ordini e mandati (1608-1679)
       °obbedienze e patti (1614-1768)
       °fideiussioni dei calderani (1619-1696)
       °licenze concesse (1609-1677)
       °sensali (1662-1713, con docc. dal 1569 e al 1784)
       °visite alle botteghe (1751-1782)
       °querele (1645-1692)
       °giurisdizione interna (1530-1768)
       °processi e scritture (1538-1748)
       °Società dei mercanti fabbricatori da velo e Dazio del 
         Pavaglione (sec. XVI-1822) (il velo di seta bolognese era il
         più richiesto in tutta l’Europa)
       °libri mastri, giornali e altri contabili (1451-1797)
       °libri per la cappella, regg. 3 (1600-1641)
       °notizie (secc. XVI-XVIII)
       °miscellanea (sec. XVI-1736)

Foro dei mercanti (1602-1802, con antecedente del 1512).

      • libri delle accomandite (1704-1802)
      • ammissioni e fideiussioni di sensali (1602-1796)
      • giurisdizione relativa ai sensali (1606-1648)
      • miscellanea relativa ai sensali (1607-1792, con antecedente
          del 1512) 
      • chincaglieri ed olandini (1745-1753)

Camera di commercio (1803-) (1779-1993)

      • Deliberazioni o del Consiglio (1917-1918)
        ° del commissario straordinario e del prefetto presidente
          (1923-1927)
        °del Consiglio generale (affissioni) (1928-1931)
        °del Consiglio di Presidenza (affissioni) (1928-1931)
        °del Consiglio generale e del Comitato di Presidenza
          (affissioni) (1932-1939)
        °del Consiglio generale e del Comitato di Presidenza (1932-
         1940)
        °del Comitato di Presidenza, deliberazioni Presidenziali e
          verbali del Consiglio generale (1940-1941)
        °del Comitato di Presidenza (affissioni) (1942-1943)
        °presidenziali (affissioni) (1942-1945)
        °della Giunta camerale (affissioni) (1945-1956)
        °commissariali e presidenziali d’urgenza (1945-1962)
        °del prefetto commissario straordinario (affissioni) (1949-
          1950) 
        °elenchi deliberazioni degli organi e delle commissioni 
          camerali (1911-1930; 1938-1945; 1952-1956)
        °registri per la pubblicazione delle deliberazioni (1916-
          1917; 1919-1943; 1945-1952) 
        °registri delle deliberazioni soggette all’approvazione del
          Ministero (1938-1941)

• Verbali o delle adunanze della Camera e del Consiglio (1803-1862)
         °delle sezioni della Camera 1852-1859 e delle Commissioni
           speciali 1854-1859 (1852-1859)
         °delle adunanze della Camera e del Consiglio (1863-1923)
         °a stampa delle adunanze del Consiglio (1908-1916; 1919-
           1923)
         °a stampa del Consiglio a sezioni riunite, del Consiglio di
           Presidenza e del Comitato di Presidenza (1928-1939)
         °della Giunta camerale e deliberazioni del commissario
            straordinario (1945-1955)
          °della Consulta economica provinciale (1947-1953)

• Elenchi delle circolari ministeriali (1943-1972)

• Protocolli o protocollo generale (1803-1955) 
           °protocollo U.P.I.C. (1946-1955)
           °protocollo Ufficio statistica (1941-1944; 1949-1955)
           °protocollo Ufficio approvvigionamento combustibili
             (1944)
           °protocollo Comitato provinciale coordinamento e
              disciplina prezzi (1945-1948; 1951-1954)
           °protocollo carteggio con la Prefettura per ricorsi e
             autorizzazioni al commercio ambulante (1951-1955)
           °protocollo Ufficio carbolegna (1944-1945)
           °protocollo Sezione industriale (1943-1944)
           °protocollo del registro ditte (1923)

• Atti
          °atti 1803-1834 (1779-1861, con un opuscolo a stampa del
            1584)
          °atti 1835-1862 (1817-1875, con alcuni documenti dei
             secc. XVII-XVIII)
          °atti 1863-1927 (1826-1937, con alcuni documenti dei
             secc. XVII-XVIII)
          °atti 1928-1955 (1807-1988)
          °strumenti di corredo agli atti (secc. XIX-XX)

