STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net
Cerca nel sito  

Titolo
- Indici -1
- Introduzione -2
- Prefazione -1
- Testi e Fonti -1
Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

Titolo



Stemma del Comune 

 

 

Titolo
Autori
Copyright


\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora, Capitolo dodicesimo - Vita Medioevale: Istruzione : 3 - Basi dell'Istruzione

Capitolo dodicesimo - Vita Medioevale: Istruzione : 3 - Basi dell'Istruzione

Di Angela Bonora (del 04/03/2013 @ 12:22:55, in Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione, linkato 4930 volte)


Quando si cerca di raccogliere dati per costruire, anche in brevi linee, la storia dell’istruzione e delle scuole nell’Alto e nel Basso Medioevo ci si trova a dover dar fede a pochi e frammentari documenti in ambito europeo ed italiano.

Se sommariamente si può dire come la Chiesa interagisse con l’istruzione e poi i Comuni si ponessero il compito di dotare di scuole laiche i loro territori, seguendo poi, entrambi e in parte, le linee che Carlomagno aveva posto con la sua Accademia Palatina, non si può in definitiva disporre di documentazione omogenea per tempi e territori.
Trovato un documento, che appare valido per fare la storia con le informazioni che ci fornisce, non possiamo certamente generalizzare sull’intero territorio del Sacro Romano Impero e per i mille anni che costituiscono il cosiddetto Medioevo.

Difficilmente si trovano documenti che ci forniscono quantitativamente e qualitativamente il fenomeno istruzione e scuola nei diversi territori per i vari tempi. Spesso sono fonti non scritte, come le icone a capo di testi manoscritti, che permettono di integrare vuoti di documentazione.
Oggi la documentazione ottenuta dall’esame di resti archeologici e l’interpretazione di figure, situazioni che troviamo in dipinti dell’epoca, mappe di edifici religiosi con le diverse disposizioni degli ambienti che raccolgono gli scolari possono integrare le nostre conoscenze.

Possiamo, seguendo in parte le informazioni desunte dall’Impero Romano nella formazione dei giovani e la strutturazione di scuole ideate per quel fine, vedere con l’aiuto di rari documenti lo sviluppo delle stesse in età medievale. Dobbiamo comunque tener conto che l’istruzione dei giovani romani era limitata solo ad un ceto, la scuola non era stata creata anche per il popolo, per la plebe e gli schiavi, solo i liberi potevano accedere alle fonti del sapere.

Il periodo tardo imperiale fu caratterizzato da un certo declino delle istituzioni scolastiche statali o meglio lo Stato interveniva su tali istituzioni, ma ne riduceva l’ambito di applicazione, limitando il campo d’azione dell’insegnamento libero dedicato all’istruzione di primo livello, elementare, e nella formazione dei giovani delle famiglie aristocratiche e nello stesso tempo aprendo la scuola alla formazione di giovani della nascente aristocrazia burocratica e militare, quindi con fini di diversa istruzione del passato primo impero. Ciò non significa che venisse meno l’insegnamento della retorica e della letteratura latina e greca, specialmente nelle città dell’Italia settentrionale e a Roma, comunque limitato a ristretti ambiti culturali.

Questa trasformazione dipende dalla istruzione che lo Stato, in quel momento, richiede a chi è destinato alla funzione pubblica e politica.

L’inserimento di regni barbarici e di relative legislazioni, la formulazione di documenti preziosi a capire i problemi derivati dall’incontro di questi popoli con la tradizione giuridica romana, non recano disposizioni relative alla scuola.

Significativo comunque è l’esempio che ci fornisce il re visigoto Alarico II nella compilazione del «Breviario», che segue il codice Teodosiano, ma non ne riporta gli articoli relativi all’insegnamento.
Al contrario, Teodorico, re degli degli Ostrogoti in Italia, aveva considerato con grande attenzione l’insegnamento della grammatica, del diritto e della medicina. Teodorico aveva come scopo la formazione in Italia di una classe di docenti esperti nelle lettere e nelle leggi, incitando invece i giovani Goti a formarsi nella preparazione militare.

La scuola di derivazione nettamente romana entra in crisi già alla fine del V sec. d. C. e nello stesso tempo lo Stato Bizantino controlla l’ìistruzione superiore, dedicandola a esperti per la burocrazia e l’amministrazione pubblica.
Le ultime scuole municipali dedite all’insegnamento elementare chiudono: per i figli degli aristocratici l’insegnamento elementare si svolge all’interno della della famiglia.

E’ appunto nel VI sec. che si ha un ‘inversione di tendenza: la scuola ecclesiastica, di matrice cristiana, entra in azione e si formalizza. Con questa inversione di tendenza si ha una crisi non solo nelle istituzioni, ma principalmente nei contenuti e nei fini ai quali guarda l’istruzione, anche se dopo una prima fase la tradizione culturale romana si mantiene, ma solo per alcune fasce di individui strettamente dediti alla cultura.(vedi l’Accademia Palatina).


 Nascita delle scuole parrocchiali

Il canone I del Concilio di Vaison del 5 novembre 529 pose le prime basi della scuola medievale.
In tale legislazione ecclesiastica si affidava ai parroci delle parrocchie rurali il compito dell'istruzione elementare ai ragazzi destinati al sacerdozio.
Si imposta  una nuova organizzazione scolastica, che darà poi origine alle future scuole primarie rivolte a tutti coloro che volessero e potessero imparare a leggere e scrivere.

Queste scuole subentrarono alle scuole municipali romane, ormai scomparse. Precorrono i tempi che vedranno costituirsi nei monasteri la struttura scolastica di base nelle regioni dell'Europa occidentale dove era iniziata la cultura scritta come supporto alla lettura e alla tradizione storica orale.

