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Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 9 - Le strade romane in Pianura

Capitolo nono. 5 - Le strade romane in Pianura

Di Angela Bonora (del 31/03/2008 @ 20:03:11, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 10326 volte)



Abbiamo già parlato dell’importanza delle strade nei territori abitati o di transito in tempo etrusco.
Nelle nostre zone già gli Etruschi avevano dato un grosso impulso alla costruzione di strade, ma furono i Romani che valorizzarono anche le vie minori: le comunicazioni secondarie e locali conobbero notevole incremento sotto la loro dominazione.

Bononia era un punto nodale di alcune strade consolari assai importanti come la via Æmilia, da Ariminum a Placentia. Altra strada importante nella Pianura la via Annia per Padum,verso sud, che si biforcava a Vicus Serninus, identificato da alcuni con l'odierna Cento, da altri con Finale Emilia, e poneva poi in collegamento Adria con Aquileia.  Centri, questi, importanti anche in periodi preromani. Il Veneto aveva gia' una sua conformazione particolare in  periodi arcaici, come riportano vari studi sulla distribuzione dei terreni e una suddivisione che si avvicinava alla successiva centuriazione, villaggi palafitticoli che precettero le terramare padane.

via Emilia centro di Bologna


La sistemazione romana della via Æmilia, che per altro era la razionalizzazione di una pista di terra battuta già funzionante in periodo protostorico alla base degli Appennini, fa sì che le strade di terra e di acqua che collegavano precedentemente il territorio di Bononia con i porti commerciali dell’Adriatico, Spina e Adria, perdessero di importanza, fino ad essere dimenticate come vie principali.
Stessa sorte ebbero insediamenti importanti sorti o sviluppatisi nello stesso periodo nei nostri territori, da zone importanti di sosta e ristoro per i viaggiatori che si spostavano nella pianura, dovettero trasformarsi e la loro principale attività divenne l’agricoltura e l’allevamento.

Oltre alle già citate vie consolari il territorio bolognese, fino al Po, aveva un numero rilevante di strade:
la più importante era la via Galeria, da Galeria, moglie dell'imperatore Antonino Galerio,che aveva qui ampi possedimenti, strada che attraversa attualmente il nostro territorio con il nome di strada statale Galliera [9] ;
la via Lamarum ( da lama lat.= acquitrino, pantano) che attraversava le zone più paludose vicino al corso del Reno e alla confluenza con il Po e che si può identificare con via delle Lame ed infine
la via Idex, la strada romana che costeggiava l'Idice.

Questa fitta rete di strade che, pur non attraversando gli insediamenti sorti in tempi precedenti la conquista romana, passavano poco distanti, permettevano il collegamento con le colonie più importanti e la possibilità di raggiungere l’Adriatico e Roma tramite le altre strade consolari che uscivano dall’Urbe.

La rete stradale dell'Italia romana risale, in massima parte, all'età repubblicana, iniziando nel 312 a.C. con la via Appia, e si sviluppò soprattutto nella seconda metà del II sec. a.C.
Dalle Mura Aureliane di Roma uscivano ben 29 vie.

Nel nord Italia comunque rimaneva come principale via fluviale il Po, navigabile fin da Torino al mare e veniva utilizzata per il trasporto di merci e di uomini, ad essa si aggiungevano la via lagunare da Ravenna ad Aquileia e una serie di canali artificiali che collegavano i vari bacini lagunari, che vennero incrementati in tempi successivi quando si formarono: la fossa Augusta, la fossa Flavia, la fossa Clodia e il canale di Russi.

Le vie romane si distinguevano in publicae, vicinae e privatae.
Le pubblicae, aperte al passaggio di chiunque, si dividevano a loro volta in praetoriales, consulares, militares, le prime due a seconda dei pretori o consoli che avevano predisposto la loro costruzione e dai quali prendevano anche il nome, mentre le militares,come è evidente dal loro attributo, avevano un carattere eminentemente strategico, e prendevano il nome da chi le aveva volute o dagli usi speciali ai quali erano preposte come la via Salaria, che partendo da Roma raggiungeva l’Adriatico ed aveva funzioni prettamente commerciali e di approvvigionamento del sale.

Nella pianura padana le vie consolari fatte nel tempo sono nell’ordine:

la via Flaminia, che da Roma portava a Rimini, costruita dal console Gaio Flaminio nel 220-219 a.C.;

la via Æmilia, da Rimini a Piacenza, tracciata nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido;

la via Flaminia Militare o Flaminia Minor, costruita da Caio Flaminio, figlio di Gaio, spesso nel passato anche denominata Cassia, considerandola una diramazione  della Cassia Roma-Fiesole, nel 187 a. C.. 
"...poichè ogni preoccupazione di guerra era ormai bandita da tutta la provincia, per non lasciare in ozio i soldati, fece costruire una strada da Bologna ad Arezzo..." Tito Livio , XXXIX. Ovviamente tale strada non può essere considerata di Pianura, ma la sua costruzione contemporanea alla via Æmilia la rende degna di nota;

la via Postumia, opera del console Scurio Postumio Albino nel 148 a.C. che univa le zone a ovest, Piacenza, con quelle a est, Verona, Vicenza, Concordia ed Aquileia;

la via Popilia che andava da Rimini a Ravenna, Altino, Concordia, Aquileia, toccando anche Adria, costruita da Publio Popilio Lenate nel 132 a. C.. Il nome attuale è strada Romea.

