Capitolo undicesimo - Vita Medioevale: 6- Il mulino della Ca' Gioiosa


Situato lungo il percorso del Canale Navile, tra Bentivoglio e Malalbergo (nell’attuale territorio di San Pietro in Casale) l’edificio detto “Ca’Gioiosa” appare già raffigurato in una raccolta di disegni cinquecenteschi, realizzata da Ignazio Danti in base ai suoi rilevamenti del territorio bolognese[1]




                   

Ignazio Danti, La Ca’Gioiosa, 1578
[M. Fanti, Ville castelli e chiese bolognesi. Da un libro di disegni del Cinquecento, Bologna 1967]



Il toponimo è chiaramente rappresentato anche in una cartografia, attribuibile al medesimo periodo storico: la Veduta del territorio bolognese, dipinta dallo stesso ‘tecnico’ rinascimentale[2]. 
     
 

                   

Ignazio Danti, Bononiensis Ditio, 1581

[Roma, Musei Vaticani, Galleria delle Carte Geografiche]



Ma la sua origine non è cinquecentesca, bensì notevolmente più antica (trecentesca), come è emerso dalla consultazione di alcuni fondi archivistici conservati negli Archivi di Stato di Bologna e Ferrara.

Dall’esame della cartografia storica (Gabella Grossa, Periti agrimensori, Atlante del Ferrarese, Carte del Saccenti e del Casoli, Mappe del Chiesa, Catasto Boncompagni, IGM, etc.) si è potuto rilevare che il mulino era ubicato sull’omonimo Canale della Ca’Gioiosa, derivazione del Naviglio verso le Valli di Ferrara[3].

Posto a levante della fossa Calcarata, il suddetto canale si innestava nel Canale Navile verso ponente, attraverso una imboccatura detta ‘incile’ o Boccaccio della Cagiosa [4].

 

 

Andrea Chiesa, Carta della pianura Bolognese (part.), 1742

[Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna]


Il molino della Ca’Gioiosa fu edificato dai Lambertini (antica famiglia patrizia bolognese) nel 1358 durante il periodo visconteo e più precisamente sotto il dominio della signoria di Giovanni da Oleggio (1355-1360).
Nella seconda metà del XIV secolo, i Lambertini (signori di Poggio Renatico e di Caprara di Piano) erano proprietari di molte terre nella bassa pianura bolognese e possedevano anche diversi mulini, tra cui quello di Ponte Poledrano (Bentivoglio) fatto costruire nel 1352, pochi anni prima del mulino oggetto del nostro studio.

E’ del 24 Luglio 1358, la “…Supplica del Nobile Guido Lambertini alli Priore et Anziani del Commune e Popolo di Bologna assieme col privilegio o provvisione per il molino di nuovo da edificare dal med.mo nel Canal Naviglio verso Ferrara di sotto dal Ponte Poledrano, sopra il suo terreno proprio, ovvero dal med.mo condotto…”[5].

 

La Supplica è seguita dal Decreto del 31 Luglio 1358 (Decretum Costruendi molendini)[6],

quando “…viene concesso a Guido del fu Egano de’ Lambertini, d’erigere il molino Caziosa…[7].

 

Le documentazioni del fondo archivistico Dazio delle moliture (presente in Archivio di Stato a Bologna), attestano come diverse comunità del contado, tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, si rivolgessero al mulino della Ca’Gioiosa per macinare frumento e altre biade, rivelando la notevole importanza dello stesso.

“…Il mulino detto della Ca’Gioiosa rimarrà per secoli uno dei più importanti della bassa pianura bolognese (e sicuramente sino al secolo XVIII) e, a queste date, molto importante anche per le terre di Galliera, che non aveva mulini sul suo territorio…”[8].

 

Esaminando i registri di introito dei molini[9], dove viene indicato il nome e il luogo di provenienza delle persone che portavano a macinare il grano al mulino della Ca’Gioiosa, si possono individuare i limiti della zona servita dal mulino stesso per quanto riguarda le annate (1390-1417) documentate in Archivio di Stato (una raccolta che risulta peraltro piuttosto frammentaria ed incompleta).

Da tale ricognizione si può osservare come il raggio d’azione dello stesso fosse piuttosto ampio e coincidesse a grandi linee a quella suddivisione territoriale del contado corrispondente al vicariato di San Pietro in Casale.

 

La prima organizzazione del territorio bolognese risale al 1250 ed è la ripartizione in podesterie, poi in seguito, con l’avvento della signoria Visconti, vennero creati i vicariati [10] (Castelfranco, Castel S. Pietro, Budrio, S. Giovanni in Persicelo, S. Pietro in Casale, Savigno e Monzuno). La differenza più evidente fra gli uni e le altre consisteva nel fatto che il vicario non era più nominato dai consigli popolari, come avveniva per il podestà, ma direttamente dal signore.

Nel 1352 la podesteria di Galliera venne trasformata nel vicariato di San Pietro in Casale, di cui facevano parte, oltre al Comune omonimo, le comunità di:

Argile, Argelato, Massumatico, San Venanzio, Poggio di Rognatico (Poggio Renatico), Pegola, San Vincenzo, Surisano, Gavaseto, Urbizzano (Rubizzano), Fellegarolo, Gherghenzano, Asiglia (Asia), Altedo, Saliceto, Volta, Poggio di Massumatico (Poggetto), Dalmanzatico, Caprara e Lusilino, Siviratico e San Prospero, Maccaretico (Maccaretolo), Villanova con Cenacchio e Roaro, Cinquanta e Olmo, San Giorgio, San Benedetto, Lovoleto, Sant’Alberto, Galliera[11].

 

Il bacino d’utenza del molino della Ca’Gioiosa si può desumere dall’esame della prima annata documentata dai dazi delle moliture: il registro del 1390.

Nello stesso fondo archivistico sono conservati anche i registri relativi alle seguenti annate: 1404, 1405, 1406, 1407, 1408, 1410, 1411, 1413, 1415, 1417.

“Ogni registro del dazio copre l’arco di un semestre e giorno per giorno, sulle pagine contate e bollate dall’ufficio dei dazi del Comune, venivano registrati i nomi e la provenienza di coloro che portavano dei grani a macinare; accanto al nome veniva segnato il peso del grano, espresso in libbre, sacco per sacco, a giustificazione del dazio richiesto…”[12].


La prima pagina del libro del 1390 riporta (come nei libri relativi agli altri mulini) la scrittura: “Carissimo fradelo…te commandemo de scrivere in suso questo livro tute le quantitade de formento e biade che se masenerano…et scrivendo i nomi e i sovranomi de coloro che masenerano e donde gli abitano, togliendo a zaschaduno che masenerà soldi duy per corba de formento et soldo uno per zaschaduna corba de biava, a rasone de livre cento sesanta per corba a peso… ”[13].

 

La prima comunità che troviamo citata (in data 24 luglio 1390) in quello che risulta essere il documento più antico della suddetta raccolta[14], è il Puozo (ovvero, Poggio Renatico, feudo dei signori Lambertini, artefici e proprietari del mulino di Ca’Gioiosa).

In seguito il documento riporta anche toponimi di insediamenti ormai scomparsi.


Possiamo invece identificare nei vari luoghi citati, diverse località (comuni o frazioni) tuttora esistenti, alcune delle quali fanno attualmente parte del territorio comunale di San Pietro in Casale. E sono le comunità di: Zonachio (Cenacchio), Gavasedo (Gavaseto), Orbizano (Rubizzano), Santo Alberto (S. Alberto), Macaridigho o Macharedolo (Maccaretolo) e  San Piero in Casale (S. Pietro in Casale). 

