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Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo dodicesimo - Vita Medioevale:Istruzione: 4 - L'Università

Capitolo dodicesimo -Vita Medioevale: Istruzione: 4 - L'Università

Di Angela Bonora (del 20/04/2013 @ 16:35:50, in Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione, linkato 2886 volte)


Nell’oscuro Medioevo ha le radici la massima parte della cultura europea.
Mi direte subito:
“…è stato un parto difficile, con un gravidanza durata mille anni…”
“ Calma, ciò, che ancora oggi studiamo ed elaboriamo, sorge dalle esigenze dell’antichità e dalle innovazioni che in successivi periodi sono avvenute e tante in periodi medioevali, dai rapporti con popoli storicamente più antichi, asiatici, africani…”

Una innovazione recepita nel medioevo e proveniente dall’Asia è lo zero in aritmetica e quindi in tutto lo scibile matematico successivo:
Lo zero è un numero come gli altri? E’ stato scoperto o inventato? Che ruolo ha nel nostro pensiero al di là della matematica? E’ un’illusione o è l’unica vera realtà? …”
si domanda Robert Kaplan, matematico, filosofo, letterato, nel suo volume “ZERO, storia di una cifra”

e ci racconta tutto ciò che è necessario sapere: dalla
“sua prima comparsa sulle tavolette d’argilla in Mesopotamia all’impiego attuale nella numerazione binaria, composta solo da 0 e 1, grazie alla quale funziona tutto ciò che è digitale, dai computer ai compact disc. Ignorato dai greci e dai romani, lo zero giunge in occidente nel medioevo attraverso gli arabi, che a loro volta ne avevano appreso la nozione dagli indiani. Bollato all’inizio come pericolosa magia saracena ed opera del diavolo, diventa ben presto indispensabile alle partite doppie dei mercanti, e consente gli immensi progressi della matematica moderna: è lo zero, infatti, che rende possibile la notazione ‘posizionale’, grazie alla quale con pochi simboli (dieci nel nostro sistema decimale) consente di esprimere qualunque numero ed eseguire, in maniera semplice ed economica, somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Con i grandi rivoluzionari, Newton e Leibniz, inventori del calcolo infinitesimale, lo zero assume il nuovo significato di ‘valore limite’, e conquista un ruolo centrale non solo nel pensiero matematico, ma nella nostra stessa visione dell’universo. Che realtà fisica ha lo zero? E’ reale o è un’astrazione lo ‘zero assoluto’, la temperatura di -273,15° C in cui le molecole non hanno nessuna agitazione termica? Che cos’è nella scala del tempo, l’istante zero dell’universo, quello del Big Bang? Simbolo del nulla, lo zero è diventato indispensabile per concepire ciò che è….”

Non addentriamoci ulteriormente nelle possibili interpretazioni a rischio di non dormire questa notte e rimanere con un solenne mal di testa!
Ma perché ve ne ho parlato, allora?
Il fatto fondamentale, e Kaplan ce lo dice, non avremmo avuto prosecuzione negli studi ad un più alto livello del corso elementare, le scienze sarebbero state monche senza lo zero e anche la poesia e la musica ne avrebbero sofferto … Studi ad un livello superiore si sono sviluppati non solo a parole, ma con ragionamenti e formulazioni più complete e sofisticate.

……… ho appena finito di parlarvi dello zero e della sua conoscenza in campo occidentale che un amico mi manda una e-mail con l’indicazione di un articolo riportato sulla Repubblica.it

http://www.repubblica.it/scienze/2012/05/12/news/antikytera
_la_macchina_del_cosmo_sonde_a_raggi_x_per_svelare_il_
mistero-34928114/


e tutte le mie certezze, supportate dalla lettura di testi scientifici, cadono.
Kaplan ha detto che greci e romani non avevano cognizione dello zero (?!?)…e l’articolo mi parla di una macchina,

