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Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo nono: Caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Cristianesimo. Invasioni Barbar

Capitolo nono . 9- Caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Cristianesimo. Invasioni Barbariche

Di Angela Bonora (del 03/05/2008 @ 12:18:32, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 7645 volte)



 Se si vuole fare un bilancio della disfatta dell’impero Romano d’Occidente bisogna andare ad analizzare diverse cause concomitanti.

Non si può come fanno molti storici imputare la disfatta alle sole invasioni barbariche.

Roma era già pronta a cedere quando cadde l’Impero Romano d’Occidente.

Cause politiche

Non esistevano più Imperatori guida dei valori tradizionali di cultura e di civiltà, ma patrizi desiderosi di fama e non validi all’amministrazione del bene pubblico come i primi Imperatori.

Solo alcuni di quelli che seguirono nelle prime dinastie si può dire abbiano dati apporti considerevoli alla civiltà di Roma.
La trasformazione della religiosità fu un altro fattore notevole che contribuì allo sfaldamento dell’Impero: alla religiosità compatta dell’alto Impero, dove Augusto stesso era Pontefice, si era passati a seguire religioni di derivazione orientali, non sempre adeguate alla cultura latina, come religioni di derivazione indoeuropea, asiatica ed egizia.

Il Cristianesimo ebbe non poco peso in questa trasformazione.

Il continuo bisogno di difendere militarmente i propri confini, avevano inoltre depauperato economicamente ed umanamente Roma.

Dal punto di vista economico il degrado era dovuto alle imposizioni fiscali via via più forti a sostegno delle continue guerre, all’abbandono delle campagne da parte dei coloni che andavano verso le città per difendersi dalle truppe, sia barbariche che romane stesse, che scorazzavano nei vari territori depredando i casolari e le ville isolate nel Nord Italia, i latifondi del Sud della penisola e delle province.

Il segreto che permise all’Impero romano di vivere a lungo non fu soltanto l’esercito quanto un’intelligente politica con i paesi sottomessi e con quelli oltre le frontiere (Stati clienti). Dopo una guerra, Roma sapeva far seguire la pace: spesso c’era il rispetto delle differenze linguistiche e religiose. I romani avevano imparato a sostituire la forza con l’influenza culturale. E ciò garantiva non solamente una longevità alle conquiste, ma in certi casi anche la voglia tra i popoli vinti di imitare Roma.

Intorno al 260 d.C. orde di barbari superano  le frontiere in più punti con incursioni solo per cercare bottino. La società romana sempre più decadente è incapace di opporsi come ai tempi di Cesare.
Tra il 235 e il 253 una dozzina di imperatori ricoprono la massima carica in Roma e governatori nelle province senza avere le caratteristiche di ottima guida.
Nella normalità il nepotismo era il metodo adottato per acceere in cariche importanti.

Roma aveva avuto sino a quel momento una superiore capacità militare rispetto ai popoli confinanti e con continue campagne militari aveva accumulato beni di ogni tipo, finanziava la campagna successiva con i beni raccolti nella campagna precedente.

Metalli preziosi e altri tesori,  schiavi, manodopera da impiegare nelle costruzioni, nelle miniere, nelle foreste e nei territori coltivabili acquisiti, permettevano ai cittadini romani di ottenere benefici e non pagare tributi.

Finita la politica di conquista, la colonizzazione portò all’impero notevoli problemi.
Innanzi tutto ci voleva un esercito numeroso ed efficiente, che doveva essere dislocato in posti lontani, per salvaguardare i confini dell’Impero e questo creava difficoltà e costi elevati, che facevano levitare i tributi, spesso solo per una limitata parte della popolazione.
La cittadinanza romana concessa alle popolazioni conquistate permetteva l’accesso nell’esercito romano di nuovi soldati istruiti secondo modalità diverse e quindi legioni meno efficienti sul campo di battaglia e nella strategia.

