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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora, Mauro Franzoni : Cap. 10.8- Il feudalesimo

Capitolo decimo, 8 - Il Feudalesimo

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 25/04/2009 @ 18:01:50, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 5432 volte)

 
 L’Europa alla morte di Carlo Magno si presentava come nella carta sottostante

 

- in colore verdognolo, il Sacro Romano Impero
- la linea rossa scura delimita invece il Regno Franco all’avvento di Carlo
- attorno al Sacro Romano Impero sono indicate poi le regioni che pur non facendo
  parte di esso ne subivano l’influenza
- la parte italiana, segnata da piccole croci, era il territorio dell’impero amministrato
  dal Pontefice, che per altro aveva propri vescovi nelle principali città dell’Impero
- il Sud dell’Italia e Venezia a quei tempi erano ancora sotto il dominio di Bisanzio.

La storia del Sacro Romano Impero si svolge inizialmente di pari passo con quella dei Carolingi. Gli eredi di Carlo Magno fra varie contestazioni si dividono con il trattato di Verdun dell’843 l’Impero:

- a Lotario I il Regno Centrale, dal Mare del Nord passando per la Borgogna e l’Italia fino a Gaeta,
- al fratello Ludovico il Germanico il Regno dei Franchi Orientali, la Germania e i Paesi Bassi,
- a  Carlo il Calvo, il Regno dei Franchi Occidentali, l’attuale Francia.

Le ulteriori successioni all’interno della dinastia carolingia vedono l’Italia assegnata a Carlo il Calvo nell’872 e la sua incoronazione ad Imperatore, da parte del Papa Giovanni VIII.
Successivamente i nostri territori sono sotto la dominazione carolingia con Carlo III, il Grosso, incoronato Re a Ravenna nell’879 e poi Imperatore a Roma nell’881
Nell’888 gli succede Oddone I, Conte di Parigi, ma da questo momento si ha un costante smembramento dell’Impero Carolingio e si formano varie zone di potere.
 
Il feudalesimo imperversa.

Il termine Feudalesimo è stato costruito nel Settecento durante l'Illuminismo ed impiegato con significato diverso a seconda degli storici e della realtà che si voleva descrivere.

Si possono ora riassumere come segue:

  • feudalesimo secondo Karl Marx, che identifica in esso un nuovo e specifico modo produttivo e di potere

  • secondo Marc Bloch la società feudale è invece la civiltà europea che si delineò nei secoli dal X al XIII

  • giuridicamente invece un particolare complesso di norme che regolavano le relazioni vassallaggio e benefici

D'altra parte il nome stesso “feudalesimo” si può considerare proveniente dalla radice “feudo” e quindi dall'antico germanico fibu, che genericamente significava “gregge, bestiame e tutti i benefici da essi ottenuti”

Sorto al declino dell’Impero Romano d’Occidente, nel IV secolo, si mantenne in Europa in vari modi per oltre  1500 anni; si basava su un  sistema politico, economico e sociale che aveva come elemento fondamentale la trasformazione del beneficium, terreno concesso temporaneamente dal diritto romano ai veterani, in  proprietà permanente, il feudo, proprietà trasmissibile dal feudatario ai propri eredi.
Il beneficio feudale aveva avuto origine come ricompensa ai capi dei regni romano-barbarici in cambio di difesa dell’Impero da forze esterne. 

L’esercito romano si era  molto assottigliato sia per le continue perdite in guerre, sia per il lassismo dei patrizi, sia per epidemie continue e non ultimo il modo di cibarsi che rendeva il romano sempre più debole e poco prolifico.
A loro volta i re romano-barbarici ricompensavano i loro guerrieri con benefici da terreni. Per Franchi, Longobardi, Germani era l’uso comune e in particolare in Italia si formarono di conseguenza signorie locali.