La macchina di Anticitera. Un complesso innesto di 27 ingranaggi ricoperti da iscrizioni quasi completamente decifrate, la macchina di Anticitera (isola greca vicino a Creta) è datata all'anno 212 avanti Cristo ed è custodita al museo nazionale ad Atene, dove c'è anche una ricostruzione funzionante. La macchina è un meccanismo originariamente contenuto in un involucro di legno, dalle misure di 30x15 centimetri che per molto tempo la scienza non è riuscita a catalogare. A metà del secolo scorso grazie ai raggi X, si iniziò a intuirne il funzionamento: la macchina era uno strumento di altissima precisione, studiata nel dettaglio per misurare i movimenti di sole e luna, le eclissi, i loro rapporti di moto e addirittura le lunazioni. Qualcuno la attribuisce ad Archimede di Siracusa, inventore. La macchina di Anticitera potrebbe essere un progetto laterale del suo famoso planetario.”

A questo punto quello che inizialmente abbiamo detto dovrebbe essere rettificato: le conoscenze scientifiche dei nostri antenati, …di nostri particolari antenati, ci lasciano sempre più sbalorditi: la nostra ignoranza rimane comunque stratosferica…infinita quanto quello che sempre ci fa pensare…l’universo e il …nostro destino.

Non è vero che i greci e i romani non conoscessero l’uso dello zero, senz’altro qualcuno tra essi era più avanti degli altri nell’approccio scientifico.

Dovevamo parlare di Università e in un certo senso ne abbiamo descritte le basi iniziali.
Le scuole elementari aprivano un primo spiraglio e le basi per leggere e scrivere sia che fosero ecclesiastiche o laiche, le secondarie ampliando il sapere su varie materie, trivio e quadrivio, rispondevano a diverse domande che gli allievi si ponevano crescendo, ma non a tutte, e indirizzavano verso un lavoro, ma è nell’Università che il ‘sapere’ ebbe le risposte adeguate e non c’era Chiesa, non c’era scuola privata, non c’era scuola Comunale che le potesse autonomamente dare.

Anche se tutta l'organizzazione dell'insegnamento fu sotto la tutela ed il controllo del vescovo, al quale spettava il diritto di concedere ai docenti l'autorizzazione ad insegnare, e se all’inizio del XII secolo le scuole delle cattedrali, a differenza di quelle monastiche, conservavano ancora una certa importanza e prestigio, il sistema dell'insegnamento era in crisi.

Altro problema era la crescente domanda di istruzione.
Le scuole, che fino ad allora si formavano presso le sedi monastiche o vescovili, non erano attrezzate per accoglierla e non potevano offrire materie estese alle scienze profane, come il diritto e la medicina, che in quei secoli erano richieste.
In questo discorso non bisogna comunque dimenticare l’apporto dei monaci benedettini del complesso di San Felice a Bologna. La Chiesa e l’Abbazia di San Felice e Narbore, indicata comunemente come La Badia, è forse una delle più antiche sedi del Cristianesimo bolognese.
In tale monastero (1132/33) insegnò il maggior studioso di diritto ecclesiastico, Graziano di Chiusi e ivi scrisse il suo famoso Decretum, che conciliava diritto civile e diritto canonico: lo ricorda una lapide tuttora conservata che gli dedicò Bartolomeo Raimondi, abate dal 1371 al 1392.
La Badia fu poi soppressa nel 1506 da Giulio II, che destinò il monastero a lazzaretto.

Nell’XI secolo, con Bologna capofila, si formano le prime Universitas dei Maestri e degli Studenti, Corporazioni vere e proprie, come nelle Corporazioni delle Arti, ma con una differenza sostanziale: erano gli studenti che assumevano e pagavano il docente, quindi erano gli studenti che prevalevano finanziariamente sul docente e non erano ad esso vincolati da contratto temporale, potevano lasciare il maestro quando volevano.

Le Università furono la risposta alla crisi dovuta all'inadeguatezza di un insegnamento impartito inizialmente sotto la sola sorveglianza delle autorità ecclesiastiche, poi trasformatosi per le richieste dei poteri economici e politici laici in funzione delle nuove istituzioni amministrative, ma tale trasformazione non soddisfaceva completamente le richieste degli studenti.
D’altra parte le autorità religiose e politiche erano restie ad ampliare i quadri dell'insegnamento e l'organizzazione scolastica per il timore di perdere il controllo su questi importanti centri di formazione culturale, professionale e politica.

