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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Mauro Franzoni: Cap. 9 - 4: Epigrafi Romane ed altro (segue)

Capitolo nono - 4: Epigrafi Romane ed altro (segue)

Di Mauro Franzoni (del 20/03/2008 @ 19:09:48, in Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana, linkato 3503 volte)


Nella zona di Cinquanta[1] , la più significativa dell’età romana nel nostro territorio, sono stati rinvenuti nel XVII secolo due sarcofagi con le iscrizioni[2]:

 CIL XI, 785 (a) :

T.VENEIO.Q.F.PAULLO
STATIA.C.F.MARCELLA
MATER

CIL XI, 785 (b):

STATIAE.C.F.MARCELLAE
Q.VENEIUS.PROCULUS.NEPOS.F.C.[3]

Dei due esemplari, purtroppo, soltanto il primo è conservato attualmente nel museo archeologico di Bologna.
Ortalli (1991) in “Romanità della Pianura” data questi monumenti fra la metà del I e la metà del II secolo d.C..

Sono state rinvenute due iscrizioni su marmo

 CIL XI, 6823: Altare marmoreo rinvenuto nel 1881, conservato al lapidario del Museo Civico di Bologna, con la seguente iscrizione:

IOVIS
TEMPESTATI

Si tratta di una dedica alle TEMPESTATES le divinità dei fortunali[4] che colpivano i campi.
Implica anche una menzione a Giove, che era considerato l’adunatore di nembi, il signore delle tempeste e il custode delle folgori. E’ un chiaro accenno alle difficoltà che incontravano i lavoratori della campagna per effetto degli avversi eventi meteorologici.

CIL XI, 6824 : Ancora in un altare marmoreo rinvenuto sempre nella stessa data in Cinquanta

NEPTUNO

Chiaro riferimento all’ambiente di mare, di cui Nettuno era il Dio, che può essere interpretato come una iscrizione votiva da parte di chi era scampato alla furia delle acque.
Susini nota che è una divinità poco venerata nel nostro territorio.

CIL XI, 698: In San Giorgio nel 1807, durante la demolizione del muro che cingeva l’area dell’antico cimitero, fu rinvenuto un cippo di marmo bianco con iscrizione dedicatoria a Libero e a Libera

LIBERO
PATRI
ET LIB(era)

Libero è un’antica divinità del Pantheon romano, molto probabilmente collegata ad una primitiva divinità italica precedente i romani. Libera è logicamente la controparte femminile che partecipa alla riuscita degli eventi della natura. Sono entrambi collegati alle manifestazioni creative, come le messi e i parti del bestiame.
Questi ultimi tre monumenti secondo Susini sono
simili per la forma architettonica e i caratteri epigrafici, evidentemente della stessa officina,…essi appartenevano probabilmente ad un medesimo sacello: senza arrivare a congetturare che si tratti di monumenti eretti da un mercante che inviasse il suo vino al di là del mare, una connessione tra l’ara a Nettuno e quella alla Tempestas Iovis è plausibile.

CIL XI, 719 : In Gherghenzano è stata rinvenuta una lapide funeraria con l’iscrizione di

 C. TREBIUS MAXIMUS DUOVIR

Si tratta probabilmente di un importante personaggio pubblico[5] della città di Bononia che aveva in questo territorio le sue proprietà fondiarie.


 Il ritrovamento di tali monumenti epigrafici in zona Cinquanta e Gherghenzano conferma le ipotesi fatte dagli studiosi del probabile passaggio di una importante strada verso il mare.
Inoltre il dettagliato elenco dei ritrovamenti di età romana e tardo antica stilato da Maria Minozzi Marzocchi, in “Romanità della Pianura”, ci permette di avanzare la fondata tesi di abitati importanti e quindi di ritornare con il pensiero alle ipotesi di G. Susini di una necropoli nel nostro territorio.

