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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora cap. 8.- Strade etrusche dal Tirreno all'Adriatico - I Dal Tirreno a Felsina

Capitolo ottavo. 5 - Strade etrusche dal Tirreno all'Adriatico- Dal Tirreno a Felsina

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 15/09/2007 @ 19:00:00, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 6534 volte)


Strade. Strade ed ancora strade: sono gli elementi di comunicazione tra i vari popoli.

Strada è un termine generico che indica il tracciato sul suolo del cammino da fare per raggiungere una data meta, partendo da un certo insediamento.

La strada è un elemento vivo: l’uomo prima fissa la meta e poi si incammina seguendo il terreno per le parti meno aspre, mantenendosi al coperto da insidie come animali, altri uomini.
Giorno dopo giorno andando e tornando da quel luogo l’uomo incide con i propri piedi, e magari con il bastone con cui si aiuta nell’andare, un tracciato sempre più chiaro e delineato.
Nei momenti di sole ardente si mantiene al riparo dagli alberi, e quindi la strada ha certe sinuosità che spesso non ci sappiamo ora spiegare.
Nei momenti di pioggia, quando pozze più o meno profonde intralciano il suo cammino, l’uomo le riempe con sassi, pietre, per livellare il cammino e non bagnarsi i piedi.

Abbiamo dal primo momento di vita sulla terra …strade…perché anche gli animali si spostano da un luogo all’altro e hanno mete preferite, mete dove trovare cibo, dove trovare acqua, riparo e l’uomo segue anche queste strade e ne crea delle sue, nuove

Piste, sentieri, stretti, larghi, strade pedonali, carrerecce, strade di terra battuta, bianche, a fondo ghiaioso, ricoperte di pietre, e poi, nel tempo, di asfalto: la storia delle strade segue la storia di un popolo.

I popoli nomadi ci hanno lasciato le loro impronte del loro andare e con esse la storia del loro migrare, i popoli stanziali hanno inciso più profondamente nel terreno il loro spostarsi ed ogni strada che troviamo è anche una strada per conoscere la storia di un popolo.

Abbiamo detto che i popoli stanziali avevano i loro insediamenti vicino alle vie d’acqua, altre strade per muoversi, spesso più agevolmente, ma utilizavano quando potevano strade elevate per meglio dominare la valle e impedire eventuali attacchi da parte di altre genti..
Le strade più antiche si basavano su alture e valli fluviali: erano poco più che mulattiere,  le strade del fondovalle erano spesso invase dalle acque fuoriuscite dagli alvei e quindi se vogliamo cercare dove l’uomo arcaico passava per muoversi da un insediamento all’altro dobbiamo molte volte indagare sui crinali delle montagne.

Per quanto riguarda le strade in pianura invece il fiume, il torrente era la direttrice normale.

Dal Tirreno a Felsina

Per ben individuare un’antica strada bisogna fare riferimento alla geografia e al clima perché essi erano i principali elementi della conformazione di una strada.

Secondo Giovanni Caselli, esperto di storia delle communicazioni, il luogo comune a vari storici, archeologi, topografi del passato secondo i quali erano da considerare le valli e i fiumi come principali vie di penetrazione in un dato territtorio, sta via via perdendo di valore.
Per quanto riguarda l’Etruria e soprattutto le vie di collegameento tra la l’Etruria Toscana e l’Etruria Padana deve essere fatta una ricerca in loco per avere delle risposte attendibili a qualunque ipotesi fatta[24] .
Il suo gruppo di ricerca già nel 1978 concluse l’esplorazione diretta sul territorio relativamente al crinale Setta-Savena, partendo da Bologna verso il passo della Futa, e logicamente continuando fino a Firenze e all'Arno.
La ricerca era iniziata dieci anni prima prendendo in considerazione una eventuale via della transumanza preistorica tra i pascoli montani estivi e i pascoli di pianura invernali e la geografia dei luoghi dove le greggi avrebbero potuto passare.