 Ma forse è bene cercare di chiarire la formazione della proprietà feudale per capire  come fosse tanto importante per l’Imperatore del Sacro Romano Impero e per i Papa definire i confini della loro influenza e il tipo di influenza sulle genti a loro soggette.

Il feudalesimo iniziale aveva dimostrato la propria validità nei piccoli territori e l’Imperatore e i Re delle varie parti dell’Impero adottarono tale struttura per rendere inespugnabili i propri domini.
Carlo Magno comprese comunque che la sola “potenza imperiale” anche se “sacra” non avrebbe durato a lungo senza l’apporto fattivo del Papa e l’organizzazione del Papato, quindi creò un disegno unitario 
 
Il Papato era nato  con Callisto I (217-222), che sostenne il primato del vescovo di Roma, quale successore di S. Pietro e vicario di Cristo in terra, successivamente il Padre della Chiesa Cipriano difese la priorità del vescovo di Roma, ma contemporaneamente sancì  la parità giuridica di tutti gli altri vescovi delle prioncipali città.

Roma Sede Apostolica, sede del Vescovo al quale era affidata la massima autorità sulla dottrina Cristiana, custode della vera Fede furono i presupposti che portarono al definitivo riconoscimento di un Papa, inspirandosi in ciò agli stessi decreti imperiali che sancivano l’elezione di un Imperatore.

Quindi Papa come autorità religiosa del Cristianesimo, ma anche autorità politica con dominio su territori ottenuti dalle donazioni dei Longobardi e  dei Franchi. 

Al momento della decadenza dell’Impero Romano d’Occidente e alla relativa decadenza politico-amministrativa formatasi anche nei regni romano-barbarici, il Papa riuniva in se sia il potere religioso che il potere temporale e Papa Gregorio I Magno cercò di allargare la sua influenza anche sulla chiesa d’Oriente.
Il forte legame con i Franchi, la costituzione del Sacro Romano Impero, lo stretto legame con Carlo Magno, per cui l’Imperatore era incoronato dal Papa, ma partecipava egli stesso all’elezione dei vescovi, poi vescovi-conti, nerbo importante del regime feudale, suoi feudatari e quindi anche all’elezione del Papa stesso, portò a forti diatribe con l’Impero Romano d’Oriente. 
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Fino al sec. XI l'elezione del Papa avveniva ad opera del clero, i vescovi delle sedi vicine a Roma, e del popolo di Roma, ma con la partecipazione, in un primo momento, dell'Imperatore Bizantino.
Il disegno unitario di Carlo Magno, re dei Franchi, poi Imperatore del Sacro Romano Impero, portò verso una forte rivalità tra l’Impero Bizantino,  il Patriarcato di Costantinopoli e la parte imperiale occidentale, connessa con il Papato, rivalità che sfociò nel 1054 nello Scisma d’Oriente.
Le Chiese cristiane orientali rifiutarono l’autorità del Papa e si resero indipendenti da Roma proclamandosi ortodosse, cioè “di retta fede”. Quindi Oriente ed Occidente divisi nella politica e nella religione.

L’ Occidente, con comunità cristiana nella quasi totalità dell’Europa,  il Sacro Romano Impero, sostanzialmente di origine germanica, non fu comunque un luogo di Pace, anche la presenza del Papa non ne  fu una garanzia.
I vincoli feudali divennero sempre più evidenti e continue guerre, scontri e rivalità si evidenziarono per acquisire da parte di potenti casati la supremazia sull’Europa.

Il termine “feudo”    (o germanico attuale vieh equivalente al latino pecunia, reddito) al posto di “beneficio” di origine latina (beneficium) indica il grande cambiamento nel contratto originario che aveva creato il beneficio.
 Il feudo si trasformò in una concessione a carattere ereditario e ciò a  condizione che l’erede del vassallo fosse gradito al signore, e contro il pagamento di una tassa di successione e l’impegno sotto giuramento di fedeltà al signore in caso di guerra.

