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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - G. Baccolini, A. Bonora, Cap. 8 -Appendice 2: Dalla Fortuna alla Fortuna

Capitolo ottavo - Appendice 2 : Dalla Fortuna alla Fortuna

Di Graziano Baccolini, Angela Bonora (del 04/01/2008 @ 19:32:36, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 4374 volte)


Continiamo a riportare qui interessanti ipotesi di studiosi per rendere forse più attendibile quanto si può accertare ed ipotizzare sul territorio di San Giorgio di Piano.


Graziano Baccolini dai suoi studi riporta:

"Da alcuni anni si è notato[1] che i principali centri dell’antica Grecia si trovavano spesso a distanze, in linea d’aria, uguali da un centro sacro principale (centro Oracolare) che per questo veniva definito anche Ombelico, e marcato con una pietra ovale chiamata Omphalos.

Tra questi i più noti centri Oracolari o Ombelichi erano Delfi, Delo e Dodona.

Si è notato che, per esempio, la distanza tra Delfi ed Atene era uguale a quella tra Delfi e Olimpia e uguale anche a quella tra Delfi ed Argo formando sulla carta delle triangolazioni con due lati uguali.

Lo stesso si trovava per altre località importanti a distanze anche maggiori o minori di quella vista prima.

Stessa triangolazione con lati uguali si è trovato ponendo il vertice su Delo o Dodona.

Cioè, su una mappa ogni Ombelico diventava il centro di una serie di cerchi concentrici sulle cui circonferenze si potevano mettere con buona approssimazione i luoghi più importanti di quella antica civiltà, come se seguissero un piano di disposizione prestabilito, e tale Ombelico diventava anche un importante punto geodetico di riferimento.

Visto che in precedenza ho riportato[2] che Montovolo è stato probabilmente un Ombelico per la Civiltà Etrusca avendo trovato molte analogie con Delfi, ho ora voluto appurare se anche Montovolo aveva attorno a se, a distanze uguali, i più importanti centri dell’Etruria Arcaica (Etruria Padana ed Etruria Settentrionale).

Ho trovato le seguenti triangolazioni con due lati uguali che potete anche voi verificare sulla cartina[3] e probabilmente trovarne altre usando una mappa dell'Etruria più completa.

La distanza Montovolo-Atria o Adria è uguale a quella tra Montovolo-Cortona e a quella tra Montovolo-Populonia

La distanza tra Montovolo–Spina è uguale a Montovolo-Volterra

La distanza tra Montovolo-Felsina è uguale a Montovolo-Faesule e a Montovolo- Modena.


Questi dati potrebbero essere solo semplici coincidenze ma potrebbero anche essere in accordo con quanto detto in Appendice 1 di questo capitolo, sul centro Oracolare di Montovolo e sui presunti metodi di comunicazione segreta di quei tempi.

Ciò ci induce a proseguire questa indagine per verificare se tale sito fosse un importante centro geodetico anche in epoca arcaica pre-Etrusca o anche pre Villanoviana ".

 Etruria Padana e Settentrionale con i principali siti Etruschi


Ed ora le ipotesi di Angela Bonora e Anna Fini:

Proseguendo ciò che Graziano Baccolini ha indicato per Montovolo e sui centri geodetici, mi sono soffermata su una frazione ed un nome che ha sempre incuriosito i Sangiorgesi: la Fortuna.

La frazione Fortuna che troviamo in San Giorgio di Piano ha una corrispondente frazione in Toscana a San Piero a Sieve, precisamente a San Giusto a Fortuna, in Provincia di Firenze: se guardiamo la distanza in via d’aria (a volo di piccione?) da Montovolo alle due frazioni ci troviamo lunghezze quasi uguali.

Ma procediamo con ordine.

Fu una semplice domanda del Sindaco Valerio Benuzzi a farci incuriosire:
perché mai si chiama Fortuna quella frazione che si trova ai confini di San Giorgio, lungo la via Mascherino? Anna Fini e Angela Bonora siete sempre in archivio a scartabellare, perché non cercate di risolvere il mistero? ”

In archivio non c’era niente che ci potesse aiutare e sul luogo niente, niente… e da qui nacquero le ipotesi

- il nome poteva derivare proprio dalla “fortuna” del luogo di essere lontano dal Reno, tanto bizzoso quanto utile, volendo riportare subito una credenza popolare che qualche volta ritorna nella mente dei più anziani

- il nome poteva essere legato ad una possibile sede in età romana di un tempio alla dea Fortuna

- il nome poteva essere di pura fantasia

Vicino alle Case Fortuna, come è segnata attualmente la frazione nelle mappe comunali, esiste un fondo o sito con nome Capitolo, che può significare luogo di aggregazione di canonici.
Spesso venivano posti, all’inizio dell’epoca Cristiana, toponimi contrastanti con quelli già in uso che non potevano, per evidenti motivi di localizzazione, essere eliminati e sostituiti.

Nelle carte topografiche del 1774 della viabilità di Gherghenzano, nel passato comune limitrofo a San Giorgio, abbiamo trovato segnate all’inizio dello stradello, che si può identificare come l’attuale via Mascherino e che portava alla proprietà dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi[4] (attualmente Possessione Larga?)  l’indicazione delle Case Fortuna.

Le ricerche effettuate, i ritrovamenti in scavi attuali, la posizione stessa della frazione e il fatto che anche in un passato abbastanza recente tale frazione avesse una importanza tale da avere edifici particolari[5] , fanno propendere verso la seconda ipotesi: zona sacra, tempio della Dea Fortuna.

Fortuna o Fors (o Fors Fortuna) è la personificazione della fortuna o del caso.