Un tracciato era possibile e verificabile, non verificabile era la datazione: preistorico, etrusco, successivo?
Anche il rinvenimento di reperti databili, come insediamenti, cippi, tombe, non ci dà la sicurezza della datazione della strada.
Un sentiero iniziato nel lontano passato, che viene continuamente usato dai popoli successivi, si trasforma per tante cause, frane, innondazioni, passaggio di carri oppure viene abbandonato.
Di una cosa siamo sicuri della data delle strade romane, tuttora esistenti, ma sotto di esse? o il viottolo profondo accanto ad esse?
La storia orale, la storia scritta, la letteratura,i documenti del passato, gli estimi ed ora l’aereofotografia permettono spesso di individuare antichi itinerari.

Avere uno scritto e ricercare la strada è molto più facile che avere l’idea che una strada ci dovrebbe essere, e magari se ne trova una, e stabilire l’epoca in cui è stata iniziata. Rilevamenti stratigrafici ci possono informare se una strada ricalca una strada preesistente.

La dorsale appenninica se non fosse stata nel tempo tante volte trasformata dall’uomo con il taglio dei boschi, con l’impianto di nuove piantate e dalla natura con frane naturali e terremoti e se fosse possibile con un “grande rasoio” eliminare tutte le piante, rimarremmo stupiti di quante sentieri strade è costellata…lasciatelo dire ai “fungaroli”.

Il Caselli ebbe conferma delle sue ipotesi non solo dalla constatazione che una strada esisteva sulla dorsale Setta-Savena, ma che nei centri abitati lungo di essa sussistevano tradizioni storiche, toponomastiche, orali etc. che, assieme a tutti gli altri dati, confermavano come questa fosse un'antica direttrice viaria, detta dai locali “strada romana” che romana poi fosse……
I lastrici in loco non potevano però essere rimandati ad una strada romana o medioevale, infatti nelle sue ricognizioni aveva rilevato tracce di fondi capane villanoviane e ceramica, frammenti, da ascrivere anche a periodi precedenti, preistorici.

Ora quella strada dorsale Setta-Savena, che rappresentava nel passato la direttrice più breve tra la Pianura Padana e Roma, è fiancheggiata dall’Autostrada del Sole.

Altre dorsali il Caselli ha poi individuate come strade naturali di raccordo tra le città etrusche sia interne che esterne nell’Etruria tutta.
I crinali appenninici erano direttrici verso le più importanti città etrusche.

Il sistema viario etrusco subì dei cambiamenti significativi nel corso del VII secolo a causa dello sviluppo del commercio e della diffusione dei veicoli a due ruote.
Vie che inizialmente si erano formate al passare dell’uomo e dei muli, vennero rifatte sbancando le pendenze, raddrizzando le curve per rendere il percorso più facile per i carri.
Ai guadi naturali furono sostituiti ponti in legno o in pietra e si ricorse anche alla deviazione di corsi d’acqua o al drenaggio di acque dalle valli sommerse da acquitrini, dalle paludi ricorrendo anche a cuniculi [25].

I Romani costruirono le loro vie riutilizzando spesso tratti di strade etrusche, nel III e nel II secolo a.C., ma il concetto di costruzione era diverso: per le nuove il percorso era tendenzialmente rettilineo, minima la pendenza e caratteristiche pressochè uguali per tutte le strade.

Crinali e strade



Da questa carta, desunta da quella del Caselli, mantenendo solo quella parte che ci interessa per il territorio studiato, si vede quale importanza doveva avere la strada Tirrenico-Adriatica: dall'isola d'Elba e la costa antistante (Populonia e Volterra). venivano estratti ferro, piombo, stagno e rame.

Ancora oggi le alture di quella zona sono dette Monti Metalliferi. Sui monti della Tolfa venivano estratti anche zinco, antimonio e mercurio.

Quando i porti del Tirreno persero importanza, tali materiali presero la via verso l'Adriatico passando la Pianura Padana, verso Spina.

Diverse erano le possibili strade, lo vedremo, ma considerando una qualunque strada, che si svolgesse sui crinali degli Appennini e cercasse di collegare il Tirreno con l’Adriatico, siamo portati a considerare Misa come maggiore base di controllo sul guado del Reno per l'accesso alla pianura emiliana.

Infatti da un’osservazione aerea della zona del Parco Regionale di Montesole si nota ancora chiaramente un crinale che va da Marzabotto a Rioveggio[26] , passando per Pian di Venola, Sperticano, San Martino, la Quercia., vicino tra l’altro alla zona sacra di Montovolo e non lontano da Monte Bibele.Il crinale individuato ci riporta alle considerazioni del Caselli. 