• Tasse e pesi camerali
           °ruolo dei contribuenti per il "prestito" del 1809 (1809)
           °ruoli dei contribuenti 1804-1813 (1804-1813)
           °ruoli dei contribuenti 1814-1862 (1814-1817; 1819-1862)
           °ruoli dei contribuenti 1863-1930, Comune di Bologna e
              frazioni (1863-1930, con lacune)
           °ruoli dei contribuenti 1864-1930, Comuni foresi (1864;
             1866-1930) 
           °ruoli dei contribuenti, copie per la riscossione (1856-
             1862)
           °registri per la formazione dei ruoli, Frazioni del Comune
             di Bologna (1871-1910)
           °ruolo dell’imposta di ricchezza mobile (1881)
           °registri suppletivi, Comune di Bologna e comuni foresi
              (1925, 1927-1928; 1930)
           °ricevute di pagamento delle tasse (1805-1837; 1856-
               1863)
           °elenchi di contribuenti per le tasse del 1813 (1813 ?)
           °registri dei residui della tassa commerciale (1856-1861)
           °riparti per l’imposta camerale (1921-1969, con
              documenti del 1971)

• Licenze
            °panifici (1928-1993)
            °molini, licenze revocate (1930-1967, con allegati dal
               1920)
            °depositi e fabbriche di margarina, licenze revocate
              (1951-1985)

• Pratiche per Concessioni forestali (1933-1961)
• Verbali di deposito dei brevetti e marchi (1923-1957)
• Contabilità o registri contabili (1846-1872)
          °partitari competenze (1945-1955)
          °mandati di pagamento relativi ai contributi I.N.P.S. (1945-
            1957)
          °tabelle delle competenze corrisposte al personale (1947-
             1955)
• Registri vari relativi al personale
          °registro del personale avventizio (1921-1953)
          °assicurazione infortuni sul lavoro: libri matricola del
             personale (1921-1956)
• Miscellanea di atti, carteggio e stampe (1411-1890)
• Frammenti di carteggio relativi a fiere e mercati (1804-1834)
• Archivio del Registro delle ditte
           °posizioni delle ditte (1804-1978, con antecedenti dal
             1788 e allegati fino al 1986)
           °registri delle notificazioni (1804-1842)
           °registri delle ditte (1911-1925)
           °strumenti di corredo (secc. XIX-XX)
           °denunce di commercianti stranieri(1852-1853)
           °registri dei fallimenti (1899-1941) Deputazione della
            Fiera  del Pavaglione, poi Mercato serico di Bologna
            (1786-1859). Documenta l’attività e l’amministrazione
            dell’annuale fiera dei bozzoli bolognese, di competenza
            del Consiglio di manifatture e commercio; dal 1835 il
           carteggio si trova nell’archivio della Camera di
           commercio.

• verbali della Camera e della Deputazione (1816-1856)
• atti della Deputazione (1810-1863)
• registri della Fiera del Pavaglione:
          °registri del folicello (1786-1856)
          °registri delle deleghe e delle sicurtà (1794-1804)
          °registri dell’amministrazione della fiera (1826-1859)
          °registri vari (1801-1843)

Altra raccolta di documenti riguardanti le corporazioni d'Arti sono conservati alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio.
La maggior parte dei documenti conservati riguardano l’Arte dei Drappieri, Strazzaroli  e Zavagli, compagnia bolognese che ebbe il suo sviluppo dal XVI al XVIII secolo.
A questi documenti, acquistati dalla Libreria Gandolfi nel 1927, si aggiunsero alcuni dell’Arte dei Falegnami  e due riguardanti l’Arte dei Fabbri che formavano un corpo unico con i precedenti dei Falegnami.
Fra le carte acquistate, raccolte nel fondo speciale Manoscritti B, sono conservati diversi nuclei di documentazione provenienti dai dispersi archivi delle Arti bolognesi o a queste relativi, si tratta in generale di strumenti, processi, carte d'amministrazione, carteggio, bandi e decreti a stampa.
Documentazione riguardante le Arti bolognesi è inoltre presente nel fondo speciale Gozzadini e  nel fondo speciale Malvezzi de' Medici.