Alla fine del III secolo ( 285 d.C. ) sale al potere Diocleziano, che, dividendo l'Imperium tra quattro personaggi investiti di potere decisionale, cerca di aumentare le strutture difensive dell'Impero.
Comunque impone nuovi tributi e restrizioni.
In particolare viene istituita una contribuzione fissa (capitatio iugatio), a ciascuna delle unità agricole ( iuga ),e impedisce ad ogni abitante-lavoratore dell'impero di trasferirsi e di cambiare professione, anticipando il fenomeno della stabilità della mano d’opera che caratterizzò l’età feudale.

Ciò portò ad un maggiore impoverimento del contado:
- i coloni dovettero vendere i propri appezzamenti non riuscendo a pagare i tributi e diventare fittavoli o braccianti nei grossi poderi dei possessores urbani
- i nuovi rapporti che si crearono tra città e campagna non ebbero poco peso. Le città entrarono in crisi anche per il cambiamento delle attività manifatturiere, mentre le campagne venivano abbandonate.

Le città, poli tradizionali di organizzazione territoriale, subirono profonde trasformazioni specialmente nel III e IV sec.d.C..
Prima dell’era cristiana varie centinaia di municipia [1] erano distribuiti, più o meno articolati, nella penisola e nelle province limitrofe.

Secondo una stima di K.J.Beloch sotto la dinastia Giulio-Claudia l’Italia contava più di 7 milioni di abitanti, con tendenza alla crescita sino a oltre 8 milioni nei primi anni del terzo secolo.

La crisi demografica [2], successiva si imputa all’inurbamento, alle diminuite risorse alimentari per l’abbandono delle coltivazioni, alla delimitazione nuova di grandi città che per meglio difendersi costruirono nuove cinta murarie interne alle precedenti, lasciando fuori quartieri popolati, come Bologna, Modena, Rimini.
Non  ultime sono da considerare epidemie che periodicamente decimano la popolazione più indigente e le malattie veneree e le forme di vita dissoluta che eliminano parte della popolazione ricca.
Secondo  ricercatori biologi  e archeologi internazionali il forte uso fatto dai romani di stoviglie e tubature degli acquedotti in piombo portava all'avvelenamento da piombo (saturnismo) non rilevato dai medici inesperti di quei tempi e sembra portasse alla sterilità maschile e quindi all’impossibilità di generare, pertanto un forte calo demografico.

Per lunghi secoli la tecnica usata per smaltare, dipingere e decorare l'esterno e l'interno delle ceramiche si basò su bianchetti e smalti di piombo che garantivano anche una notevole impermeabilizzazione delle terrecotte, in genere eccessivamente porose.
Inoltre il vasellame utilizzato dalle case abbienti era quasi tutto di piombo o rivestito di piombo, nell'ipotesi errata che i cibi si conservassero meglio (vedi Plinio il Vecchio).

vasellame al piombo


Gli acquedotti romani che portavano acqua alle città utilizzavano  fistulae aquariae .
Le fistulae  erano tubazioni in piombo di diametro variabile,  recanti varie iscrizioni impresse a rilievo nel piombo mediante una matrice. In tali iscrizioni venivano menzionati i nomi dei funzionari (quaestores )in carica al momento della collocazione della fistula o i nomi degli addetti ai lavori dell'impianto (vilici). 

I Romani nella sola regione di Rio Tinto dal 150 al 50 avanti Cristo estrassero enormi quantitativi di  minerale di piombo tanto che si ipotizzò  che il 70% di quel piombo avesse contaminato  in quegli anni la Groenlandia.
Da approfondite ricerche si è potuto poi rilevare che  deriva proprio da quelle produzioni il piombo rinvenuto in Groelandia ed è dello stesso tipo ed età di quello  che ora ritroviamo in Sicilia in ricerche archeologiche marine a Capo Passero di Siracusa.

