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Cap. 1 - Geologia 1
Cap. 2 - Idrografia 1
Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 10 - Invasione Longobarda

Capitolo decimo. 3 - L'invasione longobarda

Di Angela Bonora (del 11/01/2009 @ 08:06:05, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 6181 volte)



Nel 568 l'Italia venne invasa dai longobardi di re Alboino, che entrati attraverso le Alpi Giulie, conquistarono, dapprima Forum Iulii, l'attuale Cividale, costringendo il presidio militare bizantino, in numero esiguo rispetto agli invasori, a ripiegare prima su Grado, poi in successione, su Treviso, Vicenza e Verona.

Fortemente armati, anche gli scudi erano rinforzati da umboni per la carica ai nemici. 

Alboino, decimo re dei Longobardi (567 – 572), nel 568 scese in Italia alla conquista dei territori della pianura padana, che da allora assunse  il nome di “Longobardia”.

umbone di rinforzo allo scudo 

Nella primavera del 568 Alboino, spostandosi con la sua truppa da est verso ovest lungo la vallata del fiume Po, conquistò le terre vicino a Milano.
Successivamente iniziò un lungo assedio alla cittadina di Ticinum – Papia, allora in mano ai Bizantini che l’avevano fortificata.
Il nome originario della città, che assunse poi il nome di Pavia, si fa risalire a Ticinum datole dai Romani, cui solo da poco era stato unito il nome di Papia , forse “ città del Papa” perché sotto il dominio gotico era diventata la prima sede del primo vescovo ariano.


Il nome Longobardi non deve far pensare ad un’unica etnia, re Alboino guidava un insieme di popoli che egli o i suoi predecessori avevano sottomesso. I Longobardi popolo migratorio da vari secoli aveva trascorso periodi di vita stanziale sull’Elba e nell’odierna Slovacchia. 

Quando invadono l’Italia essi sembra abbiano dimenticato episodi di passati e stabili insediamenti: vivono in capanne isolate o entro i carri che hanno usati per migrare. Secondo alcuni autori la posizione di partenza originaria di tale popolo è la Scandinavia e fanno risalire ad essa le saghe che periodicamente li raccolgono a festeggiare o ad onorare gli dei.

placchetta di Bronzo dorato



I Romani nelle loro guerre di conquista hanno sempre rispettato i diritti delle popolazioni conquistate ed hanno fatto sì che esse si integrassero con i conquistatori, che per altro spesso rimanevano sul posto diventando coloni dopo la guerra.
Al contrario la popolazione germanica longobarda era meno rispettosa dei diritti delle popolazioni latine.
Non abili agricoltori, costringono i sudditi italici a coltivare la terra al loro servizio (inizio servitù della gleba ed avvio del sistema feudale).

Alboino riforma radicalmente le strutture amministrative nei territori conquistati eliminando sia le istituzioni giuridiche amministrative preesistenti, sia la classe dirigente romana, sostituendo la figura istituzionale del magistrato romano con quella del “duca longobardo”, comandante militare e civile che comanda col supporto di gruppi familiari omogenei chiamati fare.

Il popolo longobardo vive sul culto della forza, della stirpe e del valore guerriero e ogni rapporto con il mondo romano è solo quello del vincitore sul vinto, al contrario dei primi invasori barbari che si integrarono e costituirono regni romano-barbarici e considerarono il modo di vivere ed amministrare la res publica latina un complesso di modelli da mantenere e seguire, i longobardi considerarono i romani un universo incomprensibile.

Conquista violenta dello spazio materiale d’insediamento, appropriazione dei terreni, degli appezzamenti fondiari, passati nelle loro mani e poi spartiti tra i vari capi, nei primi tempi. Cambiano successivamente modo di vivere, ma gli insediamenti si stabilizzano secondo regole di guerra: nuclei armati a presidio di importanti castelli sui confini goti e bizantini, città fortificate, postazioni di vedetta sui colli e nelle valli, posti di guardia presso ponti e nodi stradali.

L’intero popolo concepisce sé stesso come un esercito e ogni membro della comunità è un guerriero, un arimanno, cioè un "uomo dell’esercito", spesso anche le donne erano considerate guerriere.

Nel 569 i longobardi entrarono in Milano.

I Bizantini, già impegnati su altri fronti, non ebbero la forza di reagire all'invasione.
Così negli anni settanta i longobardi posero la loro capitale a Pavia e dilagarono anche nel centro e nel sud d’Italia, occupando circa due terzi della penisola.

