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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo 5 - Alcune note sui metodi di datazione dei reperti archeologici

Capitolo quinto - Appendice 1: Alcune note sui metodi di datazione dei reperti archeologici

Di Angela Bonora (del 05/11/2006 @ 14:13:52, in Cap. 5 - Uomo , linkato 4233 volte)


Abbiamo sinora parlato allegramente di date, ma come vengono datati i reperti del passato?

Le principali tecniche utilizzate per la datazione dei reperti in archeologia, archeobotanica, archeozoologia, geologia, sono tecniche proprie dell’Archeometria.
Esse si basano sul fatto che alcune sostanze, presenti in natura, si trasformano nel tempo, chimicamente e fisicamente, secondo regole ben precise e con velocità costante, così che rappresentano un vero e proprio orologio per datare altri vari elementi esistenti in natura.
I loro mutamenti possono quindi essere misurati per stabilire datazioni assolute.

In presenza di un reperto archeologico, geologico, si ricercano tali sostanze e se ne individua la trasformazione avvenuta nel tempo e in base a tale trasformazione si può fare un’ipotesi sulla origine temporale del reperto.
Ovviamente non tutti gli elementi da datarsi possono essere datati utilizzando gli stessi elementi e le stesse tecniche.

I metodi di datazione possono dividersi in due grandi gruppi: quelli che sfruttano il decadimento radioattivo naturale e altri basati su proprietà naturali.

Capostipite del primo gruppo è il radiocarbonio che è il più importante metodo di datazione per gli ultimi cinquantamila anni.

Attorno al 1940 il chimico W.F.Libby studiando le proprietà di un isotopo radioattivo del carbonio, il C14, da poco scoperto in natura e di altri isotopi, prodotti dal bombardamento dei raggi cosmici, scoprì che essi si combinavano con l’ossigeno e formavano anidride carbonica.
L’anidride carbonica viene assorbita dalle piante che nel processo di fotosintesi clorofilliana liberano l’ossigeno e trattengono il carbonio nei loro tessuti. Tale carbonio entra nella catena alimentare degli esseri viventi erbivori e carnivori, che tra l’altro l’assumono anche tramite la respirazione.

Quindi tutti gli organismi viventi contengono una certa quantità, molto piccola, di C14, che si mantiene costante per tutto il ciclo vitale.
Al momento della morte dell’individuo tale quantità inizia a diminuire gradualmente, non essendovi più lo scambio ossigeno-anidride carbonica-ossigeno.
Il C14 si disintegra e non viene più sostituito.

Libby riuscì a calcolare il numero di anni necessario perché una qualsiasi quantità di C14 si riduca della metà nell’organismo di un essere e stabilì in circa 5.568 anni tale periodo, oggi nuove ricerche stabiliscono tale periodo in 5.700 anni circa.

Utilissimo tale metodo per le ricerche archeologiche ha però dei limiti: si può applicare solo a materiale di origine organica e non permette la datazione di buona parte di reperti preistorici.

Ricerche successive hanno permesso di scoprire tecniche che permettono le stesse datazioni ottenute dal radiocarbonio, ma anche più antiche e su materiali non organici. Per i periodi più remoti della storia dell’uomo i reperti possono essere datati ricorrendo alla trasformazione degli isotopi radioattivi potassio-argo, uranio-torio-piombo, rubidio-stronzio.
Con tecniche che utilizzano l’esposizione dei reperti alle radiazioni, come le tracce di fissione, la luminescenza, termoluminescenza, la risonanza elettronica si datano minerali, vetri naturali, conchiglie.

Il secondo gruppo di metodi di datazione raccoglie invece metodi eterogenei, quali la dendrocronologia, che data l’età degli alberi, la tecnica dell’idratazione dell’ossidiana per i vetri, la racemizzazione degli amminoacidi per i carbonati di origine biologica, il metodo archeomagnetico per i minerali.

