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Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 10. 6- I Franchi entrano nella Pianura Padana

Capitolo decimo.6 - I Franchi entrano nella Pianura Padana

Di Angela Bonora (del 31/03/2009 @ 12:31:59, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 5246 volte)

 
Abbiamo parlato dei popoli barbarici provenienti dal Nord Europa e dall’Asia sin  dagli inizi del II secolo d. C. con l’intento di  occupare il suolo della penisola e in particolar modo  la Pianura Padana.  Da quel tempo sino al VIII secolo fu un ribollire di guerre tra popoli diversi e contrapposizioni tra i popoli invasori e i popoli che erano, per ricorsi storici, diventati parte dell’Impero Romano e successivamente delle due giurisdizioni: Impero Romano d’Occidente, quello che a noi più interessa, e Impero Romano d’Oriente.

Spesso invasioni e stanziamenti presentatisi inizialmente come decisivi per la trasformazione di un paese  producono risultati trascurabili, mentre l'espansione all'apparenza silenziosa di altri popoli si rivela durevole e atta a provocare assestamenti nuovi e durevoli.
Goti, Ostrogoti, Visigoti, Vandali, Unni cercarono di sistemarsi in Italia, scesi dal Nord con notevole aggressività  sparirono dopo poco tempo.
I Franchi, Salii e Ripuari, popoli germani, provenienti dal basso Reno, si stabilirono  nella vecchia Gallia con un flusso per così dire silenzioso e costante ma immutabile.
 Non costituirono all'inizio un organismo politico unitario e rimasero suddivisi in diversi aggregazioni formatesi fra il IV-V secolo lungo la Schelda e il basso Reno. Popoli essenzialmente nomadi e  modesti formarono un  regno germanico in espansione, guidato da Clodoveo (482), re dei Franchi Salii, sovrano del regno di Tournai, capo della dinastia dei Merovingi [1] .
Il sovrano, abile organizzatore e stratega militare, eliminò dapprima il regno di Siagrio, l'ultimo avamposto del vecchio lmpero Romano d’Occidente(486); poi con programmata determinazione, sconfisse i Burgundi, i Turingi e glî Alamanni, concludendo nel 507 una lunga campagna contro i Visigoti, sbaragliati a Vouillé e ricacciati verso occidente.
 Continuando a penetrare in Gallia, i conquistatori d'oltre Reno formarono così uno Stato  in cui si persero i contatti con le vecchie organizzazioni romane.

La precedente conquista romana si era arrestata al Reno e non era riuscita a penetrare nei territori teutonici: ciò rappresentò uno dei motivi per cui i Romani non persero le loro caratteristiche mediterranee, ma si instaurò un deperimento politico-militare, che si manifestò poi nei secoli della decadenza dell'Impero e soprattutto nel secolo lV.
 
Clodoveo arrivò dove  le legioni di Augusto e degli altri imperatori non erano giunte e i re che lo seguirono si estesero ancor più verso nord ovest [2] .

Punto di forza del nuovo regno fu rappresentato dall'agricoltura divenuta la spina dorsale del Regno dei Franchi, la Francia.
I re, i nobili, i loro parenti e sostenitori, i vincitori delle campagne militari divennero proprietari terrieri e si appropriarono completamente del vecchio latifondo romano:le campagne vennero confiscate, anche oltre il limite dei due terzi, i nuovi dominatori  se ne appropriarono quasi completamente. D’altra parte ai popoli che avevano seguito Clodoveo si erano aggiunti i Salii e i Ripuari dalla lontana Germania, dove rimasero per altro liberi spazi non indifferenti, senza vincoli ed obblighi, pronti ad essere colonizzati.
La rinascita dell'agricoltura assicurò un relativo sviluppo e progresso alla società franca, ma ciò non fu sufficiente a bloccare il continuo decadimento delle città, inoltre i re che seguirono Clodoveo non svilupparono  contemporaneamente l’organizzazione dell’apparato statale che rimase in mano ai  duchi (duces) che reggevano i distretti militari e ai conti (comites) rappresentanti del re nelle primitive giurisdizioni locali.

L’ordinamento giuridico franco risultò più rozzo di quello delle altre popolazioni barbare: ogni gruppo si richiamò alla propria tradizione legislativa, romana, franca, burgunda o visigota, ciò portò alla crisi e al disfacimento  della vecchia tradizione giuridica del diritto romano. Fu buon gioco per la politica ecclesiastica.

Clodoveo battesimoSpinto dalla moglie Clotilde, che si era imposta con i franchi come Teodolinda nei confronti dei longobardi, Clodoveo si convertì al cristianesimo nel 496.

Ai vescovi e al clero da quel momento vennero affidati ampi spazi di terra e  vasti poteri vennero trasferiti dal clero alla sfera civile.

Poiché la scelta dei vescovi avveniva da parte del re tra i nobili laici[3]  ne derivò un mutamento nella vita e nella mentalità dei porporati divenuti quindi ceto dirigente del regno.

L'Autorità vescovile e le parrocchie occuparono le posizioni di potere, svolgendo attività sociali nei confronti degli umili e delle popolazioni della campagna, e
abilmente si frapposero tra i fedeli, la corona, i duchi, i conti e i nobili, gestendo una significativa rete di immunità, intercessioni, concessioni, diritti d'asilo,
facilitati in ciò dalla  mancanza di leggi civili non promulgate dai re.

