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Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Cap. 9 - Appendice 3: Baratto, mercato, valore-prezzo, moneta

Capitolo nono - Appendice 3 : Baratto, mercato, valore-prezzo, moneta

Di Angela Bonora (del 16/06/2008 @ 10:46:29, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 3317 volte)


portamonete in legno


Nei vari capitoli precedenti abbiamo parlato dell’ambiente, degli abitanti autoctoni, degli invasori provenienti da varie parti, di usi, costumi, e delle coltivazioni, allevamenti e lavori che venivano attuati nel nostro territorio in periodo arcaico, poi celto, etrusco, boico e infine romano.

Brevemente ci siamo soffermati sui mercati, dove le merci, che erano il legame più forte tra queste popolazioni, venivano scambiate.
Nel parlare di mercati abbiamo accennato ai borghi e poi città che si sono formate via via nei principali punti di scambio.

Ma parlare di mercati in senso lato vuol dire dare un valore alle merci scambiate.
Il primo tipo di scambio che si è verificato tra gli uomini aveva la forma del baratto.

Il valore delle merci scambiate era determinato dalla maggiore o minore quantità offerta e richiesta da coloro che agivano nel punto di scambio, quindi entrava in gioco la necessità di avere quella merce e la possibilità di acquisirla tramite il lavoro su altra merce da  offrire poi alla controparte.

Affluivano sui mercati prodotti della terra, dell’allevamento, delle fornaci, delle fonderie, delle miniere, provenienti da zone diverse.  La necessità, e quindi la domanda di una merce in relazione alla quantità offerta sul mercato da chi aveva abbondanza della stessa merce, faceva incontrare richiedente e offerente.  Avveniva lo scambio e contemporaneamente si ponevano le basi del valore, prezzo, delle merci in quel tal mercato.

Ovviamente la definizione qui posta è già il risultato di un’evoluzione negli scambi: il radunare in uno stesso posto molte e differenti merci aveva come fine il dare la possibilità a chi vuoleva attuare il baratto di incontrare chi aveva la merce valida per lo scambio.

Difficilmente due individui hanno le stesse opzioni: l’individuo A che vuole scambiare la propria merce A con una quantità valida della merce B non sempre può incontrare chi detiene un quantitativo di tale merce in misura valida per lo scambio e che è disposto a scambiare la propria merce proprio con la merce A.

Ecco sorgere punti di scambio con una pluralità di merci per sopperire alle diverse esigenze degli individui, ma anche costituendo una pluralità di posti differenziati non è detto che tutte le merci possano essere scambiate, barattate.
Ciò è dovuto a tre fattori principali:

-la difficoltà di avere nello stesso momento e nello stesso posto la doppia coincidenza delle preferenze, difficilmente essa si verifica: i possessori delle merci dovrebbero poter offrire beni di reciproco interesse e in quantità sufficiente ai bisogni e alle aspettative della controparte

-l’impossibilità di poter avere merci perfettamente divisibili secondo le esigenze degli scambisti. Merci difficilmente divisibili riescono ad essere scambiate con un solo individuo che ha le stesse aspettative e valuta la totalità della merce della controparte allo stesso valore della merce che egli detiene.

-l’impossibilità di conservare merci facilmente deperibili e voluminose. Il problema della deperibilità, del trasporto e dello stivaggio delle merci si accentua nel momento stesso che non si incontra una controparte disposta a comporre un baratto completo.

La forma più antica di scambio, il baratto, è un commercio particolare di merce contro merce.

Ma non si deve pensare che avvenga in assenza di prezzo-valore, ogni scambista attribuisce alla propria merce un valore e nello stesso tempo attribuisce un valore alla merce che è disposto ad ottenere in cambio.

Volendo esprimere graficamente la formazione di tale valore utilizziamo un piano d’assi cartesiani ed iscriviamo all’interno due semplici curve rappresentanti la domanda e l’offerta di una data merce A.
Gli assi perpendicolari rilevano:
quello orizzontale le quantità della merce A domandate ed offerte e
quello verticale il valore- prezzo che si forma al variare della domanda e dell’offerta di essa.

