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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - A.Bonora, M.Franzoni: cap. 8.- Strade etrusche da Felsina all'Adriatico -

Capitolo ottavo. 6 - Strade etrusche dal Tirreno all'Adriatico- Da Felsina all'Adriatico

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 20/09/2007 @ 17:57:54, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 5792 volte)


Da Felsina all'Adriatico

Siamo arrivati a Felsina percorrendo tante strade, ci siamo lasciati alle spalle le montagne e davanti a noi si estende la pianura. La città è inserita in una conoide, la più antica del Reno, il Reno arcaico.
Lungo l’alveo di questo ora scorre una strada, la Galliera, che esce da Bologna e viaggia sino a Ferrara e si incrocia con strade che vanno all’Adriatico.

Un gruppo di uomini che debba raggiungere il mare trasportando minerali, materiale pesante, fa una scelta logica: il fiume va al mare o meglio ad un altro fiume e con questo andrà al mare, quindi la strada meno faticosa è quella dell’acqua;  anche al ritorno  potrà usare la stessa strada andando controcorrente, ma iutandosi con animali abituati al traino.
Anche nella montagna quando ha potuto ha usato le vie d’acqua.
Forse la nostra ipotesi è dubbia, ma se andiamo a scrutare la strada e i luoghi abitati lungo il vecchio alveo, recuperiamo tanti reperti.

Se andiamo a leggere le fonti storiche antiche ci troviamo di fronte a tante notizie, che ci incitano a non tralasciare questa ipotesi.
Ma soprattutto l’impianto di strada romana successivo, vicino all’alveo del fiume, i toponimi, i ritrovamenti ottenuti dagli scavi ci confermano nella nostra ipotesi, che comunque non è la sola.

Prima di proseguire ad individuare strade verso l’Adriatico è forse bene riguardare le carte esposte nel Capitolo 2 sull’Idrografia, dove vengono riportate le varie configurazioni della Pianura Padana in milioni di secoli:

da ampio golfo dell’Adriatico, che lambiva le propaggini delle Alpi e gli Appennini, si trasforma, via via, nel Quaternario con l’apporto dei detriti del fiume Po a formare attorno ad esso
un ampio dosso che verrà poi aumentato, nell’arco di migliaia di secoli, dall’apporto dei fiumi che scendevano dall’altra catena montuosa che chiudeva a sud il golfo che si era formato inizialmente dall'oceano Tetide.

L’apporto dei fiumi e del Reno principalmente avevano prima colmato il golfo e successivamente con l’alternarsi di periodi alluvionali e secche avevano fatto arretrare le acque dell’Adriatico fino circa alle località che costituiscono le odierne Rimini e Venezia.

Anche se gli Etruschi solo ala fine di questa trasformazione transitano nella pianura non è tanto facile individuare le strade da loro percorse, scavi archeologici nel passato sono stati fatti sino ad una profondità che chiaramente mette in evidenza reperti romani successivi.

Ma vogliamo indicare i ritrovamenti ottenuti negli scavi più recenti associanto ad essi ipotesi di documentazioni andate disattese?

Partiamo dalla nostra ipotesi di villaggio terramaricolo in San Maria in Duno, riportando  una pianta del 1620 che mette ancora in evidenza una motta terramaricola ...e qui, per non essere messi in dubbio, la motta esisteva ancora in quel periodo. e anche nel 1760,
come si può vedere in uno scritto aggiunto in quell'anno alla base della mappa iniiziale.
Se venne mantenuta come riferimento la mappa del 1620 per le indicazioni del 1760 riguardanti passaggi di proprietà e coltivazioni, è ovvio pensare che non dovevano esserci stati in quel lasso di tempo eccessivi cambiamenti, e comunque, se ce ne sono stati, non dovevano essere rilevanti, tali da richiedere la compilazione di una nuova mappa.

