Capitolo undicesimo - Vita Medievale: 9 - Comuni, Borghesia e Signorie



Si può far risalire l’organizzazione comunale medievale al Municipio romano, comunità cittadina legata a Roma, ma priva dei diritti politici propri dei cittadini romani, che aveva conservato i propri magistrati e una certa autonomia amministrativa.
Con l'estensione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero (212 d.C.), i municipi persero la loro condizione particolare: ora essere cittadini significava essere uomini liberi e partecipare al governo della città.

In età medievale al termine municipio si sovrappose quella di Comune e la cittadinanza perse parte del proprio valore politico riducendosi a definire la semplice residenza di un individuo entro le mura di una città.

Questa ipotesi sull’origine del Comune deriva dagli storici F. von Savigny e E.Mayer, ma non è condivisa da altri secondo i quali il Comune sarebbe stato il risultato dell'evoluzione della società feudale, mentre un’ulteriore ipotesi afferma che il Comune nacque là dove mercanti e artigiani, costruirono un burgus  (da cui il nome "borghesi"), facendovi valere un nuovo e particolare sistema giuridico.
Questa ultima ipotesi ci lascia un po’ interdetti in quanto ci porterebbe a Comuni soprattutto nel centro e nord Europa, dove tra l’altro il termine burgus è facilmente riscontrabile nelle indicazioni topografiche a scapito poi delle città del sud Europa.

Al di là delle diverse ipotesi, resta il fatto che si riscontrò nel medioevo una grande diversità di tipi di Comune, che per altro scaturì molto probabilmente dalla necessità di trovare un assetto stabile di potere dopo la caduta dell'impero carolingio nell’888.

Essere cittadini significava essere uomini liberi e partecipare al governo della città.

Sul finire del sec. XI i cittadini iniziarono a riunirsi in associazioni giurate (coniurationes) e a eleggere propri magistrati, i consoli, che avevano il compito di appianare i contrasti interni e di promuovere e difendere le immunità e i privilegi dei membri.
Si ebbe perciò una diminuzione sempre più accentuata della autorità dei grandi feudatari, conti, marchesi e visconti, sia nei centri urbani, sia nel contado.
I comuni cittadini non di rado influirono sull’autonomia delle comunità rurali che si erano già costituite in comuni rustici o borghi.

Nelle città più evolute si sviluppò una classe sociale nuova, benestante, che viveva ed operava nel commercio e nell'artigianato, e che non voleva più sottostare alle leggi feudali, imperiali ed ecclesiastiche: richiedeva una maggiore autonomia.  I cittadini ritenevano di dover essere soggetti a una giurisdizione diversa, richiedevano leggi proprie, tribunali e organi amministrativi propri.

Riconoscendo di avere interessi comuni da contrapporre alle pretese dei signori, i cittadini si associarono tra loro con un giuramento di solidarietà e reciproco soccorso.
Questa associazione privata fu l’inizio del comune medioevale, che rappresentava un modo diverso di concepire la vita cittadina.

La perdita dell'autorità politica e amministrativa non piacque a chi sino allora aveva avuto il potere in mano e quindi numerose insurrezioni scoppiarono nelle maggiori città della Francia, dell’Italia e della Germania (XI e XII sec.) contro i vescovi-conti e i feudatari.
La rivolta di chi voleva cambiare fu anche favorita dalla necessità di denaro da parte delle classi al potere continuamente in lotta tra di loro, e i cittadini con il lavoro e il commercio ne stavano accumulando ed erano disposti al prestito, spesso ad usura.

Con la violenza o con il denaro i cittadini organizzati in comunità prima private, poi organizzate e pubbliche,  ottennero il diritto di governarsi da soli in molte città dell'Europa occidentale.
Le modalità e i tempi della formazione del comune furono differenti da zona a zona, comunque la spinta iniziale e fondamentale fu sempre data dalla borghesia.
I mutamenti economici in città e i diversi rapporti tra città, nobiltà e clero avevano già influito sui rapporti tra città e contado: si erano ridotte in ampiezza le proprietà ecclesiastiche e nobiliari, che erano passate nelle mani di nuovi proprietari, che avevano bonificato anche gli appezzamenti prima abbandonati dai contadini passati alla città .