Bisanzio tuttavia tentò una prima controffensiva nel 576 con il generale Baduario, che però fallì miseramente.
Si costituisce così la Longobardia con un ceto dominante completamente longobardo: popolazione poco numerosa, comunque strategicamente distribuita sui territori conquistati, occupati da presidi militari, sale.

La sala rappresenta la terra entrata in possesso del signore germanico, espropriata ai coloni indigeni, costretti ora a lavorare i fondi e a fornire i raccolti e l’opera agricola all’invasore, padrone e nobile della corte agricola.
La toponomastica ci indica anche nella bassa Val padana tali zone di insediamento. Esempio nel nostro territorio è Sala Bolognese.

Il contingente militare di base e cellula organizzativa della società longobarda è la fara: nucleo gentilizio armato, aggregato familiare o plurifamiliare, la cui compattezza si fonda sul legame parentale.
I Longobardi combattono per fare e man mano che la conquista procede, singole fare vengono messe a presidio delle aree occupate.
L’editto di Rotari più tardi tenderà a limitare la tendenza delle singole fare a migrare verso territori diversi da quelli assegnati loro, alla ricerca di migliori opportunità di conquista e approvvigionamento.
Il termine designa il popolo in marcia ed ha la stessa radice del verbo tedesco “fahren” che significa viaggiare,marciare. Numerosi comuni italiani e frazioni hanno nomi che riportano tale terminologia.
Purtroppo la scarsità di fonti scritte, se si esclude la famosa Storia di Paolo Diacono, (774),  in un’epoca dominata da turbolenti e sanguinosi conflitti, non ci permette di avere molte notizie di questo popolo.

Lo stesso termine “longobardo”, divenuto nell’italiano alto medioevale “lombardo” passò a designare non solo quella popolazione che aveva raggiunta la Val Padana sotto Alboino, ma tutti gli occupanti di origine germanica.
Quando il regno longobardo acquisterà una sua fisionomia territoriale, le varie fare sparpagliate nel territorio risulteranno inquadrate in distretti interni cui furono preposti i minori ufficiali dell’esercito: sculdasci e decani.
I comandanti dei vari gruppi erano anche destinati all’amministrazione civile di un proprio distretto a seconda del rispettivo livello di potere militare.

I distretti territoriali e i centri dell’amministrazione creati dai Longobardi si adeguano solo in parte agli antichi quadri dell’ordinamento municipale romano o a quelli dell’ordinamento ecclesiastico: sono soprattutto esigenze belliche e strategiche e la stessa incapacità a immaginare un’organizzazione civile e territoriale diversa da quella militare che ispirano a questo popolo le linee della divisione amministrativa, tipicamente discontinua e irregolare.

Le leggi longobarde erano trasmesse oralmente e i longobardi non volevano sottostare alle leggi codificate dagli imperatori romani, fu il re longobardo Rotari, diciassettesimo re longobardo, che nel 643 emanò un Editto che formalizzò un testo scritto che raccoglieva gli usi e costumi legislativi usati dai popoli longobardi.


Legislazione Longobarda. Editto di Rotari

Il modello legislativo iniziato dai Romani, poi perfezionato via via dagli imperatori d’occidente, d’oriente, dai re romano-barbarici, ma soprattutto formalizzato da Giustiniano nel tardo impero romano venne quindi continuato con l’Editto di Rotari.

Documento comprendente 388 articoli l'Editto è la base degli ordinamenti barbarici atto a garantire l’ordine e la giustizia: il re emana leggi per mantenere la pace.


  
Rotari, duca di Brescia, ariano della famiglia degli Arodingi, ascese al trono nel 636 alla morte di Arioaldo, del quale sposò la vedova Gundeperga, cattolica,  erede dell'antica dinastia dei Letingi e figlia della regina Teodolinda. Il matrimonio con la regina cattolica indicava, comunque, la volontà del nuovo re, Rotari, di proseguire in una politica di tolleranza verso i cattolici.
Rotari condusse numerose campagne militari, che portarono quasi tutta l'Italia settentrionale sotto il dominio del regno longobardo.
Conquistò nel 643 la Liguria, Genova, Luni, e Oderzo, ma anche la vittoria ottenuta
sull'esarca bizantino di Ravenna, sconfitto e ucciso insieme a ottomila suoi uomini sulle rive del  Panaro, non permise a Rotari di  sottomettere l'Esarcato di Ravenna


I Longobardi utilizzarono nei loro spostamenti e nelle loro battaglie il sistema viario romano, Rotari infatti  nell'annuo 642 si spostò lungo la Via Emilia per raggiungere l’esarcato di Ravenna.

