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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Cap. XII- Vita Medioevale: 7- Le Arti II

Capitolo dodicesimo- Vita Medioevale: Istruzione: 7 - Le Arti II

Di Angela Bonora (del 16/07/2013 @ 18:35:20, in Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione, linkato 13497 volte)

Arte Romana e Barbara

Ora se ci vogliamo accostare alla cultura artistica romana antica dobbiamo tener conto della vita del popolo romano non solo in Italia, ma ciò che a Roma arrivò tramite guerre e quindi conquiste e influssi di altri popoli che già avevano sviluppato una propria cultura artistica peculiare, che influenzò le prime basi dell’arte romana.

Gli apporti che si ebbero dai contatti con le guerre puniche e i successivi con la Grecia si fusero con l’espressioni artistiche degli italici, dei villanoviani, dei celti, degli etruschi.
Dopo le guerre puniche e grazie alla conquista delle città della Magna Grecia e della Grecia stessa, Roma si trovò profondamente influenzata dal classicismo ellenistico, non ultima dall’arte egizia e dagli apporti arrivati all’Egitto da popoli vicini, anche se con notevoli differenze.
In architettura ci fu uno straordinario sviluppo delle tecniche costruttive che permisero la costruzione di grandiosi complessi monumentali; pittura e scultura si ispirarono all'arte greca, ma l'apporto delle radici popolari e italiche permise anche la nascita di nuove forme artistiche non praticate dai greci, come il rilievo storico e il ritratto.

Le più recenti indagini archeologiche hanno mutato profondamente il quadro conoscitivo delle città romane. Entro il perimetro cittadino, nel regolare reticolo di strade basolate, è stata riconosciuta una gerarchia dimensionale che privilegia i decumani centrali, mentre in area suburbana è documentata un'ulteriore differenziazione, di ordine costruttivo, con adozione spesso di vie acciottolate o semplicemente inghiaiate.

Volendo ora addentrarci in Roma, o in una città da Roma dipendente, possiamo vedere le forme architettoniche più diverse ed importanti.

Il Foro era l’edificio o complesso di edifici all'intero dei quali erano raggruppate le sedi amministrative o religiose della città per cui sulla piazza maggiore che lo caratterizzava si affacciava normalmente anche uno dei templi più importanti, che svolgeva la doppia funzione di edificio sacro e politico: i Senatori si radunavano all’interno del tempio per legiferare. La piazza centrale si modificò assumendo, in periodo imperiale, forma rettangolare allungata e circondata da portici continui.


I Templi. In Roma tanti erano i templi anche di religioni diverse da quella praticata dai latini, religioni acquisite dalle provincie romane che facevano parte dell’Impero in seguito a battaglie in altre regioni e continenti.
La struttura greca che Roma aveva come modello fu variata. La più marcata differenza del tempio romano rispetto al tempio greco è la sua sopraelevazione su un alto podio, accessibile da una scalinata spesso frontale. Inoltre si rese maggiore importanza alla facciata, mentre il retro era spesso addossato a un muro di recinzione e privo dunque del colonnato che circondava la cella centrale greca.
Il tempio fu il più importante edificio sacro della Roma antica: altre varie strutture di culto tipiche della religione romana, erano altari, are, edicole e sacelli.
Il vocabolo deriva dal termine latino templum, che tuttavia non indica l'edificio stesso, ma il luogo consacrato, orientato secondo i punti cardinali, secondo il rito dell'inaugurazione e che corrispondeva allo spazio sacro del cielo. La zona di preghiera e adorazione era indicata con il termine aedes, la dimora del dio.
L'architettura romana sacra risente profondamente dell'influsso dei canoni di quelle greca ed anche etrusca.

Tempio Romano


Il teatro. ( dal greco théatron = spettacolo). Già presenti nell’architettura greca i teatri in Italia subiscono una diversa evoluzione. Inizialmente in Roma non si potevano costruire tali tipi di edifici, ma si aggirava il divieto costruendoli dapprima vicino a templi e come strutture da essi dipendenti e di ridotte dimensioni.
Successivamente il teatro, diventato un edificio proprio pensato per il divertimento collettivo, si evolse. Si costruì un complesso coperto disposto in modo da sostenere la cavea, spazio per il pubblico strutturato in gradinate degradanti, la costruzione del podio e dietro ad esso il posto per la scena così da favorire azioni teatrali più complesse e permettere ai teatranti di mutare abiti e maschere.