Riportiamo qui sotto la mappa che risulta indicata nello scritto di M. Librenti  " Strutture demografico-insediative" e ottenuta dalla Collezione Tognetti, a. 1620 (ASB).
Per rendere di più facile lettura la mappa, Gabriella Cassanelli ne ha fatto una copia tentando di riscrivere in modo più leggibile la maggior parte delle indicazioni. Questo lavoro è per noi molto importante: ci permette di confermare quanto asserito quando abbiamo parlato degli insediamenti terramaricoli e della persistenza delle motte sino al XVIII sec ed oltre ed inoltre di collegarci più avanti agli estimi del 1600.  

S. Maria in Duno a. 1620

 

L'ipotesi di una strada lungo l'alveo del Reno antico potrebbe avere ulteriori conferme dal masso di trachite lavorata che da secoli si trova in via Lepre a Stiatico, che ci fa pensare ad una struttura di sostegno stradale...

reperto di Stiatico
A questo reperto aggiungiamo i risultati degli scavi in San Giorgio di Piano per la vasca scolmatrice del Canale Emiliano-Romagnolo, riportati all’Appendice 2 del Capitolo Quinto, che ci indicano sulla stessa direttrice, ad un livello molto inferiore a quello attuale, fondi di capanne probabilmente villanoviane.

Inoltre in Sopraintendenza Archeologica dell'Emila Romagna sono conservati reperti romani  ottenuti quando venne scavato il Canale suddetto.

 

(da una foto di F. Ardizzoni)

 

 

Anna Musile Tanzi, Responsabile del Gabinetto di restauro (e abitante a San Giorgio) ha mandato informazioni sul reperto più importante:

"Alcune notiziole che riguardano il Mercurio in bronzo rinvenuto nel canale emiliano-romagnolo nel 1978.
Sito vicino ai resti di una casa romana, sotto un muro, presente anche terreno
scomposto, era associato ad un gruppo di quattro monete in bronzo.
Poteva quindi trattarsi ipoteticamente di un'offerta rituale in onore di Orfeo (riti orfici), o una stipe votiva.
Potrebbe essere una copia ridotta di tipo ellenistico,attribuibile alla prima età imperiale(1° scolo D.C ), o addirittura alla scuola di Lisippo. E'in posizione seduta , ed il supporto poteva essere un sasso o un tronco"
.

(Foto bronzetto)

Reperti romani di un grande complesso sono stati ottenuti dagli scavi lungo sempre la stessa direttrice, ad est della via Galliera e più all'interno nei campi, a Maccaretolo.

Attualmente:

- a Castelmaggiore, precisamente tra Castelmaggiore e Santa Maria in Duno, in zona Interporto, sono state rilevate in profondità fondamenta estese di Villa Romana, lo scavo è in essere;
- sempre a Castelmaggiore, dietro al Canale Navile, dopo la zona industriale, vicino al cimitero, è stata scoperto un tratto di strada romana glareata, sotto questa sono stati rilevati resti di abitati protostorici;
- continua (forse?) nella zona San Pierino, dove esiste la torre dell’antico Convento delle suore; a fianco a questa strada, bassa rispetto all’area circostante, è stato trovato uno scheletro non ancora datato ;
- a Funo, nel fare le fondamenta del Centro Commerciale, sono state trovate tracce umane protostoriche, legni conformati in modo da dare l’idea di essere stati utilizzati per costruire ricoveri per insediamenti stabili;
- a San Giorgio di Piano, nella zona di urbanizzazione tra gli impianti industriali Reagens e Bentivoglio sono state rinvenute, in zona profonda, tegole e mattoni; tale ritrovamento non è molto distante da quello citato sopra, dove erano state trovate tracce di insediamenti villanoviani, per i residui di ceramiche e la modalità di inumazione, il che fa presupporre un proseguimento della strada rinvenuta in Castel Maggiore e nella stessa dirittura;
- sempre a San Giorgio di Piano è stato rinvenuto alla zona La Fortuna , sulla strada per Venazzano, durante uno scavo, una brocchetta in vetro,  di probabile epoca romana;
- a Bentivoglio nello scavo della fossa di espansione del Navile, all’altezza della Marposs, sono state trovate tracce di abitazioni, in particolare un pozzo medioevale;
- sulla strada provinciale Galliera, davanti al Mercatone, sempre in comune di San Giorgio di Piano, all’incrocio, dove viene costruita una zona industriale; sono state reperite tracce romane e dietro, a costa con la Galliera, nelle fondamenta dei nuovi capannoni del Mercatone é stato rinvenuto materiale Alto Medioevale.