Specialmente nella  Bassa Bolognese si prosciugarono e concimarono i terreni allagati dalle frequenti esondaazioni rendendoli di nuovo fertili e si ampliarono e modificarono i metodi di coltivazione.

Nei primi tempi della vita del comune la nobiltà tenne in mano il potere politico insieme con i mercanti più ricchi.

Fin quando il comune fu un'emanazione di associazioni private i suoi organi erano il parlamento (arengo) e il consiglio dei boni homines. Quando il comune divenne pubblico e coincise con il governo della città i suoi organi politici furono:
• i Consoli (eletti o estratti a sorte)
• il Consiglio Maggiore, formato dai membri delle famiglie più potenti, con il compito di elaborare leggi e normative locali eguali per tutti, trattare gli affari politici generali;
• Consiglio Minore o di cresenza (fiducia). 

Gli imperatori di Germania, che avevano perso il potere sulle città, pretesero specialmente dai comuni dell'Italia centrosettentrionale la restituzione dei diritti imperiali (i regalia iura) che essi avevano disatteso, il conflitto che ne nacque vide Federico I Barbarossa contro le città in un tentativo di ricostruzione amministrativa dell'impero e la sua sconfitta dopo una guerra durata dal 1158 al 1183, che si concluse con la Pace di Costanza e il riconoscere ai comuni le stesse prerogative dei feudatari, in cambio del riconoscimento formale della sovranità dell'impero da parte dei comuni stessi.

La fortissima conflittualità che si era formata nei sec. XII e XIII tra le famiglie nobili, che controllavano il potere all'interno dei comuni tramite il consolato, rese necessaria la sostituzione del consolato con un magistrato unico, supremo organo di governo, il Podestà [1] non della stessa città e facente funzioni per un tempo limitato, un anno e sei mesi al massimo.
Il Podestà, aiutato da collaboratori, anch’essi estranei alla città stessa, controllato da un collegio di “sindaci” sulla base di statuti, spesso diversi da comune a comune, esercitava poteri giurisdizionali e militari, convocava i consigli e ne dirigeva i lavori.
Il ceto dirigente urbano fu completato da notai, giudici, giurisperiti, che il crescere delle esigenze giuridiche e amministrative della città attirava all'interno delle mura.

Contemporaneamente acquisirono sempre maggior importanza economica e politica le Corporazioni, i nuovi ceti dei mercanti e degli artigiani, organizzati nelle arti, arti maggiori ed arti minori, costituirono un Comune Minore, contrapposto al preesistente Comune Maggiore di origine aristocratica, e si dotarono di un proprio magistrato, il Capitano del popolo.

Tali  associazioni di mestiere acquisirono un peso sempre più rilevante nella vita politica e, quasi ovunque, rappresentavano la soluzione obbligata alla lotta tra nobiltà e ceti urbani emergenti.
Le Corporazioni delle Arti che si differenziavano in Arti Maggiori, intellettuali, giudici, fabbricanti di tessuti preziosi, e Arti Minori, artigiani, in alcuni comuni potenti erano strettamente sotto il controllo del potere centrale,  avevano anche potere politico, ma durante le successive Signorie lo persero.
Intorno al 1250 si aprì la lotta tra queste due fazioni, lotta che si risolse di fatto con il predominio delle famiglie di banchieri, grandi mercanti, grandi produttori di tessuti, che tendevano sempre più ad assimilarsi ai modi di vita e alla cultura della nobiltà.

 Nel sec. XIV la necessità di garantire la sicurezza delle vie di comunicazione indispensabile ai commerci incoraggiò l'espansionismo dei comuni maggiori, che sottomisero i comuni minori limitrofi.
La perenne conflittualità interna avvallò le oligarchie cittadine nell’affidare il governo a comandanti chiamati a esercitare una sorta di dittatura militare per un periodo limitato. Spesso questi riuscirono a perpetuare il potere e renderlo dinastico, svuotando così progressivamente di significato reale le istituzioni comunali e dando vita all'Epoca delle Signorie.