Riportiamo qui l'importanza principale della via Emilia, in Italia, infatti, come precisa la Sovraintendente Mirella Marini Calvani nel catalogo da lei curato sulla mostra, “Aemilia:la cultura romana in Emilia Romagna dal III secolo a.C. all’età costantiniana”,
" la via Aemilia è la somma dei collegamenti spontanei che da tempo immemorabile hanno unito insediamenti ed etnie con un percorso sostanzialmente omogeneo sulla destra del Po, tra la fascia umida e le prime propaggini collinari; è la direttrice naturale per chi è transitato nei due sensi di marcia tra la costa adriatica e il guado padano, la strada che ha da sempre accolto e convogliato merci e migrazioni dalle valli appenniniche e le ha inoltrate lungo le strade collegate al di là del Po”.

E aggiunge " forse nessuna fra le strade tracciate da Roma, nemmeno l’Appia, regina viarum, ha avuto nel tempo l’incisività, la capacità aggregante e l’attribuzione di un
indirizzo all’evolversi della vicenda umana nel territorio circostante quanto l’Aemilia. La regione si è con essa talmente identificata da assumerne il nome”.


I nodi urbani di notevole importanza in tale rete stradale erano Ariminum (Rimini), Bononia (Bologna), Mutina (Modena) sulla via Emilia, Ravenna e Brixellum (Brescello) fuori dalla via Emilia. La rete viaria divideva la regione in due settori creando le premesse per le regioni Emilia e Flaminia, l’odierna Romagna.

La strada poteva correre all'interno del centro urbano oppure diramarsi al di fuori delle mura, lungo sentieri naturali.
La caratteristica forma della città romana era a pianta quadrangolare, normalmente orientata secondo i punti cardinali, come quella di un accampamento, con strade dritte, che si incrociavanono: decumani le strade da est verso ovest, cardi da nord a sud.
La via principale della città era il Decumano Massimo, che passava attraverso il foro e si incrociava lì con il Cardo Massimo , formando il punto nevralgico della città.

Nella carta sottostante diamo un’idea della formazione di Bononia

Impianto romano di Bononia

La città romana era approssimativamente entro al quadrato a bordi rossi.
Sono visibili le strade principali:
- Cardo Massimo, costituito dalle attuali via Galliera (A) via Val d'Aposa (E) e  via Tagliapietre (F)
- Decumano Massimo, la via Æmilia, che attraversa la città da ovest ad est ed è costituita dalle attuali via Ugo Bassi (C) e via Rizzoli (D)
- è visibile in (B) la strada glareata di recente scoperta in prossimità della vasta necropoli (8) nei pressi della Stazione Ferroviaria.
Sono pure segnate in carta i principali ritrovamenti romani:
- 1, Foro, ipotesi Luppolis
- 2, Struttura Culturale
- 3, Basilica Civile
- 4, Edificio Pubblico
- 5, Macellum
- 6, Tempio Augusteo
- 7, Foro, ipotesi Ortalli
- 8, Necropoli
- 9, Iseo, tempio della dea egizia  Iside
-10,Arena
-11,Teatro, all'angolo tra la via Val d'Aposa (E) e la via Carbonesi (G)
-12,Tempio Repubblicano 


“Tutte le strade portano a Roma”

vecchio detto sentito mille volte, anche nei momenti attuali, ma noi pensiamo sia meglio dire “ da Roma tutte le strade partono per la repubblica e il futuro impero…”

Infatti la rete viaria di straordinaria estensione collegava tutti i punti dell'impero con Roma e consentiva alle legioni di spostarsi più velocemente, quindi la sua funzione era soprattutto militare, anche se nel tempo acquisì anche grande importanza economica ed amministrativa.
La rete viaria romana era talmente razionale e ben fatta che tuttora le vie di comunicazione europee la ricalcano ed utilizzano i tracciati allora ideati mediante tornanti, ponti e gallerie scavate nella nuda roccia. Ne è una prova eclatante la gola del Furlo,  una galleria che resiste ancora oggi ed evita  un lungo aggiramento di picchi montuosi e franosi.