vasetto della Fortuna



Informazioni più dettagliate sono portate dallo storico della pianura Franco Ardizzoni, di cui riportiamo alcuni passi del suo saggio

“Notizie di utilizzo del fiume come mezzo di trasporto le abbiamo…. per il periodo etrusco, cioè circa 2500 anni fa. Sappiamo che gli Etruschi, provenienti dall’alto Lazio e dall’Etruria … valicavano l’Appennino e giungevano a Misa …, proseguivano verso Felsina e, tramite il fiume Reno che nei pressi di Voghenza si immetteva in un ramo del Po (detto appunto Spinetico), raggiungevano la città adriatica di Spina da dove navigavano il mare Adriatico verso i mercati orientali. Il geografo e storico greco Scilace (VI-V secolo a.C.) riferisce come si potesse andare dal porto di Spina, sull’Adriatico, a quello di Pisa, sul Tirreno, con un viaggio di tre giornate.
Anche se pare improbabile che si potessero coprire 80 chilometri al giorno, la notizia viene confermata da un articolo apparso nel mese di agosto 2004 sul “Venerdì” del quotidiano La Repubblica dal titolo: “Finalmente una strada che non porta a Roma”. Nell’articolo Alex Saragosa (questo il nome dell’autore) narra, con tanto di documentazione fotografica, come a Casa del Lupo, a sud-est di Lucca, sia stata scoperta, sotto reperti di epoca romana, una strada lastricata, larga ben sette metri, segnata in più punti da solchi lasciati dalle ruote dei carri, che gli archeologi hanno datato intorno al 550 a.C. in forza di frammenti di ceramiche etrusche trovati sotto le pietre superiori del lastricato. Dopo aver scoperto duecento metri di detta strada, che corre da ovest verso est, seguendo parallelamente la non distante autostrada Firenze Mare, gli archeologi hanno stabilito trattarsi di un’arteria che gli Etruschi avevano costruito per collegare il porto di Pisa, attraverso Gonfienti, (una città etrusca vicino a Prato) Marzabotto e Bologna per raggiungere Spina allo scopo di commercializzare nelle zone adriatiche, il loro prodotto più prezioso, cioè il ferro estratto all’isola d’Elba.
A Marzabotto sono stati rinvenuti residui di lavorazione ferrosa, ma anche a Maccaretolo, circa 24 chilometri a nord di Bologna, dove il fiume Reno transitava in epoca romana ed anche in qualche secolo precedente, in seguito a scavi condotti dall’autunno 2000 alla primavera 2001, finalizzati all’ esplorazione di un’area di oltre 5 ettari dove è stato localizzato un Pagus romano risalente al periodo compreso fra il II-I secolo a.C. ed il I-III d.C., sotto lo strato romano, posto a circa metri 1,80-2,00 dall’attuale piano di campagna, sono stati trovati (ad una profondità di oltre 2 m) consistenti residui della lavorazione del ferro, che gli studiosi attribuiscono di provenienza dai giacimenti dell’Elba.

Quindi nel tratto di bassa pianura il Reno veniva abitualmente navigato per raggiungere l’Adriatico
.”

Ma allora esisteva una strada di pianura parallela alla Galliera, o la Galliera stessa che era molto praticata; ma gli ultimi reperti fanno pensare ad una strada parallela a questa, che si snodava lungo l’alveo del Reno arcaico e situata tra la via Saliceto e la via Galliera attuali.

In pianura viaggiare lungo l’alveo di un fiume è più facile, tenendo conto che i nostri avi etruschi e poi vedremo i romani, grandi costuttori di strade , avevano attorno un ambiente ben diverso dall’attuale.
Le foreste dell’alveo del Po erano fitte e non facilmente praticabili, quindi sentieri e poi strade di terra battuta lungo l’alveo del Reno arcaico, prima conoide, poi lungo l’alveo del Reno antico tra San Giorgio di Piano e Argelato, seconda conoide, infine lungo il Reno attuale, terza conoide, erano vie già tracciate dalla natura.
Da Felsina al Po, entro al ramo Spinetico del delta, e proseguendo sino al mare Adriatico e cioè sino ad Adria e a Spina vi era quindi una strada frequentata dagli Etruschi provenienti dal Tirreno.
Secondo alcuni autori sarebbero tre le strade  praticabili e facilmente tracciabili, quelle di scorrimento nelle tre conoidi del Reno, ma a nostro avviso usciamo dal periodo propriamente etrusco. 

