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Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Graziano Baccolini : Capitolo ottavo - Appendice 1: Montovolo, Ombelico del Mondo Etrusco?!!

Capitolo ottavo - Appendice 1: Montovolo, Ombelico del Mondo Etrusco?!!

Di Graziano Baccolini (del 05/12/2007 @ 10:22:54, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 5541 volte)

Gli antichi Centri Oracolari

I Centri Oracolari[1] erano luoghi sacri in cui si praticavano dei riti che avvicinavano gli uomini ai loro Dei e la loro origine è antichissima risalendo alle prime civiltà umane come quella Sumerica ed Egiziana. Si chiamano oracolari perché spesso i sacerdoti che praticavano i riti davano dei responsi detti anche oracoli che dichiaravano fossero inviati dal Dio a cui quel centro era dedicato. I più noti sono quelli esistiti nell’antica Grecia e il più noto tra questi è quello di Delfi. Spesso il Centro Oracolare aveva come simbolo una pietra, a forma ovale, quasi-sferica o conica, definita anche pietra-ombelico (omphalos). Per questo motivo questi centri si definivano "Ombelico del mondo" a volte in contrapposizione con altri. Delfi diventò l’"Ombelico del mondo greco", soppiantando il più antico centro di Dodona, un tempo unico centro oracolare e indiscusso Ombelico Greco come riporta Erodoto[2] nelle sue Storie (II,52). A Delfi fin dal VIII secolo AC affluivano genti di tutti paesi del Mediterraneo, compresa l'Etruria, e diventò il centro di quel mondo. Anche in altre civiltà come quella Egizia, Babilonese o Ittita c’era la stessa usanza da cui deriva quella Greca. A Tebe, in Egitto, una simile pietra ovale rappresentava il Dio Ammon, mentre nel Vecchio Regno il Dio Sokar era rappresentato con una stessa pietra ovale su cui erano appollaiati due piccioni e riprodotta nella Tomba di Tuthmosi III.


Particolare della Tomba di Tuthmosi III raffigurante la pietra Ovale con due volatilii e serpenti.


Nella lunghissima storia dell‘Egitto gli Ombelichi del paese sono stati diversi come Eliopoli, Karnack, Tebe e spesso in contrasto tra loro per questioni di potere. Hebron e Gerusalemme lo sono stati per gli Ebrei. Altri Ombelichi li troviamo anche in altre civiltà di altri continenti come Cuzco (Perù), isola di Pasqua (oceano Pacifico), Angkor (Cambogia ), e tanti altri che saranno forse ancora sconosciuti. Sembra che tali "ombelichi" avessero anche un importante significato geodetico, cioè servissero a marcare punti della Terra con conosciuta latitudine e longitudine e spesso tali luoghi erano posti su montagne con vette gemellari facilmente individuabili. Il monte Parnasso a Delfi è un monte gemellare, il Monte Ararat (sito oracolare di Metsamor) in Armenia è gemellare ecc. Ogni centro oracolare o Ombelico aveva attorno a se altri centri a distanze ben definite e sembra fossero in comunicazione tra loro attraverso piccioni viaggiatori.


Riproduzione del rilievo in marmo trovato a Delfi dove si vede la Pietra Ovale con sopra due colombi.


Infatti sopra le pietre-ombelico o nelle vicinanze spesso venivano incisi due volatili, posti di fronte uno all'altro, che erano spesso colombe. Esistono per Delfi antichi bassorilievi conservati al Museo di Londra (vedi sopra) che presentano la pietra ovale con sopra due colombe. Queste colombe erano con molta probabilità piccioni o colombi viaggiatori che servivano per inviare i messaggi ai vari centri e i due colombi stavano a indicare che ad ogni colombo che arrivava c'era un altro che partiva con la risposta o andava in un altro centro oracolare con lo stesso messaggio. Tale affermazione è confermata da tradizioni greche riportate anche da Erodoto dove ritroviamo voli di colombe che volano dai centri oracolari di Karnack o Tebe a quelli greci di Delfi o Dodona.

