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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - A. Bonora, M. Franzoni: Periodo etrusco

Capitolo ottavo. 3 - Periodo etrusco

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 10/08/2007 @ 10:21:21, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 8008 volte)


La civiltà etrusca ha costituito la prima grande, organizzata civiltà italiana.  Dal passato ha evoluto il tipo di vita preesistente e poi dalla Grecia ha imitato leggi, arti, riti e infine è stata origine, si può dire, della civiltà romana.

insedamento etrusco

Il popolo etrusco si evidenziò in Italia centro settentrionale nel I millennio a.C..

Gli etruschi si possono distinguere dai popoli predecessori, per la ricchezza e lo stile orientaleggiante delle loro tombe e un alto grado di civiltà.

Le loro città estese e ben disposte si svilupparono dall’attuale Toscana sino alla Campania a sud e, a nord, sino alla Pianura Padana, dove furono fondate nel VI sec.a.C. Felsina (Bologna), capoluogo e Marzabotto, subito dopo, Melpum (Melzo - Milano) e Spina. 

Sino al secolo XIX  le informazioni sul popolo etrusco ci venivano dalle necropoli, ma il ritrovamento di Misa  a Marzabotto ha permesso di studiare un insediamento abitativo etrusco padano.

In Emilia, oltre al capoluogo, Felsina, e a città importanti come Spina e Marzabotto, si formarono centri minori come San Polo d'Enza e Monterenzio, nei pressi di Bologna.

Nella pianura e verso il mare  gli Etruschi abitarono in fattorie distribuite nel territorio per organizzare la produzione agricola.

Essendo i fiumi fondamentali vie di comunicazione, gli insediamenti agricoli erano ad essi vicini e  ne sono una conferma i numerosi ritrovamenti archeologici lungo le vie fluviali, comunque posti quando era possibile in zone alte, facili da diffendere e riparate dalle eventuali esondazioni dei fiumi

Gli etruschi si sono insediati lungo la penisola nelle zone di migliore possibilità di sussistenza, evidenziate in carta con colore terra.


Le origini


I villanoviani non ci hanno lasciato documentazioni scritte sufficienti ad individuarne una storia e quindi le ipotesi che si possono fare sulla loro provenienza o sulla loro evoluzione sono molteplici e tutte da verificare.

Ci siamo già domandati se possiamo parlare di villanoviani come protoetruschi e non lo abbiamo escluso del tutto, anzi…

Le incertezze, che si notano nelle età precedenti, a definire i luoghi di presenza di determinati popoli e delle loro culture, decadono quando nel nostro territorio si delineano chiaramente le caratteristiche peculiari della civiltà etrusca.

Il tarlo archeologico della provenienza orientale degli etruschi o della loro trasformazione da popoli nordici, insediati precedentemente, viene lasciato agli esperti etruscologi.

Comunque secondo lo studioso Massimo Pallottino la civiltà etrusca è un fatto italiano, il problema della sua derivazione non rappresenta un fatto determinante per comprenderne la sua intima essenza. Le sue asserzioni hanno avuto importanza notevole nel derimere la questione dell’origine e ha posto un punto fermo alle varie teorie.

Alcuni studiosi ritengono che non si possa parlare di insediamenti di origine nord europea nella nostra zona, ci si dovrebbe fermare al Garda, in Lombardia: la valle Padana inferiore non sarebbe stata interessata da migrazioni nordiche.

Secondo altri le migrazioni dal Nord sono state invece determinanti per lo sviluppo delle civiltà successive.

La teoria orientalizzante, che ebbe molta risonanza nel passato, fa risalire la formazione della civiltà etrusca all’apporto di genti provenienti dall’Asia e dall’Egeo.

Qualche cosa si potrebbe dire per rispondere alla curiosità del lettore sulla formazione del nome “etrusco”:

- la derivazione da rasenna o rasna, secondo Dionigi d’Alicarnasso, nome di una popolazione autoctona preesistente alle altre stirpi italiche o,

- secondo la tesi settentrionale, di provenienza nordica,

- la tesi della derivazione orientale degli etruschi, fa dire a Erodoto che gli abitanti della Lidia, regno in via di decadenza dell’Asia Minore, si spostarono verso l’Italia ed acquisirono un nuovo nome, da Lidi a Tirreni, dal nome del figlio del re che li aveva guidati.
La somiglianza del nome Tirreni (Tyrrhenoi) con il nome della città lidia Tyrrha ha contribuito a coltivare questa ipotesi.