Parte dei materiali compresi nei Manoscritti B proviene da due diverse donazioni (1865 e 1875) della Camera di Commercio ed Arti di Bologna al Municipio di Bologna. I manoscritti più preziosi donati dalla Camera di Commercio al Municipio vennero poi dati all'attuale Museo civico medievale; la rimanente documentazione custodita presso la Camera di Commercio, che aveva raccolto quanto degli archivi delle Arti era sopravvissuto alla dispersione verificatasi dopo le soppressioni di età napoleonica, in parte rimase presso tale istituto (Archivio storico, fondo Archivi delle Arti), in parte è rappresentata dal materiale sopra citato depositata presso l'Archivio di Stato di Bologna e parte di manoscritti dell'archivio dell'Arte dei Drappieri e Strazzaroli è conservata nella Raccolta Sorbelli della Biblioteca Estense di Modena.
I vari archivi dell'Arte dei Drappieri e Strazzaroli e dell'Arte dei Falegnami e Fabbri possono essere quindi, almeno in parte, ricostituiti 
 Il vasto materiale dà solo un'idea della raccolta che doveva essere stata fatta all'interno delle Corporazioni nei vari secoli e delle variazioni dei nomi.

Indichiamo ora alcune vie ancora esistenti che erano siti in cui operavano le Corporazioni:

via Altaseta, farebbe riferimento alla lavorazione della seta, a depositi della seta migliore.

 

via Arienti, o Borgo degli Arienti  fanno riferimento alla lavorazione dell’argento o ariento (med.)

 

via Battibecco, la strada potrebbe avere origine, secondo il Salaroli, a un qualche strumento usato da qualche Arte, ad esempio n el latino medioevale bichus significa maglio o grosso martello usato dai selciatori

 

via Battirame  e tutti i toponimi entro parentesi (Battiferro, Idraulico,Incisore,Intagliatore,Legatore, Litografo, Mobiliere, Muratore, Selciatore, dei Terraioli, Tappezziere,  Tagliapietre, Terraioli, Tessitori, Vetraio) indicano il complesso di strade con nomi indicanti artigiani e lavoratori in varie materie. Possono derivare da toponimi già esistenti nel medioevo oppure , come Litografo, nati negli ultimi tempi. 

 

via Bertiera, secondo lo Zanti l’origine  dovrebbe essere da alcuni maestri che  cucivano berette, brette in bolognese

 

via delle Tovaglie o Borgo delle Tovaglie,  dove si  ordivano e tessevano tovaglie e tovaglioli, i Tovagliari come Arte furono uniti ai Tessitori

 

via Calzolerie, o Calciolarie, esistevano in essa botteghe di calzolai e vi era la sede  dell’Arte dei Calzolari

 

via Caprerie, sede tradizionale dei macellai ed di venditori di carne ovina, in tale via aveva case la famiglia Scannabecchi che pare esercitasse tale mestiere

 

via dei Vestiari, la denominazione ricorda una delle corporazioni di mestieri della Bononia Romana, quella dei vestiari, sarti, merciai

 

via dei Gargiolari, ha origine da lavoranti della canapa, da gargiòl o “canapa lavorata”  in dialetto bolognese

 

via dei Lapidari, dalla corporazione di  Bononia Romana degli Scalpellini

 

via degli Orefici, qui erano numerose botteghe, tuttora esistenti, di orefici, che qui avevano la sede della loro corporazione

 

via dell’ Oro o  Borgo dell’Oro, originato dalle  fornaci e fucine che lavoravano l’oro

 

via Pellacani, ora via Giuseppe Petroni (1889), era  sede di numerosi conciatori di pellami che avevano qui anche la sede della loro Compagnia

 

via Pescherie  Vecchie, o Pescarie, luogo dove si vendeva il pesce


via de’ Pignattari o Dazio del vino, in quanto era  la sede  dell’Arte dei brentatori, coloro che portavano alla città l’uva per fare il vino e nella stessa zona era una fornace per la cottura delle pignatte ed altri vasellami.

 

Non abbiamo fatto riferimento  nell’elenco sopra riportato dei luoghi in cui erano insediate tali vecchie strade essendo più interessati ai lavori che in esse erano svolti, comunque con una anche piccola guida della città di Bologna è facile localizzarle.

 

 

Ci domanderete anche perchè abbiamo dato tanta importanza a questo argomento: il contado, o Bassa Bolognese , e la città sono sempre stati tra loro connessi.
Nella Bassa venivano quasi tutte prodotte le merci che le corporazioni di mercanti poi vendevano in Italia ed anche in buona parte dell'Europa. La Seta, la Canapa, i prodotti agricoli ed anche tanti manufatti erano costruiti nei borghi della Bassa.

E nel periodo del XVIII XIX secolo la nostra canapa viaggiava tramite le vie dell'Appennino sino a Genova per essere trasportata e venduta in America a fabbricare abiti da lavoro: jeans.

Inoltre vedremo che dalla Bassa arrivavano in città anche tanti studiosi per accedere all'istruzione all'Università


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