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Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora e Mauro Franzoni:Invasione Gallica e conquista Romana

Capitolo ottavo. 7 - Invasione Gallica e conquista Romana

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 01/11/2007 @ 20:03:16, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 8758 volte)

        
Introduzione

CeltiAbbiamo già parlato [1] delle popolazioni celtiche che raggiunsero la pianura padana come nomadi, tribù indoeuropee affini per lingua, usi e costumi che si muovevano nell'Europa centrale, già nel secondo millennio a.C. e raggiunsero il nostro territorio molto probabilmente alla ricerca di terreni fertili, di cibo.

Forse arrivarono valicando le attuali Alpi [2]  in piccoli gruppi anche alla ricerca  di un migliore clima.


Spesso quando si parla dell’invasione in Italia da parte dei Galli si tende a parlare di Celti, dando il nome di Celti ai Galli invasori dell’Italia nel V-IV sec. a. C. oppure viceversa di Galli ai Celti abitanti del Centro Europa già  più di 5000 anni fa.
A nostro avviso Celti sono da considerarsi i popoli che inizialmente abitarono quelle regioni, popoli difformi a secondo del luogo in cui abitavano, essendo piccoli gruppi non legati da un’unità razziale, ma da modi di vivere e linguaggi simili, piccole nazioni con una ben determinata identità.
Secondo i Greci, che forse per primi dettero un nome Keltoi  a tali popolazioni del Nord e Centro Europa, tali  popoli  erano discendenti da Celto, figlio di Ercole e da Sterope, figlia di Atlante.   

Nel periodo di passaggio tra l'età del bronzo e quella del ferro queste popolazioni si diffusero in tutta l’attuale Europa, spostandosi alcune verso il Belgio, la Francia e poi i Pirenei, altre verso le  isole britanniche [3] , occuparono i territori tra il Reno e l'Elba. Verso il V sec. a. C.. penetrarono in Italia, raggiunsero la penisola balcanica e si spinsero fino in Asia Minore. Elementi etnici celtici contribuirono alla formazione dei popoli inglese, francese, belga, bretone, svizzero, piemontese, lombardo ed emiliano.

culture centro-europee


La struttura sociale di queste popolazioni era organizzata a livelli politici diversi:
- prevalentemente erano  di tipo patriarcale,
- alcuni gruppi erano invece dominati da nobili,
- altre tribù erano costituite in federazioni, ma con grande autonomia, in cui ciascuna tribù si accordava con le altre solo su questioni di carattere comune, mai formando un unico popolo.

Non esistendo fonti letterarie, in quanto la storia era solo di derivazione orale e tramandata da capo a capo o tramite capi religiosi, solo i reperti degli scavi dovrebbero permettere la ricostruzione della loro religione.
Dallo studio dei rinvenimenti di tombe ad inumazione e dai corredi in esse contenuti: i morti venivano sepolti, insieme ai loro beni (i guerrieri con le armi, le donne con i gioielli), in semplici fosse scavate nel terreno, si suppone fossero politeisti e strettamente legati alla natura.

Frey, dio della vegetazione e della prosperità


Tale supposizione trova una conferma poi nei ritrovamenti in zone di espansione all’interno dell’Europa. Radure particolari, frequentate assiduamente, cippi, sorgenti ben curate, ci fanno pensare ad una religione naturistica.

Sculture raffiguranti dei come Frey, qui rappresentato, dio della vegetazione e della prosperità.

 

D’altra parte le popolazioni di derivazione celtica di cui si trovano successivamente le tracce certamente non tralasciarono di continuare a venerare i primi dei e di comportarsi in modi completamenti diversi dai loro antenati, magari raffinarono ciò che dall’arcaico avevano portato.