In Italia  i preti che svolgevano  il loro ministero nelle parrocchie, seguendo i canoni ecclesiastici, accolsero nella propria casa (canonica) i lettori più giovani ancora celibi.
Si impegnavano a dar loro un’educazione spirituale e insegnano loro i salmi, fecero studiare i testi sacri e li istruivano nella legge del Signore.
Inizialmente la scuola parrocchiale preparava validi successori nello svolgimento dell’opera Cristiana dei parroci.
Giunti alla maggiore età gli allievi rimasti presso la parrocchia potevano anche formare una loro famiglia sposandosi.
Ciò era già contemplato anche nel canone del concilio di Toledo del 527 che istituiva le scuole vescovili.
Il concilio implicitamente introdusse la possibilità che in queste scuole venissero educati anche i laici.

La crescita della popolazione dovuta alla concreta ripresa agricola dei secoli successivi e l’apertura di nuove attività nelle città portarono spesso ad una moltiplicazione del numero degli abitanti in vari Stati europei con la fondazione di nuovi e diversi centri abitati.
Specialmente nei fondovalle crescevano nuclei abitati da artigiani e mercanti, che si contrapponevano ai castelli dei signori feudali situati sulle alture e sui monti circostanti.

Nella pianura padana in particolare si cominciò ad arginare il Po e i suoi affluenti; si costruì una fitta rete di canali irrigui che portarono ad ideare i primi prati a marcita,  che permettevano di far  crescere il foraggio anche in inverno.

In Spagna gli Arabi crearono un particolare sistema di irrigazione; gli Olandesi cominciarono a strappare terre al mare, innalzando dighe, drenando il suolo e desalinizzando le acque.

Si stava già sperimentando vari tipi di rotazione triennale: importante innovazione che andava a sostituire la tradizionale rotazione biennale.
Con essa il terreno veniva diviso in tre parti: sulla prima si seminavano cereali invernali, come frumento, segale, farro e miglio, sulla seconda cereali primaverili, orzo e avena, oppure legumi e piselli, la terza invece era lasciata a maggese, cioè a riposo. Così la superficie utilizzata annualmente passò dalla metà ai due terzi; il pericolo delle carestie si ridusse, in quanto un cattivo raccolto primaverile poteva essere compensato da un buon raccolto estivo, mentre i legumi rappresentavano sempre una e fonte di vitamine e proteine vegetali e sopportavano bene i cambiamenti di temperatura.
 
Tutto ciò portò oltre ad un aumento della natalità anche una crescita della vita media.

Non esistono comunque per tali anni dati statistici per effettuare veramente un confronto, se non più tardi per l'Inghilterra, dove, nel 1086, Guglielmo il Conquistatore, ordinò un censimento a fini fiscali di tutti gli abitanti del Regno, circa un milione e centomila unità, che dopo due secoli, malgrado le varie  pestilenze e carestie, risultò triplicata.

Riempito lo stomaco, perché non riempire anche il cervello? ed ecco la richiesta di scuole nel contado e per tutti gli abitanti e non solo per i chierici….

La Chiesa partecipò a questa trasformazione dell’ambiente con l’apporto dei monasteri che si erano sviluppati nelle vallate ad opera dei monaci degli ordini  Cistercensi, Certosini ed altri che volevano ritornare alla regola di San Benedetto.

Da questo momento le uniche sedi di scuole si trovano presso i monasteri, le pievi, i vescovadi con funzioni di preparazione soprattutto del futuro clero, anche se nelle parrocchie del contado stavano iniziando i primordi dell’istruzione elementare laica, ma principalmente con fini di istruzione religiosa.

Il problema della scuola, visto sotto il profilo storico sociale e la storia stessa della scuola può essere avvicinato leggendo gli scritti del Manacorda:

«Non è da pronunciarsi giudizio severo contro la cultura letteraria in Italia nel secolo IX se le parrocchie rurali, a cui alludono i papi, mancavano di maestri di grammatica e se i rettori di esse non erano sempre in grado di tenere la scuola pei fanciulli. Il clero rurale si reclutava spesso fra i servi, fra i dipendenti delle ville signorili che vedevano nel sacerdozio una via per uscire di servitù, e sebbene le leggi volessero che prima fossero manomessi dal padrone, tuttavia trovansi spesso sacerdoti coloni, ossia legati alla gleba e altri che lavoravano la terra. Né mancavano i casi in cui consacravansi sacerdoti persone ignare perfino del leggere e scrivere; cosicché nelle campagne abitate da popolazioni servili incolte, avveniva anche qualche volta che il parroco si trovasse per cultura allo stesso livello de' suoi fedeli, egli pure dipendente da un signore, quindi incapace anche di insegnare il dogma e di opporsi alle superstizioni che dilagavano. Si pensi al numero infinito di chiese, cappelle, oratori che in quel tempo la pietà dei privati fondava, al numero grande di sacerdoti che il culto rurale richiedeva, al rilassamento della disciplina ecclesiastica, alla poca osservanza da parte dei vescovi, delle regole canoniche nella scelta dei chierici, e cotal deficienza di cultura nel clero rurale apparirà chiara, e spiegato sarà perché spesso mancassero i maestri rurali di lettere…»


Alle corti i giovani aristocratici, destinati a funzioni dirigenti, ricevevano accanto all’educazione militare, una qualche educazione letteraria; quelli destinati alla funzione di giudici e funzionari, compiuta l’istruzione elementare presso le scuole ecclesiastiche, completavano la loro formazione professionale attraverso la pratica presso i più anziani e lo studio personale dei testi.

Fino alla fine delI’VIII sec. il problema della scuola non fu affrontato dall’autorità laica, quindi è la scuola ecclesiastica che deve essere analizzata, nel suo organizzarsi malgrado l’instabilità politica europea e la difficoltà negli scambi culturali dovuta in parte al fiorire delle lingue volgari diverse tra loro e l’unificazione religiosa tra i vari popoli, che richiedeva una formazione culturale strettamente cristiana dei chierici e dei monaci. Ma gli ecclesiastici erano nella maggioranza incapaci persino di leggere i testi dottrinali e liturgici, tra l’altro pieni di errori grammaticali e di trascrizione, e ciò rendeva impossibile una buona organizzazione di scuole tenute dagli ecclesiastici stessi a giovani allievi per lo più analfabeti, anche perchè gli insegnamenti nei primi tempi vertevano soprattutto sulla lettura.