La tecnica utilizzata per l'impianto base era tecnica a strati : pietrisco, ghiaia, sabbia e infine pavimentazione, il tutto sopra ad un terreno ad andamento normalmente rettilineare, preparato tenendo conto delle possibilità di scolo delle acque ai lati della zona viara e della solidità del sottofondo.
Quindi una via a strati o via strata, da qui il nome strada e le indicazioni che si ritrovano tuttora nei vari luoghi che furono insediamenti romani, street in Inghilterra, strasse in Germania, straat in Olanda.

strata romana


I Romani furono abili costruttori non solo di strade, ma nelle colonie adottarono la stessa cura che avevano impiegato nell’Urbe, lo stesso Plinio il Vecchio ci ricorda:
“I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che dai Greci furono trascurate, cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache”.

Preminenti erano le strade nella strategia espansionistica romana, lo spostamento delle truppe sia a piedi che con cavalli, i materiali di supporto, come armi, carri, vettovaglie, tende, richiedevano vie che permettessero rapidi spostamenti.
Ad esempio l’impianto di Bononia nel 189 a.C. e quindi le lotte successive contro i Liguri dettero l’avvio alla costruzione della Via Postumia che collegava Genova all’Adriatico, passando da Tortona, Cremona, Verona, fino a Concordia a 50 chilometri da Aquileia.

Roma era una città di grandi commerci, con mercati sempre più in espansione, e bisognosi quindi di efficienti e ben ramificate vie di collegamento, lungo le quali potessero spostarsi merci, mercanti e tutto ciò che aveva attinenza con le comunicazioni, come ad esempio il servizio postale.
Quindi la funzione delle vie publicae era duplice, nascevano come strade con funzioni militari e poi erano utilizzate successivamente per qualunque attività legata a Roma.

Era tale l’importanza data al complesso viario che ne venne costruita ed esposta nel Foro Romano una mappa generale in marmo.

Qui abbiamo parlato di quelle vie che scorrevano nella nostra pianura, ma se si pensa a tutti i territori romani nel periodo di massima espansione e alle vie che vennero costruite e alle strutture, come pietre miliari, segnaletiche , taverne, posti di rifornimento di acqua e biade per i cavalli, posti per riparare i carri usurati per i lunghi viaggi, inoltre la manutenzione di tali strade, si ha un’idea del mastodontico apparato burocratico statale che sovraintendeva a tutto ciò.
Una volta costruita, la manutenzione della strada era compito degli edili; in seguito però, con lo sviluppo della rete stradale, la gestione delle strade venne afdata a degli appositi funzionari, i curatores viarum.
In età imperiale furono gli stessi imperatori ad occuparsi della costruzione delle strade, che poi passavano sotto i curatores, ex magistrati che avevano l’incarico anche per lunghi periodi e per una sola strada o per un complesso di strade vicine.
Le strade di minore importanza nei diversi territori dell’impero erano invece poste sotto la cura dei governatori delle province.
Tale comportamento si mantenne sino alla fine dell’età imperiale.

Volendo ritornare al nostro territorio precisiamo ancora alcune importanti notizie.

La guerra con i Cartaginesi aveva notevolmente frenata l’espansione di Roma nella parte settentrionale della penisola,  solo quando Annibale fu sconfitto i Romani  iniziarono di nuovo l'avvanzamento verso Nord.
Premiarono i Galli Senoni e Lingoni che si erano alleati a Roma, beneficiandoli delle distribuzioni terriere, mentre nel 192 a.C. sconfissero del tutto i Boii nella battaglia di Mediolanum e dopo la costituzione della colonia di Bononia eliminarono i Liguri (175 a.C.)  
La ristrutturazione del percorso  viario che attraversava la Cispadania, quale mezzo di penetrazione nel territorio padano da parte del console M. Emilio Lepido fu determinante.
La via Aemilia, sulla quale si innestavano le vie minori che attraversavano la Pianura, era il raccordo tra moltissime stazioni di sosta, poi trasormatisi in città.
Ne abbiamo già ricordate le più importanti, ma volendole elencare tutte ritroviamo i nomi di città tuttora esistenti ed importanti, in ordine cronologico e in base alla centuriazione che  si formava vediamo: Ariminium, Caesena,   Forum Popili, Forum Livi, Faventia, Forum Cornelii, Bononia, Mutina, Regium Lepidi, Parma, Fidentia , Florentiola e Placentia .
Da tale strada la regione  VIII prese poi da Augusto in poi il nome di  Aemilia, era regione di confine e la più ricca del territorio Romano.
Il duplice nome che abbiamo ora Emilia-Romagna, ha origine dal 336 d.C.  quando Costantino divise la Regione VIII in due regioni, la Regio X Aemilia, capitale Bononia, e la Regio XI Flaminia, capitale Ravenna, che successivamente divenne anche capitale dell’Impero sotto  Onorio nel 402 d. C..

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[9]Alcuni storici vogliono vedere nel nome Galliera un’assonanza con il popolo dei Galli.  Ma i Galli non furono mai costruttori di strade , usarono le vie già approntate da altri popoli, si spostavano velocemente sui territori con intenzioni predatorie e non avevano strategie tali da essere obbligati a  predisporre strade nuove.



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