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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo quarto - La fauna e l'uomo

Capitolo quarto. 3 - La fauna e l'uomo

Di Angela Bonora (del 28/10/2006 @ 12:08:47, in Cap. 4 - Fauna, linkato 6690 volte)



L’avvento di periodi caldi nel Quaternario vedono l’immigrazione in senso contrario della fauna, fossili di organismi tipici di ambienti tropicali e mari caldi si ritrovano nelle regioni settentrionali della Terra; la fauna terreste in tali periodi, al Nord, è costituita da Hippopotamus anphibius

 

ippopotami (Hippopotamus amphibius),

rinoceronti (Rhinoceros meridionalis) ed

elefanti (Elephans antiquus),

 


mentre le acque si popolano di molluschi quali Strombus bubonius e Mytilus senegalensis, che arrivavano direttamente dalle coste orientali dell'Africa.
elefante


L'altro avvenimento che caratterizza il Quaternario è la comparsa della specie Homo sapiens tra le specie animali.

L'Uomo è riuscito a sopravvivere ai numerosi eventi glaciali grazie alla sua capacità di adattamento e alle sue invenzioni.



homo sapiens

Circa 10.000 anni fa il definitivo ritiro dei ghiacci, preparò l'ambiente e il territorio all'insediamento dell'uomo e alla sua colonizzazione.

Lo strato che ora caratterizza il nostro territorio non deve quindi stupirci se, a varie profondità, mostra piante, alghe fossili e di conseguenza pesci, uccelli, mammiferi a vari stadi di fossilizzazione e che fanno sconcertare per la loro diversità.

Le trasformazioni, che in milioni e milioni di anni si sono succedute, non ultima la evoluzione della specie che coinvolgerà successivamente anche l’Homo, hanno permesso tutto ciò.

Come per la vegetazione i geologi e poi gli archeobotanici hanno letto il terreno per raccontarci la storia passata, anche per la fauna geologi e archeozoologi interpretano
ora i reperti ottenuti dai vari strati del terreno per dirci quali animali abitavano la valle.

Non esistono ricerche mirate solo per il territorio sangiorgese, ma per territori ad esso vicini studi ne sono stati fatti e, poiché gli animali si muovono per cercare cibo, per cercare simili con cui accoppiarsi per generare altri individui, non è inopportuno usare tali studi anche per i territori vicini non ancora esplorati.

Cercare di evidenziare la fauna che passeggiava dalle parti di San Giorgio di Piano non è cosa facile; la preistoria, la mancanza di storia, non è di nessuno aiuto e i reperti geologici e archeozoologici non sempre sono facilmente leggibili.
Rimane anche da dire che gli studi spesso sono settoriali: viene studiata una certa area, perché in essa è stato rinvenuta ad esempio una mandibola di un animale antico e non si scava 200 metri più in là dove probabilmente c’è un cimitero di quegli stessi animali e di altri ancora.

Un aiuto molto grande viene dallo studio dell’evoluzione della fauna e, partendo da quella attuale, stanziale nei nostri terreni e viaggiando all’indietro, è possibile ipotizzare quali animali abbiano abitato il territorio, al di là di quelli che lo hanno attraversato in spostamenti di lungo periodo dovuti alle modificazioni climatiche.

Volendo fare una battuta. Di una cosa siamo certi: a San Giorgio di Piano esistono reperti di Ammoniti…guardate al marmo che ricopre il pavimento del Palazzo Comunale e ne vedrete tante…tutte quelle spirali che si intravedono sul marmo rosato sono sezioni di ammoniti fossili…ma cave di marmo a San Giorgio non ve ne sono, quel marmo forse viene dalla Toscana o dal Veneto.

Comunque nelle foreste che coprivano la pianura vivevano, abbiamo già detto, diversi tipi di animali selvatici e furono insieme alle radici spontanee il primo cibo dell’uomo.
Dagli scavi sono stati recuperati ossa di vario tipo e non è un’ipotesi azzardata che qui vivessero le forme primigenie degli animali che poi l’uomo cominciò ad allevare nel territorio, le forme primigenie che l’uomo ancora qui caccia per “sport”.

Nelle ricerche di archeozoologia nella Pianura Padana bos primigeniussono state rinvenute ossa di Uro, il Bos primigenius o Boj, databili al Neolitico antico, rari nel Neolitico medio e dal Neolitico recente probabilmente non è più stato oggetto di caccia.
E' probabile che alcuni gruppi possano essere sopravvissuti in zone isolate, e che si spostassero lungo il grande fiume per pascolare, e siano stati catturati dall’uomo ed allevati contribuendo quindi alla loro selezione e trasformazione.

