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Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Cap.12 - Vita Medioevale: Istruzione- 5 - L'Istruzione e la Donna

Capitolo dodicesimo - Vita Medioevale: Istruzione: 5 - L'Istruzione e la Donna

Di Angela Bonora (del 24/04/2013 @ 16:25:25, in Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione, linkato 6047 volte)

 

La storia dell’istruzione mondiale ed europea, in particolare, negli ultimi duemila anni ha una grave carenza: la donna.
La posizione della donna nella società, rispetto all’uomo, ha avuto nel corso dei secoli molte variazioni.
Ci sono stati periodi in cui addirittura si andava sostenendo che la donna non avesse la stessa intelligenza e le stesse capacità dell’uomo: era solo il pretesto per opprimerla.

Si pensa che nel Paleolitico uomo e donna avessero gli stessi diritti e doveri. Nel Neolitico uomo e donna iniziarono a svolgere attività completamente differenti, infatti, l’uomo andava a caccia mentre la donna lavorava nei campi e accudiva i figli.

Nelle varie civiltà, che via via si formarono, la posizione della donna fu caratterizzata in modi diversi e diversa fu la sua funzione all’interno della famiglia e del potere politico. Rarissimi sono i casi di civiltà matriarcali.

Nella legislazione mesopotamica la donna aveva notevole indipendenza giuridica, ma al momento delle nozze vi era l’usanza pastorale della “compera della sposa” e la moglie diventava completamente soggetta al marito, contrariamente in Egitto, pur avendo potere giuridico minore rispetto all’uomo, la donna era rispettata e partecipava alle azioni di culto religioso e pertanto in parte al potere politico.

In età ellenistica, molte donne raggiunsero una cultura notevole.
Ad Atene e Alessandria, tramite finanziamenti dell’impero macedone, poi dall’Egitto, indi dai Romani, si svilupparono nei vari secoli centri di studio, dove si elaborarono studi scientifici di grande livello.
Euclide, Apollonio, Eratostene, Archimede, studiarono ed insegnarono in tali città.
I centri di studio erano aperti anche alla frequenza e alla docenza femminile: gli storici ricordano Ipazia scienziata, docente ad Alessandria tra il IV e il V secolo, comunque in epoca del crollo della cultura classica sotto l'integralismo religioso cristiano, fu uccisa.
Il vescovo Cirillo, infatti, spinse i monaci a linciarla e farla letteralmente a pezzi, accusandola di andare ad insegnare filosofia nelle piazze.
Si distrusse il suo corpo nell’intento di distruggerne la vivida mente.

Presso gli Arabi, l’avvento e la trasformazione dell’Islamismo limitò numericamente la poligamia, ma segregò la donna e le tolse ogni potere giuridico; tuttavia la donna araba fu, ed è, spesso colta, si dedica alle scienze, alle arti, alla mistica.

Nel mondo indiano e persiano antico la donna ebbe una discreta posizione sociale, che perse di valore all’avvento dell’Islam, e nel Bramanesimo il valore della donna indiana era tanto vincolato al marito da essere sacrificata sul rogo del marito defunto.

Nella Cina tradizionale la donna era notevolmente rispettata, ma contemporaneamente molto segregata e non aveva modo di istruirsi se non in casi eccezionali.

Contrariamente in Giappone la cultura e l’arte erano riservate solo ad una certa casta di donne: le geishe.
Esistono ancora le geishe oggigiorno, ma è stata riconosciuta la loro posizione a livello sindacale.
Nel passato e fino alla fine della seconda guerra mondiale erano i genitori che facevano istruire le figlie più belle ed intelligenti, già dall’età di 7 anni, in apposite scuole per poi venderle a caro prezzo ad una casa da tè, dove servivano la bevanda secondo l’antichissimo cerimoniale e intrattenevano i clienti, cantando, suonando, declamando poesie e conversando su diversi argomenti, anche sociali, economici e politici.
La geisha poteva uscire dal vincolo di lavoro solo con il matrimonio, che comportava da parte del futuro marito l’acquisto della futura sposa, che sarebbe stata ben considerata all’interno della futura famiglia.

Nella civiltà etrusca la donna ebbe molta considerazione, viveva con il marito in notevole partecipazione sociale: la donna vestiva da matrona, nelle sculture marito e moglie erano raffigurati vicini, uniti in modo affettuoso, non vi era sudditanza della donna all’uomo, ma parità.
La donna etrusca era una donna colta.