Ma queste non sono le sole ipotesi che possono essere fatte, spesso il respirare l' aria antica di un luogo dove si è sviluppata una certa civiltà ed essere nati in quegli stessi posti può permettere di osservare e vedere particolarità che uno storico o un archeologo non sempre riescono a cogliere.

Vedremo in Appendice  l'evolversi di una attuale ricerca nei territori a noi vicini e alle scoperte che ne sono scaturite. Comunque ora parliamo in generale dell'uomo Etrusco.


La società etrusca.

buccheroLa civiltà etrusca é la prima, grande, potente e fiorente civiltà italiana ha un ricco bagaglio culturale e tecnologico, è bene organizzata e strutturata nella sua vita politica e sociale.
Ma, a differenza della civiltà romana, che fin dal VI secolo, attraverso la costituzione del censo aveva superato la dualità primitiva tra plebei e patrizi, purtroppo la società etrusca si presenta perennemente e rigidamente divisa  nelle due classi dei servi e dei padroni.

Di questa divisone in classi  di servi e di padroni nell'Etruria molti aspetti ci sono noti perché le tracce archeologiche ci rivelano molti dettagli. Le testimonianze negli arredi funerari  si riferiscono sempre a persone agiate, di un certo livello sociale, non certo a persone umili.

Al sommo della gerarchia della società ci sono i re, che fino dalle origini ci appaiono alla testa della potenza etrusca.
Non c'era un solo re, “Lucumone”, ma tanti quanti erano le grandi città etrusche che facevano parte della "confederazione" dell'Etruria[12], unite saldamente da vincoli religiosi, ma non da un vincolo politico da far pensare ad uno stato unitario e compatto.
I re non erano dei monarchi, ma figure simili a tiranni che operavano nel loro piccolo regno supportati da una piccola classe oligarchica.

Accanto ai re, sono i condottieri, le gerarchie propriamente militari; la loro esistenza storica é legata in ogni caso a quella della loro famiglia. Solo i discendenti di famiglie importanti, nobili, potevano essere condottieri.
Questa classe a volte divenne potente fino al punto da mettere in pericolo addirittura la stessa autorità del re.

Un'altra categoria della società civile molto potente e molto gelosa delle proprie prerogative e privilegi, é quella dei magistrati. Essi costituiscono una specie di Senato: è la sola assemblea politica dello Stato e tra essi scelgono un "principe" che, eletto una volta ogni anno, può sostituire in certi casi il re.
I magistrati hanno una  "carriera" molto  complicata e difficile, documentata da epigrafi tradotte, e che ritroveremo simile a quella che si avrà poi in epoca bizantina.

Oltre queste cariche, sono le cariche sacerdotali e amministrative di particolare risalto, in quanto sembra che i sacerdoti avessero una diretta partecipazione al governo. Questa particolarità ci rimanda alla casta druidica  dei celti nomadi.

elmo crestato

La religione

La concezione religiosa etrusca era basata sulla interdipendenza tra natura e divinità.

La divinità colloquia con l’uomo tramite la natura, e l’uomo per adeguarsi al volere della divinità deve interpretare i segnali che riceve dalla natura.

Inizialmente si può fare un parallelo con la religione dei celti nomadi, solo che i protoetruschi identificavano le divinità proprio con elementi della natura, mentre gli etruschi cercarono di identificare in figure antropomorfe le loro divinità.

Due erano gli intermediari tra l'uomo, la natura e gli dei: Tagete, fanciullo con la saggezza di un vecchio e la ninfa Vegoia. Essi erano preposti ad insegnare all’uomo la verità e come riconoscere la volontà divina, cioè l’arte divinatoria.[13]

L’influenza di altre popolazioni con le quali erano in contatto a fini economici e sociali, soprattutto quelle del bacino del Mediterraneo e in particolare quella fenicia e  greca, portò alla indicazione di dei  etruschi. 
Ciò può essere temporalmente localizzato attorno al VII e VI sec. a.C..

