STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net
Cerca nel sito  

Titolo
- Indici -1
- Introduzione -2
- Prefazione -1
- Testi e Fonti -1
Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

Titolo



Stemma del Comune 

 

 

Titolo
Autori
Copyright


\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Cap. 8 - Appendice 3 : Alfabeto e Scrittura Etrusca

Capitolo ottavo - Appendice 3: Alfabeto e Scrittura Etrusca

Di Angela Bonora (del 05/02/2008 @ 10:28:50, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 7527 volte)


Introduzione

L’uomo arcaico vivendo in comunità più o meno piccole doveva comunicare con gli altri individui della comunità e, se anche vi erano due individui che vivevano isolati tra loro, c’era l’esigenza di comunicare.

Dal primo “Oh!” e poi “Oh, oh! EhEh!” il comunicare a soli gesti o spinte, o lancio di un sasso magari sulla testa del vicino, o picchiando con un bastone su di un tronco cavo, si evolse.

I nostri animali da compagnia, i nostri padroni di casa, si fanno intendere benissimo con un …miagolio, guaito. rumore che esce dalla bocca con diverse intensità a seconda di quello che ci vogliono dire ed io non considero pazza una persona che mi dice “il mio gatto sa parlare” prima di tutto perché per il passato avevo una gracula religiosa, Pic, alla quale la parola non mancava mai, cantava, rideva, fischiava…per Natale fischiettava Gingle Bell con un’intonazione migliore della mia.
Siamo noi umani che non conosciamo ancora il "gattese", il "canino" ecc..
Gli animali hanno poi una particolarità, che è di pochi umani, la dote della telepatia…

Ma lasciamo questi confronti ed immergiamoci nel nostro problema: la lingua e scrittura, in particolare quella etrusca e la sua importanza per la lingua e la scrittura latina e poi attuale.

Ritorniamo comunque all’uomo arcaico e preistorico e alla sua esigenza di comunicare con gli altri della sua stessa specie.
Prima suoni gutturali che via via si sono affinati per esprimere meglio alcune sensazioni e concetti seppur minimi e molto semplici.
Seguirono a questi fonemi l’esigenza di utilizzare lo stesso suono per poter indicare la stessa cosa, oggetto, animale, sensazione.
Man mano l’uomo si evolveva si moltiplicavano le sue esigenze di comunicazione con gli altri e quindi anche di lasciare traccia di ciò che aveva espresso con quei suoni: un segno sinusoidale poteva rappresentare bene un serpente, se segni uguali sinusoidali sovrapposti potevano indicare l’acqua, un segno simile alla nostra ipsilon attuale Y poteva indicare un albero, se voltato verso l’alto, una strada che si biforcava se sdraiata e così via.

Non so se nell’indicare queste ipotesi mi permetto di correre troppo con la fantasia, ma mi avvicino enormemente al modo di esprimersi di un bambino e l’uomo arcaico era…un bambino, ma senza avi ad insegnargli i principi, quindi la sua fu un’evoluzione lenta e faticosa.
L’esigenza, il bisogno fa l’uomo abile…habilis…e un segno sopra una roccia o sul tronco di un albero o lungo un viottolo nel terreno, è un messaggio per l’uomo che lo segue e a quel messaggio se ne aggiungeranno altri.

Segni, figure semplici schematiche sono i primi indizi che troviamo del tentativo dell’uomo di lasciare traccia di ciò che vuole comunicare.

Se vogliamo dare una data al primo esempio di scrittura dobbiamo risalire ai Sumeri, nella bassa Mesopotamia e al IV millennio a.C. e presso di essi le prime indicazioni di scrittura furono introdotte per l’esigenza di contabilizzare i quantitativi di derrate utili per sfamare il popolo, contare il numero degli uomini in condizione di lavorare e di impegnarsi nella difesa del paese, in poche parole statistica delle capacità del popolo di sopperire alle esigenze di cibo e di difesa e magari anche offesa.

