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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora :Capitolo nono - Appendice 4: Istruzione, famiglia, educazione presso i Romani

Capitolo nono - Appendice 4: Istruzione, famiglia, educazione presso i Romani

Di Angela Bonora (del 08/08/2008 @ 20:18:35, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 6239 volte)


Istruzione significa far proprio l’evolversi della cultura nel corso dei secoli in tutti i campi, scientifico e umanistico, far proprie le conoscenze ed esperienze di qualunque tipo esse siano che si trasmettono da un individuo ad un altro nel trascorrere dei tempi.

Lo studio della storia antica non è solo ricordare eventi del passato, ma soprattutto acquisire un complesso  di conoscenza, di informazioni e di esperienze avvenuto tra le varie generazioni dei nostri antenati.

Nella romanità non esisteva un'istruzione di massa, chi deteneva il potere considerava la coltura un’arma pericolosa nelle mani della massa e atta a suscitare nelle classi più umili pensieri di ribellione.
Vi era comunque richiesta di istruzione da parte dei ceti inferiori della popolazione, che ricercavano sempre  un maestro che potesse fare lezioni almeno a gruppi di ragazzi anche in ambienti fatiscenti.

I ceti più agiati utilizzavano all’interno della famiglia un insegnante personale (paedagogus) che viveva con il suo pupillo nella famiglia stessa.

In età repubblicana si evitavano valori culturali esterni alla tradizione italica, basata su criteri di tipo patriarcale.
Non veniva seguito l’esempio della cultura ellenica che tendeva ad un’istruzione gestita da amministrazioni locali per tutti i giovani.
Marco Porcio Catone scrisse un manuale dedicato al figlio Marco nel quale trattava di vari argomenti ed insegnamenti comportamentali che dovevano rappresentare un regolamento per i giovani dell'epoca: Catone era sostenitore di una romanità basata sul rispetto delle antiche tradizioni. istruzione materna

L’istruzione dei fanciulli romani iniziava appena raggiungevano l'età giusta per apprendere e svolgere determinati compiti.
L’educazione nei primi anni di vita era affidata alla madre che doveva insegnare loro le buone maniere, a venerare gli dei, a rispettare le leggi e ad amare la patria.
Poi subentrava il padre che insegnava al figlio il proprio lavoro e lo portava seco a lavorare nei campi o nei laboratori artigiani.

 All'interno della casa veniva costruito   un altarino nel quale venivano poste le figure delle divinità protettrici della famiglia.
Era il padre, in qualità di sacerdote, che insegnava ai figli e alla famiglia tutta i riti di venerazione di tali dei:
-  i Lari o lares familiares, o 'dèi del focolare', erano centro del culto di tutta la famiglia
-  i Penati, divinità minori, il loro culto era congiunto a quello dei Lari e di Vesta
-  i Mani, che rappresentavano le anime dei defunti.

Anche nelle case dei poveri e  dei contadini si ritrovano negli scavi, accanto alla zona del focolare, tali altari, ovviamente di ridotte dimensioni, ma ben curati.

tempietto delle divinità domestiche
In tutta l'Europa si ritrovano tracce di tali divinità famigliari e il Cristianesimo subbentrato al politeismo non ha distolto le popolazioni dall'adorazione di certe divinità all'interno delle case, le ha solo sostituite con i Martiri e i Santi.

Specialmente nel contado.

Ad esempio Cerere era la divinità preposta alle messi nell'olimpo romano, S. Antonio il protettore degli animali nella Cristianità...

 

 

La superstizione faceva parte delle ideologie romane e tutti erano tesi a combattere il malocchio appendendo al collo dei neonati  e anche degli adulti un sacchetto contenente diversi amuleti, al fine di allontanare gli spiriti maligni.
Anche con l'avvento del Cristianesimo tali tradizioni vennero mantenute, benchè la Chiesa condannasse tali usi.

Sino a poco tempo fa nel bolognese usava cucire alle vesti dei neonati piccole borse contenenti medagliette raffiguranti Santi o Croci, precedentemente benedette.

E scagli la prima pietra colui o colei che non ha mai fatto ricorso a maghe e fatucchiere o usa fare gesti ricorrenti propiziatori della buona sorte.


Nelle case abbienti era il pater familias che svolgeva dapprima il compito di educare i figli all’interno della famiglia stessa a partire dai sette anni e poi sino ai 12.

Egli dava subito una prima infarinatura di tutto ciò che il proprio pargolo avrebbe poi approfondito con il passare degli anni, educazione in linea con lo stato sociale della famiglia ovviamente.

istruzione paternaComunque erano insegnamenti sul modo di vivere e di comportarsi, affiancati da un primo avvicinamento alla lettura, alla scrittura e all'aritmetica.


Il padre era il primo maestro ed era un maestro esigente che non si fermava davanti anche ad una giusta punizione.