Ancora Ardizzoni ci precisa:

Questa lunga striscia di territorio,.. era una vasta zona di boschi, di valli di pesca e di paludi. Insieme con le zone contigue di Poggio Renatico e del ferrarese venne chiamata dagli studiosi col nome classico di Padusa , …, è derivato da Po, a significare appunto la zona del Po o zona padosa. Esso designava tutta la zona paludosa, intersecata da canali e da alvei antichi e recenti e occupata da valli di pesca, la quale si estendeva lungo la destra del Po…Po dì Padusa era chiamato quel canale o diramazione del Po che da Argenta giungeva a Ravenna. …
Il tratto ferraro-bolognese della Padusa è così descritto dal forlivese Flavio Biondo nella sua “Italia Illustrata”nel 1453:

“la Padusa terminava presso la Torre dell’Ocelino, e che in quel luogo o ivi vicino il Reno bolognese si versava in Po, lo indicano gli alvei antichissimi dei due fiumi, e parimenti lo indicano la delineazione e raffigurazione di Tolomeo e degli altri geografi. Siccome in seguito il Po retrocesse (a est) di quattro miglia,…quanto intercorre tra la riva attuale del Po e l’Ocelino si aggiunse alla Padusa. “ (Flavio Biondo: “L’Italia Illustrata”. Capitolo: Romandiola, Romagna). “

il territorio di Galliera (anche se in posizione più elevata) è sempre stato interessato dal fiume Reno, il quale in 3000 anni ha avuto i tre corsi principali…, ma ha avuto anche tanti altri corsi e ramificazioni intermedie per cui le sue acque hanno spagliato tra Codifiume e Finale Emilia descrivendo un fronte di 34 chilometri . …

…ha sempre depositato lungo tutto il suo corso in pianura un volume enorme di materiali alluvionali, tolti al friabile e solubile Appennino, elevando così il fondo del proprio alveo in modo da superare il livello delle zone circostanti …Però il Reno ha contribuito in maniera determinante ad alzare anche il livello dei terreni della pianura (oltre a quello del proprio alveo) rendendoli coltivabili ed abitabilità.”

L’autore poi ricorda vari ritrovamenti a Galliera:
- alla Bisana … un filare di alberi fossilizzati, alla profondità di circa 8 metri,
- nel tratto di canale che scorre, sempre dallo stesso ponte di via Bisana verso sud, fu trovato, circa alla stessa profondità, una porcilaia con soprastante forno… fu necessario andare molto in profondità nello scavo perché il canale doveva passare sotto il fiume Reno.

La datazione di questi ritrovamenti non è stata fatta, il loro ricordo è dovuto alla tradizione orale degli abitanti della Galliera.

In altre zone, lungo il percorso dello stesso Canale (ad esempio nel tratto compreso tra Mascarino, comune di Castello d’Argile, e S.Giorgio di Piano), in diversi punti e ad una profondità variabile dai 2 ai 4 metri sono invece stati rinvenuti diversi oggetti di origine romana. (M.Minozzi Marzocchi)

E’ discussa l’ipotesi che il fiume Reno in quel periodo avesse un nome diverso: secondo alcuni autori il nome Reno è di derivazione nordica celtica, per altri era invece detto Aventia o Avesa o Avenza. Certo è che i toponimi più frequenti riportano la terminologia –reno nel loro interno.