Struttura Yeatro

 

L'Anfiteatro. Costruzione a cielo aperto, a gradinate degradanti verso il centro dell’arena. Il nome deriva dal greco a\mfò =doppio e théatron =teatro, cioè “doppio teatro”, è il nome con cui i Romani, a partire da Vitruvio e Augusto, designarono lo spazio occupato dagli spettatori attorno all’intera arena centrale in contrapposizione al teatro greco con una sola zona per gli spettatori.
L'edificio era legato ai giochi tra gladiatori variamente armati e a spettacoli che comprendevano animali, sia in forma di caccia più o meno ritualizzata, sia in forma di combattimento in cui uomini e animali si affrontavano.
L'origine di questi giochi risale forse ai giochi che si tenevano in occasione dei funerali, ampiamente documentati nell'Italia meridionale: presso i Sanniti sono descritti combattimenti anche cruenti in occasione delle cerimonie funebri. L'originario collegamento con funzioni religiose si attenuò col passare del tempo e l’anfiteatro assunse la funzione di teatro vero e proprio o meglio doppio teatro, volendo fare riferimento al teatro greco.

Anfiteatro di Arles - Francia


L’Anfiteatro più ampio ed importante della romanità fu il Flavio a quattro livelli, il Colosseo, di cui ci rimangono le spoglie: il teatro fu via via depredato del materiale fittile da chiunque avesse bisogno di materiale da costruzione. Ricuperato e riattivato in età moderna è tuttora utilizzato come teatro per rappresentazioni particolari.


Il Circo, struttura circolare molto ampia nella quale si disputavano le corse dei cavalli. Il nome deriva dal latino circus = cerchio.
La zona dove si svolgeva la corsa era ricoperta da sabbia (arena in lat.)

Circo

Diverse strutture architettoniche romane sono ancora visibili:

una struttura particolare per la sua architettura e ancora visibile, perché restaurata in vari tempi, è il Pantheon, costruito in epoca regia vicino al Campo Marzio.
L’area dedicata al Dio Marte era adibita ad esercizi militari e particolarmente sacra ai primi romani in quanto si narrava che in quella zona fosse assunto al cielo fra gli Dei il primo re di Roma, Romolo.

Pantheon

Costruito una prima volta nel 25-27 a.C. è composto da tre tipologie architettoniche fuse tra loro:
• una cella principale, a base circolare con cupola a tutto sesto, molto leggera ottenuta mediante uso di calcestruzzo alleggerito con pietra pomice, evitando marmo, ghiaia e sassi. Il tetto era fatto a cassettoni di legno e aveva una finestra circolare nella parte più alta.
• lo spazio compreso tra le celle del tempio e le colonne antistanti (Pronao) molto profondo, con file di colonne che dividevano l'ambiente in tre navate.
• I due complessi architettonici non erano direttamente collegati per evitare peso. Il tamburo intermedio, perimetrale all'edificio, presentava delle nicchie semicircolari con colonne scavate per rendere ancora più leggera la costruzione.

Gli apporti che si ebbero dai contatti con le guerre puniche e i successivi con la Grecia si fusero con l’espressioni artistiche degli italici, dei villanoviani, dei celti, degli etruschi. Dopo le guerre puniche e grazie alla conquista delle città della Magna Grecia e della Grecia stessa, Roma si trovò profondamente influenzata dal classicismo ellenistico, non ultima dall’arte egizia e dagli apporti arrivati all’Egitto da popoli vicini, anche se con notevoli differenze.

In architettura ci fu uno straordinario sviluppo delle tecniche costruttive che permisero la costruzione di grandiosi complessi abitativi.
Se inizialmente la città doveva essere un insieme abitativo ma anche protetto da nemici esterni si suppone che un aspetto importante per i romani fosse
la cinta muraria dotata di porte d’accesso che nel tempo acquisirono valenza architettonica, sia per la loro struttura, negli archi, nelle decorazioni e anche per la loro funzione storica . Molti archi monumentali furono costruiti anche all’interno delle città per ricordare episodi e personaggi famosi, battaglie vinte: le truppe con i loro duci, di ritorno da una campagna, passavano sotto gli archi a loro dedicati tra gli applausi della cittadinanza.

