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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 9 -... e Giulio Cesare? ma qui ci si dimentica di Giulio Cesare!

Capitolo nono. 7 - ... e Giulio Cesare? ma qui ci si dimentica di Giulio Cesare!

Di Angela Bonora (del 15/04/2008 @ 19:10:46, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 8251 volte)

...volutamente....? Ma non passò mai nei nostri territori? 

Cesare Dittatore


Quasi un millennio di potenza Romana sui nostri territori …e ci sembra giusto parlarvi dei fatti più salienti per capire meglio quello che poi implicò la Pianura Padana all’origine della cittadina stessa di San Giorgio, da prima gruppo sparso di case, piccoli villaggi e poi ente pubblico con tutte le funzioni burocratiche sino ai giorni nostri.

La Pianura Padana e la Pianura Bolognese, più specificatamente, furono estremamente importanti per l’espansione romana verso l’Europa tutta.
Le strade, che le solcavano, erano le vie di comunicazione per lo spostamento dell’esercito e le varie fasi storiche della potenza romana ne sono testimonianza supportata da fonti scritte e da ritrovamenti archeologici di cui abbiamo già parlato[1].

La storia di Roma antica può essere divisa in tre parti principali:

- la Monarchia dei Sette Re, in parte Latini in parte Etruschi ( secondo le date tradizionali riportate dai testi di storia dal 753 a.C. al 509 a. C.)
- la Repubblica ( dal 509 a. C. al 44 a. C.)
- l’Impero (dal 44 a. C. al 476 d.C. )

Monarchia e Senato Romano e Repubblica.

Non stiamo a parlare di nuovo dei sette mitici Re di Roma, ma di chi effettivamente governò Roma dalla sua ipotizzata e tradizionale data di nascita e sino al 509 a. C..

Durante la Monarchia assieme al re fu il Senato che si occupò dei più importanti affari dello Stato.
Il Senato romano si forma contemporaneamente alla nascita di Roma.
Livio ci riporta che “Romolo designa cento senatori; tale numero è dovuto al fatto che già esso appaia sufficiente, nonché all'impossibilità di reperire una maggiore quantità di patres familias” Liv. (1, 8, 7).
Quella era la condizione indispensabile e necessaria affinché un soggetto diventasse Senatore, quella dello status di pater familias, cioè soggetto decano di una famiglia e quindi non sottoposto all'autorità di alcuno. In poche parole capo di una comunità unitaria, gente, legata da vincoli parentali, per cui al capo di una gente, gens, è automaticamente attribuita la funzione di senatore (da senex= anziano).

senato romano



Pertanto la nomina dei senatores da parte del rex è un atto formale e vincolato.

In età monarchica i senatori, inizialmente in numero di cento sotto Romolo, crebbero sino a trecento.
Gli appartenenti alle famiglie senatorie costituiscono la classe potente e privilegiata dei patrizi.
Il resto della popolazione, esclusa e priva di potere politico, forma la classe dei plebei.

Fra le due classi sorsero forti contrasti che cessarono in periodo repubblicano solo quando i plebei furono ammessi al Senato e poterono diventare Consoli.
Si formò in tale modo una nuova classe di governo: la nobilitas, composta da famiglie molto ricche sia patrizie che plebee, che occuparono le cariche più importanti della città e dell'imperium.

Le funzioni del primo Senato, monarchico, riunito nel Foro, sono
-  di tipo consultivo, spesso vincolante o imposto,
-  di supplenza amministrativa, nel caso di mancanza del re, e in ultimo
-  di scelta tra i propri membri di chi , interrex, debba momentaneamente sostituire il re deceduto o allontanato, fino a espletare tutte le cerimonie per interpretare i segni degli Dei al fine di scegliere il nuovo re, sommo sacerdote di Roma.

Il re in poche parole doveva sì essere designato dai segni divini, ma essere ben accetto al Senato.

Successivamente nella Roma repubblicana due Consoli sostituirono annualmente il re e il Senato tenderà a non assumersi più la responsabilità di "bocciare" un provvedimento senza aver prima consultato il popolo e da quel momento l’importanza dell'istituzione dei patres iniziò, seppur lentamente, a declinare.

Vediamo infatti sorgere in epoca repubblicana due tipi importanti di assemblee decisorie che si affiancano al Senato:

- i comitia centuriata aventi essenzialmente i compiti di eleggere i Consoli, Pretori e Censori, proporre e votare le leggi, dichiarare lo stato di guerra e giudicare nei processi di natura politica. Attorno al II secolo a.C. ai comitia centuriata è demandata anche l'elezione di tutti i magistrati.

- i concilia plebis sono invece le assemblee della plebe, convocate ai fini dell'elezione delle Magistrature plebee: i tribuni plebei e gli edili plebei, e per la proposta di provvedimenti ( plebisciti), non vincolanti per la collettività all’inizio, poi parificati alle leggi per effetto della votazione in base alla lex Publilia Philonis de plebiscitis del 339 a. C.