Il sistema inventato dai sumeri diede inizio alla Storia.
Prima della scoperta dell’uso di una qualche forma di scrittura era possibile per gli archeologici fare solo congetture: solo con la scrittura inizia la comunicazione della civiltà umana.

I primi esempi di scrittura sono stati rinvenuti su tavolette di argilla provenienti dalla città di Uruk in Mesopotamia, databili al 3000 a.C.. Essi sostituivano le precedenti forme di contabilizzazione basate sollo su tacche su legni o pietre, poi seguirono i primi contrassegni su argilla e a forme diverse, che corrispondevano a diverse quantità di beni. Tali contrassegni vennero poi conservati in contenitori con segni differenti per indicare il numero di contrassegni raccolti. 
I  contenitori e i segni vennero quindi sostituiti da tavolette di argilla sulla quale erano indicati i segni complessivi.

Non solo segni, utili alla contabilità amministrativa erano richiesti dalla civiltà incombente, ma anche l’esigenza di trasmettere messaggi, messaggi il più fedeli possibili, specialmente in tempo di guerra, e non lasciati alla fantasia del messaggero, fece introdurre l’uso di immagini. 
Le  immagini furono  completate da ideogrammi per esprimere concetti astratti o complessi [1].
Il passo da segni, immagini, simboli, fu “breve” : caratteri fonetici, caratteri che esprimessero il suono del parlato, restringeva il numero di simboli da prendere in considerazione. Si ritrovano nel periodo di Uruk III (Gemdet Nasr 3000-2900 a. C.) i primi sillabogrammi.
Da 1200 caratteri fonetici iniziali i sumeri arrivarono all’inizio del II Millennio a.C. a 500 caratteri circa. Inoltre la loro scrittura si evolse in quanto i pittogrammi sempre più stilizzati vennero via via sostituiti con disegni a cuneo, più disegni a cuneo indicavano un concetto o un suono, cunei più facili da imprimere nell’argilla con gli stili: scrittura cuneiforme che venne adottata da molti popoli asiatici anche di lingua non sumerica, differenziandosi la scrittura per i diversi suoni della lingua parlata.

Gli stessi Egizi, che esprimevano i loro concetti con figure, ideogrammi, usavano la scrittura cuneiforme per i rapporti internazionali e tavolette con scrittura cuneiforme sono state ritrovate anche in Transilvania.

Ma nella maggioranza dei popoli i segni cominciarono a rappresentare i suoni brevi e si accentuarono gli elementi fonetici a scapito degli elementi figurativi, poi si utilizzarono segni a indicare suoni sillabo-alfabetico.

In queste trasformazioni delle scritture ideografiche la scrittura cinese non ha subito modificazioni, sia perché la lingua cinese negli ultimi 3000 anni non ha subito variazioni e soprattutto perché di tipo monosillabico.

A partire dal VII sec.a.C. la scrittura cuneiforme venne poco a poco sostituita dalla scrittura che utilizzava l’alfabeto aramaico, ma sino al I sec. d.C. in Babilonia si utilizzava ancora la scrittura sumerica.
La scrittura alfabetica, che tuttora utilizziamo, fece la sua comparsa con i Fenici che, dediti al commercio, primi sentirono la necessità di utilizzare una scrittura facile per comunicare. Composero un sillabario, senza vocali, e con esso pochi segni erano sufficienti a comporre quasi tutte le parole. 
Il sillabario fu l’origine di quasi tutti gli alfabeti utilizzati nella zona del Mediterraneo e anche del nostro.
L’alfabeto fenicio rappresentava con segni i suoni delle consonanti, furono i Greci che nell’VIII sec. a. C. completarono l’alfabeto con segni indicanti i suoni vocalici.

I Greci inventarono la scrittura alfabetica completa, la loro scoperta: l’aver individuato le vocali e quindi l’ aver diviso le parole in sillabe ( consonanti e vocali), dando alle due componenti una identità precisa, permise di rispettare la ricchezza e la complessità del linguaggio quotidiano, consentendo di descrivere con la scrittura le espressioni lessicali in modo più completo e ricco.
La costruzione di una grammatica nella quale si distinguevano con il loro valore sostantivi, verbi e aggettivi, permise al mondo greco di ottenere notevoli risultati in numerose branche del sapere, ed esercitò un primato intellettuale su altri popoli dell’antichità per parecchi secoli.
Gli Etruschi e poi i Latini adottarono tale scrittura, la perfezionarono e la adattarono al loro lessico e così si diffuse in tutto il mondo.