Abbiamo in queste  popolazioni di derivazione celtica l’indicazione di riti che  spettavano a due classi di sacerdoti:
i GUTUATRI, coloro che parlano agli dei, e
i DRUIDI, casta potente e rispettata che, oltre al potere religioso, esercitava anche quello giudiziario e didattico orale.

croce celtica

 

La tribù era costituita da varie  famiglie ciascuna delle quali aveva la responsabilità di mantenere l'ordine al proprio interno, di contribuire alla  raccolta e alla distibuzione del cibo secondo le possibilità ed esigenze degli individui componenti la tribù stessa.
Tra i discendenti comuni di queste grandi famiglie veniva scelto il capo che godeva dell'appoggio dei guerrieri.

Mentre le prime popolazioni celte erano prevalentemente nomadi e le tribù erano di pochi individui, le popolazioni celte di seconda generazione erano costituite da guerrieri, artigiani, contadini e servi, tra cui figuravano anche i prigionieri di guerra.

La loro attività principale era l'agricoltura, seguita dal commercio e  dalla lavorazione dei metalli.
Prodotti dell'agricoltura erano il frumento e l'orzo, accanto a segale, avena, piselli, lenticchie; veniva coltivato anche il lino, di cui si usava l'olio come combustibile per le lampade.
Gli artigiani celti furono tra i primi ad usare il ferro, e il fabbro ferraio era un membro importantissimo della comunità in quanto fabbricava tutti gli oggetti di uso comune come cesoie, pinze, tenaglie, aratri, cerchioni per i carri, catene, armi, alari, vasellame...

Accanto al ferro, gli artigiani usavano anche altri metalli, tra cui l'oro e l'argento, conservati nei musei del Nord e Centro Europa sono collari e gioielli di pregevole fattura, testimonianza di tali attitudini.

torques in oro


Le tribù risiedevano sulle alture, in villaggi fortificati, cinti da spesse mura costituite di pietre e grossi pali, circondati da un fossati. All’interno le case costruite sempre con gli stessi materiali delle mura avevano tetti di paglia.


L’invasione gallo-celtica nella Pianura Padana e territori limitrofi 

L’influenza etrusca nella nostra regione si protrae sino al IV sec. a. C. quando popolazioni di origine nordica, già precedentemente presenti sul suolo italico [4] (cultura di Golasecca), si addentrarono ulteriormente raggiungendo la Valle Padana.

Tali spostamenti, come abbiamo già rilevato, sono da addebitare alla ricerca di terreni fertili e per sfuggire ad un sovraffollamento nell’Europa del Nord e quindi alle carestie ad esso legate. 

Queste genti che vennero chiamati dalle fonti storiche con il nome di Celti ( o Keltoi secondo l' indicazione greca per “eroi” o “uomini in alto”), ricordando forse le tribù nomadi dell'Europa protostorica, si spostarono poi lungo le rive dell’Adriatico sino ad Ancona sostituendosi completamente agli Etruschi e agli Umbri nel controllo del territorio.

Erano costituiti da un gruppo di più di 150 tribù aventi comunanza di lingua, costumi e religione, ma senza un’unitaria organizzazione politica. Le più numerose di queste provenivano dal territorio ora conosciuto come Francia ed erano denominati Galli nelle fonti storiche latine.

Alla fine del VI sec. a.C. i Galli si inoltrano pacificamente nelle pendici della pianura padana, forse entrando per l'attuale valico del Gottardo. Secondo le tante storie riportate sembra che un loro capo , Belloveso, avesse consultato gli oracoli per sapere dove fondare una città:
"quando troverai una scrofa con metà del dorso ricoperto di lana, lì ti fermerai e traccerai il perimetro della nuova città"
Infatti trovata la scrofa in una radura di un fitto bosco, Belloveso iniziò la costruzione di un insediamento al quale dette un nome di origine celta; che latinizzato nella successiva invasione romana fu latinizzato in Mediolanum (mediolanata).
Ancora oggi in antichi bassorilievi milanesi esiste il simbolo ella scrofa semilanuta.  Vicino a questo insediamento gallico esistevano già città etrusche come Melpo (Melzo) e Mantua (Mantova).
elmo celto
Calarono nei tempi successivi orde di guerrieri gallici, con intenzioni di invasione dei territori della pianura, e ciò causò lo scardinamento del sistema politico ed economico creato dagli Etruschi nella Pianura Padana.

