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Cap. 3 - Flora 4
Cap. 4 - Fauna4
Cap. 5 - Uomo 4
Cap. 6 - Cibo7
Cap. 7 - Attività agricole tipiche9
Cap. 8 - Dalle origini ai Romani10
Cap. 9 - I Romani nella Pianura Padana17
Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo10
Cap.11- Vita medioevale 19
Cap.12 -Vita Medioevale: Istruzione9

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\\ Home Page : Scritto STORIA.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora : Cap. 10 - La Pianura Padana nel 476 . Bisanzio e Giustinian. L'Esarcato ravennate

Capitolo decimo. 2 - La Pianura Padana dopo il 476. Bisanzio e Giustiniano. L'Esarcato ravennate

Di Angela Bonora (del 01/12/2008 @ 13:18:39, in Cap.10 - I Barbari ... Alto Medioevo, linkato 6004 volte)

 

I lineamenti ambientali tipici della pianura, realtà fisica, geografica e ambientale, sono stati studiati tramite l'analisi della morfologia del terreno, di foto aeree, di fonti letterarie antiche, di documenti scritti altomedievali e della cartografia storica, questa ultima per individuare l’eventuale e attuale presenza del paesaggio antico.

E' la fase di reperimento dei dati archeologici che ovviamente rappresenta il momento più impegnativo e più utile della ricerca.

La bassa pianura ultimamente è stata analizzata in modo approfondito individuando gli insediamenti antichi, a fronte di reperimento di moltissimi nuovi dati.

Negli ultimi anni si è ottenuto un notevole incremento delle conoscenze archeologiche. L’ampio settore esplorato va dalla Bassa Modenese, alle Valli Grandi Vcronesi e Ostigliesi, al settore Ferrarese, con la ricognizione integrale del territorio centuriato tra Rovigo e Adria.
Inoltre i lavori continui del Consorzio del Canale Emiliano- Romagnolo e delle Ferrovie Italiane per l’Alta Velocità portano alla luce sempre nuovi reperti ed insediamenti e quindi sempre nuove ipotesi e prospettive.

Si può dire che la Bassa Pianura sia solo ora veramente studiata, le condizioni del terreno tenevano gli archeologi lontani da questi terreni acquitrinosi.
Il microrilievo di origine fluviale alternato e intrecciato a settori con drenaggio difficoltoso, una rete idrografica in continua evoluzione, elemento naturale influente
sull’ equilibrio ambientale, hanno caratterizzato periodi di scarsa incidenza antropica.

Le comunità nella bassa pianura si differenziavano da quelle della media e alta pianura, ambiente più stabile, seppure sottomesso anch'esso all'azione delle acque.
Le zone meglio analizzabili sono quelle in cui si rintracciano tuttora le linee delle centuriazioni ad esempio nelle aree emiliane e lombarde.

Il govemo romano, a partire dal II sec. a.C., compie una vasta pianificazione territoriale di bonifica per impiantare nuovi centri urbani o ristrutturare quelli già esistenti.

I lavori di centuriazioni non sono ancora ben individuati come completa estensione, zone che potrebbero essere state interessate non riportano reperti e poi ad un tratto si rileva una risultanza fossile e quindi si cerca di ampliare l’area da analizzare.

Gli sforzi maggiori di bonifica con canali, argini si compirono certo nella bassa pianura, che svolge tuttora il ruolo di collettore delle acque dalle terre più alte, non riuscendo sempre a contenere rotte disastrose.
Tuttavia ai disastri portati dalla natura seguiva sempre una tenace e regolare sistemazione del territorio da parte dell’uomo romano.

Se nella Padania medio-inferiore, in coincidenza normalmente con i territori del sud della via Emilia, oggi non si rilevano persistenze di centuriazioni può voler dire che, anche se vennero realizzati dei blocchi compatti e di una qualche estensione, questi non erano del tutto consoni a quell'ambiente vicino al Po e ai suoi affluenti appenninici e quindi il territorio ritornava alla natura. E comunque quando si è allentato il controllo dell’uomo, tali divisioni agrarie molto probabilmente hanno dovuto soccombere di fronte all'avanzare dell'incolto e di altri sistemi di appoderamento e di sfruttamento del suolo.