Le indicazioni del diritto romano ponevano invece l’uomo come capo indiscusso del potere politico, padrone della casa e della familia, comprensiva anche dell'intera servitù, con potere di vita e di morte su tutti i componenti.
La donna non godeva nè di diritti politici, né di diritti giuridici e civili, in ogni azione che comportasse l’esercizio di tali diritti, doveva avere il consenso del padre se nubile, del marito se sposata o del figlio maggiore se vedova. In mancanza di essi tale funzione era esercitata da un parente maschio anziano o da un pubblico giudice.

Solo le vergini Vestali erano esenti da tale tutela, in quanto poste sotto la tutela del Pontefice Massimo.
La storia ci riporta il ratto delle Sabine quale esempio di come l’uomo romano considerasse la donna, che era considerata ignorante delle leggi, inferiore come natura e debole sessualmente e quindi inadatta a qualunque azione che non fosse la cura della casa e dei figli sotto la tutela del pater familias.
E' con la legislazione attribuita a Romolo che si sancisce definitivamente una situazione iniqua nel rapporto tra i sessi. La rispettabile matrona romana aveva la possibilità di coprirsi il capo, di portare la stola, di avere vesti e gioielli in linea con l’importanza sociale e politica del marito o dei figli.
Le donne appartenenti ad uno status sociale inferiore, indicate come non romane, erano le teatranti, le donne che lavoravano nel circo, le prostitute, le adultere.
A differenza delle donne etrusche ed egizie le romane non avevano diritto ad un nome proprio, venivano indicate con il nome della gens di provenienza, usato al femminile. Ma di questo abbiamo già parlato in capitoli precedenti.
Le bambine romane imparavano a leggere, scrivere e far di conto se i genitori potevano permettersi di pagare un maestro privato. Arrivate in età da marito, dodici anni, potevano continuare con lo studio delle lettere, del greco, della danza e della musica con istititutori privati.

I figli del popolo erano del tutto analfabeti, solo con l’avvento delle scuole municipali si ebbe un barlume di istruzione. Successivamente, da Cesare a Costantino, l’istruzione cambiò e si formarono scuole pubbliche con educatori pubblici, scuole aperte anche alle giovani femmine: era un dovere sociale dello Stato che si formassero scuole nelle quali tutti imparassero a scrivere e a leggere, al di là delle origini e del sesso e dell’età.

L'istruzione pubblica imperiale romana era suddivisa in primaria (o elementare), secondaria (o grammatica) e superiore (o retorica).
Alla primaria si imparava a leggere e scrivere, alla secondaria si studiavano lingua e letteratura latina e greca, fisica, astronomia, mitologia e storia, alla superiore andavano solo i figli dei nobili destinati all'attività forense o politica. Normalmente alla scuola superiore accedevano solo maschi. Vi erano poi scuole professionali, come quelle per l'edilizia e l'agrimensura, ma anche alcune, prevalentemente femminili, per il canto, la musica e la danza.

Gli storici latini parlano di uno scarso numero di donne colte. Viene ricordata la poetessa di elegie Sulpicia, vissuta all’epoca di Augusto, che mise in versi il suo amore per Cerinto, poi Cornelia, madre dei Gracchi, alla quale si attribuisce personali capacità nell'eloquenza, poi per la loro cultura Lelia e Ortensia. Quest’ultima viene ricordata per la sua eloquenza davanti ai giudici per evitare che alle matrone romane un’imposizione di tributi iniqua in tempo di guerre civili.

In linea generale, in passato, nella famiglia, la donna viveva in uno stato di rigida sottomissione all’uomo e nei rapporti sociali subiva una pesante limitazione di diritti e l’esclusione dalla gestione del potere politico, condizione considerata naturale dalla mentalità dominante e veniva affermata da tutte le grandi religioni dell’antichità.

Se i nobili romani tendevano a insegnare a leggere e a scrivere, all’interno della famiglia, alle giovinette, questo non vuol dire che si parlasse, nel tardo impero, di scuola municipale per le donne, l’universo femminile era una cosa a parte.

Nell’antichità vi sono esempi di donne colte, ma esempi abbastanza rari e comunque legati alle famiglie aristocratiche. Con la caduta dell’impero romano la questione si accentuò e ne fu fautrice principale la Chiesa Cristiana che tolse autonomia alla donna, nel volerla…santificare…paragonandola alla Madre Maria… secondo alcune idee e scritti filosofici.