La punizione era corporale  e  veniva inferta con la ferula, una canna provvista di nodi di legno, o con la scutica o staffile, una frusta fatta di strisce di cuoio, o la virga, uno scudiscio anche questo formato da un fascio di strisce di cuoio.


Tali arnesi atti a punizioni corporali vennero mantenuti anche dai maestri, quando il diffondersi delle prime scuole pubbliche tolsero al pater familias il monopolio dell'istruzione.


Le scuole pubbliche contribuirono al diffondersi della cultura ellenica a Roma e nelle province, in quanto l'insegnamento pubblico fu affidato principalmente a maestri greci.

Ai giovani che inizialmente avevano imparato le prime nozioni in latino, fu insegnato il greco: la maggioranza dei testi letterari o scientifici importanti, come ad esempio quelli di medicina o di diritto, erano in greco quindi venne insegnato ai giovani il greco e contemporaneamente vennero fatte traduzioni in latino deo testi greci.

Nell’educazione romana molto importanza aveva la frequenza delle palestre e delle terme per curare e rinforzare il corpo.
Nelle città esistevano palestre e terme anche per la bassa popolazione, sia per gli uomini che per le donne.


Quando Roma controllò tutto il territorio greco e quello dell'Asia minore e le navi romane solcarono il Mediterraneo, iniziando traffici economici con i popoli costieri e dei territori adiacenti, anche l’istruzione dei giovani cambiò.

Le guerre di conquista permettevano di acquisire beni, ma anche uomini, schiavi di tutte le estrazioni, fra cui non mancavano i letterati, i filosofi, i sacerdoti, gli astronomi di altri paesi. Personaggi colti che avevano molto da insegnare ai Romani di allora.


Si ricordano fra essi storici e letterati famosi come Polibio (greco) e Appiano (d’Alessandria), e anche dalle province dell’alta Italia scesero verso Roma eruditi come Tito Livio e Dionigi (d’Alicarnasso) che ci lasciarono opere storiche e retoriche notevoli.

Alcuni di essi si legarono ai circoli nobiliari dei potenti, altri ancora predicarono

nuove religioni e nuovi costumi.

Altri divennero invece maestri nelle scuole.

cattura di un nemico


Le classi erano composte sia da maschi che da femmine fino all' età di dodici anni per gli insegnamenti di base.
A dodici anni le femmine lasciavano la scuola e continuavano l’istruzione con insegnanti privati e venivano inoltre preparate alle arti domestiche.

Le scuole superiori erano essenzialmente formate di soli maschi e di ricca famiglia.
Le femmine verso l' età di quattordici anni erano già considerate in età da marito e quindi subentrava nella loro istruzione la madre.

La struttura della famiglia romana era basata sulla figura del pater familias che ne era  capo ed inizialmente aveva un’autorità assoluta sull’intera famiglia e sugli schiavi e clienti che vivevano in essa.
Il potere del pater familias nei confronti dei figli iniziava alla nascita con l’atto di riconoscimento del figlio: il padre accettava il figlio appena nato sollevandolo tra le braccia come per affidarlo agli Dei.
Questo atto non veniva fatto per figli nati deformi o per figlie primogenite, che spesso venivano abbandonati alla pubblica clemenza o alla morte.

Il pater familias era inoltre l’unico padrone del patrimonio familiare: tutti i beni che entravano nella casa erano di sua proprietà e a suo nome, i figli per sottrarsi all’autorità paterna avevano un’unica scappatoia: essere insigniti di una carica pubblica, i maschi, il matrimonio, le femmine, ma queste ultime passavano dal potere del padre a quello del marito.
istruzione femminile
Con il tempo diminuì l’autorità sulla moglie che poteva godere di una certa libertà, disporre liberamente dei propri beni e spesso partecipava a fianco del marito alla vita sociale.
Quelle appartenenti a famiglie agiate, si dedicavano principalmente a lavori quali la filatura e la tessitura e all’istruzione delle figlie per la loro vita familiare futura.
I lavori servili e faticosi erano affidati alle ancelle e agli schiavi, prigionieri di guerra o debitori insolventi.

Gli schiavi erano considerati “cose” di proprietà della famiglia presso cui prestavano servizio eseguendo i lavori più diversi.

Quelli residenti in città eseguivano i lavori domestici e servivano il padrone nei suoi spostamenti all’interno e all’esterno della città.

Gli schiavi, che vivevano nelle tenute rurali, lavoravano duramente nei campi e allevavano il bestiame del loro padrone, che aveva diritto di vita e di morte nei loro confronti. Abitavano tuguri che malamente contenevano la loro famiglia e venivano puniti per le più piccole mancanze.

