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Cap. 1 - Geologia 1
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Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo nono - Reperti archeologici in San Giorgio di Piano e dintorni

Capitolo nono. 3 - Reperti archeologici in San Giorgio di Piano e dintorni

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 15/03/2008 @ 19:10:32, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 7817 volte)


L’ipotesi del Rubbiani sulla area della colonia Bononia trova conferma nei ritrovamenti archeologici di grande valore di Maccaretolo in Comune di San Pietro in Casale, subito a Nord di San Giorgio di Piano.

Il primo ritrovamento di cui si ha notizia scritta è del settecento, si tratta del parapetto di un  pozzo datato a chiare lettere all'età augustea.

Rinvenimenti nell'Ottocento di monumenti funerari, steli, capitelli ed altri elementi di pregio architettonico di età romana sono nelle campagne verso Gavaseto.

Arriviamo  agli scavi del 2000 nel podere Bonora e a quelli, dovuti al potenziamento del metanodotto SNAM, “San Giorgio di Piano (BO) – Ferrara”, effettuati nel 2005 nelle località di Gavaseto, San Vincenzo di Galliera e Maccaretolo.

Il territorio ha sempre offerto agli archeologi stimoli di studio e prospettive di ricerca anche se tutto il materiale trovato non ha ancora una completa catalogazione.

Le ricche preesistenze archeologiche ancora conservate nel territorio dell’intera pianura fanno sì che ogni lavoro di scavo a fini pubblici o privati vengano monitorati da archeologi professionisti, sotto la direzione scientifica e il coordinamento della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e con il contributo dei volontari dell’Associazione “Il Saltopiano”, diretti dall’Ispettore Onorario Maria Minozzi Marzocchi , e come risultato delle indagini e degli studi sistematici condotti sul territorio da Gianluca Bottazzi e Stefano Cremonini.

Nel 2005 a S. Pietro in Casale è stata infatti allestita una mostra con diversi pezzi rinvenuti nelle tre località che hanno rivelato la presenza di tracce antropiche riferibili all’età romana: Gavaseto, San Vincenzo di Galliera a nord di San Giorgio e Maccaretolo tutte localizzate, come abbiamo già fatto notare, sulla destra dell’alveo del Reno arcaico .

Gavaseto presenta  stoccaggio di tegole, addossate le une alle altre in posizione verticale, un pozzo , purtroppo contenente pochi materiali, e un camminamento di accesso alle aree descritte, ottenuto con pezzame laterizio fa ipotizzare l’esistenza a non grande distanza di un impianto di fornace per la produzione di laterizi.


San Vincenzo di Galliera rivela invece presenza di ceneri, carboncini e materiali di eterogenea tipologia, databili alla prima età imperiale, poi una lucerna a volute con disco decorato da gladiatore e strutture laterizie forse di un rustico.

E’ stato rinvenuto infatti un pilastro costruito con mattoni sesquipedali [5] e fondazione in pezzame laterizio, inoltre un muro, sul quale rimangono tracce del crollo della copertura in tegole e coppi.

Lavori agricoli e alluvioni non hanno purtroppo risparmiato i reperti che risultano spesso gravemente danneggiati.




Vicino alla proprietà Bonora, insediamento di Maccaretolo, sono state ritrovate sepolture anche di ampie proporzioni, del tipo alla cappuccina.

In tali zone, sia per i ricordi degli abitanti su ritrovamenti durante lavori agricoli, sia per le testimonianze relative al ritrovamento di otto tombe, di cui tre ad incinerazione e le altre ad inumazione, sia per importanti monumenti funerari recuperati nel passato fanno valida l’ipotesi di più aree cimiteriali, intorno a Maccaretolo.

Le sepolture a inumazione e i corredi in esse contenuti, anche se non ricchi, hanno permesso di individuare il sesso dei sepolti, certe due donne, un bambino, un maschio adulto.