Provengono dalla regione di Cartagena, nel sudest della Spagna, i lingotti romani in piombo scoperti in Sicilia nell’estate 2006 e risalgono  agli anni intorno al 38 avanti Cristo:  i Romani conducevano il commercio del piombo nell'area dell’intero Mediterraneo.

iI vasai romani inoltre utilizzavano anche vetrine al piombo colorate con ossidi metallici, producendo vetri e ceramiche con colori al piombo azzurri e destinate a diventare le più famose nell'Europa medievale.
Per molti secoli le condutture per l’acqua potabile sono state fatte con leghe di piombo, i colori bluastri utilizzati negli smalti di rivestimento delle  ceramiche hanno contenuto sino a poco tempo fa ossidi di piombo; il carbonato di piombo veniva usato per preparare le vernici e anche in campo medico veniva usato l'acetato basico di piombo (acqua vegeto-minerale) per disinfettare le ferite.
L’organismo umano assorbe tracce di piombo da tali composti che causano saturnismo, avvelenamento cronico progressivo sino alla morte.
  Oggi il loro impiego è vietato, oppure regolato da norme legislative restrittive  tendenti a sostituirli con materiali più idonei ed innocui.

Fistule di piombo per acquedotti



La campagna, che non aveva tali problemi , specialmente la pianura, venne comunque abbandonata alle acque stagnanti e la popolazione si assestò nella fascia ai piedi degli Appennini e nelle propaggini alpine, lasciando i terreni senza concimazioni e ritornando ad usare attrezzature primitive.

Preda di mal nutrizione, di malattie contagiose, la popolazione subì un calo notevole e all’inizio del medio evo in Italia si contavano circa 4 milioni di abitanti, una mortalità infantile tra il 15 e il 50% nel primo anno di vita e una vita media di 37 anni per gli uomini e di 33 per le donne[3] .

Quindi ben prima del 476, data che scolasticamente vede l’inizio del Medio Evo, l’Impero Romano d’Occidente si disgregò.
Ne sono testimonianza gli scritti lasciati già in tempi precedenti dal Vescovo milanese Ambrogio (387), che visitando la città di Bologna, che faceva parte della sua diocesi[4] , parla di "cadavere di città semidistrutta".

Altri scrittori del tempo parlarono sul disfacimento delle città e sull’impoverimento diffuso in tutto l’impero, in massima parte nelle città più importanti.
Gli edifici dell’età imperiale erano in massima parte distrutti e il materiale di risulta veniva utilizzato nella costruzione di nuovi edifici, più piccoli e miseri, che tra l’altro avevano una componente di legno molto grande e quindi facilmente preda delle fiamme.

Un Romano del I sec difficilmente si sarebbe riconosciuto in un suddito dell'Impero di 300 anni dopo.


Cause religiose

Altra causa del decadimento dell’Impero d’Occidente secondo vari storici va invece cercata nella mutata religiosità.

Gli Dei venerati dai Romani costituivano un complesso di entità che sovraintendevano i vari aspetti della vita dell’uomo e di esso si occupavano e lo guidavano nelle sue azioni, ad essi si associava l’Imperatore che aveva anche potestà religiosa in quanto Pontefice Massimo.

Oltre agli Dei ereditati dai Greci, dagli Etruschi e dai popoli di origine nord Europea che nel complesso formavano l’Olimpo, i Romani accettavano anche altre religioni all’interno di Roma stessa e nelle province, religioni di origine asiatica o nord africana.

Giulio Cesare stesso aveva impostato la sua politica nell’accettazione degli usi, costumi, riti dei popoli delle province conquistate nell’Europa.
Politica basata sul fatto di una maggiore possibilità di governo e di aggregazione dei popoli conquistati.

Gli storici quando parlano di religione spesso accentrano il discorso sulle persecuzioni subite dai Cristiani, ma se si leggono bene le fonti letterarie si individuano persecuzioni periodiche anche verso i seguaci di altre religioni sin dalla Monarchia, poi nella Repubblica.
Le religioni con filosofie di tipo totalmente opposto e che spesso richiedevano anche sacrifici umani venivano rifiutate dai Romani e periodicamente ne venivano perseguiti i fedeli.