Ma anche prima la Bibbia aveva posta la donna in posizione sfavorevole nei confronti dell’uomo.
Leggiamo nell’Eptateuco:

È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti ed i figli i loro genitori, e la giustizia di ciò risiede nel principio che gli inferiori servano i superiori […] La giustizia naturale vuole che i meno capaci servano i più capaci. Essa diventa evidente nel rapporto tra gli schiavi ed i loro padroni, che eccellono in intelletto ed eccellono in potere.”

Quello dell' influenza del cristianesimo sulla condizione della donna occidentale è un tema controverso e lungamente dibattuto. Sembra però prevalere la convinzione che la religione tradizionalmente dominante in Occidente abbia svolto in questo ambito un ruolo negativo.

E' opinione comune che quindici secoli di egemonia cristiana abbiano costituito un lungo periodo di limitazione della libertà della donna, di lesione della sua dignità e di repressione sessuale.

Ma è davvero così?

Nel Basso Medioevo l’istruzione di base, almeno nelle città più importanti, era garantita a entrambi i sessi. Vi erano scuole comunali, private e parrocchiali che insegnavano a leggere, scrivere e far di conto anche alle ragazze.
In Europa si citano le Fiandre per tali innovazioni e l’Italia settentrionale e Parigi, dove erano attive diverse maestre e dirigenti di scuole elementari femminili sin dal 1300.

In particolare il comune di Bologna offriva il servizio migliore: vi sono registrate molte scuole primarie e secondarie fin dalla fine del 1200, seguirono Perugia, Firenze, Roma, Milano, Venezia, dove da documenti del 1586 si rilevava un tasso di alfabetizzazione del 33% per i maschi e del 13% per le femmine.


Uno scritto di Benard Lewis, professore a Princeton di Islamistica, fa sorgere qualche dubbio. Lewis riporta testimonianze dei musulmani che hanno visitato l' Europa cristiana dal nono al diciannovesimo secolo e… scrive:

"Dall' esame dei libri di viaggio tramandatici, possiamo asserire che, fino al XIX secolo, i visitatori musulmani in Europa furono tutti, senza eccezione, uomini. Tuttavia, la maggior parte di essi esprime qualche osservazione sul tema della donna e del suo ruolo nella società, che, per gli autori musulmani a caccia di mirabilia, si tratta, senza dubbio, di uno degli argomenti più fecondi: l' istituzione cristiana del matrimonio monogamico, l' assenza di norme sociali che limitino in modo sostanziale la libertà della donna e la considerazione in cui sono tenute anche dalle persone di elevato rango destano immancabilmente meraviglia, sebbene mai ammirazione, nei visitatori provenienti dalle terre islamiche".
"Un fatto che non poteva lasciare indifferenti gli osservatori musulmani sia dell' età medievale che dell' età moderna era, per esprimerci con i loro termini, la licenziosa libertà delle donne e la straordinaria mancanza di virile gelosia negli uomini" "C' era un connotato della società cristiana che puntualmente sconcertava gli stranieri musulmani: il rispetto con cui venivano trattate le donne in pubblico…
In questo paese, l’Occidente, come pure in altre terre degli infedeli, l' ultima parola spetta alle donne, che vengono onorate e riverite per amore di Madre Maria".

 Viene messo in rilievo il consapevole rapporto tra tradizione cristiana e trattamento riservato alla donna.
Le fonti musulmane qui citate rappresentano testimonianze certamente dirette a stupire il lettore, ma non le rende meno significative…, riportare queste considerazioni pone in discussione diversi luoghi comuni, ma per questo da considerarsi non validi nella società dei vari tempi.

La situazione della donna non mutò neanche quando nel Medioevo alcuni intellettuali si imbarcarono in estenuanti discussioni per risolvere un problema che oggi può soltanto farci ridere:

la donna é dotata di un’anima come l’uomo oppure ne é priva come le bestie?”.

 Ma non dimentichiamo le donne famose che regnarono alla fine dell’Impero Romano e nel primo Medioevo delle quali abbiamo già parlato: Teodora a Bisanzio, Teodolinda in Longobardia e Irene di Bisanzio nel primo medioevo Poi le grandi donne che influirono sulla politica e sulla vita sociale dei territori eredi della romanità nell’Alto Medioevo: Matilde di Canossa, Ildegarda di Bingen, religiosa benedettina tedesca, venerata come Santa, e Anna Comnena, storica e principessa bizantina, figlia di Alessio I Comneno, furono quelle che maggiormente colpirono l'immaginario popolare in quei secoli.
Ma si parla sempre di personaggi femminili la cui cultura era indubbia, dato il loro stato economico e politico.