Fra le varie notizie di ritrovamenti più o meno significativi vogliamo porre l’attenzione su:

-il blocco di arenaria, parallelepipedo di m 0,90x1,15x0,50, con diversi incavi sulle facce ed infisso nel terreno all’incrocio tra la via di Stiatico e la via dei Giudei. Si suppone appartenga ad un monumento funerario oppure ad una struttura edilizia. Sarebbe interessante sapere se tale masso faccia parte dell’arredo urbano da sempre oppure provenga da altro sito vicino[6] .

-sempre in Stiatico abbiamo ritrovamenti di parecchio materiale edilizio, mattoni manubriati romani.

Per San Giorgio la Minozzi Marzocchi menziona vari laterizi, coppi, embrici, mattoni, esagonette, resti indubbi di abitazioni stabili.

Il ritrovamento sinora più eclatante è quello in San Giorgio relativo ad una villa di campagna, che si suppone di estensione notevole, 700 mq, di epoca imperiale e dalla quale sono stati recuperati oltre a materiale edilizio anche due bronzi di ottima fattura del II sec. d. C. ed una statuetta di Mercurio seduto, ma con un una tensione muscolare che fa intendere la sua volontà di alzarsi e spiccare il volo: tali opere, come tutto il resto del materiale archeologico recuperato, sono conservate nelle casseforti della Soprintendenza ed attendono di essere esposte in un adeguato antiquario….speriamo che al più presto i sangiorgesi possano ammirarle.

 L’entità di tali scoperte, e il nostro pensiero corre a ciò che sarebbe possibile reperire in una campagna di scavi capillare, ci porta a considerare i luoghi abitati da una società con un tenore di vita elevato tale da richiedere agli artigiani del tempo monumenti particolari e ricchi. Inoltre si può fare un’ulteriore ipotesi sulla religiosità nel territorio. Le iscrizioni di tipo religioso associate alle varie edicole attuali che perpetuano il ricordo dei Lares Compitales[7] e ai toponimi del territorio, collegabili a divinità romane e preromane, ci fanno ritenere il sito pervaso da forte religiosità: ciò non è da escludere, essendo in quel tempo il territorio attraversato da un fiume, identificabile come potenza divina nella mitologia classica.

Ritrovamenti di età precedente a quella romana sono stati fatti ultimamente ( 2001), non ancora ben studiati, durante gli ultimi lavori della Bonifica Renana in territorio di Cinquanta, al confine con Bentivoglio (canale Calcarata). A colpo d’occhio si individuano in fondo allo scavo di un grande bacino le tracce di tre fondi di capanne. Il materiale ceramico recuperato nei pressi fa pensare a resti di urne villanoviane e alcuni reperti di gioielli in rame ed osso ci spingono a credere che si tratti di tombe ad incinerazione di personaggi di un certo valore sociale.

__________________

[1] Nella proprietà di Pietro Bazzani
[2] Susini, Il Lapidario, n. 66, pagg. 69-70
[3] Le iscrizioni ricordano, la prima, la dedica di Statia Marcella, figlia di Caio, al figlio Tito Veneio Paullo, figlio di Quinto e la seconda la dedica a Statia Marcella fatta da nipote Quinto Veneio Proculo, figlio di Caio.
[4] A tali divinità era dedicato un tempio molto importante a Roma, a Porta Capena, vicino al tempio di Marte
[5] G. Susini (2001), pag. 238, ….costui era addirittura un magistrato, certamente della colonia bononiense, un duoviro, che evidentemente risiedeva in una campagna fertile e ariosa non tanto lungi dalla città dove esercitava il suo mandato istituzionale.
[6] Nelle fonti, quali i trattati di urbanistica e agrimensori, i contratti di compravendita dei terreni interessati, le raccolte di cronache delle varie epoche, si potrebbero ricercare gli eventuali riferimenti all’ubicazione di tale monumento. Secondo alcuni il basamento in questione potrebbe essere riferito ad un possibile ponte sul fiume Reno che in epoca romana avrebbe avuto il suo corso in quella conoide .
[7]Cinquanta nota 3



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