La persecuzione verso i Cristiani è quella che risulta più evidente anche perché si alternarono momenti di coesistenza tra romani pagani e romani cristiani e al mutare di un imperatore potevano mutare le leggi rigide in leggi tolleranti per una buona convivenza, o viceversa leggi totalmente contro il proliferare del cristianesimo e quindi l’eliminazione dei cristiani.

Ciò non frenava l’espandersi della nuova religione e i Cristiani aumentavano sempre più in numero in Roma e nelle province e tra l’altro molti cittadini non si volevano più sottomettere ai dettami religiosi romani. Non ultima l'opera di evangelizzazione posta in  essere dai seguaci del Cristianesimo, come ad esempio Paolo di Tarso, comandante delle legioni romane.

zona cristiana evangelizzata da Paolo

Zone visitate da Paolo di Tarso


Il Cristianesimo, la nuova religione sorta in Medio Oriente ad opera di un predicatore ebreo di Nazareth che si oppone ai conquistatori romani solo con la parola e l’esempio,

- è una religione monoteistica, gli Dei romani sono ricusati a favore di un solo Dio,
- considera ogni individuo uguale ad ogni altro,
- predica il disprezzo per i beni terreni e
- la prevalenza dell’elemento spirituale,
- l’amore disinteressato verso il prossimo,
- riconosce un solo Dio e quindi
- rifiuta il culto dell’imperatore romano come Pontefice Massimo e i suoi poteri divini,
- si oppone alla schiavitù.

Tutti elementi di potenziale ostilità al vecchio organismo di potere, in quanto il cristianesimo riaffermando la libertà di coscienza anche nei confronti dell'autorità politica, rende i poveri pari ai ricchi, gli aristocratici pari ai plebei e fa sempre nuovi adepti tra i ceti più umili.

La Palestina del I sec. a. C. e sino alla nascita di questo nuovo profeta, aveva varie comunità religiose.
I rotoli dei manoscritti dell’epoca e rinvenuti nei territori del Mar Morto nel periodo dal 1947 al 1953 ne sono la prova.

Esistevano sette ebraiche dissidenti, ma con l’unico scopo di dimostrare di rappresentare ognuna di esse la “sola comunità del vero Dio”. Contro questa concezione i Romani, conquistatori, si espressero nel 70 d. C. con la distruzione del tempio di Salomone e con la romanizzazione di Gerusalemme.

Invece la dottrina monoteistica predicata dal Gesù aveva come spiccata caratteristica l’universalità.

Quindi gli stessi giudei, oltre ai Romani, contrastavanono le affermazioni di questo giudeo anomalo.

La politica religiosa dell’impero nei primi due secoli, dopo il martirio del Nazzareno, non segue una linea precisa: si concede da un lato la massima libertà di culto; dall’altro si impone il culto dell’imperatore divinizzato, come nei casi più eclatanti di Caligola, Nerone e Domiziano.

Il culto che si tributa all’imperatore è un omaggio di tipo politico che si manifesta all’Impero Romano e che viene espresso da tutti i popoli che ne riconoscono la supremazia.

L’ordine imperiale era edificato sull’oppressione, la miseria, la perdita di identità nazionale di popolazioni intere.

L’Impero non portava né prosperità, né felicità ma l’incombenza di una servitù più inesorabile:
erano gli schiavi, i liberti, gli artigiani e i mercanti a subire tale condizione.

Gli Imperatori che si susseguono dopo la morte del Cristo emettono editti diversi di contenuto e di effetto.

I cristiani in Roma avevano una vasta comunità, inizialmente erano accettati.
catacombe
A loro era permesso di riunirsi in associazioni funerarie al fine di raccogliere fondi per dar degna sepoltura ai loro morti.