Il percorso in pianura lo possiamo ottenere dalle note di Giovanni Uggeri:

…tralasciando un più antico corso orientale, l’imponente dosso fossile del Salto Piano deve rispecchiarne il corso antico per Castel Maggiore, San Giorgio di Piano e San Pietro in Casale; qui si stacca dal dosso primitivo una larga ansa per Sant’Alberto e Galliera, che lambisce la Torre Cocenno e la Torre Verga. Probabilmente da qui il Reno di età romana non proseguiva verso nord, ma fiancheggiava il grande spalto padano , piegando a levante secondo quella traccia notata già da Flavio Biondo a sud di Ferrara per la Torre del Fondo , San Martino della Pontonara, l’oratorio del Poggetto e la Crocetta. Il fiume antico attraversava all’altezza di Gaibana l’alveo del medievale Primaro (non ancora formatosi) e proseguiva per Sant’Antonino e Voghiera, dove veniva a confluire nel corso principale del Po di epoca classica (Po di Spina, poi Sandalo). Infatti lungo il vecchio alveo del Sandalo, davanti al Consorzio Agrario di Voghiera, Nereo Alfieri rinvenne nel 1954 alcuni frammenti ceramici consimili a quelli tardi di Spina e riferibili al IV-III secolo a.C. . Essi indiziavano un nuovo centro abitato etrusco sulla sponda destra del Po di Spina, ossia una tappa intermedia tra Spina e Bondeno.
Questo insediamento d’altronde non sorse in un punto qualsiasi della sponda padana, bensì alla confluenza di un affluente di destra, l’Avenza-Reno, che poteva essere risalito fino a Felsina, che la tradizione indica come la principale città etrusca della pianura padana. …
A questo itinerario pare accennare… il periplo di Scilace quando segnala, a partire da Spina, un viaggio di tre giornate verso una città tramandata come Pisa, ma che propongo di leggere Misa, ossia Marzabotto.


Tutta questa descrizione ci può far capire che durante il periodo etrusco (VIII-III secolo a.C.) il fiume Reno passava vicino al  territorio di Galliera e quindi anche Galliera  era frequentata dagli Etruschi.

ipotesi Reno arcaico


Il tracciato in mappa (A) è una ipotesi di strada percorsa in età etrusca lungo l'alveo del Reno arcaico, strada  che sfruttava ulteriormente la  via d'acqua tramite l'immissione del Reno nel Po Spinetico e raggiungeva Spina, porto sulla costa Adriatica. Sono infatti visibili due tracciati per la costa: quello arcaico più interno con Spina sul mare e quello attuale dei Lidi Ferraresi per cui Spina risulta interna e il territorio circostante Nord-Ovest-Sud permette il ritrovamento in zona di moltissimi sepolcreti e ceramiche di fattura greca.

In mappa abbiamo reso evidenti anche due siti, Gualdo e Ducentola, di derivazione probabilmente romana per far notare che tale percorso era senz'altro usato anche in  epoca successiva, gallica e romana.

Non bisogna però dimenticare altre possibilità:

- ad esempio lungo il tracciato nel quale fu poi inserito in età più tarda l’attuale Canale Navile, oggi via Saliceto, che passa per Bentivoglio, Saletto ecc., è possibile che commercianti etruschi si muovessero e facessero tappa. Proprio a Saletto di Bentivoglio è stata ritrovata una stele funeraria a disco ora conservata al Museo Archeologico di Bologna e che è stata esposta anche  durante la grande mostra sui "Principi Etruschi, tra Mediterraneo ed Europa" a Bologna, 2000-2001
Perchè quella stele in quel sito? Una stele non è facilmente trasportabile, come le monete, e fa pensare ad una necropoli e quindi ad insediamenti di rilievo in loco
 

per Saliceto


- inoltre chi raggiungeva Felsina, viaggiando sui crinali più a sud e viaggiando nelle zone a levante del Reno o meglio lungo il fiume Savena, il torrente Zena e quindi il fiume Idice, si può pensare che difficilmente si spostasse verso il Reno arcaico, ma si mantenesse, orizzontandosi con gli elementi naturali, più a destra sulla pianura e più vicini e in linea con Spina.

 strada dell'Idice

Nella mappa (C) si nota evidente la zona archeologica villanoviana a Castenaso, zona di insediamento arcaico ed evidentemente di passaggio dei mercanti etruschi nei tempi seguenti  per raggiungere la costa adriatica

 



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