Riporta infatti Erodoto[2] (II,54):


Le profetesse di Dodona dicono che due colombe nere volate via da Tebe d'Egitto sarebbero giunte l'una in Libia l'altra presso di loro. Questa posatasi su una quercia ordinò con voce umana che doveva sorgere lì un oracolo di Zeus, ed essi, i Dodonei, ritennero che tale ordine provenisse da un Dio ed agirono di conseguenza. Dicono poi che la colomba andata in Libia abbia ordinato ai Libici di fondare l'oracolo di Ammone, e anch'esso è di Zeus. Dunque le sacerdotesse, delle quali la più anziana ha nome Promeneia, quella che viene dopo Timarete e la più giovane Nicandre, mi narrarono questo e con esse concordavano anche gli altri Dodonei addetti al tempio.(…)

Ovviamente neppure Erodoto pensava che fossero piccioni viaggiatori perché se lo avesse saputo lui, lo avrebbe saputo chiunque, e questo mezzo di comunicazione segreto e potente avrebbe perso la sua efficacia e non avrebbe dato, allora, il potere della presunta preveggenza ai sacerdoti Oracolari.

Infatti Erodoto (II,57) dice successivamente che tali colombe potrebbero essere donne straniere:

Riproduzione recente della pietra ovale di Delfi che serve a indicare dove era posta quella antica andata perduta e riprodotta su diversi rilievi in marmo. Una copia del periodo romano è conservata al Museo di Delfi.


Ricordiamoci che ancora oggi in alcuni paesi è vietato per i privati usare piccioni viaggiatori e fino a qualche decennio fa era considerato un segreto militare.

Ad ogni centro oracolare era anche associato un "codice arboreo" : Dodona aveva la quercia, Delfi aveva l’alloro, Delo la palma, Hebron l’acacia, Sidone il Cedro ecc. Come riporta R.Temple[1] la pianta serviva come "codice" per individuare il centro oracolare.
Era il loro "codice postale" che presumibilmente veniva indicato nei messaggi inviati dai colombi viaggiatori per indicare la provenienza. Si può quindi immaginare una rete di centri che comunicavano tra loro con questi piccioni viaggiatori e questo mezzo di comunicazione era noto solo ai Sacerdoti e ai loro adepti. Ricordiamo che i piccioni o colombi viaggiatori possono fare cento chilometri in un’ora e permanere in volo senza posarsi anche per dieci ore consecutive, attraversando quindi anche lunghi tratti di mare. In questo modo le notizie potevano valicare i mari in poche ore giungendo a destinazione molto tempo prima, a volte anche mesi, di qualsiasi messaggero terreste suffragando la presunta preveggenza degli oracoli.

Altri Simboli usati per individuare un Centro Oracolare.

Abbiamo visto che i simboli più usati per identificare un centro oracolare erano la pietra ovale, i due piccioni posti uno di fronte all’altro ed il codice arboreo.

Anche il serpente attorcigliato attorno alla pietra era un altro simbolo che si trovava assieme agli altri per individuare un centro sacro. Il serpente era definito guardiano del centro sacro e custode dei tesori che certamente dovevano essere cospicui dato che a questi centri affluivano genti anche di altri paesi e che donavano al tempio doni molto preziosi. Non solo privati cittadini, ma anche città intere, che chiedevano pareri su problemi politici, come per la fondazione di una colonia, venivano a chiedere responsi all’oracolo ed i doni erano cospicui al punto che molte città avevano il loro Tesaurus dove mantenere i doni preziosi. Un esempio è quello della città Etrusca di Spina che aveva a Delfi il proprio Tesaurus i cui resti permangono ancora.

Quando il Centro Oracolare era anche centro geodetico della nazione, veniva definito ombelico, ed era al centro di una serie di altri centri oracolari che comunicavano tra loro con i piccioni. Un tale centro ombelico aveva come simbolo anche una croce inscritta in un cerchio che poteva essere inserita sulla pietra o nelle vicinanze del tempio.

La croce equilatera inscritta nel cerchio si trova per esempio anche su alcune monete di Delfi.

Spesso, anche ora sui testi la croce inscritta nel cerchio, che si trova anche in molti reperti villanoviani, viene definita come simbolo della ruota che ovviamente non ha nessun valore simbolico. Perchè su una stele funeraria Villanoviana doveva stare nel centro in alto solitaria questa ruota? Penso che la croce inscritta nel cerchio significhi la divinità e anche l’aldilà.