Le abitazioni romane si distinguevano in

Insula: abitazione residenziale che poteva raggiungere gli otto piani di altezza, destinata al popolo. Era costruita intorno ad un cortile dal quale si accedeva ai vari alloggi.
Nelle zone antistanti le strade, al piano terreno, erano una serie di tipiche botteghe e officine. Erano costruite in calcestruzzo e coperte da tetti con tegole.
Domus: questo tipo di abitazione era destinata alla piccola e media borghesia ed era ispirata alla tipica casa mediterranea. Atrio

Generalmente strutturata ad un solo livello e fornita da un atrio scoperto circondato da un porticato nel quale si affacciavano tutti gli ambienti abitativi. Le più ricche erano fdornite di due cortili, uno come atrio e per ricevere gli ospiti ed una più interna di servizio multiplo
Villa: struttura diversificata che occupava diversi isolati ed era destinata a personaggi aristocratici di rilievo o agli imperatori stessi.
Un esempio importante è la Domus Aurea residenza dell’Imperatore.
Nel restauro delle ville sono apparsi vari affreschi, visibili a giorno e non più con la caratteristica delle necropoli etrusche.

affresco Domus Aurea

E le fontane...e le Terme... e le costruzioni fatte nei territori conquistati...lungo le coste del Mediterraneo...in Europa...
...andiamo a fare un giretto!!!

Terme di Bath (GB)


Anche pittura e scultura si ispirarono all'arte greca, ma l'apporto delle radici popolari e italiche permise anche la nascita di nuove forme artistiche non praticate dai greci, come il rilievo storico e il ritratto.


Le più recenti indagini archeologiche hanno mutato profondamente il quadro conoscitivo delle città romane. Entro il perimetro cittadino, nel regolare reticolo di strade basolate, è stata riconosciuta una gerarchia dimensionale che privilegia i decumani centrali, mentre in area suburbana è documentata un'ulteriore differenziazione, di ordine costruttivo, con adozione spesso di vie acciottolate o semplicemente inghiaiate.

Alla programmazione urbanistica che seguì l'impianto di Roma ovviamente risalì la destinazione pubblica anche degli edifici nelle altre città delle colonie della Repubblica e dell’Impero.
Le funzioni pubbliche furono svolte negli edifici contigui alle fasce di isolati mediane, poste geometricamente in asse rispetto al Decumano massimo della città.

A Bologna si vede tuttora la Via Emilia (Decumano massimo), che attraversa la città da Porta a Porta della mura del 1300, assumendo vari nomi: via San Felice, via Ugo Bassi, via Rizzoli, (le due Torri con il Carrobbio) e Strada Maggiore.
In prossimità di tali strade, entro cui vennero ubicati, oltre al foro e un grande edificio civile, la Basilica, almeno tre altri grandi monumenti in Via Porta di Castello, tra i quali il Capitolium assegnabile ai decenni immediatamente posteriori alla deduzione coloniale.
A Nord-Est, ad Est del Cardo massimo (via di Galliera, via Porta di Castello, piazze del Governo e Gallilei, via Val d’Aposa, via Tagliapietre, via D’Azeglio) è stata rilevata un’ampia area in presenza di un complesso di probabile destinazione commerciale (macellum?) con lunga corte porticata, risalibile alla prima età imperiale.
Al margine meridionale della città, fra le Vie Carbonesi e D'Azeglio, è stata trovata la cavea di un teatro costruito intorno all'80 a.C. e ampliato in età neroniana, che costituisce una testimonianza monumentale di età sillana.

Altre indagini hanno poi interessato la cinta muraria tardoantica in selenite, il lastricato marmoreo in S. Stefano e il condotto sotterraneo dell'acquedotto augusteo, detto Bagni di Mario.
Le costruzioni urbane residenziali, domus, nel centro della città erano normalmente vaste, dotate di cortili e fontane, e di aree di servizio a lato, mentre più modeste e povere erano le dimore per l 'area suburbana, dove si è riscontrata una suddivisione zonale fra insediamenti produttivi e la residenza del proprietario.

Più lontano dalla città, nella pianura, dove sono ancora evidenti le suddivisioni di centuriazione, si sviluppò un tessuto insediativo diversificato e a volte assemblato in gruppi abitativi.
Quindi la pianura era caratterizzata sia da grandi e rare ville come da case coloniche di dimensioni assai modeste, oltre che da numerosi borghi artigianali prevalentemente destinati alla produzione di materiale per la costruzione, mattoni e laterizi, la lavorazione dei metalli e dei tessuti.

