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Cap. 1 - Geologia 1
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Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora, Cap 11 : Vita Medievale: Intriduzione

Capitolo undicesimo- Vita Medievale - Introduzione

Di Angela Bonora (del 01/06/2009 @ 13:11:13, in Cap.11- Vita medioevale , linkato 5963 volte)

 


La vita quotidiana in un qualunque ambiente ed epoca è condizionata dalla natura e dagli individui viventi in quel contesto.
Abbiamo già visto le trasformazioni apportate dall’uomo nel tempo e sulla natura stessa per adeguarla alle sue esigenze e come la natura ha contrastato queste modificazioni anche con fatti gravi come terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni, frane, variazioni climatiche, glaciazioni, caldi torridi, siccità. Mutamenti, questi,  di breve periodo ai quali si associavano mutamenti di lunghissimo periodo, che effettivamente non venivano neppure percepiti dall’uomo arcaico.

Lo scienziato odierno, nello studio della formazione delle rocce, del loro sollevamento e quindi della loro conformazione, nello studio dei residui vegetali e animali e delle trasformazioni di tali esseri viventi in altre forme come ad esempio fossili e componenti di stratificazioni rocciose, il movimento dei continenti, delle acque, delle faglie, riesce ora a dare in parte la visione della trasformazione del nostro pianeta nella sua evoluzione.

Ad esempio la foresta "naturale" anche nelle regioni dove piena di vigore si rigenera nel tempo da sé, tramite i pollini caduti anticamente sul terreno, non conserva la medesima composizione: costantemente l’azione della natura circostante e  variazioni indotte dall’uomo.influiscono sulla sua conformazione.

Il Medioevo, che storicamente viene  misurato in un millennio, vide  immense foreste trasformarsi: querce e faggi nel nord e nelle montagne lasciarono il posto agli abeti e ai carpini e pertanto la fauna si  spostò e cambiò  e con essa l’uomo. L’uomo si trovò in mille anni in un ambiente diverso a lottare contro eventi sconosciuti, ma nel contempo aveva fonti scritte alle quali fare in parte riferimento in queste trasformazioni, ma aveva sempre comunque da lottare costantemente contro una natura malconosciuta.
Non più come l’uomo arcaico e poi  arrivato dal Nord Europa o dal sud del Mediterraneo, successivamente romano nel nostro territorio, l’uomo medioevale è del tutto inerme.

La fine dell’Impero Romano d’Occidente lasciava all’uomo ben poco: la miseria, la nera povertà., ma non per tutti, esisteva una differenziazione di classi difficile da superare.
Inoltre si presentavano mondi contrapposti:
- romani in lotta con gli invasori barbari che avevano la forza di espandersi in altri territori, mentre ile truppe romane soffrivano per lo più di inerzia,
- cristiani. di nuova dottrina, contro pagani,  ma pagani in che senso? questi ultimi…o primi… adoravano dei che nella Madre Terra avevano una ragione di essere, mentre i nuovi venuti si consideravano portatori  di un Verbo e prescelti da un solo Dio trino
- città e campagna, tra loro contrapposte: ricchezza dei possessori di oro e terreni, case, ville e povertà di grandi masse di contribuenti non possessori d'oro, ma costretti a pagare tributi imponenti pur vivendo in condizioni  assai dure e decimati da guerre continue alle quali erano chiamati a partecipare sia con la propria vita, sia con quel poco che la burocrazia a loro chiedeva.

Lo Stato, accentrato in Roma, ma con propri personaggi nelle città principali, atti solo ad esigere, viveva da parassita e non seppe rispondere alla richiesta di aiuto e di protezione da parte dei coloni e del proletariato urbano che vivevano una vita precaria in luoghi fatiscenti, cibandosi dei resti delle mense dei ricchi.
Quello che non fu capace di fare lo Stato ebbe una risposta nel nascere del primo cristianesimo: la Chiesa contrappose la carità, la pietà al prestigio, predicando il Vangelo; le vedove, gli orfani, i senza dimora e i malati,considerati immeritevoli, sordida plebe dall’impero romano, vennero aiutati, e ciò spiega il successo  del primo cristianesimo a detrimento delle comunità civiche che stavano lentamente decadendo.

nobiltà


Movimenti monastici evidenziarono la figura dell’asceta, uomo santo. In occidente tali figure si concretizzarono nei Santi Patroni, protettori della società. Vedi Ambrogio il vescovo di Milano a metà del terzo secolo d. C. e Petronio, vescovo in Bologna nel secolo successivo che difendono i diritti del loro popolo contro le ingiustizie perpetrate dai Re e dall’aristocrazia.
Il Cristianesimo, per un breve periodo, raggiunse una visione del mondo che integrava le istituzioni della chiesa e dello stato nell'ideologia popolare. Purtroppo tale visione venne superata dal nascere di importanti  e ricchi sistemi monastici e dal potere dei Vescovi signori nelle città, quali rappresentanti del potere temporale del Papa.