Molte strade sono state individuate tra l’Etruria Toscana e quella Emiliana, in particolare strade che convergevano a Felsina per poi raggiungere, tramite la pianura del Reno e del Po, il mare a Spina.

Dopo aver superato Misa, Felsina poteva essere raggiunta per la strada alta che andava dall’altopiano Misano sino a Sasso Marconi, Pontecchio e Casalecchio, zone con alta influenza villanoviana.
Strade alte sulla Valle del Reno a partire da Casalecchio si possono ipotizzare,passando  per l’Eremo di Tizzano, Monte Capra, Mongardino, Luminasio e poi Misa oppure guadando il Setta raggiungevano Battedizzo e poi Badolo, sulle montagne dell’altra riva del Reno. 
(carta A)

Comunque i fiumi sono sempre stati, lo ripetiamo, la linea direttrice delle comunicazioni nella antichità, anche se le strade si mantenevano alte rispetto all'alveo, utilizzando i crinali montani.

Felsina  e Misa ne sono una conferma, costruite in prossimità o tra fiumi.

Reno e Savena delimitano la zona di Bologna ora e Felsina nel passato, (carta B).
Del fiume Reno abbiamo già parlato nell'idrografia della pianura.

Il Savena, l'altro limite est , che ha origini in Toscana vicino a Firenzuola, nella zona di Monte Freddi, è affluente di sinistra dell'Idice, insieme al torrente Zena, nella zona di Pizzocalvo. Nel passato alimentava il Canale Navile.

Il nome stesso di Sàvena ha origini etrusche (Sàvena=Vena d'acqua), quindi è facile ipotizzare tracciati di sentieri, strade che scorrevano nei pianori alti sul fiume per raggiungere Felsina e la pianura.

Lo stesso Idice, che nasce all'attuale Passo della Raticosa, era un fiume assai noto nell'antichità romana, Idex Flumen, riceve come affluenti da est i torrenti Carbonara e Quaderna e affluisce a sua volta in Reno nella zona di Argenta, dopo aver attraversato la pianura.
Una strada romana camminava accanto a questo fiume e forse vari tratti di quella strada erano stati costruiti sfruttando i tracciati delle strade etrusche precedentemente praticate per raggiungere l'Adriatico.

 

D'altra parte  dalla zona a destra dell’Acropoli etrusca di Felsina, e precisamente dall’attuale Porta Castiglione, si inoltrava una via verso Paderno, Sabbiuno[27] , Monzuno, escludendo Misa e, analogamente, da Porta Santo Stefano una via andava verso Sesto, Otto e sempre a Paderno.

Queste due ultime denominazioni, indicazioni di distanze da Felsina forse, danno l’idea di strade romane, ma che, per altro, potrebbero essere state costruite su antiche strade etrusche.
Anzi la strada che comprende Sesto e Otto proprio per i toponimi, potrebbe essere individuata come un tratto della Flaminia Militare. 

Se poi si parla con i ciclisti che praticano i sentieri dell’Appennino tosco-emiliano abbiamo poi tante altre ipotesi da fare sulla possibilità di strade antiche. 
Mio cognato, Leonida Sabattini, che ha passato decine di anni su quelle montagne, e per lui la gara era andare per sentieri impervi con la sua bicicletta, mi parla, oltre a quelli già citati, di possibili passaggi nelle zone da
- Pietramala, Firenzuola, a Castel dell’Alpi, San Benedetto Val di Sambro e poi giù sino a San Lazzaro a Est di Bologna,
oppure sempre da
- San Benedetto Val di Sambro, poi Pian di Balestra
Monte Venere, Monzuno
… e su questo tratto abbiamo una strada  dal nome particolare “ Via degli Dei”…

Se associamo quello che riporta Graziano Baccolini su Montovolo in Appendice alle denominazioni Monte Venere e Via degli Dei e se al tutto aggiungiamo altri toponimi che abbiamo raccolti nella Pianura, di cui parleremo, la fantasia e soprattutto nuove ipotesi si formulano.

Altri tratti di strade si trovano tra le province di Firenze e Bologna, lungo la dorsale appenninica che attraversa il comune di Barberino e Firenzuola.