Mentre non compaiono le frazioni di Asia, Massumatico (che troveremo però nel registro del 1410), Poggetto e S. Benedetto poiché, essendo ubicate nella parte occidentale del territorio, probabilmente si rivolgevano con maggiore frequenza al mulino di Pieve di Cento, per andare a macinare il grano. In quanto le stesse Parrocchie (escluse quelle di Massumatico e S. Benedetto) non facevano parte della Pieve di S. Pietro in Casale, ma del Plebanato di Cento ed inoltre godevano a quel tempo “…di  vari privilegi dal Vescovo di Bologna, fra cui quello di poter estrarre da Pieve e dal suo territorio le vettovaglie senza dazio, e portarle ovunque senza alcuna licenza dei Presidi di Bologna…”[15].

Compare invece più volte la località Ca zoiosa, dove era ubicato il mulino stesso, che (come si è potuto riscontrare in vari documenti) faceva parte del comune di Rubizzano.

 

Tra le comunità maggiormente citate nel documento, quelle che appartengono alle terre di Galliera: San Venanzo (S. Venanzio), San Vizenzo (S. Vincenzo), San Prospero (a sud di Poggio Renatico, in destra Reno) e Galiera stessa. Tuttavia la presenza al mulino di persone provenienti da quelle località, tenderà a diminuire con i successivi registri (dal 1413 in poi) in quanto sarà attivo in quegli anni un mulino anche a Galliera (1413-1420).


Tra i fruitori del mulino della Ca’Gioiosa vi sono inoltre (nel libro del 1390) le comunità di: San Zorzo (S. Giorgio di Piano), Tedo (Altedo), Saletto (frazione di Bentivoglio), l’Olmo (luogo attualmente situato al confine tra i comuni di S. Pietro in Casale e Bentivoglio, era invece all’epoca in parrocchia di Cinquanta, ora frazione di  S. Giorgio di Piano), la Chastelina (troviamo il toponimo ‘Castellina’ sul Canale Navile, un poco a sud del mulino ed è anch’esso posto nel territorio confinante tra i due suddetti comuni e quello di Malalbergo; si tratta di un insediamento di antica origine medioevale e dal 1854 diede il nome ad una grande tenuta di proprietà del principe Alessandro Torlonia).


In un altro registro esaminato (quello del 1410)[16], oltre alle comunità sopraccitate, sono presenti diverse località attualmente esistenti, quali:
Santa Maria in duni (S. Maria in Duno, frazione di Bentivoglio), la Pegola (frazione di Malalbergo), la Pieve (Pieve di Cento), Masimade (Massumatico, frazione di S. Pietro in Casale), le Tombe (vocabolo di origine latina che significa “terreno sopraelevato in zona paludosa”[17], si tratta di un nucleo abitativo di epoca romana, situato a ridosso della omonima ‘Valle delle Tombe’ a levante di Maccaretolo ed ospiterà alla fine del ‘400 una delle residenze di campagna di Giovanni II Bentivoglio), Bondanelo (Bondanello, antico Comune delle terre di Castagnolo Maggiore, attuale Castel Maggiore, dove vi è una strada che ne porta ancora il nome), Loxilino (la Torre dell’Uccellino, ora in territorio di Ferrara, fu costruita nel 1242 dai bolognesi a salvaguardia del loro territorio, sul confine e lungo il canale navigabile che da Bologna portava al Po di Primaro)[18].

 

        

 

Camillo Saccenti, Carta del territorio bolognese (part.), 1681. 
 In questo stralcio di mappa del perito agrimensore Saccenti, si possono individuare molte delle comunità citate nei registri dei dazi delle moliture.

[B.C.A.Bo., Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, Raccolta delle carte del territorio bolognese]

 

Meritano un discorso a parte i toponimi citati nei registri dei dazi, relativi agli insediamenti ormai scomparsi.
Si tratta degli antichi borghi di:
Surisani (l’abitato medievale di Soresano, di cui è rimasta traccia nella toponomastica locale, era posto a nord-est di Maccaretolo,  in prossimità del paleoalveo del Reno antico, sull’argine di via S. Maria, dall’omonima chiesa di Soresano; si tratta di “…un ‘vicus’ documentato alla fine del X sec. e poi ancora come ‘castrum’ nel XII sec., quando era controllato dai de Urso poi Caccianemici…”[19]),
Dalmanzadego (Dalmanzatico, “denominazione ora sparita di un fondo romano”[20], era posto immediatamente a nord di Soresano, sempre sull’argine tra Maccaretolo e S. Vincenzo vecchio “…corrisponde all’incirca con l’inizio dell’attuale via Valle, nei pressi della stazione ferroviaria di Galliera…”[21], il luogo è “...uno dei più antichi abitati di questo territorio…nel 1371 passava per Dalmanzatico l’unica via di terra per cui si poteva raggiungere Ferrara senza dover superare  terreni paludosi: la via di Galliera...”[22]), Zentanelo (con un insediamento come Centanello, già scomparso o comunque in netta crisi durante il 1400 e talvolta indicato come semplice contrada, potrebbe identificarsi un esteso villaggio altomedievale localizzato a settentrione del Palazzo delle Tombe, che sarà ragionevolmente compreso negli acquisti dei terreni da parte dei Bentivoglio)[23],
Tomba furela (il sito denominato ‘Tomba furella’, citato dalle fonti come zona di insediamento rurale nel corso del XV secolo, è ricordato anche dalla cartografia poco a sud della motta bentivolesca delle ‘Tombe’; la localizzazione è deducibile dal fatto che il terreno antropizzato rinvenuto compare chiaramente in una mappa poderale del 1597, e perciò di poco successiva alle attestazioni scritte, con il toponimo ‘Tomba frella’)[24], le tombe di musolini (le Tombe di Musolino o del Marchese, potrebbero corrispondere al luogo stesso  in cui verrà costruito il Palazzo delle Tombe, il quale, come indica il toponimo nel suo significato medievale di ‘motta fortificata, rilievo del terreno, sopraelevazione’, nello schizzo del Danti del 1578 risulta ancora un luogo fortificato)[25], Vilanova (località compresa nella comunità di Cenacchio, dove vi era la scomparsa chiesa di S. Lorenzo di Villanova, citata dalle fonti agli inizi del XIV sec.; il sito di origine altomedievale, si può localizzare a levante della frazione di Cenacchio)[26], Fontana (di questa denominazione resta traccia nella toponomastica locale, la via Fontana, che conduce presumibilmente al luogo citato, posto a levante di Rubizzano, dove un tempo sorgeva uno dei palazzi del senatore Calderini ed è tuttora presente un’antica fontana), Raveda (la localizzazione risulta un po’incerta, in quanto si potrebbe attribuire il toponimo ad una imprecisata parte del territorio di Rubizzano, lungo il corso del Raveda; oppure potrebbe trattarsi di quella terra posta tra Poggio Renatico e Mirabello, di proprietà dei Piatesi, futuri conti di Raveda),  Chavrara (si tratta di Caprara di Piano, antica comunità situata fra Lusolino e Poggio Renatico ed era, con quest’ultimo, un feudo dei proprietari del mulino “…ai Lambertini appartenevano comunque nei secoli XIII-XIV gran parte delle terre di Caprara di Piano, Poggio Renatico, Dalmanzatico e altre località della zona…”[27]),
Santo Antuonio  (dovrebbe trattarsi del luogo in cui sorgeva l’antica cappella di S. Antonio del Brolio, l’attuale S. Maria della Coronella, tra Galliera e San Venanzio; secondo alcune fonti, accanto alla chiesetta si trovava il convento dei padri di Sant’Antonio Abate, costruito nel XII secolo e trasformato poi, nel corso del ‘600, nel santuario della Madonna della Coronella)[28]. 