Di sette delle tombe rinvenute si può fornire una data in epoca romana nel II secolo d.C., mentre agli inizi del III secolo d.C. si data invece l’ottava tomba.



tomba alla cappuccina
E’ da ricordare in tale zona la località Le Tombe (il toponimo non ha bisogno di spiegazioni), dove venne rinvenuto il sarcofago di Tito Azzio Massimo (1988), che indica l’elevato tenore della vita in questo insediamento alla fine dell’età repubblicana fino ai primi secoli dell’impero e oltre.


E’ stato individuato in loco anche un’area sacra con boschetto di alloro dedicato ad Apollo e al Genio di Augusto dal liberto Lucio Apuluseno Erote, sacerdote del culto.


Si parla per le zone, non ancora completamente esaminate o aperte e poi richiuse per mancanza di fondi, della possibilità del rinvenimento di una villa con annesse fornaci per laterizi e ceramiche, stalle, e anche lupanare con ricchi arredi.

Da tali ipotesi di ritrovamenti si può solo dedurre che la zona fosse molto frequentata, che esistesse in tale epoca su quella direttrice una strada importante che da Bononia, Castelmaggiore, Santa Maria in Duno si svolgesse verso la confluenza del Reno con il Po e quindi richiedesse edifici e posti di sosta per i viaggiatori e i soldati che la pattugliavano.

L’ipotesi di esistenza di centri abitati e coltivazioni nelle nostre zone, è stata ulteriormente confermata nel 1992 dalla scoperta della villa di Altedo

Al km 0,700 di via Vita, sul lato sinistro della strada, in direzione Saletto di Bentivoglio, sono venuti alla luce i resti di un edificio rustico di epoca romana, durante i lavori per il metanodotto Minerbio- Castel Maggiore.
Sono databili attorno al I-II sec. d.C., e contemporanei a quelli rinvenuti a Bentivoglio. 
Sono soprattutto  laterizi e residui murari, scarsi invece i cocci di vasellame.
Tre frammenti di laterizi sono contrassegnati da un'identica sigla "Q.I.S" , indicante molto probabilmente la fornace di provenienza.

Le archeologhe Cinzia Cavallari e Tullia Moretto hanno eseguito e relazionato nel 1995 lo scavo a Villanova di Castenaso (BO).

La costruzione di un tratto stradale, prosecuzione dell’asse Lungosavena, compreso tra la rotonda R. Vighi (BO) e la via Villanova (Villanova di Castenaso, BO), ha portato ad  una preliminare ricerca di superficie, effettuata nel settembre 1994, e gli accertamenti successivi hanno dato risultati positivi: la frequentazione antica più consistente è risultata essere quella di età romana, per il ritrovamento di una discarica di materiale fittile individuata in corrispondenza di una deviazione del nuovo tratto della strada comunale via Guelfa.
Il materiale del deposito , individuato a una profondità di circa m 1,40 dall’attuale piano di campagna (p.c.), era costituito quasi esclusivamente da scarti di fornace, in particolare di anfore databili tra la seconda metà del I secolo a. C. e la fine del I d. C..
Altri materiali erano costituiti da frammenti di laterizi, tra i quali alcune mattonelle esagonali e rettangolari, mentre rara risultava la ceramica comune e gli esemplari appartenenti al vasellame.

Due canalizzazioni, individuate nel tratto compreso tra la via  Guelfa e la III rotonda, presentavano un orientamento ed un’inclinazione che seguivano gli assi dei tracciati centuriali già individuati nel territorio di Villanova di Castenaso.

Testimonianze di vita di età protostorica sono state individuate in base ai resti di almeno due "fondi di capanna" e di una canalizzazione, databili, sulla base del materiale ceramico, all’Età del Bronzo; questi sono venuti alla luce a una profondità media di 0,85 m. dal piano stradale (p.s.) nei pressi di via Villanova.
La canalizzazione, orientata NW/SE in direzione del corso attuale del Savena, piuttosto ampia ed estesa, era a sua volta tagliata da fossati di età romana. I ritrovamenti aumentano le prove alle ipotesi fatte per le strade etrusche provenienti dall'Appennino e indicate nei capitoli  precedenti. 