Le altre funzioni svolte dal Senato sono i rapporti diplomatici con gli altri paesi, l’amministrazione delle province nominandone tra l’altro i Governatori, la regolamentazione dell’operato dei Magistrati.

Durante l'epoca repubblicana, dato l’aumento sino a seicento unità, i senatores non potevano più essere scelti tra i patres e quindi erano designati dai Consoli, fino al IV secolo a.C., poi dai Censori, ai quali era imposto di far la scelta fra gli individui migliori di ogni ordine sociale.

La selezione avveniva normalmente tra coloro che avevano già ricoperte funzioni di magistrati, quindi, come abbiamo prima detto, sia patrizi che plebei, essendo tutto il popolo romano diventato elettore dei magistrati.

La convocazione del Senato spettava fino al II secolo a.C. a un magistratus dotato di imperio: un Console, un Pretore, un Censore, in seguito tale facoltà venne estesa a tutti i Magistrati.

Il funzionamento delle riunioni del Senato Romano si è protratta nel tempo ed è stata di esempio sino ai tempi nostri con poche differenze nella prassi.
Eccezione per i requisiti necessari per il conseguimento dello status di senatore: nel passato la ratifica poteva essere negata se la professione dell'aspirante appariva troppo umile o i suoi vizi erano tali da sconsigliarne l'accettazione…

Quando l’Impero si divise in occidentale (con capitale Roma) e in orientale (con capitale Costantinopoli) ai due Stati, fecero capo due Senati, in tutto perfettamente analoghi e speculari.
Il Senato diviene sotto l’Impero un'istituzione elitaria, cui possono accedere soltanto i membri delle famiglie aristocratiche più blasonate, uomini ricchi ed illustri, spesso non politicamente validi: gli storici sostengono che il Senato della tardissima epoca imperiale romana sia stato fautore della definitiva scomparsa della civiltà romana e del successivo regime feudale sviluppatosi nel primo Medioevo, anche se rimase sempre richiesto un atto formale di nomina da parte dell'Imperatore.

Ai tempi di Costantino si parla di almeno 2000 senatori con funzioni tributarie, legislative e giurisdizionali.
Il maggior numero di componenti non porta ad un maggior potere del Senato, la sua influenza politica in epoca imperiale è diminuita, il senatore può vivere al di fuori delle due capitali e il Senato è validamente convocato con non più di cinquanta presenti.

(Scusate, ma mi sembra di parlare di storia attuale!)

Repubblica romana

Nel 509 la continua immigrazione degli etruschi a Roma era diventato un problema, data l’invadenza con cui essi partecipavano all’amministrazione della cosa pubblica.
La reazione fu la promulgazione di leggi per l'estradizione immediata e la cacciata da Roma anche del re Tarquinio il Superbo di origine etrusca.

Si trasforma lo Stato da monarchico a repubblicano.
A capo dello Stato sono due magistrati detti Pretori poi Consoli, scelti annualmente tra i patrizi. Hanno nelle loro mani il potere civile e militare; in pratica sono i comandanti dell'esercito. Console romano
La legge repubblicana però contempla la possibilità di una loro sospensione dalla carica in caso di grave pericolo e la loro sostituzione con un Dittatore con pieni poteri, ma con un mandato di soli sei mesi.
Accanto ai consoli rimane il Senato formato da patrizi, che resta comunque la più alta autorità della Repubblica.

I primi consoli sono nel 509 L. Giunio Bruto e L. Tarquinio e da quell’anno si iniziano a compilare le liste dei Fasti Consolari (Capitolini): elenchi aggiornati anno per anno fino al 398 d.C., con le nomine dei consoli, e con a fianco le loro imprese e i trionfi delle campagne militari.

La scelta annuale dei Consoli tra i patrizi inasprisce la lotta tra patrizi e plebei e ad essa si aggiunge la lotta per i privilegi religiosi.
I nobili nel praticare il culto di Giove ritengono questa divinità superiore a quella della plebe (Terrae filii = figli della Terra), che sono invece sotto le divinità terrene e non celesti.

Il contrasto tra patrizi e plebei diventa sempre più acceso: la plebe ha gravi difficoltà economiche e giuridiche che non vengono risolte dai patrizi, malgrado le continue promesse.

Tali contrasti portano nel 494 a. C. alla secessione della plebe al Monte Sacro (l’Aventino). E’ Menenio Agrippa a fare l'apologia della plebe, a invitare i patrizi, il Senato, a riconoscere i rappresentanti eletti dal popolo, ottenendo alcune concessioni: la Costituzione dei Comitia tributa e il Concilia plebis tributa, già sopra indicati, inoltre la difesa dei plebei dagli arbitrii dei magistrati, il diritto di intercessione in caso di punizione o arresto di un cittadino e di sospensione degli atti pubblici dei magistrati e delle deliberazioni del Senato, salvo che in tempo di guerra.

