STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net
Cerca nel sito  

Titolo
- Indici -1
- Introduzione -2
- Prefazione -1
- Testi e Fonti -1
Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

Titolo



Stemma del Comune 

 

 

Titolo
Autori
Copyright


\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo undicesimo - Vita Medioevale-12

Capitolo undicesimo- Vita Medievale: 13 - Edilizia Medioevale. Le città

Di Angela Bonora (del 01/03/2011 @ 07:10:45, in Cap.11- Vita medioevale , linkato 5137 volte)


Quando si parla di medioevo e di edifici abitativi ci si limita sempre a fermare la mente su castelli, palazzi signorili, chiese e monasteri se si parla di edifici cittadini, di ville, castelli, case e povere casupole, chiese e pievi se si parla degli edifici nel contado.


Se guardiamo Bologna oggi e le cittadine del contado con occhio critico ci accorgiamo che molto è rimasto del passato e tanti sono gli edifici di vario genere soprattutto medievali.
Direte: “ è ovvio, si parla di mille anni, non può essere andato tutto distrutto” ” ci sono state delle lotte, delle guerre, ma fortunatamente si è ricostruito il distrutto, oppure si è costruito nuovo più bello e questo sia nella città principale che nella campagna”.

A Bologna alcuni palazzi signorili non sono stati ricostruiti e negli ultimi due secoli una mania di rinnovamento ha fatto si che venisse abbattuta buona parte dell’ultima cerchia delle mura del 1300 e molte delle 180 torri bolognesi fossero eliminate invece di essere restaurate o ricostruite.

Ad esempio il bellissimo Palazzo Bentivoglio, nei pressi dell’attuale sede dell’Università costruito nel medioevo, fu abbattuto e ne abbiamo solo immagini ricavate da dipinti e il nome della strada adiacente, via del Guasto a ricordarne la distruzione ad opera di una rivolta popolare contro Giovanni II Bentivoglio (1507).
Tale Palazzo era una vera reggia con più di 240 stanze, con affreschi alle pareti, statue, finestre con vetri colorati legati in piombo, tappeti sui pavimenti, corti e giardini.
I Bentivoglio amavano attorniarsi di pittori, scultori, musici, e il loro palazzo mostrava il loro amore verso l’arte.

Palazzo Bentivogflio

 

Molte torri ci appaiono anch’esse in stampe antiche, abbiamo già visto, oppure nel momento in cui un disegnatore ha voluto fermare con la sua opera tali strutture prima che venissero distrutte con idee di modernizzazione:

 

Torri in piazza Mercanzia fine XIX sec

Nella stampa qui prodotta si individuano successioni di fori e piccole finestrelle, anche per altro il segno di case che erano state  costruite accostate alle torri stesse, Nella stampa sottostante, dove viene rappresentata una battaglia tra proprietari di torri contigue, è facile individuare l'utilizzo dei fori per ballatoi e alti ponti per raccordare torri della stessa famiglia ,

 

battaglie all'interno di Bologna

 Non ultima, la seconda Guerra Mondiale ha sventrato zone vicino alle vie di collegamento, treni e strade, tra nord e Centro e Sud Italia ed ora abbiamo palazzi che nulla ci dicono della storia della città.

Edifici tipici delle città medioevali italiane ed europee erano i Palazzi delle Corporazioni.
A Bologna, la Corporazione delle Arti Maggiori aveva sede nel Palazzo dei Notai, la prima Corporazione delle Arti Minori, quella dei Mercanti, aveva la sua sede ufficiale nella Loggia dei Mercanti, le altre nel Palazzo delle Corporazioni.
Il Palazzo dei Notai e la Loggia dei Mercanti svettano ancora in Bologna.

Loggia dei Mercaaaanti


Spesso nelle città più ricche esisteva un Palazzo per ogni arte e l’edificio era spesso caratterizzato da uno stemma che indicava l’arte e la stessa strada, dove tali artigiani erano situati con le loro botteghe, prendeva il nome dalla loro arte.