Vedremo oltre invece la fatica delle donne ad accedere all’Istruzione universitaria nello stesso periodo. e alle donne dedicate all’arte a far riconoscere i propri lavori.

Nel Rinascimento la condizione della donna non subì miglioramenti. ma si contavano nelle classi più abbienti donne che riuscirono a raggiungere i gradi più alti d’istruzione e ad affermarsi in vari campi.

Il vero cambiamento cominciò a profilarsi solo con l'Illuminismo e la nascita della società borghese, ma solo nelle classi più elevate le donne accedevano all’istruzione e anche la Rivoluzione Francese che predicava l’Egalité, lasciò le donne in disparte, buone combattenti contro la monarchia, ma quando Olimpia De Gouges, arrivò a formulare una “Dichiarazione dei diritti della donna e delle cittadina”, tutto ciò non fu attuato.

Ancora all’inizio del secolo passato le donne, che lavoravano nelle fabbriche ed erano soggetti attivi della produzione industriale moderna, venivano considerate meno produttive dell’uomo, venivano retribuite con salari minori, non potevano accedere a lavori qualificanti e procedere nella scala gerarchica, spesso venivano licenziate perché gravide.

Nel XX secolo la situazione della donna è cambiata radicalmente: dopo anni di dure lotte è riuscita ad ottenere una legge sulle parità nel lavoro ed ad assicurarsi un salario pari a quello dato ad un uomo che svolgesse la stessa attività.
Infatti, in base alla Costituzione Italiana non deve esserci alcuna differenza tra uomini e donne.
Per realizzare un’effettiva parità tra uomini e donne è stata istituita una “Commissione nazionale per le pari opportunità”. Da pochi anni esiste un apposito Ministero.

Ma solo negli ultimi decenni le donne hanno avuto la possibilità di intraprendere attività riservate tradizionalmente agli uomini…

Ma veramente?

Lasciatemi parlare della mia esperienza nel campo della cultura e dei riconoscimenti alle donne…. o meglio lasciamo parlare una scienziata affermata e nota in tutto il mondo, Margherita Hack, io potrei essere volutamente acida per problemi miei personali:

 “….Per secoli le donne che potevano avere accesso all'istruzione erano quelle rinchiuse nei conventi. Forse per questo le donne che sono emerse nel passato erano soprattutto umaniste, pittrici, scrittrici, poetesse, ma molto più raramente scienziate. Infatti chi ha attitudini artistiche o letterarie può emergere anche senza una preparazione specifica, mentre le scienze, e in particolare le cosiddette scienze "dure" come matematica e fisica richiedono una preparazione di base, senza la quale è quasi impossibile progredire… …le donne, escluse dalle università, escluse dall'educazione scientifica, sono emerse là dove potevano emergere. Così è sorto il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche che non a quelle scientifiche… Comunque oggi cresce sempre di più il numero di ragazze che scelgono materie ritenute tipicamente maschili come ingegneria. Malgrado le difficoltà incontrate, non sono poche le scienziate che hanno portato importanti contributi allo sviluppo della scienza. … Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini…. … Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca. Nelle università per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30% e al più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%. In politica è a tutti nota la scarsa rappresentanza femminile alla Camera dei deputati e al Senato. Al governo dei comuni sono ancora una minoranza le donne sindaco, mentre sono frequenti gli assessorati alla cultura assegnati a donne, il che mi fa malignamente pensare quanta poca importanza i politici tendono ancora a dare alla cultura, ritenuta un trascurabile centro di potere locale. Quasi sempre si attribuisce questa scarsa presenza femminile nei livelli più alti all'impegno familiare, alle cure dei marito e dei figli, e si chiede un maggiore impegno dello stato nel fornire asili nido, scuole materne, scuole a tempo pieno. Giustissimo! Però rarissimamente si afferma il diritto delle donne e il dovere degli uomini di dividersi al 50% le cure familiari, dalle più umili alle più importanti, anche se la legislazione familiare dà alle donne la possibilità di rivendicare questa reale parità. Sta alle giovani donne educare i propri compagni e ai giovani uomini di incitare le loro compagne ad affermarsi nella vita….”