Di questo periodo è facile riscontrare similitudini tra vari  gruppi di divinità.

La maggiore città Cervetri (Cere per i romani) della costa tirrenica conserva nei suoi musei e nelle sue necropoli figure, bronzetti, dipinti che permettono una prima, se non completa, ricostruzione della religione etrusca e degli dei più importanti.

In particolare  Pyrgi, porto della città di Cere, era considerato famoso per la sua area sacra, per i suoi templi, i frontoni che li ornavano. Particolare importanza è stato il ritrovamento a Pyrgi di tre lamine d'oro con inciso un testo in etrusco e la traduzione del sunto in fenicio.
In tale testo  si legge la dedica del tempio più antico alla dea Uni-Astarte, Astarte dea cartaginese. Questa dedica testimonia il forte legame tra l'Etruria e Cartagine nel V sec. a. C..

Cerchiamo ora di indicare le più evidenti connessioni tra le tre principali culture e religioni:

divinità etrusche

divinità greche

divinità romane

proprietà e poteri

TINIA Zeus Giove Dio supremo, dotato di tre saette, ma non così imponente come Zeus, e con potere distruttivo
UNI-Astarte Hera Giunone Sposa di Tinia, proteggeva tutti gli aspetti della vita femminile
TURAN Afrodite Venere Dea della bellezza, una delle divinità etrusche più importanti
MENERVA Athena Minerva Una delle divinità femminili principali, dedita all’educazione dei principi
TURMS Hermes Mercurio Dio del commercio, messaggero degli dei
FUFLUNS Dionisio Bacco Dio con gli sessi attributi greci, protettore delle viti
APLU Apollon Apollo Divinità con proprietà profetiche e divinatorie, rappresentato spesso con lira ed alloro
NETHUNS Poseidon Nettuno Dio delle acque
CULSANS o CULSU . Janus -Giano da janua=porta. Dio che custodiva le porte, che hanno due lati come il dio ha due volti
CALU o MANTUS Ades Plutone Dio della morte, il cui simbolo era il lupo, dio molto importante per un popolo legato al significato della morte
HERCLE Herakles Ercole Eroe in Grecia, diventa una divinità per gli etruschi e I romani
LARAN Ares Marte Dio della guerra

Altri dei, demoni, sono riportati dagli scavi e dalla lettura delle epigrafi e non tutti riconducibili a precedenti legami con altri popoli. I nomi  di tali  divinità  incise in varie parti delle città etrusche, li troviamo anche su specchi di bronzo, riposti tra le suppellettili delle tombe, graffiti su steli, all’interno di tombecome statuette, sulle decorazione e i dipinti. Aplu
Tinia
Diverse statuette in bronzo infatti sono state reperite nelle zone di culto.
La stessa forma, lo stesso atteggiamento hanno fatto capire agli studiosi di aver finalmente trovato i segnali della religione.

Ma  popoli esterni avevano influito sulla religione originaria modificandola, adattandola nel passare del tempo ad un modo diverso di vita. 

Rimane comunque ferma la venerazione dei morti, documentata dalle varie necropoli nelle città sia grandi che piccole, e di indizi che fanno supporre che l’Etrusco credesse o sperasse in una vita ultraterrena.


La politica

A livello politico, cioè di "Nazione Etrusca",  le varie città si riunivano periodicamente nella Confederazione, costituita da 12 città, dodecapoli (dodici per l'Etrusco era un numero sacro, 12 i mesi dell'anno, due volte dodici le parti che formavano il tempo tra un  giorno e l'altro).
In tali riunioni veniva eletto uno zilath (governante) supremo a presiedere. Il nome é confermato nelle epigrafi nella denominazione di zilath mechl rasnas, cioè "zilath del popolo etrusco".