Il feudalesimo di origine merovingia e carolingia prosperò sino XII e nel XIII secolo in tutta l’Europa occidentale e per breve tempo, con le crociate, in Oriente  dopo la quarta crociata nel 1202. Il feudalesimo come sistema politico, economico e sociale Europeo si mantenne in vari modi sino al XVIII secolo e oltre.

Il feudalesimo occidentale si basava sul potere che aveva un signore, un sovrano o il Papa,  per l’autorità  a lui concessa come “diritto divino”. Presupponeva che i feudi, territori, di una regione,  venissero concessi da questi ai suoi guerrieri, normalmente erano le terre conquistate. Questa concessione veniva conferita con una cerimonia di investitura nella quale chi aveva la concessione vitalizia su certi territori, il vassallo, contraeva degli obblighi nei confronti del signore.
All’inizio del feudalesimo tali obblighi erano prettamente militari e privati poi si trasformarono in servizi e diritti pubblici e giudiziari, il vassallo poteva riscuotere tributi, gestire le contese.
Il titolo feudale spesso era diverso a seconda delle tradizioni locali e dell’origine e natura dei singoli feudi.
A loro volta i vassalli potevano concedere (anzi, a volte vi erano costretti, per poter svolgere il servizio promesso al signore) parti dei loro feudi ad altri sottoposti, valvassori, e questi ad altri ancora, valvassini.
In questo modo si veniva a creare una piramide di rapporti feudali che aveva al vertice l’imperatore o il sovrano o il papa e man mano, a scendere, vassalli maggiori e minori.
Poiché poteva accadere che un cavaliere libero accettasse feudi da più signori, per stabilire quale fosse il primo signore, che il vassallo era tenuto a servire personalmente, fu istituito l’omaggio, il vassallo dava disposizione ai valvassori di servire gli altri suoi signori.
In Francia si impose inoltre la regola secondo cui “il signore del mio signore non è il mio signore”, che permise a valvassori e valvassini di combattere contro il sovrano del loro signore senza che ciò fosse considerato un atto di ribellione; in Inghilterra, invece,fu preteso il giuramento di fedeltà anche da parte dei valvassori e dei valvassini.
 
Con la consegna del feudo e il vassallaggio si costituì un’organizzazione che teneva unita tutta la classe dominante, dalla piccola aristocrazia fino al re e nello stesso tempo una piramide di potere, che perdurò sino all’avvento dei Comuni e successivamente di leggi costituzionali repubblicane nei vari Stati.
In cambio dei suoi servizi, il vassallo pretendeva che il re chiedesse il suo assenso per quelle decisioni che lo potevano riguardare direttamente: guerra, alleanze matrimoniali, tasse o sentenze giudiziarie ma d’altra parte era tenuto all’aiuto finanziario del signore in caso di necessità.

 Il vassallaggio da prima basato sull’usufrutto vitalizio di un terreno si trasformò dopo l’anno Mille con la Costitutio de Feudis di Corrado II, che considerava i feudi veri e propri beni personali che entrarono a far parte del patrimonio familiare e dell’asse ereditario  e si può allora parlare di vera e propria società feudale basata su titoli nobiliari diversificati a seconda dell’importanza del territorio attribuito al vassallo
Il re o Imperatore erano al vertice di tale piramide di potere che comprendeva come primo erede, se era possibile la successione di primogenitura al primo figlio maschio arrivato a maggiore età,
- il Principe dal latino Princeps = primo, o in mancanza di primogenitura maschile (ricordare la Legge Salica) Principe era  un personaggio scelto per i propri pregi tra i primi vassalli
seguivano nella gerarchia nobiliare
- il Duca (dal lat. Dux) originario del regno Italo- Longobardo
- il Marchese ( da Mark = confine in germanico) originario dell’impero Carolingio, delle zone della Borgogna e della Loira, titolo strettamente legato al territorio feudale di confine
- il Conte ( dal lat. Comites = compagno) che si faceva sostituire dal Visconte (da Vices = carica) istituito dai Franchi, tale titolo non poteva essere ereditario data la sua particolare  temporaneità legata a fatti eccezionali, in quanto il Visconte o Vice-Conte era cavaliere fidato che reggeva la Contea in  assenza del Conte
- il Barone, è termine d'origine germanica, da bara o baro, che significava uomo libero. Il Barone, pur essendo in fondo al complesso gerarchico, aveva particolari facoltà specialmente in Italia, infatti poteva dichiarare guerra autonomamente, esigere tributi, battere moneta
- il Nobile, che, ultimo nella gerarchia, aveva una posizione dovuta alla propria gente, cioè nome di famiglia. Se il Nobile era un cavaliere che era stato nominato nobile per diritti militari o altri servizi al sovrano il titolo cadeva alla morte del Cavaliere stesso.