Dato che ci siamo inoltrati nella città e ne abbiamo già in parte analizzate le trasformazioni politiche ed economiche, citando la nobiltà, il clero, la borghesia che in città vivevano e comandavano, crediamo sia arrivato il momento di fare un breve sunto di chi nel medioevo ebbe il potere in Bologna.
Sarà un elenco con date, ce ne scusiamo…le date per altro non le amiamo, ma in questo contesto diventano necessarie per focalizzare i momenti e i personaggi che ebbero il potere all’interno delle mura e purtroppo anche nella bassa bolognese, fuori dalle mura medievali.

In Bologna si alternano nobiltà, chiesa e comune, non esiste un solo comune, non esiste una sola signoria, come nelle città circostanti, ed essendo città di transito soffre di tutte le guerre, è coinvolta suo malgrado in dissidi di potere da varie parti. 

Nell’Alto medioevo Bologna è ridotta entro le mura di selenite, distrutta in varie parti, perde ogni influenza politica ed economica

- V sec. d.C. risorge e riacquista la sua importanza sotto il vescovo Petronio

 - VI sec. coinvolgimento nella guerra tra Goti e Bizantini - avamposto Bizantino fino al 680

- 727-774 re Liutprando, longobardo, conquista Bologna

- 774 Carlo Magno restituisce la città al Papato

- 1088 inizio dello Studio bolognese

- 1106 la città rifiorisce, la sede vescovile Bolognese si separa da quella Ravennate

- 1115, contrasti della sede vescovile bolognese con l’impero, distruzione della Rocca sede del governo imperiale .
La Rocca Imperiale era situata all'incrocio tra le attuali via di Galiera, via Monari, via Porta di Castello.
In particolare via Porta di Castello, che presenta un dosso accentuato ci fa notare il guasto dovuto alla rovina della Rocca. Su tale guasto furono poi costruiti nel tempo vari fabbricati, riportanti tanti nomi diversi in funzione dei proprietari che vi si avvicendarono.

- 1116-1123 primo governo comunale, con mercanti, proprietari terrieri e giuristi; si considera valida questa data in quanto i primi Consoli furono nominati in quegli anni con il beneplacito vescovile 

- 1167 inizio della lotta con Federico I Barbarossa, alleanza con la Lega Lombarda

- 1188 pace di Costanza e riconoscimento imperiale del nuovo sistema governativo comunale

- 1228 da Comune oligarchico, predominio di Nobiltà e Chiesa, a Comune popolare

 -1249 battaglia di Fossalta, predominio sulla Romagna, cattura di Re Enzo

- 1274 cacciata da Bologna dei partigiani dell’Imperatore, sono la famiglia Lambertazzi e  i relativi sostenitori. Vittoria dei Geremei, sostenitori del Papa, e consegna definitiva della città al Papa. Sorgono in quei tempi i maggiori edifici pubblici e successivamente le Chiese di S. Stefano e l’inizio della fabbriceria di S. Petronio, che verrà poi costruito a partire dal 1390. Nuovo assetto dei pubblici edifici e sistemazione della Piazza Maggiore. Bologna gode per cinquanta anni di un periodo luminoso.

-1325 sconfitta di Zappolino a cui segue la chiamata da parte del Papa del cardinale Bertrando del Poggetto che elimina le autorità comunali, Podestà e capitano del Popolo, e fortifica la città verso la pianura con la costruzione della fortezza di Porta Galliera

- 1334 cacciata del Cardinale e ritorno del Comune. Nuove lotte interne tra le famiglie nobili per acquisire il  potere sulla città.

- 1337 lotta tra la famiglia Galluzzi e la famiglia Pepoli, vincita di questa ultima.