A Bologna e nelle cittadine del contado esistono ancora toponimi, anticamente di tradizione medioevale orale, in quanto non erano usate targhe riportanti il nome della via.
Solo in casi eccezionali e ad opera di privati erano poste targhe sui palazzi nobiliari, targhe che però riportavano il nome dei proprietari degli edifici stessi.
A volte erano indicati numeri di riferimento, che partivano in successione numerica naturale con il numero uno nel fabbricato a destra più vicino alla piazza centrale e proseguiva sempre a destra sino alla fine della strada per poi continuare nel lato opposto e ritornare vicino alla piazza stessa.

In Bologna e nella Bassa Bolognese il nome con cui veniva indicata una strada dipendeva da caratteristiche d’uso come il già indicato Androne o Androna o Bocca, Buco, Buca, Busa che si riferivano a luogo stretto, dove si fermavano a parlare le persone, vicolo, condotto tra due case che raccoglieva le acque di scolo delle case adiacenti e spesso veniva usato come latrina.

Non si può quindi dire che la città fosse profumata…
in compenso vi erano zone denominate Belvedere, e queste strade facevano da contraltare alle androne, alle buse, ed erano antistanti a un bel giardino, un bel panorama, spesso verso sud in prossimità delle colline vi erano diversi belvederi con nomi appropriati.

Altra denominazione medievale era il Borgo, complesso di abitazioni tra loro accostate, che nel passato, prima dell’edificazioni delle ultime mura, che ampliarono la città nel XIV sec., erano situate fuori dalle mura dei Torresotti.
Fra questi borghetti erano anche altri slarghi che venivano chiamati Braine o Braide e che si volgevano verso il contado e si immettevano in zone con Brogli o Broli, o Pugliole, zone lavorate ad orto, e in Campi o Campetti, Prati, zone utilizzate per tenervi mercati.

In periodo medievale la parte terminale di una strada era detto Capo o Có, o Cul di sacco o Mozzo quando terminava chiusa a vicolo, e spesso l’intera strada assumeva tale terminologia, vedi Capo di Lucca.
Significato simile, ma con visione più ampia, aveva il nome Carrobbio, zona dove avevano termine o si incrociavano varie vie: l’attuale Piazza della Mercanzia in periodo medioevale fu infatti indicata con il nome Carrobbio. Tanto più che la Rivista di Studi Bolognesi, che fu fondata nel 1975, porta proprio come nome “ Il Carrobbio”.

Altri nomi particolari dell’epoca medioevale erano:

la Curia e la Corte, da cui Cortile in età moderna, luoghi antistanti le case;

Fossa, Fosso, Fossato , che indicavano le zone lungo le antiche mura, colmate di acqua, e utilizzate insieme alla Guardia ad aumentare la custodia della città;

 la Guardia, in particolare nei punti di accesso alla città, detti Serragli dal sec XIII, aveva anche la funzione di esazione dei dazi;

 il Casamento, che farebbe pensare ad una abitazione, ma scavi archeologici hanno risolto il dubbio: il casamento era un’area sgombra, utilizzata per il passato da fabbriche eliminate e in attesa di essere riutilizzata;

analogamente il Guasto relativo al complesso delle macerie derivanti dalla distruzione di case e torri dopo una lotta tra signori. A queste terminologie spesso si sostituiva il termine Case Nuove, altra terminologia molto usata e Vie Nuove quando erano costruiti nella zona nuove abitazioni.

Anche il termine medievale Contrada venne considerato dagli storici come sinonimo di via, ma in effetti la Contrada, ancora oggi in Toscana, è una porzione della città, un Rione, un Quartiere fornito di un Guazzatoio, conca per abbeverare gli animali.

Diverso è il significato di Strada o Strata di derivazione romana, come abbiamo già visto, a queste si associa il termine Trebbo, incrocio di tre strade, dove normalmente sostavano operai in cerca di lavoro o conversare o giocare, quindi luogo di incontro. Ancora oggi nel dialetto del contado, nella Bassa Bolognese, “andèr a trabb” significa incontrarsi per fare quattro chiacchiere.