Viene decisa poi la divisione in 20 tribù, la creazione delle Assemblee per l'elezione del tribuni della plebe e una organizzazione militare plebea.

Non mancano le reazioni e l'irrigidimento di alcuni patrizi, che faranno nel 485 appello anche al sostegno dei coloni delle loro campagne (!).

Non esistono solo contrasti tra patrizi e plebei, ma anche tra gli stessi patrizi, aspirando alcuni di essi di diventare unico regnante.

La Repubblica è gravata da continue spedizioni nei vari paesi, all’interno della penisola italica e all’esterno con popoli confinanti, quali gli Equi, i Volsci.

Mentre nella vicina Grecia nel 462 Pericle attua le riforme e lo Stato Democratico con le assemblee popolari democratiche aprendo l'arcontato a quasi tutti i cittadini possidenti. Ad Atene si promulga la legge sul diritto della cittadinanza, data solo a chi é figlio di entrambi genitori ateniesi,la plebe romana richiede di portare i suoi rappresentanti tribuni a dieci.
Nel 450 comunque a Roma si impose  la necessità di disporre di un codice di leggi scritte e a tale scopo nel 451 a.C. tutte le magistrature ordinarie eraano già statee  sospese e venne istituito un decemvirato legibus faciundis, che rimarrà in carica due anni.   Si attua la nomina dei decemviri, composto da 5 patrizi e da 5 plebei, con l'incarico di elaborare e compilare per iscritto un Codice Giuridico detto poi delle Dodici Tavole in sostituzione del diritto consuetudinario.
Grazie a questo primo codice si pose fine agli abusi che i patrizi commettevano ai danni della plebe, approfittando del fatto che la tradizione orale delle leggi ne permettevano una interpretazione a loro favore… Dal 449 a.C. Roma dispose di un codice di leggi scritte uguali per tutti. 
I decemviri dopo la promulgazione delle leggi restarono in carica, ma un fatto di sangue, dovuto al loro tentativo di un colpo di stato, sollevò il popolo che chiese il ritorno alle vecchie leggi. I decemviri furono tutti uccisi o esiliati.

Cicerone senatore ed avvocato



Per sanare la situazione i Consoli L. Valerio Publicola e M. Orazio Barbato pubblicarono nuove leggi con le quali si sanciva il diritto di appello della plebe.
Dal 444 vengono istituiti dei tribuni militari con poteri consolari.

D'ora in avanti in luogo di due saranno eletti tre tribuni militari con potere consolare e nel 443 viene istituita la Censura, che consisteva nella:
- classificazione dei cittadini secondo le origini e il censo;
- il controllo della spesa pubblica;
- la sorveglianza dei costumi dei romani e di
- altri compiti di sorveglianza amministrativa di vario genere.

La Censura era riservata all'inizio solo ai patrizi.

Dal 426 al 424 vengono eletti quattro tribuni militari e un dittatore, continuando le guerre interne e con i confinanti; solo nel 423 si ritorna e per poco tempo all'elezione di due soli consoli.

La continua guerra contro l’etrusca Veio, durata 10 anni, impone ancora l’elezione di tribuni militari e nel 396 l’elezione di Furio Camillo come Dittatore.
E' la fine di Veio etrusca; ora l'espansione romana verso nord sarebbe possibile, ma migrazioni di Galli-Celti invadono l’Italia Settentrionale (ne abbiamo già parlato a lungo…).
Provenienti dall'Alto Reno e Alto Danubio, in possesso di armi di ferro, si assicurano un certo predominio militare sotto la guida di una aristocrazia guerriera.
La guida della loro casta sacerdotale druidica estremamente potente, in quanto custode delle regole religiose e giudiziarie, permette l’ invasione dell’ Emilia, Toscana, Umbria, Lazio, quindi sino a Roma.

E’ nel 387 che i Galli guidati da Brenno si scontrano vittoriosamente con le truppe Romane guidate dal Dittatore Furio Camillo.
Dopo una ingloriosa resa romana e l’occupazione di Roma stessa, Brenno accetta un riscatto per l'abbandono della città.

Negli anni successivi si hanno in Roma continue e accese contestazioni per impedire il nepotismo e la immobilità politica che dura da anni.
La contestazione dei plebei non permette un'elezione né di Consoli, né di Tribuni militari, né di Magistrati, le polemiche e le contestazioni continuano per diversi anni sino al 367 .
I capi popolo da quasi dieci anni, Licinio Stolone e Sestio Laterano, pongono fine alle contestazioni con le leggi Licinie-Sestie, che ammettano i plebei al consolato, uno dei due consoli deve essere plebeo, e inoltre pongono limitazioni in tutte le magistrature:
 - riduzione dei debiti,
 - norme sull'agro pubblico con limitazione dell'occupazione privata a 500 iugeri (125 ettari).