Spesso le ville rurali erano dotate di sotterranei dove venivano rinchiusi a lavorare gli schiavi meno obbedienti alle regole: lavoravano spesso come artigiani sotto il controllo di altri schiavi più vicini al padrone.
collare da schiavo
In Roma e nelle città delle province esistevano schiavi pubblici, cioè di proprietà dello Stato, adibiti a lavori amministrativi, burocratici, scolastici, come ne abbiamo già parlato.
Tali schiavi erano a metà tra gli schiavi veri e propri e i liberti, ma con la possibilità di essere remunerati per il loro lavoro ed avere un vestiario decente, potevano sposare donne libere e i propri figli non diventavano alla nascita proprietà dello Stato.

Comunque per tutti gli schiavi esisteva la possibilità di essere affrancati, diventare liberti, con diritti politici e civili o solo civili.
Il liberto in possesso di diritti civili e politici e dotato di ingegno e di cultura poteva aspirare a divenire un personaggio influente, ma nella maggior parte dei casi viveva della carità pubblica.

Ritornando alla struttura della famiglia romana abbiente e all’educazione, le donne con il tempo ebbero la possibilità di studiare e gli storici latini ci indicano varie donne veramente istruite come Cornelia la madre dei Gracchi, che ebbe molto peso nelle politiche dei figli, oppure Ortensia, figlia di Ortensio valente avvocato, che seguì la carriera paterna, poetesse, la moglie di Plinio il Giovane, musiciste.
Plinio il Vecchio nei suoi scritti parla di Iaia di Cizico, di origine greca, abilissima pittrice e scultrice.

Il contornarsi di donne istruite fece sì che nella società romana non vi fossero etere e la prostituzione fosse un fatto legato alla popolazione di livello più basso-
acconciatura di Matrona
E’ comunque da tenere presente che la religione politeista romana, con un Dio Giove che continuamente cambiava donna ed aveva figli da tutte le parti, permettesse l’adulterio e numerosi figli nati al di fuori del matrimonio e mai riconosciuti dal vero padre per motivi opportunistici. 

I matrimoni erano tra l’altro combinati dai genitori data anche la giovane età degli sposi: 12 per le donne, 14 per gli uomini, erano le età minime alle quali si poteva contrarre matrimonio.

Il matrimonio rendeva il figlio maschio libero dalla potestà paterna, per le donne invece alla potestà paterna succedeva la potestà del padre del marito o del marito in caso che egli fosse subentrato al padre morto e in mancanza di fratelli più anziani.

Era possibile divorziare e quindi vi potevano essere nella vita degli individui più matrimoni e inoltre essendo, per motivi di dinastia, frequente l’uso di dare in sposa ad un importante magistrato attempato una giovanissima, giovani vedove venivano accasate nuovamente.

Erano inoltre possibili vari tipi di matrimoni:

- il più importante faceva sì che la donna che era passata di manus, diventasse cioè componente della famiglia del marito come se vi fosse nata con gli stessi doveri e prerogative degli altri componenti, in compenso poteva fregiarsi del titolo di Matrona . In tale matrimonio il divorzio era quasi impossibile, spesso solo le classi sacerdotali attuavano tale matrimonio

- il secondo tipo di matrimonio che dava meno possibilità alla moglie, che era semplice uxor, era più praticato specialmente perché lasciava la moglie molto più libera di utilizzare i propri beni in quanto non venivano assorbiti nel patrimonio della nuova famiglia.  Il divorzio non era facilmente ottenibile dalle donne se non per valide ragioni e poi è da tenere presente che l’adulterio delle mogli poteva essere punito anche con la morte, mentre l’adulterio del marito non era considerato neppure come causa per la richiesta di divorzio.

- altra unione era il matrimonio per usus, cioè il concubinato. Se la donna era di buoni costumi, il concubinato era un legame perfettamente rispettabile. Il concubinato che durava un anno intero senza interruzioni veniva assimilato al matrimonio in manus con tutti i doveri e diritti annessi. Per evitare ciò la concubina lasciava la casa del compagno per tre giorni consecutivi prima dello scadere dell’anno fatidico. Rimaneva però il fatto che i figli nati dal concubinato erano considerati illeggittimi con tutte le conseguenze relative.

coppia di sposi Romani



Questi problemi non esistevano nelle famiglie del contado.

Abbiamo già detto che la maggioranza dei contadini che lavoravano nelle ville rurali erano schiavi e i coloni che avevano avuto dopo la centuriazione un appezzamento di terreno era per lo più diventati fittavoli o braccianti, causa i forti e continui tributi che dovevano dare a Roma.
bambola romana
Nel contado la famiglia era semplice e vigeva il matrimonio per usus per i praticanti le antiche religioni o il matrimonio come sacramento per chi seguiva la religione cristiana.

...e non eistevano giochi così raffinati per i bambini come quelli qui riprodotti.

  

 

 

 

   

                bambini che giocano al circo

 

 

 

 

 



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