Al di sotto di queste categorie sopra accennate, non vi erano che servi: nei palazzi delle città, nelle fattorie delle campagne, nelle miniere e nelle officine, viveva una grande, anzi la massima parte della popolazione etrusca.
Aveva anch'essa una sorta di gerarchia o almeno di distinzione:
- i "domestici", che vivevano numerosissimi presso le dimore dei ricchi svolgendo tutte le attività utili alla conduzione della casa e con essi liberti, clienti ed etere;
- i "servi di campagna", che erano impiegati nell'agricoltura, addetti alla fatica dall'alba fino al tramonto.

Su questi strati inferiori della popolazione le notizie sono molto rare e incerte,  sono fornite dalle iscrizioni funerarie e in maggiore quantità dagli affreschi delle tombe, che mostrano i servi di città nell'atto di servire a tavola, o accanto al padrone a soddisfare le sue richieste, o alcuni contadini impegnati nel lavoro dei campi.

Ben poco si sa di questa vasta parte della popolazione etrusca: la vita sociale degli Etruschi era nettamente chiusa, bloccata, secondo uno schema di casta, che non permetteva alcuna possibilità alle classi inferiori di accedere a quelle superiori. Del resto la potenza, la dignità, la grandezza di un Etrusco era data soprattutto dal numero dei domestici, degli schiavi, dei liberti, clienti e di etere di cui riusciva a circondarsi.


La vita familiare e la donna.

spilloneLa famiglia etrusca, costituita dal padre e dalla madre che convivono con i figli ed i nipoti, e si distingue dalla famiglia greca e dalla successiva romana.
Di famiglie, i cui componenti erano legati tra loro da stretti vincoli molto sentiti e vissuti intensamente, ce ne danno esempio le tombe, che presentano le immagini del marito e della moglie sdraiati l'uno accanto all'altra, adagiati sul letto funebre, in atteggiamento dignitoso e affettuoso.
Nelle tombe compare in evidenza sempre accanto al nome il prenome del padre e della madre di entrambi i coniugi:
"Vel Titio Petronio, figlio di Vel e di Amelia Spurinna riposa qui con la moglie Veila Clantia figlia di Arrus".

La donna etrusca ha un posto di notevole risalto  nella società: nelle iscrizioni é possibile notare il nome delle donne preceduto dal prenome, che assicurava loro una personalità all'interno della famiglia[14]. Durante i banchetti la donna è straiata sul triclinio accanto all'uomo, beve vino, assiste alle feste e ai giochi, cose non permesse nella civiltà greca e nella successiva romana. Ciò porta ad una forte critica da parte di altri popoli e la donna etrusca è accusata di immoralità, si tessono storie "fantastiche" sul suo comportamento.

Scrittori antichi parlarono di degenerazioni all'interno della popolazione etrusca, ma molto probabilmente tali scritti derivavano soltanto da invidia per un popolo capace di godere la vita, di accettare la morte e colto. collana etrusca in oro

Queste usanze offrono una indicazione della particolare posizione della donna nella famiglia e nella società etrusca.

La donna etrusca al contrario di quella romana e greca è una donna emancipata e rispettata, non la serva della casa.

Le donne etrusche non godono soltanto di libertà, ma all'interno della società civile adempiono anche una funzione preponderante, si parla addirittura di matriarcato delle donne etrusche.

La donna è artista, colta, curiosa delle preziosità dell'ellenismo e promuove la civiltà e la cultura del proprio paese.



L’economia etrusca.


L'Etruria era una regione fertilissima, sempre celebrata come "Etruria felix"; una terra opulenta, ricca e generosa, coltivata con amore e tenacia.

Plinio, che ce la descrive, comunque fa riferimento a quella parte dell'Etruria che si estendeva alle valli tra il Tevere e l'Arno e in posizioni elevate. 
Molto diversa era la situazione sulla costa: le paludi della Maremma e la malaria affliggevano il popolo. 

Sino al momento del  completo potere etrusco sulla zona  il problema delle paludi e quello idrografico, distribuzione e regolamento delle acque, fu però controllato. Gli etruschi erano abili a ristrutturare il suolo al fine di coltivarlo almeglio. 