Un rinvenimento importante più recente si è avuto durante i lavori per il prolungamento della pista di volo 12/30 dell'aeroporto "Guglielmo Marconi" di Bologna, sempre nella pianura bolognese.

Le indagini archeologiche sono iniziate nell'estate del 2000 e si sono protratte, con varie interruzioni, fino al 2004.
Le opere di sbancamento e scavo per il prolungamento della pista di volo e le altre opere collegate hanno portato in luce abbondante materiale archeologico e insediamenti di epoche diverse tra cui si segnalano

”alcune sepolture eneolitiche, varie tracce insediative pre-protostoriche e un villaggio dell'età del Bronzo nonché, per l'età romana, una strada glareata[5] con annesse tracce di costruzioni e un grande edificio rustico (una fattoria) che è stato possibile esplorare completamente”.

Non possiamo tra l'altro dimenticare di parlare dei ritrovamenti archeologici dovuti agli scavi diretti dalla Sopraintendente Caterina Cornelio, durante i lavori per la costruzione della Nuova Stazione dell' Alta Velocità (TAV) di Bologna, che hanno  permesso di individuare (2004) una necropoli monumentale di età romana.

necropoli nord Bologna

I monumenti funerari sono posti lungo di una strada glareata che partendo da  Bologna indica allo stato dei fatti attuali un andamento verso la pianura nord occidentale.

La necropoli, la prima rinvenuta nel territorio della città romana, la strada glareata,  una seconda area archeologica, ubicata presso il Ponte Matteotti, con canalizzazioni, depositi alluvionali, presentano materiali fittili di epoca romana.

All’inizio dello scavo, quando ancora non si era individuata la necropoli, sono state rinvenute diverse steli ed un grande sarcofago in arenaria.
Grande importanza riveste la scoperta della strada, tracciato alternativo agli assi centuriali della pianura a Nord.
Tale strada potrebbe essere interpretata come un asse di collegamento anche per la Galliera?

Il complesso dei rinvenimenti ottenuti dagli i scavi hanno consentito di evidenziare la trasformazione di questa parte di pianura nord bolognese dalla preistoria all’età moderna.  In particolare numerose sono le tracce di interventi di epoca romana: canalizzazioni e strade,  impianti produttivi come fornaci  per la produzione di laterizi e di calce, interventi di bonifica agraria.

Molti dei possibili reperti sono andati probabilmente distrutti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, quando lo snodo ferroviario di Bologna, il più importante in Italia, era continuamente bersagliato.
Altre perdite si sono avute nella trasformazione dei raccordi e sottopassi ferroviari in età più recente.  

La scoperta più notevole rimane comunque la vasta area funeraria con tombe a cremazioni e a inumazioni dotate di preziosi corredi, tra i quali anche gioielli e monete, portaprofumi in vetro, bottiglie, numerose lucerne con impresso il nome della fabbrica e anche una conocchia in osso.

balsamari


Abbiamo visto e discusso sui primi ritrovamenti degli scavi in via Caracci per la stazione dell'Alta velocità di Bologna, ritrovamenti che ci avevano fatto intendere, nel 2008, di trovarci di fronte ad una necropoli ai bordi della Bologna romana con sepolcreti ricchi e in linea con inumazioni tipiche del periodo del primo Impero.

Ora, procedendo negli scavi sotto ai binari indicati con i numeri 13 e 15 e quindi più all’interno del fascio di scorrimento delle varie linee, emergono non più tombe normali, ma con modalità di inumazione che non fanno parte della composta ritualità del mondo romano imperiale del primo e secondo secolo a cui risalgono i resti.