La croce inscritta nel cerchio per gli antichi Sumeri e per gli egiziani era il dio Sole. Infatti nell’antica lingua Sumerica il sole era rappresentato con un cerchio con all’interno la croce.

La croce inscritta nel cerchio poteva non esserci se il centro oracolare non era anche centro geodetico, cioè ombelico.

Quindi riassumendo l’unico simbolo che doveva essere diverso per ogni centro oracolare era il ”codice arboreo”, che doveva essere una pianta del luogo o il suo fiore e che serviva per identificare i messaggi che provenivano mediante i piccioni o colombi viaggiatori.

Come si vede questo era un sistema molto semplice sia per distinguersi da altri centri sacri meno importanti e non oracolari sia per avere un sistema semplice e segreto per comunicare tra loro in modo da sapere prima di tutti gli altri gli avvenimenti che potevano accadere molto distanti da loro ed in tale modo far credere di avere la capacità di colloquiare con la divinità che faceva “prevedere” il futuro. Bastava un paio di tali presunte preveggenze per diventare famosi e quindi enormemente potenti e ricchi. Potenti perché in tal modo potevano influire anche sulle decisioni di re ed imperatori. Fortunatamente i sacerdoti di quei luoghi erano allora scelti tra le persone più sagge della nazione per cui i loro consigli erano certamente molto oculati.
Ricordiamoci che Plutarco, filosofo e scrittore greco del I secolo d.C, divenne uno degli ultimi sacerdoti di Delfi.

Montovolo, Centro Oracolare e un probabile Ombelico Etrusco.

Il massiccio del Montovolo con accanto la cima più alta del Vigese.


Nell'Appennino tosco-emiliano, nel comune di Grizzana, a 50 Km da Bologna e 60 da Firenze, vi è un massiccio montagnoso isolato dagli altri monti definito Alpe Gemina perché è composto da due cime gemellari denominate Montovolo e Vigese. Sulla cima del Montovolo vi è un Santuario, le cui antichissime origini sono ancora in parte sconosciute, anche se supposte da molti.


Il Santuario di Montovolo.



La lunetta del portale del Santuario porta la scritta "A.D. MCCXI ROIP" e questa dovrebbe essere la datazione presunta di tale lunetta. Ma la cosa per noi più interessante e’ la presenza di due colombe incise poste una di fronte all’altra con al centro cinque fori per formare una "croce" inscritta in un cerchio, che probabilmente non è una croce Cristiana, ma è il simbolo degli "ombelichi del mondo" riscontrabile anche in altri siti dell’antichità precristiana in tutte le parti del mondo indicando Dio e l'aldilà.

Inoltre in basso ai due lati sono incise due piante che sembrano "gigli" o giunchiglie. In primavera i prati di Montovolo sono pieni di questi fiori spontanei per cui li possiamo definire una pianta tipica del luogo.

Lunetta del portale con le due colombe, la croce inscritta in un cerchio e i due "gigli"