Ne abbiamo esempi dagli scavi di Spina e Adria, nella zona paludosa padana, che ci riportano opere di bonofica e Spina stessa che, dopo gli etruschi, perse ogni potere ed importanza

La campagna etrusca delimitata e curata produceva cereali a sufficienza da poterne addirittura esportare nei paesi vicini; il grano era la coltura di fondo, seguiva quella dei vini, molto migliori e curati di quelli che produssero sucessivamente i Romani. 

Fiorente era la coltura del lino e la sua tessitura; l'industria tessile sembra sia stata una delle maggiori attività economiche degli Etruschi, che ancora sotto l'impero d'Augusto teneva il primo posto per la confezione di tele; innanzitutto quelle delle vele.

Anche l'allevamento del bestiame aveva una grande importanza: non soltanto animali per il lavoro dei campi ma anche animali domestici per il consumo diretto, a questo va aggiunto quello della pesca e piscicoltura che si svolgeva non soltanto sui mari ma anche sui laghi di Bolsena, di Bracciano e di Vico, in cui gli Etruschi addirittura ambientarono molti tipi di pesce d'acqua salata che si abituarono così all'acqua dolce.

La risorsa mineraria può essere indicata come l'origine dell'Etruria, ancor oggi esistono notevoli tracce di quest'attività secolare di estrazioni minerarie a Populonia (Piombino) le cui miniere di ferro erano inesauribili.

Fu infatti l' industria metallurgica che influì sulla potenza economica degli Etruschi, che si evolse con l’appronto di una ampia flotta mercantile e lo sviluppo delle strade.


La vita sociale, le necropoli e le città.


Gli affreschi di molte tombe ci mostrano gli Etruschi intenti a bere e a mangiare in banchetti fastosi per cibo e vasellame e servi.

Ci mostrano Etruschi ricchi potenti, difficilmente possiamo vedere in tali affresci invece la diversa vita della maggioranza della popolazione.
calderone cerimoniale
Le tombe rivelano meglio il genio etrusco,
il modo di vivere, la ricchezza dei principi, il loro piacere nell'ascoltare la musica, nella danza, nell'adornarsi di gioielli spesso importati anche da altri paesi.


Le più belle tombe e colme di informazioni sulla civiltà etrusca sono i  tumuli sotterranei che possono presentare pareti affrescate con scene di vita quotidiana, scene mitologiche o di riti associati alla morte.

In esse si sono trovati, oltre a preziosi vasi attici, vasi di fine ceramica nera: i buccheri.

Inoltre capaci recipienti per l'acqua e per il vino, coppe per bere, ciotole con resti di cibo (soprattutto uova) e pregevoli bronzi.

Le necropoli, collocate in un'ampia area circostante la città antica, all'esterno del perimetro murario, furono in uso per lungo tempo nel periodo etrusco.

Abbiamo sostanzialmente attestazioni di tre tipi di tombe nelle città importanti: a camera, a pozzetto, a fossa.
Lungo la fascia ovest delle mura di cinta si possono notare sepolture del tipo a camera, ma scavate quando possibile nella roccia.

Lungo le strade carrozzabili che conducevano alle città etrusche, fuori delle cinte, è possibile notare anche  i resti di tombe a tumulo, costituite da un tamburo che circoscrive un rilievo emisferico, al centro del quale si apre una piccola camera sepolcrale o rituale.

Spesso tali strutture, realizzate con mattoni di argilla cruda, seccati al sole, con pavimento in argilla battuta ed il tetto probabilmente in strame e  vano ovale, al momento dello scavo, furono interpretati come residui di  case anche per gli oggetti in esse rinvenuti, riferibili al lavoro domestico: pesi da telaio, vasi da mensa e da dispensa, ecc.

Gli stessi edifici, recentemente, sono stati invece reinterpretati come luoghi di culto, in base a motivazioni architettoniche dovute al contrasto tra la spaziosità del recinto e l'esiguità della struttura coperta, spesso a due vani, collocata però al suo centro, inoltre la particolarità della loro ubicazione nel cuore della città.

"L'edificio a due vani" costituito da due stanze rettangolari, divise da un tramezzo, con muri perimetrali di pietre collegate fra loro con argilla e rivestite con questo stesso materiale; i resti di tegole e coppi, trovati sul pavimento, indicavano un tetto in laterizi.