La struttura delle città ed anche dei grossi borghi richiedeva anche la costruzione di templi e la raccolta in essi di opere artistiche, che costituiscono ora la grande gioia degli archeologi e dei turisti che attraversano sia l’Italia sia i territori di influenza romana in Europa e nel Mediterraneo. Inoltre non vanno dimenticate le opere artistiche delle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. : Pompei,Ercolano e Stabia sono zone di continue scoperte.

Durante la tarda antichità la corrente provinciale e popolare dell'arte romana, caratterizzata da semplificazioni e convenzioni antinaturalistiche, comparve nei monumenti ufficiali.
Questa tradizione, che ruppe definitivamente con l'ellenismo, fu poi alla base dell'arte paleocristiana (III e IV sec. dell’Impero) e medievale.
Nei primi secoli del Cristianesimo vennero costruite a Roma le prime basiliche cristiane in assoluto come la basilica di S. Giovanni in Laterano e l’antica basilica di S. Pietro, ecc..

Moltissimi resti di affreschi restano nelle domus e nelle catacombe di Roma, come anche sculture e sarcofagi ad evidenziare le tombe delle famiglie più abbienti.

Storicamente rimane da appurare se le catacombe, ora oggetto di visita turistica, erano essenzialmente cristiane o di periodi precedenti. Aree cimiteriali sotterranee erano senz’altro usate anche nell’antichità.
Le più celebri ed ampie sono quelle cristiane, ma si identificano dalle decorazioni e dall’impianto catacombe legate ad altre religioni: fenicie, etrusche, ebree, greche, queste ultime nella Sicilia, tombe di popoli che usavano sepolture in camere sotterranee.
I cristiani in particolare ricrearono tale pratica inumativa in quanto la loro fede prevedeva la Resurrezione e quindi evitava la cremazione dei corpi usata dai “pagani”.

Le catacombe, ora visitabili, solitamente scavate nel tufo e a più livelli, sono situate quasi sempre all'esterno della città, poiché le leggi prescrivevano che non si seppellisse, né si cremasse nessun cadavere in città.
A differenza dei romani che inumavano o incenerivano i corpi, i cristiani inumavano soltanto. Tale uso è rimasto invariato nei secoli fino a che Papa Paolo VI, nel 1964, specificò che la cremazione non era illecita, purché non applicata in dispregio della fede.
Inoltre quando la religione cristiana prese il sopravvento sulle altre religioni, i tumuli, i cimiteri erano considerati luoghi in cui i cristiani attendevano la Resurrezione e i cimiteri assunsero la forma di giardini decorati da sculture e nei quali i defunti erano posti uno accanto o sovrapposto all’altro in posizione di attesa e normalmente vicino ad una chiesa dedicata ad un martire o all’interno delle aree delle Chiese e quindi nelle città e ivi rimasero sino alle nuove leggi napoleoniche.

Anche nel contado i cimiteri erano creati nell’aree antistanti o laterali alle chiese e questo uso si può dire fosse comune a tutta l’Europa.
Le tombe di notabili, signori, sia cittadini che afferenti al contado spesso venivano poste in arche di pietra o marmo, riccamente decorate e scolpite, all’interno delle chiese principali. Non solo Roma ma pure le città poste sulle grandi arterie romane di raccordo tra le varie colonie ci permettono quindi di ammirare l’architettura, la scultura, il mosaico e ampie pareti affrescate.
La città era un museo all’aperto per i suoi lavori architettonici, ma anche i borghi non erano da meno: man mano si avvicinavano alle mura delle città i borghi tendevano ad assumere caratteristiche architettoniche e artistiche simili a quelle della città, ovviamente in più piccole dimensioni e pregio.

L’aperta campagna faceva vedere nella pianura ville signorili, casini da caccia, che nulla avevano da invidiare a quelle costruite nelle città e lontano case dei villici che lavoravano le terre, case misere con tetti di paglia, senza servizi igienici. Queste ultime  case venivano periodicamente sostituite da altre costruite con materiali nuovi: le case dismesse erano poi bruciate per rendere più igienica la pianura.

Ritornando a dare uno sguardo alle principali città dell’Impero d’occidente notiamo:

Milano, che nel periodo del vescovo Ambrogio, fu capitale imperiale e centro culturale di primaria importanza.

