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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Capitolo 10 - Appendice 1: La donna bizantina. Teodora e le altre

Capitolo decimo - Appendice 1: La donna bizantina. Teodora e le altre

Di Angela Bonora (del 28/04/2009 @ 19:08:15, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 7466 volte)


Quando si parla della storia dell’uomo il discorso si accentra sempre  sul guerriero, sul capo, sul politico, sul sacerdote, sull’inventore, sul pittore, sull’operaio…. La storia è …al maschile.
Tranne rare civiltà matriarcali tutto è incentrato sul maschio. Vogliamo spezzare una lancia a favore delle donne che operarono nell’ombra di questi uomini?

Non mi ricordo chi disse: ” Dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna!”, che lavora, che “trama”, che tesse la tela, non solo in senso di tessuto per vesti, ma tesse la tela nel senso di preparare la “trama” e a forza di braccia sul “telaio” e di occhio vigile “inserisce i fili e compone e finisce il tessuto” e spesso il maschio guerriero sta con il boccale in mano a guardarla e a riposarsi delle fatiche della “guerra”….

Come siamo femministe questa mattina! Ma se riguardo quello che qui è stato scritto sinora di nomi di donna ne appaiono pochi, eppure vi furono nell’antichità tante donne che parteciparono al governo di Stati, pur non visibili, che dipinsero quadri bellissimi che furono venduti sotto il nome o del padre o dei fratelli, che scolpirono statue grandi, più grandi di loro e che sono tuttora citate come “scultore ignoto”. Sapevate che per la facciata  della Basilica di  S. Petronio, nelle due porte laterali, erano state scolpite formelle stupende  ad  opera di Properzia de’ Rossi, ora conservate nel Museo della Basilica? Ma avete mai sentito parlare di Properzia tanto quanto altri scultori della fabbriceria della Basilica?
Solo negli ultimi secoli  si studia  e si scrive sulle opere nate dall’ingegno di donne e se vogliamo ritornare a Properzia, malpagata, sospettata di indegnità durante la sua breve vita, dopo la biografia riportata dal Vasari sopra alle Vite di uomini illustri, solo negli ultimi anni, ricercatrici, donne, ne riparlano e la rivalutano insieme a tante altre misconosciute, che nel passato lavorarono e il loro nome non  fu mai menzionato, se non come aiutanti nel comporre colori, nel ripulire i laboratori, nello scrivere banali poesie… Le loro opere viaggiarono per il mondo sotto il nome di falsi mecenati o parenti. Di alcune di esse i libri riportano qualche notizia, se imperatrici, regine, o figlie di case nobili.

Ma ritorniamo alla nostra storia, in particolare alle donne bizantine.
La donna bizantina,  la donna dell’impero romano d’oriente aveva regole di vita che non si discostavano molto dalle regole imposte alle donne degli altri popoli, come i romani d’occidente, i barbari, i germani e i longobardi che vedremo successivamente parlando della società, della cultura di questi altri popoli che invasero l’Italia.  D’altra parte parlare delle donne bizantine è parlare anche delle donne che vivevano nell’Esarcato ravennate e nella Pentapoli e quindi delle donne del nostro territorio.

Sin dalla nascita la donna aveva un trattamento tutto particolare: meglio un maschio che avrebbe continuato,la dinastia, il casato, se nobile, o il lavoro del padre, se indigente.
Una femmina dava solo preoccupazioni:  doveva rimanere vergine sino alla maggiore età, 12 anni, per poi sposarsi e in tal caso era d’obbligo fornirle la dote, o entrare in convento e anche in questo caso la dote doveva essere data perché potesse avere, all’interno di questo, una buona posizione. 
Gli infanticidi o atti tali da indebolire il sopravvivere di neonate non erano rari.

Il ruolo della donna era sposarsi, avere figli ed accudire alla casa e pertanto l’istruzione femminile era limitata al saper  leggere e scrivere, solo le figlie di famiglie aristocratiche avevano la possibilità di continuare gli studi. Le letture permesse erano le Sacre Scritture.
La fanciulla sino al matrimonio, contratto stabilito tra i genitori e il marito, normalmente molto più anziano , rimaneva chiusa in casa e se usciva era sempre per andare al Tempio e veniva accompagnata, questo al fine di conservarne l’integrità.
La vita di una donna sposata non differiva di molto da quella di fanciulla, la casa e i figli erano le sue priorità e alla sudditanza alla famiglia d’origine si sostituiva quella al marito. La dote rimaneva di sua proprietà, ma gestita dal marito che ne possedeva l’usufrutto.

