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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Cap. 9 - Dai Boii ai Romani - La conquista romana della Pianura

Capitolo nono. 2 - Dai Boii ai Romani - La conquista romana della pianura

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 01/03/2008 @ 11:41:40, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 4571 volte)


La conquista dell’Emilia da parte dei Romani si concretizza nel 268 a. C. con la fondazione della colonia latina di Ariminum ( Rimini) così chiamata dal nome antico del fiume Ariminus (attuale Marecchia), alla foce del quale si insediarono seimila famiglie a protezione delle eventuali latenti minacce galliche.
Ci si può domandare: perchè i Romani iniziarono la colonizzazione dell'Emilia proprio da Ariminum?
Una ipotesi non del tutto criticabile è che, ponendo una protezione per Roma sulle coste dell'Adriatico, si bloccava tutta quella vasta pianura che era ancora in parte in mano ai Galli  fuggiti più a Nord. La Gallia Cisalpina era divisa dai territori romani in modo naturale dagli Appennini, ma verso l'Adriatico esisteva la possibilità di scorrerie sia per mare che per terra. La colonia sull'Adriatico favoriva inoltre i traffici con i territori dell'Est e del Nord Europa.
Spina rimaneva via via arretrata rispetto alla costa per le esondazioni frequenti e l'apporto di materiali fittili e lignei dalle montagne circostanti tramite gli affluenti del Po: si stava ampliando la zona deltizia, quindi tale importante porto, in età etrusca, stava perdendo  parte della propria  potenzialità economica sull'Adriatico, a maggior ragione il problema si presentava nell'altra zona di Atria.

La colonia di Ariminum aveva inseriti circa 6000 coloni, ma la suddivisione del territorio non avenne subito, in quanto i Galli cispadani, legati agli Insubri e ai Lingoni, sino al 236 a. C. si battereno contro l’invasione romana per mantenere il territorio in loro possesso. Solo davanti alle legioni stanziate in Ariminum si fermarono e desistettero.
A quel punto poteva essere particellato il territorio.

Esistono varie teorie sul momento in cui venne fatta la centuriazione di Ariminum e il suo collegamento con la via Flaminia:
G. Susini  la data negli anni di poco precedenti il 236 a. C., tenendo conto delle guerre puniche che impegnarono i romani e in più ipotizza che le più antiche centuriazioni in Cispadania siano state quelle del territorio riminese e cesenate (218 a. C. ?); analogamente G. Bottazzi parla di una costruzione di una via “coloniale” come primo atto della suddivisione del territorio circostante la città di Ariminum e la  strutturazione del decumano e cardo massimo in tale periodo, successivamente l’inserimento della via Flaminia in tale centuriazione sino al decumano massimo di Ariminum (220 a. C.);
G. Bonora Mazzoli, tenendo conto delle anomalie delle centuriazioni in tali territori, ricorda che sino al 184 a. C. non esistevano ancora delineati i confini tra il territorio riminese e il territorio pesarese e che la via Flaminia raggiungeva, partendo da Roma, prima Pesaro, successivamente venne prolungata sino a Rimini.
 
Nella costituzione di nuove colonie si nota  la scelta di territori sempre nelle vicinanze dell'alveo del Po ed inoltre a partire dai confini Ovest della penisola per proseguire poi verso Est, costituendo uno sbarramento ulteriore per i Galli insediati nella Gallia Transpadana e nello stesso tempo una via commerciale in pianura.
 
Quali genti erano inizialmente mandate a presidiare tali colonie?
Normalmente erano scelte o incitate a spostarsi verso le colonie le famiglie che non godevano all'interno di Roma di sufficienti possibilità di sostentamento e la popolazione di Roma cresceva in quei tempi sempre di più. Inoltre andavano verso le colonie i soldati che dopo lunghe campagne militari avevano come premio terreni in proprietà per la coltivazione. A Bononia,  in origine, ai coloni che vi si stanziarono vennero assegnati da 50 a 70 iugeri [3]. A Mutina, invece, a ciascuno dei 2000 soldati romani, che vi si stabilirono come coloni, vennero assegnati 5 iugeri a testa.
La centuriazione dei territori  in epoca precedente alla costruzione della via Emilia risulta spesso con orientamento diverso da quello della limitatio adiacente: come si può vedere a Bagnacavallo, nell'agro di Forum Popili, nelle zone di Carpi e di Nonantola, nel Modenese e attorno a Brescello. E' possibile notare ciò nella seconda mappa di questo capitolo. Dopo la costruzione della via Emilia le centuriazioni si mantenevano secondo l'orientamento della via Emilia stessa, tanto più che esistono studi relativi alla datazione delle costituzione delle colonie  sulla base proprio dell'orientamento della via consolare  all'interno delle città come Parma, Piacenza (v. G. Bonora Mazzoli)
 