Altri nomi legati alle vie di derivazione medioevale sono Via Larga, Via Nuova di evidente significato.

Vignazzi o Vinazzi e relativi diminutivi, ancora visibili in Bologna, come Vinazzetti, sono invece di difficile interpretazione, si fa normalmente riferimento a strade o stradelli che portavano dalle mura, prima di selenite. poi dalle altre, a zone coltivate a vigna oppure alle vinacce, scarti della pigiatura dell’uva.
Alcuni storici individuano una famiglia Vinazzetti.

Ma ritorniamo alle Arti Minori e ricordiamo strade tuttora esistenti o particolari:

Via degli Orefici, Caprarie, Drapperie, Calzolerie, Pescherie Vecchie, Clavature, della Corda, della Canapa, Tosa Pecore, Pelliccerie, Zibbonerie, Spaderie; vicolo dei Ranocchi: nomi che evocano un mondo fatto di odori, sapori, parole e rumori, che da secoli richiamano i Bolognesi a perdersi nel dedalo di vie guidati dalle contrattazioni dei venditori” (da uno scritto di Rolando Dondarini docente di Storia Medievale).

Se vogliamo dare uno sguardo agli edifici medioevali bolognesi, spesso modello per le cittadine della Bassa Bolognese, ci accorgiamo che la città medioevale aveva un caratteristico aspetto verticale determinato dalla presenza di numerose torri che ne costituivano la struttura dominante. Bologna ne contava 180, e se ci inoltriamo nelle cittadine del contado non abbiamo torri così alte come quelle della città, ma diversi Torresotti, Mura e Porte, attrezzate per i ponti levatoi sui fossati, sono evidenti.

Cittadine costruite sulle strade romane hanno cardo e decumano che sono tuttora mantenuti ed identificano le strade interne principali, palazzotti medioevali furonno fabbricati su tali vie e nelle vie trasversali.
Possiamo dire che la bassa Bolognese è costellata da tante piccole Bologne?

Le casate potenti possedevano terre e castelli nel contado esterno alle cittadine e la proprietà di buona parte del suolo pubblico. Intorno ai loro turriti palazzi sorgevano interi quartieri di minuscole casette, dove abitavano i braccianti che lavoravano per il signore. L'ascesa sociale di una famiglia non nobile ma divenuta ricca e potente, era spesso consacrata dall'acquisto del castello o palazzo di un nobile decaduto. Palazzo che è un vero fortino, con strumenti bellici, prigioni locali e strumenti di tortura.

 sala

Se l’importante città medioevale dà l’impressione di essere formata da un insieme di cittadine autonome ed autosufficienti, infatti è divisa in quartieri, sestieri e parrocchie, con la sua o le sue chiese, un proprio mercato e una sorgente d'acqua con fonte o pozzo, la cittadina medievale del contado rappresenta come area di insediamento una di queste porzioni, con zona commerciale, ecclesiale e pubblica e lungo le vie le case più o meno importanti a seconda del proprietario.

Se guardiamo la casa medioevale del popolo vediamo subito quale lavoro venne svolto all’interno: è una casa-bottega oppure una casa-ufficio, in cui vivevano e lavoravano il maestro con i suoi parenti, gli apprendisti, gli operai. Tutti mangiavano alla stessa tavola, lavoravano negli stessi locali, dormivano nel salone comune, formavano effettivamente una famiglia unica.
Erano case per una sola famiglia, affiancate, sviluppate soprattutto in altezza, costruite prevalentemente in legno e quindi facile preda delle fiamme, ravvicinate a seconda dei mestieri esercitati. Case di proprietà dei membri più importanti delle Corporazioni, date in affitto agli artigiani che erano sotto il loro controllo.