- 1338 sotto il dominio di Taddeo Pepoli scoppia la Peste Nera, circa 20.000 morti su una popolazione di 50.000 individui

- 1347 vendita di Bologna ai Visconti e successiva contesa con la Chiesa nella persona del Cardinale Albornoz che ottiene nel 1360 la signoria della città

- 1361 il cardinale sconfigge definitivamente i Visconti nella battaglia di S. Ruffillo e pone Bologna nuovamente sotto il dominio della Chiesa e dei suoi Legati Pontifici.

- 1376 ribellione del popolo, secondo libero Comune all’insegna del motto Libertas, che viene scritto sul gonfalone comunale. Sotto il Governo dei Riformatori dello Stato della Libertà si ebbero trenta anni di fulgore sia politico che economico, estensione del territorio con l’annessione di Cento, Pieve di Cento, incastellamento di Castel d’Argile, Budrio, Molinella, Medicina, San Giorgio di Piano, S. Agata e Castel Bolognese

- 1401 di nuovo cacciata del Legato Pontificio: Giovanni I Bentivoglio diviene Signore di Bologna e Gonfalone di Giustizia a vita, ma per un solo anno, data la morte nell’anno successivo

- 1402 segue il figlio Antongaleazzo Bentivoglio, che rimane il  signore di Bologna e contado sino al 1437

- 1443-45 Annibale I Bentivoglio figlio naturale di Antongaleazzo, dopo varie dispute fra parenti succede al padre

- 1445-1463 Sante Bentivoglio, cugino di Annibale e che godeva del sostegno dei Medici di Papa Nicolò V, si ricreò un regime feudale e si costituì un Senato comunale composto da nobili, nuovi ricchi e nobiltà ecclesiastica e vennero stretti accordi con le signorie confinanti

- 1463- 1506 Giovanni II, figlio di Annibale, pose le basi di una città splendida, urbanisticamente rinnovata, dove architettura e pittura rifiorirono e le giostre e le feste erano all’ordine del giorno.
Nella sua prima fase di governo, portò Bologna ai livelli delle più splendide corti rinascimentali. Completò la costruzione del santuoso Palazzo Bentivoglio iniziato nel 1460 sulla Strada S. Donato, che divenne il nuovo centro politico e culturale della città. Vennero restaurati palazzi già esistenti, come il Palazzo del Podestà, e costruite nuove dimore nobiliari.
Numerosi artisti, tra i quali Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, furono attirati alla corte bolognese.
Lorenzo Costa affrescò il Castello di Ponte Poledrano, ora Comune di Bentivoglio, e la cappella di famiglia in San Giacomo Maggiore.
Il governo di Giovanni II fu funestato da diverse diatribe con altri nobili bolognesi e per il comportamento dei membri della famiglia, sino alla strage della famiglia Marescotti: i bolognesi chiesero l’aiuto di papa Giulio II che cacciò i Bentivoglio dalla città.

Con la cacciata dei Bentivoglio, Bologna rimase per quasi tre secoli (fino al termine del '700) stabilmente inglobata nello Stato della Chiesa, ma come seconda città più importante.

L’alternarsi di Comuni, Signorie, l'importanza acquisita dalla Borghesia, le lotte continue tra fazioni diverse, malgrado l’operosità all’interno delle mura, che attirava continui lavoratori dalle campagne, non migliorò senz’altro il tenore della vita del popolo.
Costretto a lavorare in zone umide, in opifici operanti ad energia idraulica prodotta dalle acque dei canali che attraversavano la città, il popolo, mal pagato, malnutrito, non era riuscito entrando in città ad ottenere ciò a cui aspirava emigrando all’interno delle mura. Anzi era costretto ad abitare in case fatiscenti, ad abbandonare il lavoro in età ancora giovanile, l’effetto del lavoro si vedeva sul corpo già degli uomini giovani, dei fanciulli e delle donne dei setifici.