Si forma una casta di alti funzionari composta di patrizi e plebei con libertà d'accesso per tutti i cittadini a tutte le cariche, compresa quella della dignità sacerdotale (Lex Ogulnia) e quella di Dittatore ai plebei.

La fine della lotta di classe è necessaria nell'interesse dello Stato.

Nel 362 AP. Claudio Massimo onsole, che per la guerra contro gli Ernici é nominato anche Dittatore è il primo plebeo nella storia ad assumere il comando dell'esercito romano con pieni poteri.

Roma é in continua espansione; con le altre comunità presenti nel suo territorio, stabilisce due tipi di relazioni: di dipendenza e di indipendenza.
A suo inappellabile giudizio nelle prime (le colonie) può benissimo rifiutare di dare il suffragio, e nelle seconde stipulare trattati ma solo se graditi ed equi (civitates peregrinae)

Dal 350 e negli anni successivi le truppe romane si spostano verso le postazioni galliche, contemporaneamente debbono risolvere il problema della rivolta dei villaggi Latini che contornano Roma, in posizione elevata sopra i colli.
Dopo una guerra con i Latini, sotto Furio Camillo, viene riorganizzato il territorio, estinta la vecchia Lega Latina dei tempi della monarchia, incorporamento dei territori Latini in Roma, con la concessione della cittadinanza romana solo a pochi popoli latini sottomessi.

Vediamo quindi che la storia della repubblica romana è una storia di guerre ininterrotte. Infatti alla fine della Repubblica il dominio di Roma si era esteso su tutte le regioni mediterranee, dalla Spagna all’Asia Minore.
Dapprima i Romani si erano scontrati con i popoli italici poi con le città della Magna Grecia.
Divenuta una potenza marittima Roma si scontrò anche con Cartagine, che dominava il Mediterraneo occidentale, in tre successive guerre. La più grave delle quali vide i cartaginesi, con Annibale, fin sotto le porte di Roma. Infine i Romani, guidati da Scipione l’Africano, portarono la guerra in Africa e vinsero a Zama. Rasero al suolo Cartagine e con i territori adiacenti conquistati venne formata una provincia in Africa e terminarono le guerre da lungo in corso con gli Iberici, in Spagna, dove erano già state istituite due province.
Contemporaneamente Roma fu impegnata anche in Oriente contro la Macedonia, che diventò con il resto della Grecia una provincia romana nel 146 a.C. alla fine delle guerre puniche.
Da non dimenticare l’acquisizione del regno di Pergamo lasciato addirittura in eredità alla potenza romana dal suo ultimo re, territorio che costituì la provincia romana d’Asia.

Le conquiste portarono a Roma ricchezza e cambiarono la mentalità e il modo di vivere dei Romani.
Cittadini che si erano arricchiti commerciando e prestando denaro a interesse acquistarono maggiore potere politico ed estesero le loro proprietà nelle campagne, latifondi, che facevano coltivare dagli schiavi reperiti durante le guerre di conquista.

I contadini impoveriti emigravano verso le città, aumentando il numero dei proletari.

E’ a questo punto che si inizia a formare nella repubblica la necessità di riforme ancora più incisive, affinché si mantenga l’ordine in Roma, in Italia e nelle province.

Tiberio e Caio Gracco
Fra le riforme più ricordate sono il complesso di atti proposti ed attuati dai Gracchi. 
Tiberio Gracco, tribuno della plebe, nel 133 a.C. fece approvare la lex Agraria, che vietava l'accaparramento di terreno ed al contempo prevedeva la revisione degli appezzamenti già assegnati.

A questo progetti si opposero con violenza tutti coloro che venivano danneggiati da tali leggi, il Senato e l’oligarchia dominante.



Gaio Gracco fra il 123 ed il 122 a.C. ripropose il progetto di Tiberio: la lex agraria, la lex frumentaria a favore delle distribuzioni di grano, dei provvedimenti a favore dei militari, la lex iudiciaria, che prevedeva che la competenza dei processi per corruzione passasse dai senatori ai cavalieri, la creazione di tre nuove colonie (Iunonia) a Cartagine, la concessione della cittadinanza romana ai Latini e del diritto latino agli Italici. Il suo progetto di riforma, tuttavia, finì per scontentare un po' tutti.


Nell’arco di 10 anni Tiberio e Caio furono assassinati.

Il capo del partito popolare Caio Mario, che aveva completato la conquista della Numidia e rintuzzate le bramosie delle tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni, che tentavano di entrare in Italia settentrionale, fu nominato Generale e Console per sei volte in quegli anni e detenne il potere completo a Roma.

Nel 90 si ribellarono gli alleati italici, i soci, che, formata una Lega con il nome (polemico) di Italia, dopo quasi due anni di guerra sociale ottennero la cittadinanza romana da tanto reclamata: a tutte le città a sud del Po venne concessa l’eguaglianza politica e l’Italia diventa definitivamente una nazione.
Caio Mario
Il nostro territorio si può dire diventasse romano proprio con quell’atto.