Dalla prima fase del Bronzo medio (XVI sec. a. C.) sino al Bronzo recente (XII sec. a. C.), una grandissima parte dei reperti di animali ottenuti in scavi della pianura padana nord (Ferrara) si riferiscono ad ossa di uccelli e di pesci. Purtroppo più del 60% dei resti ossei provengono dall'arativo, quindi si presuppone in vicinanza di zone abitate, quindi scarti di cibo non sempre ben catalogabili.
I mammiferi, sono normalmente animali domestici, mentre quelli selvatici sono molto scarsi.
La caccia e la raccolta erano incentrate sugli uccelli, le tartarughe terrestri e i pesci.
Gli ovini rappresentano la maggioranza del bestiame e sia pecore, più numerose secondo i campioni ottenuti, che capre sono di piccola taglia e vengono conservate per il latte e la lana e spesso macellate in età adulta.
I suini sono molto meno numerosi, di stazza superiore a quelli rinvenuti nell’alta valle e con vello irsuto, molto più simili ai cinghiali.
I bovini sono i meno rappresentati e di piccola stazza e dall’analisi eseguite sulle ossa risulta fossero macellati in età adulta, quindi usati per il lavoro e per la produzione del latte.
Il cavallo è rappresentato da pochi reperti di animali adulti, anzi in età avanzata.
Il cane è facilmente ritrovato tra i reperti delle vicinanze degli insediamenti.

Le zone umide limitrofe erano sfruttate praticando la caccia di uccelli palustri: oltre all'oca, sono presenti almeno tre specie diverse di anatre.
Invece la tartaruga, attivamente raccolta, è quella terrestre (Testudo) e non quella palustre ben documentata nelle terramare dell'Emilia occidentale.

La caccia al suinide selvatico e al cervo era praticata normalmente e ciò è documentabile da alcuni manufatti rinvenuti, che avevano come materiale i resti di tali animali.

L’utilizzazione della fauna da parte dell’uomo in una zona strettamente a contatto con il nostro territorio ci lascia supporre che anche i dintorni, e quindi San Giorgio stesso, fossero ben popolati da individui, dapprima nomadi[6] e raccoglitori di frutti e cacciatori e poi stanziali, dediti principalmente alla pastorizia, secondariamente all’agricoltura, comunque integrando con la raccolta e la caccia[7] .


Se si esamina il periodo denominato villanoviano bisogna fare riferimento a ricerche eseguite nel territorio poco lontano di Castenaso (14 km. circa) dove sono state esaminate principalmente le buche scavate per l'eliminazione dei rifiuti dell'abitato e della zona artigianale.
I reperti trovati sono databili tra l'VIII e l'inizio del VI secolo a. C. e risultano non omogenei in quanto misti a scarti anche vegetali provenienti dalle tavole e comunque incompleti dato che si tratta di frammenti di animali e frammenti di ossa spezzate per ottenere il midollo.

    pecora e agnello          ovino

In base a tali reperti risulta che i bovini e gli ovini insieme rappresentavano la percentuale più alta, con una proporzione di una capra ogni 5 o 6 pecore, e venivano allevati principalmente per la carne e la lana.

I suini sembrerebbero invece gli animali predominanti nell’alimentazione di quel periodo e si completerebbero con i risultati della pesca in acqua dolce: lucci, rospi e la caccia ad uccelli presso zone umide e forestali.

Il ritrovamento di resti di cinghiali e cervi, ma anche di anitre ed oche fa pensare alla caccia ma dal terreno si evidenzia una evoluzione verso l’agricoltura da parte della popolazione dei villaggi.
cavallo przewalski
Il cavallo è piuttosto raro.
Le sue origini si fanno risalire ai monti Altai in Mongolia.

Il suo allevamento nel sito potrebbe essere provato dal ritrovamento di due puledri.

Il cavalo del primo quaternario, cavallo przewalski , rimane una delle specie di cui è ancora conservata la tipologia originaria selvatica.

 

 

canis palustris


Il cane, dopo il bestiame principale, è l'animale più frequente con individui tipo Canis palustris.

La facilità del suo allevamento, la sua vita in simbiosi con quella dell'uomo, che tra l'algro ne trasforma subito lanatura. Da animale carnivoro facilmente diventa onnivoro appena inizia la sua vita co n l'uomo

Il nostro viaggio tra la fauna edule continua di pari passo con la storia dell’uomo nell’ambiente.



I due secoli successivi vedono sul territorio della Pianura Padana la presenza degli Etruschi, che dalle coste del Tirreno si espandevano verso nord nel V secolo a. C., con il conseguente incremento demografico nelle città dell'Etruria interna e settentrionale.
L’economia rimase prevalentemente agraria, gli etruschi si muovevano dall’Etruria verso la valle Padana o verso la zona dell’attuale Lazio con intenzioni espansive, per ottenere nuovi terreni e per il lavoro dei bassi ceti, che avevano l’incarico di procurare il cibo per le città. Successivamente, a fini commerciali, si spostarono verso l'Adriatico: Spina diventa uno dei maggiori centri di scambio dell'Etruria padana.