Non sono più gli Etruschi i principali artefici dei traffici tra l'Europa Centrale e  le coste  del Mediterraneo.

Inoltre la cultura dei Galli è molto dissimile da quella dei Principi Etruschi, la loro vita è più rozza, minori le loro conoscenze per la coltivazione e la conservazione dell'habitat.
 

Le tribù che raggiunsero il nord Italia si suddivisero il territorio presumibilmente come segue:

- gli Amari nella zona della provincia di Piacenza
- gli Insubri in Lombardia
- i Boii fra Piacenza e la Romagna con Felsina come centro principale
- i Lingoni nel ferrarese e ravennate
- i Senoni nelle Marche settentrionali.

Il territorio emiliano-romagnolo era perciò sotto l’influenza dei Boii e dei Lingoni.
I Boii, circa 112 trinbù secondo Catone, erano insediati a Nord dell’Appennino, tra il Po e forse il Rubicone, fiume che più tardi servirà come confine della Gallia Cisalpina.

Distrutta una gran parte di Felsina, i Boii costruirono sulle colline circostanti accampamenti fortificati.
Non è dato di sapere con certezza quali zone di Felsina furono abitate dai Boii, comunque ritrovamenti di scheletri all'interno di un pozzo di età tardo-etrusca nei pressi di viale Aldini e di manufatti galli sparsi in varie zone del Bolognese fanno pensare ad una contrazione dell'area abitativa della etrusca Felsina e suoi contatti commerciali con altri insediamenti Boii del territorio circostante.
elmo celto-gallico

Data la loro mancanza di conoscenze in fatto di impianti idrici i Galli lasciarono deperire la Pianura Padana, che ritornò in parte paludosa e malsana.
I nostri territori, che in periodo etrusco erano fiorenti e permettevano un largo commercio di derrate, vennero dedicati alla coltivazione e all'allevamento di puro sostentamento.

Ai villaggi ben curati di epoca etrusca si sostituirono insediamenti sparsi dei quali difficilmente si riesce ora a rinvenire reperti atti a fornire una storia di quei tempi.

Analogamente fu occupata Marzabotto; ciò è documentato dalla presenza di 25 tombe divise in due aree, una accanto all'acropoli originaria e l'altra al centro dell'area abitata in epoca etrusca, dove anche i pozzi delle case vennero usati come tombe.

Il rito funerario usato era ad inumazione e il corredo costituito da ornamenti in ferro e bronzo, rari ornamenti in metalli pregiati.
Si distinguono le tombe maschili da quelle femminili per le armi tipiche galliche.


Le tombe femminili rendono reale l'ipotesi che per un certo tempo nella città etrusca abitassero gruppi familiari, ma dai ritrovamenti tali insediamenti vengono datati sino alla metà del III sec. a. C..

armi galliche



La città venne poi abbandonata e fu rioccupata solo nel I sec. a. C. dai Romani, ma con un impianto agricolo, una fattoria, in prossimità del pianoro sacro di Misano.
 
Ad un primo periodo di invasione da parte delle tribù gallo-celte, con probabili azioni violente nei confronti delle popolazioni locali, Veneti, Liguri, Etruschi, seguì una fase di integrazione più o meno veloce e indolore con le stesse genti.

Un esempio di questa simbiosi si può constatare nel sito di Monte Bibele sopra Monterenzio a Sud-Est di Bologna.
Qui ad un insediamento indiscutibilmente etrusco, sia per l'esistenza di necropoli e la struttura del villaggio con strade che si incrociavano ad angolo retto, sia per l'esistenza di cisterne per la raccolta sia dell'acqua piovana che per l'acqua sorgiva rispettivamente per uso agricolo che per uso comunitario, e datato a partire dalla prima metà del VI sec. a.C., si sovrappone pacificamente, a quanto sembra, una comunità gallica.