Visto le premesse fatte sui centri oracolari, fu facile presumere che Montovolo possa essere stato in origine un antichissimo "centro oracolare", probabilmente Etrusco dato che alle pendici del Montovolo sono stati trovati numerosi reperti Etruschi. Abbiamo infatti due colombe, quindi la croce inscritta in un cerchio "simbolo dell'ombelico". Inoltre abbiamo i due gigli che potrebbe essere il "codice arboreo" di questo centro ed inoltre il monte è gemellare. Queste potrebbero essere solo coincidenze che comunque mi spinsero a trovare altri dati, che potessero avvalorare l’ipotesi di centro oracolare Etrusco. Successivamente ho cercato nelle leggende del luogo, riportate in diversi testi[3], qualche indizio chiaro che mi riconducesse ad un importante luogo sacro Etrusco. Come si sa spesso i miti, le leggende e le tradizioni nascondono fatti veramente accaduti anche se a volte sono difficili da interpretare soprattutto perché oscurati dai veli dei secoli o millenni trascorsi.
Riguardo Montovolo è riportata una leggenda che narra di un serpente, nascosto sotto una grossa pietra a custodia di un tesoro, che aspetta un bacio da una giovane per riprendere le sembianze umane. La figura del serpente si riscontra spesso nei miti di altri notissimi centri oracolari come quelli di Delfi e di Delo. Come riportato da Graves[4], a Delfi esiste anche una antichissima ballata che narra di "un eroe incarnato in un serpente" che vuole tornare umano. C’è un serpente associato con la fondazione di Delfi. Originariamente questo posto sacro, dice il mito, era dedicato alla Dea della terra Gaia ed era protetto dal serpente Pitone. Apollo però uccise il serpente custode del tempio ed eresse sul sito della contesa il suo centro oracolare. Una storia simile si ritrova anche nel più antico centro di Delo. Quindi forse anche per Montovolo esisteva un tesoro che il serpente della leggenda doveva custodire. La pietra ovale ci riconduce probabilmente all’origine del nome Montovolo. Infatti si trova spesso in documenti dei secoli passati anche il nome Monte Ovuli (Monte dell’Uovo) per cui il nome può derivare dalla presenza sul monte di una grossa pietra ovale, forse con serpente, rimasta abbandonata per qualche secolo ed il nome originario più antico di Monte Palense, (dal nome della Dea Etrusca Pale) fu trasformato in monte Ovuli probabilmente dalle genti del luogo forse per aver visto questa strana pietra ovale di cui non si sapeva più il significato. Nel libro di R. Temple, Il mistero di Sirio, ed PIEMME, fonte notevole di notizie e bibliografie, sono pure riportate alcune rappresentazioni di pietre-omphalos etrusche e romane con un serpente attorcigliato, e inserite in piccoli templi dal tetto piramidale. Questi riscontri ci confermano che presso gli etruschi prima e poi anche i romani esistevano questi tempietti, che potremo chiamare "oracolari", con le loro pietre ovali, anche se ci sono più noti quelli dell’antica Grecia o dell’antico Egitto. Si può quindi immaginare che la lunetta era parte di un tempietto oracolare, che potrebbe essere rappresentato come nella figura 1 sottostante.

Figura 1- Come poteva essere in origine il tempietto Oracolare di Montovolo.


Recentemente, nel 2005,  ho trovato incise su tre urne etrusche, custodite nel museo di Volterra , tre tempietti come questo ipotizzato diversi anni fa , ed uno di questi ha nel lunotto la croce formata dai cinque fori. Una possibile altra conferma.


L'Etruria (Etruria del Nord o Padana, del Centro e del Sud) nel massimo della sua espansione,VI sec. A.C., con la localizzazione di Montovolo che risulta anche centro geodetico.


L’antico Tempio di Iside a Montovolo e l’odierna Madonna Nera.

Esiste una leggenda[3b] che narra che in tempi remotissimi a Montovolo c’era un tempio di Iside. Questa storia può essere confermata dal fatto che a Montovolo esiste ora una Madonna Nera. Infatti molti storici moderni riconoscono che la statua della dea Egiziana Iside con in braccio il figlio Horus, che è un reperto storico trovato in molti luoghi, è stata la prima Madonna con il Bambino. Probabilmente molte di queste statue di Iside, rappresentata con la pelle nera, furono rinominate Maria quando l’Europa fu Cristianizzata forzatamente per cui probabilmente molte delle Madonne Nere hanno questa origine. Probabilmente l'immagine di Iside fu portata dai soldati Romani e dipinta di Nero per indicare la sua origine Africana anche se nell'antico Egitto Iside era dipinta convenzionalmente di giallo per indicare una divinità femminile. Il suo culto si rafforzò nel tempo come religione di salvezza e consolazione indirizzata a tutti i ceti con particolare riguardo per i più poveri. A Roma il culto si esaurì, forzatamente, con l’avvento del Cristianesimo ed in Egitto l'ultimo tempio di Iside fu chiuso nel 550 DC e trasformato in Chiesa Cristiana come centinaia di altri templi in Europa.