All’inizio del Medioevo la nostra valle e la valle alla quale si inseriva il Reno erano territori trasformati, lasciati allo T sbando da Roma. Le bonifiche che avevano migliorato il suolo, incanalato le acque, creato una agricoltura fiorente non avevano lasciato traccia. Le foreste avevano preso il sopravvento sull’agricoltura, brughiere, acquitrini malsani si erano sostituiti ai villaggi, alle fattorie, diminuito il perimetro delle città. La popolazione, per carestie ed epidemie, era paurosamente diminuita di numero ed era più facile trovare un cumulo di rovine che borghi.
I secoli dal IV al VI d. C. sono caratterizzati da  una economia  e  produzione agricola sempre più decadente, guerre, invasioni, brevi e rovinose impennate climatiche, che distruggevano i raccolti, avevano trasformato anche gliuomini. Logorati da malattie vagavano per la pianura a contendere alle bestie inselvatichite il poco alimento che cresceva autonomamente sul terreno.

Per il ripopolamento delle regioni spopolate, nell' interesse dell'economia romana, non ci fu altra possibilità che l'
insediamento di barbari.
La fuga in massa della popolazione - o verso  proprietà private protette o verso i barbari- vaste regioni erano spopolate e tanti più ciò era visibile tanto più tali regioni erano state fiorenti nei secoli passati, ne sono prova gli
scritti del vescovo Ambrogio  dopo un suo lungo viaggio da Claterna, Bologna, Modena e lungo la val Padana verso Milano, sua sede vescovile.

Nell'impero tardoromano le sofferenza, la miseria della popolazione, sia agricola che urbana, raggiunse un livello intollerabile e si estese sempre più: il numero dei miseri si allarmò sempre più e rimase un numero esiguo a vivere in prosperità. E questi ultimi non erano certamente i più onesti, ma coloro che che a vario  livello erano detentori del potere dovuto soprattutto al rapporto con l’imperatore, ricoprendo le più alte cariche amministrative e militari, servitori particolari dei potenti ed inoltre più avanti nel tempi religiosi, dignitari della chiesa.
Il potere e
ricchezza, misurata in proprietà terriere, erano un binomio inscindibile a capo del quale spesso erano i nobili senatori.

Con l’avvento del medioevo abbiamo visto che il Senato perse di potere  e la ricchezza non era più una sinecura,
anzi anche ai proprietari terrieri vennero estese le tasse:  tutta la popolazione, anche se permanevano numerosi privilegi ed esenzioni, era taglieggiata da tasse sempre più esose.
Poco a poco la società imperiale fondata sulle regole senatorie fu sostituita da una società fondata sul potere e
la ricchezza. Con il denaro si potevano acquistare la giustizia, le pene, gli onori  Servi e coloni erano citati a parte nei decreti e nelle leggi perché‚ per loro, non detentori di alcuna icchezza, non era  prevista l'ammenda ma la fustigazione, la pena capitale: sono questi gli schiavi e i lavoratori legati alla terra.

La diversa ricchezza poteva dividere i detentori in diverse classi sociali a secondo dell’importo della ricchezza stessa , ma anche all’interno dei più umili si erano formati vari strari sociali dovuti alla possibilità di godere di libertà o un minimo di sostentamento,  vi erano pertanto:
- schiavi
- poveri e
- sofferenti,
che comunque dipendevano dal volere e dalle leggi di chi era ricco e se venivano fatte leggi nuove per i miseri,
normalmente erano a favore degli schiavi, che spesso erano bottino di guerra e potevano ritornare liberi. I popolani “liberi” erano tenuti a mantenere il domicilio originario e a conservare  all’interno della famiglia i mestieri iniziali.
La grande massa della popolazione rurale era formata da lavoratori agricoli, ma vi erano anche artigiani e minatori,
sia liberi che schiavi che conducevano una vita non molto dissimile dai coloni. La classe più umile era costituita dai lavoratori saltuari, che, presi dalla disperazione, spesso si davano al brigantaggio.

cintadinii

La plebe urbana, costituita da commercianti, artigiani, lavoratori nei vari servizi, lavoratori occasionali, domestici ed  era anch’essa divisa in categorie a seconda della possibilità di avere un lavoro che permettesse la loro sopravvivenza.

Già nel codice di Giustiniano si definiva “povero per eccellenza … colui che afflitto contemporaneamente da
indigenza e malattia non è in grado di provvedere al proprio sostentamento”.
Il povero che, o per malattia o per incidente sul lavoro o perché nato malformato non poteva avere sostentamento
se non con la carità altrui e  ciechi, sordi, muti, paralitici, malati di sifilide e, nel caso più grave, di lebbra, si aggiravano  per campagne spopolate e per città morte mendicando. Esiste un nesso stretto fra denutrizione o mal nutrizione e malattie, ne parleremo oltre.