La presenza gallica è documentata da oggetti provenienti soprattutto dai corredi funerari.
Infatti nella necropoli si ritrovano accanto alle tombe etrusche Tombe galliche, la stessa necropoli raccoglie tombe ad  incinerazione e tombe  ad inumazione. 

Sembra che in tale fase matrimoni tra appartenenti alle due etnie cementassero i rapporti e sviluppassero una convivenza pacifica. I ritrovamenti di oggetti etruschi, recanti nomi femminili, in tombe di guerrieri Galli sarebbero la prova di queste unioni.

Nella necropoli di Monte Bibele si distinguono comunque tre fasi, tre periodi storici:
- la prima con tombe ad inumazione e corredi esigui, senza armi, proprie dell'agro padano;
- la seconda con tombe ad inumazione o ad incinerazione, con ricchi corredi e  armi
- la terza con tombe miste e ben distinguibili quelle dei guerrieri con ricchi corredi di armi e quelle delle donne con monili.
tomba monte Bibele
Il villaggio di grande importanza archeologica, per quel periodo di passaggio dagli Etruschi, ai Galli e poi ai Romani, nel 200 a.C. fu totalmente distrutto da un incendio e mai più abitato. Tito Livio mette in relazione la fine di Monte Bibele come centro abitativo con l'avanzata romana alla conquista della Pianura Padana e alla costruzione della Flaminia Minor.  

Non esistono d’altra parte né testimonianze esplicite nelle fonti letterarie romane e greche, né ritrovamenti archeologici che possano giustificare l’ipotesi di uno scontro tra i due ceppi etnici etrusco e gallo per il possesso dei territori.

Con l’arrivo dei Galli si accentua una diversa organizzazione del territorio, con insediamenti più frammentari in pianura, legati alla produzione agricola, e insediamenti di altura con funzioni di presidio e di controllo del territorio e delle nuove vie di comunicazione.

Tito Livio (XXXIII, 37, 3-4), riferendosi alla Bologna gallica (indicata dai Galli con il nome Bona = città), continua a chiamarla Felsina e la qualifica ora come urbs, in ricordo del suo passato urbano etrusco, ora come oppidum, in conseguenza dello smantellamento della sua compagine urbana, con perdita di rilevanza sia nell’assetto topografico-urbanistico che in quello politico.

I Galli assimilano in parte la cultura etrusca e la esportano verso il Nord dell’Europa.
Venuti in Italia imparano la cultura del vino e del banchetto, con al centro il calderone per la cottura delle carni per gli ospiti, e la riportano nei paesi di provenienza. Il vino diventa elemento base nei riti dei Druidi e il calderone conserva importanza sacrificale.

La vita quotidiana nei villaggi  attorno ai centri urbani, costituiti da abitazioni semplici e di materiale deperibile, era caratterizzata dal lavoro agricolo e dall’allevamento principalmente di bovini e ovini. L’allevamento era favorito dalle fitte boscaglie che in quel periodo ammantavano sia la pianura che le alture circostanti.
Secondo molti storici sembra che proprio i Galli incentivassero l’allevamento dei suini e portassero in Italia i metodi di lavorazione e conservazione della carne di maiale. D'altra parte l’allevamento dei primi suini sembra abbia avuto origine già nei villaggi villanoviani, come testimoniano rinvenimenti di ossa di tali animali.

suoinide brado

 
Il maiale, che poi divenne simbolo del nostro territorio [5] , aveva un habitat favorevole, ampie foreste per il ricovero e per il pascolo. La foto qui sotto riportata riproduce la scultura sita nel cortile del Palazzo  Comunale di San Giorgio di Piano. 

scultura nel cortile del Comune



La lavorazione dei metalli è un altro elemento fondamentale dell’economia Gallica.
Bronzo, ferro venivano forgiati in armi e utensili per il lavoro; oro e argento costituivano l’elemento essenziale, insieme all’ambra, per la fabbricazione dei monili.