La riscoperta della scrittura cuneiforme avvenne nel XIX secolo in seguito al rinvenimento nel palazzo reale di Persepoli di una iscrizione trilingue: persiano, elamico[2] e babilonese e 150 anni fa si riuscì ad identificare le basi delle tre lingue.
Più difficile da identificare il sumerico per il quale più segni diversi potevano avere lo stesso suono nella lingua parlata e solo nel 1914 si completano gli studi relativi e l’edizione della prima grammatica. Per il sumerico, come avvenne poi per l’etrusco, la mancanza di certezze sulle loro origini costituì l problema più saliente per identificarne le basi.
lista reale sumerica

La tavoletta a lato a caratteri sumerici cuneiformi è stata identificata come una tavoletta reale, cioè un documento che identificava l'inventario dei beni in possesso dei governanti. E' quindi anche un documento che identifica i primi passi verso la statistica descrittiva, che anticamente rilevava i beni di uno Stato ed era a scopo puramente finanziario-politico.

Nei ritrovamenti presso le regge e i magazzini reali sono stati ritrovati tali documenti in grande quantità: beni di sostentamento, come prima abbiamo detto, armi e giovani maschi venivano rilevati ed tali rilevazioni erano i documenti della potenza di uno Stato (-> Statistica da Stato)

Una particolarità va rilevata nell’indicazione dei numeri sumerici riconosciuti, è stata rilevata dalla maggior parte degli studiosi una base [3],  il che comporterebbe uno stretto nesso anche con la geometria e l’astronomia, ma non esiste un consenso umanime degli studiosi sugli algoritmi ad essa legati.

Molto spesso gli archeologi nelle loro scoperte dei secoli passati hanno interpretato come disegni decorativi immagini che ad un più attento esame si sono poi rilevati come scritti.
Gli stessi geroglifici egizi, ritrovati all’interno delle piramidi o sopra ai sarcofagi o sui muri dei templi, erano inizialmente considerati disegni, decorazioni…poi la loro interpretazione come scrittura vera e propria ci ha portati a poter conoscere passi di una letteratura bellissima come Il Libro dei Morti, ad esempio, che parte al I capitolo con le seguenti parole:
Qui hanno inizio gli Incantesimi che narrano l'uscita dell'Anima verso la piena Luce del Giorno, la sua Resurrezione nello Spirito, il suo Ingresso ed i suoi Viaggi nelle Regioni dell'Al di là.

Tante parlate diverse, tanti alfabeti, tante scritture che si sono tramandate nei secoli, che ci hanno permesso di conoscere la storia dei popoli, che si sono fusi con le parlate di altri luoghi e di altri popoli creando un mondo particolare che descrive e tramanda il passato.


Linguaggio e scrittura etrusca.

Ma da dove proviene l'etrusco? con quali altri linguaggi si fuse? di una cosa possiamo avere una certezza: la cultura dei Principi etruschi contaminò i Romani, popolo principalmente dedito alla guerra, alla conquista di nuovi territori.

Il Principe etrusco pratica la scrittura, la fa praticare all’interno della propria casa e nelle azioni giuridiche pubbliche e religiose, è un atto sociale prestigioso lo scrivere. Significa lasciare ai posteri cenni sulle idee, sulle genti aristocratiche, sulla loro ascendenza, sulle pratiche sociali più usuali come il rito del dono.