La riforma scolastica voluta da Carlomagno e ispirata dai monaci colti dell’Irlanda, Gran Bretagna e Italia si espresse in documenti diretti a tutti i dignitari del Sacro Impero e diedero luogo a concili sulla politica scolastica. Per Carlomagno la restaurazione scolastica centrata sulle strutture organizzative ecclesiastiche implicava l’opera delle sedi vescovili, e quindi di monasteri per lo più nelle città, di pievi e di parrocchie rurali nei territori adiacenti alle città implicando i religiosi nel fornire le basi dell’insegnamento elementare anche al popolo dei villaggi e dei borghi.

La riforma incontrò molteplici difficoltà, difficoltà dovute alla mancanza di insegnanti validi, mancanza di strumenti e di locali e di natura più generale come il rifiuto dell’aristocrazia ad un insegnamento anche minimo al popolo e ciò collegato anche alla crisi dell’Impero carolingio con il potere ecclesiastico e quello laico.
Dal punto di vista della Chiesa ciò si manifestò nel divieto di accogliere nelle scuole monastiche i giovani che non fpssero oblati (817); da parte del potere laico si manifestarono iniziative autonome (825), con l’istituzione nei territori italiani soggetti a Lotario di «distretti scolastici» con sedi laiche ad esempio

- a Pavia, capitale del regno, ai quali facevano capo gli studenti delle principali città dell’Italia Settentrionale

- a Genova e altre importanti città

Si costituirono così due tipi di scuola, quella di istituzione regia o imperiale e quella organizzata dalla chiesa.
I laici non ammessi alle scuole religiose potevano così fruire di insegnamenti di materie liberali anche se i programmi avevano sempre grande contenuto di scienze religiose, ciò anche perché i maestri erano per lo più ecclesiastici.

In questo periodo la chiesa decise di aprire le scuole ai laici: negli stessi monasteri,benedettini, si creano scuole interne per gli oblati e scuole esterne per gli altri studenti.
Nei secoli successivi, che videro in Europa una forte crisi politico-sociale, l’organizzazione delle scuole non subì mutamenti di rilievo. Alla fine del secolo XI, la Chiesa riprese l'iniziativa, estendendo sempre più l’istruzione ai laici, ridando prestigio alle scuole stabilite presso le chiese e i vescovadi, anche con lo scopo di combattere la simonia scolastica, costituita dal commercio di beni spirituali e di beni temporali tra loro collegati, e di avvalersi di un laicato colto costituito dalla borghesia e dai poteri comunali in formazione, nella lotta contro l’Impero.
In ciò non si tenne però conto che quelle forze nuove avrebbero preso la loro forza dallo scontro fra le due potenze universali precedenti ed essendo pienamente coscienti di ciò. Ma l’Impero non fu da meno e capì che la restaurazione dei propri diritti si sarebbe potuta basare solo in una accorta politica scolastica: la cultura ad un livello superiore avrebbe potuto essere un’arma nella battaglia che l’Impero avrebbe dovuto sostenere contro i suoi avversari.
A Roncaglia, dove nel 1158 rivendicando i propri diritti nei confronti delle città comunali, Federico Barbarossa parla in favore degli studenti che per necessità di studio si spostano da una città a un’altra per accedere alle Università costituite in Europa e principalmente in Italia dove già nel 1088 era sorta a Bologna la prima formazione di cooperazione di studenti e docenti.
Non più giovanissimi scolari soggetti ai maestri, ma uomini con loro diverse idee e capaci di battersi, verbalmente e concretamente per sostenerle.

Non avevano comunque tardato, dal momento dal loro avvento, i Comuni a provvedere all’istituzione di scuole comunali nelle città e nei territori circostanti per dar modo ai laici di frequentare le scuole elementari e successivamente le scuole secondarie.
Le varie formazioni culturali accanto alla cultura letteraria, retaggio dell’insegnamento romano poi ecclesiastico, si presentarono nel Medioevo altre culture, che dovevano essere studiate con strumenti di analisi particolari e ovviamente testi di riferimento di base e studi specifici dovuti all’osservazione del reale circostante, in una parola “le scienze”; queste culture originate nella scuola greca ed araba erano state in parte disattese nel periodo romano.

Una caratteristica istituzionale della scuola medievale è soprattutto lo studio e la compilazione di testi legislativi atti a riportare le leggi imposte dall'autorità locale ed istituzionale, così che la scuola le recepisca e le divulghi al meglio per far conoscere agli studenti ae realtà politica e sociale del tempo.

Volendo specificare meglio i contenuti dell'insegnamento, presentiamo cenni relativi ai programmi, alle materie, ai processi di apprendimento oltre agli strumenti usati come ii libri e le biblioteche ed infine in tema della pedagogia medievale nelle persone del docente e dello scolaro e dei loro rapporti umani.

Nel Medioevo vediamo affermarsi una scuola controllata dall’autorità centrale o dai municipi, non è la sopravvivenza della cultura antica del V secolo.
Non è facile dare un'idea precisa degli argomenti studiati nelle scuole medievali. Se seguiamo lo svolgersi della letteratura medievale possiamo vederne gli interessi e il loro sviluppo, come le diverse discipline si organizzino a poco a poco in un sistema unitario.
La scuola medievale dà tanta importanza allo studio dei testi degli autori, ed è legata alla cultura letteraria, ma non è cultura scolastica: abbiamo biblioteche fornite di testi medievali, ma questi solo in minima parte servivano alla scuola, molti erano conosciuti e utilizzati soltanto da alcuni dotti studiosi. E se ci addentriamo nei programmi seguiti dai maestri, abbiamo solo indicazioni per le scuole più famose e per le materie più seguite, e queste caratteristiche non costituiscono certamente un modello cui si debbano attenersi tutte le altre.

Vediamo le basi dei primi insegnamenti di tutte le scuole, ecclesiastiche, laiche, private, comunali:

 - imparare a leggere

- imparare a scrivere

- imparare a contare.