Pascoli e boscaglie si sostituirono alle coltivazioni delle fattorie romane di non grande estensione.
Ampie proprietà imperiali (saltu) sparse tra la foce del Po e i dintorni di Vigarano (FE) sono documentati per via epigrafica da appositi funzionari che le gestivano: saltuari.

Ecco qui un nome: Saltus Piano o Saltopiano che spesso i sangiorgesi hanno preso come nome primario della loro cittadina: San Giorgio di Piano.
Il suono del vecchio latino altomedioevale si avvicina molto al suono dell’attuale cittadina, inoltre era uso della Chiesa trsformare i nomi degli insediamenti sotto la sua giurisdizione abbinando all’originario nome quello di un Santo , ma tra dire che Saltopiano si sia trasformato in San Giorgio di Piano ne passa del tempo, degli scritti e delle considerazioni. …e poi ci sarebbe da parlare anche di Silva Tauriana…
Parleremo del nome San Giorgio di Piano e degli insediamenti del suo circondario in un capitolo apposito, per ora rimaniamo a quella bella confusione sorta dalle invasioni barbariche che è sufficiente e ne avvanza a chi scrive per perdere l’orizzonte.

Il comando delle forze armate fu affidato a un generale di nome Belisario.

Nel 534, con la fulminea vittoria sui Vandali, fu riconquistata l’Africa nord-occidentale.

Il dominio imperiale sull’Italia fu invece ristabilito solamente dopo la guerra contro i Goti durata ben venti anni (535-555), che ridusse allo stremo la penisola.

In materia religiosa si consumava  in quegli anni una profonda crisi dovuta al cosiddetto "Scisma dei Tre Capitoli".
Il contrasto era causato dalla condanna nel 551 da parte dell'imperatore degli scritti di tre teologi orientali, ritenuti dai monofisiti in odore di eresia, accusati di essere vicini al nestorianesimo ( da Nestorio, patriarca di Costantinopoli ammettendo in Cristo due persone e due nature separate e distinte, una umana e una divina).

Roma si adeguò al volere imperiale, ma gli arcivescovi di Milano ed Aquileia si rifiutarono di obbedire e si dichiararono scismatici. Milano successivamente si adeguò a Roma, ma Aquileia  si mantenne sulle sue posizioni e si proclamò "patriarcato". I longobardi che avevano invaso il territorio ne approfittarono spalleggiando politicamente il patriarca.

Nel 554, Giustiniano, su invito del papa Vigilio, emanò una serie di disposizioni relative ai territori bizantini, precdentemente sottomessi agli Ostrogoti di Teodorico, in modo da uniformare la legislazione anche in quei territori.Il complesso di norme sotto il nome di "Prammatica Sanzione", è inserito nel Corpus Iuris tra le "Novellae” e si richiamano alla legislazione di Teoderico riguardante la retribuzione ai maestri di grammatica, di retorica, di medicina e di diritto, e viene citato esplicitamente l’apporto primario di Teodorico. E’ un breve documento[1] che ci fornisce molte notizie sia sulla legislazione ostrogota, sia su quella bizantina e, non ultima l’ attenzione dell’Impero e, prima dei regni romano-barbarici per l’istruzione, la salute e la legislazione e da parte delll’impero romano.
Con queste norme ulteriori la compilazione giuridica giustinanea fu estesa a tutta l’Italia.
Sul lato orientale, l’Impero dovette fronteggiare gli attacchi persiani in Asia, le incursioni dei barbari nei Balcani.In quegli anni comunque falliva il progetto di unificazione religiosa e di lotta alle eresie perseguito dall’Imperatore e dai Cristiani.

L’opera di unificazione voluta dall’Imperatore invece di comporre le diatribe in campo teologico aggravarono anzi le lacerazioni interne al mondo cristiano.
Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente i territori dell’impero subirono le dominazioni barbariche prima degli Eruli guidati da Odoacre (V sec.) e poi quella degli Ostrogoti con a capo Teodorico (secc. V-VI)
Furono i primi  popoli d’origine germanica, effettivi invasori del territorio romano, che si insediarono dove era la capitale in quel momento dell’impero romano d’occidente, Milano.


