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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora, Mauro Franzoni: Cap.10.7- Carlo Magno. Sacro Romano Impero

Capitolo decimo.7 - Carlo Magno. Sacro Romano Impero

Di Angela Bonora, Mauro Franzoni (del 15/04/2009 @ 14:15:57, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 11386 volte)

 Carlo Magno
Come Giulio Cesare ebbe un’importanza storica notevole nella formazione dell’Impero Romano, così pure Carlo Magno (742- 814) è storicamente importante per la formazione del Sacro Romano Impero, che sorse in Europa e si sostituì in parte all’Impero Romano d’Occidente.

La zona di influenza franca, che parte dall’interno del continente europeo per estendersi poi verso occidente, varia al passare dai merovingi ai carolingi. 


I primi  riuniscono popoli germanici dissimili sotto lo stesso potere e instaurano un regno fondato soprattutto sull’agricoltura e le armi, i secondi avevano esteso la propria zona di influenza, avevano stanziata la sede del loro potere in Gallia estendendosi ulteriormente in Europa, ma avevano cambiato i rapporti con i gruppi militari  e soprattutto si erano affiancati alla Cristianità.

Carlo Magno dal 768 continuò l’opera di Carlo Martello nei confronti dei milites.

Carlo Martello istituì il vassallaggio ( dal latino medioevale vassus= dipendenza servile) , prima punta di forza per tener legati al regno  le forze militari: il vassallo porta al re i propri militi, rimane proprietario del proprio fondo durante la leva militare, può prelevare decime  sui terreni  a lui concessi in cambio della fedeltà militare.
Carlo Martello, stesso, per far fronte ai suoi impegni con i vassalli, espropria terreni  di proprietà della Chiesa, elimina la schiavitù, ma instaura il feudalesimo con signori fondiari e servi della gleba ( dal latino gleba = terra incolta, zolla).

Il figlio Pipino il Breve  fu senz’altro il Maggiordomo più potente della dinastia carolingia, a lui i nobili franchi rendevano omaggio scavalcando in ciò il re. 
Si deve a lui la politica di intesa con la Chiesa.
Riconosciuto dal Papa Stefano II protettore  della Cristianità venne incoronato dal Papa stesso,nel 754, re dei Franchi.

Carlo Magno aveva la strada aperta al suo futuro regno. Salito sul trono come patrizio nel 768, nel 771 alla morte del fratello Carlomanno diventa a tutti gli effetti il solo regnante sui Franchi.
Da quel momento le sue  campagne militari in Europa, circa sessanta, ebbero lo scopo di compattare in un unico grande Impero Carolingio, Cristiano, i territori e le popolazioni che circondavano i propri possedimenti.

Nel 772,  chiamato da Papa Adriano I,  entrò in Pianura Padana e sgominò i Longobardi, eliminando il potere dei re di Pavia.  In Italia Carlo Magno mantenne contenute le azioni dei re longobardi nei confronti del Papa, senza per altro combattere, e rintuzzò le mire espansionistiche del Papa che avrebbe voluto il ducato di Spoleto.

Dal  784 iniziò invece spedizioni, 18, contro i Sassoni, che occupavano il Nord dell’Europa,  ma solo dopo venti anni nell’ 804 poté dire di averli assoggettati.

Contemporaneamente nel 793-794 combatté gli Avari annettendo il loro territorio, l’attuale Ungheria.

Si rivolse anche contro gli Arabi che occupavano parte della penisola iberica scontrandosi malamente con il Califfo di Cordoba e ritirandosi in Catalogna e al di qua del fiume Ebro.

Il suo Impero aveva quindi come confini l’Ebro ad occidente , il Mar Baltico a Nord,  il Danubio a Est e l’Adriatico a Sud. 

Il grande disegno di Carlo Magno era basato su due linee:

- la ripresa del governo imperiale di Roma,

- la costruzione di una vasta unità politica dei cristiani, aspirava cioè ad una struttura che riunisse in sé il potere spirituale e temporale.