E a questo punto Angela si è messa a fare voli pindarici, ma ha anche fatto ricerche.

Lo scrittore greco Plutarco, nelle sue “Questioni Romane” attribuisce l’istituzione del culto della Dea Fortuna al re Servio Tullio, sesto re di Roma e di origini etrusche.
Servio non fu  conosciuto come un gran innovatore religioso o legislatore.
Possiamo non credere alla storia di Plutarco, in Roma la dea non aveva nessun giorno festivo dedicato ( dies festus o feriae) e nessun sacerdote ( flamen) o collegio di sacerdoti che attendessa alla sua venerazione, ma come la corrispondente dea etrusca la dea Fortuna romana era velata.

Da diversi autori fu identificata la dea Fortuna con la divinità greca, simile, detta Tyche, accreditando così anche le ipotesi di origini greche del popolo etrusco. 
Ma se si considerano anche solo i contatti tra gli Etruschi e i Greci in quei tempi si può  ipotizzare che il culto della Dea Fortuna sia di origine etrusca: Anzio e Praeneste[6] vantarono oracoli della divinità. E Tyche aveva una dea corrispondente in Egitto, Iside, da  molti autori identificata in natura con la Luna, in contrapposizione al fratello Osiride, il Sole.

Durante la rapida crescita di Roma in Italia, interessi naturali in ciò che le divinità avrebbero fatto per loro guidarono i Romani a venerarla sempre di più.
Dalla fine del terzo secolo a.C. c’era infatti un culto di Stato della Fortuna Publica Populi Romani ( La Buona Fortuna Ufficiale del Popolo Romano).
Il suo tempio a Roma e nelle altre città era situato fuori dalle mura, quale dea protettrice dalle incursioni estranee.
E ciò potrebbe essere un indizio valido per la nostra Fortuna, fuori dall’insediamento di Felsina.

Sempre in zona Fortuna di San Giorgio di Piano esiste un Fondo Fortuna e un toponimo "motta" di evidente derivazione proto-celtica, terramaricola.

Fortuna/Tyche deve essere caratterizzata mitologicamente come i tre Fati della mitologia Greca, che rappresentano un più folcloristico e meno astratto punto di vista dello stesso concetto con fortuna, fato, caso.

La ricerca continua e scavalchiamo l’Appennino e ci portiamo in provincia di Firenze e precisamente a San Piero a Sieve ritroviamo il toponimo Fortuna, ma associato ad un altro toponimo interessante Luna.
Luna o Iside presso gli Egizi  [?], Tyche presso i Greci, Fortuna presso gli Etruschi e i Romani.

…”salve o Regina,madre di Dio” inizia così una dedica ad Iside nel suo tempio di File in Egitto.
Iside è spesso raffigurata con un bambino in braccio nell’atto di allattarlo e con un copricapo a forma di astro sorretto da corna, visualizzando il suo connubio con la Natura e la fertilità: 
…Dea Madre, Madre degli Dei viene chiamata anche,
…via degli Dei a Monte Venere… vicino a San Piero a Sieve,
…e ritornano le ipotesi di Graziano Baccolini.

Quante indicazioni che vanno tutte verso lo stesso risultato, non ci rimane che fare come Graziano e prendere un righello e misurare le distanze tra Montovolo e la Fortuna di San Giorgio di Piano e Montovolo e la Fortuna - Luna di San Piero a Sieve e vedere.

_________

[1]Le notizie riguardo le triangolazioni attorno a Delfi e altri centri sacri sono riscontrabili in http://www.ancientgr.com/Unknown_Hellenic_History/Eng/Geodetic_system.htm e nel libro di Erick von Danickem L'impronta di Zeus pag 148-166, 2001,ed. PIEMME
[2] G.Baccolini Hera,16,61,2001 .
[3] La cartina dell’Etruria qui riportata è ripresa, in parte, dal testo Popoli e Civiltà dell’Italia Antica di Guido Mansuelli del 1974, dove ho aggiunto la localizzazione di Montovolo che ovviamente solo ora , dopo i miei studi, può essere preso in considerazione come sito Etrusco
[4] L’Opera Pia Poveri Vergognosi venne fondata nel 1495 con beni mobili poi a quelli si aggiunsero beni immobili in varie parti della cintura bolognese. Lo scopo dell’Opera era il sostentamento dei nobili decaduti e al suo patrimonoio contribuivano i nobili più facoltosi con lasciti testamentari. Dalle mappe, datate dal 1600 in avanti, dell’Opera risulta un Fondo Fortuna, ma di esso non vi è l’indicazione della particella. Anche nella carta delle strade del Comune di San Giorgio del 1774 sembra di vedere nello stesso posto una denominazione Fortuna (vedere carte della pianura al Gabinetto dell’Archiginnasio di Bologna).
[5] Scuola, negozio di generi alimentari, osteria con trattoria erano presenti sino all’inizio del passato secolo alla Fortuna, quindi un borgo con insediamento abitativo abbastanza popolato.
[6] Praeneste ( Palestrina attualmente) presenta ora una configurazione del tempio alquanto limitata rispetto alla struttura originaria, che per mole e imponenza era tra le più grandiose del tempo. Esso infatti occupava tutta l'area comprendente il centro storico di Palestrina ed era delimitato a valle dall'attuale via degli Arcioni, che rappresentava la zona inferiore dove è tutt'oggi visibile una delle fontane che ornavano il propileo d'accesso centrale, oltre che una parte della cinta muraria. L'abbandono del culto della dea Fortuna, a seguito dell'avvento del cristianesimo e la decadenza di Roma ne ridussero progressivamente il prestigio e la funzione. La zona templare è stata portata alla luce dai bombardamenti del 1944.

 



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