All’interno delle tombe vennero ritrovati tra i corredi funerari ceramiche con iscrizioni ed  era chiaro indicassero nomi e si pensò dapprima che i nomi fossero di chi era inumato e le ceramiche, i monili,  come dono agli dei per farsi benevolmente ricevere nell’aldilà, più tardi, da un attento esame si scoprì che gli oggetti rinvenuti erano oggetti appartenenti al defunto e ricevuti in vita e riportavano sì il suo nome, ma anche il nome del donatore.
Oggetti preziosi che avevano seguito l’aristocratico etrusco durante a sua vita e lo seguivano nel trapasso. Gli oggetti riportano alfabetari, frasi augurali e indicano soprattutto la propensione alla scrittura presso gli etruschi come un segno distintivo sociale e una volontà precisa nell’accogliere segni grafici, nell’insegnarli per arrivare ad una scrittura completa.
Anche se su questo processo culturale ebbero non poca importanza i contatti commerciali con altri popoli del Mediterraneo, che già utilizzavano una forma di scrittura e in particolare i Greci e i Fenici, non si può affermare che solo tali contatti fecero sviluppare la scrittura all’interno del popolo Etrusco.

Anche se storici notevoli come Tacito fanno risalire la scrittura etrusca al corinzio Demarato e il Latino ad Evandro collocandone l’inizio al VII sec. a. C. e Plinio che attribuisce ai Pelasgi l’introduzione dell’alfabeto nel Lazio sempre nella stessa epoca, e nello stesso tempo considerano tali alfabeti nell’Italia centrale antecedenti a quello etrusco, l’alfabeto dell’Etruria precede questi di almeno cinquanta anni.
Ciò è facilmente documentabile da iscrizioni epigrafiche dell’Etruria settentrionale.
In particolare Tito Livio poi ci informa che i giovani aristocratici romani degli inizi del VII sec. si spostavano a Cervetri per imparare la Etrusca littera, quindi Cervetri scuola di lingua dell’antichità… .
I ritrovamenti in quella città di vasi riportanti alfabetari confermano tale priorità dell’influenza etrusca sulle popolazioni vicine in fatto di scrittura.
Analogamente si verificò nelle aree di influsso etrusco del settentrione d’Italia: in particolare nell’area etrusco-padana la scrittura fu acquisita precocemente.

Il ritrovamento di una lunga iscrizione etrusca ( un vero pezzo letterario) su di un’anfora del sepolcro Melenzani a Bologna databile al VII sec. dimostrano l’influsso della scrittura anche in zone di colonizzazione.

                   anforetta Melenzani

Sull'anfora è possibile leggere dal vivo un testo abbastanza lungo:

mi zavenuza venus u(...)us akva tharmis in (...)utum uneithas
io (sono) il piccolo vaso di Venu U(...) e di Ukui Tharmi della famiglia di Uneitha 
kumen la (...)um remesalu es(...) san(...) mini turuke s(...)rsu
mi donarono Kumen della famiglia di Remesalu (?) e San(...) S(...)rsu
ana mini zinake remiru
mi ha fatto Ana Remiru

E' il piccolo vaso che in prima persona narra la sua storia, chi l'ha donato, a chi è stato donato e chi lo ha costruito...tanti sono i piccoli vasi parlanti tra i reperti etruschi.

L’Etrusco continuò a essere parlato nell'attuale Toscana sino all'inizio dell'era cristiana e probabilmente, almeno in alcuni centri, ancora durante primi secoli dell'impero romano e nei dialetti delle aree di influenza etrusca permangono ancora certamente terminologie di derivazione etrusca.

Non ultima l’influenza degli ultimi re di Roma[4], a partire dal 616 a. C., di origine etrusca, portò ad una trasformazione del linguaggio romano e all’acquisizione di una vera e propria scrittura sino ad allora non completamente acquisita.
Gli eruditi romani si interessarono allo studio dell’etrusco, senza per altro accettarlo in sostituzione al loro linguaggio latino-sabino completamente, ma traducendo solo testi religiosi e legislativi.
Di questa lingua così lontana dalla loro ogni ricordo scomparve dopo l'antichità e, tranne epigrafi e le scritte sulle famose bende della mummia di Zagabria[5] , nessun manoscritto etrusco è giunto sino a noi.
D’altra parte la mancanza dell’aiuto di testi bilingui, non hanno permesso inizialmente agli studiosi di individuare un alfabeto e di decifrare poi i testi epigrafici, il cui numero andava moltiplicandosi con le scoperte archeologiche e con gli scavi, essi erano incapaci di comprenderne il senso.