- imparare a cantare

Inizialmente il compito di insegnare a leggere e a scrivere era affidato a un maestro apposito, che esercitava gli scolari a ripetere e riconoscere le lettere dell'alfabeto, poi a comporre le parole: si impara a riconoscere le lettere su un testo precedentemente scritto dal maestro e a riprodurre tali parole sulla propria tavoletta.
Questo era un primo passo anche per imparare a leggere. Subito dopo incominciavano a esercitarsi a leggere e a ripetere e a ricopiare i versi dei poeti classici .
Sino all’avvento delle scuole comunali il Testo utilizzato era la raccolta dei Salmi

Si insegnava poi agli scolari a fare di conto, servendosi di sassi, biglie e principalmente delle dita. con il fine pratico, di porli in grado di compiere le operazioni aritmetiche necessarie alle attività quotidiane, nel commercio per i laici, nel computo delle ricorrenze ecclesiastiche per i futuri chierici.
Il canto era limitato all’insegnamento dei Salmi da ripetersi in coro durante le funzioni religiose.

Nelle scuole superiori, organizzate dapprima nelle sette arti liberali, vediamo la divisione di queste in due gruppi:

   il trivio che comprendeva

    grammatica, dove si studiavano le parti del discorso, l'ortografia, le regole della flessione e della concordanza, le basi della etimologia, e il latino anche dal punto di vista lessicale; si studiava sugli scritti dei compilatori, e, per il lessico, i glossari, utilizzando i manuali dell'antichità classica. Quando lo studente si è impadronito delle leggi che regolano l'intonazione, l'accentazione e il tono della lingua,in particolare per quanto riguarda la versificazione, può utilizzare la conoscenza della grammatica per la lettura e l'interpretazione degli autori. L’aiuto dello studio dell'etimologia permettono di evidenziare inoltre il legame che le parole hanno con le cose che indicano. Ciò è ben evidente nell’uso diversificato delle parole nelle scuole monastiche e nelle scuole laiche: negli ambienti monastici dei primi secoli, non si parla ancora di scuole istituzionalizzate, la lettura della «sacra pagina» è soprattutto una meditazione, una preghiera. La lezione laica è orientata verso la scienza e il sapere, Dagli ambienti monastici vengono quindi spesso le critiche a un insegnamento della grammatica fine a se stesso, che rimane un vuoto e sterile esercizio tecnico.

     retorica, gli studi retorici sono caratterizzati nei secoli dalla discussione sull'oggetto, i metodi, i fini di quest'arte, che dà origine a due opposte concezioni: la retorica è interpretata come un’arte, un complesso di norme tecniche, tendenti ad ottenere un'esposizione ordinata, piacevole e persuasiva del pensiero (retorica greca) oppure come una disciplina formatrice su basi etiche di più ampio respiro che si rifà alle dottrine platoniche e all'identificazione dell'oratore con il saggio di più antica tradizione romana (Cicerone) e ha come modelli anche i testi della Sacra Scrittura, tracciando su queste basi le nuove linee dell'eloquenza cristiana (Sant’Agostino). Questo è l’insegnamento della retorica nel primo medioevo, anche se raccoglie successivamente elementi della tradizione aristotelica. Nel tardo medioevo lo sviluppo della logica. La logica ha come primo scopo l'organizzazione del pensiero. è considerata, sulla scia della dottrina aristotelica, il metodo propedeutico necessario allo studio delle altre scienze.

     dialettica, che consisteva nell’apprendere l’arte di impostare un confronto verbale proficuo e anche scontro tra idee diverse e contrapposte. La disciplina abbandonata nelle scuole medievali dopo la decadenza della scuola classica, riprese importanza dopo il mille a livello Universitario, Nei primi secoli dopo il mille gli studenti di logica si esercitavano intorno a problemi di classificazione delle scienze e studiavano le leggi del procedimento dialettico. Tali disquisizioni seguivano però un ragionamento meccanicistico senza per altro approfondire il vero problema nel suo valore conoscitivo.

Fu nel XII sec. che questo problema si pose e sarà l'inizio vero della logica nelle università.

    il quadrivio con

       aritmetica, lo studio dell'aritmetica nelle scuole superiori comportava la lettura dei manuali di calcolo e dei «computi» ecclesiastici. L'aritmetica, così pure la musica, che utilizzava anch'essa le stesse fonti, ha una finalità pratica nelle esigenze della liturgia: si dibattono nelle scuole soprattutto problemi relativi alla datazione delle varie ricorrenze dell'anno liturgico. Ma non mancano i maestri che danno all'aritmetica il valore di scienza. Essendo tutto il creato costituito «in numero, peso e misura», contiene in sé i primordi di tutte le cose.

      geometria, la geometria si occupava specialmente del calcolo delle grandezze e dei rapporti fra queste, sempre fondandosi sulle autorità tradizionali;.

       astronomia e astrologia, Negli ultimi anni di studio nelle scuole superiori medievali si dava una certa importanza all’Astronomia e all’Astrologia, come studi facenti parte del gruppo delle Arti Libere. Questi studi erano poi approfonditi all’interno delle Università. Si utilizzavano testi dell’antichità greca, principalmente di Aristotele e di Platone, per lo più incompleti e con il problema del diverso linguaggio e di variazioni dovute alle dispute con i primi Padri della Chiesa Cristiana. Molti di questi testi, per fortuna, erano stati tradotti prima in siriaco poi in arabo, essendo parte dei cristiani più colti fuggiti in Siria nel IV – V sec. Quindi gli antichi testi, o frammenti di testi, di Astronomia e  Astrologia raggiunsero l’area del Mediterraneo solo nel XII secolo e scritte in arabo e in Spagna e Italia meridionale principalmente, dove vennero subito acquisiti, come tra l’altro i testi di medicina. e tradotti. A questa riscrittura in lingua latina partecipavano vari studiosi, sia di lingue orientali sia delle materie stesse, essendo difficile trovare traduttori dall’arabo al latino.
 Bisogna tenere divise le due arti libere: astrologia e astronomia, anche se il tutto parte dall’osservazione degli astri, l'astronomia, e l’utilizzazione di questa a fini divinatori. Due erano agli aspetti della dottrina degli astri, quello descrittivo, Astronomia, e quello divinatorio, Astrologia. Distinti con chiarezza ma altrettanto esplicitamente connessi e orientati alla divinazione.
In definitiva l’Astrologia risulta più datata, ebbe origine in Mesopotamia, dove sono state rilevate le prime testimonianze sull’osservazione degli astri, dei loro movimenti e della loro influenza sull’uomo.
Le dottrine astrologiche erano state connesse a tematiche propriamente filosofiche ad opera di Posidonio, ed è a partire dagli elementi rintracciabili in opere di autori latini, come Seneca e Cicerone che gli studiosi dell’Alto Medioevo ne presero atto.
L’opera astrologica più importante dell’antichità fu il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo (II sec. d.C.), scritta in greco, ma venne conosciuta solo nel XII sec., quando fu tradotta dall’arabo insieme all’Almagesto dello stesso autore. Effettivamente i più antichi testi astrologici risalgono. al I sec. a.C..
L’impatto di queste due nuove arti su gli studiosi dell’epoca e le dispute con la Chiesa furono veramente degne di nota.