E’ nel I secolo a.C. che si completano le maggiori trasformazioni della repubblica Romana, ad opera di personaggi che la storia continuamente ci ricorda, ma anche in questo tempo imperversarono devastanti guerre civili.

Da una parte c’era il partito degli ottimati o patrizi, dall’altra il partito dei popolari.

Protagonisti della prima guerra civile furono Lucio Cornelio Silla, capo partito degli ottimati e Caio Mario capo dei popolari.
Sconfitto nell’89 a.C. Mario, Silla rimase dittatore per 10 anni e restaurò il pieno potere del Senato.
L’abbandono volontario del potere da parte di Silla riaccende la lotta tra i due partiti, le lotte nelle province, tentativi di colpi di stato, tra i quali va ricordato quello di Catilina, sventato da Cicerone.
Lucio Cornelio SillaPer riportarne la pace il Senato decide di affidare pieni poteri in Roma a Gneo Pompeo (67 a. C.).

Entra a questo punto veramente in funzione come personaggio Caio Giulio Cesare.
Nato nella Suburra, il quartiere proletario, il “buco nero” della Città splendida, il ghetto ove era racchiusa una plebe povera e senza lavoro, il luogo d’origine di ogni rivolta popolare, Cesare nipote di Caio Mario non poteva che essere del partito popolare.
Alla morte dello zio Mario, nell’86, a 14 anni, proprio per questa parentela, fu incluso nelle liste di proscrizione compilate dal dittatore Silla e dovette scappare da Roma. Ma, grazie ad alcuni amici, Silla lo escluse dalle liste salvandogli la vita.

Cesare era un patrizio diventato democratico, che si batteva per il popolo cercandone l’appoggio, il suo nemico fu l’oligarchia senatoriale, ma Cesare aveva contro anche sentimenti repubblicani.
Non vogliamo soffermarci alle varie vicende personali che lo videro fortemente criticato in gioventù, ma sulla sua ostinata formazione e preparazione per gli eventi futuri che lo videro in primo piano.
Colto, imparò velocemente il greco che divenne la sua seconda lingua. Si appassionò all’astronomia, alla matematica, alle scienze naturali, ma la sua maggiore propensione fu la poesia e più avanti nell’età la letteratura.
Ma tutto ciò non lo tenne lontano dalle esercitazioni militari. Attraverso un severo e continuo addestramento rafforzò il suo fisico che appariva troppo delicato e quasi femmineo.

Fu uomo poliedrico di grandi qualità positive e negative: geniale, elegante, temerario, clemente, ma ricordato nella storia anche come adultero, omosessuale, epilettico(!), tiranno, uomo spietato.
Queste differenti e contrastanti qualità fanno sorgere sospetti sulla veridicità di alcune di esse.
Infatti vari episodi fecero emergere doti di fermezza e di carattere sia in battaglia che nella vita e nella cultura.
Fu accusato di una scelta politica di opportunismo e demagogica, ma fu coerente alla sua scelta e sempre fedele anche in periodi particolarmente difficili.

Grande Generale solo in età avvanzataa, a 42 anni, sottomette la Gallia e raggiunge la Britannia attraverso nove anni di guerra, e in quattro anni di guerra civile, elimina tutti i suoi avversari.
A 55 anni comincerà la breve fase finale del trionfo. Durerà meno di un anno, ma gli sarà sufficiente per dare il via a quella soluzione istituzionale che si chiamerà Impero e che gli sopravvivrà per cinque secoli. Per tutta la vita aveva operato con gran determinazione e tensione per piegare gli eventi alla propria volontà. 

Era nato nel 100 a. C. : con lui si apriva un nuovo secolo, ma con lui iniziava anche una nuova epoca della storia romana ed universale.

A 31 anni, nel 69, eletto Questore, destinato alla Spagna Ulteriore, vi ritorna nel 61 da Governatore con poteri di Comandante militare.
Fu Edile e a 37 anni, Pontefice Massimo, suprema carica vitalizia dell’ambito sacrale.

“Pur non avendo combattuto in Gallia nemmeno dieci anni, Cesare – osserva Plutarco (Vita di Cesare, 15) – conquistò a forza più di ottocento città, assoggettò trecento popoli, si schierò in tempi diversi contro tre milioni di uomini, ne uccise un milione e altrettanti ne fece prigionieri” 

disposizione legioni

Dallo schema sopra riportato si può notare la disposizioni delle legioni nella strategia di Mario e soprattutto quella di Cesare tendente ad accerchiare il nemico.
Già Furio Camillo aveva tralasciata la disposizione falangitica che vediamo sotto e Cesare a questo si adeguò, armato dalla sua potenza strategica più raffinata.

legione falangitica - Adriano

Più avanti nell'Impero vennero attuate diverse disposizioni delle coorti, come quella di Adriano che si rifece ai metodi alessandrini, ponendo in prima linea ben 1000 dei migliori militi.