Su alcune informazioni di base estremamente importanti è stata fatta chiarezza: l'etrusco veniva scritto da destra a sinistra e l’alfabeto si riesce a leggere senza nessuna vera difficoltà, e almeno sotto questo punto di vista i lavori degli studiosi sono giunti a completare il loro compito.
L'alfabeto etrusco deriva, come abbiamo già detto, da quello greco, e come i Greci gli Etruschi, a differenza dei Fenici, hanno dei segni appositi anche per le vocali e non soltanto per le consonanti e quindi tale alfabeto registra tutti i suoni della lingua.

La scoperta di un certo numero di alfabeti che servivano come modelli di scrittura ci permette di seguire l'evoluzione del loro sistema grafico.
Modelli alfabetici di questo tipo esistono anche nel mondo greco, ma sono molto rari e incompleti.
Quando si scoprì che alcuni segni alfabetici servivano come mezzo per facilitare il montaggio delle varie parti di uno stesso oggetto, si riuscì meglio a dare un senso all’alfabeto. E’ questo il caso per esempio dei segni che si trovano sul rovescio dei bassorilievi che decorano il collo del magnifico cratere greco scoperto a Vix.
Ripetuti sul collo del vaso stesso, hanno permesso di rimontare con precisione le ventitré parti del fregio che lo orna (R. Bloch e R. Joffroy, L'alphabet du Cratère de Wix, in "Revue de philologie", 1953, 2, pp. 175-191) e di individuare contemporaneamente un alfabeto compiuto.

L'alfabeto più antico, e quindi il più significativo, è quello che è stato trovato in una tomba a circolo di Marsiliana d'Albegna. Inciso sul bordo di una tavoletta d'avorio risale al VII sec. a. C. circa. E’ costituito da ventisei lettere che corrispondono alle ventidue lettere dell'alfabeto fenicio più le quattro vocali aggiunte dai Greci. L'alfabeto di Marsiliana rappresenta dunque un reperto molto antico che ci proviene dalla Grecia arcaica, in esso si identificano segni molto vicino agli alfabeti ellenici arcaici di tipo occidentale.

tavoletta di Marsiliana

 Nella riga incisa in alto sono ben distinti i segni alfabetici che vanno letti da destra a sinistra.

La tabella sottostante ci indica i segni alfabetici etruschi alle varie epoche, le differenziazioni scoperte e le trasformazioni dagli Etruschi per adattare i segni ai suoni del parlato.

                       alfabeto etrusco


Il segno x ha il valore di una sibilante (non cs ) che si indica con s e non una gutturale aspirata come negli alfabeti greci orientali e nel greco classico in cui rappresenta la Chi, mentre il segno Ψ serve a indicare il suono ch aspirato e non il gruppo consonantico ps come lo Ψ classico.

Permangono ancora molti dubbi sulla esatta provenienza di questo alfabeto: alcuni autori, vedi A. Minto, sono del parere che provenga dalla città calcidese di Cuma, i cui rapporti con l'Etruria risalgono a epoca molto antica.
In effetti l'alfabeto cumano e l'alfabeto etrusco si somigliano molto e la tesi del Minto ha incontrato largo favore.
Ma A. Grenier successivamente ha elaborato un'altra teoria che sembra più probabile: l'alfabeto etrusco sarebbe più antico di tutti gli alfabeti greci occidentali a noi noti, perché, a differenza di questi ultimi, conserva tre segni diversi di origine fenicia - il samek, il tsade e lo shin - per indicare tre diverse sibilanti, mentre nessun alfabeto greco ha conservato queste tre sibilanti.
La scrittura etrusca risalirebbe dunque a un'epoca prossima alla separazione tra loro degli alfabeti greci occidentale e orientale e anteriore agli inizi della colonizzazione greca in Italia.
A conferma di ciò si suppone che la fonetica etrusca fosse abbastanza diversa dalla fonetica greca e che gli Etruschi sentissero il bisogno di adattare meglio l'alfabeto di derivazione greca alla struttura della loro lingua.
Per loro il suono vocalico o si confondeva con u ed essi tendevano a non distinguere b, d, g dalle corrispondenti sorde p, t, k.
Di conseguenza il segno per o e le lettere per b, d e g scomparvero dal loro alfabeto. Inoltre il gamma greco, γ, finì per servire a trascrivere la consonante sorda k.
In più si sentì  la necessità di un segno nuovo 8 per indicare il suono f che non esisteva in greco.
E sembra che tale segno provenga dalla lingua lidia, infatti nelle iscrizioni in lingua lidia appare un segno a 8 che ha il medesimo aspetto e il medesimo valore della nostra f [6].