Infatti in ogni sua campagna, di civilizzazione e cristianizzazione  i vinti erano obbligati  “a  farsi aspergere il capo con il battesimo o…a perderlo… il capo…”

Ma le spedizioni di Carlo Magno non toccarono mai Bisanzio, anzi inviò una delegazione all’allora Imperatrice Irene, molto più vecchia di lui, per una proposta di matrimonio che avrebbe, se accettata, ricomposto in buona parte l’Impero Romano. Un colpo di stato depose Irene, l’iconoclasta, che si ritirò in convento.

La notte di Natale dell’800 Carlo Magno fu incoronato dal Papa Leone III Imperatore dell’Impero Carolingio e più precisamente Imperatore del Sacro Romano Impero.
Tale atto, forse da lui non espressamente voluto, lo fece considerare come un usurpatore da parte dei Bizantini .
 

Natale 800 incoronazione


Ben presto l'imperatore d'Oriente riconobbe l'autorità del Sacro Romano Impero:
Bisanzio si riservava il controllo del Mediterraneo  conteso con Arabi ( successivamente con i Normanni ),
Il Sacro Romano Impero gestiva il suo potere sul continente europeo.


Comunque il gesto del pontefice non fu accettato completamente da Carlo Magno, perché mai il Papa si era arrogato l' autorità di incoronare un imperatore?
Con  l'impero d'Oriente quasi vacante il Papa pensò di poter disporre dello stesso titolo imperiale e ciò fece apparire l’autorità dell’Imperatore subordinata a quella papale: nascono da questo atto le successive forme di contrasto, che durarono per tutto il medioevo.

Sacro omano Impero

La carta sopra riportata mostra in dettaglio le terre che erano parte del Sacro Romano Impero

Per la Chiesa l'Impero era una RES PUBLICA CRISTIANA voluta da Dio, subordinata al controllo spirituale ed organizzativo della Chiesa.

Per l'imperatore invece l'impero era un territorio da gestire ed amministrare autonomamente da parte del potere politico, che si riservava il controllo anche nella nomina dei vescovi e delle decisioni in materia di disciplina ecclesiastica e di istruzione religiosa.

Ma, dirà Voltaire nel Settecento :
“Il Sacro Romano Impero non era  né sacro, né romano, né un impero”. 

Infatti dobbiamo considerarlo una nuova istituzione per diversi ordini di ragioni:

-area territoriale, l’impero carolingio non era che una piccola parte di quello che fu l’Impero romano e non aveva sfoghi importanti sui mari

-influenza geopolitica limitata al continente, mentre Roma dominava tutta l’area del Mediterraneo, ne gestiva i commerci per via mare e via terra; l’impero carolingio aveva eliminato buona parte dei commerci e il baratto era ritornato in uso nell’Europa

-assenza di una sintesi culturale, linguistica, istituzionale fra i diversi gruppi etnici che formavano l’impero, il greco e il latino univano i popoli del Mediterraneo e dell’Impero Romano, l’arte, la letteratura, le scienze ai primordi,  la scuola erano basi importanti per i futuri Romani

differente struttura amministrativa: non esisteva il ceto dei funzionari professionisti della pubblica amministrazione dipendenti dallo stato e retribuiti, ma il vassallaggio.

Si tratta dunque di un impero germanico e cristiano innestato sulla cultura romana e di ciò Carlo ne è consapevole, specialmente ne aveva la prova tutte le volte che andava a Roma e incontrava i nobili, gli aristocratici e gli ecclesiastici che erano al seguito del Papa.
A partire da lui stesso, allevato senz’altro nella cultura militare quasi al massimo , e dalla corte che lo circondava, non vi era via di uscita se non riformare e Carlo Magno capì questo.