Studenti e professori risposero alla crisi e alle perplessità dei governanti associandosi e creando quelle scuole autonome che chiamarono universitas.

La nascita delle Università riflettè infatti il carattere autonomistico che si erano dato generalmente nel XII e XIII secolo le nuove istituzioni civili.

Ma perché "università"?
Forse perché, come le corporazioni d'arte e mestiere, raggruppavano tutti (universi) gli addetti?
O perché i titoli di dottore, cioè la licentia docendi, da esse rilasciati avevano valore universale?
Ma Alfonso il Savio distinse ancora lo «studio generale», con tutti gli insegnamenti, stabiliti da imperatori, re o papi, e gli «studi particolari o privati».

La data di inizio della Università bolognese fa riferimento al 1088: la data fu dovuta ad una ricostruzione storica attuata da una commissione di professori universitari, guidata da Giosuè Cardcci e dall’allora Rettore, il geologo Giovanni Capellini, alla fine del 1800, volendo festeggiarne l’ottavo centenario.
Le basi storiche provenivano da uno scritto del glossatore bolognese Odofredo, docente di diritto, che ricordava come un certo Pepone alla fine dell’XI sec. avesse cominciato a dare lezioni di diritto romano a gruppi di studenti che si raccoglievano nella sua abitazione.
Le cronache bolognesi non ricordano Pepone, che ricevette però lodi dai maestri di arti liberali inglesi e francesi e fu chiamato in Europa a derimere liti importanti. Pepone in Europa è infatti ricordato per i suoi giudizi innovativi della prassi allora corrente.
Si ricorda invece Irnerio come primo maestro che lesse in pubblico i testi giustinianei e li analizzò, li glossò, divulgando poi a studenti ed ad altri docenti i suoi risultati. La tradizione lo indica quale precursore e fondatore della scuola di diritto bolognese alla fine dell'XI secolo.

La prima scuola di diritto o Scuola dei glossatori di Bologna fu subito ben nota in tutta Europa, ma non aveva sede propria: gli studenti si raccolsero, sino al XVI secolo , nelle case dei dottori che insegnavano e che davano loro anche vitto ed alloggio.
Gli studenti che praticavano tali case erano di varia provenienza e si formarono gruppi provenienti dalle stesse parti di Europa, costituendo le Nazioni.
Le case dei dottori di diritto e le aule che essi affittavano per leggere le loro lezioni agli studenti erano situate nel centro medievale della città, principalmente in via dei Libri ( attuale via Farini) e via San Mamolo ( attuale via D’Azeglio).

La Scuola di medicina e quella delle Arti, che sorsero più tardi e che si svolgevano con le stesse modalità di quelle di diritto, avevano sede in porta Nuova e in via delle Asse dei Gargiolari.

Solo nel 1561 Bologna ebbe locali destinati agli studi universitari, il Palazzo dell'Archiginnasio.

Il palazzo dell'Archiginnasio fu costruito fra il 1561 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo, su progetto dell'architetto bolognese Antonio Morandi, detto Il Terribilia.
Il palazzo, che fu costruito in parallelo alla Chiesa di San Petronio troncandone anche il completamento architettonico dei transetti, va dall‘antica via dei Libri sin alla piazza Maggiore. Presenta all'esterno un lungo portico di 30 arcate e si articola in due piani intorno ad un cortile centrale a doppio ordine di logge. Al piano superiore sono tuttora visibili 10 aule scolastiche, che ora raccolgono i volumi più importanti della Biblioteca Comunale, e due Aule Magne, una per gli Artisti (oggi Sala di lettura della Biblioteca) e una per i Legisti (detta in seguito Sala dello Stabat Mater).
Da ricordare e visitare ancora oggi è il Teatro Anatomico, sala dedicata allo studio dell'anatomia.
Il piano superiore è raggiungibile tramite due ampie scale.
Le Aule, le volte e le pareti degli scaloni sono fittamente decorati da iscrizioni che ricordano i momenti salienti dello Studio, i Professori e tanti stemmi a ricordare le zone italiane ed europee dalle quali provenivano gli studenti ed anche le famiglie che avviarono allo studio di Bologna i propri figli.
La costruzione dell’Archiginnasio portò anche all’edificazione di Collegi per gli studenti stranieri, inizialmente riuniti in Nazioni. Tali istituzioni avevano il compito di ospitare e fornire un sostegno a coloro che, da paesi lontani, giungevano a Bologna per conseguire una laurea.
Dei tanti Collegi edificati dal medioevo in poi rimangono: il Collegio di Spagna, voluto nel 1365 dal Cardinale Albornoz, e il Collegio dei Fiamminghi, dove soggiornano ancora oggi rispettivamente gli studenti provenienti dalla Spagna e dal Belgio e dall’Olanda.