E’ ovvio che se esiste una domanda alta e nessuno ha merce A da scambiare il valore per chi domanda è il più alto possibile, la necessità di A rende il suo valore massimo volendo indurre chi ha quella merce a porla sul mercato, ma non essendoci merce A in offerta, il valore in offerta è zero e non è possibile lo scambio con un’altra merce.

Al diminuire della richiesta e all’aumentare dell’offerta della merce A si formano valori diversi e poi un punto di equilibrio dato dal valore di tale merce nel punto di scambio.

Dovendo comunque la merce A essere scambiata con la merce B deve formarsi il valore della merce B nello stesso modo.
Solo nel momento in cui i due valori coincideranno, tramite le trattazioni tra i due possessori delle due merci, si avrà il baratto.
Verrà scambiata la quantità qA della merce A con la quantità qB della merce B per un valore trattato.


In un sistema di baratto, esiste un mercato per ogni coppia di beni….pensate la difficoltà negli scambi, nel trovare la controparte, nel trattare per dare un valore alle singole merci rapportate a tutte le altre in un eventuale scambio.

L’esigenza di avere un comune denominatore che potesse essere di supporto nel valutare le merci da scambiare fece nascere l’idea della moneta: popoli arcaici usarono conchiglie, monetarie, come merce di computo, ogni bene valeva un certo numero di conchiglie, altri popoli valutarono le merci in capi di bestiame [1] della stessa specie ed età, ad esempio pecore , altri in quantitativi di cereali, grano[2] , o sale [3] senza per altro fare entrare nel posto di scambio tali animali o il grano o il sale.

monetarie

 


Le merci usate per valutare, prezziare, i prodotti da scambiare dovevano avere particolari proprietà:

-essere merci perfettamente divisibili e trasportabili, in questo caso il bestiame di grossa pezzatura era utilizzato come merce moneta in scambi di alto valore, mentre piccole conchiglie, grano, sale erano meglio utilizzate

-non deperibili, il bestiame ancora risultava una merce moneta di difficile conservazione con la particolarità di perdita di valore nel tempo, e comunque un animale vivo era sempre più di valore di un animale morto o di carne conservata

-ed ambite da chiunque per il facile e necessario uso. il sale nelle zone di mare era una merce moneta valida e ne abbiamo un esempio nella cura che ebbero i primi popoli dell’Adriatico nel organizzare strutture per la raccolta del sale marino.

Queste particolarità indussero l’uomo a cercare un bene che racchiudesse in se tutte queste caratteristiche. Dapprima si utilizzarono oggetti utili a tutti,(moneta utensile) come asce, verghe, poi anelli, più facili da portare, infine si arrivò alla considerazione che i metalli  non lavorati,  potevano essere divisi senza perdere di valore, si conservavano illimitatamente, in poco spazio racchiudevano alto valore ed erano ambiti da chiunque. Porzioni di tali metalli diventarono  la moneta metallica [4].

I valori in moneta metallica si determinano come i prezzi tra due merci in un baratto: ad ogni prezzo ci sarà una certa domanda e una certa offerta: la domanda scende col prezzo e l'offerta sale. L'equilibrio, il prezzo, sarà tale che domanda e offerta coincidano.

Fino agli inizi del III secolo a.C. l'area da noi studiata, e anche nell’Italia Settentrionale in generale, il metallo strumento di pagamento è il rame-bronzo, valutato a peso, utilizzato già a partire dall'epoca villanoviana e reperibile anche in siti etruschi.

Rinvenimenti di porzioni di aes rude, bronzo grezzo, si hanno nelle sepolture al fine di pagare il pedaggio per l’ultima dimora, nei luoghi di culto come offerte agli dei, o in gruzzoli nascosti, o solitari ritrovamenti lungo strade di traffico a causa di probabili smarrimenti.

Mentre il mondo greco usa come metallo per strumento di pagamento l'argento, già a partire dal VI sec. a.C.: l’unità di valore monetaria è la dracma, dal greco drax=manciata, modellata in forme monetali vere e proprie e garantite dallo Stato nel peso e nel valore, il mondo romano usa il rame bronzo sotto forma di lingotti o porzioni di lingotti con peso definito dalla libbra e inizialmente senza garanzia statale nel peso e nel valore. Anzi per lunghi periodi le monete coniate nelle colonie romane erano tra loro diverse e di peso e valore diverso.
In periodo imperiale al bronzo vennero accostati altri metalli, argento, oro,  e poi leghe degli stessi per rendere le monete più resistenti.