Gli etruschi importavano ceramica greca o lavoravano vasi e contenitori con fatture di derivazione greca, i Galli lavorano direttamente una ceramica forse più grezza, ma autentica per decori, figure e forme.
ceramiche e monili celto-galliche
La divisione in caste che ritroviamo nelle iconografie del popolo etrusco non è rintracciabile nei  Galli.

Questi si adattano, comunque, facilmente all’ambiente sociale etrusco e assimilano gli elementi a loro congeniali riportandoli, come abbiamo già rilevato, nel loro territorio d’origine.
Ritroviamo infatti nella Champagne manufatti simili a quelli del nostro territorio; nella Champagne viene impiantata in quei tempi la vigna, i monili racchiudono l’ambra che scende dal Baltico verso il Mediterraneo passando per le coste dell’Adriatico.


Allo stato attuale delle conoscenze non sono stati studiati approfonditamente altri abitati Gallici nella nostra zona, ci sono, comunque, testimonianze sparse di sepolcreti ad inumazione con presenza di armi come a Ceretolo, presso Casalecchio.

Appare evidente la crisi della civiltà urbana così come era configurata nell’epoca etrusca: ciò non deve far pensare ad un regresso economico, ma piuttosto può far pensare ad una civiltà non particolarmente creativa sul versante artistico e culturale, mentre il suo punto di forza è la tenace valorizzazione della situazione geografica e delle risorse provenienti dal territorio.
Se ad un primo impatto le popolazioni galliche sembrano rozze rispetto a quelle etrusche, non bisogna a nostro avviso lasciarsi forviare: diversa era il tenore di vita perchè diverse erano anche le prospettive e gli intendimenti. I Galli arrivano principalmente come invasori, si muovono su territori per loro nuovi, non è logico che portino al seguito oltre alle loro famiglie anche "le cose belle della famiglia". Infatti se ritroviamo nelle zone di primo insediamento celtico  e poi gallico, britannico, germanico, celtoiberico monili di fattura splendida e raffinata, armi ben fatte, ciò deve farci ulteriormente pensare. Se essi arrivarono in Italia rozzamente vestiti rispetto agli etruschi e ai romani, vestiti di pelli soprattutto e lane, dobbiamo considerare anche che provenivano da paesi  a temperatura inferiore e i pepli e le tuniche raffinate non erano certamente le migliori vesti per sopportare il freddo e fare lunghi viaggi a cavallo verso lontane zone.

A mio avviso c'è ancora molto da scoprire su queste genti- Gli archeologi inglesi ora ritrovano sulle rive britanniche residui di villaggi che danno molto da pensare, schemi di figure grandissime sulle colline, figure dell'età del bronzo, costruzioni nettamente legate al succedersi delle fasi lunari e dei solstizi, astronomia raffinata ed ancora  attuale.
Roma caput mundi... e gli altri mondi europei? 

L’influenza nella toponomastica e nel linguaggio

I Galli non ci hanno lasciato tracce di scritti. Un’ipotesi può essere quella dell’assimilazione da parte di questi popoli della scrittura delle genti precedenti, cioè etruschi, liguri, umbri…

Una influenza sensibile si ha però sui toponimi, infatti i suffissi in –ico, -aco, -igo, -ago, richiamano sicuramente la presenza dello strato linguistico gallico.

In Lombardia ritroviamo Senago, Bornago, Lissago, mentre in Romagna abbiamo Basiago in provincia di Ravenna e Rovigo nell’Oltrepo.
Un ulteriore influsso Gallico lo si può riscontrare, secondo alcuni studiosi, nel toponimo Mediolanum che troverebbe corrispondenza negli attuali Meillant, Mâlain, Meylan in Francia e il nome Bologna che si ritrova in Boulogne.
Inoltre la strana omonimia tra i due fiumi Reno, emiliano e tedesco.