E per la mia esperienza posso affermare che le commissioni di esami sono a percentuale prettamente maschile e se si deve scegliere tra due candidati, uno maschio e l’altra femmina di eguale levatura, la preferenza va al maschio.

…e ricordo la battuta che mi veniva rivolta, quando all’ora dei pasti correvo a casa, dal Direttore del Dipartimento
“…signora, ma dove corre così in fretta? A cuocere i maccheroni in brodo? "

(…ignorante non lo sai che in Emilia i maccheroni vanno asciutti e conditi con il ragù di carne?) Ma l’Università nel Medioevo e le donne ?

Potrete sempre dire che come donna ho perso il ben dell’intelletto ( se poi ce l’avevo…) e che non sono all’altezza di condurre in modo adeguato un discorso valido e costruttivo. Beh, partiamo dall’ultima asserzione “Solo negli ultimi anni le donne hanno avuto la possibilità di intraprendere attività riservate tradizionalmente agli uomini” e allora

Perchè domandarci se per le donne del Medioevo vi era facile accesso all’Università, all’istruzione superiore!

 L’iconografia religiosa medievale ci dimostra frequentemente che le donne medievali dei conventi avevano un certo livello culturale: le monache sono spesso rappresentate con un libro tra le mani, ma domandiamoci: quale pittore di quei tempi avrebbe ritratto una qualunque religiosa, non di nobile lignaggio?

E se riportiamo queste informazioni:
“Dopo Christine de Pizan, la cui opera più famosa La cité des Dames uscì nel 1405, sono assai numerose le scrittrici di cui ci sono giunte delle opere. In Italia Isotta Nogarola, che in diversi scritti pose in discussione il principio dell'inferiorità femminile sulla base delle sacre scritture, Cassandra Fedele, che tenne lezioni presso le Università di Venezia e di Padova, Laura Cereta di Brescia, autrice anche di opere satiriche.”

 è doveroso inserire ciò che segue:

“ Ricordiamo poi Olimpia Morata ferrarese, e Vittoria Colonna…tra le cui opere si annoverano Le Rime, e faceva parte del gruppo di intellettuali frequentato da Michelangelo”

Quindi parliamo sempre di gruppi di intellettuali nobili e di spicco, ai quali si aggiunsero nel secolo successivo: la famosissima Gaspara Stampa (Padova 1523 - Venezia 1554), Moderata Fonte pseudonimo della poetessa Modesta da Pozzo, e Lucrezia Marinelli veneziana, autrice dello scritto "Della nobilità et eccellenza delle Donne".

 Non certamente donne del popolo, del contado, lavoratrici negli opifici.

Anche se all’Università di Bologna si respirava "un'atmosfera maggiormente secolarizzata", frutto di una tradizione laica dell'insegnamento che attribuiva un posto centrale allo studio del diritto, la teologia era insegnata da docenti provenienti dagli ordini mendicanti e la filosofia e la medicina erano associate inizialmente. Lo studio della medicina inoltre non era confortato da prove pratiche, difficilmente il malato era analizzato direttamente dal medico, venivano studiati su testi antichi i sintomi. Quindi era impensabile che proprio una donna potesse vedere il corpo di un malato.

Ma buona parte dei docenti erano professionisti laici e in qualche caso sposati, quindi se le donne non potevano accedere agli studi universitari, come gli uomini, potevano comunque avere un valido supporto didattico dai mariti e dai padri docenti.
Dalla metà del Duecento si ebbe addirittura la tendenza a rendere ereditario la posizione di professore universitario e alla creazione di dinastie di docenti nei diversi campi.
A partire dalla bolla di Onorio III del 1219, anche Bologna, come in tutto l’Italia, il controllo ecclesiastico sulle università andò sempre più estendendosi, ma i confini col mondo laico rimasero comunque a lungo più permeabili e sfumati in Bologna e ciò "rese possibile una certa partecipazione femminile almeno all'istruzione superiore”.

Se anche a Bologna l’università rimase “un mondo senza donne", le tradizioni educative laiche e la presenza di docenti sposati crearono lo spazio per una presenza femminile ai loro margini.
Tale situazione rese possibile l'emergere di donne dotte, per lo più figlie di docenti, istruite dai padri, le quali in qualche caso e in circostanze eccezionali, malattia o morte improvvisa del genitore, potevano avere un ruolo di supplenza. Queste figure femminili spesso vennero considerate leggendarie, ma non si può fare a meno di ricordare i nomi di donne che troppo spesso vennero citate e non solo a Bologna e delle quali rimangono gli scritti e la corrispondenza con docenti di altre università italiane ed europee.