La presente statua della Madonna Nera di Montovolo è stata fatta da un anonimo scultore del XVI secolo riproducendo una precedente Madonna che era ancora presente e forse deteriorata. La definizione di “Santuario” per questa piccola chiesa può sembrare spropositato ma invece sarebbe appropriato se in origine fosse stato un importante Tempio di Iside forse importantissimo punto di riferimento per molte genti. La più importante festa religiosa di Montovolo ha luogo dopo la prima settimana di settembre ed in passato questa festa durava due settimane. Lattanzio (IV secolo DC) riporta che nell'antico Egitto lo stesso periodo di Settembre era dedicato a feste in onore di Iside. Da ultimo si deve notare che resti di antichi santuari di Iside sono tuttora presenti in alcuni antichi centri oracolari come Delo, Dion ecc ed è riportato da Plutarco[5] che anche a Delfi esisteva un tempio dedicato ad Iside (Iseidon) nel primo secolo DC. Da ciò deriva che il presunto Santuario di Iside sulla cima di Montovolo, avvalorato dalla presenza di una Madonna Nera, è anche in accordo con un precedente antico Centro Oracolare presente nello stesso sito che ha finora molte analogie con quello di Delfi.

A noi ora interessa notare che resti di antichi Santuari di Iside sono tuttora presenti in alcuni antichi centri oracolari come Delo, Dion ecc ed è riportato da Plutarco che anche a Delfi esisteva, nel primo secolo DC, un tempio dedicato ad Iside.

Da ciò si nota un’altra relazione tra Montovolo e Delfi per cui ho iniziato a cercare altre prove che collegassero i due luoghi. Ne ho trovato una che mi ha fatto trasalire e mi ha fatto togliere ogni dubbio sulle mie deduzioni precedenti.

La fontana Sacra di Castalia a Delfi e la Fontana di Cantaglia a Montovolo.

Ad Est del Santuario di Apollo, a Delfi, in una gola rocciosa si trovava e, si trova tuttora, la Sorgente di Castalia. I pellegrini che andavano al Santuario dovevano prima purificarsi bagnandosi nell’acqua di questa Sacra Sorgente.Parte dell’acqua della sorgente di Castalia veniva convogliata in una condotta (9m x 1m) scavata nella roccia che aveva sette fori per sette fontane. L’acqua di queste fontane confluiva in una vasca sottostante (9m X 3m) raggiungibile attraverso gradini scavati nella roccia.

Fontana di Castalia a Delfi.

Esiste a Montovolo un bosco ed un picco roccioso denominato Cantalia e tale nome è riportato in diversi libri pubblicati in passato. Mi sono chiesto subito se esiste anche una sorgente in quel luogo. Sì, esisteva un tempo una bellissima sorgente nel bosco di Cantalia. Ora non c’è più, sul luogo dove c’erano queste fontane con la sua vasca è stato costruito nel 1980 un Deposito per l’acquedotto in cemento armato seppellendo, o peggio distruggendo, ogni traccia della antica fontana. A questo punto mi rimaneva solo la speranza di trovare una foto di questa Sorgente. Dopo quasi un anno di ricerca un amico del luogo mi ha trovato una foto della Sorgente fatta nel 1945. Fortunatamente la foto riprende tutte le fontane nelle loro nicchie, e anche gran parte della vasca di raccolta dell’acqua. Inoltre avendo nella foto una persona, si riesce a valutare con buona approssimazione l’ampiezza del frontale delle fontane. L’ampiezza è di circa 9-10m e le fontane sono 7 (Come quelle di Castalia a Delfi!).

Sorgente di Cantalia a Montovolo. (Foto del 1945 gentilmente concessa da Lina Penelli)

Nelle vicinanze della fontana di Cantalia a Montovolo esiste la località di Monte Acuto Ragazza, nota agli Etruscologi perchè in questa località sono state trovate, nel secolo scorso, pregievoli statuette etrusche in bronzo del V secolo A.C.,visibili al Museo Etrusco di Bologna, che rappresentano degli offerenti al presunto dio Aplu. A questo punto ho avuta la certezza che Montovolo sia stato un Sacro sito costruito probabilmente a somiglianza di Delfi, forse nel periodo 540-500 A.C. quando il tempiodi Delfi rimase inagibile perché totalmente distrutto da un incendio. Ricordiamoci che a Delfi gli Etruschi avevano un loro Thesauros (quello di Spina) dove tenevano i doni preziosi inviati al Dio Greco Apollo.