Il rapporto feudale era di natura contrattuale, e in quanto tale poteva essere rescisso per inadempimento dei doveri inseriti in contratto da una o dall’altra parte. A partire dal XIII secolo, soprattutto in Francia, molti feudatari minori riuscirono a trasformare il contratto: gli obblighi di vassallaggio vennero sostituiti da  rendite perpetue versate al sovrano, che spesso doveva  assoldare  truppe mercenarie essendo quelle feudali spesso non sufficientemente professionali, i vassalli potevano così essere più autonomi  e seguire  l’evoluzione del loro feudo.

Non bisogna qui dimenticare la feudalità ecclesiastica.
Molte abbazie che erano sorte in quei tempi ed associavano nella propria giurisdizione potere sul territorio di proprietà dell’abbazia stessa, ottenuto tramite donazioni, e potere sulla popolazione, già dal Vi secolo erano state concesse in beneficio all’Abate Elettivo.
Parleremo poi dei monasteri e della loro importanza specialmente nei nostri territori, ora basta dire che nel periodo feudale si formò un violento contrasto tra i feudatari delle città più importanti e la Chiesa. L’Impero, o meglio, gli Imperatori della dinastia Sassone investirono del beneficio delle città in Italia e in Germania ad un laico di propria fiducia con il titolo non ereditario di Vescovo-Conte.

Si formò così un contrasto continuo e violento tra il papato e l’impero al quale parteciparono da una parte i feudatari delle città favorevoli al proprio vescovo, membro del clero, nominato dal Papa a reggere il potere religioso e temporale nella città e dall’altra i feudatari favorevoli all’Imperatore e al Vescovo-Conte, laico nominato dal Sovrano stesso e a lui sottomesso, ma con grande autonomia di potere all’interno della città e sui domini temporali circostanti.
Il contrasto che ebbe il nome di Lotta per le Investiture sfociò poi a metà del secolo XI in una riforma, voluta sia dal Papa che dalle popolazioni dei territori del centro dell’Europa, Francia e Germania.

Il movimento riformista, tendeva a contrastare la corruzione che si era via via formata nel clero del tempo al fine di acquisire i benefici ottenibili con l’investitura di Vescovo-Conte e dei laici che ambivano ottenere benefici ecclesiastici. Acquisto e vendita di cariche ecclesiastiche, cioè simonia , concubinato,  in quanto il Vescovo-Conte doveva essere celibe e la sua carica non era ereditaria, erano i fatti contro i quali i riformisti richiedevano l’intervento del Papa per un rinnovamento spirituale.
Nel 1059 Papa Nicolò II condannò l’investitura laica pubblicamente, ciò permise anche di escludere l’intervento dell’Imperatore all’elezione dei Papi.
Tale atto fu poi confermato da Papa Gregorio VII.
Ma gli imperatori non desistevano e si verificarono per un lungo periodo violente controversie costellate da scomuniche dei Vescovi laici, degli Imperatori e dei feudatari da parte del Papa e deposizioni dei Vescovi ecclesiastici da parte dell’Imperatore. 
Iniziò il deterioramento del sistema feudale
La regolamentazione di un istituto, come quello feudale, sfuggì in gran parte ai controlli dell'autorità centrale. Questa intervenne solo in alcuni casi.
Il processo verso l'ereditarietà dei feudi finì per deformare l'istituto stesso, da qui derivò il predominio dell'aspetto beneficiario rispetto a quello vassallatico, a scapito dell'autorità imperiale.

