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Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora.,Capitolo XI - Vita Medioevale: Appendice 2 - Statuti Bolognesi

Capitolo undicesimo - Vita Medioevale: Appendice 2- Statuti Bolognesi, Pesi, Misure e Monete

Di Angela Bonora (del 20/07/2011 @ 19:32:57, in Cap.11- Vita medioevale , linkato 4148 volte)


Durante i primi secoli del secondo millennio, l'Europa Occidentale vide sorgere sulle rovine e sui brandelli dei precedenti tessuti imperiali nuove formazioni politico-territoriali.

Fulcri di questi processi di ricomposizione furono i maggiori detentori del potere del tempo, che seppero catalizzare ed espandere unioni con altri da cui sarebbero scaturiti i nuovi regni.
Furono le città e i loro ceti dirigenti a estendere concrete capacità di controllo sulle comunità e sulle terre circostanti, giungendo a creare veri e propri stati cittadini.
Si formarono organizzazioni politiche e sociali che portarono a nuovi strumenti amministrativi tesi a far prevalere l'interesse collettivo su quello individuale e a regolamentare la condotta di singoli e comunità, a tale fine era necessario concepire normative più strettamente legate a circostanze e contesti nuovi, un insieme di norme tese ad adeguare i comportamenti all'interno di società cittadine e di associazioni nuove.

Dei numerosissimi codici normativi prodotti in tal modo nel basso medioevo e nella prima età moderna, molti si sono conservati e costituiscono fonti preziose, da usare comunque con adeguata cautela a fini storici. Presso l'Archivio storico del Senato della Repubblica sono conservati e consultabili on line moltissimi Statuti a partire dal XIII secolo.

Data la grande proliferazione nelle varie città medioevali di tali codici, gli storici moderni usano oggi metodologie di confronto fra i vari risultati, riportando non solo i testi ma soprattutto confronti e critiche sulle varie conclusioni ottenute per scopi di ricerca diversi, facendo capo in ciò a famosi studiosi di Storia Istituzionale e Storia del Diritto.

Proprio nel nostro territorio si sono avuti i primi incontri con i Dipartimenti di storia di Firenze e di Bologna, arrivando al primo Convegno Nazionale nel 1993 a Cento nel bolognese.
Sono state poste a confronto tutte le realtà regionali sul tema dell’autonomia nella normativa locale del medioevo ed è stata formata una rete tra le varie regioni e città, capace di raggiungere sedi universitarie, società e deputazioni locali, interessando in maniera capillare tutto il territorio nazionale.

In collaborazione con la Biblioteca del Senato si è giunti poi alla pubblicazione della prima Bibliografia Statutaria Italiana (BSI), elaborando metodologie generali, indicazioni e criteri di schedatura che tengono presenti le particolarità locali e regionali e nel frattempo consentono comparazioni adeguate alle varie branche di studi storici, correlando questi al vivere quotidiano medioevale.

 

Da un ciclo di conferenze pubbliche sul tema «Per me reges regnant. I fondamenti cristiani del potere politico medievale» organizzato dall'Istituto Veritatis Splendor riportiamo alcune parti della conferenza e dibattito tenuti dalla prof. Francesca Bocchi, docente di Storia medievale della Facoltà di Scienze della formazione e di Storia delle città a Milano, inerenti gli Statuti nelle città comunali del Medioevo.

Cosa sono gli Statuti medievali?

Sono gli strumenti che servivano per scrivere un rapporto sociale all'interno di una città. Erano norme per mantenere il diritto amministrativo, penale e civile. Si tratta quindi di un argomento molto vasto, io parlerò soprattutto della gestione della città, di come, attraverso i vari Statuti, il governo delle città amministrava i problemi della salute, dell'urbanistica, dell'igiene, dunque, più in generale, potremmo dire, della qualità della vita.

 Quando vengono redatti i primi Statuti?

Gli Statuti sono del Due e del Trecento, ogni comune ha i suoi, sono diversi perché diversi sono i modi per affrontare i problemi. Come noi oggi abbiamo i quattro codici così la città medioevale era governata dagli Statuti. Per noi legifera il Parlamento, nel Medioevo legiferavano i politici della città in base alle esigenze della società, l'uomo di legge, il diritto in quel periodo è molto avanzato, magari si occupava della loro stesura, ma i contenuti erano una decisione politica.

Gli Statuti di Bologna?