La Chiesa condannò aspramente le varie forme di divinazione impostate dal paganesimo sull’osservazione degli astri. Lo studioso Isidoro di Siviglia, VI-VII sec., che nella sua ampia opera aveva raccolto il sapere sulle arti liberali di tanti secoli, dovette al momento di parlare di astrologia distinguere tra astrologia naturale ed astrologia superstiziosa, discussioni non sorsero invece sull’arte liberale che studiava l’astronomia descrittiva.
Nell’impero Romano d’Oriente e successivamente nell’Islam l’astrologia mantenne le proprie indicazioni: si studiava l’influsso degli astri, in particolare della Luna sull’uomo e sul nostro pianeta, divenne anche una parte notevole dell’astronomia e dell’inizio effettivo della fisica terrestre.
Ciò rese possibile attribuire all’astrologia una base scientifica e integrarla nel sistema scolastico delle scienze.
Nei secoli successivi, XII e XIII, si inserisce negli studi più avanzati dell’astrologia la discussione tra filosofi sulla base bibliografica fornita dall’ampio scritto Speculum Astronomiae, attribuito ad Alessandro Magno, nel quale si afferma
Sotto il nome di astronomia sono comprese due grandi sapienze” la prima descrittiva e l’altra è   denominata ugualmente astronomia ed è la scienza dei giudizi degli astri”
…” viene delineata nella sua tradizione e nelle sue partizioni
:
- introduzione, concernente i principi;
 la seconda parte si divide a sua volta in quattro parti:
 - rivoluzioni, riguardanti congiunzioni dei pianeti e loro effetti sul mondo,
 - oroscopi, configurazione del cielo alla nascita di un individuo definendone le caratteristiche e il destino,
 - interrogazioni, cioè divinazione sulla base degli aspetti reciproci dei corpi,
 - elezloni, relative alla scelta, sempre sulla base degli aspetti astrali, del momento favorevole per intraprendere azioni rilevanti, sul piano sia individuale che collettivo.

      musica, la musica, nel suo aspetto teorico, studiava i rapporti fisici fra le note e quindi si avvicinava sia all’aritmetica che alla geometria

La divisione sopra riportata indica un evolversi del pensiero medievale: lo studioso medievale prende coscienza che esistono caratteristiche delle discipline letterarie diverse da quelle delle discipline scientifiche, ciò porta ad una diversa impostazione nell'insegnamento, diversi gli strumenti e i metodi.

Inizialmente comunque l’insegnamento delle discipline scientifiche ebbe anch’esso un’impostazione di tipo letterario, fondato sui contenuti della cultura tardo-romana, sistemati e compilati dagli studiosi del periodo che va dal tardo antico romano all’Ato medioevo.

Le arti del quadrivio furono piuttosto trascurate durante l'Alto Medioevo e anche in seguito furono, salvo eccezioni, meno coltivate delle discipline letterarie.
Anche l'insegnamento scientifico si fondò sullo studio degli scritti letterari in materia. E’ caratteristica della “scuola” medioevale la frattura fra lo studio delle scienze e la pratica sperimentale. Ma tale impostazione si è protratta sino ai tempi nostri: non sempre la didattica in aula è seguita da sperimenti di laboratorio, non parliamo poi di impulso verso le basi della ricerca scientifica…

Il calcolo, che poteva servire per le esigenze quotidiane, si studiava già nelle scuole di livello elementare e se ne vedevano le applicazioni nelle scuole superiori a livello aritmetico e geometrico, come ad esempio nel campo dei prestiti, nei banchi dei pegni, e in agrimensura. e nella musica scritta.

A livello di scuola secondaria abbiamo altri insegnamenti importanti, come la medicina e il diritto, materie non seguite comunque da tutti gli studenti e con corsi di tipo particolare, lo abbiamo già accennato per il diritto.
Possiamo dire che lo stesso metodo di insegnamento, misto letterario ed applicativo, fosse utilizzato anche per la medicina di base.

La conoscenza del diritto civile e del diritto canonico era indispensabile all'esercizio delle funzioni pubbliche e all'organizzazione interna della chiesa. La presenza di scuole di diritto già nell'Italia Longobarda costituisce un primo inizio che portò poi alla affermazione degli studi giuridici in Italia nell'età successiva. In realtà la conoscenza del diritto si tramandava piuttosto al di fuori della scuola, fondandosi sulla pratica e sulla conoscenza dei testi; le raccolte canoniche da un lato, le raccolte giuridiche, le somme dell'arte notarile, i formulari dall'altro. Maestri famosi per le loro conoscenze del diritto non tenevano vere e proprie scuole, ma venivano consultati e richiesti del loro parere nei casi controversi.

Per quanto riguarda la medicina esiste nei primi un contrasto più o meno vivo tra gli studi di medicina e la pratica medica, essendo la pratica considerata non degna di studio, in ciò supportato da parte delle autorità ecclesiastiche che vietavano ai monaci e ai chierici di esplorare e toccare il corpo umano.
Ma la fama di un maestro famoso faceva accorrere anche da lontano uditori e praticanti, che lasciavano i libri per controllare nella realtà il “male” che rendeva tutti uguali al di là del potere, della fama e del denaro e dimostravano un acuto interesse al rilevamento dei sintomi delle malattie.