Se tutto ciò è vero dovevano esserci delle altre testimonianze che si ricollegassero ad un centro Sacro così importante, se era stato voluto nel periodo di maggiore ricchezza e potenza della civiltà Etrusca.


Le Necropoli di Marzabotto e i legami con Montovolo.

A circa 15 km da Montovolo, lungo la strada che conduce a Bologna, esistono i resti dell’antica città Etrusca di Misa (nel comune di Marzabotto). La sua scoperta è avvenuta nella seconda metà del 1800 e da allora i resti di questa antica città etrusca destarono meraviglia in tutto il mondo (gli scavi e le ricerche continuano tuttora con il contributo anche dell’Università di Bologna). La scoperta della città di Misa nella sua totale ampiezza, dava, in parte, concretezza alla leggendaria esistenza di una lega delle dodici città a nord dell’Appennino. Se esisteva una dodecapoli doveva esserci anche la sua Montagna Sacra dove i Lucumoni o Princeps si riunivano per prendere le decisioni più importanti. Ho visitato quindi la città di Misa per cercare prove che mi confermassero che questa Montagna Sacra era, ovviamente per me, Montovolo!! Le prove sono subito comparse! La prima stranezza che compare davanti ai visitatori delle Necropoli è vedere che sopra diverse tombe vi è una grossa pietra Ovale. Le tombe che non l’hanno sopra l’hanno nelle vicinanze o sono state tolte!! Alcune, le più belle, sono nel Museo adiacente! Ovali in marmo con incisi motivi molto significativi, che vedremo dopo, sono stati ritrovati in tombe monumentali sempre a Marzabotto. Questo fatto ci fa intravedere che probabilmente ogni tomba aveva sopra una pietra Ovale. Oggi nei nostri cimiteri ogni tomba ha sopra il suo simbolo religioso, che per noi è la Croce. Allora il simbolo religioso di quella dodecapoli o solo città, era probabilmente la pietra Ovale.
Se è cosi la Montagna Sacra è Montovolo che anche nel nome conserva tuttora il significato di Monte dalla pietra Ovale. Devo ricordare che finora è riportato che queste steli Ovali sono definite semplicemente cippi o segnacoli e per altri un simbolo fallico. Nel Museo di Bologna, di Perugia tali pietre ovali vengono definite steli a "pigna".

Visione della Necropoli orientale di Marzabotto con ben visibili le Pietre Ovali rimaste.

Una ulteriore conferma, che può essere utile per quelli che sono ancora scettici, è venuta vedendo, su una pregevolissima grossa pietra in marmo a forma ovale, quasi sferica, definita a "bulbo", esposta nel museo Aria di Marzabotto, alcuni chiari glifi che ricollegano questa pietra ovale a Montovolo.

Pietra in marmo a forma ovale, quasi sferica, definita a bulbo. (Museo P. Aria di Marzabotto)

Sulla cima conica di questa pietra vi è una Croce inscritta in un cerchio. Attorno a questo simbolo dell’ombelico vi sono stilizzate le figure di due gigli con altre due figure che sembrano due pietre sferiche un pò appuntite. Sotto queste immagini le figure di cavalieri che probabilmente rappresentano le anime che vanno all'aldilà. La croce inscritta in un cerchio e i due gigli li ritroviamo nel lunotto di Montovolo e quindi possono significare che la pietra voleva indicare il loro Sacro "Ombelico" con codice arboreo il giglio.

Per quanto riguarda le due figure sferiche appuntite mi sembra riproducano due pietre simili a quella dove questi glifi si trovano.

Disegno che riproduce i glifi incisi sulla punta di una pietra ovale appuntita che si trova nel Museo Aria di Marzabotto e datata al V sec A.C. Si nota al centro, esattamente sulla punta,la Croce inscritta in un cerchio, simbolo anche degli ombelichi con ai lati due gigli stilizzati codice di Montovolo.