Tutte le case prendevano luce dalla strada, spesso molto stretta, e dal giardinetto od orto retrostante.
Le condizioni igieniche erano rudimentali: i rifiuti della mensa erano cibo per gli animali da cortile: gatti, cani, polli, maiali, o si lasciavano decomporre e si mescolavano alla terra ottenendo la composta per fertilizzare l’orto; gli escrementi umani invece venivano raccolti dai contadini dei dintorni che li utilizzavano poi come concime .

Alla fine del Medioevo, con l'aumento della popolazione urbana, la costruzione di edifici a più piani, l'intensificarsi delle industrie che costringevano ad occupare gli spazi liberi, interni e cittadini, le condizioni igieniche peggiorarono sempre più e si ebbero infatti delle terribili epidemie.
I bagni di solito venivano presi nella tinozza in casa, utilizzando la stessa acqua per tutta la famiglia…essendo il rifornimento dell' acqua potabile tramite fontane o rii lontani ai quali accedevano tutti.

In alcune città italiane e nel Nord Europa esistevano i bagni pubblici gestiti o da privati o dal municipio. Nel 1300 Norimberga ne contava dodici, Francoforte sul Meno quindici, Vienna diciannove.

In Italia e nei paesi del Sud il materiale per la costruzione delle case del popolo era il legno, i benestanti usavano laterizi o sassi di fiume ed intonaco.
La casa ha pianta rettangolare, ed è stretta ed alta; le finestre sono poco numerose e come pannelli di protezione si usano portelloni e persiane di legno che proteggono dalla pioggia e dal sole. Abbondano logge coperte, balconi, terrazze, altane in legno. La copertura è a tetto spesso di paglia intonacata, nelle regioni più calde a terrazza.

Nelle case degli artigiani più ricchi al pianterreno c'era la bottega o sala di lavoro: la sala bassa. Vicino un portoncino, che immetteva nella corte interna su cui si affacciavano altri locali usati come cucine, stalle, depositi, poi fuori l'orto e le latrine.

Spesso tali case avevano porte di accesso esterno con un gradino posto di traverso tra l’esterno e l’interno della casa, così da formare un riparo contro chi volesse entrare non voluto in essa.

Una scaletta di legno a chiocciola o a rampa dritta portava al primo piano, dove era la sala grande, che fungeva da camera da letto del capo-famiglia, stanza da soggiorno, o dove si amministrava la contabilità.
Ai piani superiori, che si affacciavano o sulla strada o sulla corte interna, si trovavano i dormitori per i familiari; nel sottotetto invece le stanzette per gli operai. Il soffitto, in genere formato da travature in legno, era tinto in scuro o dipinto nelle case più abbienti.

Il pavimento di pietra era coperto da stuoie, da giunchi, da paglia o da erba fresca.
Il riscaldamento, inizialmente costituito dal focolare scoperto al centro del pavimento di pietra, poi  sostituito dal camino a muro, prima in legno per i più poveri e poi in muratura. In Italia il primo camino a muro risale al 1227, e si trova a Venezia.

 

struttura del lettocassa per biancheriasgabello

L'arredamento della stanza era costituito da un letto formato da un pagliericcio alzato sopra tavolati o graticci sostenuti da canne distese per terra, solo i più abbienti avevano un letto di legno tornito, cinto da cortine e da cassoni disposti intorno.
Il cassone di legno fungeva da armadio, cassettone, sedile.
Le sedie erano numerose, formate da un piano di legno, triangolare o circolare, spesso decorato e ricoperto di stoffa, poggiato su tre o quattro gambe a sghembo e senza schienali.

Le tavole erano generalmente mobili, formate da un asse di legno che poggiava su cavalletti e venivano smontate quando non erano usate, per avere maggior spazio per il lavoro.

tavolo fratino smontabile

 

 

 

Abbiamo volutamente parlare sinora della città di Bologna soprattutto dei suoi borghi pieni di case dove si svolgevano le attività delle Corporazioni delle Arti Maggiori e delle Arti Minori, delle strade che formavano il reticolo di scorrimento all’interno della città, del metodo di individuare le strade e tanto altro.