Aquileia, alla fine della strada Galeria, che ci lascia ancora ammirare le opere musive della sua Basilica paleocristiana. Aquileia fu fondata dai Romani come colonia militare nel 181 a.C. contro l’invasione di popoli barbari e punto di partenza per spedizioni e conquiste militari. Col tempo divenne anche sempre più importante per lo sviluppo dell’artigianato assai raffinato in vetri, ambre, gemme e per il loro commercio favorito dalla rete viaria e dal porto fluviale. Sotto Cesare Augusto divenne capitale della X Regio, una delle più importanti città dell’Impero, ma perse tale importanza economica e politica con la crisi successiva e l’avvento del Cristianesimo che ne cambiò la struttura.

Colomba - Aquileia

Si può dire che l’arte romana andasse di pari passo con le vicende politiche che si sviluppavano nell’Impero, anzi quando l’Impero si divise in Impero Romano d’Oriente, che mantenne la sua forma politica per altri mille anni, e Impero Romano d’Occidente che si trasformò poi in Sacro Romano Impero anche l’arte subì una notevole trasformazione.

In tali modificazioni bisogna ricordare Ravenna come nucleo culturale di grande importanza. Ravenna, inizialmente sotto l’influenza degli etruschi, era zona acquitrinosa.
Scavi archeologici nel territorio tali da vederne l’evolversi, sia dal punto di vista di insediamento che culturale, non sono stati possibili sino agli ultimi due secoli, ma rimangono manufatti del periodo in cui Ravenna fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente.
Anche se sin dall’89 a. C. ottenne lo status di Municipio all'interno della Repubblica Romana, Ravenna inizialmente fu considerata dai romani base militare dotata di sfogo nel mare Adriatico, le cui coste distavano 17 km dalla città e dotata di un porto militare, Classe, da classis=flotta, di una strada consolare, Via Popilia e da canali che la collegavano con gli affluenti del Po, e svolse attività militare sino ad Aquileia.
Si conosce pochissimo di Ravenna e di Classe di epoca romana. I suoi edifici, distrutti dalle riedificazioni successive, giacciono infatti molto in profondità a causa dell'abbassamento del terreno dovuto al fenomeno della subsidenza e alle alluvioni post-medievali.

Molto meglio è invece conosciuta la città in epoca tardo-romana e bizantina la cui pianta è stata parzialmente ricostruita in base a sondaggi e scavi sistematici degli ultimi secoli.
Dell'epoca romana imperiale è stata identificata una notevole casa con pavimenti in mosaico, sottostante la basilica bizantina di San Severo .

Nel 330 l'imperatore Costantino I trasferì parte della flotta del porto di Classe nella nuova capitale dell'impero romano, Costantinopoli. Quasi settant'anni più tardi, nel 402, Onorio decise di trasferire a Ravenna la residenza dell'Impero Romano d’Occidente da Milano, troppo esposta alle scorrerie barbare.
Ravenna fu scelta come nuova capitale e sede della Prefettura del Pretorio d’Italia
, infatti aveva una migliore posizione strategica, con vie di terra, fluviali e marittime.
In breve tempo Ravenna divenne centro politico, culturale, religioso e assunse l'aspetto di una residenza imperiale bizantina: sorsero grandiose costruzioni civili e religiose che emulavano, nell'architettura e nelle decorazioni, quelle della capitale d'Oriente.

Le testimonianze artistiche in Ravenna di epoca imperiale mostrano uno stile particolare in architettura, in scultura specialmente su avorio e nell'arte del mosaico.

Per quanto riguarda i mosaici, Ravenna conserva i migliori esempi di tale arte di tutta Europa e bacino del Mediterraneo in un arco di tempo di quasi due secoli (V-VI secolo).
I mosaici ravennati ci riportano decorazioni, ritratti, rappresentazioni di animali e vegetali e strutture architettoniche.

Contrariamente la quasi totalità di testimonianze create nell'Impero Romano d’Oriente nello stesso periodo vennero distrutte nel VII secolo a causa dell'iconoclastia, la dottrina che rifiutava l’adorazione delle raffigurazioni di soggetti sacri.

danzanti geni

Dello splendido periodo di fioritura artistica di Ravenna restano monumenti dichiarati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il periodo artistico ravennate proseguì anche oltre la caduta dell’Impero d’Occidente, si può dire sino all’invasione dei Longobardi, le cui espressioni artistiche cambiarono totalmente.