L'edificio dell’Archiginnasio cessò la sua funzione universitaria nel 1803; spostandosi nella nuova sede di via Zamboni, Palazzo Poggi, dove attualmente sono la sede Amministrativa, la Biblioteca Universitaria e numerose raccolte e musei, tra i quali un museo navale che raccoglie vari modelli di progetti di navi atte a solcare le acque dei fiumi e canali che andavano dai porti mercantili di Bologna sino al mare Adriatico.

Attualmente l’Università accoglie in 23 diverse Facoltà circa 80.000 studenti . Le sedi delle Facoltà sono dislocate in parte all’interno di Bologna, in parte nelle Bassa Bolognese e in Romagna e all’estero: Cesena, Forlì, Ravenna , Rimini e Buenos Aires.

Le Scuole dell’Università Bolognese furono le prime laiche, strettamente legate all’Amministrazione Comunale e alla città, le stesse istituzioni sorsero in altri paesi Europei e videro la Chiesa e la Monarchia fautrici delle loro origini.

L'Università comprendeva generalmente le facoltà delle arti, di diritto, medicina e teologia.

 Era rappresentata dal Rettore, eletto di solito dagli stessi studenti e dagli insegnanti, ma inizialmente scelto fra gli studenti stessi.
Gli insegnanti appartenevano in gran parte al clero, mentre tra gli studenti, specie nelle università italiane, molti erano laici.

Istituzioni tipicamente cosmo-politiche, le università impartivano un insegnamento che non aveva caratteristiche nazionali, ma rifletteva il tipo di cultura occidentale di quell’epoca, di matrice inizialmente ecclesiastica, con un unico linguaggio , il latino, ciò favoriva lo spostamento di insegnanti e studenti da un paese all'altro.
Vi furono studenti, i cosiddetti clerigi vagantes, che del girovagare in Europa fecero quasi una professione, ma diffondevano il pensiero dei loro maestri, oltre ovviamente a lazzi e satire verso i politici del tempo e il modo di vivere ( vedere I carmina burana).

A partire dal 1200 le università si diffusero in tutta Europa e le maggiori si distinsero per qualche particolare disciplina.

 • Salerno, già costituita nell’Alto Medioevo come Scuola medica favorita dalla presenza in loco di importanti monasteri benedettini, acquistò successivamente prestigio e rinomanza per gli insegnamenti greco-latini che seguivano Ippocrate, Galeno, Dioscoride, Celso implementati dalle scoperte arabe portate a Salerno da Costantino di Cartagine.

 • Altra importante Università medica fu quella di Montpellier in Francia.

 • Bologna, aveva una fiorente Scuola di diritto

 • A Parigi si studiava teologia e ad Oxford filosofia.

Queste università avevano una differente articolazione degli studi, dovuta alla loro diversa origine. Infatti solo Bologna era prettamente laica e non subiva inizialmente il potere ecclesiastico e monarchico, anche se in un qual modo si appoggiava all’amministrazione comunale, mantenendo comunque la libertà di insegnamento.

 I docenti ideavano liberamente i programmi di insegnamento che comunque non si discostavano molto da quelli delle altre Università europee e, con l'aiuto degli studenti, preparavano anche libri di testo concepiti per una didattica pratica. Comunque ogni università generalmente ospitava, alcune di queste quattro facoltà:

- facoltà delle arti,

- facoltà di medicina,

- facoltà di diritto,

- facoltà di teologia (e diritto canonico).

