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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora, Mauro Franzoni: Protoetruschi o villanoviani?

Capitolo ottavo. 2 - Protoetruschi o villanoviani?

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 24/07/2007 @ 11:42:17, in Cap. 8 - Dalle origini ai Romani, linkato 4893 volte)


Parliamo ancora qui della civiltà villanoviana per introdurre la civiltà etrusca ed entrare veramente nella storia "scritta".

fibula a sangisuga rivestita in ambraAbbiamo già indicato come  IX sec. a. C. l'inizio della piena evoluzione della civiltà villanoviana i cui rinvenimenti, ad opera di G. Gozzadini nella seconda metà del 1800, consistono in una necropoli della civiltà del ferro.

Il rito funerario sempre ad incinerazione prevede la presenza di un vaso biconico d’argilla con incisioni geometriche. Si differenziano i corredi maschili da quelli femminili, per la presenza nei primi di rasoi e spilloni semplici e nei secondi di fibule lavorate, fusaiole per la filatura, orecchini e braccialetti decorati anche di ambra.

Parte di questi oggetti li abbiamo già presentati nel capitolo quinto, parlando dell'Uomo Preistorico.

La popolazione villanoviana è caratterizzata da un equilibrio sociale, nel quale l’agricoltura, l’allevamento, la metallurgia e la produzione di ceramiche hanno un peso notevole. A queste forme di attività si associano più avanti i lavori artigianali che assumono maggiore rilevanza.

Gli insediamenti diventano più importanti e numerosi i nuclei abitativi: capanne circolari in legno e paglia, con pavimenti lignei e tetto conico forato per lo sfogo dei fumi, si addensano sulla riva dei corsi d’acqua.
Ogni insediamento ha una propria area sepolcrale.

Attorno ai villaggi si nota una maggiore attenzione alla sistemazione idrica, con irreggimentazione delle acque e la costruzione di canali di scolo e irrigui, per migliorare lo sfruttamento del territorio dominato da paludi, foreste e fiumi dal corso a regime torrentizio.

La politica sociale e di sviluppo villanoviano sfocia in un aumento demografico che risulta più marcato tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII sec a. C..

Lo sviluppo dell’insediamento globale villanoviano copre un’area che raggiunge anche l’attuale Romagna con un centro di importanza notevole in Verucchio.

Verucchio, posizionata in zona strategica, controllava i traffici che scendevano dal Nord Europa, in particolare passava di lì la cosiddetta via dell’ambra, che dal Baltico andava al centro Europa, attraversava i valichi alpini e raggiungeva i mercati italiani del Mediterraneo.

Questo pregiato prodotto [8] fu oggetto sin dalla più remota antichità di grande considerazione per le sue proprietà di carattere magico-sacrale[9] e per il suo utilizzo per beni di lusso.

A differenza della nascente Felsina e del suo hinterland, Verucchio non ebbe una continuità in età etrusca. Verso la metà del VI secolo entrò nell’orbita delle civiltà che si erano formate nelle zone del Centro Italia.
Felsina, invece, trovava uno sbocco ai suoi traffici nel porto di Spina, nel delta del Po.

Si può ipotizzare che la via che collegava l’importante centro urbano di Felsina con il mare passasse dal nostro territorio?

L’origine terramaricola di Felsina con le due strade principali perpendicolari, che si perpetuarono in età romana e che troviamo attualmente, ci fa pensare che la via Galliera e la sua prosecuzione nella campagna o una via ad essa vicina siano state lo sfogo più naturale della città verso il mare.

Inoltre, in periodo villanoviano, il corso navigabile del fiume Reno era stato ipotizzato nel territorio di Santa Maria in Duno, fra Bentivoglio e San Giorgio di Piano, per sfociare poi nel Po. Ipotesi poi confermata anche da recenti scavi per edificazioni abitative.


Ricordiamo ancora una volta che vicinissimo al territorio preso in considerazione da questo studio, abbiamo un ritrovamento dell’epoca, di notevole rilevanza: la famosa stele funeraria in arenaria da Saletto di Bentivoglio databile alla metà del VII sec. a. C.. e ritrovata nel 1922 [10], che ancora  qui riproponiamo.Stele di Saletto 
La stele reca una incisione in altorilievo raffigurante un quadrupede alato con muso antropomorfo (una sfinge?), sottostante vi è l’albero della vita con due capridi rampanti. Le indicazioni che la stele ci porta ci fanno pensare ad una forte influenza orientale, confermando in parte le ipotesi di diversi studiosi.

Altre steli della stessa forma e della stessa epoca provengono dai sepolcreti di Bologna e dintorni.

Ci si domanda perché un reperto così importante, che fa pensare alla eventuale presenza di una necropoli e relativo insediamento abitativo, non abbia spinto gli archeologi ad un approfondimento e ad una ricerca specifica in loco. 

Quando in una zona vengono rinvenuti piccoli manufatti oppure monete si può accettare l'ipotesi del passaggio di individui e di perdita in loco  o  nascondiglio per tali oggetti e quindi escludere la possibilità di reperire un insediamento antico sulla basee di tali rinvenimenti. Ciò non può essere valido per la stele citata e le altre simili rinvenute nel bolognese.

La stele di Saletto è alta 72 cm., larga 25 cm., spessa 8 cm. e in arenaria, quindi di un peso valutabile in circa  35 Kg.[11] e non facilmente trasportabile.
In zona venivano incise tali steli? oppure come spesso ha asserito G.Susini bisogna scavare nella zona attorno, forse esiste una necropoli ed altre steli.
Il ritrovamento fortuito dei nostri "curiosi" nella zona di San Giorgio di Piano di resti di urne per riti funerari ad incinerazione e i successivi ritrovamenti di sepolcreti Etruschi e Galli ad inumazione fa venir voglia di ampliare le ipotesi e prendere un badile e... scavare... 

__________

[8] L’ambra è una resina fossile di origine vegetale, proveniente da una conifera dell’era Terziaria. Si estrae da accumuli di sostanze organiche sulle spiagge del Baltico, che ne è anche attualmente il maggior fornitore. Di colore variabile dal giallo tenue, pallido, al rosso bruno, può essere trasparente od opaca, ed include spesso frammenti di insetti, legno o minerali.
[9]L’ambra era considerata magica per la sua possibilità di caricarsi di elettricità statica per strofinamento. Veniva usata , polverizzata, per la preparazione di medicamenti utili a curare varie malattie quali la pazzia, il mal di stomaco e il mal di gola. Materiale duttile, veniva lavorato e inserito in opere di gioielleria molto raffinate: le fibule a sanguisuga, dove l’ambra è incorporata nell’oro, sono frequentemente ritrovate nelle tombe villanoviane ed etrusche più ricche. Era inoltre utilizzata come merce di scambio, assumendo così la caratteristica di moneta.
Si diceva in età romana che le gocce di ambra non erano altro che le lacrime versate dalle sorelle di Fetonte, figlio del Sole, morto per averne guidato il carro. Fetonte cadde secondo la leggenda nel fiume Eridano, l’attuale Po.
[10] Vedere La Pianura Bolognese nel Villanoviano. Insediamenti della prima Età del Ferro, a cura di M. Forte e P. Von Eles, Firenze 1994, pag 32, n. 82
[11] Il peso specifico dell'arenaria è valutato in 2,3 Kg per decimetro cubo.

 



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