Questo comportamento era solito per le donne delle famiglie abbienti, diversamente le donne di famiglie povere uscivano per lavorare e mantenersi e mantenere la famiglia.

La donna permetteva il perpetuarsi della specie attraverso il matrimonio, la famiglia rappresentava
l'unità base della società. Il ruolo più importante che ricopriva la donna era quello di dover crescere i figli, insegnando loro i Salmi, le storie della Bibbia, le vite dei Santi. Non si studiavano mai i testi classici, il cui apprendimento era riservato esclusivamente agli uomini, poiché la cultura classica mostrava figure di eroine che si discostavano dal modello cristiano.
Le donne della famiglia imperiale erano invece colte e favorivano le arti, il mecenatismo femminile era diffuso in tutte le forme di arti. Era permesso alla donna aristocratica ereditare, accumulare ricchezze , che venivano poi devolute a fini religiosi o al mecenatismo, che ebbe il suo maggior fulgore nel pieno Medioevo (XII sec.).

Ancora giovanissime, le donne, di qualunque stato sociale, imparavano a filare, tessere, cucire le vesti per la famiglia e ricamare. A nove o dieci anni una giovane sapeva già cucinare ed accudire completamente alla casa, l’unico suo svago era frequentare i bagni pubblici dove poteva anche parlare con le amiche intanto che mangiavano un dolce.
Le fonti scritte raramente parlano di donne, compilate  da uomini  si interessavano normalmente di essi, e se ci sono giunte informazioni sulle donne dell’Impero romano d’oriente e dell’Esarcato  erano limitate a donne appartenenti alla famiglia imperiale o a sante. E in questo ultimo caso le fonti sono rarissime essendo molto più frequenti i monasteri maschili che femminili e comunque le donne una volta che entravano in convento rinnegavano la loro femminilità e cercavano di emulare la perfezione dell’uomo.

Nella civiltà bizantina la donna infatti veniva considerata sotto due aspetti diversi:
- causa del peccato originale, in quanto tentatrice di Adamo e quindi impura
- simbolo della Madre del Cristo, che aveva salvato l’umanità dai peccati, e pertanto pura

 Sotto questo secondo aspetto la donna era  molto considerata nella famiglia bizantina: matrimonio appena poteva procreare, avere  numerosi parti, essendo anche la mortalità infantile molto elevata. 
Le donne sterili assumevano medicamenti al fine di favorire la fertilità e spesso simulavano la gravidanza e il parto acquistando bambini da famiglie indigenti. Praticavano invece l’aborto, condannato dalla legge civile e religiosa, in caso di gravidanze indesiderate quando avevano più figli sopravvissuti essendo la regolamentazione delle nascite con contraccettivi praticata solo dalle prostitute. All’interno della famiglia si eliminavano del tutto i rapporti sessuali, per limitare le nascite  oltre un certo numero.

Volendo continuare a narrare della donna bizantina, notiamo nelle pitture e nei mosaici una donna con vesti atte a coprire tutto il corpo, testa e mani comprese. I capelli, specialmente in pubblico, dovevano essere completamente nascosti alla vista e il viso normalmente non veniva imbellettato, “poiché la donna che utilizzava cosmetici voleva modificare ciò che Dio le aveva donato”, solo tessuti con fili d’oro e gioielli per le donne ricche .

Essendovi una disparità notevole di età tra i coniugi, facilmente la donna rimaneva  vedova e spesso vergine, quindi per legge, la vedova poteva contrarre un nuovo matrimonio oppure andare a vivere in un  alloggio religioso creato appositamente per le vedove vergini, chêrotropheia
 
Le vedove attempate, normalmente ritornate in possesso della dote ed avendo ereditato i beni del marito, si dedicavano alla creazione di chiese, monasteri e per essi l’acquisto di opere d’arte.
 