Nel VII secolo si erano già formati contatti anche con la cultura celtica.
Reperti celtici ci vengono dalla zona di Bondeno: ganci da cintura e fibule di tipo La Thène. Rimane comunque il commercio di oggetti lavorati in bronzo, come la situla ritrovata alla Certosa di Bologna, tipici dei villanoviani, o proto-etruschi.
In ogni modo sono i ritrovamenti di elementi faunistici che ci interessano e stabilire quali animali occupassero allora il nostro territorio insieme all’uomo.

In periodo etrusco, dalla quantità dei reperti si può ipotizzare che i bovini fossero circa la metà degli ovini o dei suini, mentre questi ultimi erano numericamente equamente ripartiti. Se si presuppone ancora che la funzione principale dei bovini fosse legata ai lavori agricoli, possiamo dire che questi abitati praticassero un'economia agro-pastorale, con una parte dei terreni messi a coltura ed altri utilizzati per l'allevamento.
D’altra parte è accertato che in seguito, all'aumentare dei bovini e quindi dei terreni coltivati, proporzionalmente diminuirono gli ovini/suini. Anche se nella pianura vi furono alcune zone più votate all’allevamento e altre all’agricoltura.

La zona attorno a Felsina è legata ad equilibri della città, se nel VII secolo troviamo ampie zone a pastorizia e la caccia come supporto, nei secoli successivi VI e V, l’inizio dell’agricoltura stanziale contempla anche l’allevamento di volatili.allevamento volatili

I reperti restituiti dal terreno delle maggiori città, Felsina, Marzabotto e Spina, ci dicono che viene consumato principalmente carne di maiale e quindi aumento dell’allevamento dei suini nel territorio circostante.
Ma anche nelle altre zone questo avviene, ma non dovrebbe significare aumento della popolazione sul territorio, ma aggregazione nei centri rimasti degli abitanti superstiti a seguito di incursioni dei Celti.

Tra i ritrovamenti del VI e V secolo in fattorie e villaggi del territorio della zona orientale della pianura sono stati rilevati anche buoi grandi come quelli romani, quindi si presentano nello stesso territorio due razze.
Sembra che l’allevamento bovino inizialmente tendesse verso forme di piccola stazza, dati i ritrovamenti di resti di bovini di piccole dimensioni, specialmente femminile, inoltre, dalle figure che iniziano a comparire sulle ceramiche, si notano razze diverse da quelle stanziali, molto probabilmente importate anche da zone abbastanza lontane.
Gli ovini sono allevati sia per la lana che per l’alimentazione mentre i suini sono nettamente prevalenti sugli ovicaprini.
Il cavallo è ancora molto raro o assente. Le pecore non si differenziano molto da quelle dell'età del Bronzo.
I cani sono invece differenziati in razze, ora oltre al cane dell’età del bronzo abbiamo cani simili al levriero.

La risorsa principale alimentare carnea è quindi data dai suini: solo verso la fine del V secolo la caccia si attiva più uniformemente, e resti di cervi, cinghiali, caprioli, castori, lupi, gatti selvatici e lepri cominciano a fare la loro comparsa. cervidi
           castoro

 

        

lupo

 Infatti nei centri abitati è facile ritrovare reperti di animali selvatici e di diversa tipologia, quindi  supporre un incremento della caccia come quantità e come specie per l’alimentazione e il commercio verso altri posti.

gatto selvaticolepre

Nel IV secolo si nota che gli asini, asino ad esempio, sono tutti simili nell’area del Mediterraneo e quindi anche da noi molto probabilmente venivano allevati ed usati per il lavoro asini dal mantello chiaro e dalle strie scure sulle zampe.

Gli animali che noi sino a poco tempo fa allevavamo nei cortili, pollame, erano allora, le pitture ce lo indicano, di piccola stazza e quindi era più remunerativo cacciare anatre, oche, e altri animali selvatici, che abitavano in abbondanza la pianura.

Anche la pesca viene molto praticata, ma all’interno della pianura: resti di lucci di fiume sono reperibili ovunque sia stato fatto uno scavo, mentre pesci marini non se ne trovano, il che indica che la pesca per il commercio con l’interno fosse poco praticata, forse anche per l’alta deperibilità del pesce.
Solo in tempi successivi la conservazione sotto sale permise tale commercio dall’Adriatico verso l’interno della pianura. Non dimentichiamo che molto probabilmente le saline di Cervia, sull’Adriatico a noi più prossimo, sono di origine etrusca.