La città è in quel periodo la più sviluppata in Italia. Bologna ha una sistemazione urbanistica che non c'è in nessun altro posto, in Italia e all'estero. I suoi Statuti sono molto complessi, governano, per esempio, la gestione dei portici, il rapporto pubblico e privato, il condono edilizio, la gestione delle acque, gli appalti dei lavori pubblici che avevano maglie molto strette per evitare concussioni. Nel 1250, a Bologna, 2000 rubriche riguardano la sistemazione urbanistica, nello stesso periodo, a Ferrara, solo poche decine affrontano lo stesso tema.
Qui c'è una cultura della città che altrove non esiste, è quella che fa tenere aperti i portici, mentre altri centri li chiudono, e che si è mantenuta attraverso i secoli. C'è un legame molto unico tra struttura materiale e cittadini bolognesi. Anche per questo si legifera in un certo modo.
Per esempio: il regime dei portici è nato a Bologna ed è diventato legge nazionale. Il suolo del portico è proprietà privata, ma con obbligo dell'uso del suolo pubblico. Tutto questo è maturato a Bologna nel Duecento, così come la chiusura degli androni e i condoni edilizi.

A proposito di portici ed androni, passaggi coperti spesso colleganti due edifici diversi, notevole è la struttura del Palazzo dei Banchi, ad est della Piazza Maggiore.
Proprio sulla base delle nuove indicazioni statutarie relative agli edifici bolognesi tale zona, che delimitava il mercato delle erbe duecentesco, venne ristrutturata negli anni 1565-68.
Su disegno di Jacopo Barozzi, detto il Vignola, le vecchie case, i portici e gli androni vennero risistemati, riorganizzando i portici e gli androni, formando un’unica facciata con terrazzi e finestre, ricoprendo il tutto con marmi rosa e bianchi come la base della Basilica di S. Petronio.

 

 

Portico in legno e pietra

 

Commercio, misure e monete

Se guardiamo attentamente il complesso del Palazzo Comunale in piazza Maggiore possiamo notare a livello d'altezza media di uomo un fregio bianco incavato e se andiamo all’interno del Palazzo  vediamo bacili di varie grandezze conservati con molta attenzione.

Abbiamo parlato dell’importanza di Bologna e delle cittadine ad essa sottoposte nel commercio tra l’Europa e le coste e i porti del Mediterraneo, dei commerci che avvenivano nei mercati bolognesi della città, della pianura e nei colli che la circondavano.

Ora approfondiamo il problema commercio dal punto di vista di regole  sui pesi, le misure, e i costi nello scambio di merci con valori monetari.

Ne parliamo ora perché gli statuti delle Città Stato, come peraltro era Bologna, stabilivano per legge le regole per i mercati e quindi i pesi e le misure che venivano utilizzati nello scambio delle merci. nel medioevo. Molto più semplice l’unico sistema metrico decimale usato attualmente ed introdotto in Italia quando avvenne l’Unione di tutti i piccoli Stati dello stivale nel Regno d’Italia negli anni attorno al 1860.  E questo avvenne anche negli altri Stati europei….prima ogni, anche piccolo, Stato aveva  un sistema di misure differente e difficili erano gli scambi.

Creare strumenti  per pesare, misurare in base ad unità di misura e peso prestabilite per le merci e altri  elementi oggetto di scambio sui mercati fu una delle principali necessità degli Stati dell’antichità. Ad essa si associò la necessità di una unità monetaria valida per ogni scambio nel momento stesso che si capì che il semplice baratto, merce a merce non uguali e dello stesso valore di scambio, poneva diversi problemi che spesso si risolvevano facendo riferimento ad un’unica merce, magari la più importante sul mercato e quindi si coniò la prima moneta magari diversa da mercato a mercato ma con lo stesso scopo in tutti i mercati.
Nei mercati arcaici ed ancora in piccole isole del Pacifico il valore di ogni merce è valutato in conchiglie, denominate poi “monetarie”:

Cyprea Monetaria, Mediterraneo

I vari Stati perfezionarono il concetto di merce unica di scambio per tutte le altre merci che entravano nel mercato, il che volle dire:
-  stabilire un sistema unico in ogni Stato per definire l’unità di misura per lunghezza, superficie, volume, peso per merci dello stesso tipo,
- rendere di pubblico dominio quelle unità di misura, alle quali chiunque commerciasse all’interno dei mercati di quello Stato si dovesse attenere,
- stabilire strumenti atti a verificare l’importanza della merce scambiata in base a tali unità di misura; si arrivò quindi ad un corpo di vigilanza dei pesi,  delle misure  e degli strumenti stessi,
- non ultimo stabilire un’unica merce, la  moneta, atta ad uno scambio equo su ogni mercato

Le unità di misura nei mercati per merci e terreni si sono storicamente  mantenute nel tempo, concordanti tra loro e adattate a seconda delle nuove merci e delle loro trasformazioni nel tempo e nei diversi mercati operanti in uno Stato. 
Nello Stato Pontificio operarono diverse misure, diverse denominazioni a partire da quelle operanti nell’Impero Romano e sino al Regno d’Italia, ma con lo stesso risultato documentato da Tabelle di ragguaglio di pesi e misure in uso nei vari Stati Italiani e nei vari tempi.