Si formeranno al seguito di questi cultori, prima degli insegnamenti presso le università, le Scuole di diritto e di medicina, come la Scuola dei Glossatori Bolognesi e la Scuola della Medicina Salernitana.

Non possiamo dimenticare, nel voler indicare la fioritura dell’istruzione nel medioevo, gli insegnamenti a base prettamente applicativa che venivano impartiti dai maestri delle Corporazioni (vedi cap. XI - 10).
Le Corporazioni non si possono definire come scuole, anche se nel loro interno si insegnava una libera arte.
Abbiamo già indicata la struttura della Corporazione, il cui centro di trasmissione di conoscenza era costituito dalla bottega artigiana, nella quale non vi era cultura letteraria ma strettamente tecnica, ad essa accedevano un notevole numero di giovani anche delle prime età, prima dalla città poi successivamente dal contado. 
Non era propriamente una scuola nel concetto classico, ma vi si trasmetteva il sapere riguardo ad un dato lavoro e per diversi anni, infanzia ed adolescenza del giovane.
Il maestro d'arte legato al giovane apprendista da un contratto oneroso, una retta pagata dai genitori del giovane per tutto il periodo di apprendimento, si impegnava per diversi anni ad un contratto di lavoro, che lo obbligava ad istruire il giovane nella sua arte fornendolo anche degli strumenti necessari e di cibo ed alloggio.
Vi erano anche apprendisti già adulti, che stipulano il contratto in prima persona.

 Inoltre vi erano le molte botteghe di pittori, scultori e architetti dove si insegnavano ai giovani le basi dell’”arte” propriamente detta, di cui abbiamo notevoli esempi nei nostri musei e chiese, dove sono raccolti lavori dei maestri e dei migliori allievi della Scuola diretta dai primi.

 

La Scuola e le Classi Sociali

I metodi e gli ideali che caratterizzavano l'istruzione medievale, già estremamente vari, erano anche delimitati dalla grande varietà di livelli sociali, di condizioni economiche, di tradizioni culturali, cosa che possiamo notare ancora oggigiorno.
Ogni ambiente ha il suo sistema educativo, tanto più peculiare e meno aperto agli scambi con l'esterno, quanto più il ragazzo compie la sua crescita culturale all’interno della famiglia o nell'ambiente sociale.

In Europa si nota il sistema educativo germano che si fonda principalmente sull'uso delle armi e su gli esercizi fisici mentre nelle aristocrazie latine ancora si studia nella scuola di tradizione classica; e un altro proprio dei giovani monaci; e un altro per i figli dei sovrani. e un altro per l'alunno della scuola cittadina, e per il garzone della bottega artigiana.

Altri tipi di educazione erano quelli per le grandi masse di illetterati, popolo cittadino e giovani del contado hanno lasciato ben poca traccia, certamente l'arte figurativa ci aiuta a comprendere in parte e vediamo che la predicazione e la tradizione orale sono le più usate per fornire un minimo di sapere presso le parrocchie.

Il primo pensiero per un educatore medievale è individuare il futuro al quale sono destinati gli allievi, ecclesiastici o laici, e in base a tale distinzione si diversificherà la modalità di insegnamento. E non solo

 “Bisogna istruire in un modo gli uomini ed in un altro le donne, in un modo i giovani ed in un altro i vecchi; in un modo i poveri ed in un altro i ricchi; in un modo quelli che sono allegri ed in un altro quelli che sono tristi; in un modo i sottoposti ed in un altro i superiori; in un modo i servi ed in un altro gli ignoranti… » così indicava Gregorio Magno.

Tutte queste distinzioni non tenevano comunque conto della diversità tra scolari dal punto di vista psicologico: scolaro non individuo autonomo, dotato di una propria caratteristica personalità.
Esisteva un modello di riferimento, che era costituito dall'uomo adulto che avrebbe essere in futuro.
L’educazione cristiana stabilisce a priori che il fanciullo è segnato dal peccato originale, incline al male per natura, incostante nei propositi, facile preda dei vizi e deve diventare:: incapace del male, simbolo dell'innocenza e della purezza.

Con questi presupposti teorici il maestro medievale può essere disponibile alla severità o alla dolcezza. Le punizioni corporali, d'altra parte, furono in uso in tutti i tipi di scuole, e ogni maestro, non esclusi i pedagoghi privati, le considerarono un mezzo indispensabile di correzione e di incitamento.
Il maestro deve essere, prima che un dispensatore di scienza, un modello di moralità: gli si ricordano spesso le virtù di cui deve dar prova, se non vuole essere di cattivo esempio agli allievi e con l’avvento della cultura laica, autonoma da quella ecclesiastica, i modelli pedagogici cambiano.

Altri ideali pedagogici invece rimarranno un po' ai margini della vita della scuola proprio perché si svilupparono in una cultura che, per sua natura, per l'ambiente cui era legata, la Corte, si trasmetteva per altre vie che non erano quelle dell’insegnamento scolastico: come ad esempio erano gli ideali dell'educazione cavalleresca, anche se in fin fine il cavaliere inizialmente prestava voti religiosi, prima di essere consacrato, ed inoltre si dilettava di musica, poesia, lettura, danza.

 

Gli strumenti per lo scolaro

Altra caratteristica della scuola medievale, che si fondava in così larga misura sulla lettura e il commento degli autori, era il libro: centro del processo di insegnamento.

I libri delle biblioteche medioevali ci forniscono una’idea delle materie e a quale livello erano insegnate nei vari luoghi e tempi, non considerando comunque tutti i libri come usati dagli allievi.

Nel V e VI secolo la storia del libro e la trasmissione dei testi ha una notevole trasformazione: durante la divisione dell’impero romano che portò alla crisi dell’educazione classica, il distacco dal mondo greco, le guerre le invasioni barbariche, fecero disperdere e distruggere le biblioteche delle famiglie aristocratiche romane che conservavano la cultura letteraria antica.