Questo perché ci permetteva di introdurre le cittadine, i borghi, i comuni del contado che dalla città in parte prendevano l’aspetto e nei quali normalmente dominava un palazzo signorile.

Non possiamo però tralasciare di evidenziare ciò che Bologna conserva ancora come architettura medioevale. A ogni angolo si incontrano fabbricati sorti sia nel periodo Alto Medioevale, che nel periodo Comunale, e durante il potere delle Signorie.
Troppo lungo sarebbe comunque elencarli, entrarvi, guardarli e riportare ciò che ci affascina ancora oggi e usciremmo dal tema che inizialmente ci siamo posti: la Bassa Bolognese e San Giorgio di Piano. Ci limitiamo quindi a parlare del tipo di architettura di quei tempi e a indicarne i principali edifici.

In un periodo lungo come il medioevo, circa 1.000 anni, l’arte non può avere una sola espressione e se consideriamo anche il territorio, che in tale periodo viene incluso dagli storici e dai cultori di arte, è ben difficile tracciare delle linee di demarcazione spazio-temporali nette.
Sì il Mare Mediterraneo come baricentro, ma l’Europa tutta, il Medio Oriente e l’Africa del Nord e quindi gli influssi che via via artisticamente generavano nuove tendenze, nuova arte.
Partendo dagli ultimi lasciti dell’arte romana e dalle trasformazioni create dal culto cristiano, perché proprio questo ultimo fu massimo fautore di nuove tendenze nell’arte: canoni figurativi di tipo nettamente diversi da quelli greci e romani classici, ornati zoomorfi, colonnati con intrecci lineari, il figurativo composto di mosaici, le miniature dei codici, le strutture aeree dei mastri lombardi (comacini) e l’influsso islamico in Spagna e Sicilia nell’architettura e nell’ornato, il romanico, e poi la sua trasformazione nella statica delle costruzioni e nel giocare con l’ampiezza delle strutture e della luce nel gotico….troppo da condensare, ma tanti esempi nelle nostre terre.

 

Il Romanico e il Gotico

L'arte medievale è intesa da molti studiosi come arte di chiesa, forse perché proprio le strutture che ci rimangono a documentarla sono edifici sacri dovuti alla committenza ecclesiastica.
Il compito dell’artista era di esprimere tramite l’arte stessa un discorso teologico, una raffigurazione del sacro cristiano.
Sino al IV sec d.C. tutto ciò era stato espresso o con la figura del pesce e del Buon Pastore (raffigurazione del Cristo) o della vite (con il significato di vita eterna e il frutto richiamava inoltre il vino dell'Eucarestia).
I limiti nella rappresentazione artistica figurativa erano dovuti agli influssi di iconoclastia vigenti nei primi tempi del cristianesimo.

I primi cristiani, infatti, seguirono rigorosamente le limitazioni giudaiche sull'utilizzo di immagini.
Nel concilio di Elvira (303-306) si prescrive esplicitamente:
Ci è sembrato bene che nelle chiese non ci devono essere pitture, in modo che non sia dipinto sui muri ciò che è onorato e adorato”.

Dal V secolo d. C. la Chiesa cambiò atteggiamento nei confronti dell'arte: essa era utile all'educazione morale e religiosa dei fedeli. Esempio di questa nuova ed intensa attività è Ambrogio e le prime basiliche con schema a croce, alle quali si associano poi i mosaici ravennati raffiguranti il Cristo.
Tutte queste manifestazioni d'arte, insieme ai conflitti e ai problemi teorici che portarono con sé, riguardanti la raffigurazione di Cristo e del divino, definirono, in età feudale e comunale, l’Arte romanica.
Intorno all'anno 1000 il rinascere della città e la rivalutazione del lavoro, con l'affermarsi delle corporazioni, della borghesia strettamente legata alla Chiesa, si ha una trasformazione nei concetti artistici e soprattutto a livello di architettura.