Alcuni toponimi citati nei dazi, non sono di facile identificazione: le tombe di gavase’ (si 
tratta di una localizzazione piuttosto difficile, non essendo al momento in possesso di informazioni relative alla presenza di ‘tombe’ nella comunità di Gavaseto, ma tale denominazione lascia presupporre che anche in quel territorio vi fosse una motta fortificata), le tombe di Lambertini  (qui vale lo stesso discorso fatto per il precedente insediamento, ma riferito in questo caso quasi certamente alle terre di Poggio Renatico, detto anche Poggio de’Lambertini), le tombe di pilizoni (in questo caso si può ipotizzare si tratti del ‘Pelliccione’, località tuttora esistente in territorio bentivogliese, situata lungo il percorso del Navile, un poco a sud della ‘Castellina’ e quindi di poco distante dal mulino della Ca’Gioiosa), gregoza (denominazione abbastanza enigmatica, ma potrebbe trattarsi del toponimo ‘Grisotica’, il quale “rinvia alla chiesa parrocchiale di S. Giacomo della Grisotica, citata agli inizi del XIV secolo e che già nel XVI secolo non era più rappresentata nella cartografia”[29]; essa “sorgeva nei terreni adiacenti al vicino Palazzo Davia, denominato tuttora della Grisotica”[30], a ponente di Rubizzano), la mela (potrebbe trattarsi della località La Mela, situata fuori porta San Mamolo a Bologna, che diventerà una possessione dei Bentivoglio alla metà del ’400 “…la proprietà della ‘Mela’ doveva essere una specie di grande giardino adorno di vigneti, oliveti e frutteti con una bellissima casa, posto in una ottima posizione fra la pianura e la collina, sulla strada che conduce all’odierna Villa Aldini, nelle vicinanze della ‘Chiesa della Mezzaratta’…”[31]),  lagusola (il misterioso toponimo potrebbe celare la località di Lavezzola, frazione del Comune di Conselice, in provincia di Ravenna, nonostante alcune fonti edite attribuiscano la nascita di quel nucleo abitativo al 1443 ), chamarini (potrebbe trattarsi della città di Camerino, antico centro dell’Appennino marchigiano, in provincia di Macerata).


Al mulino della Ca’Gioiosa si recavano quindi anche numerosi viandanti provenienti da località più lontane
(forse di passaggio nel contado bolognese, oppure momentaneamente residenti nelle comunità limitrofe), tra queste vengono menzionate (nei registri del 1390, 1410 e 1413) le città di: Treviso, Padoa (Padova), Trento, Ferara (Ferrara), Bologna, Imola, Faenza e Fiorenza (Firenze).

Sui libri del dazio, in alcuni casi, venivano registrati soltanto i nomi, ma non le località di provenienza di coloro che portavano a macinare il ‘formento’.


Questo accadeva probabilmente quando si trattava di fruitori appartenenti alle più importanti e cospicue famiglie del territorio. E’ possibile qualche volta riconoscere, nei registri esaminati (1390 e 1410) alcuni dei notabili dell’epoca: Pelegrino Ghisoliero (la famiglia Ghisilieri, aveva dei possedimenti alla Volta, l’attuale Ponticelli di Malalbergo, sul Navile, cioè nei terreni confinanti col molino della Ca’Gioiosa), Zohane Piatesi (ai Piatesi apparteneva il Castello di San Venanzio ed avevano inoltre delle possessioni sull’attuale confine che divide Galliera da Poggio Renatico)[32], Jachomo di Chazanimisi (si suppone che la potente famiglia bolognese dei Caccianemici discenda dai conti di Galliera e “…nel 1469 le terre dei suoi discendenti saranno confinanti con diversi prati posti nelle vicinanze del castello di San Prospero…”[33]), Jachomo de Marsilio, Jachoma Magnana, Michele de Galuzo (anche per quanto riguarda i Marsili, i Magnani ed i Galluzzi, si tratta di alcune tra le più importanti famiglie patrizie bolognesi).


Nei registri vengono riportati anche i nomi dei mugnai della Ca’Gioiosa: Guido munaro da la ca zoiosa (1390), Franzeschini munaro da la cha zigliosa oppure Franzeschini munaro del molini da orbizani (1410), Vitaliano munaro a la cha ziosa (1413).

 

E’ curioso infine segnalare che si trovano nei registri del dazio dell’imbottato una sorta di piccole ricevute fiscali ante litteram, di cui un esempio è qui di seguito:

 

“…MCCCCX. Adì XIIII de ottovro

Al molini de la cha zigliosa_______

domenego dibilini da santa maria

in duni  pago linbottado per libre

mile zento ottanta sette

de formento in quattro sachi…____

Zohane da zedropiani gabelini…”[34].

 

Nel 1460 i Sig.ri Lambertini ottengono dal Cardinal Legato di Bologna Angelo Reatino, la Concessione “…d’eleggere e deputare a suo arbitrio un Gabellino per ricevere il dazio del molino a nome del Commune e Camera di Bologna, per le biade da macinarsi al molino della Caziosa…[35].

E’ invece del primo Febbraio 1461, la “…Concessione di Giovanni de Amelia, lente del Sig.re Card. Angelo Reatino Leg.to di Bologna a favore delli Sig.ri Lambertini, di fare un ospizio nella casa detta La Caziosa esente dal dazio del Retaglio e Scarmigliato della Città, e contado di Bologna…[36].

Prima della nascita delle ‘osterie’ (locande dove si poteva mangiare e trovare alloggio), un’usanza tipica dell’Età Moderna, vi erano gli ‘ospizi’, od ‘ospitali’ (edifici destinati ad accogliere forestieri e pellegrini, fornendo loro la necessaria assistenza).

La presenza di un Ospizio (che nel tempo prenderà il nome di osteria) caratterizzerà la  Ca’Gioiosa, come luogo di sosta su quella importante via d’acqua che era il ‘Canale della Navigazione superiore’ (Navile): l’edificio era ubicato a levante del mulino, tra il ‘Canale della Ca’Gioiosa’ ed il ‘Naviglio’.


L’Osteria della Ca’Gioiosa sarà ancora in funzione nel XVII secolo, dove verrà citata in un documento della Gabella Grossa[37], quando “…a seguito del bando emanato nel 1634 dal Legato Badeschi, al Tuscolano era stata sistemata una delle cinque campane acquistate dalla Congregazione della Gabella per garantire la segnalazione dei pericoli lungo il Naviglio; le altre erano collocate alla Ringhiera, al Bentivoglio, alla Palazzina dei signori Guidotti e all’Osteria della Ca’Gioiosa…”[38].

 

Nella seconda metà del XV secolo “…la villa rurale Cagioiosa con un mulino sul Navile…”[39], diviene parte del patrimonio bentivolesco, insieme al Castello e al mulino di Ponte Poledrano (la domus jocunditatis dei Bentivoglio, acquisita nel 1441), al Palazzo delle Tombe (costruito alla fine del XV secolo, ma su quelle terre acquistate da Annibale I nel 1445), ed alle altre numerose residenze di campagna della famiglia.

Qualche anno più tardi, rispetto a quelle due precedenti acquisizioni, i Bentivoglio acquistarono la Ca’Gioiosa da Egano Lambertini (discendente di Guido, fondatore del mulino) e dal cugino Floriano Caccialupi.