La facoltà delle arti forniva un insegnamento di base centrato sulle sette arti liberali con maggiore interesse per la dialettica, proseguendo in modo più approfondito lo studio del trivio e del quadrivio degli studi secondari. 
Lo studente veniva avviato per ogni materia su di un cammino culturale preciso e codificato, utilizzando la lectio (lettura), la quaestio (individuazione di problemi), la disputatio (disputa interpretativa) per arrivare alla determinatio che rappresentava la sintesi finale.
Veniva riscoperta la cultura classica e nelle università si leggevano e commentavano le opere degli scrittori greci e latini.

Nel 1300 vi erano già in Europa 15 università:
- cinque in Italia, Bologna, Padova, Napoli, Vercelli e lo Studium della curia romana,
- cinque in Francia, Parigi, Montpellier, Tolosa, Orléans e Angers,
- due in Inghilterra, Oxford e Cambridge,
- due in Spagna, Salamanca e Valladolid
- e in Portogallo l'università di Lisbona (successivamente a Coimbra).

Quelle università che attiravano docenti e studenti da altri paesi europei erano poche; se ne possono individuare con una certa sicurezza sette: Bologna, Parigi, Montpellier, Oxford, Padova, Salamanca e Cambridge.

Dal XIII secolo le autorità civili, i sovrani in Francia e Inghilterra, e i magistrati comunali in Italia, imposero il loro controllo: le università, che erano ormai divenute corporazioni potenti, malgrado la violenta reazione degli universitari, che ricorsero anche all'abbandono delle loro sedi, persero la loro autonomia.

La Chiesa, in particolare, mise le università sotto la propria protezione e giurisdizione, assicurando i privilegi giuridici ed economici degli universitari, ma limitando la discussione e lo scontro intellettuale su vari problemi scientifici e indirizzando gli studenti più verso le carriere ecclesiastiche.

Jacques Le Goff, medievalista francese del Novecento, arriva a dire

"gli intellettuali dell'Occidente divengono, in una certa misura, ma senza alcun dubbio, degli agenti pontifici".

Avendo la Chiesa ripreso il controllo sulle Università, due nuovi Ordini religiosi, i Domenicani e i Francescani, furono i maggiori fautori dell'egemonia della cultura ecclesiastica, creando centri di studi teologici e filosofici a Parigi, alla Sorbona, fondata all'inizio del XIII secolo, e a Oxford.

Il problema fondamentale della cultura ecclesiastica era quello di conciliare la scienza e la religione: la conoscenza doveva essere fondata sulla ragione e avere come base la religione con i suoi misteri che la ragione non era in grado di spiegare.

Con sottili disquisizioni filosofiche, al riguardo, Abelardo ed Alberto il Grande, svolsero il loro insegnamento a Parigi a Nôtre-Dame.
Con la ripresa del pensiero classico, Abelardo, in particolare, si spinse ad affermazioni razionalistiche in contrasto con gli orientamenti ufficiali della Chiesa e fu condannato dalle autorità ecclesiastiche.

Si deve a San Tommaso d'Aquino, la cui opera fu la più importante e la più rappresentativa nella cultura universitaria medievale, la sintesi e il superamento insieme di questa impresa.

 Egli considerò la teologia come scienza che aveva per oggetto i dati della Rivelazione, accettati per fede, ma che da questa premessa si sarebbe dovuto svolgere il pensiero secondo princìpi logici e secondo il metodo proprio della dimostrazione scientifica.

Nel XIII secolo le università erano diventato un affare di Stato: davano prestigio e traffici alle città, ma anche fastidi, così che, ad esempio, Firenze preferì lasciarne l'onere e l'onore alla vicina Pisa, riservando a sé uno Studio, prestigioso, ma non una facoltà che rilasciasse titoli di valore universale. L’università di Padova nacque nel 1222 da una scissione degli stu¬denti di Bologna.