Il suo scopo era impossessarsi dell’intera valle del Po ed avere un facile sbocco sul mare Adriatico al fine di entrare in possesso successivamente dell’intera penisola, scontrandosi per terra e anche forse per mare, anche se a nostro avviso i Longobardi non erano un popolo con cognizioni marittime data la loro provenienza dall’Europa centrale.


Dalle notizie riportate da Paolo Diacono si sa che lo scontro fu vincente per i Longobardi, ma duro e sanguinoso e senza un risultato positivo  secondo i fini di Rotari, che dopo aver fatto fuggire i bizantini si fermò sul fiume Panaro, che da quel momento insieme al torrente Samoggia segnò la nuova linea di demarcazione fra la Longobardia e la Romània.

Il  confine nuovo fu dotato dai due eserciti di fortilizi che facevano capo a un articolato sistema di strutture castrensi ottenuti utilizzando specialmente dai bizantini ampi pagi agricoli già esistenti.

Paolo Diacono riporta i nomi di: Ferronianum (oggi forse Pavullo nel Frignano), Montebellium (Monteveglio, che rimase a lungo fortificazione in epoca medioevale e tuttora fortificata), Verabulum ( forse Crespellano, esistono in zona diversi ritrovamenti romano-bizantini), Buxo ( esiste un podere Bucco vicino a Bazzano) e Persiceta (Persiceto). Tale limite difensivo rimase attivo per 80 anni trasformando la pianura da terreno agricolo a baluardo e gli abitanti da agricoltori a militi ed era strettamente connessa con il nostro territorio.


Paolo Diacono:valle Padana


L'Editto emanato da Rotari, fu comunque il fatto che lo fa ricordare nella storia.
Il documento è la base degli ordinamenti barbarici e garantisce l’ordine e la giustizia: le leggi garantiscono la pace, ma non con lo  stesso spirito dell’impero romano.

Nel tempo di Giustiniano  è il re che è in grado di emanare leggi e ciò è indice  di una monarchia ritornata forte, i re longobardi sono difensori della legge e la emanano sentito il popolo libero.

Nell’Editto emanato da Rotari il delitto diventa  un’offesa non alla legge, ma alla persona  colpita nei suoi beni, nella sua integrità fisica o morale; tale danno è esprimibile con un valore monetario,  in denaro, il guidrigildo (da  wergild  : cioè   wer = valore  + –gild = denaro).

Ogni offesa deprezza la persona, la soluzione  è quindi un risarcimento monetario  fissato dalla legge.

Inizialmente nella legge non esisteva il risarcimento, ma la vendetta privata, la faida ( fehde). La monarchia alto-medievale che difendeva i deboli,  donne e maschi liberi ma poveri emanò leggi che in un certo senso continuarono, per quanto riguarda la famiglia  le  regole latine: la donna deve essere assistita da un tutore, il mundualdo (mundanwalt), inizialmente il padre, poi il marito, se rimane sola i figli maschi o il parente maschio più vicino esercita tale tutela.  Nessuna donna libera vivente, secondo il diritto dei longobardi, poteva “ donare o vendere alcuna cosa fra quelle mobili o immobili senza la volontà del mundualdo o del re…”
Da ciò si può dedurre che nel Regno longobardo ci fossero  donne libere, non soggette al mundio, viventi sotto un’altra legislazione, che permetteva loro di dipendere solo da se stesse e quindi potevano effettuare donazioni o vendite senza l’autorizzazione di alcuno: queste erano le donne romane che con il Codice Teodosiano erano state liberate da ogni tutela.


Per i longobardi e in genere per i popoli barbarici la fara, nucleo polifamiliare a famiglie parentali è sì un gruppo di guerrieri, ma soprattutto un gruppo di parenti che civilmente abitavano in terreni vicini e che era dominata dall’uomo più anziano, detentore del mundio ( tutela ), di tutti i diritti civili.


Rotari volle mettere  per iscritto le consuetudini del suo popolo, che tra l’altro nel diritto famigliare non comprendeva il divorzio, formalizzato invece nel diritto romano.


L’antica legislazione barbara  di tradizione orale venne da Rotari scritta e il compito di compilarla nelle varie parti fu affidato inizialmente ai  primati iudices , giudici  che ricordassero i “precedenti” delle controversie già concluse, poiché in  un secondo tempo sarebbe stata a loro affidata l’applicazione delle nuove leggi.