Si trasformano i concetti stilistici romanici e si fondono con nuove visioni architettoniche che furono poi chiamate Arte Gotica nel Rinascimento, come Arte Romanica è una terminologia propria degli ultimi secoli, impiegata dall’archeologo francese Charles de Gerville (1818).

Non vi è un vero distacco tra il romanico e il gotico, anche se a prima vista risultano decisamente differenti gli edifici nei due stili: si può invece parlare di trasformazione, di alleggerimento delle strutture, della ricerca di luce. Il romanico si fonda su linee semplici con archi a tutto sesto, mentre nel gotico gli archi si allungano a sesto acuto, le mura si alleggeriscono, le finestrelle romaniche si allargano e si allungano anch’esse formando archi acuti atti a captare dall’esterno più luce e si inseriscono in esse ampie vetrate decorate.

Il romanico si sviluppa nell’Europa medioevale a partire dalla fine del X sec. e subentra nel XII sec., in Francia, il gotico floreale caratterizzato da sculture che ricordano i fiori e si sviluppa in Italia, Germania, Spagna.
Il gotico inglese, che si sviluppa nello stesso periodo, gotico perpendicolare, è invece caratterizzato da linee più severe nella decorazione delle vetrate, le chiese inglesi danno rilievo alla lunghezza e all’orizzontalità, sostituendo l’abside poligonale francese con un’abside quadrata nella parte orientale.
La spessa struttura romanica poté essere in gran parte sostituita da muri più sottili e gli interni poterono raggiungere altezze mai raggiunte prima.

In Bologna abbiamo esempi di strutture sia romaniche che gotiche ben conservate.
Partendo dalle strutture religiose vediamo

- il complesso stefaniano o delle 7 Chiese, fabbricato sul luogo di un antico culto pagano (Iside), in linee romaniche, ben evidenti nella facciata della chiesa principale, detta del Crocifisso e nella chiesa dei Santi Vitale e Agricola. Cortili, chiostri, portici e varie cappelle completano il complesso originario del V secolo e finito nel 1100. La storia ultramillenaria, le preziose testimonianze paleocristiane e le molteplici stratificazioni architettoniche fanno del complesso delle 7 Chiese di S.Stefano un luogo di eccezionale interesse storico, artistico e religioso, tanto che viene indicato con il nome di "Santa Gerusalemme".

 - San Francesco (1236), racchiude in sé sia il romanico, nella facciata, sia il gotico francese nell’interno a tre navate con deambulatorio absidale a corona, di nove cappelle a raggiera, altissime volte con archi acuti, sorrette da costoloni, archi rampanti su contrafforti e nei due campanili (1260 ed inizio 1400), rappresenta la più bella espressione italiana del gotico francese.

 - del XIII secolo, costruita dai Domenicani accanto al convento dove morì il fondatore dell'ordine (1221), è la Chiesa di San Domenico con una sobria fronte romanica, fiancheggiata dalla rinascimentale cappella Ghisilardi sulla piazza san Domenico, una fra le più belle della città.
L’interno della chiesa è stato trasformato in tempi successivi mantenendo nel contempo molti affreschi, la cappella di S. Domenico con l’Arca, opera di Nicolò Pisano e completata da Niccolò dell’Arca, allievo di Jacopo della Quercia, e i candelabri di Michelangelo.

- nella Piazza Maggiore si eleva la facciata incompiuta della Basilica di S.Petronio, splendida prova del gotico italiano.
La Basilica secondo le intenzioni del Comune di Bologna (1390) doveva essere più grande di S. Pietro in Roma, ma il progetto fu bloccato per volere del Papa. Ciò nonostante la Basilica è per le sue dimensioni la quinta chiesa più grande del mondo (132 metri di lunghezza e 60 di larghezza, con un'altezza della volta di 45 metri). Malgrado il concorso di opera dei maggiori artisti di vari secoli la facciata risulta ancora incompleta (manca infatti la parte superiore del rivestimento esterno che oggi, come allora, è rimasto in cotto).
Altro primato mondiale in questa Basilica è una meridiana, di 66,8 metri. tuttora funzionante e costruita nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini.