Cesare era anche preoccupato del consenso e del governo delle nuove regioni conquistate, tanto da cercare sempre di recuperare élite locali disposte ad essere coinvolte nella gestione del potere.

Con un’alleanza con il Generale Pompeo e con il capitalista Crasso divenne Console per l'anno 59 a.C. dando luogo al primo triumvirato. Gneo Pompeo

Da allora tutti i suoi atti furono rivolti contro l'oligarchia e tendenti a guadagnarsi il favore dei "populares".

Una delle prime iniziative fu di portare a conoscenza del pubblico quanto avveniva in Senato ed in tutta l'estensione del dominio romano. Introdusse infatti due mezzi d’informazione "Acta diurna" e "Acta senatus", gli antesignani delle odierne Gazzette Ufficiali. Essi rappresentano, in un certo modo, anche l'origine del giornalismo perché contenevano notizie relative a morti, nascite, matrimoni, divorzi etc. di tutti i cittadini.

Erano pubblicati ogni giorno e si può comprendere come potessero interessare e compiacere il popolo.

Importante fu una legge di riforma agraria che prevedeva, anche mediante l’esproprio, la distribuzione di terra ai più poveri proletari urbani che avessero almeno tre figli. Malgrado l’opposizione del Senato la legge fu approvata dall’Assemblea popolare.

Il Senato, forte della tradizione che dopo l'anno di servizio ai Consoli non più in carica fosse assegnata una Propretura, ipotizzò di affidargli quella competente per il demanio, i parchi e le foreste. Ma il suo operato costrinse i senatori ad affidargli un incarico di comando più prestigioso: il governatorato della Gallia Cisalpina e dell'Illiria.
La Gallia Cisalpina equivaleva all'Italia Settentrionale, comprendendo tutta la fertile vallata del Po e il comando di tre Legioni, ma fu anche deciso che il suo mandato sarebbe durato cinque anni invece che uno solo.

Ed ecco Cesare nei nostri territori. Combatté e sconfisse i popoli delle regioni montuose vicine con rapide ed audaci manovre condotte anche per mare.

Nel 59, ottenuto il Governo della provincia Narbonese, l’attuale Provenza, interviene in Gallia in aiuto ai soci Edui contro gli Elvezi, poi si assicura il dominio di tutto il paese, e dei paesi confinanti con campagne in Germania e in Britannia.
Fu il primo comandante militare a solcare le acque dell'Atlantico.
La latinità che Cesare aveva portato fino all’Atlantico estendendosi “territorialmente” in realtà si era anche, di fatto, evoluta sostanzialmente.
La regione di cui era Governatore controllava il lato settentrionale della potenza romana. Una regione a contatto con tribù turbolenti, come i Galli, i Germani ed i Belgi. Era la stessa frontiera settentrionale da cui, secoli prima, erano transitati quei Galli giunti quasi alla conquista del Campidoglio.
Le turbolenti province gli aveevano già data l'occasione di mettere in luce le sue capacità di condottiero militare con una serie di otto campagne che si protrassero per nove anni.

VercingetorigeNello stesso tempo la rivolta dei Galli, condotti dal re Vercingetorige, lo sorprende nella Pianura padana, dove soleva svernare, ma lontano dalle sue truppe dislocate in tre guarnigioni nella Gallia centro-orientale, con le quali non erano possibili collegamenti.

Ancora la mente politica di Cesare si attiva: qualunque decisione egli prenderà deve tener conto sia della rivolta dei Galli, sia della possibilità di poter combattere, in un secondo tempo, la guerra civile contro Pompeo e il Senato.

 

Deve salvare le sue legioni e antepone la sicurezza dei suoi uomini alla propria.
Con le guarnigioni della Provincia Narbonese e con i rinforzi appena reclutati nella Pianura padana, effettua due manovre: una contro le forze che minacciano direttamente la Provincia e un’altra contro il cuore stesso della rivolta, l’Arvernia, dopo aver attraversato di sorpresa la barriera ancora innevata delle Cevenne.

Distratta l’attenzione dei nemici, si dirige rapidamente a Vienna sul Rodano, dove ad attenderlo c’era un contingente di cavalleria che lo scorterà verso nord e i quartieri invernali delle legioni.
Cesare definisce uno stile preciso nella sua responsabilità di comando:
non sono le legioni a doversi muovere senza una guida, ma è il loro comandante che ha l’obbligo di affrontare il rischio, per guidarle.