In base ai reperti ritrovati, l'interpretazione non era del tutto errata, anche le tombe stesse, si è poi visto, avevano una conformazione simile alle abitazioni.

 

necropoli di Orvieto

 

La città etrusca, come del resto la polis greca, era una città-stato: aveva istituzioni autonome e controllava un territorio, di solito non esteso, che poteva essere abitato da popolazione sparsa, o più spesso, organizzata in villaggi subalterni alla città stessa.
I confini dei territori delle città etrusche non sono raramente reperibili.

E’ possibile però ricostruirli, osservando:
- i fattori geo-politici, la posizione delle città dello stesso periodo, la localizzazione dei possibili confini naturali cioè fiumi e spartiacque
- la distribuzione dei reperti archeologici e le eventuali epigrafi reperite
- i confini degli abitati di età più recente, che spesso ricalcano situazioni precedenti come confini di colonie e municipi romani, confini di diocesi medievali. 

In Etruria a partire dall’VIII sec. a.C. emergono progressivamente gruppi aristocratici che concentrano nelle loro mani il potere. 
Il principe etrusco non può avere una tomba qualunque, il suo corpo le sue suppellettili più importanti lo devono seguire nell’altra vita: si verifica un cambiamento nel rituale funerario, dall’uso preponderante dell’incinerazione dei primi periodi (villanoviani) si passa alla inumazione del corpo del defunto e quindi ad un cambiamento nella tipologia tombale. Il tipo di tomba a camera che si afferma nel VII sec. a.C. è destinato ad accogliere le deposizioni della maggior parte dei membri della stessa famiglia.

La dimensione del sepolcro e la ricchezza del corredo variano in relazione alla potenza della famiglia: la tomba diventa così espressione di ciò che in vita era il morto, di potere politico e supremazia economica deve rappresentare la casa civile in muratura della vita.

La tomba a camera si amplia: è  costituita da un corridoio di accesso (dròmos), un atrio a pianta quadrangolare, sulla cui parete di fondo si possono aprire una o più camere sepolcrali dotate di letti funebri, sui quali, entro sarcofagi, venivano poste le spoglie dei morti.

L’impianto si adatta alla conformazione geologica del terreno, quindi si hanno tombe scavate nella roccia, tombe costruite con pietre.

L’aspetto esterno della tomba a camera è costituito da un tumulo di terra leggermente conico delimitato spesso da una struttura muraria circolare con pietre a secco, destinate a contenere la terra del tumulo sovrastante, sul culmine veniva eretto un cippo a forma ovulare, inizialmente considerato un mero decoro, ma recenti studi hanno permesso di dare un significato a tali cippi.
In Appendice 1 vediamo infatti un sunto sugli studi fatti su tali cippi e l’ipotesi veramente interessante della loro presenza su tutte le tombe.

Nella civiltà etrusca si hanno altre tipologie di tombe al variare del tempo, dell’area geografica e del ceto sociale del defunto. La tomba a camera è solo un’espressione dell’architettura funeraria etrusca, forse la più monumentale, diretto riflesso di un’organizzazione gentilizia della società diversa.scultura funeraria


La casa etrusca che inizialmente veniva scoperta nell’osservazione di decorazioni all’interno delle tombe a camera, è stata ben ritrovata  nello scavo di palazzi e case negli ultimi tempi


La società guerriera e agricola, ugualitaria, espressione della società villanoviana, comincia a sfaldarsi e dal VII sec. a.C. in poi.


L’architettura della casa subisce un’evoluzione: alla semplice capanna si sostituisce una struttura più solida e complessa.

Le fondamenta delle case sono realizzate con blocchi di pietra oppure vengono ricavate direttamente nella roccia, quando è possibile.

Per la costruzione delle pareti sono impiegati mattoni crudi ottenuti da blocchi di argilla tagliati e lasciati asciugare al sole, intelaiatura di pali in legno e canna con copertura di argilla (opus craticium) oppure blocchi di pietra o tufo. Non esiste più la copertura di legno o di paglia, ma ora è costituita da embrici e coppi, probabilmente introdotti dalla Grecia o dalle sue colonie.