Sono infatti di quel periodo le vaste catacombe, dove si riunivano per pregare e per onorare i loro defunti ivi seppolti.

Le comunità ebraico-cristiane, abili nella finanza e nel commecio, acquistarono potere economico all’interno dell’impero e si ritrovarono stati all’interno dello stato romano, in più si aggiunse il fenomeno disgregante che si instaurò quando le fasce più misere e più numerose si votarono al cristianesimo, attirate dalle nuove filosofie riportate dai seguaci di Cristo.

I templi romani sono ormai deserti, giudizi continui e contrastanti vengono dati nei confronti di chi professa la nuova religione.
Spesso il giudice assegna le proprietà del cristiano condannato a colui che lo aveva denunciato: si instaurano soprusi dovuti spesso non alla diversità religiosa, ma alla cupidigia e all’ipocrisia.

zone cristiane sotto Costantino

La diffusione del Cristianesimo sotto Costantino (zona più scura)


Solo con l’avvento al potere di Costantino si ha finalmente un complesso di leggi che regolamentano la convivenza di pluralità religiose, leggi per altro molto favorevoli al gruppo cristiano.
L’editto di Milano, emanato da Costantino nel 313, secondo alcuni storici fu il risultato della cristianizzazionee di Costantino stesso ad opera della madre Elena ( poi S. Elena) già nel 312, e ne danno prova nell’osservare l’arco fatto ereggere a Roma per ricordare la vittoria di ponte Milvio di Costantino su Massenzio.
Le iscrizioni apposte sull’arco citano la lotta tra i due imperatori “per ispirazione della divinità”, giustificando la battaglia sorta dal contrasto tra un imperatore filocristiano, ispirato e sorretto da Dio, Costantino, e un altro persecutore dei cristiani, Massenzio.

Non esistono comunque cronache attendibili di tali persecuzioni, quindi si può pensare che la lotta tra i due imperatori fosse di tipo prettamente politico e non religioso.

Costantino non solo concede la libertà di culto ai cristiani, ma esenta le gerarchie religiose dai contributi.
I vescovi, capi delle comunità cristiane residenti nelle città, erano divenuti importanti per la difesa locale del territorio contro le invasioni barbariche e per le attività assistenziali operate verso la popolazione.

Particolarmente importante fu il ruolo di Costantino in campo religioso:
- nel 313 nell’emanare a Milano l’ editto che consentiva libertà religiosa nell’impero, cercò di non dispiacere né ai pagani né ai cristiani.
- nel 325 convocò egli stesso il concilio di Nicea per dirimere le complesse dispute teologiche in seno alla Chiesa cristiana,
- mostrò la nuova interpretazione data al ruolo, da lui ricoperto, di pontefice massimo, quale controllore di tutti i culti praticati nell’impero e consapevole delle enormi conseguenze politiche che questi potevano avere.

Così Costantino, non solo concesse la libertà di culto ed rese esenti da tributi le gerarchie religiose, ma restituì ai cristiani i beni ad essi confiscati nelle persecuzioni pecedenti, ovviamenti quei beni che non erano andati dispersi, aprendo la strada a quello che sarà poi il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo come religione di Stato nell’Editto di Tessalonica del 378.

A questo punto mi sembra sia doveroso ricordare che imputare al Cristianesimo la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente è fuorviante. L'Impero Romano d'Oriente che continuò per un altro millennio dopo la caduta di quello occidentale era composto per lo più da popolazioni di religione cristiana...


Invasioni barbariche

L’impero Romano, impero mediterraneo, collegava le regioni medio-orientali con l'Europa, rendendo possibili traffici estesi in ogni direzione grazie alla fitta rete stradale e sucessivamente tramite una nutrita flotta mercantile [5].

Una sola moneta, il denario, e due sole lingue, il latino in occidente ed il greco nel medio oriente, facilitano gli scambi.
 