Se per gli edifici pubblici di età romana abbiamo soltanto la possibilità di ammirare ampi scavi archeologici (anfiteatro, teatro, ecc. ), il medioevo e le epoche successive ci lasciano ammirare in tutta la loro bellezza tanti edifici, spesso nascosti ad una prima visita della città.
Questo però non si può dire della Piazza Maggiore, che testimonia lo splendore raggiunto da Bologna durante l'età comunale: raccoglie intorno a sé i più importanti edifici della città medievale, costruiti intorno al 1200 per essere la sede delle funzioni pubbliche:

- il primo in ordine di tempo è il Palazzo del Podestà, prima sede del governo cittadino e dei notai. L’ampio portico era il punto di raduno dei mercanti e degli artigiani, mentre al primo piano erano gli uffici pubblici, la conservatoria degli atti e statuti comunali.
E’ sormontato dalla Torre dell'Arengo le cui campane suonavano per chiamare a raccolta i cittadini in occasione di eventi straordinari.

- dopo 40 anni dalla sua costruzione il palazzo del podestà fu affiancato dal Palazzo Nuovo, costruzione atta ad accogliere adeguatamente la massiccia partecipazione popolare al governo. Tale palazzo, dalle linee di castello feudale, cambiò poi nome in Palazzo Re Enzo in quanto vi fu rinchiuso prigioniero per 23 anni Re Enzo di Sardegna figlio di Federico II, vinto alla battaglia di Fossalta. Sotto il palazzo si apre la volta di un pittoresco quadrivio pedonale e sulla destra vi è l'accesso per la cappella di S.Maria dei Carcerati, dove si recavano i condannati a morte.

 - si affaccia sulla piazza, il Palazzo dei Notai costruito nel 1381 dalla Corporazione dei Notai allo scopo di farne la propria sede.

 - la piazza è chiusa ad ovest dal Palazzo Comunale (o d’Accursio), un complesso architettonico monumentale ed articolato di origine trecentesca, i cui diversi bracci formano ampi cortili interni. Fu residenza degli Anziani, la massima magistratura del Comune e quindi sede del governo della città.

In questi palazzi, negli ampi saloni, è possibile ammirare affreschi che nei vari secoli arricchirono le pareti e che sono mantenuti con continue opere di restauro.

Di epoca successiva, XVI secolo, è la fontana monumentale del Nettuno realizzata dallo scultore fiammingo Jean de Boulogne da Douai, conosciuto poi come il Giambologna. L'alimentazione idrica della fontana avvenne con la costruzione dell'opera di captazione dai bagni di Mario parte dell’acquedotto romano interno alla città. Completa l’estetica della piazza ad est l’ampio portico del Palazzo dei Banchi, ideato dal Vignola per migliorare tale parte costituita dalle numerose e varie facciate dei negozi ed abitazioni dei banchieri e cambiavalute.

ricostruzione di piazza Maggiore nell'Alto Medioevo

Ricostruzione grafica di Piazza Maggiore e dintorni al  1294 eseguita da Paolo Nannelli

 

….Ma mi sto perdendo nella mia città come se non l’avessi mai vista e come se non vi fossi nata proprio vicino alla piazza Maggiore…mi sto ripetendo e non so staccarmene, tante città ho visto ma non riesco a staccarmi dal fascino di tutti questi edifici ed ho parlato solo di alcuni per poi portarvi nel contado e farvi vedere  le piccole cittadine che tanto hanno in comune, come architettura, con questa città.



Articolo Scritto  Storico Indice Stampa Stampa
© Copyright 2006-2014 DEPOSITATO SIAE - Tutti i diritti riservati.                                                          Io uso dBlog 1.4
® Open Source