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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Daniele Facchini: Capitolo sesto - Appendice 2:

Capitolo sesto - Appendice 2: Considerazioni sull’attuale aspetto dell’agricoltura

Di Daniele Facchini (del 10/02/2007 @ 18:57:31, in Cap. 6 - Cibo, linkato 3701 volte)

 
Un interessante confronto tra le coltivazioni attualmente poste in essere nel nostro territorio si può effettuare prendendo in considerazione la regione agraria a destra del Reno, regione entro la quale è compreso San Giorgio di Piano insieme ai comuni di Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castello d'Argile, Castel Maggiore, Galliera, Granarolo dell'Emilia, Malalbergo, Minerbio, Pieve di Cento, San Pietro in Casale.

Le tabelle sotto riportate forniscono le serie temporali per gli anni dal 1996 al 2005 e danno un’idea dello sviluppo delle coltivazioni negli ultimi tempi.
Per le coltivazioni industriali e cerealicole e le frutta i dati sono forniti in ettari coltivati, per le coltivazioni orticole invece sono in q.li prodotti complessivamente[1] . Le coltivazioni orticole non vengono attuate a pieno campo e quindi alcune colture non comparirebbero se si considerassero le aree coltivate.

I dati della pianura destra del Reno sono ufficiali sino al 2005.
Nelle serie storiche riportate i dati 2002 differiscono da quelli ufficiali perché vennero pubblicizzati i dati del censimento 2000. Per il 2006 abbiamo inseriti i dati strettamente attinenti a San Giorgio di Piano.


Per il 2006 alcune colture presenti in San Giorgio possono non essere menzionate, ma questo non significa che non vengano praticate. La spiegazione è che rappresentano superfici talmente esigue che non sono significative ai fini statistici.
Questo discorso potrebbe valere anche per le serie storiche iniziali, inoltre bisogna anche tener conto che rispetto alla regione agraria della pianura destra del fiume Reno, San Giorgio rappresenta come superficie solo il 6,45%.
Se si guarda infatti la coltivazione della patata e il rapporto tra la superficie coltivata sulla riva destra del Reno e l’incidenza di San Giorgio su tale area, si vede che il nostro territorio coltiva a patate solo 12.93 ettari su una media di area di circa 50 ha. Questo anche se ultimamente tale coltivazione è aumentata prendendo il posto di terreni coltivati precedentemente a barbabietola da zucchero.
A tale proposito è da mettere in risalto, nella riconversione delle colture, il problema della coltivazione della barbabietola da zucchero.

La barbabietola, nel nostro territorio, è ora la coltura più tassata dal punto di vista dei quantitativi raccolti.

Nell’UE è la Germania la maggiore produttrice con 800-900 q.li per ha., avendo ora un clima più favorevole.
In Italia la produzione era sino a poco tempo fa invece di 600 q.li nella pianura padana e 300 q.li al sud dove sia i terreni che il clima non erano favorevoli, con una raccolta media di 500 q.li per ha.. Per tanto l’UE ha indicato a Spagna, Francia, Portogallo e Italia un programma di diminuzione della produzione e di riconversione delle colture, ma solo l’Italia si è adeguata alle direttive diminuendo la superficie coltivata più del 50% .

Nella nostra pianura ciò ha portato alla chiusura degli stabilimenti saccariferi, la riconversione delle coltivazioni: si coltiva di nuovo più cereali, ma con degrado del terreno.
L’apporto in azoto della barbabietola è grandissimo e il ritorno ai cereali ha portato ad un disequilibrio nella rotazione.
Gli stabilimenti saccariferi chiusi sono per lo più destinati a produzioni di tipo del tutto diverso: sacchetti e contenitori biodegradabili nel ravennate ad es..
Solo la provincia di Bologna ha mantenuto in funzione uno zuccherificio, quello di S. Pietro in Casale.
La conversione della produzione ha inoltre ribaltata la filiera: minori trasporti ( i sacchetti pesano ed ingombrano meno delle barbabietole), minore il numero di operai occupati sul terreno e dentro agli stabilimenti.
Anche i lavoratori si sono dovuti riconvertire, ma si parla di un aumento della disoccupazione, 65.000 sono i posti persi nella pianura per la riconversione bieticola.
Le zone che hanno potuto mantenere la coltivazione bieticola, come la Lombardia, malgrado le marcite non siano più le stesse, non utilizzano i trasportatori delle nostre zone: se il trasporto supera i 50 km non è più conveniente.
Inoltre la mancanza d’acqua al momento della maturazione della barbabietola è un guaio, si cerca di convertire con produzioni seccagne. Si parla di coltivazioni per il 2007 di arachidi in Pianura padana, coltura di buona remunerazione che non richiede tanta acqua.