Abbiamo sinora parlato a brevi linee della società medievale e in particolare di coloro che detenevano la ricchezza e per lo più non svolgevano lavori o avevano cariche che davano a loro ricchezza e di coloro che si trovavano nell’emisfero opposto, non avevano beni, lavoravano per i detentori della ricchezza ed a loro erano soggetti.
Esistevano altri strati sociali importanti nel medioevo: la classe cavalleresca e  i chierici

La plebe urbana e rurale in definitiva poteva essere considerata

- l’insieme di coloro che lavoravano

e i ricchi

- l’insieme di coloro che comandavano e consumavano

La classe cavalleresca era considerata invece il complesso di coloro che, legati ad un signore con vincoli di vassallaggio, prestavano giuramento di dargli sempre aiuto, consiglio e sostegno militare.

Il vincolo, morale, era reciproco ed iniziava con una vera e propria cerimonia di investitura, durante la quale il signore donava al cavaliere normalmente la spada. I cavalieri dedicavano la vita intera al mestiere dell’esercizio delle armi.

cavalieri

cavalieri, indicati nella società come "coloro che combattevano", si fondevano poi normalmente con la nobiltà feudale dividendone la vita a corte, il genere di esistenza, praticando con il signore la caccia, gli ozi e il potere. Il più delle volte poi il legame con il signore era cimentato da parentela, sposandosi il cavaliere con una delle dame del casato e diventando a sua volta parte della famiglia stessa con vincoli si sangue.

Nel passare dei secoli i cavalieri si sono integrati nella nobiltà costituendo un’unica classe

L’ultima categoria sociale medioevale, ultima ma non meno importante delle altre, era formata da "coloro che pregavano: i chierici".

Inizialmente erano gli aspiranti alla perfezione, coloro che rinunciavano al mondo per servire Dio.

Alcuni facevano vita solitaria, eremiti casti, poveri ed umili, popolavano i deserti, i boschi e vivevano spesso del cibo diviso con loro dai contadini, che li frequentavano per pregare, ottenere consigli, chiedere interventi miracolosi.

La maggior parte di essi invece viveva in gruppo, in una casa comune, seguendo una regola e sotto la guida di un capo, che col passare dei secoli assunse importanza preminente nella società medioevale, Eletto e designato dalle autorità ecclesiali il capo della comunità godeva di una larga giurisdizione sui professi e sugli altri, gestiva il patrimonio, spesso considerevole, donato alla comunità, era a pieno titolo, in epoca feudale, gideva di una posizione preminente, come signore di numerosi vassalli e contadini.

Cluny

Aveva alle sue dipendenze per lo svolgimento della sua attività: priori, vice-priori. prevosti, camerieri, tesorieri, infermieri…

La vita quotidiana di questi religiosi dipendeva dunque da un lato dalla regola adottata, dalla sua applicazione più o meno rigida, e, d'altra parte, dalla situazione locale della casa comunitaria, il monastero e quindi dal numero di monaci, dalle ricchezze fondiarie...

Ma non tutti i monaci vivevano entro un ricco monastero. La presenza nella vita medievale di ordini mendicanti, provenienti dai primi chierici che avevano continuata la prima regola per raggiungere la perfezione, aveva una grande influenza in seno alle città, predicando la parola del Cristo e la carità verso gli umili e gli oppressi e confessando lungo le strade, in tutti gli ambienti.

Si formò nel medioevo una gerarchia ecclesiale che partecipò a pieno titolo al mondo esterno ai conventi, che viveva nel mondo, si organizzava rapidamente in un ordine di doppio potere gerarchico: temporale e religioso.

La stretta gerarchia che regge ancora oggi il clero occidentale deriva in gran parte dalle strutture amministrative del basso impero romano, con sede nella famosa città antica, Roma, sotto la quale si raggruppavano in province città minori, villaggi, con a capo vescovi.

I sacerdoti delle città dipendevano in varia misura da colui che vegliava sulla città, il vescovo metropolitano, che col progresso della cristianizzazione e la conversione degli elementi rurali non era più l'unico sacerdote della città.

I chierici che stavano intorno a lui, quelli che costruivano il capitolo della Chiesa principale nel territorio, la cattedrale, formarono attorno alla città episcopale le nuove cellule elementari della cristianità occidentale, le pievi e le parrocchie, cui davano vita numerosi chierici. Mentre la pieve accorpava più territori, la parrocchia nasceva contemporaneamente alla costituzione del villaggio, che rappresentava un punto sociale ed economico notevole nel territorio.


Poiche' il nostro lavoro e' dedicato a San Giorgio di Piano e alla Bassa Bolognese dedicheremo gli scritti successivi di questo capitolo principalmente a chi abitava e lavorava in quel territorio, come i monaci delle varie abbazie, le pievi e  soprattutto ai contadini e al loro spostarsi verso la citta' con l'idea di trovare un tenore di vita migliore.

coloni



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