I Romani avevano bloccato le loro invasioni orientali alla  regione  mesopotamica  controllata dai Parti. Ad oriente  Daci, Quadi e Marcomanni premevano alle frontiere orientali e danubiane.
In Europa i confini dell' impero erano il Reno, il Danubio e in Britannia il Vallum costruito da Adriano.  
L'Oriente era più solido e vitale economicamente, grazie ai traffici economici nel Mediterraneo e nel Mar Nero  e  alle province d'Egitto e di Siria, in Occidente invece imperversavano i barbari, alla ricerca di nuovi territori da occupare.

Nel 476 l'ultimo imperatore, Romolo Augustolo,  deposto dal capo barbaro Odoacre invia le insegne imperiali occidentali a Costantinopoli all'imperatore d'Oriente, che da questo momento, è l'unico continuatore e rappresentatnte dell’antico impero romano.

In Europa l'autorità latina decade definitivamente e sorgono i regni romano-barbarici, del tutto indipendenti gli uni dagli altri.

Nel corso del V secolo le province dell’impero d’Occidente, impoverite dalle tasse imposte per mantenere l’esercito per le guerre interne e l’apparato burocratico, vennero anche saccheggiate dalle invasioni barbariche.

Se inizialmente da parte di Roma si tentò di fermare gli invasori considerandoli alleati e dando loro cariche militari e amministrative, successivamente i popoli che premevano da Oriente cominciarono a mirare alla conquista dei territori d’Occidente.

Una prima ondata barbarica si ebbe già alla fine del IV secolo quando Alarico I, re dei Visigoti, occupò l’Illiria e devastò la Grecia e nel 410 conquistò e mise a sacco Roma.
Il suo successore, Ataulfo (410-415), invase la Gallia e l’imperatore romano Onorio nel 419 fu costretto a concedere al re visigoto Vallia il permesso formale di stabilirsi nella Gallia sudoccidentale dove fondò, a Tolosa, una dinastia visigota.

I Vandali, gli Svevi e gli Alani nello stesso periodo avevano già invasa la Spagna e l’imperatore Onorio fu costretto a riconoscere loro l’autorità su quella regione.

Durante il regno di Valentiniano III (425-455), i Vandali, guidati dal re Genserico, occuparono Cartagine.
Attila
Negli stessi anni calavano dal Nord Europa gli Unni, una popolazione di origine mongolica, guidati da Attila.
Si indirizzarono prima verso la già romanizzata e cristianizzata Gallia, ma vennero respinti dai Visigoti.

Dopo la sconfitta subita in Gallia Attila guidò gli Unni verso la Pianura Padana con l’intenzione di invadere successivamente Roma e metterla a sacco, ma, secondo la tradizione, venne dissuaso a marciare verso Roma da papa Leone Magno.

Ciò che non riuscì ad Attila fu facile per i Vandali di Genserico.


In balia dei barbari invasori, nessuno degli imperatori che seguirono Valentiniano III, anno dopo anno, seppe in alcun modo contrastare il disfacimento dell’istituzione imperiale, che ebbe termine con Romolo Augustolo nel 476. 

Odoacre, capo dei mercenari Eruli, deposto Rololo Augustolo,  governò l’Italia col semplice titolo di “patrizio” finché non venne sconfitto e ucciso nel 493 dagli Ostrogoti di Teodorico, che assunsero il completo controllo della penisola.

Intanto nel resto dell’impero le popolazioni germaniche andavano costituendo della nuove entità geopolitiche nei territori da loro invasi.
Il rifiuto da parte di Odoacre di essere insignito Augusto Imperatore dà un’idea ben precisa della superata inefficacia del titolo, che da Augusto in poi aveva rappresentato il potere imperiale.

Dal 476 l’unica istituzione legittimamente considerata Impero Romano fu l’Impero Romano d’Oriente, o Impero Bizantino (da Bisanzio poi Costantinopoli), che durò fino al 1453, anno della caduta di Costantinopoli per mano dell’ottomano Maometto II il Conquistatore.