Si ricorda la figlia del grande Accursio, Accorsa, che nel secolo XII insegnava pubblicamente la giurisprudenza e nel XIII secolo Bitisia Gozzadini, che si era anch’essa specializzata nel diritto. Alessandra Giliani, esperta nella dissezione e preparazione anatomica dei cadaveri quale assistente di Mondino de' Liuzzi; Novella d'Andrea, che avrebbe spesso sostituito nelle lezioni il padre, il celebre canonista Giovanni d'Andrea; Dorotea Bocchi, figlia di un professore di filosofia morale e medicina, che nella prima metà del XV secolo non solo pare fosse "instruttissima della più recondita Filosofia, ed in essa laureata", ma dopo la morte del padre continuò ad ammaestrare pubblicamente gli scolari del genitore.

Nei primi tempi queste donne di grande cultura svolgevano le loro lezioni nascoste dietro una cortina o affacciate ad una finestrella per impedire che la loro bellezza distraesse gli studenti.

Dalla seconda metà del Quattrocento fino all'inzio del Settecento non vengono riportati casi di donne docenti o laureate all'Università di Bologna: nel Rinascimento e nell’età della Controriforma gli spazi femminili erano ristretti all'alternativa matrimonio o convento.

Dedicarsi agli studi era considerato incompatibile con il matrimonio, e questo era l'unico modo per le donne di partecipare alla vita sociale. Si mantennero studi nei conventi femminili, ma entro certi limiti: le monache che si dedicavano allo studio erano isolate dal mondo, guardate a vista da altre monache che avevano come dovere solo quello di richiuderle nelle celle e mantenervele… .

Donne colte, vogliose di accrescere la propria cultura, di affrontare i giovani nel narrare loro quello che loro stesse nell’intimità della loro casa famigliare avevano appreso leggendo libri dedicati alla cultura dei soli uomini loro parenti, padri o fratelli o cugini, fu pieno il medioevo e ne abbiamo già parlato nel considerare la possibilità per le donne di accedere a studi superiori e poi alle Università.

In una città come Bologna, Alma Mater Studiorum, questa necessità era molto sentita e non solo dalle cittadine abitanti in Bologna, ma anche dalle giovani che abitavano nelle ville e nei castelli che sorgevano nella Bassa Bolognese, e anche dalle contadine che si sentivano sempre dire:
Sta zitta tu, cosa vuoi mai sapere tu, che sei una donna”.

Abbiamo visto che un’opportunità era data alle giovani che si ritiravano nei conventi, ma alle giovani che avevano già un minimo di cultura e fortunate erano quelle che accedevano ai conventi retti da Madri Badesse già a loro volta colte e con voglia di istruire le giovani.
Donne artiste in vari campi nel silenzio dei monasteri studiando, operando e pregando hanno creato, ma hanno lasciato poche tracce materiali, di loro poco è stato scritto: era inconcepibile e indecoroso...
Le famiglie aristocratiche usavano mandare le figlie in convento per ricevere una preparazione culturale e artistica finalizzata all’armonia di una Corte dignitosa.
Anche famiglie laiche dell’alta borghesia permisero alle figlie di avere un’istruzione intellettuale in convento.

Arazzi, stole, paramenti, stendardi sia di uso religioso che profano furono i primi lavori delle monache e si può anche dire che sino ai tempi nostri i più bei lavori di cucito e ricamo siano usciti dalle mani delle religiose.

Dai manufatti artistici a dipinti di valore il passo fu breve, ne sono prova i dipinti rinascimentali che ritroviamo nei nostri musei e che, in calce, non portano firma e non sono facilmente attribuibili, se non ad una scuola di maestri famosi,…magari genitori di fanciulle chiuse in conventi e che da bambine avevano frequentato la scuola dei parenti imparando come comporre i colori, come riprodurre un panorama, come tenere conto della profondità del complesso del dipinto, la prospettiva.

Nelle biblioteche delle abbazie le suore colte e dotate di capacità grafiche e pittoriche ricopiavano testi sacri dedicandosi all’arte della calligrafia, della decorazione, della copiatura e del disegno, in particolare miniature per decorare capilettera.
Donne tra le mura dei monasteri hanno valorizzato se stesse e smantellato in silenzio barriere sociali e culturali insormontabili per il medioevo e i secoli successivi.