Al di fuori della casa o delle istituzioni religiose vediamo le donne più umili.
Abbiamo già parlato dei lavori svolti da esse per famiglie ricche, ma oltre a questi lavori  le donne erano di supporto nel  commercio e nell’artigianato ai loro mariti o di negozi non familiari o di loro proprietà, quindi doppio lavoro, casa e lavoro fuori casa…i tempi non sono cambiati…

Vi erano lavori propri delle donne come levatrici, infermiere per le donne negli ospedali, serventi nei bagni pubblici, mediatrici matrimoniali. Altre si dedicavano ai lavori nell’agricoltura e nella pastorizia, normalmente per tradizione famigliare.
La prostituzione, la conduzione di taverne e locande, la partecipazione a spettacoli di ballo e teatro erano considerati lavori “immorali”, come per altro era disdicevole per una donna bizantina assistere alle corse all’ippodromo, a spettacoli teatrali: processioni, funerali, funzioni religiose, in luoghi separati dagli uomini, oltre alla frequentazione dei bagni pubblici, erano le sole occasioni per esse di fermarsi dalle incombenze prettamente femminili della casa e del lavoro fuori casa.

Faceva a ciò eccezione il caso di guerra, in tali momenti la donna bizantina veniva chiamata a supporto dei guerrieri che difendevano la città, per trasportare pietre, cibo e preparare i corpi dei soldati defunti per la sepoltura  e fare la veglia funebre, come per altro avveniva all’interno delle loro case con i membri della loro famiglia.
 
 
Le donne bizantine erano escluse dalla vita politica, ma molte di loro parteciparono a rivolte
religiose.
Nei secoli VIII e IX, le posizioni iconoclaste che vietavano la venerazione delle immagini, non erano accettate dalle donne.
Le monache si avventavano contro i soldati che distruggevano le effigi del Cristo e furono condannate alla pena capitale. Anche donne della famiglia imperiale si opposero alla politica iconoclasta dei loro mariti e dei loro padri, e continuarono a venerare le icone.


Tre figure femminili bizantine hanno profondamente segnato il loro tempo ed hanno richiamato l’attenzione dei cronisti:
la prima Teodora, sposa dell’Imperatore Giustiniano 1° nel 523,
Irene, l’autocrate dal 797 all’802 ed infine
 la seconda Teodora, Imperatore dall’842 all’856.

Queste tre donne presentarono certamente dei punti in comune, ma esercitarono il potere in maniera totalmente differente: la prima in qualità di sposa, che concretamente aiutava il marito nell’esercizio della sua carica  , mentre le altre due autonomamente svolsero la loro azione in qualità di autocrate la prima e di imperatore Teodora, vedova di Teofilo, che nell'843 restituì alla chiesa il culto delle immagini, quale dottrina ufficiale della Chiesa ortodossa. 

L’Imperatrice Teodora

A parte parliamo dell’Imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano, in quanto la sua figura era fuori da ogni canone imposto alle donne dell’Impero Romano, sia d’Occidente che d’Oriente, e anche perché lasciò nel ricordo degli storici una impronta notevole.

A Bisanzio esisteva un ristretto numero di donne dedite alla cultura, che erano state scrittrici e che sostenevano i letterati per via epistolare, attraverso un diretto contatto, ma di esse sappiamo poco eccetto di alcune che si fecero conoscere nel pieno medioevo, ma di esse poco scrissero gli storici.

Di Teodora abbiamo  un complesso di informazioni, maldicenze, da fare invidia a Cleopatra.
Mentre la regina dell’Egitto era di discendenza regale e salì sul trono insieme al fratello Tolomeo secondo gli usi del suo paese, Teodora arrivò al trono di Imperatrice per matrimonio.
Di umili origini Teodora,  bellissima, intelligente , era figlia di un guardiano di orsi dell’ippodromo di Costantinopoli.
 Nella prima adolescenza  fu attrice in una compagnia di mimi e secondo alcuni storici anche prostituta.
A diciotto anni si unì con  Ecebalo di Tiro, governatore della Pentapoli.
 La sua aspirazione era di poter realizzare insieme a lui un futuro diverso, ma l'uomo non
si rivelò all'altezza delle sue attese  e, lasciata da lui, decise di  realizzare da sola il suo obiettivo.