Capì che vi erano attitudini diverse da quelle della spada e da quel momento si circondò di una schiera di maestri come Alcuino, Eginardo, che fu anche il suo biografo, Teodulfo e ovviamente Paolo Diacono seguito da  Pietro da Pisa ed Angilberto. 
Carlo Magno volle imparare il latino  e il greco.

Erginardo, come tutti i biografi di personaggi famosi,  ce lo presenta come un eroe, e qui possiamo essere d’accordo, ma anche ce lo presenta come atleta, amante del nuoto, dei bagni di vapore…
Tuttavia, come ci riporta ancora Eginardo, pur se gli studi andavano bene, i risultati nella scrittura non furono mai eccellenti. A quei tempi la scrittura era a livello di grafo, di disegno, laboriosa e quindi non facile per chi era solito impugnare una spada di diversi chili. Del resto non ne aveva grande necessità, considerato che, come facevano i regnanti, si serviva degli scrivani ai quali dettava le sue lettere.
E per la firma fece forgiare un normografo d'oro che gli permise di apporre il suo nome autografo sui documenti reali. [1]

firma di Carlo Magno


Le lettere sono quelle che compongono il suo nome, poste a croce perché il suo fanatismo lo portava ad utilizzare i segni più sacri della provvidenza ovunque.
Questo è il significato della sua "firma".

Carlo Magno diede pertanto grande impulso alla diffusione di istituzioni scolastiche, promosse l’uso di un nuovo tipo di scrittura, antenata dei nostri caratteri di stampa, detta appunto "carolina", per alleviare ai giovani le difficoltà da lui incontrate.
Molto interessato alla cultura, sotto il suo regno ci fu una rinascita e furono fondate molte scuole, sia all’interno dei monasteri che presso le chiese cattedrali delle maggiori città dell’Impero.
Alla Corte del re si formò una accademia, chiamata Schola Palatina, diretta dal monaco anglosassone Alcuino.
L’accademia palatina era destinata all’educazione  dei principi e dei giovani aristocratici, che lì apprendevano l’arte militare e il governo del popolo.
Fu anche un attivo centro di studi di alto livello, di cui fecero parte alcuni dei maggiori intellettuali europei dell’epoca. Purtroppo questa istituzione non sopravvisse a lungo dopo l’887, anno della deposizione di Carlo il Grosso, ultimo successore di Carlo Magno.

Con Carlo Martello, avo di Carlo Magno, si erano delineati i presupposti del sistema  feudale ( dal germanico vieh = pecunia, beneficio) e il primo Imperatore del Sacro Romano Impero prosegue l’opera concedendo a uomini di propria fiducia, feudatari, terreni in beneficium, tipo di usufrutto e non una proprietà trasmissibile ereditariamente.
In cambio il signore pretende  la  dichiarazione, da parte dei beneficiati, di essere suoi  vassalli ( dal latino medioevale vassus= dipendenza servile ), sottoposti, fedeli , pronti a difendere il territorio dell'impero con le proprie armi.
Ogni vassallo concede poi ai suoi sottoposti, valvassori e valvassini, una parte di terreno in cambio del giuramento di fedeltà.

cavaliere
Nasce così la gerarchia feudale e la cavalleria.
Questa ultima  ha il particolare compito di destreggiarsi con le armi e di difendere la cristianità dalle incursioni di nuovi popoli e tutelare i deboli, donne, bambini.

I vassalli si distinguono in  Conti, Marchesi, Duchi.

Il Conte è il rappresentante scelto dal sovrano e può essere rimosso dall’Imperatore; una Contea raggruppa diverse signorie feudali, sotto il potere amministrativo e giudiziario del Conte. Il Sacro Romano Impero contava circa duecento contee.

Le Marche, territori più vasti sotto la giurisdizione di un Marchese, sono situate ai confini dell’Impero come baluardo militare. La loro ampiezza è un presupposto per avere uomini e beni per contrastare i nemici esterni.