Nel Medioevo a Bologna  esistevano unità di misura che in parte erano una trasformazione di quelle utilizzate dai Romani.

Unità di misura base per la lunghezza era

-   il piede bolognese                           = cm.38,00
il sottomultiplo, oncia=1/12dipiede       =   3,17483
 
il multiplo era la pertica :
pertica lunga         =12 piedi              = m. 4,561176  
pertica  normale    =10 piedi               =  “. 3,80   

            altre misure di lunghezza
 erano il braccio                               = m.  0,64   
 il doppio braccio                               =   1,28 
         

   
      
Miisure utilizzate nelle  costruzioni erano:

      -     il mattone (o preda) che misurava 9 once di lunghezza, 4 di larghezza e 32 di spessore, o ( 1+1/8) di piede

         -     la tegola ( o coppo)  che poteva avere, a seconda dell’uso, la    
   misura di ½ piede, 2/3 di piede oppure (2+1/4) di piede.

    altri mattoni  da costruzione venivano indicati con misure diverse , ma effettivamente sfruttavano la posizione di inserimento nel muro e il diverso materiale che portava ad effetti decorativi nelle facciate dei palazzi e altri fabbricari.

 

Questi elementi solidi, a tali misure, li vediamo ancora nei fabbricati costruiti nel  Medioevo nel bolognese sia nel centro della città di Bologna, che nelle cittadine del contado della Bassa Bolognese.

Il Comune aveva emanato delle tabelle pubbliche, alle quali si dovevano attenere i cittadini, ed esposti dei campioni: i primi nel 1286 all’esterno della Chiesa di Santa Maria dei Rustigani, situata in un angolo della piazza Maggiore.  Cambiarono poi vari posti sin che nel 1574 furono  messi sulla parete del Palazzo Comunale antistante la Fontana del Nettuno, posizione per altro valida per i mercati più importanti che si tenevano nella piazza centrale e sotto i portici del Pavaglione, mercato della seta.

 

 

 

Nel campione di Piazza Nettuno sono “indicati con scavi su materiale bianco” la misura dell'epoca

Mattone
Coppo
Piede                                           =  m. lineari 0,380098
Braccio             = 5/3 di piede“      =               0,640029
Doppio Braccio  =  2 braccia           =              1,280078
Pertica              = 10 piedi             =              3,800983

 

Altre unità di misura  lineari erano

le viarie

il Palmo     =1/2 piede                = m. lineari  0,190049
il Passo      = 2  piedi  + 1 palmo =       “ …….0,950246
il Miglio     = 500 pertiche          =           1900,49145  

        

le  misure di superficie agrarie:

il Piede quadro                               = mq.  0,144475
la tavola      = 100 piedi quadri          =      14,447471
il morello     = ½ acro romano            = “    632,3364
                      7200 piedi quadri
la tornatura =  144 tavole, 14400 pq   =  “ 2080,435825

Il morello era una classica misura romana.


Misure di capacità

- per legna da ardere:
il Piede cubo =                                = mc. 0,054915
carro di legna  =    108 piedi cubi        =       5,930776

- per letame
carro di letame =   108 piedi cubi        = mc.  4,612626

- per liquidi  ( vini o mosti)
il boccale       =   4 fogliette               = l.     1,309885
la foglietta       =  ¼ di boccale            =       0,327471
damigiana       =   40 boccali               =      52,3954
corba              =   60 boccali               =      78,5931
castellata        =  600 boccali               =    785,931

- per aridi  (granaglie)
il quartirolo    = 1/16 di corba             = l.       4,9153
staio                = 8 quartiroli=1/2corba = “      39,3224
corba               = 2 staia                      = “      78,6448
sacco               = 2 corbe                     = “    157,2896
carro               = 10 sacchi                  = “  1572, 896

staio

 

Altri pesi  e misure si avevano per le pietre preziose, i gioielli e i metalli preziosi, come l’oro e l’argento,cioè il grano, il carato.  Ma la valutazione in questo campo era molto variabile, leghe diverse, di non facile determinazione, pietre più o meno pure non permettevano una valutazione equa in base ad un peso.
 Nei gioielli poi la fattura molto spesso era determinante  del valore, anche oggi il prezzo è sensibilizzato da chi ha lavorato il gioiello.

 

Unità monetarie Bolognesi

 

A Bologna e nella Bassa Bolognese le unità monetarie medioevali più diffuse eramo:

la lira bolognese che corrispondeva a 20 soldi.

Il soldo si divideva poi in 12 denari o bolognini.