Più precisamente, in un atto del primo Dicembre 1481, viene riportata la “…Deputazione di Sinibaldo Cattani in Curatore di Floriano Cazzalupi, per autorizzarlo nella vendita da farsi dal medesimo al Sig. Giovanni Bentivoglio della quarta parte d’un molino per indiviso con Egano Lambertini, posto nella Terra di Gavaseto contado di Bologna in luogo detto La Cagiojosa e d’una casa, e terre poste in detto Luogo…”[40].

Ed un secondo documento, che porta la stessa data, registra: la “…Compra del Sig. Giovanni Bentivoglio da Floriano Cazzalupi e da Egano Lambertini del sopraddetto molino, casa, e terre poste nel suddetto Luogo…[41].

 

Tra le varie proprietà della famiglia senatoria Caccialupi (che aveva anche diversi possedimenti nelle terre di Galliera, tra il Reno, il Riolo vecchio e il canalino Scorsuro)[42], vi era l’antico Palazzo de’Caccialupi (l’odierno Palazzo Bolognetti) posto sulla via Galliera, tra San Pietro in Casale e San Venanzio, in prossimità di Maccaretolo.

L’edificio (raffigurato negli schizzi del Danti)[43], che oggi si presenta assai rimaneggiato in seguito ad un rifacimento settecentesco, faceva parte del patrimonio che “… Ludovico Caccialupi, ultimo membro della sua famiglia, lasciò in eredità, nel 1473, a Floriano Malvezzi, con l’obbligo di assumere il cognome Caccialupi…”[44].

Nessun altro possesso bentivolesco della campagna era altrettanto importante del ‘Bentivoglio’ (l’antico Ponte Poledrano), ma tuttavia erano numerosi altri i nuclei di proprietà, acquisiti in varia maniera, quali: ‘Castelguelfo’ (comprendente il palazzo, un’osteria, un mulino e nove possessioni), la ‘Foggianova’ (grande costruzione, oggi scomparsa, adiacente al complesso del mulino di Russo sull’Idice), ‘Buonconvento’, ‘Casalfiumanese’, ‘Bazzano’, ‘Crevalcore’, le ‘Rivazze’ e ‘Villafontana’ di Medicina, la ‘Giovannina’ di San Giovanni in Persiceto e naturalmente la ‘Cagioiosa’[45].


Tra le diverse dimore di Giovanni II “…merita di essere citato anche il complesso delle ‘Tombe’, il cui palazzo circondato da un fossato, per quanto danneggiato, è tuttora esistente e si trova presso Maccaretolo.  Alle Tombe c’erano anche un giardino, la chiesa e la canonica, due grandi stalle, una ‘casina da cavalle’, che danno al luogo la fisionomia di centro residenziale…[46].  La villa delle Tombe (il cui assetto originario è testimoniato nello schizzo del Danti)[47] si presentava come un edificio dal corpo rettangolare “…in cui i comignoli sulle due fronti e i merli d’angolo erano le uniche decorazioni. Il terrapieno, la ‘tomba’ su cui era costruita, ospitava anche una torre alta e robusta ed era protetto da un fossato. Un ponte di legno, fornito di rivellino, consentiva l’accesso alla chiesa. Di tutto questo oggi resta ben poco: i comignoli e i merli d’angolo sono stati mozzati; la torre abbattuta, il fosso colmato, il terrapieno spianato al livello della campagna circostante…”[48].  

“…Il palazzo delle tombe era dunque uno dei più notevoli edifici costruiti da Giovanni II nel contado bolognese anche se, per la sua prevalente destinazione a dimora durante la caccia in valle ed essendo posto in luogo remoto, non potè avere la intensa vita mondana del castello di Bentivoglio…ma nello stesso tempo, data la sua posizione ed i suoi apprestamenti difensivi, poteva costituire un utile avamposto sul confine bolognese: dall’alto della torre si poteva scorgere un vasto tratto del territorio bolognese e ferrarese; un posto di vedetta, quindi, che si collegava agli altri esistenti nella zona, quali la torre Verga, la torre di Galliera e la torre dell’Uccellino…”[49].

 

 

                         

Stato di Ferrara (part.), 1658.

Nella carta viene evidenziata la relazione territoriale tra la Torre dell’Uccellino,  la Torre Verga, il Mulino della Ca’Gioiosa ed il Palazzo delle Tombe.

[Alberto Penna, Atlante del Ferrarese. Una raccolta cartografica del Seicento, Modena 1991]

 

La storia di questa dimora (costruita nel 1490 sui ruderi di una villa romana, in un luogo che si caratterizza come un importante sito archeologico, che è sfuggito alle inondazioni per via della posizione rilevata, nonostante venga localizzato, fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, al confine con la zona paludosa)[50], seguirà nel corso del tempo un percorso parallelo a quella del mulino della Ca’Gioiosa, ovvero: i due edifici avranno un destino comune, in merito ai diversi passaggi di proprietà (almeno fino verso la metà del XVIII sec., quando gli eventi storici ad essi legati li porteranno a dividerne le strade).


Nel 1506, in seguito alla cacciata dei Bentivoglio da Bologna, la Cagioiosa seguirà la sorte degli altri beni della famiglia, che verranno confiscati dalla camera apostolica e messi conseguentemente in vendita; per essere poi recuperati dalla chiesa nel 1512 e, dopo qualche tempo, restituiti nuovamente alla famiglia stessa.

Al momento della caduta di Giovanni II, lo storico Leandro Alberti (nella sua storia di Bologna) ci fornisce un elenco dei beni e delle proprietà del signore della città; l’inventario fu stilato al fine di poter procedere alla stima onde soddisfare alcuni creditori.

Nell’elenco figurano tra gli altri: “…Il palagio, o fortezza, lo molino, et altri edifici, con lo barro et possessioni al Bentivoglio insieme con lo molino della Calonega, et quel da Malalbergo lire 112.810…Il palagio delle Tombe con tutte le possessioni, ch’erano
quindici,
con altre terre et edifici lire 66.484…[51].


Nel toponimo ‘molino della Calonega’ (così definito probabilmente a causa di un errore di trascrizione) possiamo identificare il nostro ‘molino della Cagioiosa’.

Racconta ancora l’Alberti (nella medesima opera) che nell’estate del 1507 vi fu, verso la Romagna, così tanta tempesta che rovinò il grano, sradicò edifici ed alberi, uccidendo anche uomini, animali e pesci nei fiumi. Queste intemperie furono poi seguite da una grave siccità “…che tanta fu che non si ritrovava aqua ne pozzi in più luoghi, ne fiumi per macinare, eccetto che poca. Onde si raccolsero poche biade, et poco fieno, et da ogni lato si vedevano l’Herbe secce. Et tanta era la penuria dell’acqua, che bisognava agli uomini di Medicina et di Castel S. Pietro se voleano havere della farina portassero il frumento insino alla Calonega. Vero è che non ascesse imperò la corba del grano oltre soldi trenta, la fava altritanto, la spelta soldi diciotto, l’orzo soldi dieci più. Et ciò intervenne per esser nella città assai biade dell’anno passato…”[52].

La storia dell’Alberti (tra il 1511, quando Annibale II, figlio di Giovanni, aiutato dai francesi riconquista Bologna, e il 1513, quando i Bentivoglio saranno costretti dalla Chiesa a lasciare definitivamente la città) riporta ancora una notizia che riguarda il mulino di Ca’Gioiosa: “…pigliato S. Michel in Bosco, la seguente note trascorsero i cavali della chiesa al molino della Calonega, et apersero il sostegno del canale di Renno, et così non potea correre l’acqua alla città a macinare il grano…[53].