Giustiniano aveva dato una nuova impronta a Bisanzio, già ricca di preziosi monumenti, come l’Ippodromo, luogo di divertimenti, ma anche luogo di riunione del popolo della città. il palazzo imperiale, edificò S. Sofia  e la Cisterna delle 1001 colonne.
E’ in quel periodo che l’Impero Bizantino ha il massimo fulgore, ma anche ne viene violentemente criticato dagli storici la politica amministrativa e finanziaria e il modo di vivere a Corte.


Il complicato Cerimoniale della vita imperiale assume una vera e propria funzione politica a Bisanzio: si impone la qualità sovrumana del Basileus, l’Imperatore, e  con lui dell’Imperatrice, la famosa Teodora (v. App.).

Giustiniano viene aspramente criticato dallo storico Procopio. Nei suoi scritti venne indicato come dissipatore del denaro pibblico e applicatore improprio e crudele della legge da lui

compilata.

Impero Romano d'oriente


Sotto Giustiniano Bisanzio divenne centrale ad altri regni importanti, incrocio di vie commerciali, ma soprattutto mercato di prodotti di lusso.
L’industria e l’artigianato locali erano principalmente rivolte alla lavorazione dell’oro, dei profumi, dei tessuti di seta.

Già prima di Giustiniano si erano formati monopoli.
La politica economica continuò accentratrice, monopolistica e autartica. Giustiniano aveva istituiti due passi doganali esosi al punto che in Bisanzio molte merci di prima necessità venivano cedute a prezzi tre volte superiori a quelli che si potevano avere nelle altre città. Tutte le merci in entrata e in uscita dovevano passare per lo stretto dell’Ellesponto e  del Ponte Eusino e in particolar modo per la seta tessuta e ricamata che era diventata un simbolo per l’aristocrazia.

 

Esosità, fiscalismo, modus vivendi bizantini divennero a quel tempo celebri e si parla ancor oggi di “ bizantinismo” per politiche simili.

La cultura bizantina è accentrata nella capitale. Mai invasa dai barbari mantenne prima il latino come lingua ufficiale poi passò al greco con continuità per secoli.

Ciò non capitò per l’impero d’occidente nel quale le capitali, Roma. Milano, Ravenna vennero invase più volte e gli apporti linguistici dei barbari del Nord  e dei precedenti popoli, come Celti, Eruschi, Galli, sono tuttora evidenti.

 

Abbiamo inoltre in Bisanzio  due tipi di culture, sia nelle arti figurative, che nel campo della letteratura   e delle scienze, una antica classica, alta cultura, ed una  popolare. Tali culture si mantennero  scisse.

Nella prima nascono testi di storia antica, teologia, legislazione, cerimoniali, seguendo in questo la cultura greca, specialmente nel teatro, nella seconda si intravedono aspetti più semplici, il teatro è commedia ironica, e i testi sono soprattutto a fini religiosi. 


Come abbiamo già detto, Giustiniano, solo Imperatore Romano con sede a Bisanzio, Costantinopoli, cercò di ricostituire l’intero impero e si oppose ad essi.

Infatti nel 552 le armate di Giustiniano, guidate dal generale Narsete, invadono l’occidente e sconfiggono i barbari insediati nel sud dell’Italia, poi procedono verso settentrione, verso la Pianura Padana.

Il sogno dei latini di ricostituirsi in nazione romana però viene ben presto disatteso perché Giustiniano riconquistata l’Italia la riordina in tante circoscrizioni,province, tutte dipendenti da un “esarca”[2], ossia da un governatore residente a Ravenna, che rappresenta l’Imperatore.

Inoltre con la Pragmatica Sanctio del 554, Giustiniano aveva reso obbligatoria l’applicazione del “Corpus Juris “ e impose alla popolazione tasse pesantissime per rifarsi dalle spese di guerra. A ciò si aggiunsero carestie, pestilenze e disoccupazione come conseguenza delle devastazioni prodotte dal conflitto con i barbari.

Durante il regno di Giustiniano, Costantinopoli fu colpita dalla peste e per ben due volte dal terremoto (542 e 557). Il secondo terremoto provocò la distruzione anche della basilica di Santa Sofia, fatta erigere da Giustiniano e da esso ricostruita.

L’imperatore morì nel 565, riconosciuto da alcuni storici uno dei più grandi imperatori romani di tutti i tempi, da altri fu accusato di aver avuto manie di grandezza e per questo compromesso la sicurezza e le finanze dell’Impero.