Esisteva il Grosso o  bolognino grosso che era  era composto da 12 bolognini piccoli

La Zecca di Bologna iniziò la sua attività nel 1191, sotto l’impero di Enrico VI di Svevia.
 Per 40 anni si coniarono solo denari, dal 1236 iniziò a battere moneta con la coniazione del Grosso dal peso circa di 1,40 gr. Entrambi i due nominali presero poi il nome di Bolognino rispettivamente Piccolo e Grosso.
Nel 1380 anche Bologna inizia la coniazione in oro.
La zecca di Bologna è la più importante dello Stato Pontificio, dopo Roma.
Nel 1861  con l’unione d’Italia cessò definitivamente la sua attività, pur mantenendo in circolazione legale le monete  sino allora coniate per un certo tempo, circa sino ai Savoia. 

Sotto il dominio papale a Bologna vennero coniate moltissime monete di vario metallo, oro, argento, rame e leghe miste dei primi. 
Nella parlata bolognese attuale, sia italiana che dialettale,  la moneta  metallica  più antica, nella sua eccezione plurale, è sinonimo di denaro:  soldi, quattrini, grana, baiocchi, carlini erano sinonimi di denaro.
Di una persona danarosa si diceva:
 “Quello ha in tasca molti soldi, ha delle grana”
Anche oggi
“ Di questi tempi di soldi se ne vedono pochi”

…e così via, anche se la moneta corrente in Europa è l’Euro.

 Negli ultimi secoli anche il giornale quotidiano bolognese per eccellenza, tuttora esistente, si chiamò Il Resto del… Carlino, questo perché quando nacque il 20 marzo 1885 si stabilì un prezzo che permetteva con un Carlino di acquistare tutte le mattine il quotidiano e con il Resto andare in una caffetteria a gustare un buon caffè. ,

Durante lo Stato Pontificio ogni Papa  coniava normalmente  una propria moneta con la propria effigie e nome in un verso e il proprio stemma con data nel retro, se non coniava moneta faceva coniare medaglie religiose con la data del momento della propria nomina e il proprio nome.
Non solo Roma e Bologna avevano zecche importanti anche piccoli Stati in Italia battevano moneta.

Dopo le prime monete che erano valutate in relazione alle monete romane precedenti, in particolare il riferimento storico era con lo  scudo, dall’Alto Medioevo ogni nuova moneta coniata era spesso valutata in quattrini, la più  minuta unità monetaria corrente, così che la relazione tra soldo, baiocco e quattrini risultava

1 soldo = 1 baiocco = 6 quattrini

 e poi con la coniazione del ½ soldo si ebbe una unità monetaria di 3 quattrini., ottenendo una possibilità di scambio maggiore, che però non voleva  indicare sul mercato valori uguali nel tempo.
Come succede tuttora si inseriva nel mercato dei beni la svalutazione e il conseguente rincaro dei prezzi dei beni commercializzati, quindi le monete avevano nel tempo minor potere d’acquisto.
Monete di metalli nobili, oro e argento avevano valore più stabile, ma esisteva il pericolo della limatura, che chi maneggiava monete poteva attuare sulle monete coniate diminuendone il peso  del metallo prezioso e quindi il valore. Le zecche applicarono  via via  fregi e miniature sul davanti e il retro delle monete e sull’orlo  vennero coniate file di grani ( da cui filigrana, carta speciale, poi usata per la carta moneta nei tempi moderni e non atta ad essere manomessa o copiata), rendendo così evidente una eventuale limatura.

Spesso le monete prendevano il nome del Papa che ne ordinava la coniazione o il nome del luogo di massima circolazione, esistevano

 il Paolo, il mezzo Paolo,
 il Papetto = 2 Paoli,
 il Testone = 3 Paoli,
così denominato dal popolo facendo riferimento al Papa ritratto sul dritto.

A Bologna, dove soggiornavano molti studenti provenienti  da altri stati europei, circolavano  molte e diverse monete straniere.

Una particolarità delle coniazioni della zecca bolognese erano le monete con l’effigie della Madonna di San Luca: le prime monete con l'effige della Madonna di S. Luca per Bologna risalgono al pontificato di Paolo V (1605-1621), si trattava di carlini in argento da 6 bolognini, nella leggenda riportavano già il motto classico che seguirà l'effige della Madonna anche per le coniazioni successive : "PRAESIDIVM ET DECVS", ossia Difesa e ornamento, a significare che la Madonna di S.Luca era patrona e protettrice della città.

 

 

In seguito papa Alessandro VII (1655-1667) introdusse la mezza lira in argento (10 bolognini) con la medesima effige al rovescio, e continuò anche l'emissione dei precedenti Carlini di basso valore , poi proseguita anche dai pontefici successivi fino ad Innocenzo XIII (1721-1724), che li coniò fino al 1723:

Le coniazioni di mezze lire con l'immagine della Madonna riprendono per l'ultima volta durante il pontificato di papa Pio VI (1775-1799):

Caratteristica comune a molte di queste monete pontificie è il fatto di essere state forate per devozione popolare, allo scopo di essere appese alle culle dei bambini o portate come ciondolo.

 

 

 



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