 

Nel grande archivio Bentivoglio, dove sono conservate le testimonianze della costruzione patrimoniale della famiglia (atti di compravendita, doti, affitti, feudi, donazioni), troviamo vari documenti, tra cui quello datato 18 Settembre 1511: la “…Divisione tra li Sig.ri Annibale, Anton Galeazzo, Alessandro ed Ermete fratelli Bentivoglio figli del fu Sig. Giovanni secondo de’beni in Bolognese alle Tombe, Cagiojosa, Malalbergo, Provede’ Molini, Case, Botteghe, Edifici, valli, possessioni di Bonconvento, Palazzi, ed  altre  molte possessioni poste in diversi Luoghi del Bolognese…[54].


Ed ancora, in data 15 Settembre 1515, la divisione tra gli stessi fratelli Bentivoglio    …delli beni posti alle Tombe, nella Terra di Soresano e Maccaretolo, Malalbergo e Peula, e d’altri alle Centanelle nella terra di Gavasetto, ed in luogo detto a Ravazzo alle Cassine, alli Dossi, alle Prove… Parimenti delli molini, ed osteria alla Caziosa, e di terreni posti in detto Luogo… Parimenti dei molini, case, osteria ed altro nella Terra di Bentivoglio…[55].

Nel 1513 le terre e gli immobili furono infatti riconsegnati agli eredi di Giovanni II Bentivoglio da papa Leone X, il quale  restituì i beni confiscati ai membri della famiglia, proibendone però il rientro a Bologna[56]. 

 

  

          
 

Gio. Antonio Magini, Piano del territorio di Bologna (part.), 1599.
Si tratta della prima carta geografica a stampa del bolognese, che visualizza tra l’altro il “Canale di Ca’ Zoiosa” ed il territorio circostante durante la proprietà bentivolesca mulino della Ca’ Gioiosa.

[Archivio della Bonifica Renana]

  

 Il mulino della Ca’Gioiosa e relativi annessi, resterà quindi di proprietà dei discendenti diretti di Giovanni II (i Bentivoglio di Ferrara) fino al 1637: Annibale II (il figlio primogenito) e poi Ercole (figlio di Annibale), Cornelio (nipote di Ercole) per giungere infine ai figli di quest’ultimo, il Cardinale Guido e il Marchese Enzo.

In un documento del 13 Marzo 1518, si trova lo “…Stato dei beni toccati al Sig. Ercole Bentivoglio, situati nel Bolognese e specialmente alle Tombe, ed altri Luoghi…[57].

Ed in successivo documento non datato, il “…Decreto di Mons. Doria a favore del Sig. Bentivoglio di poter tenere nel Canal Naviglio il loro molino detto della Caziosa… Decreto nel quale fu dichiarato esser lecito alli Sig.ri Bentivoglio il far fare una cloaca di pietre cotte per benefizio del loro molino, che avevano nel Canal Naviglio…”[58].

Successivamente il ‘molino della Caziosa’ (come apprendiamo dalle fonti) verrà concesso più volte in affitto, dagli eredi Bentivoglio, a diverse figure di mugnai, lo attestano i numerosi contratti di locazione che si susseguiranno nel corso del XVI secolo.


Alcuni documenti cinquecenteschi riguarderanno, invece, la ‘questione delle acque’.

Il primo, in data 5 Novembre 1569, è il “…Decreto di Mons. Doria contro li Molinari del molino della Caziosa di far chiudere ed aprire li risoratori di detto molino per gli Ufficiali e Gabellieri, in evento d’escrescenza d’acque del Canale Naviglio…[59].

Mentre il secondo, del 9 Giugno 1573, riguarda gli “…Atti e scritture di instanza de’ Sig.ri Dottori dell’uno e l’altro Collegio della Città di Bologna a Sindaci della Gabella Grossa e della navigazione di detta Città, contro li Sig.ri Cornelio e fratelli de’Bentivoglio, nella causa della riduzione, e moderazione del boccazio del molino di detti Sig.ri de’Bentivoglio a tenore della sentenza di Mons. Doria; come pure della perfezione e riparamento della solia della chiavica dello stesso molino…[60].

Un documento del 17 Novembre 1573, registra invece il “…Possesso preso dalli SignoriCornelio ed Anton Galeazzo Bentivoglio, come eredi del Sig. Ercole Bentivoglio loro Zio, con benefizio di legge, ed inventario. In primo luogo della terza parte per indiviso del Palazzo del Bentivoglio posto nel comune di Saletto; della metà d’un molino, con casa, e stalla adiacenti poste nel comune di Rubizzano contà di Bologna, in luogo detto il molino della Cagiojosa; d’altra possessione posta nel comune di Maccaretolo in luogo detto alle Tombe…[61].

Abbiamo inoltre, il 6 Settembre 1575, un contratto di “…Affitto d’Ippolito Occari dal Sig.re Marchese Cornelio Bentivoglio del suo luogo della Cagiojosa con facoltà di far beccaria, e tutt’altro che far poteva e fin qui ha tenuto ed esercitato Giulio Manfredini…”[62].

 

Nella raccolta delle mappe seicentesche del Perito Agrimensore Francesco Martinelli, si trovano la Relazione e le Piante della “Tenuta de’Beni delli Ill.mi Sig.ri Card.le e Marchese Bentivogli nel contado di Bologna in luoco detto le Tombe et Prove et Casagioiosa”(1629)[63]. Nella relazione vengono riportate dettagliatamente le diverse possessioni di questa proprietà bentivolesca (Palazzo alle Tombe, Ca’Bianca, Prove) ed in particolare, per quanto ci riguarda, il ‘molino e l’osteria della Ca’Gioiosa’ che sono così descritti: “…Molino detto alla Casagioiosa da tre poste con cavana, orto ed altre… Casa ad uso di ostaria, frabbaria et beccaria con tezza, pozzi, forni, prato e campo con ponte levatore, sopra il canale delli Sig.ri Bentivogli…[64]. Si tratta della prima vera e propria descrizione dell’opificio idraulico e dei relativi edifici annessi; mentre la pianta ci mostra la loro collocazione rispetto al ‘Canale Naviglio’ ed al ‘Canale della Ca’Gioiosa’.

 



Francesco Martinelli, Pianta del molino e dell’osteria della Ca’Gioiosa, 1629

[A.S.Bo., Periti Agrimensori, Tomo terzo delle piante e relazioni di Francesco Martinelli

(fine sec. XVI-1645)]



Bisogna peraltro ricordare che in altre rappresentazioni grafiche precedenti a queste date, possiamo vedere l’ubicazione del mulino in relazione al suo contesto territoriale, oltre al già citato schizzo del Danti ed alla cartografia storica maggiormente divulgata di fine ‘500 (Danti, Magini, Aleotti, ecc.). 
Il riferimento è ad alcuni disegni cinquecenteschi della Gabella Grossa, in particolare al “Disegno pel Canale della Ca’Gioiosa”(1525)[65], dove vengono raffigurati i canali: chalcharada, chanaletto dal mulin, Navile, canale vechio dal mulin da la cha giosa e gli edifici: le tombe, mulin, la cha giosa-l’hustaria (che viene rappresentata come struttura merlata).
Ed ancora alla raccolta Taccuini dei Periti Agrimensori e, più precisamente, alle “Piante di Alfonso Nelli” (1613)[66], nelle quali troviamo nuovamente il ‘Molino della Cagioiosa’ posto sul ‘Canale del Molino Cagioiosa’, con il ‘Canale Naviglio’ a levante e il ‘Condotto Calcarata’ a ponente (si tratta di tre schizzi, dove sono indicati anche i proprietari dei terreni confinanti con quelli dei SS.ri Bentivogli, cioè i SS.ri Ghisilieri a Nord ed i SS.ri Foscarari a Sud).