Ulteriori contatti con la cultura Gallica si possono notare nelle parlate locali: solo queste recepiscono bene le nuove terminologie.
Il vivere comune con l’invasore costringe il popolo assoggettato ad usare i termini dell’invasore per poter meglio convivere.

Alcune parole particolari ci hanno fatto pensare:

Caldaréńna contrapposto a Calderon: ambedue i termini si riferiscono allo stesso oggetto, un grande contenitore, il più importante della casa, atto a cuocere il cibo giornaliero.

I Celti, i Galli, gli Etruschi usavano il calderon o calderone per cuocere la carne, essendo la carne il loro primo cibo. Quale fu il popolo che usò per primo il calderone?  Forse i primi celti che, nomadi, raggiunsero la pianura padana ed utilizzarono un g rande contenitore per le masserizie che si portavano appresso ed era utile anche per cuocere il cibo?

Sino a pochi decenni fa i focolari delle nostre campagne avevano sempre in funzione la caldaréńna, nella quale si cuocevano i cibi più importanti, quelli che sfamavano l’intera famiglia, minestra e carne.

La povertà delle nostre campagne negli ultimi secoli faceva sì che dentro alla caldaréńna cocessero fagioli o polenta a scapito della carne, cibo ricco in tutti i sensi, sia di proteine e vitamine, sia perché costoso e non alla portata dei lavoratori delle campagne.

Un termine che potrebbe considerarsi trait d’union tra le culture, quella etrusca, greca e quella celta è:

Calzaider = secchio per l’acqua, che sembra prendere parte della sua radice sia dal calderon celta che dal kálathos greco (= canestro).

Motta contrapposto al termine inglese Moat.
Nel nostro territorio é facile trovare il termine Motta ad individuare un terreno acquitrinoso o con canali.
Mot(t)a per indicare fanghiglia è tuttora usato e non si può dire che in periodo arcaico poi gallico in nostro territorio fosse molto arido. .
Attorno a San Giorgio di Piano e nello stesso comune è facile ritrovare il toponimo Motta: un fondo in frazione La Fortuna, la Motta di santa Maria in Duno (Motta=Duna), un sito denominato Motta lungo l'antico alveo del Reno arcaico oltre Maccaretolo.  Ultimamente da una rilevazione aerea sul territorio di Stiatico, frazione di San Giorgio, in confine con Casadio, frazione di Argelato è stata individuata una Motta. 
Esiste inoltre nel lombardo, nella alta e media Pianura Padana  anche il patronimico Motta.

In The Oxford Dictionary of English Etymology viene riportato il termine moat con una evidente radice uguale al termine italiano.
La traduzione, nel dizionario italiano-inglese, è “fossato, fosso che circonda una città, un castello”; come termine dialettale lo traduce con “laghetto”, facendolo risalire al medio evo.
Riporta inoltre mot o mote con identico significato oppure con il significato di “mucchio, argine”, quindi con utilizzo indifferente nel senso sia di “fosso”, che di “diga”.
Riporta ancora come antico francese il termine mote, motte, usato come “zolla, collinetta, mucchio, altura fortificata, castello”, donde il termine tedesco medievale mote e il latino medievale mot(t)a con gli stessi significati.

Il dizionario indica nell’alta Italia, nella Francia centrale e nella Spagna del nord il sopravvivere di tale termine, che si può quindi ben  ipotizzare di origine celtica.

In Italia il termine viene tuttora usato anche nel Veneto, vedi le Motte di Volpego vicine alla ritrovata recentemente isola sommersa di San Marco in Boccalama a Venezia [6] .