Fu appunto per tentare di contenere questa tendenza, che gli Imperatori della casa sassone, tra la fine del sec. X e l'inizio dell'XI, fecero le ampie concessioni di diritti feudali ai vescovi, i quali, non avendo una discendenza a cui trasmettere il titolo, non creavano ostacolo all'assegnazione del feudo e alla disponibilità di esso da parte dell'Impero al momento della loro morte.
Inoltre, risiedendo il vescovo nella città della quale doveva essere anche il pastore, poteva tenere a freno, nel territorio circostante, il potere del feudatario laico che comandava, dal suo castello, nella campagna.

I castelli ebbero il loro momento di gloria nell’XII secolo; le zone montuose in particolare erano piene di tali costruzioni, ma anche la pianura facva vedere all’orizzonte tali bellissime strutture.
Anche se il nome “castello” deriva dal diminutivo del latino ”castrum”, posiamo affermare che tali costruzioni ebbero inizio solo nel medioevo in tempo feudale, spesso insediate dove nel passato erano zone fortificate romane.

 Essenzialmente erano due i tipi di castelli.

- Il castello residenziale, dimora di un signore al quale era stata assegnata dall’imperatore o da un feudatario una determinata porzione di territorio circostante. Tale castello non aveva solo funzioni abitative, ma anche amministrative, giuridiche, politico-militari sul territorio sottomesso e sugli abitanti in esso insediati. Per questa ultima specificazione il castello residenziale era in parte fortificato e manteneva al suo interno un certo numero di militi e cavalieri.


- Il castello forte, sorto in periodo antecedente, e comunque strettamente legato alle invasioni barbariche e derivato molto probabilmente dal castelliere, piccolo insediamento fortificato protostorico (età del bronzo e del ferro), sorto in genere in posizione elevata, e alle sue successive trasformazioni nel tempo. Il castello fortificato, normalmente recintato da alte mura merlate, circondato da ampio fossato, dotato da torrioni difensivi e bertesche, aveva funzioni essenzialmente politico-militari, di autonoma difesa sul territorio.

 

La scienza, che ebbe notevole impulso nel Quattrocento, portò alla scoperta e all'uso di esplosivi e di bombarde sempre più potenti.
In poco tempo le macchinose difese dei castelli divennero inutili, e questi lentamente andarono in rovina o si trasformarono, pur mantenendo l’architettura medievale, in ricche dimore di campagna anche se mantenevano l'aspetto delle superate costruzioni di carattere militare.

città medievale
Fu poi dalla contrapposizione (città-campagna) che prese avvio la rinascita cittadina e la conseguente economia di mercato, contro l'economia chiusa e autosufficiente del castello o della corte feudale.

Infatti, sulla base dei diritti e dei privilegi feudali, i cittadini, chiamati ad assistere il vescovo nell'amministrazione pubblica, crearono pian piano un'organizzazione cittadina con congregazioni di artigiani e borghesi che poi favorì, dopo una sequela di contrasti interni, il formarsi del libero comune tra la fine del sec. XI e l'inizio del sec. XII.

Soprattutto nell'Italia centro-settentrionale il feudalesimo dovette cedere il passo ai Comuni, sopravvisse il feudalesimo invece nel meridione, dove fu contenuto dall'autorità centrale per la presenza di ampie terre demaniali, del signore, accanto a quelle infeudate. Questa caratteristica fu ben visibile  nel sistema politico e feudale normanno.
 

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