L’Editto, come già detto, non incluse tutte le norme del diritto germanico basato principalmente


-sulle consuetudini , che non erano regole astratte , ma nascevano dalla conformità di ripetute decisioni giudiziali che regolavano la società longobarda e


-non ebbe carattere definitivo, infatti, nel capitolo 386, Rotari prevede espressamente la possibilità per i re longobardi suoi successori, di aggiungere altre leggi.

 
La trascrizione venne affidata a dotti romani, spesso scelti fra gli ecclesiastici, che potevano comprendere e sfruttare il linguaggio delle fonti romane e quindi venne compilata in latino e secondo il modello romano diventandone quindi un aggiornamento e un completamento.


Il volume delle leggi, un volume solo perché tutti potessero consultarlo, ebbe una formalizzazione particolare:

-          reati politici capp. 1 – 14;

-          reati contro le persone capp. 15 – 145;

-          reati contro le cose capp. 146 – 152;

-          diritto di famiglia e di successione capp. 153 – 226 

           dove vengono distinti i figli legittimi;

-          diritti reali capp. 227 – 244; 

-          obbligazioni capp. 245 – 252;

-          reati minori e danneggiamenti capp. 253 – 358;

-          materia processuale capp. 359 – 366;

-         capitoli successivi (sino al 388 )  su varie materie,  forse  aggiunti come integrazione di omissioni o  correzione di capitoli precedenti

L’opera legislativa di Rotari fu proseguita da Grimoaldo, Liutprando, Rachi, Astolfo.
Particolarmente importante fu l’opera di Liutprando ( 712 – 744 ), il più illuminato tra i re longobardi, sotto il  suo regno si raggiunse la parità civile fra i due popoli, longobardo e romano, e il re  Astolfo,  nell’anno 750, ricorda, accanto al popolo dei Longobardi, il “popolo dei romani a noi affidato dal signore”  mentre l’Editto di Rotari era indirizzato invece al popolo longobardo, ignorando quello romano.
Infatti  all’inizio dell’Editto di Rotari è riportato che “ le leggi sono state approvate dal popolo longobardo, riunito in assemblea”, “percuotendo le armi sugli scudi “ secondo il loro rito.

 

Le integrazioni all’Editto, da parte dei successori di Rotari, non si configurano come innovazioni o modifiche rispetto alla normativa precedente, sono aggiunte di norme già esistenti nel patrimonio tradizionale della popolazione “ricordate” successivamente dal re e dall’assemblea dei liberi e messe per iscritto. Il diritto formalizzato da Rotari ha le proprie radici nella tradizione e nella memoria collettiva della  gente e solo in essa trova fondamento e legittimità.

 

 La codificazione della legge, derivante da una norma preesistente, è ricordata e convenuta 
- tra il re e

- il popolo-esercito (ossia, l’insieme dei detentori dei diritti politici), 


non viene  “creata” o “data” da un re unico propositore, come nel modello romano.

La legge codificata non innova, bensì fissa attraverso il mezzo scritto quanto già esistente ed usato e molte norme continuano ad avere vigore accanto all’Editto ma restano al di fuori dallo stesso nella forma di consuetudini orali.

Solo raramente il legislatore interviene a fissare nel codice una cawarfida, usanza, rimasta esclusa dall’Editto  e  per dare alla stessa un’interpretazione certa.

 

 

La caduta dei Longobardi. Il Papato , i Franchi.

 

La dominazione longobarda durò poco più di due secoli.
Essi conservarono sempre il controllo militare e politico, esercitato dai re e localmente dai duchi (in numero di 36).
 A Roma, l'autorità imperiale fu rappresentata da un dux (duca), che si trovò tuttavia di fatto a condividere il governo col Papa.
Non solo a Roma, ciò si verificò. In ogni città episcopale i vescovi andavano assumendo autorità e pubblici poteri che venivano gestiti insieme agli invasori longobardi.
 Ormai la Chiesa, dopo le crisi portate dalle invasioni barbariche, era la sola custode delle forme di vita civile sopravvissute. Proprio in età gotica nacque infatti in Italia il monachesimo benedettino, una delle forze spirituali più vivaci e creative del Medioevo.


Le  consuetudini primitive dei Longobardi, la loro indifferenza alle attività economiche e civili si stemperarono, sotto l'influsso dell'ambiente, e abbandonarono  poco a poco le forme di vita più rozze.