L’opera di Giustiniano non fu continuata dal suo successore: le riconquiste militari in Occidente e nel Mediterraneo si dimostrarono effimere: tre anni dopo, l’Italia fu invasa dai Longobardi, poi nel secolo successivo fu l’Africa ad essere invasa dagli Arabi, quindi anche la parte orientale dell’Impero iniziò un certo decadimento pur rimanendo l’impero di Bisanzio ancora un millennio nella storia.


L’Esarcato ravennate

All’inizio del V secolo gli ostrogoti arrivarono in Italia e fondarono un regno, formalmente dipendente da Bisanzio.
Per un cinquantennio tale regno romano-barbaro si conservò, ma  Giustiniano imperatore bizantino volle riunire l’impero ed iniziò una spedizione prima contro il regno vandalo poi iniziò una spedizione risolutiva nei confronti dei domini greco-gotici  e dopo una  lunga e sanguinosa guerra riconquistò i territori concludendo nel 553, aiutato dal suo capitano Narsete, l’annessione degli altri territori italiani. 

Così nel  554, con la promulgazione a Costantinopoli della Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), Giustiniano riuniva l'Italia nel dominio romano.

Fu Narsete rimasto ancora in Italia con poteri straordinari che organizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale.
basilicabizantina
Inizialmente vi erano a difesa della penisola quattro comandi militari: Forum Iulii,  Trento, la Cumana e le Alpi Cozie, e amministrativamente l'Italia fu prefettura e suddivisa in province.


Giustiniano nel 567 sostituì la prefettura con l'Esarcato  d'Italia con capitale a Ravenna.


Il supremo magistrato, l'Esarca ,  di nomina imperiale e quasi sempre un orientale, era un eunuco di corte, deteneva sia il potere civile che quello militare ed esercitava la propria autorità tramite tribuni e magistri militum.
Le autorità civili non scomparvero, ma furono in posizione subordinata rispetto al potere militare.
Infatti l’idea di costituire un Esarcato[2] era sorta dall’esigenza di consolidare la difesa dell’Italia, in particolare l’Italia Settentrionale continuamente invasa dai barbari.

Giustiniano  istituì tale forma di governo, che si formalizzò completamente solo dopo tre anni dalla sua morte, cioè dal 568.

Normalmente quando si parla di Esarcato  si fa riferimento a Ravenna e ai territori circostanti, anche se nelle intenzioni di Giustiniano vi era un Esarcato d’Italia.

Comunque dal 404 la capitale dell’impero Romano d’Occidente si era spostata da Milano a Ravenna, più sicura contro le invasioni barbariche, e logicamente l’Esarca risiedeva in tale città.

Come territori dell’Esarcato settentrionale dipendevano 
- l'Esarcato propriamente detto, compreso tra il corso inferiore dell'Adige, l'Appennino, il Marecchia e l'Adriatico e a Nord il litorale fino alla laguna veneta inclusa;
- la Pentapoli, corrispondente approssimativamente alle Marche e a parte dell'Umbria;
- parte dell'entroterra veneto e la Riviera ligure dal Varo al Magra.

Nel 580, Tiberio II divise in cinque province o eparchie  l'Esarcato: Annonaria, Calabria, Campania, Emilia, Urbicaria, conservando in parte dizioni latine e indicando l’importanza economica dei territori.

Successivamente nel 584 l'imperatore Maurizio, per arginare l'invasione longobarda,  ripartì il territorio in sette distretti, strettamente controllati e governati dall'esarca di Ravenna:
- l'Esarcato propriamente detto;
- la Pentapoli (lungo la costa marchigiano-romagnola);
- Roma; la Liguria; Venezia e l'Istria; Napoli (comprendente il Bruzio, la Lucania e l'Apulia

Il vero e proprio Esarcato di Ravenna nacque dunque con la riforma mauriziana: il primo esarca ravennate di cui si hanno notizie (da una lettera di papa Pelagio II), seppur frammentarie, sembra fosse a quel tempo Decio.

Comunque i confini dell'Esarcato d'Italia in realtà non furono mai ben definiti, dato l'incessante stato di guerra tra bizantini e longobardi.

La parte d’Italia distante da Ravenna, come Roma, Napoli, Amalfi, la parte meridionale delle Puglie e dell'attuale Calabria, erano governate indirettamente, tramite duchi.