Vedere uno storpio o un cieco ancora in giovane età mendicare agli angoli delle strade, sotto i portici o sopra i sedili davanti alle case nobili in attesa degli avanzi della tavola del signore era nel basso medioevo una vista normale. Non esistevano previdenze a quei tempi per gli operai malati o in tarda età impossibilitati a lavorare.

mendico, cieco e storpio

 

Esistevano nei vari Comuni della Pianura e dell’Appennino i Medici Condotti, figure di riferimento per tutto quanto riguardava l’assistenza sanitaria e le problematiche legate all’igiene e alla prevenzione nel paese di competenza.


Il medico condotto aveva l’obbligo di residenza nel comune o nel quartiere comunale dove aveva la “condotta”,

 

 

Garantiva la sua presenza continuativa curando, gratuitamente, gli indigenti riconosciuti dalle autorità del comune ed riceveva lo stipendio dal Comune.

Iniziò proprio nel periodo comunale il contratto tra il Comune e i medici per “condurre” ( da qui il termine “condotta”) la sua opera agli indigenti.
Gli ospedali, normalmente creati nei pressi dei monasteri e gestiti dai monaci, erano poco numerosi e quando potevano spesso accoglievano i malati e i vecchi, ma quando la malattia era già terminale.
Tale situazione non migliorò con il passare dei secoli.
I problemi sociali dovuti al lavoro a bagno per lunghe ore sono continuati dall'XI secolo alla fine del XVIII sec., non esistevano pensionamenti per invalidità e vecchiaia, sovvenzioni per chi non poteva lavorare in certe condizioni.

La vita media nel bolognese, nell'XI secolo, era 37 anni comprendendo sia i lavoratori che chi dava da lavorare e ancora la vita media era di 33 anni per le rilevazioni statistiche nel 1879-83, si passò a 48 anni nel 1907-11, a 70 per il 1950-52, a 80 per il 1988-90.

Tanti sono i fattori che potevano influire sulla variazione della vita media, come la grande mortalità neo-natale e la mortalità femminile per parto, ler epidemie, ma senz'altro le condizioni di lavoro e il lavoro infantile, la dicono grossa, sino al 1800 e non si può parlare solo di ricerca medica avanzata rispetto agli altri secoli.
Uno sguardo ai Libri dei Morti del 1600, prima dell’ultima grande peste del 1630 e qualche decina di anni dopo, ci rivelano che un nato vivo nel contado aveva una vita media più lunga che nella città.

Un’altra osservazione si può fare in riferimento al popolo che lavorò sino al XVIII secolo negli opifici cittadini e della pianura condotti ad energia idraulica, sia nella città principale, Bologna, e nelle varie cittadine ad essa legate. 

Il Viaggio in Italia era frequente fra le persone colte ed agiate del centro e nord Europa e tanti libri su tali viaggi sono stati scritti e ce li siamo ritrovati tra le mani studiando la Letteratura del Romanticismo: i vari viaggiatori raramente si fermavano a Bologna (ancora adesso…ma ciò dipende dai tours operators), non vi erano rovine, ruderi romani da visitare ed ammirare e le torri di Bologna lasciavano interdetti (“erano state costruite pendenti appositamente?”), ma soprattutto il fetore dei canali, delle fabbriche, i mendicanti che assalivano il turista, la miseria che nascondeva quei palazzi di mattoni rossi, coperti da lunghi portici, utili solo in periodo di pioggia o sole intenso, facevano raramente sostare l’europeo, che preferiva raggiungere Roma e Napoli.

E nei diari di viaggio Bologna veniva considerata come un posto valido solo per far visita ad un conoscente dello stesso ceto sociale e sedersi con esso attorno ad una tavola ben imbandita.


Palazzo dei Notai

Queste categorie, avendo acquistato un potere finanziario sempre  maggiore,  sentirono  l'esigenza di  ottenere che la loro presenza e la loro voce nella vita politica ed amministrativa della città fosse tenuta sempre in maggior considerazione.