Fra VI e IV sec. a.C. il ruolo del metallo in varie porzioni e mediante pesatura è sempre crescente nell'ambito dell'economia etrusca e romana, per transazioni e pagamenti, ma soprattutto per le esazione fiscali e il pagamento dell'esercito mercenario.

Il mercato dei prodotti, che si fa più intenso anche a livello quotidiano, fa sì che l’intermediazione della moneta diventi indispensabile, anche nel mondo romano.
Inoltre la presenza di taberne lungo le strade consolari, nelle quali soggiornano stranieri, lo scambio di merci di provenienza greca e mediterranea fa sorgere un nuovo commercio legato al rapporto tra le monete di varia provenienza, il cambio attuato dagli argentarii che tramite pesatura e valutazione del metallo insito nelle monete realizzavano una conversione del valore delle varie unità monetarie.
Forse fu in quel periodo  che si attuò per la prima volta l'uso di seghettare i bordi delle monete al fine che non ne venisse diminuito il valore con l'asportazione di metallo pregiato con limatura dell'orlo delle monete greche.

Non vi è comunque nella pianura padana una vera e propria circolazione monetaria straniera: si ampliano in epoca romana i mercati nati in epoca etrusca e boica, merci di derivazione centro italica arrivano ai porti di Spina e Rimini e nella valle a sud del Po, lungo il Reno e l’Idice e l’espansione della moneta va di pari passo con l’espansione romana al settentrione.

Agli inizi del III secolo lo Stato Romano adotta forme monetali vere e proprie, sul modello greco, Ne sono esempio le due serie monetali locali coniate e ritrovate ad Ariminum, nelle quali si riscontrano figure di conio in cui ricorrono effigi di armi e guerrieri galli.
La scelta di un emblema che ricordi un avvenimento di forte impatto psicologico, come la sconfitta di un nemico pericoloso, viene successivamente utilizzata da Giulio Cesare nella coniazione di monete nelle zone europee conquistate.
Nella apposizioni di effigi su aes grave di minore valore e peso vengono scelte anche tematiche marittime, come delfini, navi, ciò per aderenza al luogo di emissione e nel tentativo di ampliare l’area di circolazione.

Le dramme padane, emesse dalle popolazioni stanziate a Nord del Po, pur mantenendo forme simili nella raffigurazione, utilizzano elementi stilistici ben lontani da quelli dell'aes grave.
Le principali serie romane di aes grave utilizzano coni con immagini legate alle divinità, imitanddo in questo i greci o elementi legati alla natura, come animali, piante.

L’uso della moneta metallica nei mercati porta poi alla divisione decimale dell'unità di base, asse, anziché dell’iniziale divisione duodecimale, come per le serie romane.
L’unità di misura di grammi 380 (un piede adriatico costiero) di metallo per ogni unità era già stata istituita per le emissioni nell'area adriatica, come quella di Hatria.

Analogamente in monetazione etrusca si rilevano pesi fissi nelle monete rinvenute a Marzabotto, mercato di fondo valle del Reno.
Comunque sembra si possa far risalire l’uso di un'unità di valore metallico fissa già alla fase villanoviana, il che giustificherebbe la diffusione sulle coste adriatiche di unità di peso fisso nell’aes grave in tempi successivi.

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[1] Dal termine latino “pecus” =gregge  abbiamo in italiano il sostantivo scherzoso “pecunia” per indicare il denaro e l’aggettivo  “pecuniario”. Abbiamo inoltre il termine “capitale” nel linguaggio corrente derivante da “capita” = capi di bestiame.
[2] Il termine “grano” viene tuttora usato  per indicare la moneta.
[3] Dal termine  “sale” come merce moneta deriva l’ambito “salario” per chi lavora.
[4] Il termine "moneta" deriva  da "Giunone Moneta". La moneta base era conservata in Roma nel tempio di Giunone Moneta, dea che avvisò le oche, che erano di guardia al tempio, dell'arrivo di nemici. Quindi Moneta dal termine latino monitus=avvertimento


 

 



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