Nei primi "studi" si "leggeva" diritto civile e, dopo la compilazione delle Decretali a opera. di Graziano nel 1140, seguì il diritto ecclesiastico, per cui si parlò di dottori dell'uno e dell'altro diritto ( utriusque iuris ).
Poi, sulle orme delle scuole conventuali, seguì la teologia, quindi la medicina. E a quelli si affiancarono le "arti liberali" a un livello superiore all'antico trivio e quadrivio, comunque considerato propedeutico a ogni altro studio.

In Italia si svilupperà poi l'Ars dictandi, o arte notarile, che insegnava a stendere i documenti privati e pubblici: siamo o no il paese della politica e della burocrazia?

Gli Studenti padroni delle Città Universitarie

Nell'università il rapporto dottori-studenti, che normalmente si raggruppavano per "nazioni", a secondo dello Stato di provenienza, restò a lungo un rapporto privato, come nelle corporazioni, solo con molto più potere per gli scolari. Erano infatti loro che, confluendo da diverse regioni d'Europa verso le università più prestigiose, sceglievano il loro insegnante e lo pagavano. Quando le collette non erano sufficienti, per la defezione di qualche allievo, subentrava nel pagamento l’autorità comunale.

Non buoni pagatori ed anche irrequieti, sia all’interno dei locali dell’Università, che nelle città di soggiorno. Con scherzi e prepotenze provocavano conflitti con la popolazione, infastidendo le donne, andando nelle taverne ad ubriacarsi, frequentando prostiboli e quindi erano spesso in lotta con le forze dell'ordine.
Le cronache medievali ci riportano informazioni sui "goliardi" e clerici vagantes.
Papa Gregorio IX aveva autorizzato a uscire dai conventi i chierici per studiare e insegnare e i chierici non erano migliori degli studenti universitari laici, e si radunavano a cantare i loro inni goliardici, che chiaramente indicavano come prendevano la vita:

 “La nostra setta accoglie gli onesti ed i furfanti, gli zoppi e macilenti, i forti ed aitanti, quei che fioriscon giovani e languon per vecchiezza, i frigidi e gli ardenti nell'amorosa ebbrezza... Il nostro ordine vieta d'uscir presto dal letto; e appena alzati andiamo in un fresco angoletto ; lì ci facciam portare il vino e le galline, e solo vi temiamo del gioco le rovine…” ( Trad. L. Vertova ).

E fino ai nostri giorni, metà del 1900, si cantava

« Gaudeamus igitur , iuvenes durra su¬mus ..»: Godiamo, orsù, finché siam giovani...

Ma anche nelle precedenti scuole di Roma, in periodo imperiale, vi erano gli stessi problemi tanto più che l'imperatore Valentiniano minacciò di pene corporali e di esilio gli studenti che confluivano a Roma e non avevano comportamenti adeguati. E anche le autorità di Bologna, che raccoglieva studenti di varia provenienza, scrissero editti contro questi malcostumi.

Gli studenti, per sottrarsi alla giurisdizione cittadina, ricorsero alla clemenza dell’imperatore Federico Barbarossa, che, con una sua Authentica del 1158, riconobbe a loro il diritto ad essere giudicati da tribunali speciali, della Chiesa o dei loro maestri.
Così tra conflitti con i professori e con i cittadini vivevano questi clerici vagantes alla ricerca dei migliori professori per avere "lezioni" poi ripetizioni e sostenere dispute e prove d'esame.

Alcune notizie statistiche.

Gli studenti delle maggiori università erano registrati con un numero di matricola come avveniva nelle Corporazioni artigiane.
E’ così possibile avere qualche dato statistico sull’affluenza di studenti alle varie università e facoltà e i personaggi più illustri che le frequentavano.
Anche se i dati non sono sempre accettabili, dagli archivi europei delle Università del Basso Medioevo, quando ormai l’amministrazione universitaria era già organizzata secondo regole abbastanza precise, si può ricostruire un quadro completo del numero e della distribuzione geografica dei centri di istruzione superiore.
In quanto alla numerosità degli allievi vi è il sospetto che gli storici di allora esagerassero per eccesso, infatti da documenti visionati negli ultimi secoli si può affermare che il numero massimo degli studenti nel XII secolo a Parigi e a Bologna non sembra esser mai stato superiore a 6.000 o 7.000, anche se Odofredo all’inizio del 1300 indica jn 10.000 gli studenti bolognesi.