I Ducati, normalmente raggruppano popoli di etnie diverse : il Duca stesso è normalmente il capo di una popolazione sottomessa in guerra.

Poiché i Conti e i Marchesi dipendevano per la loro sopravvivenza dalle risorse dei terreni dei Vassalli, spesso erano prigionieri di questi e Carlo Magno istituì un corpo di Missi Dominici che si spostavano sul territorio dell’Impero con il compito di risolvere le diatribe tra i feudatari secondo le direttive (Capitolari) poste dall’Imperatore.

Carlo Magno già dal 796  aveva posto il suo centro di potere ad Aquisgrana e da qui svolgeva il suo potere.

Capella Palatina Aquisgrana

Il governo centrale (Palatium) è rappresentato dall’Imperatore, le sue basi sono la
Corte, il Tribunale Palatino e la Cancelleria, il cui capo, il Cancelliere, è anche cappellano per gli affari ecclesiastici.
Vaste estensioni di territorio sono soggette a signori “immunitari”, cioè senza poteri giurisdizionali, ma con ampi poteri amministrativi: il potere legislativo rimane comunque accentrato nelle mani dell’Imperatore.

I Capitolari venivano annualmente discussi dall’Imperatore in una grande Assemblea alla quale partecipavano Conti, Duchi, Marchesi, Cavalieri, Feudatari e che si teneva in Maggio, Campi di Maggio.

Malgrado Carlo Magno si sforzasse di dare un assetto, politico, giuridico, culturale al Sacro Romano Impero, questo non ebbe mai un’organizzazione pari a quella della Roma Augustea. 
 

L'economia di scambio in periodo feudale decade e prevale l'agricoltura di autoconsumo all'interno della proprietà signorili, Corti: l'economia prende il nome di economia curtense e il baratto sostituisce lo scambio monetario, il mercato libero decade e rimane appannaggio del Mediterraneo .
Nei campi si afferma definitivamente la servitù della gleba (dal latino gleba= terra incolta, zolla):  il servo, in cambio della lavorazione dei mansi (lotti di terreno) assegnati e alla possibilità di sfamarsi con quel che produce, non può allontanarsi dalla terra ed è obbligato a lavorare anche la pars dominica (la terra del signore) gratuitamente.
Qui si intravede l’inizio della mezzadria.

Ma dopo la morte di Carlo Magno i successori non riescono a conservare intatto l'Impero.
Le ragioni vanno ricercate  nella successione dinastico patrimoniale dell’Impero  in egual misura ai figli maschi  e soprattutto nel sistema feudale che produce tante signorie locali tendenzialmente indipendenti dall’Imperatore e nell’877  con il capitolare di Kiersy i feudi maggiori divennero ereditari in linea maschile (legge salica) e si formarono tanti piccoli centri di potere che disgregarono l’Impero.

Carlo Magno rimase nella mente medioevale come una figura particolarissima, cantata dai bardi, riportata in vari scritti e poemi.
Federico Barbarossa chiese al Papa nel 1165 che Carlo fosse fatto Santo e lo stesso Dante nella sua Commedia  gli segna un posto in Paradiso insieme al suo Paladino  Orlando.
 

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[1]  Ancora ora molti storici discutono sul fatto che Carlo sapesse leggere e scrivere.  Io stessa ad Aquisgrana ho potuto vedere un documento esteso da uno scrivano, come era uso a quei tempi, sotto dettatura dell’Imperatore e poi firmato dall’Imperatore stesso: una croce?...  La sua ignoranza deve essere valutata sulla base della sua infanzia, della sua giovinezza e dei popoli da lui avvicinati sino al momento che divenne Imperatore Carolingio.
Era una condizione generale del suo tempo e, ancor di più, della sua stirpe; il Reno germanico distava notevolmente da Roma, sia come distanza geografica che come modus vivendi
.

 

 

 



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