La pianura bolognese

Dopo la divisione dell’Impero Romano nel 395, Bologna, fece parte dell’Impero Romano d’Occidente.

Il territorio  divenne una delle aree più ricche e ambite di tutto l’impero romano, grazie alla fertilità del suolo e alla consistenza demografica.

L'Emilia, che costituiva dal punto di vista politico-amministrativo e militare un unico complesso,  all’inizio del III secolo d.C. venne divisa in due aree, la prima a occidente, tra Bologna e Piacenza, la seconda a oriente da Bologna  e lungo la strada Flaminia.

Risultò Bologna ancora di più un nodo viario e di scambi commerciali, essendo centrale a tale suddivisione.
Quando  l’imperatore Onorio,  nel 402, trasferì la sede imperiale a Ravenna, la città cresciuta nei pressi dell’antico porto militare di Classe, acquisì grande importanza e la successiva  dominazione longobarda (568)  approfondì la frattura tra la Romania, collegata all’impero di Bisanzio, e l’area occidentale della regione connessa alla Longobardia.

Le due regioni erano tra loro separate da un confine  che correva tra Bologna e Modena e che, per continue contestazioni e lotte civili, cambiava spesso di posizione. 

All'Impero Romano d'Occidente, dopo la sua caduta definitiva,  si sostituirono completamente  i cosiddetti Regni Romano-Barbarici, con le dominazioni di Odoacre capo dei Goti e Teodorico  capo degli Ostrogoti.

La città in seguito alla guerra Greco-gotica, combattuta da Giustiniano contro i barbari venne riconquistata, come del resto la penisola Italiana, dall’impero Bizantino; resistette quindi per secoli agli attacchi Longobardi, ai quali dovette soccombere comunque nel 727.

A quei tempi la città era difesa dalle cosiddette Mura di Selenite [6]; questa imponente costruzione difensiva, costituita di blocchi di pietra sovrapposti a secco fino a raggiungere i sei metri di altezza, di cui risulta ostica la datazione [7], rivela una città in piena crisi tardo-antica, di dimensioni ancora diverse rispetto al perimetro dell'area delle Quattro Croci, che delimitavano l'area urbana precedente.

mura di Bologna sotto le varie dominazioni

__________

[1] Municipia= Comunità italiche alleate di Roma, dapprima senza diritto di cittadinanza romana, con proprie istituzioni e amministrazione, obbligate a fornire truppe a Roma, dalla quale dipendevano per la politica estera e alla quale versavano tributi. Succesivamente dopo la guerra sociale (91-89 a.C.) la piena cittadinanza romana venne concessa a tutte poplazioni italiche. Nel 49 a. C. Giulio Cesare estese la cittadinanza alla Gallia Cisalpina.
[2] Oltre all’impoverimento delle città e delle campagne va imputato il calo demografico inizialmente alle continue guerre, ma anche a forti carestie, a pestilenze sparse dalle truppe che si spostavano da un punto all’altro dell’impero. [3]Le morti per parto avevano in ciò una incidenza notevole.
[4] La “diocesi” si ritrova nell’antichità greco-orientale come unità amministrativa e nel tardo impero romano la diocesis era di nuovo una divisione amministrativa, al cui interno erano raggrupate diverse province. La diocesi era subordinata ad una prefettura, che costituiva la massima divisione amministrativa dell'impero. Era ad un livello intermedio fra le province e le prefetture.
[5] L'approntare una flotta, sia militare che mercantile, causò la deforestazione di ampi territori per ottenere sia legno per la costruzione degli scafi delle navi e soprattutto alti alberi per il sostegno delle vele e per i remi per le galere.
[6] Selenite era il nome che veniva attribuito al tipo di gesso utilizzato per costruirle.
[7]  Da studi archeologici si è definita la datazione tra il 400 ed il 700, un periodo storico non breve. 



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