Contemporaneamente, per iniziativa del papa Gregorio Magno e della regina Teodolinda, moglie del re Longobardo Autari e poi reggente per nove anni in attesa che il figlio Adoloaldo raggiungesse la maggiore età per governare, molti Longobardi ariani,  nel corso del sec. VII. si convertirono al cattolicesimo, avvicinandosi così alla civiltà locale.
Sotto Autari e Teodolinda la capitale del regno longobardo, che aveva sede inizialmente  a Pavia. venne spostata a Monza.
Successivamente missionari, come l'irlandese Colombano, continuarono l’opera di evangelizzazione.

Comunque tutto ciò non avvenne facilmente, parte dei Duchi, di religione ariana, erano contrari al cattolicesimo instaurato da Teolinda e, volendo ritornare alla fede dei loro padri, fecero guerra a Teodolinda e al figlio Adoloaldo, che furono cacciati da Milano e trovarono rifugio presso l’Esarca bizantino di Ravenna, dove però poco dopo morirono.



Nel sec. VIII i re longobardi, Liutprando, Astolfo, Desiderio, tentarono di completare la conquista della penisola, essendo la potenza bizantina in Italia indebolita,. I Bizanti e soprattutto i Papi, che si erano sottrattii alla sovranità bizantina in Roma e che pretendevano di instaurarvi la propria, tenendone lontani i Longobardi. rintuzzarono l’assalto longobardo.


Liutprando re nel 712, portò il regno longobardo al suo massimo splendore ed operò sistematicamente sulle leggi integrando veramente l’Editto di Rotari. Fuse il sistema giuridico romano basato in  quei tempi alle norme cristiane con le leggi di tradizione longobarda, componendo un’opera di 153 capitoli che rappresentò l’aggiornamento dell’Editto di Rotari. Riuscì inoltre raggiungere lo scopo che si era posto Rotari ai suoi tempi  riunendo sotto l’egida longobarda l’Esarcato Ravennate, la Pentapoli e il Ducato romano.
L’avanzata verso Roma del re Liutprando, difensore per altro della Chiesa e in conflitto con Bisanzio per la questione dell'iconoclastia, fu arrestata pacificamente, anzi il Papa ottenne  da lui la prima donazione “agli Apostoli Pietro e Paolo” ( Sutri, 728).


Il successore, re Astolfo, risoluto a conquistare tutti i territori ancora in possesso dell'Impero, da Ravenna a Roma, condusse una forte aggressione e il Papa, non potendo sostenere con le proprie armi l’assalto strinse alleanza con la potente monarchia cattolica dei Franchi ed ottenne da questa l’aiuto in Italia. Grazie a ciò Astolfo dovette abbandonare gli ampi territori da lui già tolti ai Bizantini e cederli al papa (756).
 
Questa cessione, previamente concordata tra il papa e il re dei Franchi, Pipino, configurata come restituzione di terre legittimamente appartenenti alla Chiesa in forza della fittizia donazione di Costantino, ebbe origine il grande complesso dei domini della Chiesa dall'Adriatico al Tirreno, destinato a durare poi per gli undici secoli successivi (1859).

L’alleanza tra il Papa e i Franchi fece fallire poi anche i tentativi di re Desiderio di recuperare i territori persi, ma anche di conservare il regno longobardo.

Desiderio che con il figlio Adelchi ebbe l’ultimo  governo sul regno longobardo, mantenne buoni rapporti con i Franchi e il papato. per un certo  tempo: le figlie, Emengarda e Gerberda, sposarono  i figli del re dei Franchi, Carlo Martello.

Le mire del papato sui ducati di Spoleto e Benevento troncarono i  buoni rapporti e Desiderio  invase lo Stato della Chiesa ed entrò in Roma.
Carlo, figlio di Carlo Martello e marito di Emengarda, accorse in aiuto del Papa e  sconfisse lungo la valle Padana Desiderio e  Adelchi, che vennero fatti prigionieri.

Tutta la penisola ora era sotto l’egida e del Papa e di Carlo Magno eccetto il  Ducato di Benevento che solo nell’XI sec. fu conquistato dai normanni



L’avvento di Carlo Magno come re dei Franchi e la sua vittoria  contro Desiderio e Adelchi (774) pose fine alla dominazione dei Longobardi in Italia. 

 


 Paolo Diacono, Italia Longobarda

 

 



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