La colonia latina inizialmente non era altro che una città fondata nel territorio conquistato dai Romani e dai Latini insieme.
Dopo il 338 a.C. con lo scioglimento della Lega Latina, formata dalle città del Lazio sorte attorno a Roma, le colonie e le città ad esse legate furono di pertinenza del solo governo romano, che inviava nei territori conquistati gruppi di famiglie, spesso in numero superiore al migliaio.
Le colonie erano Stati autonomi con importanti funzioni militari di controllo del territorio,  godevano di uno speciale rapporto giuridico con i cittadini di Roma: avevano due pretori come magistrati supremi, un senato; inoltre il popolo era diviso in 30 curie e vi erano due censori per redigere le tabelle dei censi dei cittadini, a fini fiscali. 
 
Successivamente nelle colonie tramite l'applicazione della Lex Iulia e della Lex Plautia-Papiria[4], gli originari abitanti delle zone sottomesse a Roma e che erano stati aggregati in uno stesso territorio e divennero anch'essi cittadini Romani.

Questo fu lo strumento principale della romanizzazione dei territori conquistati, iniziata con la colonizzazione e aveva due scopi: controllare il territorio conquistato e respingere gli attacchi esterni; venne poi perfezionata con la centuriazione dei territori stessi.

La vittoria dei Romani nella Gallia Cisalpina e la costituzione delle colonie del Nord determinarono la formazione di una penisola italica come un’unica nazione tenuta insieme dal potere forte di Roma.
Le popolazioni celto-etrusche-galliche si integrarono via via con i conquistatori e ne assunsero in parte gli usi e i costumi, ma anche i romani assorbirono gradualmente le abitudini dei popoli conquistati.
In campo religioso Divinità di origine celto-boica si aggiunsero all’Olimpo greco-romano, che per altro aveva avuto già apporti notevoli dalla civiltà etrusca.

Analogamente ad Ariminum sorgono nell’alta pianura padana le colonie di Mediolanum, Placentia, Cremona (218 a.C.).
L’espandersi delle colonie romane e delle operazioni di bonifica della pianura padana, già iniziate, hanno un momento di arresto all’accuirsi del problema rappresentato da Annibale, che, sceso in Italia, si era associato con quei Galli che avevano ancora aspirazioni espansionistiche.

Solo dopo la disfatta del nemico cartaginese, a Zama nel 202 a. C., si pongono le basi per la riconquista definitiva della Cisalpina e per la sua completa romanizzazione, grazie alla vastità territoriale e all’alto numero degli insediamenti coloniali nuovi.

P. Cornelio Scipione Nasica, dopo una ulteriore vittoria sui Galli, prepara definitivamente nel 189 a.C. la costituzione della colonia di Bononia con tremila coloni e nel 188 a. C. di Forum Livii (Forlì).
Marco Emilio Lepido nel 187 a. C. costituisce la colonia di Forum Regium Lepidi (Reggio Emilia).
Contemporaneamente si completa la via Æmilia che collega le nuove colonie, da Placentia ad Ariminum, attraversando le nuove città da Est ad Ovest.

La colonia latina di Bononia e la città in essa costruita era la più importante nel territorio controllato dai Romani.
Dal villaggio di capanne di legno, rimasto in epoca boica dalla distruzione dell'antica splendida Felsina etrusca, sorse una nuova città, che aveva la particolarità di essere centrale rispetto alle altre colonie fondate dai Romani. 
In tale centro furono tracciati i limiti del perimetro e il reticolo interno delle strade. La via Æmilia,  entrando da est a ovest in città ne costituiva la strada principale,  il decumano massimo, parallele ad essa si sviluppavano le altre vie, decumani. La strada principale che attraversava da nord a sud la città, perpendicolare al decumano massimo, detta cardine massimo, e le parallele, cardini, ad esso  suddividevano la città in spazi rettangolari (insulae), occupati da piazze, edifici pubblici, abitazioni private. 
Il complesso della città romana Bononia era poi protetto da alti bastioni in legno, attraverso i quali porte a distanze regolari permettevano l'accesso alla città. 
 