Con la caduta dell'impero romano d'occidente, la sua controparte orientale visse altre mille anni con capitale a Costantinopoli, Bisanzio. Artisti bizantini lavorarono in Italia e le loro opere circolarono nella penisola influenzando profondamente la cultura artistica fino a tutto il XIII secolo. Anche a Roma restano importanti resti di epoca bizantina come Santa Prassede e Santa Maria Antiqua.
Più tardi (IX-XIII secolo) sono le opere architettoniche come la Cattolica di Stilo in Calabria e la Basilica di San Marco a Venezia.

I Longobardi costituirono dopo Ravenna la cultura che regnò più a lungo in Italia, segnando profondamente le arti locali.
La loro capitale fu Pavia, che conserva però rare tracce architettoniche; in Lombardia restano invece gli affreschi di Castelseprio, di artista bizantino o longobardo. Più consistenti sono le opere a Cividale del Friuli e nel meridione a Benevento a Sant’Angelo in Formis.

L’arte longobarda, come le altre arti barbariche, si sviluppò in produzione di oggetti di piccola fattura come oreficeria, gemme e vetri. Un’ampia raccolta di tali oggetti artistici è conservata nel Museo di Monza. Forse il dedicarsi a riprodurre la natura in oggetti di piccola fattura, ma ricchi, derivò ai barbari dal loro lungo vivere come popoli nomadi nelle pianure euroasiatiche e del bacino dell’area Mediterranea.

Notevoli sono nell’arte barbarica bassorilievi geometrici ed altorilievi da ascriversi all’epoca in cui diventarono stanziali.

Un accenno va fatto per altre forme di arti e decorazioni premedievali, ma che al medioevo apportarono tanto

Oltre  ai maestri  Bizantini, nel periodo Alto-medievale iniziarono a lavorare nella Pianura Padana corporazioni di artisti
I maestri comacini, già riportati negli editti di  re Rotari (643) e in quello di re Liutprando (713), erano noti già al tempo dell’Imperatore Traiano, ne troviamo menzione infatti in una lettera di Plinio Cecilio indirizzata all’imperatore stesso, nella quale si loda la costruzione di una "Amenissima villa suburbana sul Lago di Como". eseguita da un gruppo di mastri del luogo e quindi assumero da quello il nome

Secondo gli storici potrebbero avere un’eredità millenaria, ma si discute sul loro nome e la loro provenienza: è certo che a Roma arrivassero personaggi da varie parti dell’Impero e con al loro attivo diverse conoscenze e la voglia di aumentarle magari inserendosi nei Collegia Romani, e avere un’eredità millenaria, poiché sino al 1800 abbiamo opere riferite all’arte comacina.
 Se si accetta questa tesi è ovvio che il loro lavoro proviene da elementi precedenti il culto cristiano, accettandone l’iconografia e fondendola con le espressioni artistiche successive: flora, fauna, spirali, disegni in rilievo geometrici che si trasformano nel tempo secondo il gusto dei committenti e la loro provenienza italiani, ma anche orientali e nord-europei, di cui abbiamo esempi di opere come i cosidetti bestiari.
D’altra parte i Collegia Romani si estesero a molti territori conquistati da Roma, tra cui c'è la zona di primaria influenza  della corporazione dei Magistri Comacini  in Italia dal Centro delle Alpi e Oltralpe, si parla al riguardo anche di una Corporazione di Magistri Campionesi, da Campione, lavorando poi anche in paesi come la Svezia, Dalmazia, Siria, Spagna, Russia…

Sotto i Longobardi si formano evidenti dai Comacini il prototipo e l’inizio dei cantieri degli scalpellini nel Medioevo e forse gli antenati dei Liberi Muratori della Loggia Massonica dei secoli successivi.
Essi operarono in Europa seguendo costantemente o adeguandosi ai nuovi stili emergenti,sempre però portando con loro il proprio estro professionale che li rendeva inconfondibili.  E sicuramente assistettero alla fusione delle forme Romaniche con quelle Gotiche, che contribuirono ad abbellire al passo coi tempi che mutavano, di generazione in generazione.

I Longobardi avevano portato in Italia e diffuso in Europa  culti pagani orientaleggianti,e anche quando si convertirono , restarono sempre ‘barbari cristianizzati, e  come i cristiani stessi, legati al culto ancestrale del serpente  e nella loro arte il ‘nodo longobardo' ne era un esempio che fu recepito dai Comacini e trasferito nelle cattedrali Romaniche e Gotiche dove erano sempre presenti colonne ritorte, spinate e con decorazioni a spirale.

 

                                                                 



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