L'invasione dei Galli Boi sembra determinare un cambiamento: l’allevamento intensivo della fauna, data la diversa particolare nutrizione che praticavano, a favore soprattutto dei suini.
I suini di quei tempi differivano come razza da quelli attuali: avevano un mantello di setole scure…andate nel cortile dietro al Comune di San Giorgio, la scultura che vi trovate è un maiale peloso, molto più vicino ai maiali di duemila anni fa che a quelli del nostro tempo. Gli animali di quei periodi storici non differiscono comunque molto da quelle attuali, esistono sì differenti razze rispetto a quelle che siamo abituati a vedere: le razze si selezionarono negli ultimi tre millenni, alcune si estinsero, ma sono movimenti di breve periodo quelli documentati dalla storia e quindi non portano sensibili differenziazioni.

Ora se ci guardiamo attorno e se facciamo riferimento alla fauna di circa trecento anni fa possiamo dire che le cose sono cambiate, ma non per causa dell’evoluzione delle specie, ma per effetto dell’intervento dell’uomo. Intervento che ha distrutto molte specie e trasformato altre con incroci di razze .
Nelle zone protette della Pianura si sta cercando di preservare alcune specie proteggendole dalla caccia e in pratica allevandole nel loro habitat naturale.

Vediamo qui di seguito le specie più frequenti nel nostro territorio attualmente[8] .
Un piccolo cenno alle varietà faunistiche d’allevamento deve essere fatto, anche se l’allevamento intensivo a scopo commerciale non è una delle caratteristiche notevoli del nostro territorio.

Nella campagna vengono allevati sporadicamente bovini per il latte e la carne, suini, pollame e conigli per uso alimentare, vedremo negli ultimi capitoli la trasformazione avvenuta nella pianura da questo punto di vista.

Vogliamo qui parlare della fauna naturale, di quella che si è estinta, di quella che è sopravissuta negli ultimi cento anni e soprattutto di quella che è ritornata a vivere sul posto.

Molte specie come il lupo, il castoro, la gru si sono estinti nel nostro territorio nel secolo XVII e non perché l’ambiente o il clima non potesse essere favorevole, ma per la caccia spietata che veniva fatta a questi animali, sia per mancanza di cultura adeguata, sia perché tali animali come la gru e il castoro facevano parte di piatti allora ricercati.

lontraAnche la lontra che viveva nei nostri canali si è estinta perché tanti canali negli ultimi quaranta anni sono stati coperti, perché le zone sono diventate aree fabbricabili. 

            lontra e gru

    gru                                                

Avreste mai detto che i nostri fiumi fossero abitati dagli storioni, ora sono rari.

Dalle ultime informazioni abbiamo appreso del ripopolamento nei fiumi della
pianura padana di tali tipi di pesci e del commercio di uova di storione.                                             

   storione                           

storione

 

Fortunatamente l’opera degli ambientalisti ha avuto effetto in questi due ultimi
decenni ed ora vediamo tornare a nidificare e passare per l’emigrazione tante specie andate nel dimenticatoio[9] .

La campagna contro la caccia indiscriminata pure ha avuto il suo effetto e passando
in treno verso San Giorgio nei campi attorno, con divieto di caccia,si scorgono tra l’erba alta fagiani, lepri, volpi

 

       fagiano                                fagiano     cucciolo di volpe    cucciolo di volpe       


Se si guarda in alto verso Bentivoglio, dove esiste un’azienda che alleva pesci d’acquario si notano gabbiani di più specie, qualche cormorano in trasferta dalle valli di Marmorta[10], garzette, gazze, aironi 

                  gazza                     pica pica


                                                          cormorano e garzetta          
                                                   
                      cormorano              garzetta



                                               airone cinerinoairone cinerino

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[6] Provenienti dall’Europa del Nord?
[7] I dati e le considerazioni qui riportate fanno riferimento al lavoro di Patrizia Farello: Fauna dell’età del bronzo da località Pilastri ( Bondeno, Ferrara) pubblicato il 22-Ago-2003. Secondo l’Autrice “ la pastorizia era il modello dominante anche se intergrata da attività agricole e di raccolta, piuttosto che di caccia. Essa sarebbe quindi riferibile ad una facies "appenninica" Pianura Padana, mostrando una composizione faunistica analoga”.
[8] Per quanto riguarda la fauna caratteristica del periodo che va dall’occupazione romana sino ad oggi saremo confortati da documenti storici e iconografici e ne parleremo trattando dell’ attività e dell’alimentazione nella campagna.
[9] Vedere l’appendice a questo capitolo relativa al ripristino della flora e della fauna attuato dal gruppo di ambientalisti della Pianura: l'Oasi La Rizza .
[10] Nella Val Morta va a finire il Reno attuale prima di immettersi in mare. Nelle Valli di Comacchio non troppo lontane vi è una colonia abbastanza nutrita di fenicotteri che si fermano in laguna per migrare.



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