La planimetria della casa è per lo più a pianta rettangolare e può comprendere due o più ambienti, ovviamente in relazione al prestigio sociale del possessore.

Le abitazioni più prestigiose erano costituite da una serie di ambienti che si disponevano intorno ad un cortile centrale con bacino di raccolta per l’acqua piovana, che veniva lasciata colare dal tetto da un’apertura in corrispondenza del bacino sottostante.

I muri spesso erano decorati e sulla sommità dei tetti si usava, almeno nelle case delle famiglie più prestigiose, porre statue a figura umana maschile o a figura animale.

Le figure maschili con larghi cappelli erano l’indicazione dell’antenato come divinità protettiva nei confronti dell’edificio e degli abitanti.

Le statue a figura animale, normalmente sfingi, testimoniavano la coltura religiosa arcaica ancora radicata specialmente nelle città interne.
Lungo l’orlo del tetto erano poste inoltre diverse antefisse a figura di Gorgone di evidente derivazione greca

Molti affreschi delle tombe ci mostrano le attività ludiche degli Etruschi: giochi, come quello dei dadi, della palla.  
Ma ancora più importante nella vita degli Etruschi era la musica, che accompagnava ogni azione di una certa importanza sia nella città che nella campagna.
E insieme alla musica la danza

Nelle città nelle quali sono  visibili elementi della rete  stradale e dei quartieri, la planimetria della città ci fornisce l'impianto normalmente attuato: la città etrusca si sviluppa attorno al tempio, posto in zona più elevata, gli edifici si presentano secondo impianti stabiliti da norme sacre e rituali.

Tali norme vengono riprodotte nelle tombe, che ripropongono nella pianta, nelle decorazioni e  nelle suppellettili la casa etrusca. Quindi ancor prima che scavi importanti ci facessero vedere le città, le necropoli ci avevano già informato. 
Anche le più umili urne cinerarie avevano la forma di casa e disegni graffiti all'esterno.

ceramica orientaleggiante
L'artigianato, soprattutto nella lavorazione dei metalli nobili e della terracotta, si distingueva da città a città, in quanto si tramandavano gelosamente di generazione in generazione le tecniche di lavorazione e i graffiti identificativi. 

L'arte etrusca é chiaramente inserita nell'orbita di nel vasto movimento culturale importato dalla Grecia.

Sembra inoltre che dai greci abbiano appreso anche l’esigenza di esprimersi tramite la scrittura e che la loro lingua possa essere assimilata ad una forma arcaica del greco.


Presso gli etruschi poi l’insegnamento e l’apprendimento divennero un fatto distintivo sociale.

Per la letteratura, messa in dubbio da alcuni studiosi, sono giunti a noi alcune traduzioni in latino di manoscritti, ma soprattutto opere che trattavano dell’arte divinatoria, Libri Haruspicini, dell’osservazione della natura nei suoi aspetti più intensi come i fulmini, Libri Fulgiralis, e i Libri Rituales sulle norme attinenti il culto e le norme giuridiche.
Libri strettamente connessi alla religione naturalistica che molto probabilmente il popolo etrusco seguiva inizialmente

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[12]Ricordiamo alcune delle città più importanti : Volterra, Populonia, Chiusi, Perugia, Vetulonia, Tarquinia, Fiesole, Marzabotto, Norchia, Tuscania, Saturnia, Talamone, Arezzo, Cortona.
[13] Grazie ad un testo manoscritto noto con il nome di “Mummia di Zagabria”conservato nel museo di questa città, che rappresenta un calendario con indicati i giorni ed i mesi dell’anno nei quali compiere cerimonie, sacrifici, offerte alle diverse divinità, si è potuto far luce su molti interrogativi sorti nel vedere nelle tombe spesso raffigurate sempre le stesse iconi.
[14]Vedremo che la forma onomastica latina menzionava dopo il prenome gentilizio solamente il prenome del padre: Marcus Tullitus, Marci filii, mentre l'epigrafia etrusca, vi aggiungeva il nome della madre.



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