Inoltre la Flaminia Militare, strada romana rinvenuta grazie agli scavi effettuati dal 1979, costruita nel 187 a.C. sotto il console C. Flaminio, e che andava da Arezzo a Bologna, non è detto non ricopra o segua il tracciato di una precedente strada etrusca. Il fatto poi che per un lunghi tratti segua interamente il crinale verso il passo della Futa, ci riporta alle ipotesi iniziali di strade che, partendo dall’Etruria, non attraversino il Reno e si mantengano invece sulla destra di questo andando a raggiungere Felsina.

Il dislivello di tali strade  rispetto alla Pianura è già stato indicato, anche parlando delle strade che pecorrevano la direttrice del Reno mantenendosi dalla parte di Marzabotto, ma abbiamo anche rilevato che era preferibile spostarsi stando in quota che nel fondo valle, proprio per motivi di sicurezza.


strada etruscaNel 2004 il gruppo archeologico guidato da Michelangelo Zecchini, grazie ad uno scavo effettuato presso Capannoni, Lucca, ha individuato il tracciato di  una rotabile di costruzione etrusca, risalente presumibilmente al VI secolo a. C..

La strada etrusca, della quale si hanno ancora solo brevi tratti, univa il Mare Tirreno con l’Adriatico collegando, tramite l’Appennino, la costa ovest e Firenze-Fiesole con Misa, Felsina e la costa ad est a Spina.

Veniva così agevolato il transito dei minerali dell’Elba sino alle attuali coste romagnole, la cui economia in quel momento si sviluppava con i Rasenna.

È la conferma di quanto aveva scritto il geografo greco Scilace di Carianda nel IV secolo a. C., in riferimento “ad una grande strada di comunicazione "che univa Pisa a Spina con un viaggio di tre giorni.

Quindi strade che attraversavano l’Appennino senza però valicare il Reno; strade, ora viottoli, d’altra parte le strade antiche, specialmente quelle etrusche non  erano selciate, ma per lo più di terra battuta a diversi strati.

Si possono rilevare moltissimi tracciati preparati dall’uomo in tempi antichissimi, preistorici, infossati nella montagna per il lungo uso, armati con sassi perché non andassero distrutti con le intemperie o le scosse telluriche.
Ma sono tanti pezzetti che agli archeologi spesso non interessano: una strada deve essere una strada, larga, citata dagli storici e magari riutilizzata in tempi successivi, da romani, in  tempi medioevali e anche attuali…


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[24]Per una tesi in Topografia dell’Italia Antica, svolta nel 1968 da Giovanna Bonora, vennero fatte rilevazioni in luogo alle quali partecipai personalmente. Partendo dagli studi di Don Oliviero Giovannini (detto il Parroco alla Clorofilla per le sue conoscenze botaniche), allora parroco di Castelluccio di Porretta Terme, che individuavano una strada romana alta sulla valle, andammo sul luogo dove per anni egli aveva visto l’impianto a basoli romani.
La strada non esisteva già più, sul sito era stata installata una piantata di abeti da circa 15 anni ed era stato rimosso quello che si supponeva un lastricato romano, comunque alcune pietre sparse nelle vicinanze riportavano il segno delle carreggiate segnate dai carri.
La montagna nei pressi dell’antico tracciato presentava sostegni regolamente eseguiti e con anche pietre che potevano essere di risulta della antica direttrice o di epoche precedenti. Alla stessa altezza, alla base del Corno alle Scale era anche un cippo, la cui iscrizione indicava il confine con il Granducato di Toscana e presumibilmente un’indicazionee di una via proveniente dalla Toscana, non avebbe avuto nessun senso un cippo solitario tanto in alto, in mezzo a boschi.
[25] Famosa la strada di Pietra Pertusa che collegava Veio con il Tevere. Costruita nel V secolo, serviva a comunicare con Gabi e Preneste. La strada rettilinea era stata ottenuta drenando quattro valli con diversi cuniculi per 4 chilometri, 300 metri di galleria scavata alla profondità di 40 metri per attraversare l'altopiano della via Flaminia.
[26] Sulla strada che va tuttora alla Futa.
[27] Proprio appena fuori Sabbiuno esiste tra i boschi una strada che alcuni dicono Napoleonica, altri Romana, "qualche decina di secoli di differenza"... direbbe Caselli!



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