 

simbolo di derivazione celta

 

A conferma delle indicazioni inglesi-celte vi sono molti siti che hanno l’indicazione di motta in Inghilterra.
Ad esempio nel Suffolk, contea limitata ad est dal Mare del Nord e con importanti porti anche nell’antichità. Tale contea é per altro vicina all’Essex, dove i romani sbarcarono e si scontrarono con gli abitanti della valle del Colne, che avevano costruito una fortezza dedicata a Camulos dio celta della guerra, ed ivi costruirono la città che ora viene ricordata come la più antica in Britannia: Colchester.
In tale città i ritrovamenti celti e poi romani danno un ampio lavoro agli archeologi.

 Nel Suffolk sono rilevati ben 573 siti indicati come moated sites ( posti elevati rispetto alla circostante pianura e con fossato attorno come difesa) . Esiste un Moated Sites Research Group presso il Dipartimento di Extra-Mural Studies all’Università di Leeds che studia tali costruzioni, ora diventate zone abitative. 
Ciò dà un’idea notevole della parola moat che abbiamo preso in considerazione nelle zone di protostorica influenza celtica.


Lo scontro con la nascente potenza romana

Il popolo gallico non si accontenta di rimanere nei primi territori occupati agli inizi del IV secolo a. C. e lo vediamo impegnato in scorrerie verso l’Italia centrale fino a minacciare Roma.

Ad una prima occupazione di Chiusi e successivamente alla vittoria nei pressi del torrente Allia, affluente del Tevere, nel 390, i Galli entrano in Roma e la incendiano, ma vengono respinti verso il nord.
Negli anni successivi ci sono scontri con alterni risultati.

Nel III sec. a. C. si verifica una ulteriore massiccia emigrazione di popolazioni dalla Gallia Transalpina verso la Pianura Padana, Gallia Cisalpina, dove sono stanziati vari nuclei celti da lungo periodo.

L’intenzione di questi nuovi venuti è di acquisire territori per la coltivazione e per il loro insediamento stanziale. Le popolazioni già presenti nella zona non sono intenzionate ad accoglierli, ma propongono un’alleanza per guadagnare nuovi territori più a Sud, venendo così nuovamente a contatto con le zone controllate dai romani.

Le alleanze fra le varie etnie celtiche sono molto instabili, soggette a dissolversi molto facilmente così che appare evidente che la comune appartenenza etnica non determina una forte coesione e una solida alleanza di carattere politico interno.
Le ostilità fra le popolazioni Galliche e i Romani più che battaglie campali vere e proprie si devono vedere come estenuanti operazioni belliche a base di imboscate e guerriglie in zone che le fonti storiche (vedi Livio e Polibio) descrivono come boscose e paludose, adatte quindi a questo snervante tipo di lotta armata.

I romani si trovano così spesso in situazioni difficoltose, dovute al fatto che i Boii e i loro alleati conoscono tanto bene il terreno di battaglia da circondarli e attaccarli improvvisamente da più parti, tanto da sembrare più numerosi che in realtà.
Tentano coalizioni con altri popoli italici (Sanniti, Umbri ed Etruschi), fino allo scontro, nel 295 a. C., passato alla storia come la cosiddetta “battaglia delle nazioni” cioè la battaglia di Sentino nell’area tra Civitalba e Sassoferrato, delimitata dal corso del torrente Sentino con la rotta degli alleati i cui territori vengono in larga parte confiscati.

Tentativi di rivalsa negli anni successivi portano alla definitiva acquisizione delle terre galliche che diventano ager publicus populi Romani e la fondazione nel 283 a. C. della colonia romana di Sena Gallica (Senigallia) [7] alla foce del fiume Misa, anticamente detto Sena.