Un cimitero dove via via vengono rinvenuti scheletri semidistrutti, ma non dal tempo, crani trafitti da chiodi o mozzati in modo cruento. Una bolgia di tombe che gli archeologi e gli antropologi che stanno studiando questi poveri resti hanno ritenute “anomale” sia per la posizione dei resti e per i resti stessi e per l’evidenza di morti brutali, decessi strazianti: crani con chiodi infissi in varie parti, colli tranciati, scheletri dimezzati, piedi tagliati.
Sembra che le persone là inumate fossero persone temute alle quali si volesse impedire qualsiasi ritorno tra i vivi, anzi si temesse il loro ritorno.
I chiodi e i paletti infissi in tali scheletri potrebbero far pensare ad una ritualità contro a personaggi che nella vita erano ritenuti vampiri, ma saremmo fuori tempo, solo dopo il medioevo si parla di tali figure, inoltre ricerche su avvenimenti particolari in Bonomia tali da portare a morti così cruente non hanno per il momento dato risultati.

Nei primi secoli dell’Impero i Romani si sostituirono agli Etruschi e ai Galli Boi, ma tali popolazioni si fusero con quelle romane o si spostarono in altre aree e gli storici dell’epoca non ci hanno lasciato scritti che spieghino tali orribili e poveri resti. Su duecento tombe recuperate una quarantina risultano "anomale". Alcune tombe analoghe sono state trovate anche nel modenese e a Casalecchio, ma sempre in modo isolato e non accostate a simboli sinora sconosciuti. La necropoli dei reietti bolognesi è, invece, un'assoluta novità tuttora allo studio.

Nella sede degli scavi archeologici di Marano di Castenaso,alle porte di Bologna, e' stata riportata alla luce una necropoli protofelsinea con stele e corredi databili al VII secolo a.C..

Ne ha dato notizia completa il 28 febbraio 2008 in un articolo sul Resto del Carlino, Bologna, il prof. Luigi Malnati, Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, e riportiamo le notizie relative:

"E' una scoperta sensazionale, per la prima volta e' stato ritrovato il corredo funerario nella sua integrita', e questo permettera' di stabilire con precisione la cronologia della deposizione e le caratteristiche del defunto, un tipo di informazioni che in passato non si erano potute ottenere.
La necropoli e' composta da nove tombe a cremazione, di cui una a pozzetto e le restanti in cassa lignea. Oltre al segnacolo tombale, uno dei quali splendidamente scolpito a rilievo, tutte le sepolture hanno restituito corredi di grande pregio.
Tra i reperti riportati alla luce, il pezzo di maggior pregio archeologico e storico e' indubbiamente la stele delle spade.

stele funeraria
 La forma e' quella tipica dei segnacoli proto-felsinei (un rettangolo sormontato da un disco), cosi' come la decorazione, una scultura a rilievo con rosette/ruote di carro, che potrebbero pero' anche rappresentare il sole. Nella parte inferiore e' raffigurato un corteo di volatili (paperelle), per significare il passaggio tra la vita e la morte, un fiore di loto (o forse una palmetta) e un animale esotico, probabilmente un felino.

Alla base del disco, sono invece raffigurate due figure che brandiscono le spade, in un duello o una danza rituale, piu' vicina alla tradizione etrusca. A completare l'eccezionalita' del ritrovamento, la stele conserva ancora tracce di pittura rossa.”
"
Le tombe dovrebbero appartenere a una famiglia nobile, dovrebbe esserci sepolta una dinastia, e la necropoli non dovrebbe essere piu' vasta di quella ritrovata", spiega il sovrintendente.

I tratti orientaleggianti della stele, come ad esempio il felino, probabilmente un leone, si possono spiegare invece considerando che

"gli artisti in quell'epoca erano itineranti e viaggiavano attraverso le corti; lo stile e' bolognese, riadattato da quello orientale, probabilmente un artista felsineo che ha appreso il mestiere da artigiani orientali, ed ha copiato ad esempio il leone dai suoi maestri".