La Tenuta, di cui faceva parte la Ca’gioiosa, viene poi venduta dai Bentivoglio ai Boschetti di Modena, come si può leggere nel documento, datato 9 Maggio 1637   
…Mandato di procura fatto dal Marchese Enzo Bentivoglio… a vendere li Beni posti in luogo detto le Tombe, Prove, e Cagioiosa nel Territorio di Bologna…[67].  E soprattutto in un secondo atto, in data 11 Maggio 1637 “…Mandato di procura fatto dalli Sig.ri Card.le Guido e M.se Enzo F.lli Bentivoglio…a vendere al Sig. M.se Giacomo Boschetti la Tenuta delle Tombe, Prove, e Cagioiosa…[68].
 
I Bentivoglio presero la decisione di vendere la tenuta spinti probabilmente da quella insostenibile situazione debitoria, a cui erano giunti in seguito alla sfavorevole congiuntura economica del primo Seicento, ed all’enorme sforzo finanziario sostenuto dal marchese Enzo, per il suo progetto di bonifica nel ferrarese.  Situazione a cui si era cercato di porre rimedio anche con la costituzione, nel 1632, di un Istituto di credito (Monte Bentivoglio) sul quale vennero caricati tutti i passivi precedenti per salvare il marchese dal fallimento.  “…La vicenda si protrarrà sino al secolo seguente, quando persistendo l’insolvibilità degli eredi Bentivoglio, la maggior parte del loro patrimonio, tra il 1766 e il 1774, passerà nelle mani dei creditori…”[69].


Il passaggio di proprietà tra i Bentivoglio ed i Boschetti avvenne probabilmente “…in seguito al matrimonio del marchese Giacomo Boschetti (creato da Francesco I d’Este, Duca di Modena) con Beatrice di Ferrante Bentivoglio, marchesa di Gualtieri, celebrato il 18 febbraio 1637…”[70].

Durante il periodo della proprietà Boschetti abbiamo la documentazione delle Visite al Naviglio, dove vengono più volte citati sia il ‘mulino’ che il ‘canale della Ca’Gioiosa’. “…arrivati al Boccaccio della Casagioiosa fecero vedere al Saccenti Perito se la soglia di detto Boccaccio, che ella deve conforme agli ordini e decreti in virtù della Visita fatta da Mons. Doria dell’anno 1569, vogliono che la soglia non possi essere più bassa del pelo dell’acqua di canale… da tutti fu stimata la morsa di detta soglia abbassata però dissero doversi in tempo di secca generale provedere a questo disordine…” (Settembre 1642)[71].

…dal perito Saccenti fu misurata l’acqua che si trova nel Canale Naviglio all’imboccatura del Canale della Cagiosa, di poi misurato sopra la soglia, che deve regolare l’acqua da scorrersi pel detto Canale per servicio dei Molini dei SS.ri Boschetti, e fu trovata essere la suddetta soglia più bassa al ponte del fondo del Canal Naviglio rispettivamente dove è contro all’Inoltro della Concessione fatto dalla Congregazione a detti SS.ri Boschetti perché detta soglia deve essere più alta del fondo del Canale Naviglio come dall’Inoltro…” (9 Marzo 1655)[l72]. “…per provvedere allo spropositato scialacquo dell’acqua che si consuma per il Boccaccio della Cagiosa, si è ordinato al Custode delle Restare che facci un dosso di terra che impedisca l’acqua nell’ingresso di detto Boccaccio, altrimenti il Naviglio rimarrà sempre scarseggiante d’acqua…” (2 Agosto 1673)[73]. “…arrivati al Ponte che forma il Canale della Cagiosa, ci ha esposto il Casoli esser stato fatto per tre volte il Cavedone a quella dirittura nel Canale per mandare tutta l’acqua al Mollino della Cagiosa essiccando tutto il Canale sino a Malalbergo per scavarlo…” (4 Maggio 1716)[74]. “…considerarono il corpo d’acqua che dirama il Canale della detta Cagioiosa…perciò si diminuisce l’Acqua del Canale Naviglio, e si difficulta la Navigazione per questa iregolata e copiosa diramazione di Acqua. Credono necessario riconoscere quanto viene prescritto dal Decreto di Mons. Doria per la larghezza del detto Canale e profondità di detta soglia, per farne le dovute istanze contro Li Professori del Molino” (6 Maggio 1727, Visita e Relazione del Perito Casoli)[75].  

 

 

 

Riviera Traspadana disegnata da Panaro sino al mare (part.), 1658

[Alberto Penna, Atlante del Ferrarese. Una raccolta cartografica del Seicento, Modena 1991]



La
nobile famiglia modenese dei Boschetti resterà in possesso del mulino per quasi un secolo, quando passerà alla proprietà Varani di Ferrara. Come si può desumere da un documento del Maggio 1736, in cui si fanno alcune osservazioni in merito al Naviglio: “…Avere detto Canale nella parte inferiore prima di arrivare allo Sbocco della Bova di Malalbergo un gran diversivo per il Canale detto della Casa Gioiosa che serve per il Molino presentemente goduto dai SS.ri Varani non essendovi presentemente gli altri due diversivi, cioè uno per il Molino della Pegola, e l’altro per quello di Malalbergo per essersi questi resi inutili…[76]. 
Ed ancora “…di sotto del Ponte della Cagiosa parimenti a dirittura de’Beni de’Sig.ri Conti Varani a sinistra del Naviglio…”[77].
 
 

 

Lungo il Navile erano presenti i ‘diversivi’ delle chiaviche per uso di bonifica considerati, soprattutto nel corso del XVIII secolo, fra i principali responsabili degli interramenti che si verificavano nel canale, a causa delle ingenti quantità d’acqua che sottraevano.  Tali interramenti, che coinvolgevano la parte superiore del Navile, non solo mettevano a repentaglio la navigazione, ma anche il buon funzionamento dei mulini situati nel tratto fra Corticella e Malalbergo[78]. 


Come si può vedere dalla “Relazione del Sig. Matematico”, del 1736: “…se si considererà il diversivo, ò sia il Canale della Ca’Gioiosa, che priva il Naviglio d’un notabilissimo corpo d’acqua, e se assieme si considereranno i disordini delle Chiaviche, che tanta ne assorbiscono si vedrà eziandio, che questa caduta deve variarsi e sconcertarvi specialmente dal predetto diversivo sino a Malalbergo… Non occorre che io metta sotto la considerazione di V.ra Em.za il danno, che porta il Canale detto della Ca’Gioiosa, che prende l’acqua in una larghezza di dodici piedi con la Soglia sotto il fondo del Naviglio, perché ben vede l’Em.za V.ra, che un tal diversivo non ha altra regola, che di rubbarne continuamente, quanto in una tal larghezza è capace di assorbirne…"[79].