Ora ci si può chiedere come mai queste pietre ovali non si sono trovate, cosi numerose, in altri siti diversi da Marzabotto e perchè tale ipotesi della pietra Omphalos collegata al vicino monte di Montovolo, che per me è ormai una certezza, non è mai stata presa in considerazione dagli "addetti" a questi studi?

Si può spiegare la seconda domanda ricordandoci che io sono arrivato a questa conclusione facendo un percorso, esposto qui in parte, molto ampio partendo dalla constatazione che Montovolo poteva essere un centro oracolare e quindi ogni centro oracolare che si rispetti doveva avere certi glifi come le due colombe, la pietra ovale (omphalos), il serpente, una pianta come codice e a volte una croce inscritta in un cerchio. Trovate in Montovolo queste caratteristiche, il resto è venuto come conseguenza: Occorreva solo cercare altri collegamenti che rendessero sempre più valida tale ipotesi e dei quali solo alcuni ho finora riportato.

Ovviamente quando un "addetto" ai lavori vede delle pietre ovali in una necropoli Etrusca e non trova un motivo perché debbano essere ovali, li definisce semplicemente cippi, segnacoli o ancora più semplicemente ciottoli.

Ma se questa è stata la definizione di tali pietre ovali forse è spiegabile perché ora non si trovano su altre tombe le stesse pietre in modo così numeroso. Probabilmente in altri siti, tutte le altre pietre ovali più comuni sono andate perdute forse perchè considerate semplici ciottoli. Saranno probabilmente in qualche giardino a formare aiuole, o usate per costruire qualche muro di campagna, e solo le più belle e singolari custodite in qualche museo o scantinato di museo. Infatti solo alcune grosse pietre Ovali, simili a quelle del museo di Marzabotto, sono visibili nei musei di Bologna, Pisa, Populonia, Volterra, Perugia, Roma, Chieti , Orvieto ecc e in tanti altri musei che ho visitato successivamente come Cerveteri, Tarquinia, Villa Giulia ma tutte definite semplici cippi. Anche nelle nuove tombe che ogni tanto vengono scoperte si trovano queste uova e gli etruscologi continuano a non capire il loro significato. Per esempio, la recente apertura della necropoli di Via Triunphalis in Vaticano ha mostrato centinaia di queste “uova” di pietra o di terracotta ma gli “addetti” non sanno cosa rispondere ai giornalisti che chiedono  cosa significhino tutte queste uova.

Tutto ciò che ho raccontato non possono essere coincidenze perché ora sono troppe e un serio ricercatore sa che in tali casi quando molti dati sono in accordo con una ipotesi questa diventa molto veritiera, una probabile Verità. Quindi si può concludere dicendo che realmente molte necropoli sia a Nord che a sud dell’Appennino nella antica Etruria, al tempo del suo massimo splendore, avevano come simbolo religioso sulle loro tombe una pietra Ovale, a volte con sopra una Croce, che probabilmente si ricollegavano ad una loro Montagna Sacra dove c'era una grossa pietra Ovale che poteva essere il simbolo del dio Aplu (Apollo Etrusco) e indicare, forse anche solo per un secolo, un loro Ombelico. Penso che Montovolo sia stato nel VI- V secolo AC uno di questi ombelichi e forse il più importante. Le ricerche continuano e altri dati già in parte in mio possesso daranno ulteriore conferma all’enorme ruolo che Montovolo ha avuto allora e anche nei secoli successivi.

Graziano Baccolini

(Professore al Dipartimento di Chimica Organica «A. Mangini» dell'Università degli Studi di Bologna)

Bibliografia essenziale

*Parte di queste ricerche sono state pubblicate: G. Baccolini, Hera, 16, 61, 2001; Hera, 41,76, 2003.

1  R.Temple, Il mistero di Sirio ed PIEMME 1999; Graham Hanchok Heaven' s Mirror
    edizione italiana. Lo specchio del Cielo Corbaccio

2  Erodoto, Le storie, ed.Rizzoli

3  a) Oriano Tassinari Clò, Terra e gente di Vimignano, Bologna 1987;
    b) Arturo Palmieri, Montovolo nel Bolognese e le sue leggende, Palermo 1895

4  R.Graves, The Greek Myths ed italiana I Miti Greci Longanesi 1999, 159.

5  Plutarco, Iside ed Osiride



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