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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 9 - Appendice 2 : Bonifica Romana della Pianura Padana…

Capitolo nono - Appendice 2 : Bonifica Romana della Pianura Padana…

Di Angela Bonora (del 01/06/2008 @ 09:12:05, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 5484 volte)


Su quanto abbiamo scritto sinora viene alla mente una domanda:
perché i Romani riescono a sistemare meglio il territorio agricolo rispetto ai popoli precedenti e a quelli che li seguirono?

Non si parla qui di Etruschi popolo molto avanzato e “godereccio” che aveva fatto di tutto per rendere fertile la campagna appena fuori da Felsina, per poterne usufruire i frutti, ma di popoli che precedettero gli Etruschi o che li seguirono e li scacciarono da quelle terre, di popoli non stanziali che abitavano saltuariamente la pianura e che poi ne fecero la loro abituale dimora o la lasciarono.

Non parliamo neppure di ingegnosità dei Romani, delle loro tecniche agricole e di sistemazione dei territori.

Nell’arco di pochi millenni il clima della Pianura varia notevolmente.

Inizialmente nel parlare di geologia e idrografia abbiamo posto in rilievo i mutamenti climatici del luogo, ma per lo più abbiamo fatto riferimento a periodi lunghissimi e non facilmente riscontrabili nella storia e nella cronologia. Anche abbiamo fatto riferimento a tabelle storiche ottenute da ipotesi non sempre logiche o da estimi corredati da informazioni prese dalla viva voce dei coloni, come storia orale, e di fatti riportati  in modo approssimativo.  Nel capitolo sull'idrografia abbiamo un esempio di tali rilevazioni e delle considerazioni sul clima della Pianura Padana per lunghi periodi, considerazioni che sono a mio avviso un po' avventate.
Solo le rilevazioni dei geologi attuali dotati di strumenti tecnico-scientifici altamente raffinati ci  possono indicare l'evolversi temporale del clima nella Pianura.

Il terreno, l’andamento arcaico dei fiumi ci hanno fornito le indicazioni con evidenze sul suolo emerso, sui rilievi e sulle coste a volte sommerse, a volte evidenti, ma nell’arco di millenni passati, la storia poi, a partire dagli etruschi, ci ha fornito dati più attendibili.  

Ora con i Romani siamo in periodo storico e gli storici tra i latini e i greci si sprecano ed abbiamo più informazioni e non solo riferimenti orali spesso originati dal racconto spesso passionale del colono che dal momentaneo cambiamento climatico è stato danneggiato.

In epoca pre-Romana le condizioni climatiche della Pianura Padana mutarono: il clima diventò secco e questo facilitò le opere di bonifica agraria successiva.

Tali nuove condizioni climatiche ebbero anche conseguenze sulla consistenza del flusso fluviale. L'importanza dei corsi d'acqua appenninici ed alpini per l'economia del territorio si sensibilizzò.
Si ipotizza che in età romana esistesse già un secondo ramo nell'attuale alveo dell'Adige, e non sono solo ipotesi…tratti di scritti ne parlano, e che tale alveo fosse sicuramente attivo almeno fin dall'altomedioevo.
Si ipotizza da alcuni che sfociasse in Adriatico, da altri che si immettesse in Po.
Ma i continui cambiamenti climatici hanno reso questa fascia fluviale di difficile indagine scientifica per le rotte e i limi a coprire successivamente il territorio adiacente.

Per quel che riguarda il Po durante l'epoca romana testimonianze archeostratigrafiche attestano che il "ramo del Po di Adria" già verso la fine dell'età del ferro cessò di essere attivo, comunque il suo alveo pensile abbandonato, ma sabbioso e permeabile, costituì successivamente zone di possibili insediamenti.

Nello stesso periodo nella zona veneta meridionale si ipotizza fosse attivo il paleoalveo padano transitante per Stienta, Fiesso Umbertiano, Capitello, Viezze, Polesella e poi verso oriente, come l’alveo attuale, fino a Serravalle, dove poi proseguiva per il Po di Goro con foce ad estuario nell'Adriatico.
L’ipotesi di una foce in Adriatico dell’Adige contemporaneamente a quella del Po è comunque ancora tutta da verificare.

Un nuovo marcato e prolungato peggioramento delle condizioni climatiche in epoca tardo antica-altomedievale produsse disastrosi effetti nella pianura veneta meridionale. Effetti che, associati all'incuria della pubblica amministrazione romana, dopo la bonifica iniziale, e il disinteresse delle popolazioni barbariche nel mantenimento di un'efficiente rete idrica, determinarono anche decisive trasformazioni nel paesaggio.

Prolungati periodi di piogge ( non cambiamenti sostanziali di clima) costrinsero molti fiumi ad abbandonare i loro antichi alvei in cerca di aree più depresse in cui scorrere, il Reno di casa nostra ne è un esempio evidente con i suoi tre alvei e le sue conoidi di epoche diversissime.

Specialmente nelle zone di bassa pianura, lungo i fiumi e nelle depressioni, le correnti coprirono e sigillarono il terreno.