Intanto anche Africa[4], Sardegna e Corsica costituivano un proprio Esarcato e la Sicilia era governata da un patricius direttamente dipendente dall'imperatore.

Il termine Esarcato passò poi a descrivere in particolare il territorio attorno alla capitale, cioè il ravennate
L'Esarcato, con capitale a Ravenna, aveva due importanti città, Ferrara e Bologna, e il possesso della  fertile pianura della Romania e costituiva il cardine dell'Italia imperiale,

Spesso gli esarchi svolsero una politica personale, indipendente da quella dell'imperatore e anche in contrasto con essa, specialmente nell’Italia meridionale.

Il primo esarca[3] d’Italia di cui si conosce il nome, riportato su documenti, e pertanto certo, è Smaragdo (esiste a tale proposito una sovrapposizione Decio o Smaragdo? forse Decio era solo per la parte settentrinale dell’Esarcato?), che governò dal 584 al 589 e dal 602 al 611; ma poteri uguali, pur non portandone forse il titolo, ebbero i suoi predecessori a partire da Narsete.

17 furono gli Esarchi italiani che governarono i territori, sino all’occupazione e caduta di Ravenna, mentre era Esarca Eutichio, e l'Esarcato d'Italia cessò di esistere (751) per opera dei Longobardi guidati da Astolfo.

Ma già nel 655 Pipino il breve aveva dato in dominio perpetuo al Pontefice Zaccaria la Pentapoli, le città dell'Emilia, e dell'Esarcato.
La Pentapoli conteneva allora Ravenna, Cesena, Classe, Forlì e Forlimpopoli; e questa Pentapoli, secondo alcuni storici, era solo una parte dell'Esarcato: l'altra la chiamavano Emilia, che  partendo dal forum  Corneli conteneva quelle città che dall'Appennino comprendono Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza e fino al Po.

D’altra parte l’arcivescovo di Ravenna Sergio nel periodo dal 744-769 reclamava “la regione che andava dal territorio di Persiceto, presso Bologna,  fino alle rive del Volano, ramo del Po, fino alla Tuscia  e la Pentapoli tutta intera ( quale?)”.
Non si può parlare qui dell’Esarcato d’Italia, si presuppone vantasse diritti sull’Esarcato ravennate e della Pentapoli  ad esso  contigua, entrambe province bizantine.

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[1]“Così l’annona, che Teoderico era solito dare, e che anche noi abbiamo concesso ai Romani, ordiniamo che sia data anche in futuro; e così pure ordiniamo che le annone, che precedentemente si solevano dare ai grammatici e agli oratori, e anche ai medici e ai giurisperiti, continuino ad essere erogate, naturalmente a quelli fra loro che esercitano la loro professione, affinché i giovani eruditi negli studi liberali possano fiorire nel nostro stato”.
[2]Dal latino altomedioevale  exarchatus
[3]  Esarca dal greco éksarkhos= comandante
[4]  Dal greco  eparkhia= distretto, o diocesi, termine tuttora utilizzato nelle Chiese orientali. Il termine diocesi stava ad indicare una circoscrizione amministrativa dell’antichità classica di estensione ed importanza variabile a seconda delle epoche e dei territori. La terminologia diocesi religiosa corrisponde alla circoscrizione su cui si estende la giurisdizione spirituale ed amministrativa legata ad un Vescovo.
[5]Era stato istituito anche un Esarcato per le province africane con sede a Cartagine contemporaneamente a quello d'Italia. Il primo esarca, Gennadio, figura in un documento del 591. L’Esarcato d’Africa comprendeva gli attuali Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania, le Baleari, la Sardegna e la Corsica, che avevano formato l'antico regno dei Vandali riconquistato da Giustiniano, e una parte della Spagna meridionale (la Betica)riconquistata pure da Giustiniano togliendola al regno dei Visigoti. L'esarcato d'Africa sostenne un duro compito difensivo contro i Berberi del retroterra e contro gli Arabi insediati dal 642 in Egitto, ma dalla metà del sec. VII in poi l'esarcato cadde progressivamente in possesso degli Arabi, che tra il 660 e il 670 si installarono saldamente tra il confine occidentale dell'Egitto e quello orientale dell'Algeria. Nel 709 Ceuta fu l'ultimo baluardo dell'esarcato, che definitivamente cadde.


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