Le iscrizioni arcaiche giunte fino a noi sono poco numerose. Soltanto una dozzina di esse risale al VII secolo a. C., cosa che non deve stupire se si pensa che anche le iscrizioni greche della stessa epoca sono assai poco frequenti.
In questo periodo né i Greci né gli Etruschi facevano spesso ricorso alla scrittura.
Ciò è naturalmente ancora più vero per quanto  riguarda i popoli italici come i Latini.

Il resto del materiale epigrafico etrusco costituisce invece una massa imponente, anche se, eccezion fatta per la mummia di Zagabria, i testi ritrovati sono brevi e consistono di poche parole, dediche su ceramiche donate ad amici, devozioni agli dei.

vasi con iscrizioni



Gli studiosi, italiani, tedeschi, inglesi, hanno composto antologie di testi etruschi con la possibile traduzione a lato ed ultimamente l’etruscologo sardo M. Pittau ha redatto un “Dizionario della Lingua Etrusca» (Sassari 2005, Libreria Koinè) corredato da Grammatica.
La fascetta sulla copertina riporta la dizione: "LA LINGUA ETRUSCA NON E' UN MISTERO", malgrado poi l’autore scriva nell’introduzione "...dizionario della lingua etrusca, nella sua caratteristica di lingua molto parzialmente e molto sparsamente documentata ed inoltre ancora poco conosciuta" e poi prosegua “è una lingua pochissimo conosciuta perfino dai linguisti, i quali, soprattutto nell'ultimo cinquantennio, non le hanno dedicato quasi alcuna attenzione. La colpa di questa stranissima circostanza sta nel fatto che i linguisti hanno accettato acriticamente la tesi di alcuni archeologi, i quali per 50 anni hanno detto e proclamato che "l'etrusco è una lingua non comparabile con alcun'altra".

Alcuni studiosi sostengono che gli Etruschi di Toscana abbiano origine dalla popolazione lidia, stabilitesi anche in Sardegna alla fine del secondo millennio a. C.. E Pittau riporta nei suoi scritti: " la tesi della venuta degli Etruschi dalla Lidia nell'Anatolia od Asia Minore è stata sostenuta da Erodoto e da altri 30 autori antichi, greci e latini, contraddetta da un solo autore, Dionigi di Alicarnasso. Inoltre è recentissima la notizia che il genetista Alberto Piazza, dell'Università di Torino, ha comunicato in un convegno scientifico che, in base all'analisi del DNA da lui fatta, realmente i Toscani odierni mostrano di essere originari dell'Asia Minore." Ritorna quindi il bisticcio sulle origini degli etruschi, ma con conferme scientifiche notevoli.
Ma a convalida di queste ultime tesi stanno “circa 11 mila iscrizioni etrusche, che in massima parte risultano ormai tradotte e comprese. Invece della lingua lidia abbiamo solamente una sessantina di iscrizioni, per di più piuttosto recenti, le quali pertanto non consentono una proficua comparazione con la lingua etrusca. Nell'isola di Lemno, nel Mar Egeo, invece è stata rinvenuta una iscrizione, che sicuramente è composta in una lingua strettamente affine con quella etrusca; ed inoltre alcuni altri frustoli di iscrizioni. Ma anche in questo caso non è possibile approfondire la comparazione. In ogni modo anche questi rinvenimenti epigrafici dell'isola di Lemno danno una buona conferma della tesi della origine orientale ed anatolica degli Etruschi."