Riunito l’esercito sotto la sua guida, Cesare si trova subito ad affrontare un altro problema: attendere con le legioni l’arrivo della buona stagione o scendere subito in campo.
Vercingetorige sta, infatti, assediando la capitale di una piccola popolazione alleata, i Boi. Anche in questo caso Cesare decide in base alle priorità politiche: con l’inverno ancora in corso i legionari avranno difficoltà a reperire gli approvvigionamenti, ma difendere un alleato piccolo e debole come i Boi è il segnale della lealtà e della affidabilità di Roma.
Le legioni abbandonano i quartieri invernali e si dirigono al salvataggio dei Boi attraversando i territori delle popolazioni ribelli, anziché seguire la via più diretta che passa nel territorio degli alleati Edui: gli Edui devono già fornire vettovaglie e foraggio, attraversare il loro territorio con un esercito sarebbe stata una servitù ancora più gravosa.
Cesare cercherà di sottomettere i centri della rivolta mantenendosi tra l’esercito nemico e le proprie fonti di approvvigionamento: le popolazioni degli Edui e dei Boi.

Vercingetorige sarà comunque costretto ad abbandonare l’assedio della capitale dei Boi, per rispondere all’aggressiva strategia di Cesare: intende esercitare una pressione sulle legioni, seguendole a debita distanza per evitare di essere costretto al combattimento, e nel frattempo facendo terra bruciata attorno ad esse e tormentandole con la cavalleria.
Di pari passo con il logoramento delle legioni procederà spontaneamente l’estendersi della rivolta. Ma Re Vercingetorige non è Cesare, non ha il suo crisma presso i suoi guerrieri.

Le legioni romane marciano da nord a sud e la repressione più dura è riservata ad Avaricum perché è l’unica a resistere con accanimento.

Un’altra decisione politica che viene seguita da altre che tengono conto delle esigenze da parte degli alleati e dei popoli sottomessi di averlo nel ruolo di Governatore per derimere questioni interne nelle quali la supremazia di Roma deve indicare le vie di risoluzione.
Una importante decisione militarmente ancora più grave costringe Cesare a dividere l’esercito: tiene per sé 6 legioni e 4 le consegna a Labieno affinché salga a nord per domare la ribellione dei Parisii e quindi muoverne le due parti in direzioni divergenti al fine di mostrare nella massima estensione possibile la sovranità romana sulla Gallia.

La decisione politica non risulta del tutto fruttuosa e Vercingetorige inizia a farsi vicino alle legioni romane.
Cesare è costretto a riunire l’esercito, il contrattacco è passato nelle mani dei Galli. Vercingetorige, comunque sbaglia, è convinto che Cesare stia per prendere la via del ritorno verso la Provincia e decide di attaccarlo: sconfitto dovrà riparare ad Alesia dove Cesare lo stringerà in un assedio che deciderà la campagna.

Nei successivi quattro anni sarà impegnato nella seconda guerra civile contro Pompeo, che, alla morte di Crasso, aveva acquistato grande potere verso il Senato tanto da far promulgare una legge che impedisse a Cesare di essere rieletto Console e gli togliesse la proroga al governo dei territori a lui sottoposti.
Alla fine della campagna contro i Galli gli viene infatti imposto di deporre le armi di lasciare le legioni nella Cisalpina e di rientrare in Roma come normale cittadino.
Cesare rifiuta il comando e nel 49 a.C., passato il Rubicone, raggiunto Ariminium, si dirige verso Roma con parte delle legioni.
Dopo un primo assedio alla città, insegue Pompeo e parte del Senato in fuga verso l’Illiria, la Macedonia, completando, dopo quattro anni, la guerra civile con una vittoria su Gneo Pompeo e i suoi a Farsalo nel 48.

Ritornato in Roma per consolidare il suo potere, esplica in modo forte le sue idee politiche:
la repubblica romana deve accogliere genti diverse a pari titolo, per evitare ciò che si era verificato nella Provincia gallica nella quale la legge di Roma non sapeva e non voleva interpretare gli usi e le tradizioni locali.

Senza un’apertura mentale più ampia, classi dirigenti più estese, un consenso più diffuso, Cesare capiva che ogni nuova conquista sarebbe stata precaria e costantemente minacciata da altre ribellioni, e da aggressioni esterne, la voglia di conquista senza una adeguata politica avrebbe fatta cadere la repubblica.

Già alla fine della guerra Gallica Cesare consentì ai prigionieri edui e arverni, i primi alleati che si erano uniti alla rivolta, i secondi principali ispiratori della rivolta, di tornare alle loro case.
Acquistati i pieni poteri politici, padrone assoluto dello Stato, viene nominato Dittatore a vita.
Continua poi ad inseguire i restanti sostenitori del partito di Pompeo in Spagna ed in Africa , soggiorna in Egitto, dove depone il re Tolomeo a favore della sorella Cleopatra, madre di suo figlio Cesarione e ritorna in Italia nel 45 a. C..

Ma un solo anno dura effettivamente la sua dittatura, una congiura guidata da Bruto e Cassio, fautori della vecchia oligarchia repubblicana, uccide Cesare.
Solo Marco Antonio, sostenuto dal potere popolare mantiene l’ordine in Roma, mentre i congiurati abbandonano la città.