__________

[1]  Vedere in Cap. V  il paragrafo su L’Uomo Preistorico
[2]  Può essere che il famoso uomo venuto dal ghiaccio, nominato dagli archeologi Ötzi , che visse tra il 3350 e il 3100 a.C., quando i megaliti di Stonehenge in Inghilterra non erano ancora stati eretti e 600 anni prima che sorgessero le piramidi di Giza, in Egitto, rinvenuto nel 1991 in Val Senales, provenisse proprio dal centro Europa. Sinora gli studi fatti sulla mummia. sul cibo che è stato rinvenuto come componente del suo corpo, su alcuni legni lavorati trovati vicino, localizzano la sua provenienza dal Sud delle attuali Alpi,  ma nulla ci vieta di pensare che fosse invece un celto che, nomade,  fosse arrivato al Sud delle Alpi e si spostasse alla ricerca di zone migliori per la sua piccola tribù. 
In Europa stava iniziando l´età del rame e il continente era ancora scarsamente popolato: una distesa di boschi e paludi, dove i pochi insediamenti umani somigliavano a minuscole isole collegate da sentieri.
L´uomo di allora viveva soprattutto di agricoltura e di pastorizia, in villaggi di non più di 30-60 persone. Dagli studi sulla mummia ritrovata sotto al ghiaccio, in zona alta ai confini tra l’Italia e l’Austria, nel Sud Tirolo, si è potuto rilevare una età di circa 46 anni, età molto avvanzata per quei tempi.  Inoltre il corredo sia di vestiti che di armi e utensili, che l’uomo portava e che sono stati conservati dal ghiaccio, risultano ben fatti e di valore per quei tempi, soprattutto per le possibilità di costruire con essi armi, di sopravvivere in zone avverse: Ötzi quindi  si era apprestato ad un lungo viaggio, forse era un guerriero (molte ferite sono sul suo corpo e sulla sua pelle tatuaggi che indicano l’uso di tale pratica a scopo curativo per lenire dolori articolari), forse un capo tribù.
[3]  Le origini celtiche delle isole britanniche sono tuttora messe in discussione dagli archeologi e dagli antropologi:
-secondo alcuni la derivazione celtica non è discutibile e portano come valido sostegno gli usi e i linguaggi celti dell’Irlanda , galeico, del Galles, gallese, della Britannia, bretone, e  della Cornovaglia, cornovagliese aventi molte radici simili;
-secondo altri studiosi la mitologia celtica e la leggenda che la supporta è parto di pura fantasia di pochi secoli fa.
Rimane da dire che gli ultimi scavi in tutti questi territori hanno messo ora alla luce non più solo reperti Romani, Pitti, Iceni, Vichinghi, Sassoni,...   ma di altre popolazioni databili in periodi protostorici
[4]La cultura di Golasecca, che prende il nome dall’omonimo sito in provincia di Varese, si diffuse tra l’età del bronzo finale e la prima età del ferro in un’area compresa tra i fiumi Sesia e Adda. Crocevia tra la cultura celtica di Hallstatt (Austria), la zona di Campi di Urne nel Nord continentale, La Tène (Svizzera) presso Neuchâtel e gli Etruschi a Sud, era punto di contatto tra queste culture. Inizialmente  la zona di incidenza era concentrata ai piedi delle zone montuose, poi si estese a tutta l’area dei laghi alpini del Canton Ticino e quindi scese verso le valli della Lombardia. Non risultano ritrovamenti di abitazioni di origine celtica completamente costruiti in pietra, ma solo fondi di capanne e basi di fondamenta in sasso.
[5]Vedere nel cortile interno al Comune di San Giorgio di Piano, la statua bronzea raffigurante un maiale irsuto, selvaggio, più simile ad un cinghiale che all’attuale suino d’allevamento.
[6] Vedi Corriere della sera del 20/8/2001 pag 19.
[7] La colonia romana nelle forme più antiche era composta da trecento famiglie di cittadini romani, inviati da Roma a presidiare gli approdi marittimi (coloniae maritimae). Quando più si estesero sul territorio italico progressivamente conquistato, ci furono fondazioni più ampie che rimasero comunque sempre parte integrante dello Stato Romano. I coloni rimanevano cittadini romani dipendenti da Roma, ma con una relativa autonomia amministrativa interna
.



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