Fino all'VIII-IX secolo avvengono le perdite maggiori di opere della letteratura classica. Si conservano gli scritti degli autori latini cristiani e le compilazioni tardoantiche e altomedievali delle arti.
Purtroppo nel recupero e nella produzione di nuovi codici si verificano trasformazioni sostanziali. Nelle scuole primarie non c'è bisogno di un gran numero di libri: si adoperano molto le tavolette cerate dove il maestro traccia con uno stilo modelli di scrittura sulla superficie e poi la ripetizione orale.

I libri più usati sono ora i testi liturgici, con trasmissione di un certo tipo di cultura.

La produzione del libro risente di scarsità di materiali che diventano sempre più rari e costosi, mentre diminuisce il numero degli scrivani.
Si passò da libri di formato agevole per la lettura e l’uso scolastico, inteso come strumento trasmettitore di cultura, ad un altro tipo di libro visto come venerando oggetto di culto: enorme, pesante, due persone dovevano essere utilizzate per trasportarlo ed una per voltare le pagine, bellissimo con immagini dipinte a capo lettera, icone che noi ancora oggi interpretiamo.
Ma la successiva riforma scolastica carolingia e anche nei centri di cultura monastica benedettina si ha un nuovo importante cambiamento di tendenza.
Si rivedono i libri liturgici e se ne moltiplicano il numero, si rendono disponibili testi per uso scolastico; per agevolare il lavoro degli monaci dedicati alla copiatura si adotta un nuovo tipo di scrittura, la minuscola “carolina”, più facile a leggersi e a scriversi, e si moltiplicano le possibilità di circolazione dei testi, con prestiti, vendite.

Nelle biblioteche sono ora disponibili anche opere che commentano, spiegano, glossano i testi sacri, rielaborano e riassumono scritti sulle arti liberali, raccolte di canoni, di modelli, di atti e di lettere.

Una produzione originale si ha nei monasteri per l'agiografia.

Troviamo nelle biblioteche ora i libri delle arti: testi di grammatica, raccolte di poeti cristiani e pagani, libri degli storici latini e le opere di Cicerone. Meno numerosi, o meno vari, sono per lo più i testi per le discipline del quadrivio: le scienze.

Le biblioteche, di valore economico notevole, si formarono presso i grandi monasteri ( Nonantola, Pomposa, Chiaravalle) per donazioni private.
Un numero notevole di codici entrava nel monastero in seguito a donazioni di personaggi laici ed ecclesiastici.
I libri venivano acquistati a caro prezzo da ogni parte, scambiati, imprestati, copiati, percorrendo l'Europa in una circolazione la cui storia è legata a fattori culturali, economici, sociali e politici.
Tale sviluppo era favorito anche dalla rivoluzione avvenuta per la sostituzione della pergamena con la carta.

Le biblioteche minori dovevano accontentarsi dei testi sacri più importanti e di qualche libro di grammatica.


 Le Scuole Comunali

Le scuole comunali cittadine sorsero per sopperire alle esigenze dei Comuni, esigenze politiche ed economiche che caratterizzavano il modo di operare della nuova classe dirigente.
Il Comune si impose nei villaggi e nelle città porgendo possibilità politiche, amministrative e commerciali più avanzate rispetto a quelle date dalla Chiesa e dalla nobiltà. Questo nuovo modo di d’agire più complesso, che richiese nuovi Statuti, Regolamenti, Contratti, Archivi, richiese anche uomini in grado di leggere, scrivere e certamente con basi culturali adeguate in campo giuridico e commerciale e non solo politico. Inoltre le continue pestilenze, che caratterizzarono l’epoca medievale, posero in primo piano anche l’esigenza di avere persone esperte in medicina, di persone esperte nel costruire ambienti abitativi più igienici.

La borghesia stessa, che prendeva sempre più potere all’interno dei Comuni, richiedeva maggiore istruzione e con certe caratteristiche legate ai propri interessi produttivi e commerciali.

Nelle città esistono maestri liberi, che nella loro casa tengono allievi ai quali impartiscono, dietro compenso, scuola di grammatica e di calcolo.
Esistono dapprima associazioni di maestri liberi, ma nei Comuni oltre all’esigenza di persone istruite nasce anche la necessità di un controllo sulla scuola, sul tipo di materie impartite.
Numerosi statuti comunali comprendono leggi inerenti all’istruzione, leggi relative ai maestri che impartiscono le lezioni ai primi livelli e leggi a favore di chi si vuole istruire. Il passo da queste leggi alla gestione prettamente comunale, laica, è breve: il Comune esercita un controllo completo sulle istituzioni scolastiche primarie e in seguito anche sulle secondarie. Vedremo poi che oltre all’organizzazione all’interno degli uffici amministrativi, ciò porterà anche un notevole incremento economico nei comuni dove è consentito ai maestri tenere allievi forestieri.

I maestri da liberi professionisti diventano pubblici funzionari, e tale passaggio si nota prevalentemente nei piccoli comuni, dove si evidenzia il processo, dovuto allo scarso numero degli alunni e la loro insufficiente disponibilità economica per retribuire in proprio i maestri, la cui condizione diventa tragica quando le pestilenze riduce il numero degli scolari e le loro possibilità (sec. XIV).
 
Essere un dipendente comunale assicura il lavoro al maestro e nello stesso tempo il Comune è sicuro di poter disporre di maestri ed arginare la loro fuga verso altre sedi più vantaggiose.

La trasformazione da scuola privata a scuola comunale, pubblica, non è uguale in tutti i Comuni.
Il maestro può ricevere parte dello stipendio dal Comune, parte dagli scolari. Il Comune assicura ai maestri assunti generalmente il monopolio dell'istruzione nella città e favorisce l'afflusso di scolari forestieri, garantendo loro privilegi di varia natura, così che il maestro possa arrotondare il proprio bilancio.