Nel 1757, il mulino, dopo quattro secoli di attività molitoria, appartiene alla famiglia Magnani. Lo rivelano una “Pianta del terreno di pertinenza del Molino e del Canale della Cagiojosa” ed annessa “Relazione sullo stato di fatto dell’edificio” (Mappa e Relazione del già Molino Varani, detto la Cà giogiosa)[80], redatte dal Perito Bernardo Gamberini, incaricato dalla Sig.ra M.sa Elisabetta Bentivoglio Magnani di valutare un eventuale ripristino del mulino in questione.
…Ho ritrovato che il prefatto Molino è di Due Poste a Ruota, una Macina Grano, l’altra Formentone. E siccome sono Tre Anni incirca, che rimane inoperoso specialmente per motivo della cattiva qualità dell’Edificio, quindi per conservare le pale delle Ruote, esse sono state tolte giù d’opera, e si vedono ammassate dentro la Bottega del Molino. Li Fussi delle stesse Ruote, le Cannelle, le Soglie, Portine, ed in somma tutto il Legname componente il Meccanismo del Molino, e del Risoratore annesso, si trova in stato servibile, non occorrendovi, che pochi risarcimenti. Le Macine che sono di Brecchia montate su li palmenti, rispetto alle Due del Molino corto a Formentone si scorgono servibili; le altre Due del Molino lungo, che macina Grano, quanto a quella di sopra è servibile, non così l’altra, che è crepata e non più servibile. In seguito si è visitato il Diversivo situato al fianco destro del Canale delle Ruote, quale si è veduto di fabrica ruvinata, e perciò non più in stato di adattarvi la saracinesca veduta fuori d’opera in cattivo stato. La ruvina di cotesta Fabrica essenziale all’uso del Molino, è stato uno dei motivi per cui si è dovuto desistere dall’esercitarlo. Aggiungasi lo stato pessimo in cui si trovano le abitazioni sopraposte per servizio del Monaro… In somma ò veduto non esservi parte alcuna di tutto Cotesto Edificio del Molino suddetto, in cui non abbisogni riattamento… Essendo poscia passato alla visita del Canale inserviente al prefato Molino, sino alla sua origine dal Canale Naviglio, dal quale per antica concessione diramansi le acque per uso dello stesso Molino, lo ritrovato intestato, ed alquanto interrito…Quasi all’origine predetta esiste attraverso di questo Canale un Ponte di pietra, redificato ultimamente a spese dei SS.ri Eredi Magnani sulla fondamenti del vecchio Ponte ruvinoso…il Ponte presente, che serve alla comunicazione della Restara sinistra del Naviglio, ivi intersecata dalla Diversione del detto Canale superiore del Molino. Rispetto al Canale inferiore, le cui acque anticamente si scaricavano nelle Valli di Malalbergo, scorgendosi sin verso quelle i vestiggi di esso Canale, ed ultimamente si scaricavano nelle valli a destra della Ca’Bianca, e parte ancora al Condotto Calcarata, nelle valli a sinistra del Casino detto delle Prove… Passando alla descrizione del Terreno annesso al molino, consiste in una Pezza di Terra arativa, ed alquanto prativa contornata da piantamenti di Salici e Pioppi, intermediata dal Canale del Molino, e dalla Carrara privata, di ragione del medesimo. Sopra la stessa Pezza, oltre l’Edificio già descritto, due altri vi esistono separati, con sue aderenze, cioè Forno, Cortile, Orto e due Pozzi…una Casella, o sia Portico con doppi ordini di Pilastri, che sostengono il Tetto sopraposto, sotto del quale evvi una piccola Fabbrica ad uso di polaro, e porcile…l’altro Edificio comprende una Stalla da Bestie Bovine, con Teggia sopra, e portico unito. In vicinanza di questo eravi l’Osteria della Cagiojosa presentemente ruvinata, non scorgendosi di cotesta Fabbrica altro più, che un massa di cimenti nel sito ove rimanea colocata… In quanto concerne il dare il mio parere se convenga l’intraprendere la vistosa spesa de’ riattamenti nella Fabrica del Molino, ed annessi, con quella insieme dell’Escavazione del Canale, rimettendo con ciò in opera il detto Molino; vale a dire, se fatte codeste operazioni, avrà il medesimo lo scarico necessario, e durevole per le proprie acque nelle Valli inferiori… escrescenze delle predette Valli, impediscono l’uso del detto Molino, ad ogni punto in cui si pensi di recapitare le acque a ponente del Canale…Sarebbe il meglio quello delle più vicine al Molino, Valli dette di =Cicognino= profonde, ampie e rimote più agl’effetti delle inondazioni del Reno…questo sarebbe lo scarico, che più converrebbe, per rendere  sicuramente proficua la spesa occorrente per rimettere operoso il Molino…”[81]. 

 

 

            

 

 

Bernardo Gamberini, Pianta del terreno di pertinenza del Molino e Canale della Cagiojosa, 1757

[A.S.Bo., fondo Malvezzi Lupari, Ser. “Instrumenti e scritture, bolle brevi e privilegi, piante”

(1746-1793)]

 

Quando, a partire dal 1767, con la nomina del Cardinale Boncompagni a Commissario Apostolico delle Acque, verranno eseguiti una serie di lavori nella bassa pianura, si realizzeranno degli interventi di manutenzione per contenere il dissesto idraulico: tra cui “…la costruzione del ristoratore alla Ca’Gioiosa, che servirà per espurgare il fondo del Navile dai depositi, ma anche per bonificare la valle del ‘Cicognino’…”[82].

 

Intanto la proprietà del mulino era passata ai Malvezzi Lupari, come viene indicato in alcuni documenti del Maggio 1767, che citano “…li Beni del Sig. Marchese Sigismondo Malvezzi, altre volte di Casa Varani…”e “…nei seguenti luoghi del Sig. M.se Malvezzi già de’ SS.ri Varani…[83].  Proprietà segnalata anche nel Maggio 1774 “…a fronte de’ Beni del Sig. Senat. Malvezzi, a sinistra del canale, in sito detto =Ca’ giojosa=[84].

 

Ma in un disegno del ‘Nuovo Regolatore’ o ‘risoratore’ (detto successivamente ‘Chiavicone Ca’Gioiosa’), eseguito dal Perito Agostino Ciotti alla fine del ’700 (dove appare anche la proprietà dei terreni adiacenti, attribuita al Sig. M.se Sen. Piriteo Malvezzi, figlio di Sigismondo), viene indicata pure la ‘Canaletta del già Molino Ca’Giojosa’, lasciando presupporre che verso la fine del XVIII secolo, il nostro mulino avesse ormai cessato la sua attività. 

   

                 
 

Agostino Ciotti, Pianta del ‘Risoratore’ alla Ca’ Giojosa (fine sec. XVIII)

[A.S.Bo., Gabella Grossa, Serie “Mappe” (1504-1796)]



Attualmente l’antico edificio presenta uno stato di conservazione di forte degrado, tuttavia è tuttora esistente, nell’area del vecchio zuccherificio Aie (già in parte demolito). Mi auguro perciò che il manufatto architettonico (anche se manomesso rispetto all’assetto originario ed in condizione semi-ruderale) non venga abbattuto, ma possa essere salvaguardato, visto l’importante ruolo che ha ricoperto per secoli.

Foto satellitare dell’area ex-Aie di San Pietro in Casale (compresa tra il condotto Calcarata

ed il canale Navile). Individuato nel cerchio, l’antico insediamento molitorio (2007) 



Foto dell’edificio dove aveva sede l’antico mulino Ca’Gioiosa (2007)

 


[1] M.Fanti, Ville castelli e chiese bolognesi. Da un libro di disegni del Cinquecento (ms. Gozzadini, 1578, Bologna, Biblioteca       Comunale dell’Archiginnasio), Bologna 1967, n. 279.  

[2] I.Danti, Bononiensis Ditio, 1581, Roma, Musei Vaticani, Galleria delle Carte Geografiche.

[3] Archivio di Stato di Bologna ( = ASBo), Gabella Grossa, Libro dei disegni degli Edifici di Gabella in Città e del Canale Navile, (sec. XVI-1633).

[4] ASBo, Gabella Grossa, Visite al Naviglio, (1623-1788), 6 bb: 441-446.