 Il territorio esterno alla città e il terreno destinato alla coltivazione fu diviso anch'esso da strade, sentieri, fossi di scolo delle acque, perpendicolari tra loro, costituendo appezzamenti di terreno regolari , circa 710 metri di lato, che presero il nome di centuriae

schema Bononia


Da Bologna i Romani poterono dedicarsi alla conquista del Frignano a spese delle popolazioni liguri locali che sino a quel momento avevano contrastato i nuovi insediamenti delle popolazioni venute dal Centro- Sud della penisola.
L’espansione romana continua con la costituzione delle colonie di Mutina ( Modena) e di Parma nel 183 a. C.
Nel 181 viene costituita Aquileia.
Sembra ad un primo momento un caso curioso la posizione di questa nuova città ricca, con templi, terme e ville, ma se si ragiona con mente europea e con velleità espansionistiche tipiche dei Romani si vede che Aquileia non è altro che il baluardo dei Romani nei confronti degli Illiri e nello stesso tempo una porta Romana verso il Nord.

I Romani in questo comportamento si rifanno alla politica etrusca: colonizzare la Pianura Padana per aprire poi strade verso l’Europa, avere un transito tramite l’Adriatico ai paesi dell’Est e tramite i valichi alpini e le coste Liguri verso l’Ovest.
Molto probabilmente la fondazione di Aquileia riportò in uso le strade che Etruschi e prima gli antichi Celti avevano tracciato per raggiungere il mare.
I commerci, che da Felsina raggiungevano le rive Est dell’Adriatico e le zone alte dell’Est italico, più facilmente passavano per l’importante centro urbano di Aquileia e non percorrevano la via Emilia sino a Rimini per poi risalire verso Nord.

La costituzione di nuove colonie nella Pianura e dintorni seguì il modo tipico usato per gli altri territori conquistati, con particolare attenzione alla bonifica dei terreni che risultavano paludosi per l'esondazione dei vari torrenti che scendendo dall'appennino attraversavano la pianura.

Per quanto riguarda la costituzione dell’Agro bolognese, di cui faceva parte il territorio sangiorgese, i Romani seguirono il tipico iter usato per i siti coloniali romani: la centuriazione del territorio della colonia di Bononia  avvenne nel periodo successivo l'anno di fondazione di Bononia come colonia romana, cioè dopo il  188 a.C. (v. anche Cap. 6). 
Rimangono a testimonianza in San Giorgio di Piano i toponimi di Cinquanta e Cinquantuno per l'avvenuta centuriazione, anche se ora poco visibile come tracciato sul terreno, subito a Nord di Bologna , come è riportato nella figura sottostante. 

centuriazione territorio


La delimitazione dell’Ager tenne conto di quattro limes fondamentali:

- a ovest la città di "Mutina" (Modena),

- a est la città di Claterna che sorgeva vicino all’odierna San Lazzaro,

seguendo in ciò l'impianto già anticamente tracciato della via Æmilia dalle popolazioni protostoriche e poi utilizzato da Marco Emilio Lepido per la strada consolare; 

- a nord i fiumi Po e l’affluente Reno , comprendenti zone paludose, e poco distante dall’odierna Malalbergo,

- a sud la catena appenninica.

Secondo il Rubbiani, in una sua valutazione del 1883 della centuriazione romana bolognese, il limite nord doveva coincidere con una linea tracciata tra Maccaretolo e Baricella, con un’estensione complessiva di circa 340 Kmq corrispondenti a 136 mila iugeri.

I Galli Boi, sconfitti dai Romani, si ritirarono oltre questa zona spostandosi a Nord, forse rimasero anche in queste zone, ma sfruttando le zone più fertili ed elevate.
Dai ritrovamenti archeologici avvenuti nel territorio di Altedo e di Malalbergo, che attualmente si trovano  a circa 11 mt sul livello del mare, si può ipotizzare che tali siti potessero essere le  insule sulla palude, come pure Voghiera (7 mt s.l.m.) e Vigarano Mainarda (10 mt s.l.m.) , in cui sono stati trovati resti di epoca etrusco - romana.

I Galli Boi che ora abitavano la pianura, ma sotto l'egemonia romana non potevano più depredare le coltivazioni, dovettero adattarsi a coltivare il terreno, ad aumentare l'allevamento suinicolo, a produrre oggetti di osso, bronzo, legno utilizzando i reperti della pianura. Scambiarono i loro prodotti agricoli e artigianali con  gli abitanti dei villaggi che si stavano via via formando  dalla colonizzazione romana .

Tutti gli antichi abitanti della pianura hanno dovuto combattere con il fiume Reno e i torrenti appenninici che per loro facevano  da strada, da supporto alla coltivazione.

Protoetruschi, Etruschi, Boii e quindi anche i Romani che si erano inseriti nellla pianura ebbero non pochi problemi soprattutto dal Reno.

Abbiamo già parlato della situazione idrografica in capitolo 2, ma vogliamo qui riportare altre ipotesi di diversi autori sul percorso del fiume Reno in quei tempi.