La Lotta per le Investiture fece buon gioco alle loro aspettative: le antiche famiglie signorili, impegnate a sostenere o il Papato o l’Impero, si erano indebitate con questo gruppo di borghesi, che via via si sostituiva in parte ad esse nel possesso delle terre del contado e dei privilegi annessi, inoltre ebbe buon gioco anche con l’Imperatore e con i Vescovi Conti, che dovevano armare numerose compagnie e si finanziavano indebitandosi sempre con i borghesi.

Questo nuovo ceto costrinse, soprattutto l'Impero, ad accettare il loro programma politico-amministrativo nelle città e nei borghi rurali, ottenendo per i rispettivi comuni quelle elargizioni che sino allora erano state dei feudi signorili o religiosi.

L’avvento della borghesia non si verificò, comunque, in un unico atto, ma progressivamente e senza fatti cruenti e  negativi.
La borghesia, elemento centrale alla nobiltà-clero e alla plebe, aveva il potere di controllare queste due entità contemporaneamente: per la nobiltà e il clero era la detentrice dei mezzi finanziari, e agiva prestando moneta per lo più in cambio di terreni ed edifici cittadini e rurali, mentre per la plebe rappresentava la possibilità di lavoro, in quanto la borghesia investiva il proprio denaro nel commercio, nella lavorazione e trasformazione dei prodotti della terre acquisite e nella apertura di nuovi opifici.

 Si  definivano così in una unica potenza i tre elementi dell’economia che si sarebbe sviluppata nel futuro industriale:

        terra, capitale, lavoro.

Questa triade non venne comunque accettata da tutti gli storici dei secoli successivi, quando rivalutando il Medioevo ne analizzarono l’importanza effettiva.

Infatti gli scrittori della scuola romantica videro nella borghesia la forza disgregatrice del vecchio ordine signorile ed esaltarono le istituzioni rappresentative delle piccole signorie italiane che avevano “permesso l’affermazione” di un nuovo ceto medio di uomini “liberi”, che avevano portato alla creazione, dapprima in Italia, che nell’intera Europa, di liberi comuni e  dando origine ad un gruppo sociale capace di  soddisfare in pieno le esigenze politiche ed economiche delle città.

Altri storici misero in rilievo l'aspetto rivoluzionario dell'ascesa della borghesia, nei comuni, come rivolta comunale, quindi come vittoria borghese sul potere  feudale.

Il periodo storico, che vede lo scontro tra i piccoli comuni italiani, in difesa delle loro autonomie, e la forza dell'Impero e del Papato, gelosi delle loro prerogative, viene visto da questi ultimi storici incentrato sulla lotta contro il potere assoluto, voluta e condotta avanti dal popolo tutto e non soltanto dal ceto medio-borghese:
          il fine era raggiungere e mantenere “libertà”.

L’ascesa della borghesia ebbe comunque nelle varie città e borghi fasi alterne e diverse da regione a regione.
Quale fosse il luogo e il periodo le mire della borghesia, la massima e costante aspirazione, specie per la borghesia italiana, era sostituirsi alla nobiltà e al clero  nella conduzione delle città, sviluppando le attività imprenditoriali, al riparo da rischi e rovine, affermando sempre più il suo dominio sulla vita economica in tutti i suoi  aspetti, utilizzando tutte le possibilità innovatrici.
Ciò spiega anche l’aspirazione da parte dei borghesi del titolo di cavaliere e, perché no?, di nobile,( vedere Taddeo Pepoli che da banchiere divenne signore di Bologna).
 
Spesso scorrendo antichi alberi genealogici si notano casati nobiliari con  origini borghesi e matrimoni tra borghesi e donne nobili, per ottenere l’appoggio di nuovi signori e principi.

Questo ci spiega perché, da un lato, la borghesia non esitò talvolta a sfruttare il malcontento della plebe stessa contro le autorità preesistenti per abbatterne il potere: la borghesia fu sempre pronta a soffocare ed a reprimere le aspirazioni dei ceti sociali inferiori e in alcune occasioni non si fece scrupolo di sostenere movimenti ereticali, al fine di smantellare il potere temporale del clero, pronta poi a smentire e a condannare tali movimenti appena aveva raggiunto gli scopi prefissati, come ad esempio l'onore di essere scelti come banchieri della Curia romana.