[5] Archivio di Stato di Ferrara ( = ASFe), fondo Bentivoglio, Repert. de’ Stabili, Tom. III.

[6] ASBo, famiglia Lambertini, ser. Instrumenti, Libro 10 (1351-1364).

[7] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[8] M.Rubbini, Galliera. Un brandello antico d’Italia tra l’Europa e il Mediterraneo, Costa Editore, Bologna 2002, pp. 76-77.

[9] ASBo, Dazio delle moliture, Libri di introito dei molini, Ca’Gioiosa (1390-1417), vol. 157.

[10] Galliera antica, a cura di F.Ardizzoni, Cento (FE) 2001.

[11] Gli Statuti del Comune di Bologna degli anni 1352, 1357, 1376, 1389, a cura di V.Braidi (Libri I-III), Bologna 2002.

[12] F.Bocchi, Il patrimonio bentivolesco alla metà del’400, Bologna 1970, pp. 74.

[13] Ibidem.

[14] ASBo, Dazio delle moliture, Ca’Gioiosa, cit.

[15] F.Cecconi, Libro di notizie storiche antiche e moderne a tutto l’anno 1900 della terra di S. Pietro in Casale e di tutte le sue frazioni componenti ora quel Comune, Bologna 1907, p. 34.

[16] ASBo, Dazio delle moliture, Ca’Gioiosa, cit.

[17] M.Fanti, LeTombe”. Una dimenticata dimora di GiovanniII Bentivoglio, in “Strenna Storica Bolognese” (XVII) 1967

[18] Ardizzoni, Galliera, cit.

[19] G.Bottazzi, Programmazione ed organizzazione territoriale nella pianura bolognese in età romana ed alcuni esiti alto-medievali, in Romanità della pianura, Giornate di Studio, Bologna 1991, p. 77.

[20] Ardizzoni, Galliera, cit.

[21] Ibidem.

[22] Rubbini, Galliera, cit., p. 68.

[23] G.Bottazzi, Maccaretolo di San Pietro in Casale (Bologna). Dall’agglomerato romano agli insediamenti medievali, in Maccaretolo. Un ‘Pagus’ romano della pianura, a cura di S.Cremonini, vol. XXXII, Bologna 2003 (Documenti e Studi).

[24] M.Librenti, Strutture demografico-insediative nel territorio di S.Pietro in Casale. Ricognizioni di superficie nel settore orientale del territorio comunale, in Romanità della pianura, Giornate di Studio, Bologna 1991, pp. 377-398.

[25] Bottazzi, Maccaretolo, cit., pp. 133-134.

[26] Librenti, Strutture demografico-insediative, cit., pp. 377-378.

[27] Bottazzi, Programmazione, cit., p. 77.

[28] Rubbini, Galliera, cit., pp. 137-138.

[29] Librenti, Strutture demografiche, cit., p. 379.

[30] Cecconi, Libro di notizie storiche, cit., p. 16.

[31] Bocchi, Il patrimonio, cit., p. 50.

[32] Rubbini, Galliera, cit., p. 114.

[33] Ibid., p. 56.

[34] ASBo, Dazio delle moliture, Ca’Gioiosa (1410), cit.

[35] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[36] Ibidem.

[37] ASBo, Gabella Grossa, Raccolta di notizie e mappe di F. Bergamori, tomo II, n. 832, pp. 137-138.

[38] G.Pesci, C.Ugolini, G.Venturi, Il Naviglio bolognese e i suoi edifici, in Le Acque a Bologna. Antologia, a cura di M.Poli,  Bologna 2005, p. 170.

[39] T.Duranti, Tra mulini e canali. L’azienda agricola di Ponte Poledrano da Giovanni II Bentivoglio a Carlo Alberto Pizzardi, in Il Castello di Bentivoglio. Storie di terre, di svaghi, di pane tra Medioevo e Novecento, a cura di A.L.Trombetti Budriesi, Firenze 2006, p. 144.

[40] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[41] Ibidem.

[42] Rubbini, Galliera, cit., pp. 87-88.

[43] Fanti, Ville castelli, cit., n. 253.

[44] M.Minozzi, Palazzo Bolognetti, in Trattenimenti e Diporti. Musica, danze e antichi sapori tra ville e poderi della campagna bolognese, a cura di F.Di Bartolomeo, San Pietro in Casale (BO) 2001, pp. 7-8.

[45] F.Bocchi, Il potere dei Bentivoglio alla fine della loro signoria, in “Il Carrobbio”, 2 (1976), pp. 79-81.

[46] Ibidem

[47]  Fanti, Ville castelli, cit., n. 104

[48] Bocchi, Il potere, cit.

[49] Fanti, Le“Tombe”, cit., pp. 190-192

[50] In giro per S. Pietro in Casale. Piccola guida per la scoperta degli aspetti naturali e storico-paesaggistici del territorio  comunale, a cura del Centro Villa Ghigi, S. Pietro in Casale 1997.

[51] L.Alberti, Historie di Bologna. 1479-1543, a cura di A.Antonelli, M.R.Musti, Tomo I (1479-1511), Bologna 2006 (Collana di cronache bolognesi d’epoca medioevale moderna e contemporanea), pp. 241-243.

[52] Ibidem.

[53] Alberti, Historie, cit., Tomo II (1511-1543), p. 366.

[54] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[55] Ibidem.

[56] Duranti, Tra mulini e canali, cit., p. 150

[57] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[58] Ibidem.

[59] Ibidem.

[60] Ibidem.

[61] Ibidem.

[62] Ibidem.

[63] ASBo, fondo Periti Agrimensori, Tomo terzo delle piante e relazioni di Francesco Martinelli (fine sec. XVI-1645), 

vol. 32, tomo III (bob. 44, fot. 46/bis).

[64] Ibidem.

[65] Gabella Grossa, Libro dei disegni, cit. (bob. 13)

[66] ASBo, fondo Periti Agrimensori, Tomo settimo delle Piante di Alfonso Nelli qual contiene in sé due libri (1613-1621),

 vol. 60, lib. I, c. 4 (bob. 214, fot. 4)

[67] ASFe, fondo Bentivoglio, cit.

[68] Ibidem.

[69] I settant’anni del Consorzio della Bonifica Renana (1909-1979), Bologna 1980.

[70] Fanti, Le“Tombe”, cit., p. 196.

[71] ASBo, Gabella Grossa, Visite, cit., b. 441 (1623-1668).

[72] Ibidem.

[73] Ibid., b. 442 (1670-1708).

[74] Ibid., b. 443 (1708-1729).

[75] Ibidem.

[76] Ibid., b. 444 (1730-1761).

[77] Ibidem.

[78] P.Pacetti, V.Pallotti, Rappresentazioni del Navile e delle valli bolognesi nel XVIII secolo, in Paesaggio: immagine e realtà, Milano 1981, pp. 194-195.

[79] ASBo, Gabella Grossa, Visite, cit., b. 444 (1730-1761).

[80] ASBo, fondo Malvezzi Lupari, ser. Instrumenti e scritture, bolle brevi e privilegi, piante (1746-1793).

[81] Ibidem.

[82] Pacetti, Pallotti, Rappresentazioni del Navile, cit., p. 192.

[83] ASBo, Gabella Grossa, Visite, cit., b. 445 (1762-1767).

[84] Ibid., b. 446 (1769-1788).




Pubblicato in forma ridotta sul volume "Mulini, canali e comunità della pianura bolognese tra Medioevo e Ottocento" Ed. Clueb, 2009, Atti delle Giornate di studio su Mulini, canali e comunità della pianura Bolognese tra medioevo e ottocento, 2007


 


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