Questo in Pianura e in San Giorgio di Piano?

Se vogliamo attenerci ai siti più strettamente legati a San Giorgio di Piano, oltre ai rinvenimenti già citati nei capitoli precedenti quando abbiamo cercato di individuare le strade utilizzate in età protostorica ed etrusca e l’Appendice 2 al capitolo 5, dobbiamo fare riferimento allo scritto di Maria Minozzi Marzocchi “Carta archeologica preliminare della media Bassa bolognese” presentato alle Giornate di Studio sulla Romanità della Pianura (S. Pietro in Casale, 7-8 Aprile 1990), dal quale abbiamo stralciato le notizie più attinenti che fanno parte dell’Archivio della Sopraintendenza Archeologica Emilia- Romagna come risultato di campagne di scavi, ma soprattutto di fortuiti ritrovamenti come si può vedere scorrendo le indicazioni sottostanti.

” - S. Giorgio di Piano - entro il letto del Canale Emiliano Romagnolo
Lavori di escavazione del suddetto canale - 1963+1964
Resti di insediamento romano testimoniato da molti frammenti laterizi e dolii; secondo i rinventori i dolii parevano giacere 2 metri circa sopra lo strato archeologico. La profondità di 4-6 m pare comunque ecccssiva.
N.B.: L'ubicazione esatta lungo il canale è problematica e non ancora definita

- S. Giorgio di Piano - Via Codini - presso Villa Tagliavini-
Laterizi vari (coppi, embrici, mattoni manubriati, esagonette) accumulati ai bordi di un campo - 1989
Età romana. Apparentemente di provenienza superficiale attualmente non verificabile. Ricognizione autoptica.

- S. Giorgio di Piano - a fianco del letto del canale Emiliano Romagnolo
Lavori di esecuzione del Canale Emiliano Romagnolo e successivo scavo archeologico regolare – 1979
Edificio rustico romano-imperiale, con muri in mattoni, pavimenti. dolii alla profondità di m. 1 dal p.c. attuale. Reperiti due bronzi del II sec. d.C. e una statuetta. pure in bronzo, di Mercurio seduto. E’ possibile che l’intero edificio si estendesse per 700 mq.

- S. Giorgio di Piano - Cinquanta Lavori agricoli - seconda metà del sec. XIX
Ara in pietra calcarea dedicata alla Tempestas Jovis - databile al II sec. d.C..
Il Susini ha ipotizzato l'appartenenza di questi  reperti a un sacello particolare e l'esistenza nei pressi di Cinquanta di un piccolo centro scrittorio e officina lapidaria.
Può non risultare superfluo ricordare che come il “vicus” situabile a Maccaretolo presso il sito 22 di questo elenco si trovava a XVIII miglia romane Iungo la via che da Bologna si dirigeva verso N, così il nucleo di Cinquanta si situerebbe presso il miglio XII da Bononia lungo tale asse stradale.

- Bentivoglio- Via Codronchi - di fronte alla villa Cataldi, presso il numero civico 26, lato meridionale della carreggiata stradale, presso le valvole della centralina SNAM del metanodotto.
Lavori di manutenzione alla condotta metanifera - maggio 1988.
Strada “glareata''[6] di età romana con acciottolato solcato da carraie poggiante su sottofondo di pezzame laterizio spesso cm 25. Il tetto del piano stradale giaceva a m. 1,90 dal p.c. attuale ed era orientato per 22° E; inoltre mostrava sul lato occidentale traccia di una scolina con al fondo grossi frammenti di ventre di almeno due anfore. L'ampiezza della carreggiata doveva essere di circa m 5.

- S. Giorgio di Piano - presso la stazione ferroviaria.
Durante lavori di fondazione del fabbricato viaggiatori - presumibilmente verso il 1880+1881.
Pavimento romano ad esagonette a profondità non precisata.