Riportiamo qui di seguito, nelle tabelle, una sintesi dei metodi utilizzati per la datazione di vari materiali.
La prima colonna indica gli elementi o tecniche utili alla datazione, la seconda gli elementi da datarsi e la terza i periodi temporali che possono essere individuati con le tecniche indicate.

Tecniche basate sugli isotopi

uranio-torio-piombo minerali 1 milione-4,5 miliardi anni
rubidio-stronzio minerali 60 milioni-4,5 mil.di anni
potassio-argo minerali 10.000-3 miliardi anni
disequilibrio della famiglia dell’uranio

minerali, conchiglie,
ossa, denti, corallo

0 – 400.000 anni
carbonio 14 minerali, legno, ossa ,conchiglie,
denti, acqua
0 – 400.000 anni

Tecniche basate sull'esposizione a radiazioni

tracce di fissione minerali, vetro naturale 500.000-1 miliardo anni
termoluminescenza minerali, vetro naturale 0-500.000 anni
luminescenza a stimolazione ottica minerali 0-500.000 anni
risonanza elettronica minerali, conchiglie, smalto dei denti, corallo 1.000-1 milione anni

Altre tecniche

scala delle inversioni magnetiche minerali 780.000- 200 milioni anni
recemizzazione degli amminoacidi carbonati di origine biologica 500- 300.000 anni
idratazione dell’ossidiana vetro naturale 500- 200.000 anni
dendrocronologia anelli degli alberi 0- 12.000 anni
lichenometria licheni 100- 9.000 anni

 

Negli ultimi anni il metodo scientifico adottato in campo archeologico si è evoluto enormemente, ciò anche per le possibilità informatiche a disposizione per raccogliere, catalogare, gestire,  a seconda degli scopi di studio, i dati raccolti ed extrapolabili.

E’ stato creato il sistema informatico C.A.R.T., banca dati costituita da una base  organizzata secondo una gerarchia di schede su 5 livelli,  rappresentanti  gli approfondimenti progressivi delle conoscenze sull'evidenza archeologica e le informazioni non solo archeologiche, ma anche geologiche, geomorfologiche, pedologiche, toponomastiche, bibliografiche, accompagnate da immagini di ogni tipo (foto di scavo, dei materiali, foto aeree e piante dei siti indagati).
Tale banca dati rende possibile l’elaborazione di una serie di carte tematiche diversificate a seconda degli obiettivi d’indagine e dell’utenza interessata.  C.A.R.T. permette di interagire sia  nel campo della programmazione territoriale che nell’ambito della ricerca scientifica. Il grafico sottostante identifica i 5 livelli  di azione successiva del sistema

 

 

 

 

Dal punto di vista tecnologico, il software di C.A.R.T.,Odysseus, elabora tipologie eterogenee di dati (testuali, numerici, iconografici, thesauri) e genera un database in grado di comunicare con una cartografia digitalizzata in linguaggio HTML così da renderne possibile la consultazione attraverso la rete., permettendo l’utilizzo, con una modesta apparecchiatura hardware,  di uno strumento perfettamente alla portata della Soprintendenza e degli uffici tecnici ed archivi degli enti locali a qualunque livello, biblioteche, musei, cataloghi, audiovisivi, mostre virtuali sia a livello locale ( Emilia-Romagna) che a livello Europeo ed Internazzionale.

 

La finalità ultima che il progetto persegue è quella di giungere all’elaborazione di una carta interpretativa e previsionale del rischio archeologico, una carta quindi intesa non solo come specchio dell'esistente, ma come strumento di vera e propria tutela "preventiva", che permetta cioè, da un lato, alle Soprintendenze di non dover intervenire sempre e solo in situazioni di emergenza e, dall’altro, alle amministrazioni comunali e più in generale a quanti operano sul territorio, di programmare gli interventi, avendo a disposizione una mappa dei rischi possibili aggiornata e istituzionalmente "garantita".”

 da http://www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/istituto/04attivita/13progetti/prog/cart.htm

 



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