Non solo la borghesia si inseriva nel ceto nobile e cercava di arricchirsi prestando denaro  al clero, ma la stessa nobiiltà si avvicinava al commercio e  cercava di rendere più produttivi i propri terreni del contado.
Nella stessa misura giudici, provenienti da famiglie importanti che avevano fatto studiare i propri figli, avevano proprietà rilevanti nella Bassa Bolognese, è possibile rilevare tali fatti dagli estimi conservati all'Archivio di Stato di Bologna.
Particolare era la posizione dei notai, che oltre ad essere inseriti nel commercio ed essere possidenti terrieri , si dedicavano alla politica assumendo cariche importanti nell'amministrazione comunale

La borghesia, nei secoli successivi il Medioevo,  finì con il piegare e modellare a tali sue aspirazioni non soltanto le proprie scelte politiche, ma anche quelle religiose e poi ancora quelle etiche e quelle culturali e  adottò un modus operandi profondamente diverso da quello su cui si era modellata  nei secoli precedenti, anche se molte delle strutture esteriori e gli scopi vennero conservati ed anche gelosamente difesi

 Parliamo ancora dei Comuni.

Vogliamo qui approfondire e meglio descrivere le motivazioni che hanno fatto sorgere i Comuni.
Abbiamo all’inizio parlato della trasformazione da Municipio romano a Comune, dei personaggi che hanno accentrato nelle proprie mani il nuovo potere togliendolo alla Nobiltà e al Clero, all’avvento e al potere finanziario delle Borghesia  e alle trasformazioni economiche delle città, alle lotte per le Inveestiture, ma non dobbiamo dimenticare il fattore demografico e migratorio.
Dall’anno Mille alla metà del 1300 vi fu un  aumento notevole della popolazione dovuto sia ad un incremento delle nascite che alla migrazione di lavoratori dalle campagne verso le città.
tabella?

Abbiamo parlato di trasformazione non cruenta. Sì, vi fu una rivoluzione silenziosa: chi amministrò il Comune, il Console, prima collaborava con il Vescovo nell’amministrare la giustizia. Logico, solo chi aveva una certa istruzione poteva occupare certe cariche e, ne parleremo più avanti, l’istruzione era di pochi e il popolo e la borghesia che inizialmente avevano chiesto un allargamento del potere si ritrovarono con gli stessi personaggi che lo gestivano in precedenza, non più la Nobiltà e il Vescovo, ma i Consoli, il Capitano del Popolo.

Palazzo d'Accursio - Comune

La differenza allora in cosa consiste?
Si passa dal Feudo, dalla Signoria, dal Vescovato alla “città-stato retta a repubblica”, cioè con il proprio “diritto” di autogovernarsi e arrivano ad estendere questo loro “diritto” nei confini cittadini, ma anche oltre, annettendo altri comuni e ciò implica nel tempo la creazione, oltre a organi amministrativi più complessi, anche militari e diplomatici.
Ogni comune cerca di differenziarsi dagli altri apponendo simboli che lo distinguano: 
come il carroccio, cioè un carro trainato da buoi che portava in battaglia il gonfalone della città, spesso adorno di simboli religiosi, in tali simboli il comune vuole mantenere la propria identità, la terra, il lavoro e la fede;
la bandiera, invece, indicava il punto dove raccogliersi e spesso sia la bandiera che il gonfalone riccamente decorati mantenevano nei loro simboli anche indicazioni del passato potere.
A questi simboli si aggiungono il rito del giuramento di sottomissione per chi chiedeva di diventare cittadino, il rito spesso era associato alla festa del santo patrono.
Ma importanza maggiore avevano gli statuti, le leggi scritte alle quali tutti i cittadini dovevano adeguarsi.
Molti degli statuti cittadini vengono raccolti, redatti e posti a revisione, pertanto diventa importante per i cives che lo statuto venga approvato dal complesso di tutti i cittadini, come pure che esso sia il più breve e comprensibile possibile.
Caratteristica peculiare del comune era quindi che i cittadini stessi partecipassero  in tutto e per tutto alla vita del comune.
La composizione delle leggi ne è un esempio significativo:
i cittadini obbediscono a quelle regole che essi stessi si sono date.