 Sostenuta da una forza intellettuale notevole, si distinse per cultura e volontà, si avvicinò ai problemi religiosi dell’epoca.
 Monosofita,  credeva nella natura esclusivamente divina del verbo,  ed era di estrazione mediterraneo orientale e di cultura greca, si avvicinò al mondo religioso e teologico dei monosofiti e in Egitto  entrò in contatto con il vescovo Timoteo e il teologo Severo.

Approfondì i grandi temi culturali dell'epoca sull'incarnazione del verbo e sul dilemma che da sempre divideva il mondo cristiano, sulla natura di Dio:
soltanto divina o anche umana? 
Suscitò ammirazione e rispetto con i suoi studi e le sue disquisizioni durante i viaggi con i prelati del sinodo di Alessandria.
Sempre vestita rigorosamente di nero, a capo coperto, come si conveniva a quei tempi per le donne bizantine, venne celebrata come “pia”.
Ritornò in Costantinopoli a 22 anni, qui ebbe la possibilità di conoscere  Giustiniano,
 ancora console dell'imperatore Giustino, di vent'anni  più anziano, di idee divergenti in campo culturale e religioso.
Giustiniano  non credeva alla natura divina del Cristo, parlava latino ed era più proteso verso l'Occidente, ma  fu acceso di ardente passione per questa giovane dal brillante intelletto e soprattutto molto bella  fino al punto di volerla sposare.
 
Dopo la morte di Giustino, avvenuta nel 527, Teodora e suo marito, l’Imperatore Giustiniano I, vengono solennemente incoronati e la donna riceve il diadema imperiale e le acclamazioni della folla nell’ippodromo.

La nuova basilissa, occuperà per circa 22 anni un ruolo particolarmente importante nel governo dell’Impero. Teodora  mostrò durante il suo potere una certa propensione alla durezza, non rifiutando la vendetta nei confronti dei propri nemici:  sapeva perfettamente che il potere si doveva praticare soprattutto con la fermezza.
 Nei momenti difficili Giustiniano poteva sempre contare sul fermo sostegno di Teodora,
ne è esempio durante la Sommossa della Nika nel gennaio 532, quando essa si rifiutò di
abbandonare la Capitale per evitare la morte dicendo “…la porpora è il miglior sudario !”

Entrambi già guardavano al mondo medievale ed insieme costituirono una coppia unica nella storia.
Teodora era una donna dell'antichità, non desiderava la liberalizzazione delle donne,
era convinta dei ruoli di moglie e madre nella famiglia, ma influenzò fortemente il marito
riuscendo a far emanare delle leggi che  favorirono le donne, come l'eliminazione delle prostitute dalle strade e il riconoscimento del diritto delle donne di entrare nell'asse ereditario.

Grazie a lei, Bisanzio si mostrerà molto più clemente dell’Occidente nella sua legislazione femminile.
La legge bizantina permette alle donne di ereditare beni, autorizza il divorzio e punisce i seduttori.
I postriboli della Capitale vengono chiusi, i loro tenutari  esiliati, alle prostitute viene assicurata  protezione e una rieducazione.
L’influenza di Teodora rimane rilevante fino alla sua morte il 28 luglio 548 e Giustiniano rimane profondamente colpito dalla perdita di quella che egli considerava come “un dono di Dio”, (il nome stesso “Teodora” aveva questo significato).
Infatti come Imperatrice sostituì in  molte occasioni Giustiniano e politicamente lo aiutò nelle decisioni più importanti con la sua intelligenza e la sua energia;  esercitò positiva  influenza sul marito, contribuendo a regalare  all'impero orientale il periodo più splendido del VI secolo.

Di Teodora non si ha che una effige, quella  a mosaico che possiamo vedere in San Vitale a Ravenna.
Teodora


Dopo la sua morte, avvenuta nel 548, dopo vent'anni di trono, su Teodora scese l'oblio, ma solo perché lo scrittore Procopio, cronista dell’Impero, che la odiava  per non essere
 stato accolto a palazzo, fu tradotto solo  nel XVII secolo; da allora in poi non si è più smesso
d'indagare sulla donna umile e povera che seppe assurgere al ruolo di  sovrana e che rimase
esempio di donna di grande profilo intellettuale in un’epoca e  in una società in cui  la donna
protagonista era mal tollerata.