Il maestro stesso è esentato da prestazioni varie, come tributi ed oneri personali richiesti agli altri abitanti della città, normalmente può usufruire di una abitazione gratuita concessa dal Comune, che tra l’altro si impegna a fornire i locali per l’insegnamento e i materiali per leggere e scrivere.

Se il maestro è stipendiato completamente dal Comune, questo ultimo può decidere la sua politica scolastica come ritiene più opportuno.

Nei villaggi, per invogliare le famiglie a far accedere alla scuola primaria i propri figli, il Comune si impegna ad assumersi in proprio tutte le spese, esistono alcuni casi in cui l'istruzione ai livelli inferiori è completamente gratuita sino a fornire i primi testi di grammatica, in accordo per contratto con i maestri che generalmente possono fornirli per farli copiare, in parte, dagli allievi più anziani.

Le regole erano comunque spesso differenti da Comune a Comune: nei piccoli villaggi non esistevano biblioteche alle quali fare riferimento, mentre nelle città più importanti esistevano biblioteche comunalie vediamo così diffondersi accanto ai libri già in uso nelle scuole primarie soprattutto i manuali di arte notarile e le raccolte giuridiche usate nella pratica e libri per le scuole superiori.
Le biblioteche recuperano opere letterarie dell'antichità, opere di Aristotele, testi di medicina scritti dai maestri arabi e della Scuola Salernitana, di scienze naturali, di matematica, ai quali si aggiungono opere di autori moderni, in vari campi del sapere. Vedremo più specificatamente tali apporti parlando delle Università.

Comunque le scuole comunali non sono esenti del tutto da problemi: la vita del maestro non è sempre facile nel contado, paghe non sufficienti e se gli allievi debbono partecipare alla spesa spesso non pagano o pagano in ritardo, incominciano l'anno e lo lasciano a metà, quando iniziano i lavori nei campi, e la retta pagata a rate non contribuisce più al sostegno del maestro che pur con pochi allievi deve continuare il proprio esercizio e spesso il Comune non si sostituisce nel pagamento.

Il maestro, per contratto, deve tenere un ripetitore da lui retribuito e non sempre può disporre di denari per retribuirlo. Il contratto è normalmente annuale e sia il maestro che il ripetitore sono costretti a trasferirsi in altri Comuni.

Quando le lezioni si svolgono normalmente, secondo il calendario prestabilito, gli scolari sono divisi in classi, normalmente sei:

 - nella prima gli scolari imparano a leggere,

 - nella seconda, si impara a leggere e si studiano a memoria i sette salmi penitenziali e l'ufficio di vespro in latino senza per altro conoscerlo. I ragazzi di queste due classi sono detti «pueri» e sono spesso affidati alle cure del ripetitore, mentre il maestro si occupa degli alunni più grandi,

- nella terza classe gli allievi studiano i rudimenti della grammatica latina e imparano a memoria i Disticha Catonis; talvolta studiano altri testi grammaticali e un'opera importante nella cultura del Comune: l'Ars notariae di Rolandino,

- in seguito gli alunni sono avviati allo studio della composizione latina, i migliori tra essi studiano anche l'aritmetica e la geometria.

Il programma non varia molto nelle diverse scuole comunali, nel primo anno gli alunni si esercitano a leggere prima di imparare a scrivere e studiano a memoria brani in latino prima di potere comprendere il significato di ciò che ripetono.

Gli alunni stanno riuniti tutti insieme in un unico ambiente. Dopo che il maestro ha spiegato, gli alunni si esercitano a ripetere aiutandosi vicendevolmente, e i più esperti danno una mano a quelli delle classi inferiori: il mutuo insegnamento, è un tratto caratteristico della scuola medioevale.

Il maestro, aiutato da un ripetitore, può seguire scolaresche anche molto numerose. Gli scolari passano da un argomento all'altro di studio a seconda che il maestro lo giudichi opportuno, quando dimostrano di aver assimilato a sufficienza la materia, senza sostenere esami, ma a solo giudizio del maestro, in particolare gli alunni delle prime classi.

In una situazione come questa il maestro deve avere polso fermo, non risparmiare le punizioni, senza esclusione naturalmente di quelle corporali e anche dare egli stesso l'esempio di una moralità ineccepibile.

La scuola comunale non si differenzia molto dalla scuola precomunale laica: gli argomenti di studio sono gli stessi, si nota comunque una differenza nel promuovere l’apprendimento di quelle materie che possono avere un fine pratico, sia a livello elementare che secondario.
I maestri sono anche preposti all’insegnamento di un buon vivere cittadino e seguono gli allievi al di fuori dell’attività scolastica, in momenti associativi come feste, funzioni religiose, momenti associativi cittadini o di villaggio e insegnano loro il miglior comportamento da tenersi.

La documentazione storica non ci permette di conoscere dati statistici sulle scuole, i maestri, gli allievi se non per alcune grandi scuole e in tal caso sono indicati in documenti, lettere, gli spostamenti dei maestri di chiaro nome, degli altri possiamo dire che potevano essere laici, o religiosi, non tutti erano abilitati all’insegnamento o meglio non esistono informazioni sulla richiesta ai maestri di un specifico titolo di studio valido per l’insegnamento: come i notai i maestri si può pensare che spesso si formassero con la pratica, inizialmente come ripetitori, poi come maestri in scuole del contado sino ad essere noti e richiesti dalle città.

Qualche notizia sulla numerosità degli scolari si potrebbe ottenere consultando i documenti amministrativi dei comuni e quindi incrociando dati presso le parrocchie stabilire l’alfabetizzazione dei giovani e la loro classe sociale, non tutti i giovani potevano frequentare le scuole: le scuole comunali medievali non sono aperte a tutti anche se gratuite. Normalmente un bambino del popolo iniziava a lavorare a cinque anni e il suo lavoro era richiesto dalla famiglia estremamente indigente e con membri non più in grado di lavorare e non coperti da assicurazioni mutualistiche, retaggio del secolo passato.

 



Articolo Scritto  Storico Indice Stampa Stampa
© Copyright 2006-2014 DEPOSITATO SIAE - Tutti i diritti riservati.                                                          Io uso dBlog 1.4
® Open Source