- S. Giorgio di Piano - periferia meridionale del paese, area ex distributore di carburante all'incrocio tra la strada principale del paese e Via Forlani.
Scavo di fondazione di nuovo edificio abitativo - settembre 1989.
A m. 2,20 di profondità dal piano stradale originale, presenza del tetto dell'arativo romano, spesso circa 30 cm contenente frammenti di piatto d'embrici.

- S. Giorgio di Piano - 100 m a S del nuovo cavalcaferrovia, 50 m a N della recinzione dell'lnterporto.
Operazioni di sottopasso della linea ferroviaria BO-VE da parte di una condotta metanifera - ottobre 1989.
Complessa stratigrafia geologica pluriorizzonte, recante un arativo antico (presumibilmente romano) a m 1,54 di profondità dal p.c. odierno.

- S. Giorgio di Piano - Stiatico - 2 km a N del paese.
Arature agricole - 1984- 1985.
Rinvenimento casuale in affioramento di vari mattoni sesquipedali manubriati romani.

- Bentivoglio - S. Maria in Duno - ad O del nucleo insediativo - Vicolo del cimitero.
Aratura agricola - 1988.
Affioramento di m. 10x10 (con dispersione verso S) di materiali romani: ceramica a vernice nera: fine II, inizi I sec. a.C. e seg.

- Bentivoglio - S. Maria in Duno - ad O del nucleo insediativo - Vicolo del cimitero.
Arature agricole - 1988.
Affioramento di m. 40x35 di materiali vari interpretabile come edificio rustico di età romana imperiale.

- Bentivoglio - S. Maria in Duno - Podcre S. Giovanni, presso il muro della casa colonica, anticamente chiesa di S. Giovanni.
Lavori agricoli - 1934.
A m 0,70 dal p.c. odierno. Colmo di 4 tombe alla cappuccina (crania parentes). Altre dovevano esistere poiché nel muro dell'oratorio compaiono “tegoloni'' riutilizzati.

- S. Giorgio di Piano - Stiatico - all'incrocio di Via di Stiatico con la via principale del nucleo abitato.
A. Ricognizione - 1980.
In superficie, al centro ïlell'incrocio stradale, blocco parallelepipedo di arenaria (m. 0,90x1,15x0,50) con diversi incavi sulle facce, isorientato con gli assi centuriali reintegrabili teoricamente. Potrebbe appartenere a un monumento funerario o ad altra struttura edilizia romana. Fino a pochi anni or sono sorreggeva l'edicoletta sacra ora spostata al margine della sede stradale. E' verosimile ritenerlo proveniente dai paraggi [8]. La dicitura del cartello segnalatore della "pietra romana  di Stiatico" riporta:
"Grande parellelepipedo di arenaria, probabilmente è parte di monumento funerario di età romana o pilastro di sostegno di antico ponte romano sul Reno, che qui scorreva, o parte  di altra struttura edilizia di età romana".


B.
Sotto l'attuale edificio ecclesiastico di Stiatico sono stati reperiti, durante lavori di muratura mattoni manubriati sesquipedali appartenenti a porzioni di strutture murarie (?).

- S. Giorgio di Piano - Stiatico  - via Lepre:

Altro masso da non dimenticare si trova alla sinistra  di via Lepre, provenendo dalla Strada Galliera, accanto al fosso all'entrata della casa  Franzoni.

E' stato visto da Jacopo Ortalli e da Maria Minozzi ed è stato valutato, anch'esso, come manufatto di tracheite di età romana, forse proveniente dai dintorni e facente parte di una struttura edilizia
(forse un'architrave? o qualcosa del genere). 


Stiatico

NB:  SP4= Strada Provinciale Galliera, strada attuale che segue parte del tracciato della strada  romana Galeria (Cardo), che collega Bologna a Ferrara passando per San Giorgio di Piano.