La soia, che venne iniziata 20 anni fa con l’aiuto comunitario e che fu accolta con diffidenza, ora rappresenta la seconda coltura industriale nella zona della pianura del Reno.

Il problema dell’acqua comunque rimane e sembra non abbia per il momento risoluzione. Sono comunque stati accantonati ed utilizzati fondi per costruire bacini per raccogliere l’acqua sovrabbondante in certi periodi per poi utilizzarla in periodi di siccità. Le condizioni meteorologiche attuali, che non è detto permangano, non sono certamente favorevoli, ma la riconversione delle coltivazioni è già un buon punto di partenza, ma non deve essere la sola.

Altro problema della pianura a destra del Reno è dovuto alla coltivazione del Pero.

 


Per l'anno 2006 la resa produttiva è di q.li 250 per ha., la produzione totale q.li 337.000.

La diminuzione che si verificherà per il 2007 è dovuta all’espianto di alberi nel 2006 a causa di una recrudescenza del " colpo di fuoco batterico causato dal batterio ERWINIA AMILOVORA e del deperimento del pero "fitoplasmosi" diffusa dalla PSILLA”.

Per quanto riguarda il colpo di fuoco batterico, bisogna dire che una volta accertato l'attacco, a seconda della intensità , si possono fare potature di risanamento e trattamenti preventivi a base di rame, ma con livelli alti di infestazione non esiste altra soluzione che quella di abbattere i peri colpiti e bruciarli.
Non hanno alcun effetto potature accentuate, anzi si corre il rischio di propagare la batteriosi ai peri ancora sani.
Altra avvertenza da prendere è sostituire e disinfestare, nel dubbio, le forbici usate per la potatura, sia quelle manuali che quelle pneumatiche.
Anche tutte le altre attrezzature (stivali, guanti, tute da lavoro impermeabili ) che vengono a contatto con le piante infette devono essere sottoposte a disinfestazione.

Nel caso si facciano reimpianti è obbligatorio usare piante certificate dal Servizio Fitosanitario Regionale.

Altro motivo di diminuzione delle superfici è la continua e crescente richiesta da parte del mercato di un prodotto di elevata qualità, buona pezzatura e possibilità di facile conservazione per raggiungere nuovi mercati.
Inoltre non esistono più interventi pubblici a sostegno dei prezzi (AIMA), i costi di produzione sono aumentati notevolmente e di conseguenza solo gli imprenditori più specializzati sono in grado di resistere alle difficoltà crescenti che i nuovi mercati impongono. Per quei frutticoltori che non riescono a mettersi al passo coi tempi non rimane che un unica soluzione, abbattere i pereti.

A tutte queste difficoltà dell’agricoltura se ne aggiunge una che si può dire pressoché insanabile: l'età media degli addetti all'agricoltura cresce inesorabilmente e sono pochi gli agricoltori che hanno successori intenzionati a proseguire la loro attività.
Questo stato di cose è in evoluzione, l'apice del problema sarà raggiunto tra 15 - 20 anni quando il boom demografico italiano, e di conseguenza provinciale, degli anni 60 sarà del tutto esaurito.
Stanno sorgendo alcune imprese di tipo biologico, ma non è detto che possano sanare il declino che è ora in funzione.

__________

(*) Daniele Facchini è Addetto Statistico in Agricoltura della Provincia di Bologna

[1]Gli ettari coltivati, anche se danno un buon raccolto, sono numericamente irrilevanti e quindi non facilmente evidenziabili e potrebbero essere considerati non significativi.



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