Da quel momento all'Impero, come nuovo ordinamento, debbono passare ancora diversi anni.

Nel 43 a. C.,un anno dalla morte di Giulio Cesare  la situazione era tutt’altro che chiara nei territori. Cicerone aveva cercato di stabilizzare le istituzioni repubblicane  avendo dalla sua parte l’erede di Cesare, Caio Ottaviano. 
La fonte di tutti i guai era Marco Antonio, che non si voleva sottomettere al volere del Senato. 
La questione ebbe termine con un agguato nei pressi di Modena, sulle rive del fiume Panaro,e  che doveva decidere le sorti della Repubblica Romana.
Marco Antonio
Si ebbero scontri sanguinosi tra le forze dei Consoli Pansa, Herzio ed Ottaviano contro Antonio, che aveva dalla sua parecchie delle legioni di Cesare e che si svolsero in un territorio infido e acquitrinoso e lungo la via Emilia.

Antonio quando aveva rifiutato di riconoscere l’autorità del Senato aveva richiesto: l’“Imperium” proconsolare per cinque anni in Gallia Cisalpina, o eventualmente nella Gallia Comata (la provincia conquistata da Cesare).

Esisteva inoltre il pericolo di  Bruto e Cassio che comandavano  in oriente.

Antonio aveva marciato verso il nord conquistata Bononia e aveva tentato di cacciare da Modena Decimo Bruto, principale congiurato contro Cesare e che ora  governava la Cisalpina per mandato del Senato.

Assalito dalle forze di Antonio Decimo Bruto era allo stremo e non si sapeva quanto potesse ancora resistere.
Bisognava intervenire al più presto.
Uno dei due consoli di quell’anno,Aulo Hirzio, ex cesariano, venne inviato nella Cisalpina insieme ad Ottaviano, mentre l'altro, Vibio Pansa, avrebbe approntato un nuovo esercito.

Hirzio ed Ottaviano, in attesa di Pansa, attaccarono in vario modo le  truppe di Antonio che si  era appostato nel territorio di Modena.
I combattenti tutti di  scuola cesariana applicarono tutte le possibili strategie, ma solo nella piana di Forum Gallorum si ebbe la sconfitta decisiva di Antonio.

Cicerone a Roma esultò e fece proclamare “imperatores” (o comandanti vittoriosi) i due consoli e lo stesso Ottaviano .
La sconfitta di Antonio non doveva però essere stata tanto grave se pochi giorni dopo Modena era ancora bloccata e Hirzio non era in grado di forzare completamente la linea d’assedio.

Alla fine Antonio fu completamente sconfitto in una battaglia frontale e dovette togliere l’assedio e partì vero nord ovest per raggiungere Marco Emilio Lepido che  governava le Gallie.

Hirzio cadde sul campo e Ottaviano si ritrovò alla testa dei due eserciti consolari, oltre al suo personale che comandava come propretore, essendo contemporaneamente morto
Pansa  a Bologna, dove era stato portato  gravemente ferito.

Sorsero  sospetti sulla morte quasi simultanea di due consoli.

A Modena, Decimo Bruto non sapeva  come si sarebbe comportato Ottaviano che, suo liberatire, era anche l’erede di Cesare che lui aveva contribuito ad assassinare.
 
Il Senato salvò Bruto ordinandogli  di inseguire Antonio in Gallia, dove però finì assassinato da un capo indigeno.

La situazione di stallo della Repubblica era in pratica risolta: in oriente comandavano Bruto e Cassio, in occidente erano rimasti Ottaviano,  Antonio e Lepido.

I tre si trovarono quello stesso anno a Bologna su un’isoletta in mezzo al fiume Reno, si dice dalle parti di Bertalia, fuori del comune delle Lame e diedero vita al secondo
triumvirato.

La Repubblica era morta,  lo Stato avrebbe avuto  nuovi ordinamenti. 
Cicerone,  che aveva sperato di fare dell’erede di Cesare il nuovo paladino della Repubblica fu giustiziato su richiesta di Antonio. 

In val Padana, Ottaviano fece  prosciugare le paludi e «centuriare» la terra da dividere
tra i suoi veterani, che avevano partecipato alla guerra civile.

Ottaviano e Marco Antonio si scontrarono poi nella terza guerra civile, conclusasi ad Anzio a favore di Ottaviano, che assunse tutti i poteri attribuiti a Cesare.

Ebbe così inizio un governo di tipo imperiale, ma

il vero primo Imperatore e fautore dell’Impero non può essere che Caio Giulio Cesare.

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[1]Quello che a me pare giusto per la completezza del testo non è detto però che lo sia per voi…quanta storia vi hanno fatto leggere nel passato…allora saltate questo capitolo e quello successivo, ma non scartate le Appendici…ci possono essere informazioni simpatiche



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