E per finire con San Giorgio di Piano in bellezza ecco da parte di

Anna Musile Tanzi,  Direttrice del Laboratorio di Restauro della Sopraintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia Romagna alcune informazioni sul

"Mercurio in Bronzo 
rinvenuto durante gli scavi eseguiti per il Canale Emiliano Romagnolo nel 1978
Fu rinvenuto in San Giorgio  vicino ai resti di una casa romana, sotto un muro; era presente anche terreno scomposto, ed era associato ad un gruppo di quattro monete in bronzo.
Poteva quindi trattarsi ipoteticamente di un'offerta rituale in onore
di Orfeo (riti orfici), o una stipe votiva.
Il manufatto sembra essere una copia ridotta di tipo ellenistico, attribuibile alla prima età imperiale  (1° secolo d.C. ), o addirittura alla scuola di Lisippo.
E' in posizione seduta  ed il supporto è assimilabile ad un sasso o ad un tronco."

- Argelato - Funo.
Stele funeraria in marmo lunense (m. 1,20x0,65x?) di Aurelius Gallus, tribuno della VIII Legione Claudia (morto in un ignoto Bello Thracico) databile al III sec. d.C.. [7]

- Bentivoglio - Via Saliceto, fondo “Il Paleotto”.
Lavori di muratura - 1983.
Affioramento di mattoni sesquipedali manubriati, embrici, frammenti di ceramica a vernice nera, su un'area di m. 30x20 ca. di età romana.

- Bentivoglio - S. Marino - Podere Cintura (proprietà Collegio Comelli), nella parete della sponda sinistra del Canale Emiliano Romagnolo a m 4,50 dall'asse di questo.
Lavori di scavo del Canale Emiliano Romagnolo - 1969.
A m. 2,20 di profondità dal p.c..
Tomba alla Càppuccina orientata E-O (piedi ad E) e sparsi frammenti di tegole, embrici, vasellame.

- Bentivoglio - S. Marino - Fondo Poeti (terreno dell'ira. U. Monari).
Durante normali lavori agricoli di espurgo di un fosso - 1924.
Stele sepolcrale in arenaria di età imperiale, fortemente inclinata, alta m. 2,50, con uno spigolo a 50 cm. di profondità da1 p.c. attuale. Sotto il cippo erano presenti frammenti di ossa umane e, lateralmente, frammenti di un vaso fittile.

- Castelmaggiore - ad E del Center Gross - bacino di cava della SpA Industria Bolognese Laterizi, tra l’autostrada BO-PD e via di Saliceto, al civico 55/2 di via Saliceto.
Ricognizione anno 1984.
A m. 2,20 di profondità dal p.c. attuale,tetto di uno strato archeologico argilloso scuro, spesso m.1,20 circa recante nella porzione inferiore ceramica d’impasto e nella superiore (superiormente a quota –2,70) ceramica più recente e laterizi (frammenti di coppo). Difficoltosa la cronologia assoluta, ma notevolmente esteso il livello antropico.”

Ancora rimarchevoli le notizie su San Giorgio di Piano riportate dal Sighinolfi sul periodo ottocentesco.
Cippo votivo a Bacco
Dopo il decreto napoleonico del 1801, che vietava cimiteri all'interno dell'abitato, il cimitero di San Giorgio cambiò di sede, portandosi al di fuori della porta Bologna e fu demolito nel 1807 il muro di recinzione del vecchio cimitero situato vicino alla Chiesa. Durante la demolizione fu rinvenuto "un cippo di marmo bianco , alto m. 0,90 e largo m. 0,45 , di forma quadrangolare ; il dado superiore è sormontato da uno zoccolo circolare del diametro di m. 0,35 sul quale doveva adattarsi una statuetta" (Bacco o Cerere?). Pietra miliare? dono votivo? parte di tempietto? L'iscrizione Libero fa pensare ad un cippo votivo in onore di Bacco.