Pittau inoltre a conferma della sua tesi rispolvera le necropoli villanoviane preistoriche, che denotano un livello culturale inferiore a quello etrusco.
A nostro avviso comunque le popolazioni dette villanoviane si fusero con gli etruschi e portarono agli etruschi anche la loro, sebbene rozza, cultura e lingua[7] . Inoltre Massimo Pittau è del parere che: "Non pochi vocaboli toscani e italiani sono ancora privi di etimologia. Essi potrebbero derivare appunto dalla lingua etrusca”.

____________________

[1] Ad esempio esprimere una quantità con un numero, da tutti conosciuto. è più facile che inventare un segno o un’immagine diversa per ogni numero…sono infiniti e il concetto di infinito era un concetto naturalmente concepito anche dall’uomo arcaico: ad esempio il numero 12 corrispondente ad una parola “dodici” breve è facile da ricordare ma a 12.090.015 corrispondente alla parola “dodicimilioninovantamilaquindici” ha una diversa valenza per la memoria…
[2] Da Elam regione mesopotamica asservita dagli Assiri. Il linguaggio elamico è particolare in quanto si svolge su tre diverse fasi: dal geroglifico al cuneiforme.
[3] Tutti i numeri sono divisibili per 60 .
[4] Roma fu fondata secondo la legenda da Romolo il 21 Aprile 753, nata dall’unione di tre popoli: il Latino, il Sabino e l’Etrusco che erano dediti rispettivamente alla pastorizia, all’agricoltura, al commercio e alle arti.
[5] Il solo testo manoscritto che possediamo è costituito dalle dodici bende di lino che erano state tagliate per avvolgere una mummia egizia di epoca greco-romana. Essa era stata rinvenuta ad Alessandria e fu acquistata da un croato verso la metà dell'800. In seguito essa passò al museo di Zagabria nel 1947. Quando le bende della mummia furono svolte, esse rivelarono che su di esse era stato scritto un testo etrusco, il più lungo che attualmente possediamo. Vi figurano 1500 parole che si riducono a circa 500, se si tiene nota delle numerose ripetizioni: ma si tratta già di un numero notevolmente elevato. La scoperta di questo testo suscitò subito un enorme interesse tra gli etruscologi e da allora i diversi tentativi di decifrazione o almeno di interpretazione di insieme di questo testo si sono andati moltiplicando. Solo nel 1892 questo testo, di oltre 1200 parole, venne studiato dall'egittologo Brugsch e identificato come etrusco. Esso è certamente di contenuto religioso: si tratta molto probabilmente di un calendario sacro che indica la successione delle feste in onore delle varie divinità. Esso risulta essere di epoca tarda, e non è certamente anteriore all'epoca ellenistica.
Accurate ricerche hanno permesso di stabilire che il testo è diviso în un certo numero di paragrafi distinti e di individuare a grandi linee il senso generale di alcuni passi.
L'ultimo restauro è stato curato da un'équipe italiana nel 1997.
[6] Notevole il fatto che consultando manoscritti anche abbastanza recenti, 1600, abbiamo trovato scritta la effe come un otto.
[7] Ne è prova, ed insistiamo, l’uso del calderone, più semplice che seguiva i celti nel loro nomadismo e poi i villanoviani stanziali, più elegante e decorato che invece veniva esibito nei banchetti etruschi.
Il calderone come terminologia si ritrova nelle parlate delle isole britanniche e nel dialetto emiliano, con anche un diminutivo calderina (queste indicazioni linguistiche sono volutamente italianizzate in quanto reperibili anche sul Devoto-Oli e tuttora in uso).



Articolo Scritto  Storico Indice Stampa Stampa
© Copyright 2006-2014 DEPOSITATO SIAE - Tutti i diritti riservati.                                                          Io uso dBlog 1.4
® Open Source