- Secondo alcuni storici e studiosi del territorio il Reno era unito all'altezza di Finale Emilia, forse il Vicus Serninus, al fiume Panaro per poi gettarsi in Po. La testimonianza che sostiene tale ipotesi sarebbe data dai  ritrovamenti fittili di epoca romana nelle zone di Galliera, Maccaretolo, Cento, Vigarano Mainarda e Bondeno  che si sarebbero trovati nei presi di tale alveo antico e inoltre da toponomi sempre nella stessa area, come Corpo Reno, Renazzo, Reno Centese,Reno Finalese.

- Altra ipotesi invece prende come dirittura in pianura dell'alveo le zone di: Bologna, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, S.Pietro in Casale, Massumatico, passando per Voghiera e Voghenza, dove si immetteva in Po, dopo aver attraversato la zona di Poggio Renatico, così chiamato in tempi successivi perchè situato in zona alta, chiaramente creata dai limi del fiume. Questo tragitto, a nostro avviso molto più documentabile del precedente da reperti, ci fornisce anche alcune zone con la denominazione motta, molto  più antica di Poggio ovviamente, ma di chiara derivazione terramaricola.

- Noi aggiungiamo un’ulteriore ipotesi;, che per altro abbiamo già accennato nel capitolo sulla Idrografia, accettando entrambe le due precedenti: il Reno in pianura aveva un andamento caotico a secondo delle stagioni e dei periodi, anche di secoli, e potrebbe avere avuto uno dei due precedenti percorsi seguito dall’altro per un’ esondazione notevole, per poi spostarsi definitivamente più a sinistra verso Argelato.

I residui delle popolazioni precedenti nella pianura Padana

Facciamo un passo indietro per ribadire alcune rilevanze non del tutto trascurabili.

I residui arcaici, etruschi, boichi sono di tipo fittile, naturale (pollini, ossa, ecc.) e ne abbiamo già parlato e ne parleremo ancora nel capitolo successivo, ma anche di tipo toponomastico, con ipotesi sulla loro stretta derivazione tutte da studiare.

Permangono ancora toponimi di origine celta sul nostro territorio e comunque non è ancora risolto dagli archeologi il problema:

- popolazioni autoctone->celti->etruschi->galli-> romani oppure

- popolazioni autoctone->etruschi->celti galli-> romani.

Man mano si procede nella analisi del territorio, dei toponimi, dei dialetti e si fa un confronto con ritrovamenti fittili, ossei ed altro e ci si imbatte in termini che hanno una derivazione nettamente straniera, barbara come venne detto nel passato,  la confusione aumenta.

Se esiste una invasione in Italia di origine nordica e precisamente celtica anteriore alla civiltà etrusca, allora alcuni termini vanno considerati con accezioni particolari; viceversa se l’invasione celta va ad unirsi all’invasione gallica, cosicchè Celti e Galli sono lo stesso popolo, allora gli etruschi precedono questi invasori e i toponimi e le parole anche di uso comune vanno considerate in senso inverso.

Nella prima ipotesi gli Etruschi avrebbero così assorbito le terminologie celtiche trasferendole nel latino e dal latino tali termini confluirono nel volgare e nell’italiano.

Nella seconda ipotesi invece sono gli Etruschi che danno ai Celti-Galli un loro apporto, anche se permangono nelle parlate locali terminologie che sono prettamente celtiche.

Si é parlato di volgare, si dovrebbe parlare di dialetti, di lingue locali, solo queste recepiscono bene le nuove terminologie: il vivere comune con l’invasore costringe il popolo assoggettato ad usare i termini dell’invasore per poter meglio convivere.

Alcune parole particolari ci hanno già fatto pensare
…..chissà che non si possa fare un dizionario composito delle varie derivazioni? vedremo in futuro …

______________

[3] Iugero unità di misura romana di superficie equivalente a 2520 m²
[4] La Lex Iulia( de civitate), legge romana, opera di Lucio Giulio Cesare nel  90 a.C.,  fu  promulgata  durante la guerra sociale (guerra tra gli alleati= soci dei Romani contro i Romani stessi dal 91 all’88 ) e attribuiva agli alleati fedeli e ai ribelli ravveduti i diritti dei cittadini romani: diritto di voto ed esenzione dalle tasse.
La causa della guerra sociale era sorta principalmente dalla richiesta da parte delle città alleate di ottenere la cittadinanza romana e maggiore potere decisionale negli affari che erano generati in tempo di guerra.
La successiva Lex  Plautia-Papiria dell’89 a. C., emanata ad integrazione della precedente dai tribuni Marco Plauzio Silvano e Caio Papirio Carbone, prevedeva che  le persone iscritte come cittadini di città federate e con  domicilio in Italia avessero la cittadinanza romana, previa iscrizione presso il pretore della propria città entro sessanta giorni dalla emanazione della legge.



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