Irene e Teodora seconda

Molto differente da Teodora è il percorso dell’imperatrice Irene, che  esercitò da sola il potere imperiale, poco più di due secoli dopo di lei.
Bellissima giovane ateniese nel 769 venne scelta dall’Imperatore Costantino V come moglie per il figlio Leone

Irene


Nel 775, alla morte di Costantino V, Leone IV il Kazaro sale al trono e sua moglie Irene diviene imperatrice.
Il regno  è segnato dalla disputa religiosa delle immagini sante, l’iconoclastia, movimento che considerava come idolatria la venerazioni delle immagini (icone) del Cristo, della Vergine e dei santi, alla quale si contrappone l’iconofilia, sostenuta da Irene che, di origine greca. era  profondamente attaccata alle immagini sacre e protettrice dei  numerosi monaci rimasti fedeli alle icone e violentemente perseguiti dall’Impero.

Nell’estate del 780 Leone IV decide di rompere il matrimonio con Irene. Ma neanche un mese e mezzo dopo, l’8 settembre 780, egli muore, lasciandoil potere al figlio Costantino VI di 10 anni, in nome del quale la madre, Irene, eserciterà la reggenza.
Essa reagì con estremo vigore alle lotte di potere col pretesto delle icone, i  fautori vennero arrestati ed accecati per estrazione degli occhi, mentre i cinque fratelli di Costantino V furono costretti a vestire  gli abiti religiosi e a professare la fede iconofila, che venne riconosciuta attraverso le decisioni (canoni) del 7° Concilio di Nicea, nel 787.

Le dispute religiose bizantine vennero messe a profitto da Carlo Magno, nel suo intento di ricostituire  l’Impero d’Occidente e preparare la sua ascesa al trono imperiale.
Nel  790 Irene decide di allontanare il proprio figlio dal potere, e si nomina“Autocrate dei Romani” ed esigendo dalle forze armate il giuramento di non appoggiare Costantino VI fino a quando lei rimarrà in vita.
In risposta a questa decisione si attua  una guerra civile, ed Irene  abbattuta dalla reazione dell’esercito è costretta a cessare la lotta e lasciare il potere al figlio, che non ha però la facoltà di esprimersi secondo gli intenti dei suoi fautori, che si ritrovarono Irene sul trono con anche il titolo di Augusta e con più ampi poteri..

All’età di 27 anni, Costantino VI viene definitivamente detronizzato e accecato,secondo il barbaro costume dell’epoca.
Irene, prima donna imperatore dell’impero Romano d’Oriente, si lancia in una politica di concessioni fiscali a vantaggio della chiesa e del popolo, rovinando in tal modo le finanze pubbliche e proprio nel momento in  cui a Roma il 25 dicembre 800 avviene  l’incoronazione di Carlo Magno da  parte di Papa Leone III come  Imperatore del Sacro Romano Impero d’Occidente, che Irene non riconoscerà ma non avrà alcun mezzo per opporvisi.

 Nell’802 Irene, durante una congiura di palazzo,  veniva detronizzata poi esiliata nell’isola di Lesbo.

La lotta religiosa non si ferma con la morte di Irene (803), nel corso dell’VIII secolo l’iconoclastia fa nuovamente la sua apparizione sotto l’imperatore Leone Bardas e sotto suo figlio Teofilo, ma ancora una volta l’ortodossia viene salvata da una donna la seconda imperatrice Teodora, vedova di Teofilo, divenuta Reggente nell’842.
Nell’843 la nuova sovrana fa eleggere Patriarca di Costantinopoli Metodio, partigiano delle immagini ed istituisce una festa solenne al riguardo.

Contemporaneamente combattè gli iconoclasti e l’ortodossia costò altri cinque mila vittime

Ad eccezione della prima Teodora, l’esame delle esperienze delle donne imperatrici, nell’esercizio
del potere di Basilissa ( o Basileia), lascia una impressione di fallimento.

Cercare di mantenere il potere costringeva queste donne, pur già potenti, ad alleanze e crudeltà indescrivibili.



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