A causa delle abbondanti precipitazioni anche il Po, ovviamente, subì enormi danni, come i propri affluenti e gli altri fiumi. Essi tuttavia interessarono maggiormente la pianura a meridione dell'attuale corso del Po.
Risulta che il tracciato padano romano da Stienta per Fiesso, Polesella, Crespino, Villanova, Ariano Polesine e Mesola, sia rimasto attivo anche durante l'alto-medioevo fino al XVI sec. d. C., a ridosso dell'attuale Po di Goro, dove si formò in quel periodo una cuspide deltizia bialare al posto dell’estuario.

Con l’inizio dell'epoca romana assistiamo quindi ad una intelligente strategia di colonizzazione agraria, con prevalente formazione di medie e piccole proprietà, associate a vaste aree di pubblica proprietà, occupate quest’ultime per lo più da formazioni a bosco e a pascolo e spesso intercalate da specchi lacustri.

Questi territori nell’alto-medievo, causa le continue piogge, furono però abbandonati a favore di zone agricole in territori precedentemente bonificati e colonizzati e rimasti indenni. Si formarono insediamenti su località naturalmente elevate come alture, dossi, motte, zone di chiara derivazione toponomastica protoceltica, oggi ancora in essere nella pianura.

Per arginare le forti esondazioni dei fiumi e impedire lo spaglio dei sedimenti durante le piene nelle campagne adiacenti, dal medioevo ad oggi, vennero fatte opere lungo i corsi, arginature, anche doppie, golene, e ciò ha provocato sia l’esagerato allargamento deltizio odierno,  ha esaltato la marcata subsidenza nei territori di bassa pianura, portando in futuro un progressivo abbassamento del suolo padano.

Non ultime le opere iniziate dallo Stato Pontificio per modificare il corso del Reno nel punto di immissione in Po, opere che portarono ad aumentare in certe zone acquitrini, esondazioni, a favore di altre zone e ad un corso più agevole per il Po dal Veneto al mare. Opere che solo negli ultimi secoli hanno visto un termine.

Oggi l’insterilimento dei suoli per le coltivazionni agrarie intensive potrebbe condurre nel futuro, in caso di aumento del livello marino causato dallo scioglimento di parte dei ghiacciai, ad una ingressione delle acque marine nella bassa pianura padana con formazione nuovamente di ambienti lagunari.
Prospettiva che, alla luce della attuale effetto serra, non si può dire tanto remota.

Plinio, ( N.H., III, 121), aveva già prognosticato tali eventi:
“….queste bocche sono state originate dallo straripamento…Con questi fiumi il Po si mescola ed insieme ad essi raggiunge la foce; la maggior parte degli autori sostiene che esso forma, come il Nilo in Egitto, il cosiddetto delta, una figura triangolare compresa tra le Alpi e la costa, il cui perimetro è di 2 .000 stadi”

Dobbiamo ricordare che tali aree, bonificate e coltivate in epoca romana si trasformarono in bacini lacustri in età tardo antica-altomedievale, venendo poi definitivamente bonificate durante il dominio della Serenissima.
A tale proposito il Veggiani riteneva attivi in epoca romana (I secolo d.C.) il "ramo del Po di Olana" e quello del "Po di Spina", altrimenti noto come "Padoa".

Volendo completare la documentazione del moto dei fiumi in Pianura Padana nei vari tempi dovuti al peggioramento climatico in epoca tardo antica-alto medievale, ricordiamo le testimonianze di vari autori di quel tempo.
I primi e più antichi eventi alluvionali tramandatici risalgono già al IV secolo dell' era volgare.
Tra la fine del IV e gli inizi del V secolo troviamo le testimonianze di due insigni scrittori ecclesiastici sui disastri prodotti dai fiumi:
Ambrogio, in  De obitu Theodosii e
Gregorio, in  Dialoghi.
Tra il 579 ed il 586 taluni autori sostengono si siano avute inondazioni tali da trasformare completamente il corso dell' Adige . 

Si può fare inoltre riferimento alla narrazione degli impressionanti  avvenimenti  dell'anno 589 fatta da Paolo Diacono. Secondo successive testimonianze storiche tali avverse condizioni climatiche si protrassero durante il VII, VIII e IX secolo d. C..
Testimonianze scritte, risalenti alla fine del X sec. d.C., attestano con certezza la presenza di insediamenti elevati in prossimità dell'abbandonato alveo  dell' Adige. Un esempio è  il "castrum" di Montagnana, indicato come castello, ma è un vero e proprio nucleo abitativo elevato e appare testimoniato in scritti a partire dal 906 d.C. .

Lo stesso si può dire di tanti insediamenti, nel veneto meridionale e nella Pianura Padana, arroccati in rilievi.
Per il passato, ed ancora ora, si parla di tali insediamenti, della loro dislocazione, come strategie di tipo difensivo, ma potrebbero essere sorte in modo frammentario e dovute allo spostamento di popolazioni che cercavano in siti più elevati, sì la difesa, ma non solo dall’uomo, ma anche dalle acque non regimentate e in procinto di esondare in qualunque momento per effetto di abbodanti pioggie.

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