Altri due cippi quasi identici furono trovati nel 1881 in villa "Cinquanta" con iscrizioni votive a Giove e a Nettuno, quindi l'ipotesi di un tempietto votivo non è da scartare.

Se si ritiene valida l'ipotesi di nota [8] allora: Giove, Nettuno e Bacco, sono tre, e il quarto dio?  

Sempre in Cinquanta  a Sant'Alberto  furono rinvenuti due grandi sarcofaci romani  e più anticamente, nel 1502, in Castel San Giorgio  una lapide con iscrizione in latino 

sarcofagi romani


Come si può vedere dalle notizie riportate la pianura Bolognese è ricca di residui archeologici romani molto superficiali, (media 2 metri di profondità) ,…in poche parole basta grattare la superficie dei campi per trovare qualche cosa.
Abbiamo invece visto (cap. 5 - Appendice 2) che ritrovamenti di epoca villanoviana o meglio protoetrusca vanno cercati sempre lungo l’alveo del Reno Arcaico, ma ad una profondità di circa 5 metri.

I ritrovamenti essenzialmente fittili non debbono a nostro avviso confonderci: la pianura era paludosa, quello che sarebbe rimasto è andato distrutto, questo è il pensiero di molti archeologi.
Ma l’acqua conserva il legno, la pelle, le pietre dure, i cristalli, ne sono testimoni ritrovamenti abbastanza recenti in zone nel passato paludose o in rilevamenti archeologici marini, fluviali e lacustri.

Abito in una zona dell’Inghilterra famosa per i suoi acquitrini, canali, e spesso arrivano pescatori, contadini, studiosi al museo archeologico di Norwich con ritrovamenti e i paesi della zona dell’East Anglia hanno i loro piccoli musei ed facile ritrovare in essi calzari in pelle lasciati sulla pianura dai Romani durante l'invasione da parte delle truppe di Giulio Cesare.

Le analisi palinologiche (studio dei pollini e delle spore presenti nel terreno) ci hanno poi fornito un'immagine del nostro territorio 2000 anni fa, in epoca romana:
scarsa presenza di alberi (10%),
varie coltivazioni di piante ad uso alimentare (cereali, frutteti), prati e pascoli.
Si può quindi desumere che i Romani hanno modificato il territoio notevolmente, già i segni lasciati dalla centuriazione ce lo hanno fatto capire.
Bonifica del territorio in molte parti paludoso, disboscamento,( i Galli avevano invece mantenuto ed implementato la selva a fini di allevamento suinicolo e i prati per gli ovini) successivamente suddivisione del territorio e aumento delle aree coltivate a cereali, insediamento di alberi da frutta e viticoltura e inizi di coltivazione di piante tessili come il lino.

____________

[5] Mattoni abbastanza lunghi con lato di p. 1x1,5x1 pal. min. in misura romana, cioè in misura decimale cm. 30x45x7. Tali mattoni erano spesso manubriati, vale a dire dotati di incavi atti a fornirne una migliore impugnatura durante il lavoro.
[6] Strade glareate massicce costruite con riporti più o meno poderosi di ghiaia, pavimentate da pietre e ciottoli di dimensioni maggiori, prevalentemente di provenienza fluviale
[7] Susini G., Il Lapidario, pp. 96-97, n. 101.
[8] Abbiamo riportato di nuovo qui la foto del cippo di Stiatico per metterne a confronto le misure con gli altri cippi rinvenuti, uno nel muro del vecchio cimitero e due in Cinquanta e dedicati agli Dei, come descritti nel volumetto del Sighinolfi. Stranamente i cippi sono di 0,90x0,45x... quello di Stiatico e gli altri 0,90x0,50x1,15: ipotesi, come al solito fantasiosa della scrivente, non potrebbero essere i supporti di un tempietto a base quadrata, quello di Stiatico raschiato per non farne riconoscere l'origine? 

 



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