In Spagna, nella Cattedrale di Gerona è conservata l’opera della monaca Ende, che illustrò, insieme al monaco Emeterius, uno dei codici del Commento all’Apocalisse.

Particolare è invece la storia e la vita di Eloisa nata nel 1099, scrittrice di straordinario talento e cultura biblica e classica, rappresentante di una nuova corrente del pensiero etico. Partecipò alla sua completa formazione colturale il chierico Pietro Abelardo, famoso per il suo insegnamento innovativo in logica e per la fama fra i suoi allievi e le polemiche che lo opponevano ai pensatori tradizionalisti del tempo. Abelardo incontrò la giovane Eloisa , lei di 17 anni e lui quasi quarantenne, e se ne innamorò, ricambiato ben presto. Il loro amore, coronato anche dal matrimonio e dalla nascita di un figlio, durò ben poco: il tutore di Eloisa fece evirare Adalberto. Gli amanti si ritirarono in due monasteri alle porte di Parigi: lei all’Argenteuil, lui al Saint Denis. Eloisa fino alla fine della vita sarà una monaca attiva e irreprensibile e una badessa universalmente stimata e operosa. Ma non si pente del suo passato e tenacemente rimpiange “ogni giorno” il suo amore perduto. Continuò tra loro un rapporto di studio e di amore da lontano, che ancora oggi si può ritrovare nelle numerose lettere che i due amanti si scambiarono durante tutta la loro vita.
Eloisa morì nel 1163, nel monastero del Paracleto, vicino a Troyes, dove era badessa da più di trenta anni.

 Nella stessa epoca fu famosa la monaca S. Hildegard von Bingen (1098 - 1179), veggente e mistica tedesca, conosciuta anche come Ildegarda di Bingen, che lasciò importanti opere teologiche e filosofiche, naturalistiche e mediche, una vera enciclopedia, inoltre compose circa 800 poesie e tradusse in miniature le sue visioni mistiche.
Negli ultimi anni di vita divenne anche predicatrice, forse la prima e rara monaca che si rivolse ai fedeli dal pulpito, evento decisamente raro per l’epoca e anche odierno.

Di Herrade di Landsberg (1130-1195), badessa dell’abbazia di Hohenburg, in Alsazia, sappiamo assai poco. Di lei però esiste un ritratto, contenuto nel manoscritto miniato che contiene la sua opera “Hortus Deliciarum”(Il giardino delle delizie), la prima enciclopedia scritta da una donna, tra il 1175 ed il 1185.

Le notizie su Anastaise, abbiamo già visto, derivano soltanto da un’ampia citazione di Christine de Pisan, scrittrice francese vissuta tra il Trecento e il Quattrocento, nel suo libro “Cité des Dames”. La descrisse come un’insigne illustratrice che superava in talento molti miniaturisti parigini del tempo.

Italiana, nata a Bologna da un giurista e da una dama dell’aristocrazia, Santa Caterina de’ Vigri (1413-1463), si trasferì con la famiglia a Ferrara alla Corte degli Este, in quel tempo luogo di studio e dove arrivavano illustri pittori e architetti italiani, letterati francesi, artisti fiamminghi dell’arazzo. Ebbe così la possibilità di formarsi una cultura, che le permise di produrre affreschi, quadri e manoscritti bilingue decorati da miniature.
Dopo un primo periodo dentro al convento delle Clarisse di Ferrara, dove unì lo studio al lavoro più umile e alla preghiera, Caterina fu chiamata a Bologna quale fondatrice e prima badessa del monastero delle clarisse del Corpus Domini a Bologna. Proclamata santa, nel 1712, da papa Clemente XI, è considerata la protettrice dei pittori. Il suo corpo, ancora intatto, siede composto su di un seggio in una cappella della Chiesa del Corpus Domini, costruita con il convento lungo l’antico Cardo Massimo romano bolognese.

Tra le figure laiche, anche se le notizie sono poche e incerte, troviamo Bourgot le Noir, figlia di Jean le Noir, noto miniaturista francese. Da due documenti a noi pervenuti emerge con chiarezza che Bourgot lavorava nel laboratorio del padre. I documenti sono i registri contabili di due illustri committenti, il reggente Carlo V e il duca di Berry.