Furono i sinodi vescovili a emanare canoni come punto di riferimento, anche fuori dell'organizzazione ecclesiastica: si stava formando  quello che divenne più tardi il modello di rapporto tra i sovrani franchi, la monarchia carolingia, e la Chiesa di Roma.
La morte di Clodoveo e del figlio Clotario portò ad un progressivo indebolimento della precedente nazione  a causa dell’aristocrazia, soprattutto dell’Aquitania,  che premeva per avere più poteri.
Nel 561 il regno venne frazionato fra i quattro figli del monarca scomparso, dando luogo a quattro circoscrizioni, nell'VIII secolo divenute regni separati: l'Austrasia con metropoli Soissons che raccolse i possedimenti franchi e la Turenna, la Neustria fra la Loira e Parigi, già capitale, la Borgogna e la Provenza con capoluogo a Orléans, poi il regno di Aquitania con città principale Tolosa.

impero merovingio

I merovingi nel VI-VIl secolo si trovarono in continua lotta con i nobili, i duchi, i conti, solo un breve ritorno al primitîvo splendore si registrò con il regno di Dagoberto (629-639), esaltato da poeti e cronisti,  e che riportò lo Stato al controllo territoriale e legislativo di Clodoveo, ma alla sua scomparsa  la dinastia merovingica decadde completamente

La lotta per la supremazia si restrinse allora fra Austrasia e Neustria cui si unì presto la Borgogna.  I sovrani incapaci e privi di qualsivoglia prestigio lasciarono tutto in mano ai rispettivi Maestri di palazzo o Maggiordomi, i quali presero il posto dei re e assunsero decisioni politiche importanti.
Nella  la seconda metà del Vll secolo, si ebbe l'ascesa dei Maestri di palazzo Pipinidi, cosiddetti dal loro avo Pipino di Landen, Maggiordomo al tempo di re Dagoberto.

Fra costoro verso la metà del secolo Vll si fece avanti Pipino (687 - 714), Maestro di palazzo del regno di Austrasia e successivamente Carlo Martello, suo figlio (717-741),  che prese il potere e dette luogo a un'opera di ricomposizione del tessuto politico-territoriale dell’intero regno e si dovette a lui la sconfitta su gli arabi, che avevano valicato i Pirenei, a Poitiers e il consolidamento del potere paterno.
Alla fine del potere dei Merovingi,  il regno dei Franchi passò quasi insensibilmente al figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve (747-768), il quale dette luogo alla gloriosa dinastia dei Carolingi.
Come abbiamo già detto  la forza dei Pipinidi risiedette nell'intesa  con il papato e nella riorganizzazione delle strutture ecclesiastiche del regno dei Franchi.

La rifondazione della Chiesa passò attraverso una nuova regolamentazione della disciplina del clero e un rinnovato contatto fra i vescovi, i sacerdoti e le popolazioni.  San Bonifacio proveniente dalle isole britanniche ebbe l’incarico di sovrintendere a tale compito: furono ridisegnate le diocesi primarie e suffraganee e si ripristinò l'autorità dei vescovi, mentre accanto ad essi si puntò sulla rinascita del monachesimo benedettino,  si  completò la conversione delle popolazioni germaniche. ln Francia fu rafforzato il contatto con i papi da cui scaturì l'intesa fra la monarchia carolingia e i pontefici.

I Pipinidi di sostituirono ai Merovingi anche perché fecero leva  sui milites, che sino allora, quando venivano chiamati alle armi, perdevano temporaneamente  i loro fondi. Istituirono, contrariamente ai merovingi una leva vassalatica  che, per assicurarsi il reclutamento dei cavalieri, si basava su un rapporto di fedeltà militare - il vassallaggio - riallacciatosi in questo all'istituito della accommendatio in auge nei primi regni romano-barbarici.
Vassallo del re o dei potenti era chi si obbligava  con giuramento a prestare un servizio militare che gli assicurava il mantenimento del fondo agricolo per tutta la durata del servizio.
Inoltre Carlo Martello intensificò le assegnazioni di terre fiscali che rafforzarono i guerrieri, l'esercito e quindi la dinastia.
I Carolingi aumentarono  la loro forza militare, base dell'imponente espansione territoriale e politica del loro regno in Occidente,  e  ciò  originò la fine del regno iongobardo.
Nel 774 i Franchi guidati da Carlo Magno, sconfiggono defitivamente i Longobardi.
Bologna viene “restituita” al Papa.

imperocarolingio

 

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[1]  Dinastia Merovingia dal nome di un suo mitico antenato chiamato Meroveo.
[2]   Carlo Magno riuscì ad aver ragione dei Sassoni dopo una lotta ventennale.
[3]   Uno dei vescovi più potenti in epoca merovingia fu Gregorio di Tours, proveniente da una famiglia senatoria che annoverava tra i suoi elementi ben 15 vescovi, che  scrisse una Storia dei Franchl in cui Clodoveo venne descritto come un novello Costantino.

 

 

 



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