Alcune cronache, sul finire del '200, mettono Bologna fra le prime 10 città di Europa con 50.000 abitanti. Sotto lo Stato Pontificio, in cui entra nel '500 come seconda città dopo Roma, mantenne sempre un buon margine di autonomia e così l’Università. Gli studenti comunque diminuirono moltissimo a Bologna a partire dal secolo XIV, con il moltiplicarsi delle università negli altri centri europei.

Ad Oxford, nei periodi di maggior splendore, potevano esserci da 1.500 a 3.000 studenti.

Nelle Università dell'Europa centrale da 1.000 a 2.000 ognuna.

Il carattere laico, l'interesse per la medicina e per il diritto nella cultura italiana, diedero un posto preminente alle università italiane anche per l'opera di conservazione del patrimonio dell'antichità classica, al quale si aggiunse per le università del Sud Italia l’opera di traduzione e studio degli scritti scientifici arabi.

Per Bologna bisogna poi considerare una specificità che non troviamo nelle altre città universitarie medioevali.
Bologna turrita, nel pieno medioevo, per difendersi all’interno dalle litigiosità dei nobili abitanti la città, ma anche lo straordinario sviluppo urbanistico del tardo medioevo e la necessità di ampliare gli spazi abitativi all’interno.
Se in precedenza si era parlato dello sviluppo di sedili di pietra e dei portici, come supporto e riparo ai mendicanti che aspettavano l’obolo da parte dei nobili, nel XIII secolo i portici piccoli e vasti e le balconate nei primi piani delle case ebbero origine come una soluzione architettonica che permettesse di allargare i piani alti degli edifici, mantenendo il passaggio pedonale a livello di terra.

Oggigiorno Bologna ha ben circa 40 km di portici a colonne, non volendo contare ovviamente le sporgenze dei primi piani attuate in tempo medievale. A Bologna esiste poi il portico più lungo del mondo, costruito negli anni che vanno dal 1674 al 1739, lungo circa 3,75 km e costituito da 666 archi, decorato da cappelle votive. Tale costruzione porta al colle della Guardia, al Santuario della Beata Vergine di San Luca.

Personaggi

Abbiamo parlato di gogliardi, clerici vaganti, di disordini, ma quella non è la sola Bologna Universitaria.

Personaggi famosi in vari campi hanno frequentato l’università bolognese sin dai primi anni di vita.

A Bologna trascorrono periodi di studio Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli, Re Enzo, Salimbene da Parma e Coluccio Salutati.

Ma non solo famosi studiosi e studenti vaganti raggiungevano Bologna; nel XII-XIII secolo si nota in Bologna una trasformazione demografica notevole.
Mentre nei primi secoli del Medioevo si spostava verso Bologna gente del contado per imparare un lavoro e poi sfruttare le proprie conoscenze negli opifici di cui la città era dotata o impiantare un lavoro artigianale in proprio, dopo l’anno Mille sono diversi i giovani di famiglie abbienti, abitanti nel contado, che raggiungevano la città per frequentare lo Studio.
Frequentavano dapprima le scuole secondarie di Trivo e Quadrivio, che non sempre avevano la possibilità di frequentare nel contado, per poi accedere a studi universitari.

Ciò non avvenne certamente nei primi secoli dell’Università bolognese, e comunque si protrasse sino ai giorni nostri.

Possiamo dare come esempio una famiglia di nome Galuani che dalla bassa ferrarese si spostò nella bassa Bolognese, il cognome compare nel libro dei vivi e dei morti delle Parrocchie situate sulla strada Galliera, e il capofamiglia, orafo nella campagna, raggiunse Bologna per migliorare l’istruzione dei figli, da questa famiglia derivò nel 1700 la famiglia di Luigi Galvani?

 



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