Molte giovani donne in età rinascimentale, malgrado avessero avuto la possibilità di avviarsi agli studi nell'ambito familiare, risolsero poi di abbandonarli in età adulta: erano andate oltre le aspettative di quei tempi e del loro sesso. Esempio notevole fu il caso di Cassandra Fedele, che nel 1487 aveva potuto recitare un'orazione sulle arti liberali nell'Università di Padova, ma che poi risolse di sposarsi abbandonando gli studi.

Episodi di donne che lasciarono gli studi per non essere isolate forse furono più numerosi di quanto la storia ci racconti.

Bologna nel Settecento aprì la sua università e le sue accademie a un certo numero di donne, divenendo a sua volta un modello per l'ammissione delle donne all'istruzione.

Fu soprattutto Benedetto XIV, Papa Lambertini, aristocratico proveniente dalla Bassa Bolognese, che superò le resistenze delle istituzioni locali e i mormorii cittadini e fece sì che Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio, diventasse nel Settecento il paradiso delle donne avide di sapere.
Intellettuale, aperto alla nuova scienza, era sensibile a una politica di rilancio delle istituzioni culturali di Bologna, l'Università e l'Istituto delle Scienze, dove donne docenti nel Medioevo avevano già lasciato il loro segno.
Seguì in prima persona i progressi negli studi di Laura Maria Caterina Bassi. Figlia di Giuseppe, dottore in legge originario di Scandiano, la Bassi apprese dapprima grammatica, latino, francese e aritmetica, da un cugino, padre Lorenzo Stegani, in seguito studiò filosofia presso il medico Gaetano Tacconi, lettore di medicina all’Università bolognese e membro dell'Accademia delle Scienze.

A soli venti anni (1731) il suo ingegno e preparazione erano tali che nel marzo 1732 venne nominata socia onoraria dell'Accademia delle Scienze, il 17 aprile discusse pubblicamente le sue tesi di filosofia, il 12 maggio le fu conferita la laurea in filosofia, il 27 giugno discusse nuove tesi allo scopo di ottenere una lettura e il 29 ottobre, grazie anche alle pressioni del Lambertini, ottenne dal Senato Accademico una lettura di filosofia con uno stipendio di 500 lire.

La sua prima lezione pubblica fu nel dicembre dello stesso anno all'Archiginnasio.

L’avvento delle donne come docenti stipendiate suscitò timori tra gli altri docenti che si preoccuparono per la loro carriera. Tutti questi onori erano eccezionali per una donna: una diminuzione delle possibilità di carriera per i dottori maschi, dovuta alla concorrenza femminile. Queste preoccupazioni fecero sì che l’esclusione della neo-lettrice dall'organico dei lettori venisse chiaramente esplicitata sottolineando il carattere unico e straordinario di questa lettura., che d'altra parte non poteva essere negata senza attirarsi le critiche di tutta Europa, dove la notizia delle eccezionali doti e capacità della giovane bolognese si era rapidamente diffusa.

Dopo Laura Bassi, associata nel 1732, divennero membri dell'Accademia delle Scienze bolognese Faustina Pignatelli, principessa di Colubrano (1732), Mme du Châtelet (1746), Maria Gaetana Agnesi (1747), Mme du Boccage (1757), Marguerite Le Compte (1764), Maria Dalle Donne (1800), Clotilde Tambroni (1802).

A parte la Bassi e la Dalle Donne, inserite, sia pure in soprannumero, nell'organico degli accademici Benedettini, tutte le altre appartenevano alla classe degli onorarii, che non comportava diritto di voto e obbligo di presenza attiva: la preminenza di tutti questi genere di impegni nell'attività pubblica di Laura Bassi negli anni Trenta e Quaranta del Settecento è evidenziata nei "requisiti" da lei presentati al senato per ottenere aumenti di stipendio nel 1739 e nel 1748.

Comunque la Bassi per essere meglio accettata dagli altri docenti si sposò con un collega, Veratti, ed inaugurò un laboratorio privato che divenne famoso in tutta l'Europa e accolse celebri scienziati. In tale ambiente la Bassi istruì giovani promettenti vogliosi di ascoltare le sue lezioni private in materie scientifiche. Nei secoli successivi tante furono le donne che non ebbero timore di frequentare le Facoltà di Arti Libere,

Per non uscire troppo dal seminato, che doveva essere limitato al Medioevo rimando ai testi delle conferenze tenute anche ultimamente da Margherita Hack, che delle donne nelle scienze ha fatto un suo punto d’onore.



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