Nei documenti comunali  si trovano, oltre ad una descrizione particolareggiata della città, degli edifici, delle strade, delle mura e fortificazioni, di come dovevano essere mantenute, anche le regole di comportamento dei cittadini,  dalla famiglia ai rapporti con i vicini, da come doveva essere articolata  l’educazione dei giovani, dalle virtù richieste ai suoi abitanti alle loro prodezze in guerra.
 
In epoca comunale si tende a dare importanza all’aspetto della città con la costruzione di nuovi palazzi e opere pubbliche, che attestino il prestigio del comune:  cattedrali, il palazzo del comune, torri, palazzi sorgono dovunque…, le ville e i castelli fortificati rimangono al di fuori della cinta muraria.
Nel Mille abbiamo architettura di stile romanico, spesso ingentilito da fregi orientali  e da pitture e bassorilievi  di carattere religioso o presi dal vivere quotidiano.
Nel periodo comunale, invece, l’architettura si lega all’arte gotica, le città sono costellate di chiese monumentali, cattedrali immense che contengono tutti i cittadini, dove domina la ricchezza delle decorazioni e una creatività grandiosa, pur mantenendo gli stessi temi della decorazione romanica precedente.

Lo sforzo di legiferare in modo da sopperire a tutte le esigenze della città portò anche alla creazione di una grande quantità di leggi che  riguardavano le condizioni igieniche, sanitarie per gli individui, abbiamo già parlato dei medici condotti, e dei luoghi pubblici.
Vennero promulgate anche  leggi dovute ad istanze religiose o economiche, ad esempio il divieto di portare vesti di colore scarlatto, colore proprio del potere ecclesiastico o quella sul numero limitato di bottoni di perle che poteva portare una donna o ancora sul taglio dei capelli….

Queste ultime norme danno l’idea di come tutto all’interno delle mura cittadine venisse regolamentato fino, talvolta, a inserirsi nella sfera privata del cittadino.
Il Comune si interessò in particolar modo alla scuola, all’insegnamento ai giovani nella scrittura e nella lettura, ciò era dovuto all’esigenza primaria di poter consultare le leggi in una società che continuamente doveva ciò alla lettura e confidare nei notai per ogni questione che coinvolgesse i diritti e i doveri dell’individuo.
L’amministrazione della giustizia, la difesa interna della città, la riscossione dei tributi, la gestione commerciale che vedono il cittadino sia come soggetto attivo che passivo, richiedono ad esso di sapersi gestire autonomamente e quindi l’istruzione è lo strumento per aggirare ostacoli che il cittadino incontra nel consultare i documenti vari che possono aiutarlo nella sua vira, nel suo fare.
 Tra il 1180 e il 1250 il testo scritto conservato nel palazzo del Podestà è ormai uno strumento dell’amministrazione cittadina: 
i libri iurium, la compilazione scritta dei diritti della comunità e
gli statuta, testi più complessi, conservavano le leggi e le convenzioni locali e venivano aggiornati molto spesso.

Palazzo del  Podestà



Prima dell’imposizione ai cittadini di conoscere il leggere e lo scrivere erano le prediche impartite dal sacerdote durante le messe festive che aggiornavano il cittadino sui suoi diritti e doveri, altra possibilità il cittadino l’aveva nell’assistere a recitazioni pubbliche sotto forma di poemi popolari, che univano il diletto all’apprendimento,  non ultimi erano i banditori comunali che leggevano ad alta voce stando all’entrata dej palazzo comunale, nei giorni di festa.

 

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[1]La figura del Podestà fu inserita dapprima dal Barbarossa in Longobardia e in Emilia poi fu acquisita dai Comuni.


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